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Appunti per sostenere l'esame del primo anno di Letteratura Italiana I su Raffaello Baldini Appunti scolastici Premium

Appunti di Letteratura italiana e sistema editoriale basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Mattioli dell’università degli Studi Carlo Bo - Uniurb, facoltà di Scienze della formazione. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Letteratura e sistema editoriale docente Prof. T. Mattioli

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ENIGMA AUTOTEM

La storia della scrittura di Raffaello Baldini (Lello), che precede l’avvento del dialetto avvenuto dopo i suoi

50 anni, è avvolta nel mistero. Ci si interroga su questo silenzio che l’autore stesso ha diffuso ed avvolge il

suo piccolo capolavoro satirico “Autotem” (editore: Bompiani).

Autotem è un libro difficile da definire, anche se titolo e grafica suggeriscono l’immagine di una divinità

primitiva, selvaggia, sanguinaria. Il libro contiene circa 30 lettere scritte al direttore di un giornale da

personaggi normali quali colonnelli, ex carcerati, inventori delusi, ecc. Tutti scrivono, in stile vario e con fini

differenti sull’automobile, come se l’universo fosse tutto incentrato su questa presenza ossessiva, su

un’unica immagine archetipa, penetrante, dilagante, soffocante che è l’automobile.

Queste lettere, con una apparente struttura caotica dovuta alla varietà dei mittenti, dei loro luoghi di

provenienza e del ceto sociale di appartenenza, restituiscono una struttura come nell’arte pop dove la

ripetizione produce ossessione mentre il significato scivola via (Andy Warhol).

In quegli anni l’automobile Citroen veniva presentata come un oggetto superlativo che possiede in se

qualcosa di soprannaturale e ciò comporta oltre che un incremento delle vendite, anche il passaggio da

mito a totem.

Il totemismo è stato identificato come forma primitiva ed elementare delle prime religioni e questa categoria

accorcia quindi le distanze fra noi ed i selvaggi sul piano della logica e della classificazione.

Questo dimostra come in Autotem la nuova divinità sia sanguinaria e primitiva, avida di riti crudeli.

La copertina di Franco Maria Ricci è un totem che esibisce proprio la Citroen DS, con allegata una fascetta

che porta l’incisione “satira o profezia?” . Le illustrazioni interne di Luciano Francesconi estremizzano tanto

lo sdoppiamento mentale quanto la mutazione antropologica (feto che nasce dentro un motore e vien

nutrito con benzina). La mimesi non è più riproduzione ma ripetizione dei luoghi, dei non luoghi, della

macchina, della strada. Anche il ceto sociale di appartenenza dei mittenti ed il plurilinguismo convergono in

u’enumerazione caotica in cui serpeggiano ripetizioni di temi quali; sacro, morte, sensualità e guadagno. Il

destinatario delle lettere è muto, senza identità, senza luogo e chi scrive non ha una precisa figura e non

riceverà mai risposta.

Il sottofondo è quello della realtà sociale di ignoranza, superstizione, falso misticismo che il potere

dominante manovra con abilità.

Autotem è per Baldini un libro conclusivo, di congedo ed il silenzio relativo ad esso si pensa possa derivare

dal sentimento di delusione scaturito nel poeta dall’illusione di un’idea di utopia che potesse creare un

dialogo tra arte e realtà industriale, unire la cultura tecnologica con l’individuo; l’interrogativo dei tempi

moderni.

Autotem mette appunto un fermo rispetto a questa illusione di poter coniugare pacificamente questi aspetti.

Dopo la morte del poeta Baldini (2005) nessuno ha preso in considerazione questo libro. Da parte della

critica vi è stato un rifiuto rispetto alla non conformità di quella parte che non convergeva con la seconda

stagione della sua scrittura caratterizzata dalla scelta del dialetto.

