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Linguistica generale

Il documento è basato sulle slide fornite dalla professoressa e gli appunti presi in classe. Contiene introduzione alla linguistica, fonetica, fonologia, morfologia, sintassi, lessico e grammatica, pragmatica. Appunti basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof.

Esame di Linguistica generale docente Prof. G. Gagliardi

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Linguistica generale A.A. 2017/18, mediazione linguistica interculturale, Forlì Prof.sa Gloria Gagliardi

- Calchi: riproducono parole di un’altra lingua con lessemi propri; possono essere strutturali (ex. skyscraper

> grattacielo) o semantici (ex. ES mouse > ratón)

Flessione

La flessione è la formazione delle forme flesse di un lessema allo scopo di esprimere i valori delle categorie grammaticali.

Un lessema è un’unità astratta dotata di significato lessicale, appartiene ad una precisa classe lessicale e viene

rappresentato concretamente da una forma detta lemma. Una forma flessa esprime il significato pieno del lessema

assieme ad uno o più significati grammaticali.

Nozione di lessico e grammatica

A livello lessicale il contenuto espresso da una lingua si divide in due piani, lessico e grammatica. Il lessico è l’insieme di

opzioni libere/scelte che un parlante possiede nel momento in cui deve formare un enunciato, mentre la grammatica è

l’insieme delle regole obbligatorie che un parlante deve rispettare una volta compiuta la scelta lessicale [piano

paradigmatico di tutte le scelte possibili e piano sintagmatico, ossia piano concreto della formazione dell’enunciato] ad

esempio accordo tra genere, numero, modo, tempo, persona, etc.

Le categorie grammaticali

Le categorie grammaticali servono per specificare caratteri essenziali di ciò che ci sta intorno, ossia danno espressione ad

alcuni significati fondamentali di una lingua, nozioni che sono alla base di una concettualizzazione astratta che i parlanti

fanno della realtà. Queste categorie sono sempre presenti anche se non vengono grammaticalizzate (ossia non hanno

marche esplicite).

Ogni lingua grammaticalizza alcune categorie invece di altre (ex. aspetto del verbo, animato inanimato, etc.), ogni lingua

articola le sue nozioni grammaticali in maniera arbitraria (ex. presenza di singolare, plurale, duale, triale, maschile,

femminile e neutro), ma di solito la distribuzione di queste categorie è abbastanza regolare (ex. tempo e aspetto si

manifestano normalmente sul verbo).

Queste nozioni sono in numero limitato e di carattere oppositivo (ex. maschile vs femminile, passato vs presente) e sono

obbligatorie (ogni volta che produciamo in una parola suscettibile di flessione, realizziamo anche le dimensioni

semantiche elementari codificate nella grammatica di quella lingua. Nella maggior parte dei casi le categorie grammaticali

si manifestano morfologicamente mediante marche flessionali).

I morfemi flessionali (o marche flessionali) non modificano il significato della radice lessicale, ma la attualizzano nel

particolare contesto dell’enunciato. Operano sulle classi di parole variabili e realizzano i valori delle categorie

grammaticali.

Le categorie grammaticali possono essere scoperte (hanno delle categorie grammaticali visibili con marche apposite) o

coperte (non si vedono sul profilo morfologico). Una categoria coperta è comunque sempre presente (ex. in italiano non

esiste una marca morfologica che indichi inanimato da inanimato, ma sul piano sintattico, per esempio, nei complementi

di moto gli inanimati sono preceduti da “a” – vado a casa, mentre gli animati sono preceduti da “da” – vado da Sara).

Categorie grammaticali

Persona

La “persona” è la categoria grammaticale che segnala i partecipanti all’evento comunicativo: l’emittente (prima persona,

“io”), il destinatario del messaggio (seconda persona, “tu”) e tutte le altre entità, presenti e non, a cui il messaggio può

riferirsi (terza persona, “lui/lei”). Si tratta di una categoria deittica: il parlante, infatti, chiama se stesso “io” fino a quando

tiene la parola, dopodiché, invertendosi i ruoli, è il suo interlocutore ad utilizzare la prima persona ed il pronome cambia

riferimento. La persona si manifesta attraverso morfemi deittici (ex. io, tu, lui, etc.) e accordo (ex. mangio, mangi > io, tu).

Pronomi personali: sono la risorsa tramite la quale le lingue segnalano i partecipanti al processo di

 comunicazione. Questi si incrociano con la categoria di numero, ossia singolare e plurale (noi non è il plurale di io,

ma io + altri. Voi funziona come plurale di tu).

Aggettivi e pronomi possessivi: non indicano il possesso ma le relazioni che si formano tra la persona e gli altri

 elementi della frase.

Genere 17

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Il genere codifica una distinzione basata su:

Sesso (femminile, maschile, neutro),

 Animatezza/inanimatezza (ex. marche dello swahili)

 Forma/funzione (classificatori in cinese).

È una corrispondenza tendenziale che serve a classificare ciò che ci circonda, non è detto che una parola di un genere

identifichi nella realtà qualcosa di corrispondente a quel genere (ex. soprano è di genere maschile ma è riferito a persone

di genere femminile)

Numero

Categoria che serve a marcare la numerosità di entità presenti nella realtà. Il numero può essere singolare e plurale (ma

anche duale, triale, paucale, etc.).

Ci sono discrepanze tra morfologia e valore semantico (ex. il cavallo è un bell’animale > il cavallo è singolare ma si riferisce

ad una classe di animali)

Caso

Categoria che si riflette sui sostantivi e ne marca le funzioni sintattiche.

Esistono due tipi di sistemi di caso:

1. Nominativo-accusativo: sistema che assegna lo stesso caso (nominativo) al soggetto dei verbi transitivi e

intransitivi.

2. Assolutivo-ergativo: sistema che utilizza casi diversi per il soggetto di verbi transitivi (ergativo) e intransitivi

(assolutivo).

Diatesi

La diatesi esprime il rapporto in cui viene rappresentata l’azione o l’evento rispetto ai partecipanti, ed in particolare

rispetto al soggetto. In altre parole se la frase ha valore attivo, passivo o medio.

Attivo: l’attore svolge l’azione.

 Passivo: l’attore viene portato in secondo piano, il soggetto è colui che subisce l’azione.

