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Nel dipinto raffigurante il DIO DEI MORTI ANUBI E IL DIO THOTH CON LA TESTA D’IBIS vi è

rappresentata la pratica della psicostasia, ovvero la pesata del cuore di un faraone; una prova

messa in atto prima che esso si possa riunire con il sole (Ra, il Dio sole). Per la pesata del cuore

veniva utilizzato come contrappeso una piuma, se il cuore era più leggero poteva proseguire il suo

cammino infernale, formato da 12 prove differenti, se al contrario era più pesante, il sole la mattina

seguente non sarebbe sorto su tutto il regno.

All’artista egizio era richiesto l’apprendimento di un canone, una regola fissa immutata per quasi 3

mila anni, che consisteva nell’imparare l’arte della scrittura ideografica e saper incidere immagini e

simboli geroglifici con chiarezza e precisione. Una volta imparate queste regole l’artista aveva

concluso il suo noviziato.

Nel corso degli anni soltanto il faraone AMENOFI IV riuscì ad eludere i rigidi schemi dello stile

egizio. Amenofi era un eretico, non credeva in Ra e in tutte le altre divinità, ma credeva soltanto in

ATON, che fece rappresentare sotto forma di sole con raggi spioventi. Amenofi IV cambiando

religione decise poi di cambiare anche il suo nome in Ekhnaton ispirato al Dio Aton; inoltre cambiò

anche lo stile della rappresentazione. La sua volontà era infatti quella di essere rappresentato con

tutti i suoi difetti fisici, cioè i fianchi e il mento molto pronunciati, la barba, etc.

Ekhnaton era il padre di TUTANKHAMON, quest’ultimo divenne faraone in età adolescente e tornò

alle origini nelle varie rappresentazioni ma con caratteristiche dettate dal padre.

Il trono di Tutankhamon raffigura infatti lui stesso con sua moglie in atteggiamenti intimi ed

affettuosi. Quando venne scoperta la sua tomba nel 1922, tutti coloro che vi entravano per la prima

volta morivano, perché all’interno di essa l’aria era stata avvelenata dagli incensi e dalle erbe

preparate per il risveglio del faraone. Queste infatti mescolandosi nell’aria nel corso dei millenni la

resero insalubre.

Quindi l’unico cambiamento riguardo alla rappresentazione egizia durata oltre 3 mila anni, si ebbe

a cavallo fra questi due faraoni, padre e figlio, Ekhnaton e Tutankhamon. Questo periodo viene

definito periodo AMARNIANO dalla città di Amarna, dove Amenofi IV trasferì la sua corte.

CAPITOLO 4 DELL’ARGENTON:

Ognuno dei domini che compongono l’universo dell’arte trova il modo di manifestarsi attraverso

l’uso di uno o più sistemi di segni: i linguaggi.

Se utilizziamo un linguaggio stiamo attivando un processo cognitivo. Il linguaggio infatti, una volta

costituitosi, permette al processo cognitivo di evolversi. Si costituisce un circolo virtuoso che non

ha mai fine. Questo circolo virtuoso permetterà quindi un continuo miglioramento ed affinamento

dei processi cognitivi, ciò avviene soprattutto nell’infanzia e nell’adolescenza.

Ogni linguaggio è caratterizzato da proprie regole ed atto a rappresentare e trasmettere dei

significati.

Le unità segniche di base del linguaggio grafico sono il punto e la linea; tracciati in vario modo

generano tutte le possibili configurazioni. La Gestalt sostiene che è spontaneo per la nostra

percezione leggere dei punti su uno sfondo come un'unica forma.

Arnheim ha classificato 3 tipi di linea:

1. La linea oggetto; è una qualsiasi tipo di linea astratta che vale sé stessa

2. Il tratteggio; ovvero l’unione di più linee

3. La linea di contorno; qualsiasi linea che vada a costituire un contorno.

Queste 3 tipi di linee secondo Arnheim, consentono al bambino di imparare a scrivere e

rappresentare, sviluppando quindi il linguaggio grafico.

Tutti apprendiamo allo stesso modo, seguendo 2 fattori:

- Fattore muscolare; induce a compiere movimenti del braccio e della mano che siano facili e

gradevoli così da evitare quelli più complessi, difficili che risultano sgradevoli.

