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Riassunto esame letteratura italiana, prof. Scrivano, libro consigliato: Logica della fiaba fate orchi gioco corte fortuna viaggio capriccio metamorfosi corpo, Rak

Riassunto esame basato su appunti personali e studio autonomo del libro consigliato dal docente: "Logica della fiaba" di Michele Rak dell'intero corso di Letteratura Italiana del secondo semestre del professore Fabrizio Scrivano per il corso di Scienze della Formazione Primaria dell'Università di Perugia per l'A.A 2017/2018.

Esame di Letteratura italiana docente Prof. F. Scrivano

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configurazione, della sua struttura → “opera aperta”.

PARTE II

Labirinto

Status, viaggio, prova,utensili,tempo luogo numeri azione

Per la presentazione de Il Cunto de li Cunti è stato preparato un modello di racconto che necessita

per essere costruito di accedere al progetto dell'opera , il quale può essere chiamato il “labirinto” del

testo. Il racconto fiabesco produce un genere letterario, utilizzando storie del patrimonio delle

culture mediterranee i suoi racconti producono ulteriori testi.

Il Cunto è un racconto all'interno del quale si raccontano altri 49 racconti e che si chiude quando

l'ultimo di questi è stato raccontato. Nel 50esimo racconto si parla di una principessa bianca che non

ride mai fino a quando un paggio rompe con una pietra l'orciolo di una vecchia la quale poi

rivendica una maledizione sulla principessa ( che potesse sposare soltanto un principe che è chiuso

in un sepolcro). Da qui inizia il viaggio della principessa, incontra tre fate che le regalano tre frutti,

sul sepolcro riempe piangendo quasi tutta la fiasca ( pag,80).

L'opera è stata scritta a Napoli tra il secondo e il terzo decennio del XVII secolo, in una lingua

teatrale. Giambattista Basile, il suo autore, era un letterato che scriveva anche in altre lingue e

preparava testi per tutti i generi dell'intrattenimento(cortigiano, azioni teatrali, canzoni ecc).

Il Cunto è la versione filosofica di un'immagine del racconto etica, fluente e orientale riconoscibile

nell'immagine del serpente che si morde la coda ( emblema della circolarità del Tempo). Il

trattamento del tempo ha fatto inscrivere il Cunto negli imperfetti cataloghi del racconto popolare,

esso è un testo della cultura barocca predisposto per un tipo di ascoltatore e destinato ai pericolosi

giardini cortigiani.

Il riso, il divertimento è l'unico modo per difendersi dalle regole rigide e assurde della vita

quotidiana. E' un'opera letteraria nella quale sono ridisposti materiali che provengono da tradizioni

usate in epoche diverse.

La componente dominante del racconto fiabesco, è l'AZIONE; il nome, il luogo, il ruolo della

persona possono essere modificate quanto si vuole ma l'azione mette in forma una circostanza e

permette di riconoscerla e usarla.

I travestimenti, i tradimenti, le fughe delle fanciulle, le parole d'onore, i furti, le parole e i

movimenti delle bestie compongono l'INTRECCIO. Si definisce intreccio, la sequenza in cui è

disposto un insieme di tratti pertinenti una sezione dell'immaginario, di cui si racconta in forma di

azione. Gli intrecci mettono in forma di racconto i modelli di comportamento usuali o praticabili. I

narratori esercitano molte variazioni dell'intreccio regolandosi sulla circostanza del racconto.

Nel cunto è raccontata cinquanta volte la stessa storia; il progetto del testo prevedeva per l'ascolto 6

passaggi obbligati:

1) la prevedibilità e l'attesa del fine, lieto perchè eticamente corretto;

2) il riso come fonte e modo di piacere;

3) la partecipazione rassicurante;

4) il mix tra l'interesse per la cronaca e l'uso delle sequenze vaghe del mito;

5) la calcolata devianza del testo che poteva contraddire anche le buone maniere ma solo per

rafforzarle;

6) l'adattabilità.

LA CAMERA DELLE TRASFORMAZIONI

il racconto fiabesco ha a che fare con il cambiamento sociale il quale è incontrollabile e

imprevedibile. Questo cambiamento, che riguarda lo status, ha un aspetto corporale e del mito che

viene chiamato metamorfosi. Il Cunto quindi racconta delle metamorfosi sociali e corporali.

