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Materiale di Economia politica,Prof. Martucci

Rielaborazione personale e completa dei colloqui tenuti con la prof. Martucci (con indice degli argomenti), con rielaborazione personale basata sui contenuti del manuale di riferimento (Palmerio). Appunti basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof.

Esame di Economia politica docente Prof. I. Martucci

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di lavoro (SALARIO di EQUILIBRIO) . Keynes affermava che esiste un livello minimo al di sotto

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del quale il salario monetario NON può scendere perché i sindacati non lo permetterebbero. Per cui

in questa ipotesi, può essere difficile raggiungere la piena occupazione delle risorse, perché i

sindacati impediranno che il salario scenda ulteriormente, quindi i restanti disoccupati non verranno

assunti. Per Keynes la piena occupazione va raggiunta non diminuendo i salari, ma facendo

aumentando la domanda di beni e servizi, tramite la politica fiscale espansiva (qui prenderemo in

considerazione la funzione del consumo e la teoria del moltiplicatore).

BILANCIO DELLO STATO

Il bilancio dello Stato si compone di uscite e entrate. Le uscite vanno distinte in uscite di parte corrente

e in conto capitale . Sono rivolte alla erogazione di quei servizi che la p.a. può produrre in proprio o

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acquisire da altri. In ogni caso sostiene spese. Circa il 90% rappresenta le spese per il personale della

p.a.. Sempre tra le uscite di parte corrente vanno considerati i trasferimenti alle altre amministrazioni,

nonché i trasferimenti alle famiglie. L’ammontare delle entrate – uscite di parte corrente, al netto della

La TEORIA classica della occupazione si basa sulla cd. LEGGE di SAY (Legge degli sbocchi), secondo la quale

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l’OFFERTA crea la propria DOMANDA. Le imprese dunque possono vendere tutto quello che producono,

perciò esse producono quanto più è possibile date la capacità produttiva di cui dispongono, perché in questo

modo rendono massimi i propri profitti. Quindi livelli di produzione e di occupazione dipendono soprattutto

dalla capacità produttiva disponibile. Lo schema classico quindi si reggeva sulla legge di Say per la quale

l’OFFERTA di beni non avrebbe superato la domanda poiché il meccanismo domanda-offerta globale sarebbe

stato sempre in equilibrio. Questo equilibrio si verifica sempre in corrispondenza del livello del reddito

potenziale.

Le spese correnti sono quelle spese sostenute per garantire il funzionamento della pubblica amministrazione.

22

Per questo motivo tali spese sono ricorrenti. Esempio: spese per il pagamento degli stipendi dei dipendenti pubblici, spese di

manutenzione, spese per affitti di uffici pubblici. Le spese in conto capitale sono spese sostenute per

effettuare investimenti da parte dello Stato. 58

spesa sostenuta per il pagamento degli interessi sui titoli del debito pubblico, costituisce l’avanzo

primario.

Se si spende più di quanto si incassa, per continuare a fornire servizi bisogna indebitarsi. Fino a

quando il PIL è cresciuto in modo da sostenere il debito pubblico non è un problema, ma se PIL smette

di crescere, quel debito pubblico non è sostenibile e si rischia la non solvibilità, i titoli emessi dal tesoro

italiano non avevano credibilità nel 2008, poiché si temeva che non fossero rimborsati alla scadenza.

Nell’ottica neoclassica un bilancio dello Stato non in pareggio non è pensabile, perché se ogni

operatore è razionale, ottimizza l’allocazione delle risorse, lo Stato non deve intervenire

nell’economia, resta solo un erogatore di servizi. Il suo bilancio è sempre in pareggio.

Supponiamo che si aumentino le entrate, il ruolo di p.a. è di erogatore di servizi per i quali non si

forma un prezzo di vendita, che concorre alla formazione del PIL attraverso il valore aggiunto. Per

produrre beni e servizi sostiene delle spese. Ha un personale, quindi partecipa col valore aggiunto

sotto forma di reddito distribuito alla collettività.

[volendo dire in modo più sintetico]

Il Bilancio illustra le tipologie della spesa per beni e servizi che il Governo intende acquistare durante

un futuro periodo di tempo (solitamente un anno solare), l'ammontare dei trasferimenti e le modalità

di finanziamento del bilancio stesso. La fonte principale delle entrate solitamente è costituita dalle

imposte. Quando le spese eccedono le entrate abbiamo un deficit di bilancio, quando le entrate

superano le uscite abbiamo un surplus o avanzo di bilancio.

19. FUNZIONE DEL CONSUMO

Per i neoclassici il CONSUMO è funzione inversa del TASSO DI INTERESSE, mentre il RISPARMIO

è funzione diretta del TASSO DI INTERESSE.

La Funzione del CONSUMO analizza la relazione tra il consumo e il reddito. Secondo Keynes il

consumo è funzione diretta del reddito, all’aumentare del reddito il consumo cresce. Tuttavia

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Keynes sostiene che all’aumentare del reddito, il consumo cresce in maniera meno che

proporzionale, perché il soggetto non destina tutto l’incremento del reddito al consumo, ma in parte

anche al risparmio (scriveremo allora che ΔY=ΔC+ΔS). Per capire come cresce dobbiamo fare

riferimento alla PROPENSIONE MARGINALE AL CONSUMO (MPC), la quale è misurata dal

rapporto tra la variazione del consumo rispetto alla variazione del reddito (ΔC/ΔY), ed esprime

l’aumento che registra il consumo di un individuo quando il suo reddito aumenta di un’unità. Essa

viene espressa con “c” ed è compresa tra 0 e 1: se è maggiore di zero, significa che al variare del

reddito il consumo varia nello stesso segno (quindi al crescere del reddito il consumo cresce); se è

minore di 1, significa che al crescere del reddito il consumo cresce ma meno di quanto cresce il

reddito e quindi la funzione del consumo appare tracciabile tramite una curva.

Se invece il rapporto tra ΔC/ΔY è costante, significa che all’aumentare del reddito il consumo cresce

in misura via via costante, per cui disegniamo la funzione del consumo come una semiretta. 60

Nel breve periodo la funzione del consumo non parte dall’origine degli assi ma da una intercetta

positiva sull’asse delle ordinate che corrisponde al CONSUMO AUTONOMO, quest’ultimo è la

parte del consumo positivo corrispondente ad un livello minimo di reddito ed è determinato

dall’esigenza dell’individuo di sopravvivere. Nel lungo periodo si presume che la società abbia

provveduto a consentire che tutti abbiano un reddito e che il consumo sia funzione del reddito, per

cui parte dall’origine degli assi (quindi MPC e APC coincidono).

La PROPENSIONE MEDIA AL CONSUMO (APC) è data dal rapporto tra il consumo e il reddito

(C/Y) ed è la quota di reddito che il soggetto destina al consumo.

23

Speculare alla funzione del consumo è quella del RISPARMIO, la quale ha intercetta nel semiasse

negativo. Il RISPARMIO è funzione diretta del REDDITO, ed è la parte del reddito che non viene

consumata. Per capire la relazione che intercorre dobbiamo fare riferimento alla MPS.

La PROPENSIONE MARGINALE AL RISPARMIO è misurata dal rapporto tra la variazione del

risparmio rispetto alla variazione del reddito ΔS/ΔY (essa individua quanta parte dell’incremento

del reddito viene destinata al risparmio).

CRITICA ALLA FUNZIONE DEL CONSUMO. Teoria del ciclo vitale del consumo di Modigliani .

24

Modigliani rilevando che il reddito dell’individuo di solito è molto basso sia nel periodo iniziale che

finale della vita mentre è molto alto nel periodo centrale, ha sostenuto che il consumo non dipende

dal reddito corrente ma dal reddito percepito durante tutto l’arco della sua vita; in vecchiaia

l’individuo consumerà parte di ciò che ha risparmiato nel periodo centrale della sua vita.

Si legge C su Y (oppure C fratto Y)

23 Palmerio

24 61

L'altra critica alla funzione del consumo di Keynes viene da Friedman, il quale fa riferimento al fatto che

la decisione del consumo della collettività e del singolo sia funzione del reddito permanente, il quale è

una media dei redditi percepiti nel corso dell’attività lavorativa, della vita.

Egli distingue tra una variazione transitoria del reddito, o permanente del reddito. Quella transitoria si

ha se si vince una somma di denaro modesta, se la variazione è transitoria non dovrei cambiare le

decisioni di consumo e questa regola vale per tutti. Se la variazione del reddito fosse invece permanente,

ciò indurrebbe a mutamenti nella propensione al consumo. La propensione quindi è stabile nel tempo e

si passa a fasce di consumo più elevate solo se la variazione del reddito è permanente. La funzione del

consumo quindi è una retta.

20. IL MOLTIPLICATORE DEL REDDITO

Il moltiplicatore keynesiano è un meccanismo che consente di misurare qual è la variazione del

reddito scaturente dalla variazione dell’investimento, quindi mi consente di misurare di quanto varia

il reddito al variare dell’investimento. Keynes dimostra come un aumento dell’investimento, sia esso

privato o pubblico, determini un aumento moltiplicato del reddito. L’ampiezza dell’aumento del

reddito dipende dal valore del moltiplicatore, che a sua volta dipende dalla MPC (propensione

marginale al consumo). Un processo moltiplicativo può essere messo in moto da un investimento

privato, pubblico o dalle esportazioni .

25

L’esempio che troviamo sul manuale è riferito solo all’intervento dello Stato perché Keynes scrive la sua opera

25

nel 1936, è un inglese, al governo ci sono i conservatori, siamo all’epoca ancora del “laisser faire” e Keynes

vorrebbe che in Inghilterra venisse attuato un intervento sulla tipologia del NEW DEAL di Roosewelt che è

riuscito a far risorgere l’economia americana dalle ceneri della crisi del 1929. E poiché i privati non erano inclini

(come non lo sono oggi) a investire, perché le aspettative di profitto sono scarse, è lo Stato a dover intervenire

per sostenere e re-innescare la fiducia nei privati in modo che essi investano. Quindi sia che investano i privati

sia che investa lo Stato il processo moltiplicativo viene posto in essere in quanto l’investimento stanziato si

traduce in salario per il fattore lavoro, rendita per il fattore terra, interessi per il fattore capitale, profitto per

l’attività dell’impresa (se l’impresa è una impresa privata). Quindi diventano reddito per una collettività o per

parte di una collettività che prima non godeva di quel reddito. 62

Il valore del moltiplicatore cambia se l’investimento è pubblico o privato. Ipotizziamo che il sistema

sia costituito da due soli operatori economici (IMPRESE e FAMIGLIE) e che operi in una situazione

di SOTTOCUPAZIONE delle risorse; ipotizziamo che un investitore effettui un investimento di 1

milione di euro per realizzare una attività produttiva. Tale investimento per la collettività diventa

REDDITO, quindi quella spesa di un milione di euro diventa RENDITA per l’uso del fattore terra,

SALARIO per l’uso del fattore lavoro, INTERESSI per l’uso del fattore capitale ecc..

I soggetti che ricevono questo reddito in parte lo consumano e in parte lo risparmiano. Atteso che la

collettività abbia una MPC dell’80% del reddito (ΔC=0,8), ne spenderà 800,000, i quali costituiranno

reddito per gli altri soggetti che, a loro volta, ne spenderanno l’80% (cioè 640,000) e così via. Per cui

ogni flusso di spesa è minore del precedente, perché la collettività non destina tutto l’incremento del

reddito al consumo, ma solo una parte. Quindi all’iniziale investimento occorre sommare i successivi

flussi di spesa e alla fine il reddito crescerà del valore dell’investimento moltiplicato per 1/1-c.

Questo 1/1-c lo ricaviamo dalla progressione geometrica ΔY+cΔY+c ΔY+….c ΔY. “c” varia tra ZERO

2 n

e UNO, 1/1-c varia tra UNO e INFINITO.

Se “c” fosse ZERO, quindi se dell’investimento non fosse speso nulla, il reddito aumenterebbe

quanto la spesa iniziale dell’investimento (dunque 1); se invece “c” fosse UNO, l’effetto

moltiplicativo sarebbe massimo, quindi tende a INFINITO. Quindi più “c” è alto, più grande è

l’effetto moltiplicatore; più “c” è piccolo, più è piccolo l’effetto moltiplicatore.

Una volta raggiunto il livello di piena occupazione delle risorse, se ci fosse un ulteriore investimento

il meccanismo funzionerebbe lo stesso? SI, ma il sistema non può più crescere in termini reali,

crescerà in termini nominali, cresce il valore delle grandezze ma non crescono le grandezze.

IL MOLTIPLICATORE DEL BILANCIO .