- Fattore ottico; porta a prediligere alcune figure rispetto ad altre.

Altri 2 fattori incidenti nel linguaggio grafico sono:

- Potenzialità e capacità del nostro organismo (come il nostro corpo è in grado di utilizzare lo

strumento)

- Struttura e potenzialità dello strumento stesso.

Quando utilizziamo uno strumento stiamo attivando un processo cognitivo, ma lo stesso strumento

ci serve poi per arricchire i nostri processi cognitivi instaurando così un circolo vizioso. Il circolo

vizioso nasce dall’uomo, si trasferisce allo strumento e ritorna poi all’uomo attraverso l’aumento dei

processi cognitivi.

Kellogg, ha cercato di stabilire quali fossero i passaggi fondamentali che consentono a livello

infantile lo sviluppo del linguaggio grafico “strutture portanti del disegno”. Con lo sviluppo dell’età

partendo dagli “scarabocchi base” si creano nuove configurazioni.

Con il progressivo controllo oculo-manuale, il bambino giunge a combinare gli scarabocchi base in

altre configurazioni che procedono dall’astratto verso il figurativo.

Le forme hanno significato in quanto forme compiute.

Questi passaggi avvengono secondo una legge definita “Legge di differenziazione”. Ovvero

ognuno di noi tende a passare implicitamente dal generale al particolare, dalla confusione

all’ordine.

Questo processo, una volta acquisito, permette proprio di saper tornare indietro.

Non si disegna con la finalità di disegnare, ma si scarabocchia, infatti il disegno non è stato

inventato dall’uomo ma è stato scoperto, attraverso la sperimentazione degli scarabocchi, che il

bambino percepisce come forme.

Antinucci chiama questo processo “Processo di rifunzionalizzazione”; gli scarabocchi possono

diventare delle rappresentazioni e da un segno inarticolato diventare un nuovo segno per un'altra

forma.

ESEMPI DI ATTIVITÀ DIDATTICA:

1. “Tecnica della quadrettatura” (ICONOGRAFIA: materia + forma)

Gli egizi per rappresentare le figure in tutte le loro dimensioni dovevano seguire un canone stabilito

da una griglia, riempiendo quadratini specifici. La tecnica consisteva nel disegnare questa griglia

ed all’interno di essa ricopiare esattamente la figura. Per le sculture questa operazione veniva

effettuata allo stesso modo tracciando le griglie su tutti e 4 i lati del blocco da scolpire.

La quadrettatura è una tecnica che ha quindi più di 5 mila anni ed è stata creata dagli egizi.

L’attività didattica da poter realizzare consiste quindi nella divisione di un’immagine in diversi

riquadri, per poi farli ricopiare esattamente o ripetere svariate volte.

2. “L’orribile mostro” Munari (Fantasia, pag. 106) (ICONOGAFIA: materia + forma)

Consiste nel disegnare figure ANTROPOZOOMORFE. Ovvero si realizzano figure con parti

animali ed umane mescolate fra di loro; occorre però un filo conduttore nella creazione di queste

nuove immagini. Esse possono essere realizzate unendo parti di animali ai quali è attribuito un

significato simbolico, ed a seconda della loro presenza la figura assume un significato. “Fusione di

elementi diversi in un unico corpo” cit. Munari.

Se all’interno di queste figure non è presente la parte umana e quindi vi sono soltanto parti

anatomiche di animali, si parla allora di figure zoomorfe.

I “bestiari” sono elenchi che raggruppano queste figure di “nuova invenzione”, metà uomo e metà

bestie.

Questa attività lascia spazio alla fantasia che può essere espressa in svariati ed infiniti modi.

3. “Le scritture” Munari (Fantasia, 179)

Munari realizza vari esempi di didattica dedicati all’utilizzo del linguaggio per il segno grafico.

- Si riporta l’alfabeto dalla A alla Z e sotto ogni lettera i bambini creano un loro segno, linguaggio in

codice.

In questo modo si trasforma il problema in un gioco.

