Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

alla relazione tra gli obiettivi e i mezzi per raggiungerli. In una società

equilibrata ci deve essere una uguale enfasi su obiettivi e mezzi disponibili. Se

gli obiettivi sono considerati più importanti dei mezzi, si possono abbandonare

le regole e può nascere l’anomia. La relazione tra obiettivi e mezzi è fragile. Lo

squilibrio può nascere se gli attori sociali sono allontanati dagli obiettivi

condivisi o dai mezzi disponibili. Merton rovescia l’idea di Durkheim secondo

cui la mancanza di regole porta a maggiori aspirazioni, sostenendo che un più

ampio complesso di aspirazioni produce deregolamentazione, che conduce, a

sua volta, a più elevati livelli di devianza. Ciò produce TENSIONE

ALL’ANOMIA. Una possibile risposta alla mancata integrazione all’interno

delle norme accettate dalla più ampia società è la nascita di sottoculture. Molti

sociologi hanno criticato il funzionalismo perché incapace di affrontare il

cambiamento. Questo, però, non è del tutto corretto. Alcuni sistemi cambiano

nella misura in cui si adattano all’ambiente. Questo processo è detto

EVOLUZIONE. SPENCER è fra i primi assertori dell’idea di sistema sociale e

sostiene anche che l’assunto che la società sperimenta il cambiamento secondo

le leggi dell’evoluzione adattandosi nel tempo per poter sopravvivere.

L’evoluzionismo di Spencer è controverso. Un importante aspetto di questo

approccio risiede nella TEORIA DELLA DIFFERENZIAZIONE. In biologia

questa si riferisce al processo attraverso cui le parti di un organismo sviluppano

funzioni specifiche per aiutare l’organismo ad adattarsi e ad evolvere. Quando

viene applicata alla società la differenziazione si riferisce all’idea che istituzioni

sociali specifiche si separino l’una dall’altra e svolgano compiti specializzati per

far funzionale il sistema più ampio. La differenziazione ha luogo quando cresce

la complessità dei sistemi. Le società del XIX secolo, con le nuove tecniche di

produzione, sono più complesse di quelle premoderne, caratterizzate da modi di

vita feudali e da strutture di potere militaristiche. Tuttavia, non è Spencer ad

essere considerato il padre fondatore di questa prospettiva. Durkheim riformula

la teoria dell’evoluzione di Spencer secondo la DIVISIONE SOCIALE DEL

LAVORO. Nelle società più semplici i ruoli sociali non hanno bisogno di essere

definiti, quindi la divisione del lavoro è scarsa o assente. Ma quando le società

diventano più complesse, la divisione del lavoro diventa più specializzata, con

ruoli specifici che vengono formalizzati e assegnati agli individui, anziché

condivisi nella comunità. Per alcuni sociologi la differenziazione associata alla

modernizzazione appare una cosa negativa. Per Spencer, invece, risulta positiva,

poiché rappresenta il progresso. Durkheimm al riguardo no è né ottimista né

pessimista. Per lui la differenziazione comporta solo la sostituzione di una

forma di legame sociale basata sull’uguaglianza con un’altra basata sulla

differenza. Quelli di cui parla Durkheim sono TIPI IDEALI: non cambiamenti

assoluti che indicano la sostituzione totale di una forma con l’altra, ma modi di

vivere dominanti al tempo. Questa opposizione tra società tradizionali e

moderne è fondamentale per la descrizione funzionalista del cambiamento

sociale. Le differenze individuate da Spencer, Durkheim e altri riemergono

negli scritti di Parsons. Secondo lui il cambiamento sociale è progressivo, segue

un percorso prestabilito verso un futuro migliore, secondo quella che chiamò

TEORIA DELLA MODERNIZZAZIONE. Dall’evoluzionismo di Spencer e

Durkheim alla teoria della modernizzazione l’approccio funzionalista al

cambiamento sociale è stato oggetto di due critiche fondamentali. Per prima

cosa, esso tendeva a fare cattivo uso dell’idea di evoluzione. In secondo luogo,

l’approccio funzionalità era troppo semplice. Raramente metteva in dubbio

l’idea che la transizione verso un modo di vivere occidentale rappresentasse il

progresso. Entrambe le critiche si collegano alla critica del funzionalismo come

teoria, cioè del modello medico che presume l’esistenza di una condizione

ideale a cui le società dovrebbero aspirare.