Il nastro di ogni racconto è composto da: status → viaggio → status.

Il primo status ha le marche del conflitto, della miseria e della fame infatti è della dissoluzione; il

secondo status è della composizione e prevede le marche della ricchezza, del lieto fine, del

matrimonio. Tra di due vi è il viaggio che prevede tre movimenti: partenza/allontanamento → prova

→ ritorno/arrivo. L'allontanamento ha le tonalità del rimpianto, la prova mette in campo le abilità e

le arti che ne consentono il superamento e infine il ritorno ha le tonalità della composizione del

conflitto.

L'intreccio quindi ha una struttura binaria: status/viaggio.

DISSOLUZIONE DELLO STATUS

Si tratta dell'avvio di ogni trasformazione, segnala una sofferenza della famiglia la quale è uno

degli istituti della società dei ranghi; mentre l'altro istituto è la Corte. La dissoluzione è il segno del

cambiamento è una delle formule ricorrenti della Modernità; ha i contrassegni del conflitto e della

morte. Il primo movimento riguarda sempre un conflitto:

1) Conflitto e parentela: il conflitto si ha quando i figli sono già pronti per il matrimonio e per

il viaggio che cambierà la condizione della famiglia, è un conflitto prodotto dalla gerarchia

familiare;

2) Conflitto e riproduzione: il conflitto è anche forma dell'eros, la sofferenza del primo

movimento può essere connessa con il desiderio di avere figli, senza figli la famiglia non

può tentate alcuna trasformazione;

3) Conflitto e miseria: miseria, fame, privazione, paura desideri inappagati determinano la crisi

di status e il primo movimento.

VIAGGIO, PROVA, ARTE

Il viaggio è l'emblema della modernità, prevede sempre l'abbandono di un'identità: status e famiglia,

città e e affetti; è anche metafora dell'abbandono di una condizione che in una società statica è

considerato una morte temporanea. Qualche volta si tratta di un viaggio simbolico come quello

della principessa bianca attraverso i castelli delle fate, altre volte è un gran viaggio alla moda con

l'addio ai luoghi amati.

L'avventura del viaggio tocca ai figli i quali devono cambiare status, si tratta di un tipo di

allontanamento sempre connesso con l'idea della morte. In questi racconti si parte sempre verso uno

dei luoghi allusivi dell'Orco, nel bosco dove la luce non passa, sull'orlo di una grotta, di un dirupo

nella notte ecc. il contrassegno di questi luoghi è la mancanza di luce. L'Orco è una persona

cangiante, è un buono e un cattivo nello stesso tempo; le fate non hanno volto o hanno il volto della

diversità. Orchi e fate si incontrano sull'orlo dell'abisso. La casa dell'orco ha anche la forma di un

luogo chiuso, un orto o un giardino , quindi i luoghi chiusi e bui sono una metafora della casa.

PROVA

L'allontanamento trasporta la persona fiabesca in un altro luogo. La prova prevede un secondo

movimento del viaggio, è superabile con l'esercizio di un'arte o di un'abilità e anche con lìintervento

di altre persone o strumenti:

1) La prova della fuga è la più frequente e prevede la fuga da una clausura; nella società dei

ranghi tutti sono chiusi in qualche carcere materiale o sociale. La fuga è possibile anche da

una condizione marginale;

2) La prova di abilità: le persone fiabesche devono superare una prova di abilità, vendere,

trovare un rimedio, uccidere rubare beni dell'Orco, impedire la consumazione di un

matrimonio.

3) Le prove dell'avventura: molti racconti moltiplicano il momento della prova o adottano il

modulo delle due storie parallele.

La prova si supera per mezzo di persone o strumenti, erbe o piante, animali straordinari ecc. le fate

che in molti casi favoriscono l'allontanamento consentono anche il superamento della prova, oppure

tutto ciò è possibile grazie a altri utensili, in gran parte però l'uso degli utensili è subordinato

all'approvazione degli dèi ulteriori,le fate o gli orchi.