- Partendo da una lettera maiuscola, l’artista prosegue le linee fondamentali di essa e costruisce in

questo modo una decorazione. Il gioco è libero

- Opera di Pino Tovaglia “Visualizzazione degli spazi tra le lettere dell’alfabeto”. È stato scritto un

alfabeto (bianco) e l’autore ha evidenziato gli spazi esistenti tra una lettera e l’altra (nero). Gli spazi

tra una lettera e l’altra sono spazi esistenti, essendo però il nostro cervello abituato a leggere il

significato delle parole, non si concentra sullo spazio tra di esse. La finalità del gioco è lavorare

sulle forme prima che esse siano investite di significato.

- Si scrive un alfabeto, poi poco alla volta si inizia a togliere un pezzetto o una porzione della

lettera,

questa deve comunque rimanere riconoscibile.

4. “Lo sguardo” Munari (Guardiamoci negli occhi) (ICONOGRAFIA: materia + forma)

È un elemento fondamentale nelle opere d’arte, necessario per trasmettere la sensazione di

contatto con chi le osserva, risultando vive.

L’esempio didattico che lavora su questo tema è ripreso da Munari con un gioco che consiste nel

ritagliare dei quadratini di cartoncino e decorarli con punti e linee, in seguito vengono bucati in 3

punti specifici (occhi e bocca). Poi viene preso un cartoncino nuovo, che funge da copertina, dove

si disegna un volto astratto e si decorano gli occhi e la bocca. Gli altri cartoncini bucati vengono

sovrapposti alla copertina. Così facendo ogni cartoncino con un volto diverso avrà lo stesso

sguardo della copertina. ARTE GRECA

CAPITOLO 3-4 DEL GOMBRICH:

Fra la cultura egizia e quella greca si svilupparono la cultura minoica e micenea.

Quella minoica rappresenta quasi un unicum nella storia, le sue rappresentazioni sono

sorprendentemente colorate e vivaci, questa cultura circoscritta all’isola di Creta costituiva una

sorta di cultura pacifica e florida dedicata al commercio navale. Fu dapprima soppiantata dai

micenei e successivamente dagli IONI seguiti dai DORI. La cultura micenea invece fu soppiantata

dai Dori assieme agli ACHEI, che formarono poi l’arte greca. I periodi dell’arte greca sono:

. Dall’VIII al VI secolo, grande periodo dell’arte greca, ARCAICO

. Dal VI al IV secolo, periodo CLASSICO

. Tra il IV, il III ed il I secolo, si sviluppa la cultura greca ellenistica, MEDIOEVO ELLENICO (lo stile

della raffigurazione affronta un periodo di stasi, quasi retrocede rispetto alla pittura egizia).

Il vasellame di queste popolazioni era prettamente decorato con motivi geometrici. Ad esempio

NEL LAMENTO FUNEBRE a metà del vaso è rappresentata una scena funebre, raffigurata in

modo ancora più rigido rispetto al canone egizio. I greci infatti erano rigidi nel carattere e nella

rappresentazione, con un amore per la semplicità e la disposizione ordinata.

I templi greci, in particolare il PARTENONE, sono strutture realizzate dai Dori, che non mostrano

niente di superfluo, niente di cui non si possa cogliere lo scopo. Lo schema della struttura è

primordiale, rimasto funzionale dalla preistoria all’arte greca, si tratta di una serie di pietre verticali

(dritte) e pietre orizzontali (architravi). In antichità, probabilmente questi templi erano realizzati in

legno. Verso il 600 a. C. i greci iniziarono a riprodurre in pietra queste strutture. In particolare, il

tempio poggia sull’ultimo gradino chiamato STILOBATE, sopra cui i puntelli in legno furono

sostituiti da colonne atte a reggere le massicce architravi in pietra che si appoggiano sui capitelli

formati da ABACO ed ECHINO. Sopra l’architrave il tempio dorico è costituito da TRIGLIFI e

METOPE, ovvero le antiche testate delle travi in legno.

Furono particolarmente attenti all’armonia ed alla sua percezione, tanto che costruirono le colonne

dei templi in modo particolare; infatti dal suo terzo verso il basso la COLONNA è leggermente più

larga, se fosse stata costruita secondo linee parallele si avrebbe avuto la percezione che questo

tempio quasi cadesse su sé stesso. Al contrario, in questo modo, alla vista sembra che la parte

sopra poggia senza gravare in maniera eccessiva sulle colonne stesse. I Dori si immedesimarono

nei panni dell’osservatore e per sopperire al limite della percezione umana, mutarono queste

colonne a seconda del modo che abbiamo di vedere le cose.