26

Tratta ispirazione dal Begg, perché più affidabile

26 63

Il moltiplicatore del bilancio (in pareggio) consente che un aumento nella spesa pubblica, compensato

da un uguale aumento nell'imposizione fiscale, conduca a un maggiore livello di reddito

Nel momento in cui non consideriamo più (come operatori del sistema economico) solamente le

imprese e le famiglie, ma introduciamo il terzo operatore, cioè la Pubblica Amministrazione, dovremo

tenere conto che:

la Pubblica Amministrazione fornisce servizi non destinabili alla rendita e concorre alla

- formazione del PIL perché partecipa alla formazione del valore aggiunto, acquistando fattori

della produzione (per cui eroga redditi)

la spesa della Pubblica Amministrazione è finanziata dalle imposte che si distinguono in

- dirette ed indirette, e che vanno a rendere non più uguali reddito prodotto e reddito

disponibile. Quando noi consideriamo un sistema economico formato solo da imprese e

famiglie, reddito prodotto e reddito disponibile coincidono, ma quando introduciamo il terzo

operatore cioè la PA, il reddito prodotto differisce dal reddito disponibile in quanto il reddito

disponibile è dato dal reddito prodotto meno le imposte più i trasferimenti di reddito a fini

sociali. Il Begg Fisher definisce “imposta netta” la differenza tra l’imposta ed i trasferimenti

di reddito a fini sociali. Conseguentemente il reddito disponibile è definito dalla differenza

tra il reddito prodotto e l’imposta netta.

Se il sistema economico è composto solo da imprese e famiglie, la equazione del reddito nazionale (Y)

è data da C (somma spesa per i beni di consumo) + I (somma spesa per i beni di investimento);

conseguentemente: Y prodotto = Y disponibile (cioè il reddito prodotto sarebbe uguale al reddito

disponibile). Se invece introduciamo il terzo operatore e quindi consideriamo la spesa globale o

aggregata (formata dalla spesa in beni di consumo, dalla spesa in beni di investimento e dalla spesa

della pubblica amministrazione), avremo che Y= C+I+G. Tenuto conto che tale spesa è finanziata

tramite le imposte T, il bilancio dello Stato è dato dalla differenza G-T:

Se G-T è uguale a 0 il bilancio dello Stato è in pareggio;

- se G-t è maggiore di 0 è in disavanzo;

- 64

se G-T è minore di 0 è in avanzo.

-

Da momento nella nostra spesa globale prendiamo in considerazione la Pubblica Amministrazione,

(che per spendere, preleva imposte), è chiaro che viene meno l’identità tra reddito prodotto e reddito

disponibile. Come definiamo quindi il REDDITO DISPONIBILE? Considerando che lo Sato preleva

dal reddito prodotto imposte dirette, ma eroga ai contribuenti trasferimenti di reddito a fini sociali,

il reddito disponibile YD= Y- T + TFRS (trasferimenti di reddito a fini sociali). L’ IMPOSTA NETTA

(NT) è uguale all’imposta pagata (T) meno i trasferimenti di reddito ai fini sociali (TFRS) erogati

dallo Stato, per cui possiamo dire che YD= Y- NT.

Conseguentemente a tutto ciò, il CONSUMO è funzione non più come prima indifferentemente del

reddito prodotto e del reddito disponibile, ma solo del reddito disponibile. C= f(YD). Quindi se io

dovessi scrivere la FUNZIONE DEL CONSUMO in presenza del reddito disponibile, non potrei più

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dire che C = Co + cY, senza cioè distinguere tra Y (reddito prodotto) e YD (reddito disponibile); ma

dovrei scrivere C= Co + cYD. Avendo definito YD come la differenza tra il reddito prodotto e l’imposta

netta, potremo direi che C = Co + c (Y- NT).

Per facilitare la comprensione di questo passaggio vi ricordo che la FUNZIONE DEL CONSUMO:

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descrive la relazione tra consumi delle famiglie e reddito. Essa stabilisce che i consumi sono funzione

del reddito disponibile. All’aumentare del reddito disponibile, la spesa delle famiglie tende a salire;

al contrario, quando il reddito disponibile si riduce, anche la spesa per i consumi diminuisce.

Un’analisi più dettagliata consente di scrivere la funzione del consumo nella seguente maniera:

C = C0 + c(Y – T) dove:

C0 indica il consumo autonomo, cioè l’ammontare di consumi che non dipende dal reddito

- c (Y – T) indica la parte dei consumi che dipende dal reddito disponibile.

- c indica la propensione al consumo, cioè la percentuale del reddito che viene destinata ai

- consumi. È data dal rapporto fra i consumi e il reddito disponibile.

c = C / Yd 65

Possiamo allora analizzare il ruolo nella determinazione dell’equilibrio del terzo operatore (cioè

della pubblica amministrazione). Se per semplificare ipotizzassimo le imposte pari ad una quota

fissa ed indipendente dal reddito, e i TFRS uguali a 0, la nostra equazione del reddito sarebbe

Y= C + I + G

Andando a definire le grandezze e ponendo I = 0 (non c’è alcun investimento privato), C come pari

a Co + c (Y- T dato), avremo che: Y= Co + c (Y-T dato) + G

Attraverso i diversi passaggi, avremo che:

Se la pubblica amministrazione volesse incrementare Y (reddito nazionale) dovrebbe ricorrere ad

una riduzione delle imposte e/o aumento della spesa pubblica. Dobbiamo però chiederci: L’aumento

di 1€ di spesa ha gli stessi effetti quantitativi sulla riduzione di 1€ di imposta? No , perché:

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l’aumento di 1€ di spesa genera un aumento di 1€ della domanda globale, perché la spesa

- pubblica fa parte della spesa globale, e ha sul reddito un effetto moltiplicativo pari ad 1/1-c.

La propensione marginale al consumo ora è connessa al reddito disponibile, misura la quota di incremento di

28

reddito disponibile destinata a incrementare i consumi. Se aumentano le imposte, questa quota si riduce come

la propensione. Potrebbero aumentare i trasferimenti di reddito a fini sociali, che infatti sono previsti in aumento

per le fasce più deboli della comunità. 66

la riduzione di 1€ di imposta agisce sul reddito disponibile facendolo aumentare, ma la

- propensione marginale al consumo è legata al reddito disponibile ed è la collettività che

decide quanto del reddito disponibile destinare alla spesa ed ai consumi. Quindi sulla

domanda globale si ha un effetto indiretto.

Guardando alla formula ci rendiamo subito conto che il moltiplicatore della tassazione è più piccolo

del moltiplicatore della spesa. Il moltiplicatore della spesa è 1/1-c. il moltiplicatore della tassazione

è c/1-c, e siccome c è un numero compreso tra 0 e 1, c/1-c è più piccolo di 1/1-c. dobbiamo partire

dalla considerazione che se lo stato erogasse un euro in più di spesa a fronte di un euro in più di

imposte, l’effetto moltiplicativo non ci sarebbe, ma il reddito crescerebbe esattamente di quanto è

cresciuta la spesa, cioè di un euro. Si chiama TEOREMA DEL MOLTIPLICATORE DEL BILANCIO

PUBBLICO IN PAREGGIO

21. INVESTIMENTO PER KEYNES

[PREMESSA]

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La teoria prekeynesiana dell’investimento (quindi la teoria neoclassica) ritiene che la domanda di

29

investimento sia una funzione indiretta del tasso di interesse, in quanto la domanda di bene di investimento

coincide con la domanda di bene strumentale (che genericamente possiamo chiamare capitale), sapendo che

essa non è un fattore omogeneo. Il fattore capitale viene acquisito dalle imprese al fine di realizzare il loro

obiettivo che è la massimizzazione del profitto. Dalla microeconomia impariamo che al fine di realizzare la

massimizzazione del profitto le imprese sono disponibili ad acquisire i fattori della produzione pagando per

essi un prezzo che è sempre pari al valore del prodotto marginale fisico del fattore. Nota la legge della

produttività marginale decrescente, tale per cui - al crescere dell’impiego del fattore - il rendimento del fattore

tende a diminuire, è evidente che la domanda del fattore sarà relazionata in maniera inversa rispetto al suo

prezzo, perché l’impresa sarà disponibile ad acquisire dosi aggiuntive del fattore (che le rendono in misura via

via minore), solamente se per ciascuna dose aggiuntiva paga un prezzo via via minore. Identificando il tasso di

interesse nel prezzo d’uso del fattore capitale, i Neoclassici (nell’ambito della teoria di distribuzione del reddito,

basata sulla idea che ciascun fattore debba ricevere un corrispettivo che è pari al valore di quanto contribuisce

a produrre) elaborano un modello logico per cui il valore (il prezzo di uso) del fattore capitale, deve essere pari

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Per Keynes l’investimento consiste nell’acquisto di un bene di investimento, ossia l’acquisto di un

bene strumentale che serve a produrre altri beni. Secondo Keynes l’INVESTIMENTO dipende dal

TASSO DI INTERESSE e dalle ASPETTATIVE degli imprenditori circa la realizzazione di un profitto

[va ricordato che il tasso di interesse NON è il costo del credito e che l’impresa può finanziare

l’investimento in molte forme].

Il nostro imprenditore sceglie il bene di investimento da acquistare in base alla sua tecnica produttiva

e in base al prezzo del bene. Prima di decidere se effettuare o meno l’acquisto, effettuerà una stima

del periodo di durata del bene strumentale e poiché il suo obiettivo è (come risaputo) ottenere un

profitto, egli andrà a stimare:

qual è l’ammontare di merce che si attende di poter produrre grazie all’impiego di questo

▪ bene strumentale

qual è il prezzo al quale venderà questa quantità di merce

▪ (e conseguentemente) il ricavo che si attende.

É evidente che nessun prodotto finito scaturisce dall’impiego soltanto di un fattore produttivo (quale

può essere un bene strumentale), ma scaturisce dalla combinazione di più fattori produttivi;

conseguentemente il nostro imprenditore, per stimare il profitto atteso, dovrà sottrarre (dal ricavo

atteso) i COSTI VARIABILI ATTESI e otterrà così il PROFITTO ATTESO; il profitto atteso,

chiaramente, è una grandezza futura, che verrà a maturazione in un tempo diverso da quello nel

quale l’imprenditore effettuerà l’acquisto, conseguentemente per decidere se effettuarlo o meno egli

deve porre a confronto il COSTO/PREZZO di offerta del bene strumentale (che è una grandezza

PRESENTE) con la serie dei ricavi netti (e quindi dei profitti) attesi dal bene strumentale, nel periodo

di durata previsto del bene strumentale stesso (che sono tutte grandezze FUTURE).

Essendo le grandezze NON omogenee, per confrontarle (visto che una è una grandezza presente e

l’altra una grandezza futura), utilizzeremo un metodo della matematica finanziaria (cd. TASSO DI

SCONTO) che consente di eguagliare la grandezza futura con una presente.

al valore del suo prodotto marginale fisico. Quindi in questa logica, a livello macroeconomico, la domanda di

investimento è funzione inversa del tasso di interesse, che è una grandezza reale. Per Keynes, la spiegazione che

porta alla definizione della funzione di investimento, è connessa sì al riconoscere che obiettivo delle imprese è

la massimizzazione del profitto, ma precisando che le imprese non sono certe dell’ammontare di profitto che

realizzeranno da un determinato investimento e che conseguentemente esse formuleranno delle aspettative sul

profitto che dovrebbe derivare dalla acquisizione del bene strumentale. 68

L’EFFICIENZA MARGINALE dell’investimento è quel tasso di sconto che applicato a quella serie di

rendimenti netti attesi dell’investimento, rende la loro somma scontata EGUALE al COSTO

dell’investimento stesso. L’Imprenditore può anche calcolare il VALORE ATTUALE

dell’investimento (V ) che è uguale alla somma delle serie dei rendimenti netti attesi SCONTATI

A

mediante il TASSO DI INTERESSE di mercato.

L’investimento sarà effettuato se il V C, (C sta per COSTO) ciò accade solamente se l’efficienza

˃

A

marginale dell’investimento è maggiore o almeno uguale al tasso di interesse di mercato.

[immagine tratta dal Palmerio]

È possibile che il tasso di interesse sia così basso che un ulteriore abbassamento NON stimolerebbe

gli investimenti più di tanto, perché le aspettative degli imprenditori sono negative.

Conseguentemente Keynes ci ritiene poco elastici al variare del tasso di interesse.

22. LA RENDITA SECONDO RICARDO.

Gli economisti classici consideravano la RENDITA come la «REMUNERAZIONE» per l’uso della

terra. Il proprietario della terra, se dà in affitto la terra che possiede ad un contadino o a una impresa

che la lavori, ottiene in cambio un corrispettivo (il canone di affitto). Questo un corrispettivo deriva

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insomma dal semplice fatto di possedere la terra senza svolgere alcuna attività imprenditoriale, e

prende il nome di RENDITA (fondiaria o agraria).

RICARDO ha introdotto nell’analisi economica il concetto di RENDITA DIFFERENZIALE.

Supponiamo:

Che esistano terre di diversa fertilità e che siano messe tutte a coltura;

- Che produrre un quintale di grano sulla terra più fertile costa (ad esempio) 100 euro, mentre

- su quella meno fertile 150 euro.

