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Linguistica Applicata

Lezione 1

LINGUISTICA = lo studio scientifico delle lingue naturali. Ha a che fare con le lingue.

Studio scientifico (che ricorda quello delle scienze esatte, matematica in primis) uno studio che

mira a studiare una vasta fenomenologia, quindi un numero molto ampio di fenomeni, per cercare di

ridurli a poche leggi che siano anche facilmente enunciabili.

→ quindi ridurre un numero infinito di fenomeni a pochi principi generali.

Noi tenteremo in questo corso di fare uno studio scientifico delle lingue naturali, analizzeremo da una

parte l’italiano e altre lingue cercando di spiegare con poche leggi generali il massimo numero

possibile di fenomeni diversi anche tra lingua e lingua che sembrano molto distanti ma che in realtà

sono riconducibili agli stessi principi.

Oggetto di studio: lingue naturali, lingue umane apprese in contesto spontaneo, e privilegeremo la

lingua orale e non quella scritta che è una convenzione, non la apprendiamo in maniera spontanea

ma è oggetto di un insegnamento specifico e soprattutto è secondaria, viene dopo, l’abbiamo

appresa dopo aver imparato a parlare e addirittura qualcuno non ha proprio imparato a scrivere ma

tutti imparano a parlare.

Questi fenomeni cerchiamo di enunciarli con pochi principi generali, quindi comprendono una serie di

regole abbastanza limitata.

Lingue naturali le lingue umane apprese in contesto spontaneo.

Con cosa possiamo contrastare le lingue naturali?

Da un lato con il linguaggio degli animali, perché anche essi hanno dei sistemi di comunicazione che

sono magari meno complessi e meno articolati, però anche loro comunicano.

linguaggio dell’informatica perché è

Dall’altro abbiamo le lingue artificiali (ad esempio stato creato da

tavolino). → una lingua universale, che prende un po’ dalle lingue più parlate del mondo

Esperanto e cerca di

creare un linguaggio con cui tutti possano comunicare. Da un lato potrebbe sembrare una cosa utile.

Di fatto questo esperimento ha fallito perché non è una lingua naturale, non è una lingua appresa da

un contesto spontaneo, non è la lingua materna di nessuno e questo ha fatto sì che nessuno la

riconoscesse come propria.

L’oggetto di studio del nostro corso sono le lingue naturali, le lingue umane che i bambini

poco dopo la nascita →

apprendono acquisizione della L1 o lingua materna.

Quindi confronteremo la lingua italiana con altre lingue, ad esempio l’inglese e cerchiamo di vedere

cosa hanno in comune, come possiamo studiarle dal punto di vista scientifico, cioè cercando di

evidenziare degli elementi comuni che spieghino dei fenomeni che apparentemente ci possono

sembrare anche tanto diversi.

Proprietà che caratterizzano le lingue naturali e le oppongono agli altri tipi di linguaggi (libro le

lingue e il linguaggio, primi 5 capitoli e 11)

(l’opposto è continuo).

1. Discretezza Le lingue umane sono discrete, i linguaggi degli animali sono

‘discreto’

continui: vuol dire che gli elementi che compongono il linguaggio hanno dei limiti, sono

nettamente separabili l’uno dall’altro, non c’è un continuo.

sono due aggettivi discreti, non c’è una via di mezzo, c’è una separazione.

Vivo- morto c’è tutta una gradazione, quindi c’è un continuo

Invece in caldo-freddo (continuum).

I suoni del linguaggio umano sono discreti, il nostro cervello li percepisce per unità discrete.

Mano-meno (coppia minima) Se chiudo un po’,

A è la vocale più aperta di tutte. ad un certo punto pronuncio la E.

La cosa fondamentale è che fino ad un certo punto di apertura della cavità orale il mio cervello

percepisce ‘meno’.

percepisce il suono A, quindi percepisce mano, da un certo punto in poi

separate, non c’è una via di mezzo.

Le due cose sono c’è una via di

Palla-balla, p e b sono due suoni molto simili, però uno è sordo e uno è sonoro. Non

mezzo, quindi il mio cervello percepisce e discrimina.

c’è una gradazione.

I linguaggi animali sono continui,

es. Il linguaggio delle api→ esse quando individuano il cibo vogliono comunicare alle api operaie

questa ubicazione della fonte e fanno una danza, una specie di ronzio circolare o a volte a forma di

otto, e più ricca è la fonte, più intensa sarà questa danza, più lontana è la fonte, più ampio sarà il

cerchio che descrivono.