 Medio: serve a segnalare che l’azione è incentrata sull’attore, lo coinvolge in modo preminente (ex. mi faccio un

 caffè)

Modalità

Esprime l’atteggiamento del parlante rispetto a quello che di cui sta parlando. Serve per distinguere se una frase è vera o

falsa. Aristotele fa già una distinzione fondamentale tra enunciati che possono essere sottoposti o meno a giudizio di

verità, ossia, se una frase è vera o falsa. Si possono giudicare in questo senso solo asserzioni, ossia semplici constatazioni.

Le non asserzioni, come domande, ordini, obblighi, non possono essere giudicate come vere o false.

La modalità è stata identificata da Bally come:

Modalità aletica: atteggiamento del parlante che si riferisce alla necessità, alla possibilità o impossibilità 8logica o

 fisica) della verità della frase (ex. i cani possono essere marroni, è impossibile che piova cioccolato)

Modalità epistemica: il giudizio del parlante si riferisce al grado di verità della frase basandosi sulle sue credenze

 personali (ex. Sara è andata a casa, credo; Sara è andata a casa, probabilmente)

Modalità deontica: l’atteggiamento del parlante si riferisce alla necessità, all’obbligo, al permesso o al divieto

 espressi dalla frase (ex. a scuola non si può/non si deve/è vietato fumare; i bambini devono vaccinarsi)

La modalità si manifesta attraverso i modi del verbo (indicativo, imperativo, congiuntivo), i verbi modali (dovere, potere,

volere), gli avverbi modali (purtroppo, fortunatamente) e le costruzioni perifrastiche (bisognare+infinito,

occorrere+infinito, essere necessario+infinito).

Tempo

La categoria del tempo localizza nel fluire del tempo ciò che viene detto. È codificato principalmente dai verbi ed è

sempre presente anche quando manca una localizzazione temporale esatta. La categoria del tempo riflette le dimensioni

di passato, presente e futuro.

Aspetto 18

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L’aspetto è una categoria operante sui verbi, che spesso si incrocia con il tempo. In alcune lingue si trova in forma coperta

(es. Italiano), in altre in forma scoperta (es. Russo e lingue slave). Si riferisce alla maniera in cui viene osservata e

presentata l’azione.

Si distingue tra:

Aspetto perfettivo: descrive l’evento come concluso nel suo sviluppo, la prospettiva è esterna allo svolgimento

 dell’azione.

Aspetto imperfettivo: non fornisce informazioni sulla fine dello svolgimento dell’azione, la prospettiva è interna

 allo svolgimento dell’azione.

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Classificazione delle lingue: tipologia e genealogia

Al mondo si parlano più di 6000 lingue. La distribuzione delle lingue storico-naturali, tuttavia, non è del tutto caotica, ma

esse hanno tra loro rapporti di varia natura e possono quindi essere classificate in famiglie linguistiche. Di questo si

occupa la linguistica storico-comparativa, che cerca di ricostruire i legami di parentela tra le lingue e definire delle famiglie

linguistiche. Analizza la lingua dal punto di vista sincronico.

Classificare una lingua in base alla propria tipologia linguistica significa classificarla sulla base di affinità strutturali (ordine

dei costituenti – soggetto, verbo e oggetto nella frase) a prescindere dalle relazioni “genetiche” con le altre lingue.

L’appartenenza ad una stessa famiglia, infatti, non garantisce l’uniformità strutturale delle lingue: lingue strettamente

imparentate hanno notevoli differenze sul piano strutturale (ex. gallese - VSO e italiano - SVO, famiglia indoeuropea),

lingue lontane geneticamente hanno strutture molto simili (ex. Tailandese, famiglia tai, SVO; italiano, famiglia

indoeuropea, SVO).

Si può fare anche una classificazione genealogica (discendenza delle lingue, ex. da latino a italiano, etc.) risalendo ad una

lingua d’origine confrontando gli esiti. Due lingue appartengono allo stesso gruppo genealogico se derivano da una stessa

lingua originaria.

Tipo linguistico

Quando si analizza la tipologia linguistica si ha come oggetto di studio la variazione interlinguistica sul piano sincronico,

ossia, si analizza l’impianto strutturale delle lingue e si classificano le lingue in base ad affinità e divergenze

indipendentemente dalla famiglia di origine.

Il tipo linguistico è una categoria astratta, un modello di descrizione delle lingue storico naturali, per questo non esistono

tipi puri, una lingua non appartiene mai perfettamente ad un solo tipo e non agli altri. Si classifica una lingua in base alla

tendenza tipologica prevalente.

Tipi morfologici delle lingue

I tipologi analizzano le lingue seguendo due parametri:

Indice di fusione: grado di difficoltà con cui vengono individuati i morfemi.

 Indice di sintesi: numero di morfemi individuabili all’interno di una o più parole.

Secondo questi parametri identifichiamo quattro tipi di lingue: isolanti, polisintetiche, fusive e agglutinanti.

Indice di sintesi

Lungo questo asse si posizionano lingue isolanti e polisintetiche ai due estremi.

Lingue isolanti (ex. cinese mandarino e vietnamita):

- L’indice di sintesi ha valore minimo

- Ogni parola è composta da un solo morfema;

- Ogni morfema è invariabile nella forma ed esprime un solo significato;

- I morfemi non si combinano mai tra loro (quindi non si parla di confini tra morfemi, ma tra parole)

- Accade spesso il fenomeno della conversione (parole spostate di categoria senza modificazioni morfologiche)

Lingue polisintetiche (ex. eschimese siberiano):

- L’indice di sintesi ha valore massimo 19

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- Ad ogni parola corrispondono moltissimi morfemi compattati in unico lessema

- Le parole possono essere molto lunghe e condensare in esse il significato di un’intera frase in un’altra lingua

Indice di fusione

Lungo questo asse si posizionano lingue agglutinanti e fusive ai due estremi.

Lingue agglutinanti (ex. turco):

- L’indice di fusione ha valore minimo

- Una parola è costituita da più morfemi, ma la segmentazione è semplice perché i confini tra morfi sono facili da

distinguere

- Ad ogni morfo corrisponde un solo morfema/ogni morfo adempie ad una sola funzione.

Lingue fusive (ex. lingue indoeuropee):

- L’indice di fusione ha valore massimo

- I confini tra morfemi perdono visibilità, è difficile fare la segmentazione

- Un morfo corrisponde a molti morfemi (ex. italiano)

- Esistono molte eccezioni.