Se la domanda di grano è tale da assorbire anche la quantità prodotta sulle terre meno fertili, il prezzo

di mercato sarà tale da coprire i costi di produzione del grano nelle terre meno fertili (per cui, restando

all’esempio, il grano sarà venduto a 150). Ipotizzando dunque che la terra più fertile possa produrre

al massimo 10 quintali di grano e la terra meno fertile 8 quintali, se la domanda di grano da parte

degli acquirenti è pari a 18 quintali, il proprietario del terreno più fertile non è in grado di soddisfare

integralmente tale domanda e quindi il proprietario del terreno meno fertile produrrà anche lui grano.

Ma il proprietario del terreno meno fertile dovrà vendere il grano a 150 euro al quintale, altrimenti

non riuscirebbe a coprire il costo di produzione. Ma allora il proprietario del terreno più fertile

approfitterà di questa situazione e venderà anche lui il grano 150 euro. Quindi, dato che sul mercato

si determina un unico prezzo, anche colui che possiede la terra più fertile venderà il grano a 150 euro

al quintale e avrà un guadagno di 50,00 (perché lui produce al costo di 100,00), mentre colui che

possiede la terra meno fertile non guadagnerà nulla. Quel guadagno di 50 euro costituisce una

RENDITA che possiamo chiamare DIFFERENZIALE, perché nasce dalla esistenza di terre di

differente fertilità.

Oltre che dalla diversa fertilità della terra, la rendita può originare anche dalla diversa vicinanza delle

terre al mercato di vendita dei prodotti agricoli. Le terre più vicine infatti avranno minori costi di

trasporto. Anche in tal caso se la domanda di grano è tale da assorbire pure la quantità prodotta dalle

terre più lontane dal mercato, il prezzo del grano sarà tale da coprire anche i costi di trasporto (dei

prodotti di mercato) delle terre più lontane. In questo caso, le terre più vicine avranno una rendita

differenziale che prende il nome di RENDITA DI POSIZIONE, perché deriva dalla posizione delle

terre rispetto al mercato di vendita dei prodotti.

RICARDO, agli inizi dell’800, formulò la previsione secondo cui l’aumento della popolazione

determinerà l’aumento della domanda di prodotti agricoli, di conseguenza vi sarà un incentivo per i

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produttori ad aumentare l’offerta di prodotti agricoli e quindi saranno messi a coltura sempre nuovi

terreni, presumibilmente verranno coltivati prima i terreni più fertili e poi via via quelli meno fertili,

per cui la rendita differenziale (di cui godono i terreni più fertili) tenderà ad aumentare. Questa

previsione però NON ha trovato riscontro nella realtà, soprattutto perché il progresso tecnologico e

l’impiego di macchinari in agricoltura hanno consentito di aumentare la produzione di beni agricoli,

coltivando solo una parte dei terreni esistenti, senza la necessità di mettere a coltura anche i terreni

meno fertili.

23. TEORIA DEI COSTI (o VANTAGGI) COMPARATI DI RICARDO

Cosa spinge un paese a commerciare con un altro? Vi sono diverse teorie sul commercio

internazionale, tra queste la Teoria ricardiana dei costi (o dei vantaggi) comparati:

Ricardo ipotizza che i paesi siano caratterizzati da una situazione nella quale essi sono in grado di

produrre l’uno più efficientemente dell’altro entrambi i beni. Uno dei due paesi è più bravo rispetto

all’altro nella produzione di entrambi i beni. Immaginiamo che il paese 1 produca A e B impiegando

4 e 8 unità, mentre il paese 2 produce A e B impiegando 6 e 10 unità di lavoro.

Per quale motivo il paese 1, più efficiente del 2, dovrebbe essere spinto dal desiderio di scambiare con

il paese 2? Ricardo formula due condizioni, una necessaria e una sufficiente per lo scambio.

Condizione necessaria è che tra i due paesi esista divario tra i costi comparati. Il paese 1, se produce

al suo interno A e B, dato che impiega 4 unità per A e 8 per B, ha al suo interno un prezzo relativo

pari a 4/8, che corrisponde a 0,5, che afferma che cedendo una dose di A siamo in grado di ottenere

mezza dose di B. Questo rappresenta il costo che sostengo per produrre A e B. Atteso che esiste un

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certo ammontare di lavoro, che parte viene impiegato nel paese 1 e parte nel 2, atteso che la quantità

di lavoro del paese 1 è parte dedicata alla produzione del bene A e parte per B, secondo i rispettivi

coefficienti. Posso chiamare A1B1 il costo della produzione dei due beni nel paese 1.

Stesso ragionamento per il paese 2, costo 0,6, maggiore di 0,5, quindi la prima condizione è rispettata,

c’è divario tra i costi comparati.

La condizione sufficiente è che la ragione di scambio internazionale (RSI), data dal rapporto tra prezzi

alla esportazione e prezzi alla importazione, sia compresa tra le ragioni di scambio interne. Non deve

essere minore di 0,5 né maggiore di 0,6. Nell’intervallo qualsiasi ragione di scambio internazionale

conviene ad entrambi i paesi data dal rapporto tra prezzi alla esportazione e prezzi alla importazione.

Nonostante il paese 1 sia più efficiente nella produzione di entrambi i beni, dato il divario nei costi

comparati e ove RSI fosse compreso tra le ragioni interne, lo scambio converrebbe ad entrambi. Questo

perché anche se il paese 1 è più bravo del paese 2 in entrambe le produzioni, si può individuare quale

produzione è quella per cui il paese 1 realizza il vantaggio relativamente maggiore. Il paese 2 sta

sicuramente peggio, è meno bravo in entrambe le produzioni, ma sta relativamente meno peggio in

una delle due. Si può individuare la produzione nella quale il vantaggio è relativamente superiore

per il paese 1 e la produzione nella quale lo svantaggio è relativamente inferiore per il paese 2. Per

fare ciò bisogna calcolare il costo unitario per stesso bene e quindi valutare quanto costa nel paese 1 e

quanto nel paese 2.

N.B. Quando diciamo che una dose di A compra mezza dose di B, non stiamo forse tracciando le

frontiere delle possibilità produttive di questo paese? Che in questo caso è lineare, perché si basa sul

valore, espresso in termini di unità di lavoro, necessarie a produrre i beni. Quando abbiamo

assodato che il paese 1 ha il vantaggio relativamente maggiore nella produzione del bene A, la

conseguenza logica è che il nostro paese si specializzi nella produzione di A e la frontiera delle

possibilità produttive si riduce.

In questa Teoria sono comunque riscontrabili alcuni LIMITI, in quanto porta a supporre che tutti i

lavoratori che entrano nella produzione di A entrino anche in quella di B (come se il lavoro possa

considerarsi un fattore omogeneo, cosa che non è). Questa teoria ha però il vantaggio di dimostrare

perché anche paesi che sono più efficienti nella produzione, traggano beneficio dallo scambio con gli

altri paesi. 72

24. LA TEORIA DELLO SVILUPPO DI RICARDO.

Gli economisti classici hanno tentato di dare una spiegazione del fenomeno dello sviluppo economico.

RICARDO considerava anche la TERRA tra i fattori della produzione, data l’importanza che

l’agricoltura aveva agli inizi dell’800. In agricoltura la produzione dipende dalle quantità impiegate

di CAPITALE, LAVORO e di TERRA. Mentre i primi due fattori crescono, il terzo è disponibile in

quantità limitata. Sebbene nel corso dell’800, in alcuni paesi (es. Stati Uniti), vi fosse grande quantità

di terra disponibile, RICARDO affermava che in generale, nella maggioranza dei paesi, la terra fosse

disponibile in quantità limitata e man mano che la popolazione cresce, si mettono a coltura terre via

via meno fertili, per cui nonostante l’aumento della popolazione, la produzione agricola aumenterà

in misura decrescente.

In RICARDO inoltre, la teoria dello sviluppo si legava a quella della distribuzione del reddito tra le

classi sociali. La messa a coltura di terre via via meno fertili determinava una continua espansione

della RENDITA FONDIARIA, mentre i SALARI non aumentavano, perché erano al livello di

sussistenza . Aumentando la rendita e rimanendo stabili i salari, i PROFITTI diminuivano. Questo

30

determinava una diminuzione continua degli investimenti industriali e quindi una crescita molto

lenta della produzione dei beni. Il sistema economico per RICARDO tendeva a raggiungere una

situazione di scarso sviluppo (che egli chiamava STATO STAZIONARIO). Il progresso tecnico

Uno dei problemi affrontati dagli economisti classici era quello della distribuzione funzionale del reddito (cioè

30

come si distribuisse il reddito tra salari, profitti e rendite). Ricardo aveva una teoria della rendita per la quale

l’entità di questa era determinata dalla domanda di prodotti agricoli e dalla diversa fertilità dei terreni. Quanto

ai SALARI e ai PROFITTI, va detto innanzitutto che gli economisti classici (tra cui Ricardo) erano pessimisti

sulla possibilità di migliorare il tenore di vita dei lavoratori. Essi ritenevano che il salario fosse determinato dalla

domanda e dall’offerta di lavoro, però pensavano che esso gravitasse intorno al livello di sussistenza dei

lavoratori (la cd. Legge ferrea dei salari). I classici ritenevano che questo avvenisse essenzialmente a causa della

legge della popolazione di Malthus: Malthus riteneva che le risorse naturali sono disponibili in quantità limitate

e questo pone un freno alla espansione della produzione; d’altra parte la popolazione cresce più rapidamente

della produzione, per cui il reddito pro capite tende a diminuire. Ogni colta che il salario aumenta, i lavoratori

hanno un maggior numero di figli e la popolazione cresce. In tal modo l’offerta di lavoro aumenta e il salario

pro-capite diminuisce , tornando al livello di sussistenza. 73

potrebbe neutralizzare questa tendenza, facendo aumentare continuamente e consistentemente la

produzione agricola., anche se la terra è disponibile in quantità limitata. Anche se per Ricardo, il

progresso tecnico non sarebbe stato sufficiente a invertire la tendenza del sistema verso lo stato

stazionario, ma avrebbe potuto solo rallentare tale processo.

25. TEORIA QUANTITATIVA DELLA MONETA

[EQUAZIONE di FISHER e CAMBRIDGE]

Fisher ci vuole dimostrare che al variare della massa monetaria in circolazione varia, nella stessa

direzione, il livello generale dei prezzi. L’EQUAZIONE di Fisher è la seguente MV=PQ, dove M è la

massa monetaria in circolazione, V è la velocità di circolazione della moneta, cioè il numero di volte

che la moneta passa di mano in mano; P rappresenta il livello generale dei prezzi e Q l’offerta di beni

e servizi.

V e Q sono costanti. V è costante perché la moneta per i neoclassici non ha utilità diretta, ma assolve

ad un ruolo che è solo quello di intermediaria degli scambi. V è costante perché è la giacenza media

della moneta, che viene detenuta al fine di superare la ASINCRONIA TEMPORALE che intercorre

tra il periodo di incasso e la spesa del reddito.

La detenzione della moneta implica che la moneta NON circoli, quindi detengo moneta in base alle

mie abitudini e in base ad uno schema di pagamenti. Q è costante perché il sistema opera in piena

occupazione delle risorse, quindi nel breve periodo non è possibile modificare la quantità dei beni e

servizi prodotti, cioè non possibile aumentare ulteriormente la produzione (l’offerta).

Dato che V e Q sono costanti, vi è una RELAZIONE DIRETTA tra M e P. Di conseguenza

all’aumentare della massa monetaria in circolazione, attribuendo ad essa nessuna utilità, sarà ceduta

per acquisire beni e servizi, quindi cresce la domanda di beni e servizi. Dato che il sistema opera in

piena occupazione delle risorse, la quantità dei beni e servizi non può aumentare, conseguentemente

il livello generale dei prezzi aumenta. 74

La stessa cosa dice CAMBRIDGE, cioè al variare della massa monetaria in circolazione varia, nella

stessa direzione, il livello generale dei prezzi; cambia solo la formula M = KPQ, dove K è la quota

del reddito nazionale che i soggetti preferiscono detenere sotto forma di moneta, quindi K è la

giacenza media, ossia quanta moneta rimane al soggetto prima che la usi per acquisire beni e servizi.

K è costante perché è il reciproco di V (scriveremo M · 1/K = PQ).

Per Keynes V e Q non sono costanti; V non è costante perché la percentuale di reddito detenuto sotto

forma di moneta (K) varia ogni volta che muta il tasso di interesse. Mutando K, muta anche V che è

il suo reciproco. Q non è costante perché il livello del reddito nazionale (cioè la quantità dei beni

prodotti) dipende, via moltiplicatore, dal livello degli investimenti e dalla MPC. Per cui ogni volta

che varia il livello degli investimenti varia il livello del reddito nazionale. Pertanto se V e Q non sono

costanti, non vi è quella relazione diretta tra M e P, in quanto egli ritiene che il sistema non operi al

pieno impiego delle risorse e la moneta sia anche un FONDO VALORE, detenuta in moneta o in

obbligazioni.