Capitolo III: Teoria del conflitto.

Una delle caratteristiche fondamentali di qualunque prospettiva sociologica è il

modo in cui essa definisce la condizione naturale di una società. Le società sono

di per sé stabili, tenute insieme dal consenso e dai valori, anche se a volte non

funzionano. Possono anche essere definite da competizione e differenze e

costituite da gruppi e comunità con culture, valori e interessi diversi. I

funzionalisti sottoscrivono la prima posizione. Partono dall’assunto secondo cui

alla base della società si trova un sistema di valori condiviso che fa parte dello

stesso progetto che unisce tutte le istituzioni all’interno di quella società. I

conflitti sono effetti di deviazioni che possono essere curate. Ci si chiede cosa

succederebbe se questi conflitti e la mancanza di valori fossero fenomeni

normali. Sono queste le domande alle quali rispondono WEBER e seguaci con

la TEORIA DEL CONFLITTO. Il sistema di valori condiviso, celebrato dai

funzionalisti poiché manteneva l’equilibrio, è smascherato dai teorici del

conflitto come il sistema di valori del gruppo sociale dominante, ovvero è uno

dei numerosi sistemi esistenti all’interno di una SOCIETA’ PLURALE. La

teoria del conflitto non va confusa con il marxismo. Quest’ultimo si focalizza

sulla centralità della lotta di classe. La teoria del conflitto critica il marxismo

per la sua semplicità. Weber contesta a Marx il fatto che il secondo riduca il

conflitto sociale al problema delle classi. Weber non accetta che la classe venga

giudicata alla base del conflitto sociale nella sua interezza. Distingue fra tre

fonti del conflitto sociale: CLASSE, STATUS e PARTITO. Weber osserva

come la posizione di classe non sia importante quanto lo status, da lui definito

come pertinente al livello di considerazione sociale. Il partito è definito in

termini politici. Ognuna di queste categorie produce una qualche forma di

disuguaglianza sociale e può causare conflitto sociale tra i differenti attori. La

teoria del conflitto non va confusa con i vari approcci sociologici che si

concentrano su individui che compiono scelte razionali sulla base di

motivazioni egoistiche. Per queste prospettive il conflitto deriva da proprietà

innate dell’individuo. Il funzionalismo raggiunge il massimo successo negli

anni ’50. Parla di tutto ciò che è buono della democrazia liberale. Negli anni ’60

il clima sociale, politico ed economico si agita. Questa agitazione mostra come

il modello funzionalista si fondi su un’apparenza esteriore. Per molti scienziati

sociali la spiegazione funzionalismo di queste forme di conflitto non è più

valida. Il conflitto non è più solo un’anomalia, ma dilaga in tutta la società.

Mentre il funzionalismo comincia a declinare i sociologi si indirizzano verso

prospettive alternative. Il principale teorico di questo gruppo è

DAHRENDORF. Si ispira a Marx. Secondo lui il funzionalismo è ancora

importante, ma è fallito perché si interessa solo del consenso, mentre conflitto e

consenso sono due facce della stessa medaglia. Così, mentre il funzionalismo

aiuta a comprendere le società basate sul consenso, la teoria del conflitto aiuta a

capire le società basate sul conflitto. Per Dahrendorf la teoria marxista del

conflitto è troppo limitata, poiché si focalizza sulle relazioni di classe solo in

termini economici, ignorandone la loro definizione sulla base di una

distribuzione iniqua del potere. Nelle società moderne le relazioni di classe sono

meglio definite in termini di accesso al potere e all’autorità. La teoria del

conflitto usa dei modelli esistenti, rivoluzionandoli. La teoria secondo cui ogni

