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Riassunti economia aziendale (primo anno economia) completo

Appunti di economia aziendale basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Mezzadri dell’università degli Studi Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt, facoltà di economia, Corso di laurea in economia e gestione aziendale. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Economia aziendale docente Prof. A. Mezzadri

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Economia di apprendimento (o di esperienza): riduzione del costo unitario e miglioramenti della

qualità degli output che, per effetto dell’accumulo di esperienza, si realizzano ogni volta che si

producono addizionali quantità di beni.

Man mano che si replica l’attività realizzata, il tempo impiegato si riduce e si diventa più bravi

nell’eseguirla: meno tempo per farla meglio.

Curva di esperienza: proporzionalità inversa che ci indica che i grandi risparmi per effetto

dell’esperienza si ottengono sui primi lotti di produzione.

Il costo unitario medio diminuisce all’aumentare della produzione cumulata.

Economia di replicazione: sfruttare l’esperienza per replicare combinazioni economiche per

aumentare il numero dei clienti.

Il costo medio unitario diminuisce all’aumentare del numero di combinazioni economiche parziali

che si realizzano.

Economia di raggio d’azione (o di scopo): produrre due beni diversi tra loro condividendo le risorse

impiegate, materiali della struttura produttiva (macchinari con Cp insatura) e della struttura di

vendita (canali e rete distributive), e immateriali (immagine dell’azienda). Es: Geox condivide il

brevetto del far respirare in scarpe e abbigliamento; oppure condividere la rete distributiva

riempiendo i camioncini con altri prodotti.

Questa economia fa parte di una strategia di diversificazione, per indicare che le combinazioni

economiche comprendono la realizzazione di prodotti diversi.

Il costo medio unitario diminuisce all’aumentare del numero di business.

Le scelte di estensione verticale e orizzontale

Le scelte di estensione delle combinazioni economiche (= dimensioni dell’azienda)

Le imprese tendono ad installare grandi capacità produttive (ossia a crescere dimensionalmente)

per sfruttare le economie di scala e le economie di apprendimento; le dimensioni di un’impresa

sono determinate più in generale dalle scelte di estensione delle combinazioni economiche.

Un’impresa è tanto più grande quanto maggiori sono le capacità produttive installate (1), quanto

maggiore è il numero delle funzioni (coordinazioni parziali) svolte all’interno (2), quanto più

numerose sono le aree strategiche di affari [combinazioni parziali - n. business attivati (estensione

orizzontale, diversificazione)] (3), quanto più numerose sono le fasi della filiera produttiva svolte

all’interno (integrazione verticale) (4).

Ciascuna impresa deve decidere quante risorse investire in ciascuna funzione e deve decidere

quali funzioni svolgere all’interno dell’azienda (internalizzare) e quali funzioni fare svolgere ad altre

imprese (esternalizzare).

Un’azienda può decidere di esternalizzare quelle funzioni che, se condotte internamente,

avrebbero un costo maggiore del pagamento del fornitore; un’azienda può decidere di

internalizzare quelle attività avvinte da forti relazioni di interdipendenza con altre attività interne.

Aggregato aziendale: insieme di attività economiche avvinte da relazioni forti che possono essere

giuridiche, di governo economico, di influsso (esplicite e formalizzate oppure implicite e non

formalizzate).

Gli aggregati intra-aziendali (monoaziendali): pluralità di combinazioni economiche aggregate in

una stessa entità giuridica:

• aziende multiunità: più unità di trasformazione tecnica (stabilimenti) o di commercializzazione

(filiali), relativamente autonome, facenti capo a un unico soggetto giuridico/economico (Es.

Esselunga);

• aziende integrate verticalmente: combinazioni economiche parziali connesse “in

sequenza” (integrazione verticale);

• aziende diversificate: business ben distinti facenti capo a un unico soggetto di governo.

10

Gli aggregati pluriaziendali:

I gruppi economici:

• gruppo di aziende di produzione: pluralità di aziende + governo economico esercitato da un

unico soggetto che detiene direttamente o indirettamente il capitale di comando delle singole

aziende. Necessità per operare in diversi paesi, con minor rischio di fallimento.

• joint venture: due o più aziende che per realizzare un progetto non perseguibile singolarmente si

uniscono per dar vita a una combinazione economica congiunta mantenendo relativamente

autonome le altre.