26. MONETA PER KEYNES

Secondo Keynes i soggetti sono desiderosi di detenere moneta in forma liquida per TRE motivi:

1) MOVENTE TRANSAZIONALE, cioè preferiscono detenere moneta in forma liquida per

superare l’asincronia temporale tra il periodo di incasso al periodo di spesa del reddito. La Domanda

di moneta a fine transattivo è funzione diretta del livello del reddito.

2) MOVENTE PRECAUZIONALE, è dovuto al fatto che gli individui desiderano detenere

moneta in forma liquida per far fronte non solo agli eventi nefasti ma anche a quelli fasti che possono

capitare. Anche la Domanda di moneta a fine precauzionale è funzione diretta del reddito.

3) MOVENTE SPECULATIVO, in quanto Keynes si preoccupa di individuare quale potesse

essere la forma di detenzione della moneta più simile alla moneta liquida, ma che consentisse ai

soggetti di ottenere anche una certa remunerazione. Infatti detenere moneta in forma liquida non dà

75

alcuna remunerazione, mentre detenerla sotto forma di obbligazione fornisce un rendimento perché

sono titoli a reddito fisso a bassa incidenza di rischio, perché i soggetti sono avversi al rischio.

La domanda di moneta a fine speculativo (Ls) è funzione inversa del tasso di interesse di mercato.

Se il tasso di interesse di mercato è ALTO, il valore di mercato delle obbligazioni già in circolazione

è basso ed io sarei spinto ad acquisirle se mi attendessi che entro breve termine il tasso di interesse

di mercato si abbassi, il valore di mercato delle obbligazioni aumenti e SPECULO sulla differenza

tra il prezzo di acquisto (sul mercato primario) e il prezzo di cessione dell’obbligazione (mercato

secondario). Di conseguenza diminuisce la DOMANDA di MONETA a fine speculativo. Per cui la

domanda di moneta a fine speculativo è funzione inversa del tasso di interesse del mercato (NON

del tasso di interesse delle obbligazioni perché è fisso), al cui diminuire il valore di mercato delle

obbligazioni già in circolazione tende ad aumentare e viceversa.

Quando il tasso di interesse di mercato è basso, il valore di mercato delle obbligazioni già in

circolazione è talmente ALTO che gli individui non sono disposti a comprare obbligazioni,

detenendo tutto il loro reddito in forma liquida (TRAPPOLA DELLA LIQUIDITA’)..

27. TASSO DI INTERESSE

Il TASSO DI INTERESSE per i prekenesiani è una grandezza reale ed è il premio per la rinuncia al

consumo presente. Conseguentemente il RISPARMIO crescerà al crescere del tasso di interesse.

La domanda di investimento cresce se il tasso di interesse diminuisce perché ogni impresa sarà

31

disposta ad investire solamente se paga un prezzo inferiore per ogni unità aggiuntiva di fattore.

Keynes si oppone in quanto afferma che il tasso di interesse non è una grandezza reale ma monetaria,

in quanto rappresenta il premio per la rinuncia alla liquidità ed è dato dalla uguaglianza tra

domanda di moneta e offerta di moneta. In più afferma che non c’è divario tra settore monetario e

L’INVESTIMENTO è funzione inversa del tasso di interesse in quanto è il prezzo d’uso del fattore capitale,

31

per cui all’aumentare dell’impiego del fattore capitale, il fattore capitale avrà un rendimento decrescente e

siccome ogni fattore è remunerato in base al valore della sua produttività marginale fisica, ne deriva che al

crescere dell’impiego, diminuendo il rendimento, affinché l’impresa massimizzi il profitto sarà disponibile ad

impiegare ulteriori dosi del fattore solo se paga per esse un prezzo via via minore 76

settore reale in quanto ciascun settore invia impulsi all’altro per mezzo del tasso di interesse . Infatti

32

date le aspettative degli imprenditori, una modifica dell’offerta di moneta modifica il tasso di

interesse, quindi gli investimenti e, via moltiplicatore, il reddito.

Il TASSO DI INTERESSE è determinato dall’eguaglianza tra domanda di moneta e offerta di moneta.

L’offerta di moneta è una grandezza esogenamente data, stabilita dalla banca centrale. La domanda

di moneta è data da componenti che dipendono sia dal reddito sia dal tasso di interesse.

28. DOMANDA DI MONETA PER FRIEDMAN

Per i neoclassici un aumento della massa monetaria in circolazione si traduce in un aumento del

livello generale dei prezzi. I monetaristi sono dei rivisitatori della teoria classica perché Friedman

formula una teoria della domanda di moneta più complessa, in quanto formula una teoria della

domanda di moneta in base alle SCELTE DI PORTAFOGLIO. Quindi la collettività detiene moneta

sotto varie forme: moneta liquida, obbligazioni, beni immobili e così via. Conseguentemente egli

parte dal presupposto che a fronte di una certa quantità di moneta in circolazione, la collettività

detiene moneta in maniera tale da determinare un PORTAFOGLIO OTTIMALE da cui essa tragga

la massima soddisfazione possibile.

Nel momento in cui la massa monetaria in circolazione aumenta, la collettività si troverebbe di fronte

ad uno squilibrio tra ciò che ritiene ottimale detenere e ciò che viene offerto, conseguentemente

cercherà di distribuire questa massa monetaria in aggiunta in maniera da riaggiustare il suo

L’equilibrio sul mercato dei beni è influenzato dalle grandezze monetarie perché il tasso di interesse con cui

32

l’imprenditore confronta l’efficacia marginale dell’investimento è determinato sul mercato monetario. Quindi

impulsi provenienti dal settore monetario al settore reale vanno a incidere sul tasso di interesse che, date le

aspettative degli imprenditori, modifica il livello degli investimenti e, via moltiplicatore, il reddito. 77

portafoglio. Nel breve periodo, nel momento in cui la domanda di moneta si è riadeguata all’offerta

di moneta, i valori nominali delle grandezze aumentano. Per cui i movimenti della massa monetaria

non hanno effetti sulle grandezze reali. Quindi a fronte di una variazione della massa monetaria in

circolazione, varia la composizione del portafoglio, che si traduce in un mutamento delle grandezze

nominali. Poiché le grandezze nominali varieranno tutte nella stessa proporzione (per cui cambiano

non solo i prezzi ma tutte le grandezze dei beni, dei titoli ecc..), il valore reale delle stesse non si

modificherà.

Per cui la moneta, dice FRIEDMAN, può fare solo quello che è in grado di fare, non può modificare

il livello di reddito, né il livello dell’occupazione. Se ci riesce, ci riesce nel breve periodo, ma nel

lungo periodo nulla cambia. Inoltre afferma che la massa monetaria in circolazione deve essere

modificata in stretto rapporto con il reddito nazionale. Per cui se il reddito nazionale aumenta,

l’offerta di moneta deve aumentare e viceversa.

Infine i monetaristi sono contrari ad un intervento delle autorità per risollevare le sorti di un sistema

economico, perché secondo FRIEDMAN sono le FORZE di MERCATO che correggeranno le

tendenze repressive e inflazionistiche del sistema economico, per cui è il mercato che fa tutto.

29. L’INFLAZIONE E STAGFLAZIONE

L’inflazione è l’aumento del livello generale dei prezzi dei beni, le cui cause possono essere un

eccesso della domanda o un mutamento dei costi di produzione, per questo si classificano in

inflazione da domanda e inflazione da costi.

Quanto all’INFLAZONE da DOMANDA, per i neoclassici vi è una relazione diretta tra moneta e

prezzi, di conseguenza un aumento della massa monetaria in circolazione, attribuendo ad essa

nessuna utilità diretta, spinge la domanda di beni ad aumentare. Dato che il sistema opera al livello

di PIENA OCCUPAZIONE delle risorse, la quantità dei beni non può aumentare (l’offerta), quindi

aumenta il livello generale dei prezzi.

Keynes invece smentisce questa elazione diretta tra M e P, in quanto egli ritiene che il sistema non

operi al livello di piena occupazione delle risorse e che la moneta sia anche un fondo valore detenuta

78

in quanto tale, o in moneta liquida o in obbligazioni. Conseguentemente una variazione della massa

monetaria in circolazione fa diminuire il tasso di interesse, date le aspettative degli imprenditori

aumentano gli investimenti e – via moltiplicatore – aumenta il reddito, dunque cresce la domanda

globale, quindi cresce la produzione. L’aumento di domanda si traduce in INFLAZIONE quando

siamo già nella PIENA OCCUPAZIONE.

Un aumento del livello generale dei prezzi si può anche avere se si opera in mercati non di

concorrenza perfetta, perché le imprese sono in grado di determinare il prezzo.

L’inflazione può anche dipendere dall’aumento dei costi di produzione, per cui se aumentano i costi

di produzione, soprattutto i salari e le materie prime, gli imprenditori aumenteranno i PREZZI di

vendita dei prodotti per mantenere gli stessi margini di profitto, se ciò riguarda tutti i settori abbiamo

INFLAZIONE da costi.

L’inflazione può anche essere IMPORTATA, per cui un aumento dei prezzi delle materie prime si

traduce in inflazione da costi (INFLAZIONE IMPORTATA).

Infine un’altra causa di inflazione è la presenza di un SETTORE ESTREMAMENTE PRODUTTIVO

in cui i salari crescono allo stesso ritmo della produttività. C’è un altro settore meno produttivo con

il quale il primo ha rapporti e per effetto di imitazione i lavoratori richiedono aumenti di salario;

però in questo caso tali aumenti non corrisponderebbero ad aumenti della produttività per cui se i

salari crescono più della produttività le imprese aumentano i prezzi; e se il settore scambia con

l’altro, risente dell’aumento dei prezzi. L’inflazione settoriale si può trasformare in inflazione da

costi.

L’inflazione può essere combattuta ponendo in essere politiche economiche RESTRITTIVE, in

particolare POLITICA FISCALE e/o POLITICA MONETARIA RESTRITTIVE: la politica fiscale

restrittiva consiste nel diminuire gli investimenti pubblici oppure nell’aumentare le imposte dirette

al fine di ridurre la domanda globale (un aumento delle imposte dirette determina una diminuzione

del reddito disponibile, quindi riduce la propensione alla spesa, di conseguenza si riduce la

domanda globale); la politica monetaria restrittiva viene messa in atto dalla banca centrale, la quale

ha a disposizione tre strumenti per ridurre l’offerta di moneta, che sono: a) la manovra del tasso

ufficiale di riferimento; b) operazioni di mercato aperto; c) variazione del coefficiente di riserva

obbligatoria. 79

L’obiettivo primario della politica monetaria è il mantenimento della stabilità dei prezzi, quindi

mantenere l’inflazione vicino al 2%.

La DOMANDA di MONETA è la quantità di reddito che un soggetto detiene sotto forma di moneta

liquida. La domanda di moneta è data da componenti che dipendono sia da reddito sia dal tasso di

interesse. Se aumenta il reddito, aumenta la domanda di moneta che dal reddito dipende, la

domanda di moneta è funzione inversa del tasso di interesse di mercato.

L’OFFERTA di MONETA è la quantità di moneta in circolazione in un sistema economico. Ad una

variazione della moneta in circolazione corrisponde una variazione del tasso di interesse. È una

grandezza esogenamente data, stabilita dalla banca centrale la quale ha a disposizione tre strumenti

per variare l’offerta di moneta.

[ricordiamo che oggi viviamo in un sistema a CARTA-MONETA inconvertibile, in cui la banca

centrale decide la quantità di moneta da emettere non in base alle riserve ufficiali di oro ma sulla

base degli obiettivi di politica economica che vuole raggiungere].

La Banca centrale la quale ha a disposizione tre strumenti per variare l’offerta di moneta:

1) TASSO UFFICIALE DI RIFERIMENTO = il TASSO UFFICIALE DI RIFERIMENTO (TUR), è

il tasso al quale la banca centrale presta liquidità alle banche ordinarie quando queste

richiedono anticipi di liquidità. Dal 1 gennaio 1999 questo TASSO UFFICIALE di

RIFERIMENTO, deciso dalla BCE, ha sostituito il TASSO UFFICIALE di SCONTO (cd. TUS)

precedentemente fissato dalla Banca d'Italia. Fissando il TUR più alto dei tassi di interesse,

la Banca centrale induce le banche a trattenere un ammontare maggiore di riserve, rispetto

alla riserva obbligatoria. Dunque, data una certa base monetaria, i depositi bancari sono pari

a un multiplo inferiore delle riserve, il moltiplicatore monetario si riduce e l'offerta di moneta

è più bassa. Variazioni del TASSO di riferimento cambiano l'offerta di moneta.

2) OPERAZIONI DI MERCATO APERTO, la banca centrale acquistando obbligazioni dai

privati o titoli di debito pubblico, dà in cambio moneta, per cui l’operazione si traduce in un

aumento della massa monetaria in circolazione; invece quando vende i suoi titoli ai privati,

80

ritira moneta dal sistema, quindi l’operazione si traduce in una diminuzione della massa

monetaria in circolazione.