cultura e ogni comunità dispongono di propri sistemi di valori è nota come

RELATIVISMO CULTURALE. Anziché cercare di individuare le leggi

generali su come le società funzionano, i relativisti sostengono la necessità di

comprendere le pratiche nei loro contesti. Queste derivano dallo SPIRITO

INDIVIDUALE. I relativisti enfatizzano la diversità della cultura umana, delle

caratteristiche linguistiche e genetiche e sono critici verso i tentativi di imporre

valori esterni a culture locali. Nei circoli sociologici, dove viene spesso indicata

come TEORIA DELLE SUBCULTURE, la teoria del relativismo culturale è

stata oggetto di interesse limitato, ma ha dato importanti contributi in alcuni

campi di ricerca. I teorici del conflitto tendono ad aderire alla posizione del

relativismo culturale, che evidenzia la diversità delle culture, degli stili di vita e

dei valori tra le società e al loro interno. La sua direzione sociologica ha

coinciso con l’analisi di come le società sono definite attraverso i conflitti che

insorgono quando le posizioni di gruppi differenti sono incompatibili. Il

GRUPPO DI INTERESSE è l’unità fondamentale per analizzare gran parte

della teoria del conflitto. Con “gruppi di interesse” si intende ogni collettivo di

persone unite da interessi condivisi. Ciascuno di questi gruppi di interesse

riflette una parte dell’identità individuale. La società è una rete di gruppi di

interesse che si intrecciano rivolgendo richieste appropriate ai propri membri.

Nella maggior parte dei casi i gruppi di interesse non sono per loro natura in

competizione. In quasi tutti i casi, però, un gruppo di interesse ha una sua

nemesi. In questi casi il potere, definito come il raggiungimento di un’influenza

che permette di difendere i propri interessi, se è conseguito da un soggetto, non

è conseguito dall’altro. Weber ha sottolineato l’importanza dello status come

misura dell’influenza dei gruppi di interesse. I gruppi di status non sono facili

da definire. In alcune società le disuguaglianze basate sulle distinzioni di status

formano la base di tutte le altre disuguaglianze. La CASTA è, quindi, un

sistema chiuso, opposto alla CLASSE SOCIALE, che deve comprendere un

tasso di mobilità sociale e di relazioni interclasse. La tradizione del conflitto

presta attenzione sia al PLURALISMO CULTURALE sia alla violenza politica,

i quali, insieme, esprimono le condizioni del conflitto etnico. Secondo REX e

KUPER la condizione primaria per la violenza razziale è la presenza di una

SOCIETA’ PLURALE. Il che non significa PLURALISTA. Una società

pluralista si può basare sulla tolleranza multiculturale, mentre una società

plurale può essere caratterizzata da forti disuguaglianze tra i gruppi e dalla

subordinazione di un gruppo rispetto a un altro. In una società plurale, gruppi

sociali ed etnici differenti competono tra loro per risorse monetarie e di potere e

ciò causa disuguaglianze e modelli di discriminazione all’interno della sfera

economica, politica, sociale e culturale. Le società complesse, per i teorici del

conflitto, sono caratterizzate da una pluralità di differenti gruppi sociali, politici

e culturali, ognuno con il proprio insieme di norme e valori. In tale situazione, il

conflitto tra questi gruppi intenzionati ad accrescere i propri interessi è

inevitabile. Il potere non è tanto un fine in sé, quanto un mezzo per raggiungere

la difesa degli interessi personali. La legge e la politica non sono indipendenti

dai gruppi di interesse, ma vengono costituti da questi per difendere i propri

interessi.

Capitolo IV: Marxismo.

Il marxismo è un’ampia tradizione sociologica e politica, così nominata in onore

del suo fondatore MARX. Marx e il marxismo sono associati ad un certo tipo di

teoria politica, il comunismo, che è sempre stato in contrasto con il capitalismo.