- Un morfo corrisponde a molti morfemi: allomorfia (più forme per una sola funzione) e sincretismo (una forma per

più funzioni).

Il tipo introflessivo è un sottotipo delle lingue fusive (ex. arabo), si tratta di lingue che ricalcano lo stesso schema delle

lingue fusive, ma con una morfologia non concatenativa, ma a pettine.

Non esistono tipi puri, nessuna lingua appartiene al 100% ad un determinato tipo.

Ex. l’inglese è un tipo tendenzialmente isolante, ma anche fusivo per l’aggiunta di prefissi e suffissi, ma anche

agglutinante (per la costruzione di plurali e comparativi), ma anche introflessiva (forme con alternanza vocalica).

SINTASSI

La sintassi si occupa dei modi in cui le parole possono combinarsi e delle strutture che si ottengono dalla loro

combinazione. La sintassi è strettamente legata a fenomeni prosodici come l’intonazione e alla pragmatica.

La competenza sintattica è innata nel parlante, che sa riconoscere se una frase è grammaticale o meno, ossia sa

riconoscere se una frase è ben formata.

Fra gli elementi della frase si instaurano collegamenti, anche a distanza. Nella formazione di una frase le parole si

riuniscono naturalmente in gruppi detti sintagmi. Spesso la struttura sintattica di una frase può essere ambigua (ex. ho

cucinato le uova in camicia).

Si possono identificare i sintagmi tramite l’analisi in costituenti immediati. Per fare questa prova bisogna segmentare la

frase e confrontarla con altre frasi fino a isolare tutti i sintagmi.

Un sintagma è un gruppo di parole (o una sola parola) che si comporta come una sola parola. Non esiste un limite

massimo di parole per sintagma se non la nostra capacità di memorizzazione [da elemento più grande a elemento più

piccolo: parola > sintagma > frase > periodo].

I sintagmi si possono rappresentare in vari modi: box, parentesi etichettate e diagrammi ad albero.

Test di costituenza

Esistono operazioni sintattiche che solo i sintagmi possono fare. Tali operazioni possono essere utilizzate come criteri per

definire i sintagmi.

1. Scissione: possibilità per una serie di parole di entrare in una frase scissa (ex. Nico / adora la nutella > è Nico / che

adora la nutella)

2. Enunciabilità in isolamento: se in un determinato contesto favorevole, esempio la risposta ad una domanda, il

sintagma può essere pronunciato in isolamento (ex. Bella > Com’è Asia? Bella)

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3. Non - interrompibilità: il sintagma non può essere interrotto da materiale linguistico o diventerebbe

agrammaticale (ex. Giulia adora la nutella > Giulia adora la generalmente nutella)

4. Mobilità: un sintagma si può muovere nella frase (ex. Giulia adora fare i compiti di matematica > Adora fare i

compiti di matematica Giulia)

5. Coordinabilità: il test di coordinabilità consente di valutare se due tipi di parole rappresentano un sintagma dello

stesso tipo; se due sintagmi sono coordinabili possono essere uniti da una congiunzione. Due sintagmi sono

coordinabili se hanno la stessa testa, tutto ciò che non è testa del sintagma viene detto modificatore.

Ex. la mia mamma > mamma = testa; la mia=modificatore.

Le proprietà della testa vengono imposte a tutto il sintagma.

Se la testa è: nome > nominale; verbo > verbale; aggettivo > aggettivale; preposizione > preposizionale; avverbio

> avverbiale.

Tipi di sintagma

Sintagma nominale: può avere come testa un pronome, un nome proprio o comune preceduto da un determinante, ossia

un elemento che serve a quantificare o determinare un sintagma nominale (ex. articoli – il cane, un cane; dimostrativi –

questo cane, quel cane; numerali cardinali – tre cani, due cani; quantificatori – molti, qualche, tutti, nessuno)

Sintagma verbale: hanno come testa un verbo

Sintagma preposizionale: hanno come testa una preposizione

Sintagma aggettivale: hanno come testa un aggettivo

Sintagma Avverbiale: hanno come testa un avverbio

Ex. [giulia]sn [mangia [la mela [velocemente]avv]sn]sv

[Gianni]sn [mangia [la pasta]sn [con [la forchetta]sn]sp]sv

[Due miei amici]sn [parlano [con una [bella ragazza]sagg]sp]sv

Meccanismi di collegamento

Ci sono due tipi di meccanismi che servono a collegare tra loro gli elementi di un sintagma o i sintagmi.

1. Accordo: meccanismo di flessione contestuale per cui se ho un certo elemento, tutti gli elementi che gli si

riferiscono assumono le stesse marche morfologiche.

2. Dipendenza:

a. A marca zero: due elementi semplicemente accostati, non c’è niente che marchi la dipendenza

b. Connettori sintagmatici: sono risorse linguistiche che servono per collegare gli elementi del sintagma; si

tratta di adposizioni, ossia preposizioni (che si trovano a sinistra della testa del sintagma) e postposizioni

(a destra della testa del sintagma) [non sono presenti in italiano]

Altre nozioni importanti

Concordanza: Insieme di norme sintattiche che regolano l’accordo di certe categorie (numero, genere, caso, persona) fra

parole che nella frase sono reciprocamente connesse (ex. l’attributo deve concordare in genere numero e caso col suo

sostantivo; il verbo nel numero col soggetto, etc.)

Reggenza: la presenza di una parola in un sintagma impone ad altre parole di quel sintagma di prendere una forma

determinata (ex. in russo la preposizione OT richiede sempre il genitivo)]

LA VALENZA

La testa del sintagma determina il numero di elementi che servono per completarne la valenza, ossia il numero di

elementi che servono per completarne il significato. Tutte le teste di sintagmi hanno una valenza, ma essa è

particolarmente visibile analizzando i sintagmi verbali, in quanto con i sintagmi nominali è più difficile stabilire gli

argomenti, perché non devono essere obbligatoriamente espressi, come accade invece per il verbo.

Gli elementi che devono essere obbligatoriamente espressi per saturare il significato di un sintagma sono detti argomenti,

tutti gli altri elementi presenti ma non necessari sono detti circostanziali.