Associazioni formali di aziende:

• consorzio: più aziende che si aggregano per svolgere in comune una coordinazione parziale

(attività es. vendite, acquisiti), aumentando così la forza contrattuale (altrimenti dispersa);

• cartelli: aziende che si associano per elaborare e attuare politiche e programmi comuni volte a

limitare l’intensità della competizione nel mercato di riferimento. I cartelli in senso proprio sono

quelli espliciti ed ammessi dalla legge, mentre ci sono altri accordi taciti di regolazione della

concorrenza;

• franchising: un’azienda centrale (franchisor) e un’elevato numero di aziende ad essa collegate

(franchisee). L’azienda centrale trasferisce alle associate il diritto d’uso di un marchio e

conoscenze tecniche, organizzative, gestionali; le aziende collegate si impegnano a produrre/

vendere beni secondo caratteri uniformi. Spesso, l’azienda centrale è l’unità di produzione dei

beni commercializzati dalle aziende associate, che firmano accordi tramite relazioni di licenza o

di concessione;

• associazioni in “accordi quadro”: aziende legate da contratti di lungo periodo che definiscono le

condizioni di scambio (volumi, prezzi), continuità e modalità di recesso e le modalità di

svolgimento delle operazioni interne. Es. 2 università per scambio di studenti;

• associazioni di categoria: associazioni per settore, area geografica, dimensioni, natura del

soggetto economico, che manifestano interessi e linee comuni di azioni in vari contesti

(contrattazione collettiva) e le cui unità centrali forniscono un’ampia gamma di servizi alle

associate.

Associazioni informali di aziende (taciti comportamenti di forte integrazione):

• reti di subfornitura: un’azienda principale con combinazioni economiche fortemente

esternalizzate e una pluralità di aziende per cui la quasi totalità dell’attività economica trova

sbocco nel rapporto di fornitura con l’azienda principale e le modalità operative sono di fatto

determinate dall’azienda principale;

• costellazioni di aziende: numero ridotto di imprese di dimensioni omogenee (piccole/medie), con

combinazioni economiche strettamente complementari (spesso integrate “per fasi” o “per

componenti”);

• distretti industriali: vasti insiemi di imprese strettamente connesse da relazioni di mercato e di

settore, localizzate in una ristretta area geografica, con relazioni di concorrenza. (Es. la seta di

Como, i mobili di Cantù);

• intese informali: relazioni interaziendali di vario genere.

Forze di aggregazione e di disaggregazione

Gli aggregati aziendali possono essere spiegati come frutto dell’agire di

- forze che spingono le aziende ad aggregarsi;

- forze che ostacolano l’aggregazione o che spingono gli aggregati a disaggregarsi;

- condizioni di contesto che possono fungere da facilitatori o da ostacoli all’aggregazione.

Le forze che influiscono a favore o contro l’aggregazione tra attività sono economico-tecniche o di

altra natura (si ricorda che le imprese operano immerse in una rete di contatti esterni e di relazioni

sociali che ne influenzano le scelte). 11

Le forze aggreganti:

1. di tipo economico-tecnico:

economie di scala: aggregazione di attività omogenee per acquisire accessi a nuovi mercati

• e aumentare i volumi di vendita;

economie di raggio d’azione: aggregazione di attività disomogenee;

• integrazione delle competenze distintive: unione delle competenze distintive di imprese

• differenti per realizzare una nuova combinazione economica (spesso accade nella ricerca

scientifica). Forme diverse di aggregazioni possibili (fusione, joint venture);

condivisione dei rischi: i due o più soggetti che condividono uno stesso rischio da un lato

• riducono l’onere da sopportare individualmente in caso di insuccesso, dall’altro, sono

fortemente incentivati ad una stretta cooperazione:

economie di transazione: il costo medio unitario diminuisce all’aumentare dell’estensione

• verticale. Si formano aggregati aziendali integrati verticalmente (es. reti in franchising);

rendite monopolistiche;

2. di altra natura:

reti di relazioni sociali: rapporti di fiducia molto solidi;

• strategie di dominio: creazione e controllo di aggregati più per interesse personale che per

• fini economici;

relazioni di solidarietà e di affinità politica: aggregati aziendali si formano in corrispondenza di

• relazioni di parentela e di affinità.