Il marxismo è una teoria generale della società, non un sistema di governo dello

Stato. Il marxismo come teoria sociologica si sviluppa attorno a una serie di

concetti chiave della sociologia, come capitalismo, classe sociale, materialismo

storico, alienazione, ideologia, struttura e sovrastruttura e sfruttamento. Sebbene

a livello avanzato sia complesso e sia ricco di interpretazioni spesso in conflitto

tra loro, al suo livello elementare il marxismo può essere semplice da capire.

Per Marx la permanenza in Inghilterra fu cruciale per raggiungere lo status di

intellettuale tra i più importanti di sempre. L’Inghilterra fu la culla della

rivoluzione industriale, un luogo di forte cambiamento sociale, in cui si

formarono nuove industrie e nuovi modi di vivere basati su di esse. Marx

sosteneva che il capitalismo era iniquo e destinato ad essere sostituito dal

comunismo. Elaborò la propria teoria, che col tempo subì molte variazioni, per

questo è corretto parlare di TRADIZIONE MARXISTA. Il miglior modo per

includere queste varianti della teoria ispirata a Marx è quello di farle conversare

con l’APPROCCIO MARXISTA ORTODOSSO. Questo si concentra su tre

idee chiave: la TEORIA DEL MATERIALISMO STORICO, che interpreta il

cambiamento sociale come il passaggio da un sistema economico a un altro; la

TOEIRA DEL DETERMINISMO ECONOMICO, secondo la quale l’economia

opera come motore della società, mentre altri fattori le sono subordinati e

formano la sovrastruttura; la TEORIA DELL’ANALISI DI CLASSE, secondo

cui, nella società capitalista, ha luogo una frattura e un conflitto tra borghesia e

proletariato. L’idea centrale delle forme più tradizionali di teoria sociologica

marxista è l’interpretazione del mondo in termini materialistici. Secondo Marx

la società deve essere studiata in relazione alla sua capacità di fornirci le cose

materiali. Nella sua teoria sociale Marx non ha semplicemente assegnato

priorità alle lotte materiali rispetto alle grandi idee, ma ha concepito una teoria

che illustra come dovremmo studiare il mondo stesso e le sue varie

trasformazioni: una teoria del cambiamento sociale definita MATERIALISMO

STORICO. Con questa Marx andava contro la TEORIA IDEALISTA della

storia di HEGEL. Questi aveva suggerito che il cambiamento si verifica in

maniera DIALETTICA: un’idea dominante del mondo (TESI) viene messa di

fronte al suo opposto (ANTITESI) e ne deriva una SINTESI, che diviene l’idea

dominante di un nuovo mondo e si scontra con la propria antitesi per produrre

una nuova sintesi. Marx applicò questo approccio alle condizioni materiali

dell’esistenza anziché alle idee. Marx fa ciò concentrandosi sulla

PRODUZIONE. Ogni società può essere compresa in base al suo modo di

produrre i beni materiali necessari alla sopravvivenza. Marx parte dal suo

interesse per il cambiamento dei metodi produttivi per arrivare ad una teoria

sociale che riguarda la costituzione della società. Innanzitutto, ci sono i MEZZI