. Giugno 1967. Già da un decennio le strade erano costellate da stemmi (divinità misteriose: cane a sei

zampe con lingua id fuoco, serpente-drago, ecc.) che pubblicizzavano l’ENI-Agip ed i suoi prodotti, persino

i caroselli sul tema vantavano registi ed attori. Era un tempo in cui gli autori si proiettavano su territori

contaminati da questa “economia del desiderio”, tra chi sviluppa nuove forme di rappresentazione o

coglieva segni di inquietudine nell’oggetto del culto, chi arrivava a presumere di non avere viscere

all’interno del corpo ma blocchi di calcestruzzo, chi lavorava con libertà ma in armonia con le esigenze

dell’industria petrolifera che nel “Gatto selvatico” vedevano lo spazio di incontro fra artisti, designers,

scrittori, tra cui Raffaello Baldini nel 59 con un articolo di straordinaria forza narrativa e visiva: ”ENI alla

fiera di Milano”.

Una prova già di alto giornalismo, preceduta da un articolo del 55 su “Stile industria” e da numerose

inchieste per “Settimo giorno” della seconda metà degli anni 50.

. È proprio sul crinale del 1960 che s’innesta il teatro, un sodalizio già datato 1945 che diviene complicità.

L’altra parte è data da Michele Provinciali, artista-designer che dopo l’esperienza americana porta con se

l’interrogativo febbrile sulla forma (fra arte pop e ready-made). La sua incandescenza sintattica ed

unificazione sostanziale dei messaggi visivi gli permettevano di giungere a una grafia sempre meno logica

costruttivista, ma più surreale e analogica. Nasce da qui il linguaggio paradossale degli “oggetti eloquenti”

cioè la risematizzazione del reale attraverso i suoi residui e frammenti (scarto).

Nel 1960 Provinciali assume la direzione artistica della rivista “Imago”, cartella d’arte con custodia di

tiratura editoriale; Baldini riveste , fin dal primo n°, un ruolo importante in quanto possiede 3 articoli su 7

che accompagnano opere di artisti come Pino Tovaglia e Provinciali stesso. La collaborazione arriva fino al

67e nel 71 la rivista chiude.

In questo periodo compare il primo monologo di Baldini, in cui il personaggio che parla alimenta la sua

ossessione generata da un’attitudine collezionistica e maniacale che mai perde il contatto con la realtà. Si

trovano già qui gli elementi formali e stilistici che saranno tipici dei grandi monologhi degli anni 90: la

teatralità del dettato, il gusto della serialità, enumerazione caotica, la riduzione tonale come mimesi del

quotidiano affidata a frasi fatte e sostenuta da sgrammaticature, ed inoltre continue interferenze,

contaminazioni con il mondo dell’arte, del design, dell’architettura, cinema, fotografia d’autore, musica

(jazz). I testi per “Imago” sono quindi degli archetipi per il vicino e lontano Baldini, da Autotem a La

fondazione.

. Tra gli anni 50 e 60 Baldini lavorava per ben otto testate giornalistiche, inclusa la prestigiosa “Rivista

Pirelli” in cui scrisse reportage di viaggio nella rubrica “Turismo” ed un ricordo di Achille Castiglioni

(direttore della testata morto nel 68). Qui Baldini si confronta con un nuovo realismo che nulla ha in

comune con quello del dopoguerra. La vera anima di queste pagine è una sorta di drammaturgia narrativa

arricchita da piccole scene teatrali a dialogo o monologo, da continui zoom su piccoli dettagli che diventano

chiavi di senso e sull’ironia involontaria delle cose e la loro artisticità.

Tutto ciò era partito da un silenzio, un doppio silenzio critico ed autoriale. Qualche parola fu spesa per

Autotem da Rina Macrelli con 7 anni di ritardo rispetto all’edizione del testo. Forse il contatto con il

Seminario popolare, la spinta che giungeva verso il dialetto, avevano portato Baldini a questa direzione.

Nel 74 Rina interviene nelle pagine di “TuttoSantarcangelo” con attenzione agli aspetti di denuncia

sociale e deriva morale nascosti dal feticismo automobilistico. Sul tema, Baldini ha sostato per 5 anni, dal

monologo in “Imago” fino alla messa in onda dell’originale televisivo; “La Macchinite ‘68”.