Le forze disaggreganti:

1. di tipo economico-tecnico:

ultra-complessità organizzativa: la complessità può rendere economicamente non

• conveniente e organizzativamente ingovernabile l’aggregato aziendale (eccessivi costi di

governo);

fabbisogno di differenziazione degli orientamenti manageriali: esigenza di “gestire” secondo

• modalità differenti le combinazioni economiche;

rischio di erosione delle conoscenze e delle competenze distintive: le imprese tendono a

• proteggere le competenze distintive sulla quali si fonda il loro vantaggio competitivo;

separazione dei rischi: combinazioni di rischi ritenute non convenienti;

2. di altra natura:

orientamento all’indipendenza e alla competizione: nonostante le condizioni favorevoli

• all’aggregazione a livello economico, ci può essere un giudizio negativo “a priori” dettato da

scelte attitudinali del proprietario che non vuole perdere la propria autonomia e indipendenza;

divergenze di valori e di interessi.

I fattori ambientali pro/contro l’aggregazione: variabili di contesto che possono giocare a favore o a

sfavore del formarsi di aggregati aziendali:

i sistemi di comunicazione e di trasporto: il formarsi di ampi aggregati aziendali è agevolato da

• estesi ed efficienti sistemi di comunicazione e di trasporto;

il mercato dei capitali;

• la normativa economica (in particolare la normativa antitrust e la normativa fiscale);

• la cultura economica e politica prevalente (più o meno favorevole alle grandi imprese e ai grandi

• gruppi).

Assetto organizzativo: compito dell’organizzazione è definire, indirizzare e coordinare i

comportamenti delle persone, secondo obiettivi di efficacia produttiva e soddisfazione dei

lavoratori.

Stabilire l’organismo personale in quantità e in qualità, stabilire la divisione del lavoro secondo

obiettivi, risorse e modalità, e coordinarlo tra le diverse funzioni.

12

Variabili organizzative:

1. la struttura organizzativa: configurazione degli organi aziendali e degli insiemi di compiti e

responsabilità loro assegnati;

- struttura organizzativa di base: si divide il lavoro tra le varie unità e lo si coordina mediante

relazioni gerarchiche; in verticale si dividono anche le responsabilità e il potere decisionale;

- struttura delle singole unità: definisce le mansioni e le responsabilità delle singole persone;

Forme di strutture organizzative di base:

struttura elementare: nel caso di piccole aziende, dove il governo economico e la

• direzione è svolta da un unico organo di direzione generale;

funzionale pura: divisione del lavoro per funzioni; funzioni correlate a cui fanno capo

• funzioni centralizzate;

divisionale pura: combinazioni economiche differenti e disomogenee tra loro (strategia

• di diversificazione non correlata). Ogni business ha la sua divisione, con i suoi prodotti

e i suoi mercati; ogni divisione ha le sue funzioni centralizzate;

matriciale: quando non è possibile adottare una struttura funzionale o divisionale, nel

• caso aziende particolarmente grandi e complesse, si hanno imprese con più linee di

prodotto legate da alcune relazioni di interdipendenza. Struttura flessibile, orientata

all’innovazione, ma scarsa chiarezza organizzativa e complessità di funzionamento;

conflitti interni e comportamenti opportunistici;

Variabili che definiscono la scelta di strutture organizzative:

A. economie di scala: ottenibili con funzioni centralizzate;

B. grado di specializzazione richiesto nell’ambito delle singole funzioni: tanto è richiesta la

specializzazione, tanto più sono convenienti funzioni centralizzate;

C. interdipendenza tra le funzioni relative a ciascuna linea di prodotto: necessità di avere divisioni

per linee di prodotto che presentano funzioni interdipendenti;

D. fabbisogni di differenziazione tra linee di prodotto: esigenza di separare diverse linee di

prodotto per puntare sull’innovazione e su business diversi.

2. distribuzione del potere: decidere in merito

- al decentramento: a quali unità organizzative fanno capo certe decisioni;

- alla delega: grado di libertà nelle scelte.

Ci possono così essere imprese con potere molto concentrato o con potere molto diffuso;

3. sistemi operativi: regole, programmi e procedure che guidano il comportamento delle persone:

- sistemi di pianificazione strategica: strettamente collegati con i sistemi informativi dai quali

traggono gli elementi conoscitivi indispensabili per la loro concreta applicazione, producono

piani che fungono da quadro di riferimento comune per tutte le persone che operano in

impresa: per suo tramite si esplicitano i fini, le politiche e le strategie alle quali tutti i

prestatori di lavoro dovrebbero ispirare le proprie decisioni, e contengono anche specifici

obiettivi “di lungo periodo” per le varie unità organizzative. Analisi di elementi esterni ed

interni ed elaborazione del business plan.