DI PRODUZIONE, che indicano le strategie e le tecnologie disponibili per

produrre beni. Poi, ci sono i RAPPORTI DI PRODUZIONE, cioè le relazioni

dei diversi individui con i mezzi di produzione. Questi rapporti rappresentano

una fonte di divisione nelle società, giacché alcuni individui si relazionano ai

mezzi di produzione come proprietari ed esercitano su di essi più potere di

coloro che vi si relazionano come lavoratori. La teoria di Marx prevede cinque

fasi della storia e mostra come ogni modo di produzione abbia sostituito il

precedente. Per prima si è realizzata una fase di COMUNISMO PRIMITIVO,

priva di classi e definita dallo scambio reciproco, dalla condivisione di beni e

risorse a beneficio del gruppo. Tuttavia, da questa fase è emersa la prima forma

di società gerarchica, definita da Marx il “modo di produzione antico”, che ha

operato come economia basata sul controllo militare e in cui l’antico modo di

produzione era definito dall’istituzione della schiavitù. In tale società, la

distinzione tra abbienti e non abbienti coincideva con quella tra padroni e

schiavi. La società schiavista ha creato nuove disuguaglianze da cui è risultata

una nuova sintesi: il MODO DI PRODUZIONE FEUDALE, in cui gli schiavi

sono liberi, ma al contempo non lo sono perché rimangono subordinati alle élite

dominanti. Non c’è mobilità sociale. Quando il feudalesimo ha ceduto il passo

al capitalismo sono emersi un modo di vivere nuovo e una nuova gerarchia. La

vecchia aristocrazia è stata sostituita dalla borghesia, opposta al proletariato.

Marx sostiene che la natura del capitalismo è legata allo sfruttamento, poiché

prevede che alcuni individui traggano vantaggio dal lavoro di altri. La

distinzione tra borghesia e proletariato è fondamentale per la teoria sociale

marxista. La seconda idea chiave di Marx da analizzare è l’assunto secondo cui

la forza guida della società è rappresentata dal sistema di produzione e dalla

relativa distribuzione di merci, ovvero dall’ECONOMIA. Per molti suoi critici,

la teoria marxista è soggetta alle accuse di DETERMINISMO ECONOMICO,

poiché asserisce che l’economia ha la priorità sulle altre forza della nostra vita.

Marx non afferma soltanto che è più importante studiare le condizioni materiali

dell’esistenza, ma sostiene che l’economia guida le altre aree della vita, che le

sono subordinate. Questa è la posizione marxista classica. Le istituzioni sociali

non assolvono la funzione di soddisfare la naturale condizione della società, ma

di proteggere e riprodurre gli interessi del sistema capitalista dominante. Marx

definisce l’economia come la struttura della società, sopra la quale si trova la

SOVRASTRUTTURA, che comprende le istituzioni sociali. Questa non può

esistere senza la struttura, poiché non ha natura indipendente. ADORNO cercò

di superare questo approccio. Per lui, il concetto centrale dell’opera marxista è

quello di MERCIFICAZIONE, processo attraverso cui un oggetto diventa parte

del mercato, riducendo il suo valore d’uso al suo valore di scambio. Adorno

ammette che, ai tempi di Marx, ciò fosse applicabile principalmente ai beni

materiali, ma nel tardo capitalismo è la cultura stessa ad essere diventata merce.

Anche i beni immateriali hanno valore di mercato, che Adorno definisce

INDUSTRIA CULTURALE. Il teorico ALTHUSSER è artefice di una frattura

ancora più radicale di quella di Adorno rispetto al determinismo economico. Lui

ne rifiuta l’idea, ripensando la definizione del capitalismo, da lui ritenuto un

modo di produzione, un sistema economico e una formazione sociale, un

sistema sociale che comprende aspetti economici, politici e culturali, ognuno dei

quali esercita relativa autonomia. La forma economica è sostenuta dagli apparati

ideologici di Stato. Althusser riconsidera l’immagine del triangolo e suggerisce

che esso, anziché rigido, sia in grado di ruotare su se stesso e di permettere a

una differente forma di egemonia di affermarsi. Il capitalismo è un MODO DI

PRODUZIONE. Per Marx la CLASSE SOCIALE rappresenta un metodo di

definizione e distinzione degli individui basato sul loro modo di rapportarsi ai

mezzi di produzione. Secondo Marx si possiedono o si controllano i mezzi di

produzione o si è obbligati a cedere il proprio lavoro in cambio di un salario,

creando la mercificazione. Quando un uomo vende al propria forza lavoro per

un salario mercifica se stesso. Non ha controllo sul processo della creazione, né

alcun possesso del prodotto che sta creando. Marx definisce questo stato

ALIENAZIONE. Il capitalismo come sistema economico si caratterizza in

questo modo: un individuo lavora mentre qualcun altro gode dei profitti

derivanti dal prodotto dei suoi sforzi. Ciò si chiama SFRUTTAMENTO. Il

capitalismo offre possibilità di MOBILITA’ SOCIALE.