I sintagmi verbali possono avere valenza 0 (ex. piove), valenza 1 (ex. Nico cammina), valenza 2 (ex. Nico incontra Emma).

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La testa del sintagma specifica non solo quanti elementi servono per saturarne il significato, ma anche di che tipo devono

essere. Si tratta della cosiddetta selezione categoriale. Se non si rispetta la selezione categoriale si creano frasi

agrammaticali.

Ex. il verbo incontrare è bivalente e richiede obbligatoriamente due sintagmi nominali.

Le strutture predicative

Il predicato

Tutte le frasi hanno un predicato, che può essere di due tipi:

1. Predicato verbale: l’elemento principale che trasmette il significato è il verbo

2. Predicato nominale: l’elemento principale è la qualità espressa, l’aggettivo o il nome. Può essere introdotto da

una copula (verbo essere desemantizzato, ha un valore solamente funzionale) o da un verbo copulativo

(diventare, sembrare, parere, etc.)

Quando in una frase è presente un verbo predicativo, questo è sempre l’elemento centrale che determina la struttura

della frase, ossia determina quali altri elementi/sintagmi sono necessari per completarne il significato.

Il modello di valenza è valido solo per i verbi predicativi, non per i verbi che hanno funzione copulativa o ausiliare (ex.

Luca è un bravo ragazzo > bravo ragazzo è obbligatorio, ma non è un argomento, ma un complemento predicativo del

soggetto, ovvero un elemento che dice qualcosa a proposito dell’argomento “Luca”).

I verbi possono essere classificati secondo la loro valenza in:

- Zerovalenti/avalenti (piove, nevica)

- Monovalenti (cammina > il bambino cammina)

- Bivalenti (mangia > Gianni mangia la mela)

- Trivalenti (regalare > io regalo il pacco a lucia)

Capita che uno stesso predicato possa avere un numero diverso di argomenti in base al contesto (mangiare si può

comportare come un verbo zerovalente o monovalente, ex. Luca mangia; Luca mangia la mela.)

Il verbo ed i suoi argomenti costituiscono il nucleo della frase. Gli elementi che non sono parte del nucleo sono detti

circostanziali. Mentre gli argomenti sono imposti dalla grammatica, i circostanziali dipendono dalla volontà espressiva del

parlante e si possono muovere anche al di fuori dei confini della frase per essere specificati in una frase indipendente (ex.

Claudio ha mangiato un gelato ieri > Claudio ha mangiato un gelato. È successo ieri.)

Spostare un elemento circostanziale in una frase indipendente è detto prova di staccabilità.

FUNZIONI GRAMMATICALI E RUOLI SEMANTICI

Come fanno le lingue a rappresentare la realtà esterna nel linguaggio?

La realtà viene rappresentata linguisticamente in 3 livelli:

1. Analisi della situazione: analisi degli eventi, delle azioni o processi che avvengono nella realtà

2. Livello cognitivo-concettuale: rappresentazione concettuale/mentale della realtà/dell’azione

3. Livello linguistico: trasposizione da rappresentazione mentale a messaggio

La combinazione dei costituenti nella costruzione delle frasi è governata dalla prospettiva configurazionale (struttura dei

costituenti), dalle funzioni sintattiche, dai ruoli semantici e dalla prospettiva pragmatico informativa.

Con funzione sintattica si intende il ruolo che un sintagma occupa nella struttura sintattica di una frase. Le funzioni

sintattiche fondamentali sono soggetto, oggetto diretto, oggetto indiretto, oggetto preposizionale e complementi.

La frase semplice, normalmente, si compone di un sintagma nominale e un sintagma verbale.

Funzioni sintattiche

Soggetto: La definizione di “soggetto” della grammatica tradizionale è basata su criteri semantici, infatti si dice che il

soggetto sia “la persona che compie l’azione”, ma questo risulta falso in frasi come “il martello colpisce il chiodo”.

Un’altra definizione è “chi compie o subisce l’azione espressa dal verbo”, ma anche questa definizione risulta lacunosa, ad

esempio nella frase “Marco si è ammalato”.

Diciamo allora che il soggetto è una posizione strutturale che può avere diversi ruoli ed è una relazione grammaticale

vuota. Può avere il ruolo di agente, paziente, tema o esperiente.

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Il soggetto è il primo argomento di una struttura predicativa se il verbo ha valenza ed è il costituente immediato di un

sintagma nominale. In italiano si accorda con il predicato in persona e numero, può non essere specificato e nelle frasi

non marcate si trova prima del verbo.

Oggetto diretto: è una relazione grammaticale vuota. Può avere il ruolo di paziente o tema. È il costituente immediato del

sintagma verbale. È il 2° argomento di un verbo transitivo.

Oggetto indiretto: è una relazione grammaticale vuota ed occupa la terza valenza dei verbi transitivi trivalenti (ex. dire,

dare, rubare, togliere qualcosa a qualcuno)

Circostanziali: possono essere espressioni delle coordinate spaziali o temporali, causa, concessione, strumento,

beneficiario, fine e collaboratore dell’agente.

Modificatori del verbo: avverbi di modo (ex. Fabio corre lentamente), locuzioni avverbiali (ex. Giorgio legge in modo

frettoloso) e espressioni di modo (ex. Fabio legge con fatica)

Modificatori del nome: attributi (ex. una bella casa), apposizioni (espansioni del nome affidata ad un altro nome, ex.

Gianni, il barbiere…), complementi di specificazione (ex. la casa di luca)

Queste funzioni grammaticali vengono marcate in maniere diverse nel varie lingue: tramite morfologia di caso (ex.

nominativo per il soggetto, accusativo per l’oggetto), accordo (ex. soggetto che si accorda in genere e numero con il

verbo) o in base ad un ordine preferenziale degli argomenti scelto dal parlante. (ex. Luca vede Paolo > Paolo vede Luca).

Ruoli semantici

Si parla di ruoli semantici quando la frase viene considerata dal punto di vista del significato. Il ruolo semantico o tematico

è il modo in cui l’elemento principale di ogni sintagma partecipa nell’evento narrato dalla frase.