RICOMPOSIZIONE: Lo status si ricompone attraverso il matrimonio o il raggiungimento della

ricchezza che avviene durante un banchetto o una festa di nozze. Spesso coincide con la punizione

dei colpevoli. La persona fiabesca raggiunge il nuovo status al massimo dei livelli possibili,

acquisisce la ricchezza o realizza un'unione matrimoniale.

CRONIE E DISCRONIE

La logica del fiabesco prevede un particolare trattamento dei tempi del racconto; il racconto

fiabesco elabora un'immagine del tempo inoltre prevede un trattamento uniforme delle cronie:

1 privilegia l'azione sulla scansione diacronica. L'intreccio si svolge senza che ne sia definita la

cronologia

2 adotta l'indeterminazione per la cronia di apertura (C'era una volta..)

3 usa cronie rituali, come 7 anni, 7 mesi, 7 giorni, è un tipo di cronia che ha senso nel racconto in

quanto ha avuto senso in un rito.

(pag 106, lo scenario)

La relativizzazione del tempo rendeva questo tipo di racconto adatto a una conversazione leggera,

ambigua, infantile; l'unico ostacolo alla circolazione normativa dei suoi testi era la sua tecnica di

licitazione. La licitazione di questo racconto non aveva i caratteri del racconto delle vecchie intorno

a un focolare ma quella di lettura divertita e divertente dell'uomo di lettere nel giardino della corte.

Il racconto fiabesco utilizzava la narrazione per sospendere il tempo o per contraddire le modalità

del suo trattamento la quale sospensione del tempo non era praticabile nel racconto scritto perchè

era una progressione e richiedeva un ordine delle cronie.

Nel fiabesco il come sostituisce il quando, il tempo del racconto è finto, come tutto nel racconto. Il

tempo è la componente con cui si stabilisce la credibilità del testo andrebbe letto in parallelo con la

grande produzione della lirica barocca . Il tempo è uno dei temi ricorrenti della cultura barocca; nel

Cunto è possibile rilevare un'ampia casistica di questo lavoro sul tempo.

1) L'azione sostituisce il tempo che è inutile nel mito;

2) Il tempo aulico è scandito dalle apparizioni delle persone del mito o della natura ma è

sottoposto alla distorsione operata attraverso le parodie;

3) la parodia del tempo aulico è ottenuta lavorando sia sul tempo base del racconto sia sulle

unità minori

4) il tempo rituale conferisce solennità alla svolta dell'azione e compatta l'assurdo che il

racconto cerca;

5) il tempo viene descritto come una dipendente della situazione si contrae nell'azione come si

dilata nell'attesa.

TOPOGRAFIA DEL FIABESCO

Le persone fiabesche si spostano da un luogo a un altro, si tratta di luoghi chiusi e intangibili. Perciò

il percorso fiabesco è una catena di luoghi chiusi tra i quali si scatena l'azione. La partenza e l'arrivo

toccano luoghi noti come case, terre, paesetti soltanto durante il viaggio si incontrano luoghi ignoti

come boschi, precipizi, montagne ecc. ma comunque si parte e si torna in uno spazio familiare.

Come il tempo e le persone che sono emblemi dei ranghi, anche il luogo fiabesco è tanto

indeterminato da rendere impossibile qualsiasi riconoscimento.

Il moto fiabesco si muove tra due insiemi di luoghi, il primo insieme è della città, della civiltà, il

secondo insieme è della campagna, dei selvaggi e delle bestie. Senza il passaggio tra questi luoghi,

la vicenda non può realizzarsi. I luoghi della campagna sono i luoghi della natura, mentre i luoghi

della città sono i luoghi dell'artificio. I padri sono coloro che mandano fuori di casa i loro figli in

modo che possano apprendere le arti. Quindi la topografia fiabesca descrive con le sue assurdità

l'area della circolazione del racconto tra i luoghi chiusi delle città, i viaggiatori e i loro libretti.

Il viaggio fiabesco era anche il Tour dei cavalieri, era un viaggio rituale, tuttavia era un viaggio che

doveva riportare il suo cavaliere, fatto pi esperto, nel suo paese d'origine.

Per l'uomo di lettere il viaggio contava relativamente, a lui interessava il luogo d'arrivo che era

anche, si sperava, il luogo di partenza.