Quindi questo vuol dire che c’è una gradazione, di più o di meno, queste informazioni che

comunicano, le comunicano in una maniera continua→ c’è un continuum.

Il linguaggio umano invece è l’opposto, discrimina.

Il mio cervello percepisce o così o in quell’altro modo.

2. La doppia articolazione che è collegata alla discretezza. La doppi articolazione vuol dire che il

nostro linguaggio è articolato su due piani paralleli. Da un lato abbiamo un numero di elementi

piuttosto piccolo, fonemi, cioè i suoni della nostra lingua che sono un numero limitato, in italiano circa

30. Con questi 30 suoni possiamo creare infinite frasi e parole.

Sull’altro piano abbiamo tutte le parole e frasi del linguaggio umano: quindi con un numero limitato di

fonemi si possono creare infinite parole e frasi, quindi infiniti oggetti linguistici, e chiaramente anche

questa non è una capacità del linguaggio animale perché le varie cose che gli animali comunicano

.

non sono scomponibili in unità minori che poi possono essere ricomposte in un altro modo

Con un numero piccolissimo di elementi dal valore distintivo, vuol dire capaci di distinguere i

possiamo formare un’infinita di parole e frasi diverse.

significati diversi,

Nello studio della linguistica si privilegia la lingua orale per diversi motivi: prima di saper scrivere

abbiamo imparato a parlare, un bambino impara a parlare in maniera spontanea, mentre a scrivere ci

insegnano, quindi non solo il parlato precede lo scritto, ma il parlato avviene in maniera spontanea.

Tutti imparano a parlare.

Ci sono delle lingue, dei dialetti che non sono mai stati scritti.

3. Ricorsività si intende il poter creare un oggetto linguistico che ne contenga un altro.

Nel senso che io parto da una frase breve (‘Gianni mangia la mela’) e posso creare un oggetto

linguistico più ampio che la contenga (‘Maria ha detto che Gianni mangia la mela’) e così possiamo

continuare (‘Tutti pensano che Maria abbia detto che Gianni mangia la mela’) e così via.

In teoria questo processo è replicabile all’infinito, frasi una dentro l’altra non la

ma in pratica più di 3-4

avremo.

È una caratteristica dei linguaggi umani, possiamo paragonare la ricorsività ad una bambola russa.

La congiunzione “e”→ ‘Gianni è bello’ ‘Gianni è bello e intelligente’ ‘Gianni è bello e intelligente e

es.

simpatico’ ecc.. quindi possiamo creare oggetti linguistici sempre più ampi.

Questa capacità invece non caratterizza i linguaggi animali; pare che abbiano anche tentato di

insegnare a degli scimpanzé (che sono fra gli animali più vicini all'uomo da un punto di vista del

e c’è stato qualche individuo che ha ottenuto dei buoni risultati.

DNA) a parlare,

Innanzitutto, a questi scimpanzé non è stato insegnato a parlare a voce perché non hanno un

apparato vocale come il nostro, ma con i gesti, quindi una specie di linguaggio dei segni, quello della

lingua dei sordi (di cui parleremo anche), quindi con un linguaggio gestuale, e ci sono degli

scimpanzé che sono arrivati ad essere anche molto bravi e che hanno imparato circa 200 parole.

A questo punto può essere detto che il bambino impara spontaneamente mentre lo scimpanzé è

stato martellato da prove in laboratorio per ottenere questo risultato.

Poi hanno provato a insegnare qualcosa riguardo alla ricorsività, quindi inserire queste parole e frasi

che avevano appreso una dietro l'altra, e questa è proprio una capacità che non riuscivano

assolutamente ad apprendere, perché è una capacità tipica proprio della specie umana.

Quindi queste prime 3 capacità (discretezza, doppia articolazione e ricorsività), distinguono il

linguaggio umano dai linguaggi animali che non hanno queste proprietà, però potremmo dire che il

linguaggio dell'informatica ce le ha queste proprietà.

Quindi come possiamo distinguere i linguaggi naturali, le lingue umane apprese in contesto

spontaneo da questi linguaggi creati sempre dall'uomo ma a tavolino?

L'ultima proprietà è quella che si chiama dipendenza dalla struttura.

4. Dipendenza dalla struttura→ le lingue umane, quando noi analizziamo una produzione, una

teniamo in considerazione solo l’ordine lineare degli elementi come fanno

frase ad esempio, non

che analizzando l’oggetto tengono in considerazione il rapporto che questo

invece i computer,

oggetto ha con ciò che vi è prima e dopo, quindi con gli elementi adiacenti.