3) VARIAZIONE DEL COEFFICIENTE di RISERVA OBBLIGATORIA, è uno strumento di

politica monetaria che incide sulla capacità di moltiplicazione (da parte del sistema bancario)

della moneta. Quanto più alto è il coefficiente di riserva, tanto più basso è il valore del

moltiplicatore dei depositi. Per cui un aumento del coefficiente di riserva obbligatoria,

determina una minore moltiplicazione dei depositi e quindi una diminuzione della quantità

di moneta e viceversa. Il coefficiente di riserva obbligatoria è la percentuale dei depositi che

ogni banca è obbligata a versare presso la banca centrale (aumentando il numero dei depositi

aumenta la quantità di moneta).

La STAGFLAZIONE .

33

La Stagflazione è l'inflazione accompagnata al ristagno degli investimenti e della domanda globale,

e quindi della produzione e della occupazione.

Secondo alcuni economisti le CAUSE del fenomeno sono da ricercare nel fatto che anche in presenza

di livelli di disoccupazione elevati, il processo inflazionistico si autoalimenta attraverso le

aspettative. Di fronte ad un aumento dei prezzi, gli individui ne prevedono uno maggiore per il

futuro.

Su questa base le organizzazioni sindacali chiedono forti aumenti salariali, che a loro volta generano

ulteriori aumenti dei prezzi. In diversi Paesi inoltre esistono o sono esistiti MECCANISMI automatici

di adeguamento dei salari agli aumenti dei prezzi, per cui ogni volta che i prezzi dei beni di consumo

aumentano, vengono accresciute automaticamente anche le retribuzioni. Questo, a sua volta,

determina un ulteriore aumento dei prezzi, per cui tali meccanismi innescano una corsa tra prezzi e

salari, ragione per cui sono stati ridotti o aboliti.

Un altro aspetto da considerare è questo: oggi numerose imprese operano in regime di

OLIGOPOLIO e possono influenzare i prezzi dei beni che producono e vendono. Per questo esse,

quando ricevono dai sindacati richieste di aumenti salariali (anche elevati), li concedono per ridurre

Palmerio

33 81

la conflittualità in fabbrica e poi recuperano i MARGINI di PROFITTO aumentando i prezzi di

vendita. L'inflazione cioè sarebbe determinata dalla COLLUSIONE tra le imprese industriali

oligopolistiche e i sindacati (che sono anch'essi degli oligopoli). Inoltre le aziende, quando vi è una

intensa conflittualità, avranno una caduta dei profitti. Le loro aspettative saranno pessimistiche e

quindi saranno restie a investire, per cui si avrà uno scarso aumento di occupazione, mentre le

aziende stesse, per recuperare i profitti, aumenteranno i prezzi.

Secondo alcuni economisti, POLITICHE RESTRITTIVE (monetarie e fiscali) della domanda globale,

possono generare o quanto meno aggravare il fenomeno della stagflazione, perché, mentre sono

efficaci a determinare la contrazione degli investimenti, della produzione e dell'occupazione, NON

riescono invece a frenare l'aumento dei prezzi.

30. CURVA DI PHILLIPS

La CURVA DI PHILIPS viene in considerazione in tema di INFLAZIONE (che come risaputo è un

aumento generale dei prezzi, che può essere causato da un eccesso della domanda oppure da un

mutamento dei costi di produzione). L’economista Philips, in uno studio sul comportamento

dell’economia britannica (dal 1861 al 1957) sosteneva che le cause dell’inflazione risiedessero

soprattutto nel mercato del lavoro. Philips riteneva che, quando nel sistema economico vi era una

abbondante disoccupazione, i salari monetari aumentavano poco o addirittura diminuivano; mentre

quando il sistema era vicino alla piena occupazione, la crescita dei salari era molto rapida, cioè man

mano che il sistema si approssimava al pieno impiego i salari aumentavano più velocemente.

Quando il tasso di crescita dei salari era molto elevato (per cui crescevano più velocemente della

produttività del lavoro), questo determinava un aumento dei prezzi (quindi inflazione), mentre se il

82

salario cresce allo stesso tasso a cui cresce la produttività del lavoro aumenti del salario non

determinano inflazione. La teoria di Philips viene espressa attraverso una curva, detta appunto Curva

di Philips, che mostra come al crescere del tasso di disoccupazione il tasso di crescita dei salari

monetari diminuisca sino a diventare dapprima nullo e infine negativo.

Sono essenzialmente due le spiegazioni del fenomeno fornite dal Philips e dagli economisti successivi:

Secondo alcuni l’esistenza di un elevato numero di disoccupati riduce la forza contrattuale dei

▪ sindacati, per cui i salari aumentano poco; in tali situazioni infatti i sindacati temono che le

imprese possano avere difficoltà e quindi licenziare altri lavoratori, per cui moderano le loro

richieste di aumenti salariali. Quando invece il sistema economico è vicino alla piena

occupazione accade il contrario.

Altri invece sostengono che quando la disoccupazione è scarsa, le imprese hanno difficoltà a

▪ trovare lavoratori e quindi offrono loro salari sempre più elevati

Alcuni economisti, tra cui Friedman, hanno studiato direttamente la relazione tra VARIAZIONE

della DISOCCUPAZIONE e VARIAZIONE dei PREZZI. Friedman evidenzia che:

se il SALARIO cresce più del VALORE del prodotto marginale fisico del fattore lavoro, i

▪ PREZZI aumentano 83

ad ogni riduzione della DISOCCUPAZIONE, è configurabile un aumento nel tasso di

▪ variazione dei SALARI più alto rispetto a quello ipotizzato

Secondo Friedman, quindi, esiste una curva di Phillips per ogni dato livello dei prezzi, perché nel

momento in cui il SALARIO cresce più della produttività, io mi attendo l’aumento del livello dei

prezzi e quindi mi attendo che il SALARIO MONETARIO che ho appena contratto (più alto rispetto

a prima), in rapporto al nuovo livello dei prezzi, mi dia un SALARIO REALE uguale o peggiore

rispetto a quello precedente (vengono in considerazione le cd aspettative inflazionistiche).

Quindi a ogni aumento nel tasso di variazione del salario:

si associa un aumento nel livello dei prezzi

▪ si associa una curva di Phillips più alta fino a quando essa non sarà parallela (nel lungo

▪ periodo) all’asse delle ordinate, avendo per incidenza sull’asse delle ascisse quello che

Friedman chiama il TASSO di DISOCCUPAZIONE naturale che il sistema si deve tenere

perché se andiamo a ridurla causiamo un processo inflativo.

[immagine tratta da Palmerio]

[SE NON VI RISULTA CHIARO IL RAGIONAMENTO SU

PHILIPS e FRIEDMAN ALLORA VE LO SPIEGO IN MODO +

]

SEMPLICE QUI SOTTO e potete dirlo così: 84

Philips, come sappiamo, afferma la esistenza di una relazione indiretta tra :

TASSO DI VARIAZIONE DEI SALARI

➡️ TASSO DI VARIAZIONE DELLA DISOCCUPAZIONE

➡️

una RELAZIONE tale x cui quando il tasso d variazione dei salari è basso, la disoccupazione sarà

massima. La Curva di Philips mostra come al crescere del tasso di disoccupazione, il tasso di crescita dei

salari monetari diminuisca sino a diventare dapprima nullo e infine negativo.

La ragione teorica di questa relazione, risiede nel fatto che in un mercato del lavoro in cui ci sono tanti

posti d lavoro vacanti ,ma non ci sono lavoratori disposti a occuparli, le imprese tenderanno ad

aumentare i tassi dei salari monetari per accaparrarsi questi lavoratori.

La teoria di Phillips regalava così alla politica economica uno strumento di intervento di tipo keynesiano

nell ’ economia di un Paese. Bastava scegliere un corretto equilibrio tra livello dei prezzi e

disoccupazione per dirigere l’economia nella direzione voluta. In pratica le autorità erano sempre

chiamate a una scelta tra disoccupazione e inflazione e se volevano abbassare la prima dovevano essere

disposti a tollerare un incremento della seconda e viceversa.

Nel 1970 però molti Paesi si trovarono di fronte a uno scenario inatteso di elevati livelli sia di inflazione

che di disoccupazione (la cosiddetta stagflazione). Si trattava comunque di una situazione che non era

possibile giustificare con la teoria di Phillips. Effettivamente il legame tra il livello di inflazione e quello

di disoccupazione si era dimostrato più complesso del previsto.

Alcuni economisti, guidati da Milton Friedman, colsero allora l ’ occasione per rilanciare teorie

economiche di libero mercato e dunque non interventiste. Per Freedman è più reale l’esistenza di un

legame tra aspettativa di variazione dei prezzi monetari e aspettativa di variazione dei salari.

Si passa dunque:

dalla relazione variazione salari-tasso variazione disoccupazione

➡️ alla relazione tasso di variazione dei prezzi( inflazione)- tasso di variazione dei salari.

➡️ 85

Per farlo usiamo la teoria marginalista della distribuzione del reddito, secondo cui:

il salario è uguale al fattore marginale fisico del fattore lavoro

✅ se tale salario sarà superiore alla produttività, allora i COSTI di produzione aumenteranno e con

loro anche i PREZZI dei beni.

Secondo Friedman (che è un monetarista) la relazione individuata da Philips è valida SOLAMENTE per

un dato livello di prezzi e comunque solo nel breve periodo, perché se associamo ad un dato livello di

disoccupazione un dato livello di salario e se il salario è maggiore di produttività media dei lavoratori,

questi ultimi si aspetteranno un aumento dei prezzi e quindi- allo stesso livello d disoccupazione-

chiederanno un aumento dei salari e di conseguenza, nel lungo periodo, la curva di Philips diventerà

una parallela all'asse delle ordinate e

il livello di disoccupazione sarà massimo a fronte di un tasso di variazione salari pari a zero. Nel punto

di incidenza sull'asse delle ascisse abbiamo quello che Friedman chiama il "TASSO di

DISOCCUPAZIONE naturale" che il sistema si deve tenere perché se andiamo a ridurla causiamo un

processo inflativo.

Detto altrimenti: la riflessione sui PROBLEMI sollevati dalla teoria di Philips, ha spinto diversi economisti

a considerare il fenomeno delle ASPETTATIVE INFLAZIONISTICHE. I monetaristi , sostengono che una

politica monetaria espansiva genera INFLAZIONE ma non riduce la disoccupazione. Infatti:

l'AUMENTO dei PREZZI, generato dalla politica monetaria espansiva, crea aspettative di ulteriore

➡️

inflazione (i soggetti economici sono indotti a pensare che i prezzi continueranno ad aumentare)

le aspettative inflazionistiche spingono: a) i SINDACATI a chiedere aumenti del salario monetario;

➡️

b) le IMPRESE ad accogliere queste richieste, nella convinzione di poter assorbire questo aumento dei

costi mediante l'aumento dei prezzi di vendita dei beni 86

TUTTAVIA, le IMPRESE, quando si rendono conto che il costo del lavoro (in termini reali) NON è

➡️

diminuito e la domanda di beni NON è aumentata, NON assumeranno più lavoratori, per cui:

l'INFLAZIONE resta e la DISOCCUPAZIONE non diminuisce.

Questo cosa suggerisce? che l'INFLAZIONE non è una alternativa alla DISOCCUPAZIONE , anzi la può

aggravare nella misura in cui le aspettative inflazionistiche si autoalimentano.

31. LA TEORIA DELLA DISTRIBUZIONE FUNZIONALE DEL REDDITO

Si tratta di una teoria equa ed efficiente perché afferma che nessuno può essere retribuito se non ha

partecipato alla realizzazione del prodotto e che ciascuno è retribuito in stretta relazione a quanto

ha contribuito al prodotto. da ciò deriva che il salario è uguale al valore del prodotto marginale fisico

del fattore lavoro, cioè la relazione fisica che esiste tra aumento del lavoro e aumento del prodotto

da esso scaturente. Conseguentemente se retribuisco ogni fattore esattamente per quello che mi

rende, se il suo rendimento aumenta, aumenta quanto “io gli pago”, diversamente se diminuisce il

suo rendimento, diminuirà quanto “io gli pago”.

Per le imprese che operano in mercati di concorrenza pura il prezzo d’uso dei fattori della

produzione è sempre uguale al valore del prodotto marginale fisico. Per le altre imprese (che

operano in mercati diversi dalla concorrenza pura), il prezzo d’uso dei fattori della produzione non

è più uguale al valore del prodotto marginale fisico ma è uguale al ricavo marginale per il prodotto

marginale fisico, in quanto le imprese devono far fronte a due andamenti decrescenti, a quello del

prodotto marginale e a quello del ricavo marginale. 87

32. INVESTIMENTO E RISPARMIO

Nella teoria neoclassica la uguaglianza tra Investimento (I) e Risparmio (S) è data dal Tasso di

interesse che è una grandezza reale ed è il premio per la rinuncia al consumo presente, per cui il

risparmio è funzione diretta del Tasso di interesse, il risparmio cresce al crescere del Tasso di

interesse.