NEL BOSCO: è un luogo dove si prova la paura , il luogo più simbolico della Modernità, il luogo

del rischio dove il principe incontra la vecchia che lo maledice. Nel bosco si ha a che fare con le

bestie, la volpe, l'orso, lo scarafaggio ecc, nel bosco fugge la principessa che non vuole sposare il

padre.

Nel racconto il tempo è scandito da tre aggregati di misure: 1) misure vaghe: come

l'indeterminatezza dell'attacco (C'era una volta..) 2) le misure enfatiche: come il ciclo giorno/notte

che è descritto attraverso una serie di microracconti 3) misure pseudoregolari che appartengono a

occulte teorie del numero, numeri come il 3,7,10,12.

IL TEATRO DELLA PAROLA

Il racconto fiabesco è una sofisticata invenzione letteraria e estrapola i suoi materiali da tutte le

tradizioni adattandoli alla conversazione cortigiana. Ad esempio l'antico fuoco intorno al quale per

millenni si disponevano le famiglie diventava nel racconto fiabesco il giardino cortigiano.

Ne I tre cedri si racconta di una schiava nera che si sostituisce alla principessa promessa al principe(

la schiava si chiamava Lucia, nome di solito dato alle schiave convertite). L'intreccio di questo

racconto (49esimo) è speculare a quello del racconto dei racconti (50esimo). La realtà finta del

49esimo racconto equivale alla realtà della vicenda nel 50esimo racconto. Quindi può parlare della

doppiezza della scrittura letteraria, la letteratura è un ambiguo lavoro sui margini tra finzione e

realtà; l'uomo di lettere non è all'oscuro di questa doppiezza. L'uomo di lettere effettua nel

raccontare questi racconti la stesa prova che le persone fiabesche affrontano nel corso delle loro

vicende, il racconto è quindi una metafora delle prove che le persone fiabesche tentano di

affrontare.

Sono tutti racconti denominati “dell'Orco” perchè parlano del mondo contiguo e invisibile dell'orco

ma anche perchè narratori e ascoltatori si affacciano in un abisso altrettanto pericoloso. Il racconto

poteva dire soltanto del non dicibile(l'Orco) evitando di pronunciarsi sul dicibile ( la Corte). Il

49esimo racconto però aveva violato quest'accordo, non permetteva agli ascoltatori di arrivare

indirettamente alla verità, la riproduceva nella forma della specularità, cioè rifletteva il reale invece

di esserne la finzione. Nulla come la finzione (specchio*) garantiva la conoscenza mediata e

filosofica del mondo. Lo specchio era un icona usata nel discorso e nella teoria della letteratura per

denotare la duplicità dell'essere.

La principessa bianca e la principessa nera: le due principesse nere (Lucia) avevano tutti gli

attributi della bruttezza turchesca, le principesse bianche avevano tutti gli attributi canonici della

bellezza bianca. Il paragone tra questi due corpi femminili era impossibile; nessuna bellezza era

ricercata come la bellezza bianca, nessuna bruttezza era senza speranza come quella delle Lucie.

L'ultimo racconto invece riguardava la verità, fuoriuscendo dall'asse della letteratura ed entrando in

collisione con la circostanza. La principessa nera poteva vincere nel momento in cui il racconto si

fosse mantenuto all'interno della letteratura, ma ha perso la sua partita quando il racconto sfiora il

piano del sociale. Il racconto della principessa bianca invece era libero e piacevole.

Il racconto fiabesco in genere durava un'ora, il suo fine era lo svago. Il piacere aveva in questo tipo

di racconto una dominanza totale. Per questo il racconto fiabesco che ha lo scopo di far ridere è

scritto in una lingua contraffatta, alla maniera del parlar villanesco usato sulle scene teatrali.

Il villano e l'Orco: la satira del villano era prodotta anche all'esigenza di contrassegnare nella

letteratura la differenza nella società dei ranghi. Con il riso del villano veniva trasmessa la

diffidenza, il rifiuto e la paura del diverso, che nell'immaginario della comunità potevano essere

anche la morte e il demonio.