I greci nella scultura di statue in pietra studiarono e imitarono i modelli egizi, ma realizzarono prove

per conto proprio. Nelle statue è presente il sorriso ieratico, accennato, un sorriso finto, in esse vi è

un’altra novità: le ginocchia. Il nuovo consisteva nell’osservazione della natura in modo realistico, i

greci svilupparono infatti anche lo studio dell’anatomia, oltre a quello per la scienza e la filosofia.

L’unico mezzo per avere un’idea della pittura greca è la pittura vascolare. La prima a svilupparsi fu

la PITTURA VASCOLARE ATTICA A FIGURE NERE successivamente quella A FIGURE ROSSE.

Nel vaso di ACHILLE E AIACE CHE GIOCANO, la mano sinistra di Achille è poggiata sulla spalla

mentre il braccio destro è teso a giocare con Aiace. È evidente che il pittore ha tentato di

immaginare come realmente sarebbero apparse due persone poste così l’una di fronte all’altra.

Questo è un passaggio rappresentativo decisivo, perché a differenza dell’arte egizia, che voleva

predisporre la figura in maniera tale che tutto il corpo si potesse osservare, ciò non risulta più

necessario nella pittura greca. Il vaso non ha finalità superstiziosa.

La pittura vascolare attica a figure rosse invece è dipinta in negativo, come ne LA PARTENZA DEL

GUERRIERO. Quindi è necessario delineare la figura e poi colorare gli spazi ad essa esterni,

operazione molto più complessa.

La cultura greca acquisì la rappresentazione della “terza dimensione”, ovvero imparò a

rappresentare figure che sembrano avere profondità; si parla di scorcio o 3\4.

Per questo lo studio dell’essere umano e il modo in cui la rappresentazione deve essere precipita

dall’uomo diviene fondamentale, la grande rivoluzione dell’arte greca è infatti la rappresentazione

del naturale.

Dopo aver ricacciato l’invasione persiana, il popolo ateniese cominciò a ricostruire sotto la guida di

Pericle, ciò che i persiani avevano distrutto nella seconda invasione.

Nel 480 a. C., Pericle fece ricostruire i templi dell’Acropoli in marmo, con uno splendore ed una

maestosità senza precedenti. Il suo intento era di far comprendere la grandezza e l’importanza

della scultura greca, a discapito della funzione religiosa. L’uomo al quale Pericle affidò il progetto

era l’architetto IKTINOS e lo scultore che ebbe il compito di decorare i templi era FIDIA.

La maggior parte delle sculture dei nostri musei e delle immagini dell’arte greca, è costituita da

copie di seconda mano realizzate ai tempi dei romani. Esse sono le responsabili dell’opinione

diffusa che l’arte greca fosse priva di vita, fredda ed insipida. Al contrario le statue in marmo erano

sempre dipinte e quelle in bronzo molto decorate. Ad esempio la copia romana della grande

PALLADE ATENA, non colpisce particolarmente. L’originale, secondo vecchie descrizioni, era una

gigantesca statua in legno andata persa, alta circa 11 metri e completamente ricoperta di materiale

prezioso: l’armatura e gli abiti in oro e la pelle in avorio. Abbondavano i colori vivaci e splendenti

dello scudo e gli occhi era realizzati con due gemme scintillanti.

Al tempo dei greci le olimpiadi erano considerate una gara in cui poter mostrare quanto la divinità

aveva donato all’atleta. Queste gare esistevano anche nel campo poetico, per accedervi era

necessario dimostrare di posseder le tracce del divino in sé ed essere folle. Le gare di poesia si

svolgevano nella sommità delle colline. La poesia, per i greci, significa avere in sé stessi

l’ispirazione divina che consente di sollevarsi rispetto all’uomo e di fungere da tramite fra il canto

dell’uomo stesso e quello divino.

Nella città di Olimpia dove si svolgevano le gare, sono state riportare alla luce molti piedistalli di

statue, ma esse sono andate perdute. Soltanto a Delfi, si trovò una statua raffigurante un AURIGA.