- sistemi di programmazione e di controllo: definiscono gli obiettivi di breve periodo

(tipicamente un anno) di ciascuna unità organizzativa e le relative risorse; ruolo essenziale

anche in termini di coordinamento, in particolare di integrazione dei volumi e dei tempi.

Producono il budget che contiene l’indicazione dei risultati economici attesi dalle diverse

posizioni organizzative coinvolte. Il controllo stimola il comportamento degli operatori

aziendali indirizzandolo verso il conseguimento degli obiettivi dell’impresa. Il sistema di

programmazione e controllo è di regola inteso come un tipico strumento di controllo

organizzativo, orientato tipicamente all’efficienza di breve periodo.

- sistemi di gestione del personale:

i sistemi di ricerca, selezione, accoglimento e inserimento: copertura di posizioni

• vacanti, tramite promozioni interne o assunzione di persone con/senza precedente

esperienza con profilo professionale di tipo specialistico/non specialistico. I sistemi di

accoglimento e inserimento gestiscono la fase d’ingresso in azienda e il primo periodo

di lavoro;

i sistemi di addestramento e formazione: contribuiscono a determinare conoscenze e

• capacità e atteggiamenti e orientamenti dei prestatori di lavoro; sono processi svolti “in

aula” o “sul lavoro” (anche tramite tutor) di tipo specialistico (per aumentare l’efficienza

13

e la specializzazione) o di tipo interfunzionale (per acquisire flessibilità e orientare alla

multidimensionalità)

i sistemi di carriera e valutazione del potenziale: i sistemi di carriera definiscono

• percorsi professionali tipici (sentieri di carriera, cioè sequenze di posizioni, tempi e gradi

di selettività) in base ai quali i singoli possono compiere i passi previsti. Il sistema di

valutazione del personale è preposto alla valutazione delle competenze (non espresse)

richieste dalla nuova posizione;

i sistemi di retribuzione, valutazione delle mansioni e delle prestazioni: il sistema di

• retribuzione definisce le politiche, i livelli, le strutture generali e determina le retribuzioni.

Il sistema di valutazione delle mansioni analizza ciascuna posizione e ne attribuisce un

valore (punteggio) che correla a un livello retributivo; il sistema di valutazione delle

prestazioni valuta le modalità con cui vengono svolte le mansioni.

- sistemi informativi: raccolgono, producono, elaborano e distribuiscono i dati e le

informazioni che alimentano i processi decisionali. Un buon sistema informativo è uno

strumento essenziale di coordinamento costituendo una base comune di conoscenza e di

interpretazione dei fenomeni aziendali.

Analisi di bilancio

Le sintesi di bilancio (CE e SP) permettono di esprimere giudizi sulla capacità dell’azienda di

rispettare il principio di economicità.

Composta da quattro parti:

1. riclassificazione del conto economico;

2. riclassificazione dello stato patrimoniale;

3. elaborazione degli indici;

4. valutazione del profilo economico-finanziario.

Riclassificazione: la riclassificazione delle sintesi di bilancio consiste nel riordinare i valori con

l’obiettivo di ottenere informazioni ulteriori rispetto a quelle contenute degli schemi originali.

Riclassificazione del conto economico a ricavi e costo del venduto

Obiettivo: evidenziare il contributo delle singole gestioni alla formazione del reddito netto per

rispondere alle domande di redditività (se l’azienda è in grado di generare ricchezza) e di sviluppo

(se l’azienda è in grado di crescere in dimensioni).

Reddito operativo di gestione caratteristica (ROGC) (funzioni per cui l’azienda è stata creata)

+-

Reddito gestione accessoria (proventi netti della gestione patrimoniale)

=

Reddito operativo (RO)

-

Oneri della gestione finanziaria (interessi passivi - oneri finanziari)

=

Reddito di competenza

+-

Componenti della gestione straordinaria (plusvalenze e minusvalenze)

=

Reddito ante imposte

-

Oneri della gestione tributaria

=

Reddito netto (utile o perdita)

Se il reddito netto proviene fondamentalmente dal reddito operativo della gestione caratteristica si

ha ragione di ritenere che l’equilibrio conseguito poggi su basi solide.