L’investimento è funzione inversa del Tasso di interesse, in quanto è il prezzo d’uso del fattore

capitale, per cui all’aumentare dell’impiego del fattore capitale, il fattore capitale avrà un rendimento

decrescente e siccome ogni fattore è remunerato in base al valore della sua produttività marginale

fisica, ne deriva che al crescere dell’impiego (diminuendo il rendimento), affinché l’impresa

massimizzi il profitto , sarà disponibile ad impiegare ulteriori dosi del fattore solamente se paga per

esse un prezzo via via minore. Per Keynes l’equilibrio del settore reale è sempre dato

dall’eguaglianza tra I e S, ma si eguaglino attraverso il reddito e non attraverso il tasso di interesse.

Il Risparmio è funzione diretta del reddito. L’investimento per Keynes è scarsamente correlato al

tasso di interesse e dipende in massima parte dalle aspettative degli imprenditori. Inoltre egli ritiene

che non ci sia divario tra settore monetario e settore reale, ma vi sia un collegamento che è dato dal

tasso di interesse. Conseguentemente l’equilibrio nel mercato dei beni è influenzato dalle grandezze

monetarie perché il tasso di interesse con cui l’imprenditore confronta l’efficacia marginale

dell’investimento è determinato sul mercato monetario. Quindi impulsi provenienti dal settore

monetario al settore reale vanno a incidere sul tasso di interesse che, date le aspettative degli

imprenditori, modifica il livello degli investimenti e, via moltiplicatore, il reddito. 88

33. FUNZIONAMENTO DEL SISTEMA ECONOMICO PER I NEOCLASSICI.

(per capire IS-LM va fatto prima questo)

Per i NEOCLASSICI ad una determinata OFFERTA corrisponde una DOMANDA perfettamente

corrispondente. Per OFFERTA intendiamo la quantità di beni e servizi che vengono prodotti da una

collettività in un dato periodo di tempo, cioè il PIL [cioè il valore del flusso dei beni e dei servizi

prodotti da una collettività in un determinato periodo di tempo e che si sostanzia nella produzione

di beni di consumo e di beni di investimento; se allora a questa offerta, corrisponde una domanda

perfettamente corrispondente, la DOMANDA si sostanzierà nella SPESA in beni di consumo e beni

di investimento]. Se consideriamo che:

per realizzare il PIL è necessario approvvigionarsi dei fattori della produzione è evidente che

▪ il VALORE della produzione corrisponde al VALORE dei redditi distribuiti, che la

collettività destina parte al consumo e parte al risparmio.

se è vero che all'ammontare dei beni di consumo prodotti corrisponde una DOMANDA di

▪ beni di consumo ad essa esattamente equivalente, ne deriva che l'equilibrio del settore

privato, è caratterizzato dalla identità RISPAMIO - INVESTIMENTO.

Questa identità per i Neoclassici è vera, sia ex ante che ex post, mentre per Keynes solamente ex post

(perché può essere un Prodotto Interno Lordo producibile ma non è detto che sia esattamente

prodotto).

Per i Neoclassici l'EQUILIBRIO del settore privato (quindi l'identità risparmio-investimento) è

assicurato dal TASSO di INTERESSE, inteso: 89

a) dal punto di vista del RISPARMIO, come il PREMIO per la RINUNCIA al consumo presente

e quindi il RISPARMIO è una funzione diretta del tasso di interesse;

b) dal punto di vista dell'INVESTIMENTO, come PREZZO d'uso del fattore capitale che è pari

al valore del prodotto marginale fisico del fattore e dato che + dosi di fattore capitale utilizzo

+ il suo prodotto marginale diminuisce, è evidente che la domanda del fattore capitale

CRESCE se per esso pago un prezzo via via minore (per questo l'investimento è funzione

indiretta del tasso di interesse). Conseguentemente l'uguaglianza tra risparmio e

investimento sarà sempre garantito, secondo i neoclassici, dalle variazioni del tasso di

interesse.

Conseguentemente l'uguaglianza tra risparmio e investimento sarà sempre garantito, secondo i

neoclassici, dalle variazioni del tasso di interesse.

Nella visione dei Neoclassici la MONETA è solo intermediaria degli scambi e serve solo ed

esclusivamente a determinare il LIVELLO assoluto dei prezzi, conseguentemente mutamenti nella

massa monetaria in circolazione, andando a modificare solo i valori nominali delle grandezze,

modificandoli tutti nella identica proporzione, NON determina mutamenti nelle grandezze reali del

sistema.

Per Keynes, l’equilibrio RISPARMIO-INVESTIMENTO può avvenire soltanto ex post. Per Keynes: il

risparmio è Funzione del reddito mentre l'investimento dipende dal tasso di interesse, date le

aspettative degli imprenditori. Ma il Tasso di interesse per Keynes è il PREMIO per la rinuncia alla

liquidità, quindi una "grandezza monetaria" che viene determinata sul mercato della moneta,

laddove la domanda di moneta è uguale all'offerta di moneta e la domanda di moneta si sostanzia

in: una domanda di moneta che dipende dal reddito

- una domanda di moneta che dipende dal tasso di interesse

-

Conseguentemente, ritenendo Keynes che la domanda di moneta che dal reddito dipende sia

scarsamente influente nella determinazione del tasso di interesse, il tasso di interesse si determina sì

sul mercato della moneta ma grazie all' uguaglianza tra domanda di moneta a fine speculativo e

offerta di moneta a fine speculativo. E allora: 90

la determinazione del tasso di interesse sul mercato della moneta, note le aspettative dei

▪ venditori, determina l'investimento

la determinazione dell'investimento, via moltiplicatore, determina il livello del reddito.

Anche nella teoria keynesiana c'è un limite, quello di aver escluso dalla determinazione del tasso di

interesse la domanda di moneta che dal reddito dipende. Per cui se è vero che: poteva non esserci

identità tra reddito potenzialmente producibile e reddito effettivamente prodotto (a causa di una

insufficienza della domanda globale) e che quindi il reddito fosse la “grandezza” da determinare, il

fatto di aver ritenuto “nota” la domanda di moneta (che dal reddito dipende), significa quasi averlo

considerato dato.

Hicks coniuga la teoria neoclassica e la teoria keynesiana e individua come sia possibile individuare

equilibrio del settore reale ed equilibrio del settore monetario grazie non solo al tasso di interesse,

non solo al livello del reddito ma considerandole insieme. (adesso parliamo della scheda IS e LM).

34. MODELLO IS-LM

Il modello IS-LM (IS sta per investimento-risparmio; mentre LM sta per liquidità-denaro) è stato

introdotto da Hicks nel 1937 ed è un modello di sintesi tra le posizioni prekeynesiane e quelle

keynesiane. Il modello è composto da due schede, una (la IS) che riguarda il mercato dei beni (settore

reale) e l’altra (la LM) che riguarda il mercato della moneta (settore monetario).

La CURVA IS è il luogo geometrico dei punti per coppie di valori di tasso di interesse e di reddito,

34

tali per cui il mercato dei beni è in equilibrio e quindi l’investimento eguaglia il risparmio.

IS : I sta per INVESTIMENTI PROGRAMMATI ed S sta per RISPARMIO PROGRAMMATO

34 91

PERCHE’ la IS è inclinata negativamente? Essa è inclinata negativamente perché se diminuisce il

tasso di interesse, aumentano gli investimenti e via moltiplicatore aumenta il reddito che fa

aumentare il risparmio. Se il risparmio è funzione diretta del reddito, al crescere del reddito crescerà

anche il risparmio; dato che l’equilibrio sul mercato dei beni è dato dalla eguaglianza tra I e S, perché

l’equilibrio persista l’investimento deve aumentare, e l’investimento aumenta se il tasso di interesse

diminuisce.

La sua maggiore o minore inclinazione da cosa dipende? Dipende dalla sensibilità dell’investimento

al tasso di interesse e dal valore del moltiplicatore. La pendenza dipende dalle variabili indipendenti,

per cui se l’investimento è molto reattivo al tasso di interesse basterà una piccola variazione del tasso

di interesse per causare una grande variazione nell’investimento e quindi a generare un aumento

nel reddito, la curva diventa più piatta.

Come si sposta la IS nello spazio? La posizione nello spazio dipende dalle componenti autonome

della domanda (che non dipendono né dal tasso di interesse né dal reddito). Ossia le esportazioni e

la spesa pubblica. Al loro variare, se esse aumentano, per ogni punto della IS a parità di tasso di

interesse, il reddito aumenta. Dunque la IS si sposta verso l’alto e verso destra. Del pari, se esse

diminuiscono, per ogni punto della IS, a parità di tasso di interesse, il reddito diminuisce, la IS si

sposta a sinistra e verso il BASSO. 92

35

La curva LM , è il luogo geometrico dei punti per coppie di valori di Tasso di interesse e Reddito

36

tali per cui il mercato monetario è in equilibrio e quindi la domanda di moneta eguaglia l’offerta di

moneta.

PERCHE’ la curva LM è inclinata positivamente? è inclinata positivamente perché la domanda di moneta

è funzione diretta del reddito. Se aumenta il reddito aumenta la domanda di moneta che dal reddito

dipende, conseguentemente (dato che l’offerta di moneta è una grandezza esogenamente data e non

varia) il tasso di interesse aumenta.

La sua maggiore o minore inclinazione da cosa dipende? Dipende dalla sensibilità della domanda di

moneta al tasso di interesse. Se questa reattività fosse scarsa o quasi nulla, la LM sarebbe parallela

all’asse delle ordinate (LM classica); se la sensibilità fosse molto grande la LM sarebbe parallela

all’asse delle ascisse (LM keynesiano).

Come si sposta la LM nello spazio? La usa posizione dipende dall’unica componente autonoma che

è la variazione dell’offerta di moneta. In qualsiasi modo la massa monetaria in circolazione aumenti

per decisione della banca centrale, per ogni punto della LM, a parità di reddito, il tasso di interesse

Palmerio

35 LM: L indica la domanda reale di moneta (o di liquidità) mente M l’offerta reale di moneta.

36 93

diminuisce. Dunque la LM si sposta verso il basso e verso destra. Del pari, se l’offerta di moneta

diminuisce, il tasso di interesse aumenta e quindi la LM si sposta verso l’alto e verso sinistra.

37

Dato che IS è inclinata negativamente e la LM positivamente, poste insieme su un unico diagramma

cartesiano ci sarà un’unica coppia di valori di tasso di interesse e reddito che rendono

simultaneamente in equilibrio il mercato dei beni e il mercato monetario.

38

Supponiamo che il reddito di equilibrio (Ye) non sia quello di piena occupazione delle risorse (Y*),

quali misure di politica economica possono essere adottate? O una POLITICA FISCALE ESPANSIVA

o una POLITICA MONETARIA ESPANSIVA (Mundell-Fleming).

Palmerio

37 Palmerio

38 94

35. POLITICA FISCALE ESPANSIVA e POLITICA MONETARIA ESPANSIVA

La POLITICA FISCALE ESPANSIVA consiste in un aumento della spesa pubblica che fa aumentare

la domanda globale, che via moltiplicatore del bilancio pubblico aumenta il reddito. L’aumento del

reddito si riversa sul mercato della moneta, determinando un aumento della domanda di moneta

che dal reddito dipende. Dal momento che l’offerta di moneta è una grandezza esogenamente data

e non varia, il tasso di interesse aumenta, l’aumento del tasso di interesse si riversa sul mercato dei

beni determinando una contrazione della domanda globale nella componente della spesa privata

per gli investimenti, ciò determina un effetto spiazzamento, per cui il reddito cresce ma meno di

quello che ci saremmo attesi. Il sistema raggiunge una nuova posizione di equilibrio caratterizzata

da maggiore reddito e maggiore tasso di interesse, il maggior reddito fa aumentare le importazioni

e, date le esportazioni, la bilancia commerciale va in disavanzo. L’aumento del tasso di interesse

garantisce un afflusso di capitali e il conto finanziario va in avanzo. Se l’avanzo del conto finanziario

più che compensa il disavanzo della bilancia commerciale, la bilancia dei pagamenti è in positivo.

Questo:

1) In un REGIME a CAMBI FISSI e PREZZI FISSI, si traduce in un aumento delle riserve

ufficiali e quindi aumenta la massa monetaria in circolazione, si riduce il tasso di interesse

e, date le aspettative degli imprenditori, aumentano gli investimenti e via moltiplicatore

aumenta il reddito. La politica fiscale è EFFICACE (se i prezzi fossero stati flessibili potrebbe

perdere la sua efficacia perché qui dobbiamo fare riferimento al differenziale inflattivo tra i

Paesi).

2) In un REGIME a CAMBI FLESSIBILI e PREZZI FISSI, si traduce in una rivalutazione della

moneta, cioè aumenta il suo potere di acquisto ma, conseguentemente, i beni e servizi in

essa denominati PERDONO competitività, quindi le esportazioni diminuiscono e, via

moltiplicatore del commercio estero, diminuisce il livello del reddito. La politica fiscale è

INEFFICACE. 95

3) In un REGIME a CAMBI FLESSIBILI e PREZZI FLESSIBILI, la politica fiscale espansiva può

avere efficacia, perché quando consideriamo la flessibilità dei prezzi non ragioniamo più in

termini di tasso di cambio nominale ma di tasso di cambio reale, dove il tasso di cambio reale è

uguale al tasso di cambio nominale moltiplicato per il rapporto tra i prezzi all'esportazione e i

prezzi all'importazione ovvero Prezzi interni e Prezzi esteri (R= r x Px/Pz).