La testa della statua differisce completamente dalla generica immagine dell’arte greca vista

attraverso le copie in marmo; gli occhi sono seganti con pietre colorate, i capelli, gli occhi e le

labbra sono lievemente dorati e ciò conferisce un’espressione di vivacità e di calore a tutto il viso.

Nell’arco di due secoli il canone cambia in quanto il copro viene liberato, non è più rigido. Un

chiaro esempio di ciò si osserva nel DISCOBOLO. Il gesto dell’atleta si ferma nel punto di

massima tensione, sta caricando il lancio, con il braccio destro porge il disco verso l’alto e con il

sinistro cerca di dare il massimo contrappeso utilizzando il peso del suo copro. Mirone, come gli

egizi, ha rappresentato il tronco frontalmente, le gambe e le braccia di lato, ma riguardo le mani ed

i piedi egli fece assumere un atteggiamento simile a quello reale, in maniera tale da esprimere

l’idea del movimento. La statua è perfetta e rappresenta la bellezza ideale.

Nell’arte greca la perfezione non è mai raggiungibile da parte dell'uomo ma è incarnata nell’opera

d’arte, ovvero il punto di arrivo per i comuni mortali.

La bellezza ideale è rappresentata oltre che dalle proporzioni anche dall’espressioni del viso; il

volto è sereno, non vi è né gioia ne sforzo, altrimenti il soggetto avrebbe tradito il suo stato di

animo.

Verso la fine del V secolo gli artisti erano ormai pienamente consci del loro potere e delle loro

abilità, ma nonostante ciò continuarono ad essere considerati semplici artigiani fino al

rinascimento.

Nel passaggio tra il 520 e il 420 a. C. gli stili iniziarono a mescolarsi. Il Partenone era stato

costruito in stile dorico, ma negli ultimi edifici dell’Acropoli furono introdotte forme dello stile ionico.

Le colonne del tempio ionico sono molto meno robuste e forti, non hanno più forma bombata ed il

loro basamento ha funzione decorativa. Il capitello è riccamente decorato con foglie di acanto

(all’interno delle quali venivano messe le offerte agli dei) e volute laterali, ha un volume di 4 volte

superiore ed una forma a spirale. L’impressione complessiva di questi edifici è di un’infinita e

disinvolta grazia. Il grande scultore di questo secolo fu Prassitele. Soltanto una delle sue opere è

sopravvissuta, si tratta del Dio Ermete intento a giocare con Dioniso. Ermete è raffigurato nella

posa di abbandono. Nell’opera scompare ogni traccia di rigidezza.

Dopo la sconfitta a Tebe contro i macedoni, i greci sottostarono al dominio di Alessandro Magno,

il quale conquistò i territori dalla Magna Grecia fino ai confini con l’India. Al suo tempo si iniziò a

discutere della nuova arte del ritratto. Si iniziò a parlare infatti di arte ellenistica.

L’ELLENISMO apportò delle modifiche perfino nell’architettura. Un esempio è L’ALTARE DELLA

CITTÀ DI PERGAMO, eretto intorno al 610 a. C. La scultura rappresenta la lotta fra gli dei ed i

titani, è un’opera molto più virtuosa e di effetto rispetto a quelle della cultura classica, ma allo steso

tempo perde di armonia e stabilità. Non si tratta più di bassorilievi ma le sculture divengono a tutto

tondo; l’arte ellenistica voleva impressionare e ci riusciva basta guardare la statua del

LAOCOONTE. La posa è spinta quasi fino ai limiti dell’invero simile. Il volto nulla ha a che fare con

la divinità, perché esprime sentimenti umani di un uomo che soffre per due motivi: sofferenza fisica

e morale, in quanto Laocoonte sa che se non sarà capace di liberare sé stesso dai serpenti, non

potrà aiutare i suoi figli e di conseguenza questi moriranno.

Il figlio di Laocoonte ha un’espressione di paura, di richiesta di aiuto nei confronti del padre.

Anche i sentimenti vennero studiati dai greci, secondo essi la paura è il sentimento percepito

quando si è in pericolo di morte. L’espressione umana è tipica della scultura ellenistica, mentre il

volto impassibile è tipico dell’arte classica.