I principali ruoli semantici sono:

Agente: colui che intenzionalmente dà inizio ad un’azione o ad un evento

 Paziente: entità animata e senziente che subisce un’azione o un evento

 Tema: oggetto che si trova in un determinato stato di cose o la cui posizione è modificata dall’zione espressa dal

 predicato

Esperiente: entità animata e senziente che sperimenta un determinato stato psicologico, come ad esempio

 percepire sensazioni e provare emozioni

Beneficiario: entità che trae beneficio da un evento (ex. Dario regala una rosa ad Anna)

 Strumento: entità inanimata utilizzata dall’agente per compiere un’azione (ex. Il sasso rompe la finestra)

Meccanismo di produzione di una frase

A seconda dell’evento di cui vogliamo parlare scegliamo un verbo nel nostro patrimonio lessicale (scelta libera sull’asse

paradigmatico).

Il verbo apporta uno schema valenziale e richiede un determinato numero di argomenti in base al suo significato.

Sulla base della valenza vengono assegnati i ruoli semantici agli argomenti del verbo.

I ruoli semantici vengono tradotti in funzioni sintattiche (soggetto, oggetto, etc.) e le funzioni sintattiche vengono

modificate tramite marcatura morfologica inerente (su base dei casi) o contestuale (su base dell’accordo).

Codifica relazionale e codifica puntuale

La codifica è il modo in cui le strutture sintattiche esprimono i ruoli semantici. Esistono due tipi di codifica:

1. Codifica relazionale: la relazione tra espressione e ruoli semantici è mediata da una posizione grammaticale vuota

(agente e paziente non sono immediatamente codificati ma vengono espressi tramite soggetto e oggetto diretto).

Questo tipo di codifica opera nel nucleo della frase, l’impalcatura formale è indipendente dal contenuto.

2. Codifica puntuale: la relazione tra espressione e ruolo è diretta; l’espressione codifica una relazione concettuale.

Opera negli strati periferici della frase.

Frase e proposizione 23

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Sintagma e frase: le frasi sono costituite da sintagmi minori di varia estensione e natura.

È difficile dare una definizione univoca e precisa del termine “frase”.

[Serianni definisce la frase come l’unità minima di comunicazione dotata di senso compiuto, in cui si trovi almeno un

predicato].

Possiamo fare, tuttavia, una distinzione tra frase e proposizione/clausola.

La proposizione/clausola deve rispettare 3 criteri:

1. Grammaticale: deve contenere almeno un predicato.

2. Semantico: deve rappresentare uno stato, un evento o un processo

3. Sintattico: deve poter far parte di una struttura sintattica più estesa, ottenuta per coordinazione o

subordinazione.

CLASSIFICAZIONE DELLE FRASI

Le frasi si classificano in base ai seguenti criteri:

1. Complessità:

a. Frasi semplici: È composta da un nucleo (obbligatorio, formato dal verbo e dai suoi argomenti) e da

elementi presenti ma non obbligatori, ossia i circostanziali. Gli elementi del nucleo esprimono i

partecipanti all’evento e la relazione che si stabilisce tra loro. Il verbo determina il numero di posizioni da

riempire.

b. Frasi complesse: costituite da più proposizioni (da principale + coordinata o subordinata).

2. Posizione gerarchica

a. Principale: principale che può essere utilizzata in isolamento

b. Coordinata: due frasi principali che vengono accostate senza che tra loro si crei un rapporto di

dipendenza sintattica (ossia, hanno lo stesso livello gerarchico

c. Subordinata o dipendente: frase che dipende dalla principale e che funge da espansione di essa. Non può

essere usata in isolamento.

Esistono 3 categorie di frasi subordinate:

1. Argomentali: Non sono sintatticamente indipendenti, ma operano come complemento/argomento del verbo

della principale completandone la valenza, quindi la frase principale non sarebbe sintatticamente completa in

principale argomentale

loro assenza (ex. mi stupisce / che marco non sia ancora arrivato )

Le subordinate argomentali si suddividono in:

a. Completive: frase subordinata che completa il significato della principale

i. Soggettiva: si comporta come il soggetto della frase (ex. sembra che faccia bel tempo)

ii. Oggettiva: si comporta come l’oggetto della frase (ex. Fabio dice che lucia ha torto)

iii. Interrogativa indiretta: (ex. non so quanti anni avesse)

2. Circostanziali/avverbiali: si tratta di subordinate che specificano il significato della principale. Comprendono le

subordinate causali, finali, ipotetiche, concessive, temporali e consecutive. (ex. Giulio prende un brutto voto

principale circostanziale

/ perché non ha studiato )

3. Relative: sono sempre formate da un sintagma nominale o da un pronome e da una frase incassata che modifica il

sintagma nominale. (ex. non ho trovato l’articolo/che mi avevi consigliato]. In alcune lingue sono segnalate dal

pronome relativo, che può avere la funzione sintattica di:

a. Soggetto (ex. ho visto il ragazzo / che ha rubato i soldi)

b. Oggetto (ex. ho visto il libro / che hai comprato)

c. Complemento indiretto (ex. ho visto il libro / su cui hai studiato)

CLASSIFICAZIONE DELLE FRASI (parte 2)

Le frasi si classificano, inoltre, in base a:

1. Modalità: viene segnalata dal modo del verbo, dalla prosodia o da altre strategie morfo-sintattiche (come il

posizionamento del verbo prima del soggetto per le interrogative in inglese).

a. Frase dichiarativa: asserzione

b. Frase interrogativa: domanda

i. Totali: interrogative alle quali si può rispondere sì/no

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ii. Parziali: domande con espressione interrogativa in apertura di frase (cosiddette wh- questions,

chi, come, quale, dove, perché, etc.)

c. Frase imperativa

2. Polarità

a. Frasi affermative

b. Frasi negative

3. Diatesi

a. Frasi attive

b. Frasi passive

4. Marcatezza:

a. Frasi non marcate/non segmentate: gli elementi nella frase compaiono in un contesto comunicativo

neutro. (ex. ho fatto i compiti)

b. Frasi marcate/segmentate

i. Topicalizzazioni (ex. IO ho fatto i compiti)

ii. Frasi scisse (ex. sono io che ho fatto i compiti)

iii. Dislocazioni a destra/a sinistra (ex. io li ho fatti, i compiti/i compiti, io li ho fatti)

ORGANIZZAZIONE PRAGMATICO INFORMATIVA

Non appena si sottrae la frase all'isolamento e la si inserisce all'interno del contesto di un discorso, la sintassi si mostra

dipendente dalla sua funzione informativa. Con questo si intende che una pluralità di enunciati, ugualmente corretti dal

punto di vista sintattico, può essere prodotta per esprimere uno stesso contenuto informativo, variando l'ordine delle

parole, l’intonazione o utilizzando le risorse morfo-sintattiche del sistema linguistico. Anche se il contenuto rimane

invariato, gli enunciati sono funzionalmente diversi e si adattano meglio ad alcuni contesti piuttosto che ad altri.