Se i Prezzi interni aumentano relativamente meno di quelli esteri, il tasso di cambio reale si

APPREZZA. Se invece i prezzi interni aumentassero più di quelli esteri, il tasso di cambio reale si

deprezzerebbe. e questo determinerebbe un aumento delle esportazioni nette, per cui il reddito

crescerebbe ancora e la politica fiscale acquista efficacia.

La POLITICA MONETARIA ESPANSIVA, consiste invece in un aumento dell’offerta di moneta, cioè

aumenta la massa monetaria in circolazione, si riduce il tasso di interesse e, date le aspettative degli

imprenditori, aumentano gli investimenti e via moltiplicatore aumenta il reddito. L’aumento del

reddito si riversa sul mercato della moneta, determinando un aggiustamento di questo mercato, che

a sua volta ne causa un altro sul mercato dei beni, di conseguenza il sistema economico raggiunge una

Questo

nuova posizione di equilibrio caratterizzato da maggior reddito e un minore tasso di interesse.

maggior reddito e minore tasso di interesse come cambiano il rapporto tra noi e il resto del mondo?

Il maggior reddito fa aumentare le importazioni e date le esportazioni, la bilancia commerciale va in

disavanzo, la riduzione del tasso di interesse determina un deflusso di capitali e il conto finanziario

va in disavanzo. Conseguentemente l’intera bilancia dei pagamenti è in disavanzo. Questo:

1) In un REGIME a CAMBI FISSI e PREZZI FISSI, si traduce in una diminuzione delle riserve

ufficiali e quindi diminuisce la massa monetaria in circolazione, aumenta il tasso di interesse

e, date le aspettative degli imprenditori, diminuiscono gli investimenti e via moltiplicatore

diminuisce il reddito. La politica monetaria è INEFFICACE.

2) In un REGIME a CAMBI FLESSIBILI e PREZZI FISSI, il disavanzo della bilancia dei

pagamenti si traduce in una SVALUTAZIONE della moneta, cioè si DEPREZZA, diminuisce

il suo potere di acquisto, conseguentemente i beni e i servizi in essa denominati acquistano

competitività, quindi le esportazioni aumentano e aumenta il livello del reddito (le

importazioni diminuiscono e la bilancia commerciale si riaggiusta lì dove si verifica la

condizione di Marshall-Lerner). La politica monetaria è EFFICACE. 96

Se abbiamo PREZZI FLESSIBILI, l’equilibrio iniziale valeva per un certo livello dei prezzi, adesso

questa nuova posizione di equilibrio sarà compatibile con un nuovo livello dei prezzi che

aumenteranno. Quindi dobbiamo ragionare non più in termini di tasso di cambio nominale, ma in

termini di TASSO di CAMBIO REALE, che è dato dal tasso di cambio nominale moltiplicato per il

rapporto tra i prezzi interni e i prezzi esteri.

36. IL MERCATO DELLE VALUTE

Il MERCATO DELLE VALUTE (o mercato dei cambi) è un mercato internazionale nel quale una

valuta viene scambiata con un’altra valuta. Vanno precisati alcuni concetti:

Il TASSO DI CAMBIO è il prezzo di una valuta espresso in un’altra valuta.

39

- Il TASSO DI CAMBIO EFFETTIVO è il valore medio dei tassi di cambio con le monete di tutti

- i partner commerciali, ponderato per la dimensione relativa degli scambi commerciali con

40

ogni paese.

Il TASSO DI CAMBIO REALE misura il prezzo relativo delle merci provenienti da Paesi

- diversi e valutate in una stessa moneta

Il VALORE INTERNAZIONALE DELLA MONETA è la quantità di moneta straniera

- necessaria per acquistare un’unità di moneta nazionale

Il PREZZO DI UNA MONETA STRANIERA è la quantità di moneta nazionale necessaria per

- acquistare un’unità di moneta straniera.

Per calcolare il tasso di cambio si possono utilizzare due strumenti:

39

1) Il metodo del certo per l’incerto. Se il tasso di cambio (r) è il prezzo di una moneta in termini di un’altra, vuol

dire che io sono capace di leggere, analizzando questo rapporto, quante unità di euro devo cedere per ottenere

un dollaro o quanti dollari devo cedere per ottenere un euro. Se definiamo il tasso di cambio come certo per

incerto, vuol dire che al numeratore della frazione c’è l’unità certa della valuta (1 euro), al denominatore c’è

l’unità incerta dell’altra valuta (dollari).

2) potrei calcolare il tasso di cambio come incerto per certo (come si faceva prima). Quindi al numeratore l’unità

incerta (x unità di euro), contro l’unità certa della valuta estera.

Che significa «ponderato»? nel calcolo delle medie, significa attribuire ai singoli termini di una serie, un

40

coefficiente in relazione alla loro importanza. 97

I tassi di cambio possono essere determinati sul mercato dei cambi dall’incontro della domanda con

l’offerta di valuta, laddove domanda e offerta appaiono rispettivamente una inclinata negativamente,

l’altra inclinata positivamente, esattamente come la domanda e l’offerta di qualsiasi bene. Dobbiamo

immaginare un mercato rappresentato come un qualsiasi mercato di concorrenza perfetta, in cui al

posto del prezzo, sull’asse delle ordinate avremo il tasso di cambio euro/dollaro, e sull’asse delle

ascisse (per esempio) la quantità di euro. È evidente che la funzione di domanda (D) sarà inclinata

negativamente, quella di offerta (S) positivamente. Questo dipende dal fatto che si registri un avanzo

o un disavanzo nelle transazioni commerciali (esportazioni/importazioni).

41

Nel diagramma sono rappresentate la domanda e l’offerta di euro: la domanda (D) è una funzione

decrescente del tasso di cambio euro-dollaro (cioè la domanda diminuisce all’aumentare del cambio

euro-dollaro) e si presenta inclinata negativamente; l’offerta (S), invece, è una funzione crescente del

tasso di cambio euro-dollaro (cioè l’offerta aumenta all’aumentare del tasso di cambio euro-dollaro)

e si presenta inclinata positivamente.

L’intersezione tra le curve della domanda e dell’offerta di euro, determina il cd. TASSO DI CAMBIO

di equilibrio, per il quale la quantità di valuta offerta è esattamente uguale alla quantità di valuta

domandata e questo TASSO sarà determinato dalle fluttuazioni della domanda e dell’offerta.

Palmerio

41 98

37. LA BILANCIA DEI PAGAMENTI

La Bilancia dei pagamenti è un documento contabile in cui vengono registrate le transazioni tra un

sistema economico e il resto del mondo e si riferisce ad un periodo di tempo che normalmente è un

anno. Secondo il Fondo Monetario Internazionale è composto da 5 conti (dal 1998):

1) CONTO CORRENTE: in cui è compresa la BILANCIA COMMERCIALE, in cui sono registrate le

esportazioni e le importazioni. Le esportazioni sono segnate con segno positivo; se le esportazioni

sono maggiori delle importazioni, la bilancia commerciale è in avanzo; le importazioni sono segnate

con segno negativo. Se le importazioni sono maggiori delle esportazioni, la bilancia commerciale è in

disavanzo.

2) CONTO CAPITALE: in cui vengono contabilizzati movimenti associati a partite invisibili diverse

dai servizi, quali le cessioni e le acquisizioni di attività intangibili (brevetti)

3) CONTO FINANZIARIO: nel quale sono registrati tutti i movimenti di capitali in entrata e in uscita

delle attività finanziarie (afflusso e deflusso di capitali), le quali possono essere distinte in investimenti

diretti esteri e investimenti di portafoglio. Per investimento diretto estero si intende l’acquisizione di

una quota del capitale sociale che va dal 10 al 25 % che mira a ottenere il controllo della società la cui

quota viene acquisita. L’investimento di portafoglio consiste nella cessione o acquisizione di titoli a

breve o medio o lungo termine, grazie ai quali non si acquisisce il controllo della società. C’è

differenza fra queste voci perché l’investimento di portafoglio è quell’investimento che tende a

modificare la composizione del portafoglio della collettività. La collettività di un paese può essere

indotta a modificare la composizione del suo portafoglio aumentando la quota dei titoli denominati

in euro o in dollari quando il tasso di rendimento dei titoli denominati in dollari è maggiore a parità

di rischio del tasso di rendimento dei titoli denominati in euro.

Se aumenta l’entrata nel portafogli della collettività europea di titoli denominati in dollari, questo

vuol dire che la collettività europea ha dato ordine alla sua banca di addebitare il suo conto di un

ammontare in euro che corrisponde all’ammontare in dollari dei titoli che deve acquisire.

Conseguentemente l’addebitamento sul nostro conto e l’accreditamento sul conto della

corrispondente statunitense dà luogo a una cessione di euro per acquisire dollari, grazie ai quali

acquisiamo titoli. È evidente che siamo creditori del ministero del tesoro americano, ma dal punto di

99

vista contabile il nostro conto è stato addebitato e il loro è stato accreditato, quindi questa operazione

nel conto finanziario verrà registrata con il segno meno. Viceversa se fossero i cittadini statunitensi ad

acquisire titoli denominati in euro quest’operazione sarebbe contrassegnata con il segno più perché

in quel caso i cittadini statunitensi addebitano il loro conto e accreditano il nostro. È evidente in questo

caso che se i più superano i meno, diremo che il conto finanziario segna un avanzo, che in ipotesi

andrebbe a compensare il disavanzo delle partite correnti, in modo che la bilancia dei pagamenti

risulti in pareggio contabile. Nel conto finanziario rientrano anche i derivati, cioè tutti quegli

strumenti finanziari dagli options alle swopt ai futurs, che sono stati definiti nella crisi recente

strumenti finanziari tossici.

4) VARIAZIONE DELLE RISERVE UFFICIALI: Le riserve ufficiali delle banche centrali sono costituite

allo stato dei fatti in oro e valute, principalmente i dollari, perché costituiscono la valuta di riserva

internazionale, ma anche altre valute. Se c’è una variazione in aumento delle riserve ufficiali vuol dire

che questo paese che registra le sue operazioni su questo documento contabile è un paese che vede

affluire nelle sue casse valuta, quindi questo paese ha un avanzo nella bilancia dei pagamenti. Se

invece le riserve ufficiali defluissero allora saremmo nell’ipotesi contraria. Questa regola vale nel

momento in cui il paese X agisce nell’ambito di un mercato dei cambi fisso.

5) ERRORI E OMISSIONI

Tutte le voci (cioè le partite) della bilancia dei pagamenti, determinano entrata o uscita di oro o di

valute estere per un Paese (oggi in verità solo di valute estere, dato che i pagamenti internazionali non

avvengono quasi mai in oro). Le esportazioni di merci determinano ingresso di valuta nel Paese che

esporta, mentre le importazioni determinano uscita di valuta. Quando in un dato periodo di tempo,

le entrate totali di valuta in un Paese superano le uscite totali di valuta da quel Paese, diremo che la

Bilancia dei Pagamenti di quel Paese è in avanzo (o in attivo o in surplus) o che ha un saldo positivo

(o attivo). Il saldo della Bilancia dei Pagamenti è dato dalla differenza tra le entrate e le uscite totali di

valuta. Quando invece le entrate e le uscite di valuta sono uguali, la Bilancia dei Pagamenti è in

pareggio (cioè in equilibrio) e il suo saldo è uguale a zero. Quando le uscite di valuta superano le

entrate, la Bilancia dei Pagamenti è in disavanzo (o in passivo, o in deficit), cioè il Paese finanzierà

questo deficit (cioè la differenza tra le uscite e le entrate) con le riserve valutarie che possiede, le quali

pertanto diminuiranno. Ma è chiaro che questa situazione non può durare a lungo. Se

sistematicamente, ogni anno, le entrate totali di valuta estera fossero inferiori alle uscite, prima o poi

le riserve valutarie del Paese si esaurirebbero. Per questo, ogni Paese deve preoccuparsi di mantenere

100

la propria Bilancia dei Pagamenti in equilibrio o per lo meno che il deficit non vada al di là di certi

limiti. Chiaramente se la Bilancia dei Pagamenti di un Paese è in surplus, le sue riserve valutarie

aumentano, mentre se è in equilibrio le riserve valutarie non variano. Può un Paese rimanere per

lunghi periodi con la propria Bilancia dei Pagamenti in surplus? In generale NO, perché se un Paese

ha la Bilancia dei Pagamenti in avanzo, altri ce l’avranno in disavanzo e quindi saranno questi ultimi

a correggere la situazione. Un’altra ragione per la quale una Bilancia dei Pagamenti crea problemi al

Paese sta nel fatto che – facendo aumentare la quantità di moneta interna – crea pressione

inflazionistica nel Paese, con tutti gli inconvenienti che questo comporta. Quindi ogni paese, nel lungo

periodo, si adopererà per avere una Bilancia dei Pagamenti in equilibrio.