14

Riclassificazione dello stato patrimoniale in base al criterio finanziario della liquidità (attivo) /

esigibilità (passivo + capitale netto)

Obiettivo: evidenziare l’equilibrio patrimoniale: evidenziare la solidità (se l’azienda sia in grado di

resistere a fatti avversi rilevanti) e la liquidità dell’azienda (se l’azienda sia in grado di far fronte

tempestivamente e convenientemente agli impegni di cassa).

Con il criterio finanziario si cerca di capire come gli “investimenti” rappresentati dalle voci dell’attivo

sono stati finanziati dalle varie forme di “finanziamento” rappresentate dalle voci del passivo e del

netto.

Criterio della liquidità: voci dell’attivo classificate in ordine di scadenza; attitudine della posta a

trasformarsi in moneta, usando come unità temporale l’anno.

Nota integrativa: terzo documento di bilancio; documento descrittivo in cui si spiegano dove

nascono i valori scritti in bilancio e si spiegano i criteri usati per rimanenze e ammortamenti.

Criterio dell’esigibilità: attitudine delle voci del passivo a generare un fabbisogno di moneta.

SP riclassificato secondo criteri finanziari

Attivo Passivo

Attivo Corrente: voci che diventano moneta entro Passivo Corrente: debiti che scadono entro l’anno

l’esercizio successivo

Liquidità Immediate Ratei e Risconti Passivi

Cassa Banche a Breve

Banca c/c Fornitori

Titoli di Stato Dipendenti

Erario

Liquidità Differite: voci dell’attivo che diventeranno moneta

entro l’anno successivo senza intervento dell’azienda

Crediti Commerciali Passivo Consolidato (a medio/lungo termine):

debiti che scadono oltre l’anno

Altri Crediti a Breve (- Fon.Sval.Cred) Mutui Passivi

Ratei e Risconti Attivi Fondo TFR

Disponibilità Patrimonio Netto

Rimanenze Capitale Sociale

Riserve

Attivo fisso netto o immobilizzato: voci che Risultato Economico d’esercizio

diventano moneta oltre l’esercizio successivo

Immobilizzazioni Materiali (-fondo amm.to)

Immobilizzazioni Immateriali

Immobilizzazioni Finanziarie (partecipazioni) 15

Tre tipi di informazioni:

• sulla struttura degli impieghi (struttura dell’attivo): l’impresa che presenta un attivo

particolarmente ricco di immobilizzazioni tecniche è più vulnerabile rispetto ad un’azienda che

ricorre alla fornitura esterna della maggior parte dei suoi componenti;

• sulla struttura delle fonti: ricorrere in maggior misura al debito a breve vuol dire esporre l’azienda

alla dinamica del mercato finanziario; meglio investire su un’azienda con un passivo

maggiormente equilibrato;

• sull’equilibrio strutturale: azienda migliore quella che copre l’attivo corrente con il passivo

corrente; l’attivo fisso netto dovrebbe essere coperto dal capitale netto, soldi investiti non più

richiesti indietro.

Indici di solidità (capacità di far fronte agli impegni nel medio e lungo periodo): grado di dipendenza

verso i terzi finanziatori.

Rapporto di indebitamento

RI = (PASS CONS + PASS CORR) / CN

Più il rapporto è alto, più è peggio per l’azienda.

Se l’azienda non ha debiti il rapporto è 0. Se l’azienda è equilibrata il rapporto è 1.

Valore ideale tra 0,5 e 1,5.

Realtà di piccole/medie imprese è 3-4; rapporto di fiducia con banche che continuano a rinnovare il

credito. Adesso, con crisi, più difficile ottenere credito e rinnovo del credito.

Tasso di copertura delle immobilizzazioni

CI = CN / AFN

Se tutto AFN è finanziato con mezzi propri, = 1, valore ideale.

Se <1, allora CN < AFN ==> c’è una parte di AFN finanziato con il debito. Problema potenziale di

solidità: se il debito è a breve potrebbero esserci problemi.

Tasso di copertura di secondo livello = (CN + PASS CONS) / AFN

Se >1, AFN finanziato dal debito a lungo termine.

Indici di redditività: esprimono la capacità dell’azienda di generare ricchezza.

ROS (return on sales): redditività delle vendite.

ROS = RO / fatturato

Esprime il grado di convenienza delle gestione caratteristica + patrimoniale laddove c’è.

Tasso di rotazione dell’attivo = vendite / AN

Esprime l’efficienza della gestione caratteristica: indica il numero di volte che l’attivo netto gira in

un anno per effetto dei ricavi di vendita. E’ un indicatore di efficienza della gestione dell’attivo.