Ex. Marco ha mangiato una mela > una mela, ha mangiato Marco; è Marco che ha mangiato la mela; la mela l’ha

mangiata Marco; è stato Marco che ha mangiato la mela; etc.

Gli enunciati di esempio non cambiano di contenuto, ma ognuno di essi dà maggiore rilevanza ad una porzione di

enunciato. Il valore informativo della frase dipende dai contesti in cui questa viene utilizzata.

Per enfatizzare in un enunciato una parte di informazione si usano alcuni mezzi linguistici:

1. Movimenti di sintagma

a. Topicalizzazioni: messa in rilievo di un costituente mediante spostamento di un sintagma all’inizio della

frase e modificazione della prosodia (prominenza nella pronuncia della frase dell’elemento da

sottolineare). A differenza della dislocazione a sinistra, il costituente spostato non viene ripreso da un

clitico.

b. Dislocazioni:

i. Dislocazione a sinistra: procedimento che sposta nella frase il sintagma su cui si vuole porre

l’attenzione o in prima posizione, riprendendolo con un pronome anaforico (ex. A Marco, gliela

devo dire la notizia)

ii. Dislocazione a destra: Il sintagma posto in rilievo occupa la posizione finale della frase ed è

anticipato da un pronome cataforico (ex. la devo dare a Marco, la scheda)

c. Tema sospeso: struttura simile alla dislocazione a sinistra che si distingue perché gli elementi anteposti o

posposti sono o provi di ripresa pronominale o privi di preposizione (ex. Marco, una mela l’ha mangiata

lui: le vacanze, devo prepararmi per tempo)

d. Scissioni

i. Frasi scisse: Messa in rilievo di un costituente mediante la scissione di una frase semplice in due

frasi (ex. è Marco che deve mangiare la mela)

ii. Frasi pseudo scisse: la frase viene divisa in due nuclei, il primo è introdotto “chi” o “dimostrativo +

che” e contiene il verbo base, il secondo corrisponde alla frase principale ed ha per predicato il

verbo “essere” (ex. chi mangia la mela è Marco/ quello che mangia la mela è Marco)

2. Parametri

a. Presenza o assenza di elementi testuali di ripresa

b. Uso della prosodia

LA GRAMMATICA, REGOLE E SCELTE. 25

Linguistica generale A.A. 2017/18, mediazione linguistica interculturale, Forlì Prof.sa Gloria Gagliardi

Nella formazione degli enunciati non dobbiamo semplicemente seguire delle regole, ma dobbiamo scegliere all’interno

del repertorio linguistico i mezzi di espressione più efficaci per esprimere ciò che vogliamo comunicare. La costruzione

della frase è da vedersi come un processo: la costruzione del nucleo della frase è rigida e sottoposta a regole precise. Fa

parte invece delle scelte del parlante decidere di arricchire o combinare il nucleo con altri nuclei, in questo modo una

frase semplice può essere trasformata per adattarne il contenuto alla situazione comunicativa.

[Ogni frase (processo – come definito da Tesnière) ha una struttura sintattica ed un significato. Struttura sintattica e

significato sono strutture stratificate: alcune parti della frase hanno il compito di costruire la struttura portante del

processo (nucleo), altre di arricchirla (circostanziali), altre di collegarle ad altri processi (frasi complesse). Tutti i ruoli

esterni al nucleo della frase possono essere affidati a frasi indipendenti]

Halliday identifica tre funzioni principali assolte dal linguaggio:

1. Ideativa: il linguaggio è utilizzato per comprendere la realtà che ci circonda e a comunicarla e trasmettere

informazioni. Il parlante affida alla lingua la sua visione del mondo.

Riguarda la formazione della frase/processo e viene utilizzata nella costruzione del nucleo (scelta del verbo

idoneo e determinazione delle altre posizioni attraverso la valenza), l’arricchimento del nucleo (specificazione dei

ruoli circostanziali.

2. Interpersonale: funzione tramite la quale il parlante interagisce con ciò che lo circonda, esprime e specifica le

relazioni tra i membri della sua comunità linguistica e definisce la relazione tra emittente e ricevente.

3. Testuale: È strumentale alle prime due, assicura che ciò che viene detto sia rilevante e si possa mettere in

relazione col contesto in cui è inserito. È la funzione tramite la quale il linguaggio può creare testi che siano

coerenti con il loro contesto comunicativo.

Fanno parte di questa funzione tutte le piccole modificazioni he senza alterare la struttura della frase, la adattano

all’ambiente comunicativo a cui è destinata.

LESSICO E GRAMMATICA

Lessico e dizionario

Le parole sono lo specchio più diretto e immediato del modo in cui concettualizziamo il mondo e l’esperienza che ne

facciamo. Chiedersi come funziona il lessico richiede di interrogarsi sulla relazione tra linguaggio e realtà esterna.

Il lessico viene studiato dalla lessicologia, è un oggetto astratto, ossia l’insieme dei lessemi di una lingua, che sono

organizzati secondo relazioni interne al lessico come relazioni morfologiche (famiglie di parole), relazioni sintattiche

(classi di parole) e relazioni semantiche (reti semantiche).

Il dizionario viene studiato dalla lessicografia e si tratta di un oggetto concreto, un repertorio di forme censito,

organizzato in maniera alfabetica e necessariamente incompleto, perché la lingua è in continua evoluzione.

Lessicologia e lessicografia

La lessicologia studia il lessico di una lingua allo scopo di individuare le proprietà intrinseche delle parole, come sono in

relazione tra loro e come possono combinarsi. La lessicologia si occupa dell’elaborazione di una teoria del lessico

(ipotesi riguardo a come il lessico è strutturato) e di un modello lessicologico (insieme di strumenti formali in grado di

rappresentare questa struttura).

La lessicografia si occupa della compilazione delle fonti lessicografiche e di descrivere i significati, le proprietà

grammaticali e gli usi delle parole in un dizionario.