In questi racconti oltre alla satira del villano si trovano anche molti nomi ed eventi della letteratura

e della storia antica e aulica. Le metamorfosi venivano correntemente utilizzate in metafora dalla

poesia e facevano parte del bagaglio di conoscenze dei letterati di corte. Nel racconto fiabesco,

queste storie fornivano materiali adatti per raccontare le magnifiche trasformazioni ( come l'Orco si

trasforma in Narciso, come il povero diventa ricco ecc). Le metamorfosi del mito, dello status

cortigiano e della società dei ranghi avevano come punto di riferimento libri filosofici nei quali vi

era scritto che c'era una contiguità tra i vari scalini dell'essere: il mondo minerale, vegetale, animale

e umano. Nel fiabesco è possibile passare da uno all'altro.

L'invidia era presente nei racconti come una delle pratiche delle corti. Aveva l'aspetto dell'orca,

brutta, decrepita, con gli occhi torvi e le labbra gonfie e abitava nelle valli selvagge strette tra monti

altissimi che non lasciavano passare un raggio di sole. L'invidia aveva la stessa età della Madre del

Tempo (5563 anni ).

I materiali di questi racconti provenivano anche dagli avvisi, dalle dicerie e dai libri dei viaggiatori;

ad esempio uno dei più famosi intrecci dell'Europa moderna era Gatta Cenerentola, un testo

letterario destinato all'intrattenimento. La storia di Cenerentola era già stata ritagliata da classici, si

trattava di uno dei più spettacolari cambiamenti di status.

FINZIONE, ORCHI, NARCISI, FATE E ALTRI DEI

Il racconto fiabesco è divenuto una sceneggiatura adatta a rendere visibili eventi e persone di

culture remote e scomparse e allo stesso modo a rendere visibili gli eventi su cui il narratore

intendeva intervenire con il gesto del racconto. Diventa un mondo possibile della rappresentazione.

Gli orchi sono esseri del margine, sono visibili soltanto oltre il limite delle città, nei luoghi che i

cittadini rifuggono: caverne, monti ecc. Le fate sono belle della luminosità con cui appare il

femminile. Orchi e fate sono la personificazione di un'azione possibile che ha i contrassegni del

dominio; incontrare questi esseri è una prova che prevede un rischio, un'oscillazione verso un

momentaneo trasferimento nell'oscurità.

Gli orchi fiabeschi erano costruzioni della Corte e della vita cittadina, erano contrassegni del

contatto tra differenti tradizioni. L'Orco è l'aspetto della parte segreta dell'essere che può emergere

in qualsiasi momento, è un luogo di metamorfosi cioè un essere metamorfico. L'Orco si incontra ei

boschi, ai piedi di montagne altissime; la bruttezza dei loro corpi non è quella della deformità ma

quella delle analogie trasversali tra corpo umano e corpo bestiale. E' un essere che ha l'aspetto

segnato dalla malignità degli spiriti e dei demoni, ha i canoni della bruttezza e se si tratta di un orco

femmina, la bruttezza è data dalla vecchiaia.

Narciso è l'opposto dell'orco , è l'antico emblema della bellezza greca; le due icone vengono

utilizzate per segnalare le metamorfosi, da Orco in Narciso. L'orco è il migliore dei padroni, a casa

sua si lavora poco, i desideri vengono esauditi subito, è brutto di faccia ma bello di cuore.

Le fate hanno la consistenza di un fulgore improvviso che altrettanto improvvisamente svanisce,

lasciando tutti i destini cambiati di segno. La bellezza delle fate è la stupefazione, appaiono come

figure sulla scena in un momento in cui il teatro produce meraviglie. Il loro corpo può essere

descritto con il catalogo della bellezza barocca. I loro aloni segnalano la profonda connessione delle

fate con l'amore e la nascita; a differenza di altre dèi ulteriori assistono al momento decisivo della

nascita o della rinascita in un altro status. La metamorfosi comincia quando le fate ridono.

Orchi e fate sono collocati in un momento decisivo dell'intreccio, quando si determina un

cambiamento e la persona fiabesca viene messa in grado di continuare il suo viaggio, diventare

ricco, bello ecc.

Le persone fiabesche compiono raramente azioni che non siano riconducibili a qualche arte; il

racconto quindi si configura come il momento migliore dell'arte della parola o della sua magia.