Capitolo V: Teoria dello scambio.

WEBER elenca quattro tipi di razionalità, su cui si fondano sistemi di leggi

differenti. Per Weber, dire che qualcosa è razionale equivale a dire che ha senso

alla luce di una logica condivisa. Si deve ora affrontare une prospettiva

sociologica diversa da quelle trattate in precedenza, chiamata TEORIA DELLO

SCAMBIO. Si potrebbe definirla anche come TEORIA UTILITARISTA o

TEORIA COMPORTAMENTISTA o TEORIA DELLA SCELTA

RAZIONALE. Teoria dello scambio è il nome che prediligeva HOMANS, che

fu promotore di un cambiamento di prospettiva esortando gli studiosi a riportare

al centro gli individui. Invoca l’INDIVIDUALISMO METODOLOGICO e

propugna un programma sociologico derivato dalla psicologia. Afferma che i

sociologi devono adottare come punto di partenza nelle loro elaborazioni la

comprensione psicologica degli individui, facendo uso degli strumenti e dei

metodi sviluppati dagli psicologi a quello scopo. Ciò che Homans teorizza è uno

scarto radicale rispetto alla tradizione normativa. Il progetto avviato da Homans

è il tentativo di introdurre in sociologia un modo di esaminare l’uomo diffuso

nelle altre scienze da secoli. Pensiamo all’UTILITARISMO. Si tratta di una

concezione etica che colloca la giustificazione morale di un atto nelle sue

conseguenze, ovvero un atto è giustificato se produce la maggior quantità di

felicità possibile nel maggior numero di persone. Questa stessa idea è stata

sviluppata in psicologia nella TEORIA DEL COMPORTAMENTISMO, che

indaga la costruzione della personalità umana nell’ottica di un processo di

apprendimento, che si svolge per prove ed errori, nel quale determinate azioni

vengono collegate a ricompense, mentre altre a punizioni. Una terza corrente da

considerare risiede nelle discipline economiche, in particolare nell’economia

classica e nell’econometria. Questa corrente è nota come TEORIA DELLA

SCELTA RAZIONALE. Gli economisti influenzati da questa teoria studiano il

comportamento economico umano come un processo di valutazione dei pro e

contro di una determinata serie di azioni rispetto ad un’altra. Il presupposto è

che l’individuo cercherà di perseguire le azioni giudicate razionali per il proprio

interesse. Da queste tre fonti è nata una nuova prospettiva sociologica che può

essere considerata come la più individualistica della disciplina. Il punto di

partenza è una premessa psicologica semplice: tutti gli uomini sono mossi

dall’interesse personale, dal desiderio di massimizzare la loro felicità e

minimizzare la loro infelicità, ed è questa motivazione ad indirizzare ogni nostra

scelta. Ne consegue che, per Homans e i suoi, l’unità fondamentale dell’analisi

sociologica deve essere l’individuo. Per questo la teoria dello scambio è un

esempio di individualismo metodologico. Recentemente, il sociologo

COLEMAN, nella sua opera, ha voluto riscattare la teoria dello scambio dalle

sue basi psicologiche, per valorizzare, invece, i fondamenti econometrici

dell’azione sociale. Dopo che il contributo di Homans è caduto in disgrazia tra i

sociologi, il lavoro di Coleman è servito a far tornare in auge il loro approccio,

sotto il nome di TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE. Prima di occuparci

del tema di idea razionale si deve parlare ancora di comportamentismo. Il primo

elemento da considerare è la differenza fra due tipi di comportamento:

CONDIZIONATO e OPERATIVO. Il COMPORTAMENTO

CONDIZIONATO è biologico e consiste nelle reazioni automatiche sulle quali

non abbiamo controllo diretto. Il COMPORTAMENTO OPERATIVO, invece,

è primariamente biologico, in quanto mosso dai nostri appetiti e desideri

naturali, ma può anche assumere una dimensione psicologica. Tale

comportamento comprende le strategie che elaboriamo al fine di soddisfare i

nostri bisogni. Il comportamentismo psicologico si prefigge di scoprire in che

modo impariamo ad eseguire tale genere di comportamento operativo, in questo

dimostrandosi una teoria EMPIRICA. L’empirismo è la dottrina secondo cui

possiamo conoscere veramente solo ciò che sperimentiamo attraverso i sensi,

non esistono conoscenze innate. Alla nascita la nostra mente è una tabula rasa.