Parole

La definizione di parola è molto complessa e non è facile definire quante parole ci siano in una lingua. Bisogna infatti

distinguere tra lessemi (unità del lessico), lemmi (singola voce del dizionario) e forme flesse (forme in cui la parola si

manifesta nella comunicazione).

Ogni parola/segno è un’entità biplanare, ovvero l’associazione di due piani: significato/contenuto e

significante/espressione.

La codifica lessicale è la diretta associazione di un significato con una forma lessicale, che ha come risultato l’esistenza

di una parola. 26

Linguistica generale A.A. 2017/18, mediazione linguistica interculturale, Forlì Prof.sa Gloria Gagliardi

Esistono vari tipi di lessicalizzazione:

Lessicalizzazione sintetica: combinazione di concetti espressi in una singola parola

 Lessicalizzazione analitica: concetto globalmente unitario espresso con più parole

Le lingue normalmente dispongono di entrambi questi tipi di lessicalizzazione e divergono nel modo in cui associano

contenuto ad espressione, poiché non lessicalizzano tutti i concetti possibili e non sempre hanno una parola isolata per

esprimerli (i concetti sono esterni al linguaggio e in quanto tali esistono indipendentemente dalla lingua). Attraverso il

lessico, le lingue rappresentano in modo diverso la realtà (arbitrarietà significante/significato).

Significato

Il significato è il valore informativo della parola e può essere di tipo grammaticale o lessicale:

1. Grammaticale, espresso da

a. Parole funzione (parole grammaticali vuoti, classe chiusa, svolgono le funzioni necessarie perché la

frase sia grammaticale; ex. articoli).

b. Morfi legati (ex. genere e numero: a, e, i, o)

c. Raddoppiamenti del morfema lessicale in alcune lingue (ex. accostamento della parola persona per

dire folla)

d. Strutture sintattiche (ex. diatesi passiva)

2. Lessicale, espresso da parole contenuto (parole piene, classe aperta, forniscono il contenuto). Può essere

denotativo (descrittivo, parte oggettiva del significato di una parola condivisa dai parlanti di una lingua) o

connotativo (aspetti del significato che hanno carattere di attributo che si aggiungono al significato denotativo

per esprimere l’attitudine del parlante rispetto a ciò che viene descritto.

Informazione lessicale vs enciclopedica

Informazione lessicale: significato vero e proprio, fa parte della lingua ed è codificato da categorizzazioni ed opposizioni

nel sistema; insieme di conoscenze socialmente condivise e riconosciute come associate ad un determinato elemento

lessicale.

Informazione enciclopedica: insieme di conoscenze che un parlante associa al concetto espresso dalla parola e che gli

derivano dalla sua esperienza del mondo.

È difficile definire un confine netto tra le due.

Concetto di vaghezza

Una proprietà fondamentale del significato è la vaghezza: il significato non è stabilito a priori in maniera netta e chiara,

ma ha confini vari e sfumati.

[breve parentesi su Ricerche filosofiche – Wittgesntein: studia le diverse attività che vengono categorizzate nel concetto

di gioco. L’applicazione dei predicati non è strettamente regolata da regole semantiche].

Semantica lessicale e frasale

È piuttosto difficile stabilire quale sia il significato delle parole, perché varia in base al contesto in cui le parole vengono

utilizzate (ex. sacco > un sacco di iuta, un sacco di guai, etc)

Il significato delle parole è l’elemento da cui partire per costruire il significato delle frasi, ma raramente il significato

delle frasi è dato dalla somma dei significati delle parole. In questo senso, semantica lessicale e frasale sfumano l’una

nell’altra.

Significato e contesto

Il contesto può essere linguistico (insieme di elementi linguistici adiacenti ad una parola) o extralinguistico

(disambiguato in base alla situazione comunicativa in cui viene espresso). Le lingue storiche naturali sono un codice

ambiguo poiché la maggior parte dei segni non sono identificabili in modo univoco.

Ogni volta che un parlante usa una parola sceglie di esprimerne uno solo dei possibili significati. A sua volta,

l’ascoltatore potrà scegliere una sola interpretazione.

Le forme lessicali possono essere ambigue ed avere più di un significato:

Omonimia: 2 forme con la stessa grafia ma significato diverso

 27

Linguistica generale A.A. 2017/18, mediazione linguistica interculturale, Forlì Prof.sa Gloria Gagliardi

Polisemia: in un’unica forma si accumulano più significati tra loro correlati (etimologicamente o per parentela

 dei significati)

(ex. capo: parte del corpo, persona che comanda)

Queste ambiguità sono conformi all’economicità delle lingue, che utilizzano lo stesso materiale (le parole) per più scorpi

(più significati). Se una parola esprimesse un solo significato il numero delle parole nella lingua sarebbe eccessivo per le

capacità dei parlanti.

Le parole più polisemiche in assoluto sono i verbi, perché il loro significato è necessariamente incompleto e viene

completato dai loro argomenti.

Organizzazione del lessico

Il lessico è una struttura che organizza secondo tre dimensioni:

1. Famiglie di parole (morfologia): gruppo di parole derivate morfologicamente da un’unica base tramite aggiunta

di affissi (ex. lavoro, -abile, -ante, -tore, etc.)

2. Classi di parole (morfo-sintassi): Variabili e non variabili (soggette o meno a modificazioni morfologiche) o

aperte o chiuse.

È difficile classificare quante siano le classi di parole. Nome e verbo non cambiano in nessuna lingua del mondo.

L’appartenenza di una parola ad una classe si manifesta su più livelli contemporaneamente ed una parola può

appartenere a più classi (si pensi al fenomeno di conversione: mangiare, il mangiare).

All’interno di una classe si possono individuare delle sottoclassi.

I criteri per la definizione di una classe di parole sono:

a. Morfologici

b. Distribuzionali e sintattici: esistono molte lingue con morfologia scarsa o assente in cui le distinzioni tra

classi si mostrano solo a livello sintattico attraverso le combinazioni che una parola consente sul piano

sintagmatico (criterio distribuzionale), e modificazione sintattiche a cui la parola si presa (modificazione

tramite articolo, avverbio, etc.)

c. Semantici: parole dotate o non dotate di dimensione temporale (riferimento alla concezione aristotelica

di onoma e rhema).