. Nel dicembre 67 Baldini consegna alla RAI il copione di questo originale televisivo; tratta la storia di Mario

Cagliani che scambiò la sua utilitaria per una fuoriserie, che trovò distrutta solamente il giorno dopo

assieme a tutte le altre fuoriserie dello stesso tipo per causa di un uomo che voleva essere l’unico ha

possedere la stessa autovettura. La vicenda si conclude con il ricovero in manicomio delle due vittime della

macchinite. L’originale restò impresso negli spettatori ma non riscosse particolare successo, perché

trasferire il monologo in dialogo che non insiste solamente sulla comicità ma sull’assurdità toglie forza

all’elemento straniante, all’intima mutazione dell’essere che Baldini voleva rappresentare del post-

moderno.

La parabola di questa vicenda racconta che è esistito un tempo in cui è stato possibile credere in un’utopia

reale, nel sogno di un’armonizzazione tra macchina e uomo, tra industria ed arte, tra corpo e materia; un

sogno andato perso che ha accesso in Baldini elementi di criticità nei confronti del post-moderno,

utilizzando come mezzo Autotem.

IL TEATRO

Attraverso i testi di Imago, si constata che con 30 anni di anticipo Baldini ha costruito pezzi di teatro

all’interno della poesia, in quanto sono presenti elementi teatrali già nelle scritture degli anni 60 anticipando

ciò che verrà dopo. Altro aspetto importante risiede nel fatto che il teatro degli anni 90 è decisamente

dialettale, solo uno dei 4 monologhi di Baldini è scritto in italiano; la differenza sta nelle potenzialità

espressive, le leve dialettali hanno possibilità comiche o tragiche che l’italiano non possiede. L’italiano crea

più problemi, perché avendo una tradizione di scrittura talmente vasta da essere quasi sfibrata, risulta

difficile trovarvi una voce originale. Scegliere il dialetto significa scegliere un orizzonte limitato non solo

linguisticamente ma anche per un problema di natura estetica; la poesia dialettale ha avuto una rinascita a

partire dal dopoguerra, dove si inizia a pensare al dialetto non come lingua del popolo ma lingua adatta alla

poesia.

La poesia dialettale ha la sua massima esplosione negli anni 70.

Gli anni 60 sono stati gli anni del boom economico che provocarono una grande fuga dalle campagne

verso le città, dalle regioni del sud verso il nord, dall’appenino alla costa, fenomeno di massa. Quindi il

dialetto parlato non più solo in campagna ma anche in città, rinasce come lingua della scrittura, lingua della

poesia; le ragioni di questo fenomeno possono essere molteplici: ragioni politico ideologiche e di una

stanchezza nell’immediato dopo guerra per la sconfitta subita dopo la caduta del fascismo. Il dialetto

significava affermare quella cultura che il fascismo aveva negato, era quindi anche un atto di anti-fascismo,

un modo di riappropriarsi di un’identità, una lingua della speranza, della rigenerazione, di grande valenza

utopica di una società che aveva voglia di rinascere e rivivere in una situazione politica di libertà, una

lingua scelta e libera.

Negli anni 70, gli anni di piombo, il dialetto diventa un critica alla società che ha perso il senso della libertà,

il senso della democrazia che sta alla base di questa poesia neo-dialettale che fiorisce in questi anni.

In particolare nel 73 Rina Macrelli organizzò il seminario a Sant’Arcangelo in onore di Tonino guerra

(“Tonino Guerra e la poesia popolare dialettale 1973”), il quale diede una spinta alla pubblicazione di

poesie dialettali. Infatti nel 75, Nino Pedretti pubblica la sua prima raccolta di poesie dialettali romagnole e

nel 76 segue Baldini all’età di 52 anni con la pubblicazione della sua prima raccolta di poesie in dialetto.

Baldini è partito dall’italiano e la prosa, i due poli apposti al dialetto ed alla poesia.

Ci si accorge osservando con attenzione le strutture linguistiche italiane che Baldini, utilizza gli stessi

meccanismi linguistici utilizzati nel dialetto e molti elementi di stile (es. l’enumerazione, l’elencazione, il

gusto del dettaglio che proviene dall’esperienza con i designer, il gusto della residualità ossia il recupero

degli scarti). Nell’italiano di Baldini oltre al dialogismo e spesso monologismo, entrano in gioco elementi

provenienti dall’arte, dal design, dalla musica (jazz), dai film.


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Monicap7

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10 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienza della formazione primaria (laurea a ciclo unico - 4 anni)
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Monicap7 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura e sistema editoriale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Mattioli Tiziana.

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