Con il tempo, raccogliamo sensazioni e impressioni, che accumuliamo nella

nostra mente. Ricordare qualcosa equivale a localizzare e recuperare una di

queste esperienze conservate. Durante la vita si arriva ad associare certe

esperienze a determinati aspetti del mondo reale. E’ ciò che si definisce

ASSOCIAZIONISMO. Il livello di questo fenomeno diventa più complesso nel

momento in cui le associazioni coinvolgono serie di azioni. Tali sequenze sono

influenzate dal fatto che si associ all’esperienza il piacere o il dolore. Come

faccio a sapere che una determinata azione avrà come esito la soddisfazione di

un determinato desiderio? Watson distingue tra RIFLESSI CONDIZIONATI e

RIFLESSI INCONDIZIONATI. Secondo lui alcuni riflessi sono biologici e

innati, mentre altri sono condizionati dall’apprendimento. Poiché alla nascita

siamo in una condizione di tabula rasa, noi non disponiamo di conoscenze

biologiche presociali, ma dobbiamo apprenderle. Ciò avviene per prove ed

errori. Alla base vi sono delle premesse psicologiche fondamentali. La prima di

esse è che un’azione cui segue una ricompensa ha probabilità di venire ripetuta,

mentre un’azione che culmina in una sanzione verrà evitata in futuro. La

seconda premessa è che un’azione dipende da particolari circostanze, gli

STIMOLI. Quanto più spesso la relazione tra stimoli ed azione viene rafforzata,

tanto maggiore è la probabilità che questa venga riprodotta. La terza condizione

è chiamata RINFORZO. Watson ritiene che, sfruttando la psicologia, saremmo

in grado di conoscere le reazioni più probabili a ogni genere di stimoli, tanto da

poter prevedere il comportamento. Ma se questo può essere predetto, può essere

anche modificato. SKINNER ha dedicato gran parte delle sue ricerche a

mostrare come il comportamento operativo possa essere influenzato da forme di

CONDIZIONAMENTO. I comportamentisti hanno rilevato che le risposte date

dall’organismo possono essere previste e condizionate. Homans fa

un’importante distinzione tra COMPORTAMENTO INDIVIDUALE, di tipo

unidirezionale, e COMPORTAMENTO SOCIALE, caratterizzato dalla

reciprocità. Per Homans la sociologia è lo studio delle relazioni sociali, le quali

prevedono sempre qualche forma di interazione reciproca. Il concetto di

ORDINE SOCIALE è interpretato come un prodotto dinamico di scambi

commerciali e baratti tra agenti mossi dal proprio interesse. Homans applica il

comportamentismo psicologico all’ambito dell’interazione sociale umana, per

mezzo di sette proposizioni: SUCCESSO (quante volte un’azione ha avuto un

effetto positivo), STIMOLO (la ripetizione di un’azione è più probabile se gli

stimoli sono simili a quando l’azione è stata ricompensata), VALORE (la

probabilità che un agente compia un’azione è maggiore se il risultato

dell’azione riveste un’importanza per l’agente), PRIVAZIONE-SAZIETA’ (il

valore di una ricompensa dipende dalla sua scarsa disponibilità),

AGGRESSIVITA’ (se un agente non riceve la ricompensa attesa cresce la

probabilità che diventi irritato o aggressivo e il valore attribuito all’azione

aumenta), APPROVAZIONE (se un agente non riceve la punizione attesa

cresce la probabilità che assuma un atteggiamento favorevole e il valore

attribuito all’azione aumenta) e RAZIONALITA’ (dovendo decidere come

comportarsi, è più probabile che un agente scelga l’azione che porta al beneficio

maggiore). Al cuore della teoria dello scambio vi è il concetto di SCELTA

RAZIONALE.