[Esempio di sottoclassi: il verbo > significato denotativo (tipo di evento che il verbo esprime dal punto di vista

concettuale, come verbo concettuale e percezione), valenza (numero e ruolo degli argomenti), transitività e aktionsart

(analisi del tippo di evento che il verbo esprime dal punto di vista aspettuale: stato, processo o evento).]

3. Reti lessicali (semantica): si creano attraverso le relazioni paradigmatiche, ossia i rapporti esistenti tra parole

che possono essere sostituite l’una dall’altra nella stessa posizione nella frase. Le relazioni di parole creano

strutture nel lessico che possono essere:

a. Relazioni verticali: generano gerarchie di inclusione

i. Iponimia/iperonimia: riguarda i nomi e i verbi. È una relazione che lega due parole delle quali

una ha un significato più specifico dell’altra (ex. animale/felino/gatto). È una relazione

asimmetrica (ex. una tigre è sempre un felino, ma un felino non è sempre una tigre). Ci sono vari

livelli di iponimia (dal meno specifico al più specifico). È una relazione transitiva (ex. un

pettirosso è un uccello, un uccello è un animale quindi il pettirosso è un animale). Uno stesso

iperonimo può avere più co-iponimi (ex. felino > gatto, tigre, lince, etc.)

ii. Meronimia/olonimia: relazione semantica tra un oggetto/persona e i suoi costituenti (ex.

bicicletta > pedale). Relazione di tipo è una parte di. Si può trattare di intero/parte costituente,

oggetto/sostanza costituente, intero/porzione, insieme/membri. Relazione asimmetrica.

b. Relazioni orizzontali: relazioni di equivalenza/opposizione.

i. Sinonimia

1. Assoluta: due parole che hanno sempre lo stesso significato indipendentemente dai

contesti

2. Contestuale: due parole che hanno lo stesso significato ma sono in determinati contesti

[relazione simmetrica possibile solo tra elementi della stessa classe lessicale]

Test di sinonimia per nomi e aggettivi: implicazione bilaterale due lessemi sono sinonimi

se: “è un x quindi è un y > è un y quindi è un x”

28

Linguistica generale A.A. 2017/18, mediazione linguistica interculturale, Forlì Prof.sa Gloria Gagliardi

Test di sinonimia per verbi: “qualcuno x, quindi qualcuno y > qualcuno y, quindi

qualcuno x (ex. il fatto accadde, quindi ebbe luogo > il fatto ebbe luogo e quindi

accadde).

ii. Antonimia: coppia di contrari non contradditori, che ammettono gradazioni (ex. caldo - freddo:

ciò che non è caldo non è necessariamente freddo, può essere tiepido).

iii. Complementarietà: coppia di contrari in opposizione binaria, si escludono a vicenda (ex. vivo –

morto)

iv. Termini conversi: termine il cui significato esprime una relazione necessaria tra due parole (ex.

vendere – comprare, padre – figlio). Sono intrinsecamente relazione (ex. non esiste vendere

senza comprare, non esiste padre senza figlio). È una relazione asimmetrica, poiché viene colta

dal punto di vista di uno dei due elementi (ex. x compra qualcosa da y, y vende qualcosa a x).

INTRODUZIONE ALLA PRAGMATICA

La pragmatica è lo studio delle relazioni dei segni di un linguaggio e gli utenti che lo utilizzano. L’oggetto di studio della

pragmatica è vedere come i parlanti agiscono, dal punto di vista linguistico, nel contesto e nella situazione in cui si

trovano. In altri termini, la pragmatica è la scienza della competenza comunicativa (abilità propria dei parlanti che

consente agli utenti di utilizzare la lingua in modo efficace ed appropriato).

La pragmatica viene anche definita “semantica della frase”: il significato della frase non può essere calcolato tramite la

somma delle parole che la compongono, poiché le parole interagiscono e si influenzano tra di loro. Il significato infatti non

è solo dato delle singole parole, ma dal contesto in cui vengono utilizzate. Il contesto è l’elemento centrale per poter

risolvere l’ambiguità/vaghezza del significato lessicale.

La pragmatica consente di interpretare gli enunciati non solo per come si costruiscono, ma anche per come interagiscono

con il contesto in cui sono generati.

Linguistica formale e funzionale VS pragmatica

Dal 1940 al 1970 la pragmatica era scarsamente diffusa, era considerata una sorta di “cestino” in cui buttare tuti i

fenomeni che non trovassero spiegazione nella sintassi e semantica. Gli approcci pragmatici, ossia che si incentrano

sull’appropriatezza situazionale e contestuale della frase, hanno iniziato a diffondersi a partire dagli anni ’80. Si inizia a

parlare non solo di grammaticalità (ossia buona formazione sintattica) ma anche di adeguatezza (formazione linguistica

efficace rispetto al contesto in cui si trova). MICRO-PRAGMATICA

La micro-pragmatica si occupa di studiare la lingua rispetto al contesto (anafora e deissi) e alla struttura informativa

dell’enunciato (dato/nuovo e topic/comment).

Lingua e contesto: deissi, anafora, catafora

1. Deissi: elemento il cui significato è vuoto, ma che si riempie in riferimento ad un contesto extralinguistico.

Codifica la relazione tra il messaggio e il contesto in cui è utilizzato, specificando la relazione tra emittente e

destinatario e la collocazione di oggetti e avvenimenti nello spazio e nel tempo. Risponde al principio di economia

della lingua, perché riduce il lessico necessario, ed è particolarmente versatile, poiché i deittici possono essere

riferiti ad un numero illimitato di entità. Esistono vari tipi di deissi:

a. Deissi personale: specifica i partecipanti all’evento comunicativo (ex. pronomi personali, possessivi: io, tu,

noi, mio, tuo, suo, etc.)

b. Deissi spaziale: indica lo spazio rispetto alla posizione dei partecipanti alla situazione comunicativa. Può

essere prossimale, ossia indicare vicinanza (qui, questo, etc.) o distale, ossia indicare lontananza (là,

quello).

c. Deissi temporale: colloca nel tempo gli avvenimenti rispetto al momento dell’evento comunicativo (ex.

ieri, oggi, domani, dopo, prima, etc.) 29


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31

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5 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in mediazione linguistica interculturale
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher roastedsushi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Gagliardi Gloria.

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