CAPITOLO 5 DELL’ARGENTON:

L’arte esprime il frutto dell’attività cognitiva dell’essere umano nei riguardi della propria esperienza

di vita. Una caratteristica dell’arte è appunto quella di rappresentare e trasmettere concezioni

riconducibili ai grandi temi e problemi dell’esistenza. Si parla quindi anche di raffigurazioni che

vanno oltre l’apparenza, oltre ciò che si vede (funzione metarappresentativa). La funzione

metarappresentativa ci permette di vedere un’immagine come se fosse un dato di realtà. Un

concetto importante da chiarire consiste nel capire e nel definire in quale modo l’essere umano si

rappresenta mentalmente l’esperienza è la conoscenza che ha del proprio mondo esterno e

interno. Vivendo ogni essere umano è in grado di cogliere il mondo attraverso la cognizione. La

cognizione permette di costruire, scolpire e disegnare in un certo modo. L’opera d’arte è quindi il

frutto del rapporto tra l’io e il resto del mondo.

Argenton afferma che di una rappresentazione conta l’equivalenza non la verosimiglianza, non

interessa che sia identica a ciò che rappresenta, ma ciò che essa vuole equivalere, ovvero il suo

significato. L’arte non corrisponde mai alla realtà, costituisce un linguaggio separato, cioè lo STILE.

Questo è inteso come la manifestazione ed espressione di un’intera cultura o di un singolo artista

all’interno di un determinato contesto storico, sociale e economico. Affinché sia possibile la

creazione di esso dobbiamo cognitivamente trasporre l’oggetto che vogliamo rappresentare.

Questo processo avviene sempre. Lo stile deve quindi la sua efficacia e forza rappresentativa

all’abile modo in cui è gestito il rapporto tra l’attività percettiva e rappresentativa: “rendere

percepibile, tramite determinate forme, determinati significati”.

ESEMPIO DI ATTIVITÀ DIDATTICA:

1. “La spirale” Munari (Design e comunicazione visiva, pag. 158)

L’attività didattica consiste nel disegnare o decorare attraverso l’utilizzo del segno, utilizzando la

forma della spirale.

Su un foglio di carta bianco si andrà a disegnare la spirale attraverso una crescita simultanea delle

figure di un cerchio inscritto all’interno di un quadrato.

Ciò può dar origine all’esplorazione di diverse forme attraverso la tecnica della spirale

L’esperimento didattico si ricollega agli ordini architettonici greci:

. Dorico (VII secolo)  la colonna si volge sullo stilobate (tozza e larga)

. Ionico (VI secolo)  la colonna poggia su un basamento (sottile ed affusolata)

. Corinzio  La colonna poggia sullo stilobate; il capitello presenta al di sotto le volute che

rappresentano un cesto di foglie di Acanto.

La voluta è una pietra decorata e levigata che si ispira alla forma geometrica a “spirale”, che a sua

volta è ispirata alla “chiocciola” (forma geometrica perfetta). Lo sviluppo dell’arte greca secondo i

tre ordini architettonici passa dalla geometria assoluta alla natura assoluta.

ARTE RINASCIMENTALE

CAPITOLO 12-13-15 DEL GOMBRICH:

L’anno di inizio del Rinascimento viene considerato da alcuni il 1401, data in cui la città di Firenze

fece un bando per decorare la porta nord del Battistero. I due finalisti furono la “Formella” del

Brunelleschi e quella del Ghilberti. Vinse la seconda in quanto rispettava i canoni dell’iconografia

gotica, cioè del periodo precedente, rispetto a quella del Brunelleschi che invece anticipava i

canoni del periodo emergente, cioè il Rinascimento.

Nonostante ciò l’ispiratore dell’arte rinascimentale è Giotto, il quale vive un secolo prima nel 300’.

Nella sua iconografia le novità sono:

. la presenza di una vegetazione scarna

. l’utilizzo dei colori cangianti (univa i colori complementari)

. l’importanza dell’espressione dei volti umani, delle emozioni dell’uomo.

Firenze diviene il centro culturale del Rinascimento, subito dopo Roma e le Fiandre. Il

completamento della cupola del duomo di Firenze, che era già stato costruito dall’arte gotica fino al

tamburo, venne vinto dall’architetto Filippo BRUNELLESCHI, il quale per la realizzazione utilizzò

degli stratagemmi architettonici:

1. Costruì due cupole; una esterna come rivestimento e una interna portante.

2. Fece dei fori dove venivano inserite delle travi dalle quali partiva una struttura autoportante (sia

interna che esterna) che consentiva agli operai di lavorare

3. Posizionò i mattoni uno sopra l’altro a spina di pesce, per far sì che la cupola non cadesse su se

stessa.