AGGIUSTAMENTO della BILANCIA COMMERCIALE in cambi flessibili.

Supponiamo che il mondo sia costituito da due soli paesi (Stati Uniti e Inghilterra) e uno dei due

paesi (Statu Uniti) abbia la bilancia commerciale in disavanzo, per cui la moneta sarebbe più offerta,

per cui si svaluta, cioè diminuisce il suo potere di acquisto (si deprezza) e la sterlina si rivaluta (si

apprezza). Conseguentemente la svalutazione del dollaro comporta che i beni e i servizi in essa

denominati acquistano competitività, per cui le esportazioni tenderanno ad aumentare e le

importazioni a diminuire. La bilancia commerciale si riaggiusta? NO, questo perché è pur vero che

la svalutazione del dollaro, rendendo più competitivi i beni e i servizi in essa denominati, ne

favorisce la richiesta e quindi quantitativamente le esportazioni aumentino. Ma è altrettanto vero

che il valore delle esportazioni aumenterà in misura più che proporzionale rispetto alla svalutazione

del dollaro. Parimenti è pur vero che le importazioni diminuiscano perché il dollaro si è svalutato

ma il valore delle importazioni diminuirà solo quando le importazioni diminuiranno in misura più

che proporzionale rispetto alla svalutazione del dollaro. Sono entrambe che si devono verificare

perché la bilancia commerciale di riaggiusti spontaneamente. Ove questo non accada ricorre la

CONDIZIONE DI MARSHALL-LERNER, tale per cui la somma in valore assoluto delle elasticità

delle esportazioni e importazioni risulta maggiore o uguale a UNO (una lieve svalutazione del tasso

di cambio della sterlina, comporta che i beni e i servizi in essa denominati acquistino competitività,

questo farà aumentare la domanda e quindi il valore delle esportazioni. 101

AGGIUSTAMENTO della BILANCIA COMMERCIALE in cambi fissi.

Tale sistema era il sistema GOLD STANDARD in vigore dal 1870 al 1914 ed era basato su alcuni

presupposti: a) la parità fissa tra ciascuna moneta e l’oro (cioè un marco equivaleva a 2 grammi d’oro

e 1 lira equivaleva a 1 grammo d’oro); b) la convertibilità di ciascuna moneta in oro; c) il legame tra

la quantità di moneta in circolazione e la quantità di riserva ufficiale di ciascun paese. Per cui quando

la banca centrale vedeva aumentare la sua quantità di oro, aumentava la massa monetaria in

circolazione.

Consideriamo due Paesi, Italia e Germania, con l’Italia che ha la bilancia commerciale in disavanzo

mentre la Germania in avanzo. Dunque la lira sarà più offerta e il marco più domandato, di

conseguenza il cambio marco-lira tenderà a salire e una volta che il cambio avrà raggiunto il Punto

superiore dell’oro che si ottiene dalla parità monetaria + spese di spedizione e assicurazione dell’oro)

gli italiani non acquisteranno più marchi sul mercato valutario ma spediranno oro in Germania.

Conseguentemente in Italia le riserve ufficiali diminuiscono e diminuisce la massa monetaria in

circolazione, si riducono i prezzi secondo la Teoria di Fisher e questo provocherà un aumento della

competitività dei beni e servizi in essa denominati, le esportazioni aumenteranno, per cui le bilance

commerciali dei due Paesi tenderanno a tornare in equilibrio.

L’economista Gustav Cassel enunciò nel 1922 la TEORIA DELLA PARITA’ dei POTERI di acquisto

e sostenne che il cambio di equilibrio tra due monete tende ad essere uguale al rapporto tra i poteri

di acquisto interni delle due monete. Ad es. se con un dollaro acquisto negli Usa gli stessi beni che

acquisto in Italia con 1 euro, il tasso di cambio si stabilirà a 1 dollaro = 1 euro. Se i prezzi interni di

un Paese diminuiscono, quindi il potere di acquisto della moneta aumenta, conseguentemente

l’offerta di dollari aumenta, in tal modo il dollaro si deprezza finché il tasso di cambio non raggiunge

il rapporto tra i poteri d’acquisto delle due monete 1 dollaro = a 0,50 euro (e viceversa). Quindi ogni

volta che il potere di acquisto interno di una delle due monete muta, si modifica anche il tasso di

cambio. 102

38. LA CRESCITA E I CICLI ECONOMICI.

La crescita economica è misurata attraverso la percentuale di variazione positiva annua del PIL reale

e del PIL reale pro capite, nel lungo periodo. Va detto che essa si rivela una misura imperfetta del

benessere economico poiché può omettere la stima del tempo libero, di beni non oggetto di transazioni

commerciali o esternalità negative.

In ogni particolare momento, un sistema economico dispone di un determinato bagaglio di risorse

allocabili secondo specifiche funzioni della produzione sulla frontiera delle possibilità produttive. Il

progresso tecnico, che incide sulla produttività, è il risultato di invenzioni, di scoperte, di nuove

conoscenze nelle tecniche di produzione.

MALTHUS, LA TERRA È LA POPOLAZIONE.

L'economista inglese Malthus, che visse in una società basata ampiamente sull'agricoltura (siamo alla

fine del 1700) mise in luce il problema dell’offerta fissa del FATTORE TERRA. Secondo Malthus, a

fronte di una crescita demografica, l'esistenza di terreno coltivabile in quantità fissa avrebbe

determinato una progressiva riduzione del prodotto marginale del lavoro. La crescita della

produzione agricola sarebbe stata dunque meno rapida di quella demografica, per cui la quantità di

generi alimentari disponibile per ogni singolo individuo sarebbe diminuita fino a generare condizioni

di fame, che avrebbero ridotto la popolazione a dimensioni compatibili con la quantità esistente di

terreno coltivabile. Alcuni paesi poveri si trovano oggi in questa situazione di trappola malthusiana.

La produttività nel settore agricolo è talmente bassa che tutti gli abitanti devono lavorare la terra per

ottenere la quantità necessaria di generi alimentari. Se la progressiva crescita demografica non è

accompagnata da un'analoga espansione del volume di produzione agricola, ne derivano problemi di

carestia con conseguenti decessi. 103

Le previsioni di Malthus, tuttavia, non erano corrette per tutti i paesi. Le nazioni che oggi sono ricche

sono riuscite, infatti, a uscire dalla trappola descritta dall'economista. Il loro successo è dovuto, in

primo luogo, al fatto di aver incrementato la produttività del settore agricolo (senza una immediata

espansione demografica), potendo così destinare alcuni lavoratori ad attività produttive industriali.

Sì consideri, inoltre, come in corrispondenza di una determinata offerta di terra, un aumento della

produzione agricola fa salire il prezzo e i canoni di affitto di questo fattore produttivo. Questo induce

a passare a metodi produttivi basati su un uso meno intensivo della terra e a focalizzare l'attenzione

sul progresso tecnico che consente all'economia di andare avanti contando su una minore quantità di

terreno coltivabile.

LA TEORIA DI HARROD.

Keynes aveva affermato che nel breve periodo il sistema economico tende a rimanere in una

situazione di sottoccupazione e che è necessario l'intervento dello Stato, attraverso l'aumento della

spesa pubblica, per riportarlo alla piena occupazione.

Occorre allora chiedersi se, in una economia in sviluppo, la piena occupazione venga raggiunta

attraverso l'operare spontaneo delle forze di mercato oppure chieda l'intervento pubblico. Harrod

(nella prima metà del 900) ha trasposto l'analisi keynesiana ai problemi del lungo periodo. Si

supponessimo che l'economia si sviluppa in modo che la domanda globale e l’offerta globale crescono

di pari passo (cioè allo stesso ritmo), l'economia si espanderebbe lungo un sentiero di equilibrio, che

sarebbe una successione di equilibri keynesiani di sottoccupazione. Infatti in ogni momento la

domanda e l'offerta globale sarebbero uguali, dato che crescono alla stessa velocità, ma l'uguaglianza

tra le due, come ci insegna Keynes, non comporta necessariamente la piena occupazione della forza

lavoro.

Come per Keynes non vi era un meccanismo endogeno al sistema economico che portava il reddito

nazionale di equilibrio (o effettivo) ad uguagliare il reddito potenziale, così Harrod non vi è un

meccanismo che garantisce che lo sviluppo di equilibrio del reddito nazionale, cioè quello sviluppo

per cui domanda e offerta crescono di pari passo, coincida con lo sviluppo del reddito capace di

104

realizzare la piena occupazione. Il saggio di crescita del reddito nazionale di equilibrio è chiamato da

Harrod SAGGIO GIUSTIFICATO DI CRESCITA (Gw); il saggio di crescita del reddito nazionale che

assicura la piena occupazione invece chiamato SAGGIO NATURALE DI CRESCITA (Gn) ed è uguale

alla somma del tasso di crescita della popolazione e del tasso di progresso tecnico. Spesso il saggio

naturale di crescita tende ad essere maggiore del saggio giustificato di crescita.

Sulla base dell'analisi di Harrod, Hansen e altri studiosi (detti stagnazionisti) hanno sostenuto che la

tendenza del sistema economico a ristagnare in una situazione di sottoccupazione non è solo un

fenomeno di breve periodo, perché anche nel lungo periodo le economie dei paesi industrializzati

tendono a crescere sottoutilizzando le risorse di cui dispongono, cioè avendo uomini disoccupati e

impianti e macchinari inutilizzati. Vi è quindi una tendenza al ristagno secolare. Le previsioni degli

stagnazionisti, sono state però largamente smentite ti successivi.

Dalla analisi di Harrod e di Hansen si deduce la necessità di un continuo intervento dello Stato, che

attraverso politiche fiscali e monetarie adeguate, mantenga la domanda globale al livello

corrispondente alla piena occupazione.

LA TEORIA DI SOLOW E LA CRESCITA ENDOGENA

Altri economisti tra cui Solow, hanno elaborato modelli di sviluppo di ispirazione neoclassica, in cui

si riafferma la flessibilità dei salari, escludendo la possibilità dello sviluppo lungo un sentiero di

equilibrio di sottoccupazione. Infatti, secondo Solow, se il saggio naturale di crescita (Gn) è maggiore

del saggio giustificato di crescita (Gw), e quindi l'economia sta crescendo lungo un percorso di questo

tipo, questo equilibrio non può durare a lungo. La presenza di disoccupati sul mercato del lavoro

determinerà una discesa dei salari. Le imprese conseguentemente saranno indotte ad assorbire la

manodopera disoccupata, sia effettuando nuovi investimenti, sia adottando (nei processi produttivi)

tecniche che impiegano relativamente più lavoro e meno capitale. La diminuzione dei salari

continuerà finché la disoccupazione non verrà pienamente assorbita e l'economia continuerà poi a

105

svilupparsi lungo un sentiero che assicura il pieno impiego delle risorse (Harrod risponde a Solow

che il suo meccanismo di raggiungimento della piena occupazione postula una flessibilità dei salari

verso il basso che nella realtà non esiste a causa del potere delle organizzazioni sindacali).

Secondo la teoria di Solow, la crescita economica dipende dall' incremento demografico e dal

progresso tecnico, entrambi caratterizzati da tassi dati. Nella successiva letteratura sui fenomeni di

convergenza , il progresso tecnico è concepito come correlato a fattori di natura sia economica sia

42

politica. Tuttavia appare preferibile ipotizzare un legame più stretto tra il comportamento di un

sistema economico e il suo tasso di crescita. In altri termini, si suppone che la crescita sia endogena,

cioè determinata all'interno della teoria in esame.

La TEORIA DELLA CRESCITA ENDOGENA afferma che il tasso di crescita di Stato stazionario è

influenzato sia dal comportamento del sistema economico sia dalla politica economica adottata.

Risparmio, l'investimento e l'accumulazione di capitale sono i presupposti della crescita.

Nel modello di Solow, l'aumento progressivo del capitale, dato un certo andamento della

popolazione, fa in modo che il prodotto marginale del capitale sia decrescente, per cui non può essere

la soluzione che consente una crescita permanente della produttività.

L'intuizione iniziale da cui poi si è sviluppata questa teoria bissolo, deve al professor Romer, che

ipotizzò la possibile/ probabile esistenza di significative esternalità relative al capitale. Un aumento

del capitale di una impresa accresce infatti la produttività di altre imprese (se ad esempio British

Telecom effettua investimenti per dotarsi di attrezzature migliori, ne beneficiano altre imprese che a

quel punto sono in grado di eseguire operazioni prima impossibili). La funzione di produzione di

ogni singola impresa, presenta dunque rendimenti decrescenti in relazione al capitale di quest'ultima,

ma varia anche in funzione del capitale posseduto dalle altre imprese.

l'ipotesi di convergenza afferma che rispetto alla media, i Paesi poveri crescono più rapidamente e i

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paesi ricchi più lentamente 106


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Giurisprudenza
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2019-2020

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nuvole.grigie di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Martucci Isabella.

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