Capitolo VI: Interazionismo.

L’INTERAZIONISMO SIMBOLICO si concentra sugli individui, senza però

farne materia di studio. Il punto non è definire le loro azioni e intenzioni, ma

cercare di scoprire che cosa queste significano per gli individui stessi.

L’interazionismo vuole presentare una sorta di documentario su come

determinati individui danno un senso al mondo attorno a loro. Il fondatore di

questo movimento è MEAD. E’ influenzato dal comportamentismo. Si definiva

“comportamentista sociale”. Per Mead la socializzazione non è un processo

limitato all’infanzia, ma prosegue per tutta la vita. Diversi temi caratterizzano

l’interazionismo nei suoi vari filoni. In primo luogo, la società è SIMBOLICA e

i simboli vengono compresi attraverso l’interpretazione del significato. Non è

possibile conoscere davvero il significato di un dato evento, ma tutto ciò che si

può fare è considerare le differenti interpretazioni di chi vi ha assistito. Le

società, inoltre, sono in continuo mutamento. Non ci si deve concentrare sulle

azioni o sulla consapevolezza individuali, né su qualche nozione astratta di

società intesa come “cosa in sé”, ma sulle esperienze condivise degli individui,

sulle loro INTERAZIONI. Per comprendere questa tradizione è fondamentale il

rapporto che l’interazionismo intrattiene con un genere particolare di ricerca

metodologica. In quanto prossimo al PRAGMATISMO, l’interazionismo non si

è mai curato delle teorie generali. Alcuni dei suoi contributi più importanti sono

stati di natura più metodologica che teorica e gli studiosi di questo filone hanno

promosso metodi di tipo qualitativo. BECKER, STRAUSS e DAVIS hanno

fatto uso di METODI ETNOGRAFICI, quali l’osservazione partecipante come

tecnica di ricerca. Preferiscono parlare con i soggetti che devono studiare

piuttosto che fare congetture a distanza. L’interazionismo, quindi, nasce da una

serie di elaborazioni prodotte in filosofia, psicologia e sociologia. Possiamo

dire, dunque, che il PRAGMATISMO consiste nell’osservare il mondo per

come ci appare in un determinato momento. Operare nella tradizione

interazionista vuol dire adottare una visione pragmatista del conoscere e del

comprendere. Il punto non è tanto che non vi sia una verità oggettiva, bensì che

noi non possiamo conoscerla. La verità emerge dalla valutazione del significato

e questo è collegato alle caratteristiche pratiche di alcune affermazioni quali

effetti. La conoscenza, quindi, è un progetto incompleto portato avanti da

esperienze umane sempre nuove. Progredisce per mezzo di associazioni ed

esperienze collettive. Il più grande contributo di Mead alla sociologia è stato lo

sviluppo di una teoria del Sé come un ente in transizione costante. Divide il Sé

in due componenti distinte: IO e ME. L’io è il sé soggettivo, racchiuso

all’interno di un individuo; il me è il sé oggettivo, quello che entra in relazione

con gli altri presentandosi ad essi. Quando un individuo interagisce con gli altri,

finisce per essere influenzato da ciò che gli altri ritengono essere il suo sé,


ACQUISTATO

4 volte

PAGINE

20

PESO

132.08 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher passariello.lucia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Bernardini Sandro.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Istituzioni di sociologia

Riassunto esame Istituzioni di sociologia, prof. Bernardini, libro consigliato Sociologia fondamenti e teorie, O'Byrne
Appunto
Appunti sociologia, concetti fondamentali M. Ciampi
Appunto
Riassunto esame istituzioni di sociologia, prof. Ciampi, libro consigliato Le origini della sociologia, Sombart
Appunto
Riassunto per l'esame di Istituzioni di Sociologia, prof. Bernardini, libro consigliato "Sociologia. Fondamenti e teorie", O'Byrne-Bernardini
Appunto