Brunelleschi non fu soltanto l’iniziatore dell’architettura nel Rinascimento ma nel campo dell’arte

fece una clamorosa scoperta: la prospettiva, un metodo di rappresentazione per raffigurare la

realtà secondo ciò che l’uomo vede.

L’opera di MASACCIO “LA SANTISSIMA TRINITÀ CON LA VERGINE, SAN GIOVANNI E I

DONATORI”, fu la prima eseguita con l’aiuto di norme matematiche. In quest’opera non vi è un

elemento decorativo, le figure sono ridotte ai minimi termini. È presente la prospettiva centrale con

un punto di fuga. Mai nella storia dell’arte Dio fu rappresentato così simile all’essere umano come

in quest’opera. La colomba che è simbolo della pace, dal punto di vista iconologico rappresenta lo

spirito santo; cioè l’aria che Dio insufflò su Adamo per dargli vita. Sotto l’architettura è posto uno

scheletro dove sulla tomba vi è una scritta che recita: “Io fui già quel che voi siete e quel che io

sono voi ancor sarete”, questo per rappresentare il fatto che nel Rinascimento l’uomo diventerà

misura di tutte le cose, ma la tensione verso Dio rimane comunque altrettanto fondamentale.

Nell’arte rinascimentale le opere vengono commissionate dai signori con lo scopo di abbellire i

propri palazzi o far costruire i palazzi stessi per decretare la loro grandezza e quella della città

dove vivevano. Le corporazioni avevano un enorme potere all’interno delle signorie, tanto da

commissionare anche loro delle opere. Così come l’opera “SAN GIORGIO” di DONATELLO; la

quale rappresenta un santo medievale energico e intento. La statua pur essendo ben delineata e

solida come una roccia è ricca di vita e di movimento; l’opera non ha nulla a che vedere con le

statue gotiche. Donatello ancora vivente acquistò grande fama tanto da esser chiamato in tutte le

città d’Italia. A Siena realizzò un rilievo in bronzo per il fonte battesimale: “IL FESTINO DI ERODE”.

L’architettura dell’opera segue il canone della prospettiva centrale di Brunelleschi. Il centro

dell’opera è vuoto, si apre ponendo le figure che fan da soggetto ai lati. Un altro elemento

innovativo è quello di raffigurare gli elementi che stanno in profondità con dei rilievi bassissimi,

appena accennati (stiacciato).

Gombrich presenta poi VAN EYCK, un rinascimentale e pittore delle Fiandre; inventore della

pittura ad olio, che permetteva di dipingere secondo velature di colore. Uno dei suoi ritratti più

famosi è “I CONIUGI ARNOLFINI”. Un’opera iconograficamente rivoluzionaria. È quasi un prisma

che dimostra più realtà: la superficie del quadro, lo sfondo del quadro stesso e la parte antistante

al quadro. Ciò si nota grazie al particolare dello specchio, che riflette il pittore intento a ritrarre i due

sposi. I pittori del rinascimento studiavano il neoplatonismo, il quale insegnava che bisognava

accorgersi e godere della vita. La scritta di Van Eyck sopra lo specchio ci vuole lasciare proprio

questo messaggio.

Nel secondo 400’ vi è una difficoltà nell’interpretare le innovazioni della prospettiva portata dal

Rinascimento in quanto appesantisce le opere e non permette la decorazione.

Un pittore dal nome BEATO ANGELICO si avvalse dei nuovi metodi di Masaccio.

“L’ANNUNCIAZIONE” è la sua opera più nota e rappresenta una cella tutta costruita secondo la

prospettiva centrale, all’interno di essa vi è la madonna, l’angelo e San Pietro. Le figure appaiono

leggere, perché rimandano ancora all’arte gotica. Quest’opera si collega a la “ANNUNCIAZIONE”


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Monicap7

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienza della formazione primaria (laurea a ciclo unico - 4 anni)
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Monicap7 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte moderna e contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Catricalà Angelo.

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