ROI (return on investment) o ROA (return on asset).

ROA = RO (ricchezza generata dalla gestione caratteristica + patrimoniale) / AN (quanto l’azienda

ha dovuto investire per ottenere questo grado di ricchezza).

ROA = RO / AN

ROA = ROS * TR

Esprime la redditività della gestione operativa e il grado di bravura di un imprenditore.

Il ROA ci permette di capire come un’azienda produce la redditività operativa. Vi sono aziende ad

alta intensità di capitale che hanno basse rotazioni dell’attivo netto e che possono ottenere una

redditività soddisfacente solo praticando prezzi molto distanti dai costi. Vi sono anche imprese che

hanno relativamente poco attivo investito rispetto al fatturato, a cui basta una redditività delle

vendite modesta per ottenere una redditività operativa accettabile.

L’aumento della redditività operativa (ROA) nel periodo viene ottenuto aumentando la redditività

delle vendite (ROS).

Tanto più sono alti, meglio è. 16

ROE (return on equity): redditività del capitale proprio.

ROE = reddito / CN

Esprime qual è la rimunerazione del capitale netto per i soci. Permette agli investitori di capitale di

rischio di comparare l’investimento in azienda con altri tipi di investimento.

ROE = ROA + (ROA - i) * RI

Effetto leva finanziaria: sotto certe condizioni all’azienda conviene indebitarsi, poiché la redditività

migliora:

• quando ROA > tasso di interesse, all’azienda conviene indebitarsi e investire perché genera

ricchezza superiore agli interessi delle banche;

• rapporto MT / MP (RI) elevato.

Quando l’azienda si avvale di capitale di terzi, amplifica la redditività operativa. Ciò vale sia per

una redditività positiva sia per una redditività negativa. Questo effetto amplificato viene denominato

leverage o effetto leva.

Un’azienda che ricorre all’indebitamento aumenta la sua dipendenza dai terzi e i relativi rischi, ma

può cogliere interessanti opportunità per migliorare la sua redditività.

Indici di liquidità: indicatori utilizzati per valutare la solvibilità a breve.

Quoziente di liquidità = liq. imm + liq. diff. / PASS CORR

Quoziente di disponibilità = ATT CORR / PASS CORR

Sono entrambi indicatori dell’attitudine dell’azienda a fronteggiare gli impegni a breve termine con

le disponibilità liquide e con quelle che potranno diventare tali a breve scadenza.

Indice ideale attorno a 1.

Indici di sviluppo: capacità dell’impresa di crescere.

Tasso di crescita delle vendite = vendite anno - vendite anno prec / vendite anno prec

Considerazioni:

• non esistono valori fisiologici (perfetti); esistono valori imperfetti (che non vanno bene);

• analisi di bilancio ha senso quando si paragonano gli indici degli anni precedenti;

• analisi di bilancio ha senso paragonata con aziende simili (per area geografica e dimensioni).

Punto di pareggio: quanto bisogna produrre/vendere per ottenere utile = 0

Costi variabili: variano in misura direttamente proporzionale alla quantità prodotta/venduta

dall’azienda.

E’ possibile ipotizzare che i costi variabili unitari rimangano invariati e che, quindi, tra volumi e costi

variabili totali esista una relazione lineare.

Costi fissi: sono in ammontare fisso e predeterminato e sono indipendenti da quanto venduto.

Si dividono in costi fissi di struttura e in costi fissi di sviluppo.

Sommando costi fissi e costi variabili si ottengono i costi totali di gestione caratteristica.

Dividendo i costi totali per il volume di beni prodotti e venduti, si ottiene il costo totale unitario

(totale perché include sia la parte variabile, sia la parte fissa; unitario perché riferito ad un’unità di

prodotto). I costi unitari diminuiscono man mano che ci si avvicina al limite massimo di utilizzo della

Cp, in quanto i costi fissi si ripartiscono su di un numero maggiore di unità.

Il punto di pareggio operativo è rappresentato dal volume di produzione per il quale i ricavi totali

sono pari ai costi totali di gestione caratteristica, ovvero:

R = CT

R = CV + CF

Sia i ricavi che i costi variabili totali dipendono dalle quantità prodotte:

Ru * QP = CVu * QP + CF

Ru * QP - CVu * QP = CF 17


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Corso di laurea: Corso di laurea in economia e gestione aziendale (MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ziobertoldo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Mezzadri Andrea.

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