1) Animali: sono capaci di parlare, ma questo non basta per assicurarne i loro poteri in quanto

essi sono magici anche quando sono muti purché gli effetti delle loro azioni siano visibili.

2) Piante: appartengono alla regione più remota dell'essere, le loro relazioni con l'umano sono

sottili ma non irriconoscibili. La vegetazione nasconde le fate e la loro stupefacente

bellezza, il mirto e il cedro ad esempio celano temporaneamente le loro fate esposte a morti

atroci e poi sempre rigenerate attraverso le loro piante.

3) Utensili: sono la metafora comica della rarità del nuovo macchinismo e della ricerca sugli

automi. Più raramente essi sono gli incredibili prodotti di una lavorazione i cui procedimenti

non vengono rivelati e per questo sembrano magici.

La magia è un'arte della finzione, nominata nei racconti fiabeschi perché le sue trasformazioni

consentono false prospettive e illusioni ottiche. La situazione iniziale e finale non hanno mai nulla

di magico, durante l'intreccio invece si contrassegnano con magie le difficoltà e gli ostacoli che si

frappongono all'azione. La fanciulla fugge magicamente dal castello, la magia è una sequenza

fattuale, il narratore non dice mai come possa essere successo; la magia contribuisce a produrre la

dimensione sospesa del fiabesco. Il racconto di Vardiello è uno dei racconti del Cunto che velava la

natura illusoria della magia.

La più evidente azione magica del fiabesco riguardava le forme della metamorfosi, il fiabesco

riproduceva la stupefazione che s verificava quando si osservava un'azione di cui non fosse

ricostruibile la catena fattuale.

PARTE III

1 I RAPPORTI DI PARENTELA NEL RACCONTO FIABESCO

Il Cunto descrive il mondo spettrale della società dei ranghi, il suo luogo emblematico, la corte e le

regole necessarie per viverlo. Il suo intento è quello di veicolare un'immagine della corte come

luogo d'elitè , divertente. Il racconto fiabesco è stato progettato per i momenti fluidi del discorso

delle comunità intorno alle corti- la conversazione, e per la tonalità leggera -l'intrattenimento. Nel

testo si legge anche un'insieme di regole del comportamento; nel Cunto sono allineate le regole

della società dei ranghi, i comportamenti possibili delle sue persone e le trame delle sue avventure.

Attraverso il suo trattamento del piacere, dei miti produce un'immagine del sociale attraverso una

casistica dei rapporti di parentela; questa è una delle ragioni dell'efficacia comunicativa.

Re e fanciulle sono le persone dominanti del Cunto, perchè il dominio e l'eros sono i reali e

metaforici termini del racconto. Attraverso il dominio si ottiene la bellezza, e viceversa. Si tratta di

un rapporto stabile quello tra dominio e eros, sono due aspetti della stessa forza, l'uno regola e

spinge i comportamenti, l'altro regola e sollecita i corpi.

I fondamenti della famiglia sono l'eros e la violenza. Per questo le vicende che interessano la

famiglia sono raccontate con gli emblemi dei re e delle fanciulle che essi desiderano e prendono. Le

fanciulle possono soltanto essere belle; i re invece inseguono le fanciulle e ne esplorano i corpi.

I re desiderano la bellezza delle fanciulle, sono affascinati dalle loro trecce oro. Il desiderio e

l'amore dei re hanno a che fare con il sangue, il loro pene è come un pugnale, uno strumento o di

vita o di morte.

I re, inoltre, desiderano figli impossibili sono disposti a pagare i guaritori e i salvatori dei figli in

pericolo di vita, sono avari, desiderano la ricchezza in tutte le sue forme e cedono anche le donne

della loro famiglia per ottenerla. I re sono ignoranti e puniscono severamente chi li avvia verso la

strada della conoscenza.

I rapporti di parentela configurano il quadrante dei poteri che permettono l'azione, essa ha sempre

un inizio e una fine all'interno della famiglia. Infatti la famiglia è una delle posizioni possibili del

racconto, l'altra è il viaggio; è il punto del circolo all'interno del quale tutte le vicende si

concludono. Nella famiglia le persone sono sempre terrene e identificabili, al di fuori le persone non


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vero.fagiani di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Scrivano Fabrizio.

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