Questa è la proprietà che crucialmente distingue il linguaggio umano, naturale, da quello artificiale.

Nel linguaggio umano non è così, perché quando noi interpretiamo una frase dobbiamo tenere

presente una struttura gerarchica degli elementi che abbiamo in un certo senso innata nel nostro

cervello e che ci permette di analizzare la frase anche instaurando dei rapporti più a distanza.

es. “Il segretario del re si pettina.”

Chi è che si pettina? Il segretario.

Il riflessivo “si” a chi si riferisce? Sempre al segretario.

Chiunque, anche un bambino di 5 anni che non ha studiato i riflessivi saprebbe dire che a pettinarsi è

il segretario e non il re perché nella nostra testa abbiamo una sorta di struttura gerarchica che

prescinde dall’ordine lineare: il “si” è adiacente a “re” e non a “segretario” e inoltre è anche

compatibile con “re” perché sappiamo che è una terza persona singolare e anche “re” lo è, quindi

sono compatibili (potrebbe essere anche plurale).

Il “si” è compatibile anche con il “segretario”.

perché scegliamo “segretario” e non “re” che è più vicino,

Allora addirittura adiacente?

Proprio per questa struttura gerarchica di cui siamo anche abbastanza inconsapevoli (sia bambini di

5-6 anni, sia chi è già più grande) che ci permette di interpretare la frase nel modo giusto, nel modo

condiviso perché tutti noi la interpreteremmo allo stesso identico modo e che prescinde soprattutto

dall’ordine lineare. in questo caso tra il “si” e il “segretario” che non sono

Quindi si instaurano dei rapporti a distanza,

adiacenti.

es. “Gianni guarda le ragazze con il binocolo.”

Questa è una frase ambigua che può avere una doppia lettura, interpretazione.

Tutti noi avremo pensato a quella che prescinde dall'ordine lineare.

dire “Gianni guarda le ragazze che hanno il binocolo in mano”,

Questa frase può voler quindi guarda

quelle con il binocolo e non quelle senza, oppure (quella che sicuramente abbiamo considerato

prima) è che “Gianni guarda dalla sua finestra le ragazze attraverso il binocolo”, quindi

l'interpretazione che diamo per prima è quella che riferiamo a Gianni e non alle ragazze, anche se

che possiamo anche riferirlo alle ragazze: dipende poi anche dal contesto. Il contesto ci può aiutare a

disambiguare la frase, ma questo è per farci capire che l'ordine lineare non sempre ci dà la risposta

giusta e anzi, molto spesso noi interpretiamo le frasi prescindendo dall'ordine lineare e tenendo

presente qualche altro ordine che abbiamo in testa e che magari non riusciamo neanche a spiegare

più di tanto, perché tornando anche alla frase del segretario del re, al di là del fatto che chiunque

saprebbe interpretare questa frase nel modo corretto, queste cose che noi sappiamo in maniera

inconsapevole non ci sono mai state insegnate, come nel caso dei riflessivi non è oggetto di studio

specifico.

Un altro concetto fondamentale è la dicotomia tra competenza ed esecuzione:

Competenza vs Esecuzione sono 2 aspetti del linguaggio.

es. Quando abbiamo parlato della ricorsività, cioè la capacità di inserire un oggetto linguistico in uno

più grande che lo contenga, poi quello in uno ancora più grande e così via...questo processo è

all’infinito →

reiterabile in teoria ciò vuol dire che nella nostra competenza, per quello che noi

sappiamo della lingua, questo processo è reiterabile.

Viceversa, nella nostra esecuzione, cioè quando si mette in pratica la lingua. frasi una dentro l’altra.

es. Ogni volta che parliamo, che scriviamo, sarà difficile che avremo più di 3-4

Quindi ci sono questi 2 piani distinti:

Competenza→ quello che sappiamo della lingua per parlare nel modo in cui si parla e per capire nel

modo in cui si capisce, è su un piano astratto, mentale.

È la capacità tipica del parlante narrativo di dare giudizi di grammaticalità.

La competenza per definizione è perfetta in un nativo (salvo rari casi o patologie specifiche del

ma a questo punto potremmo dire “non tutti l’italiani

linguaggio, ritardi mentali, malattie genetiche...),

bene”, e questo forse perché per alcuni parlanti l’italiano non è la

pur essendo nativi lo sanno così

variante nativa, non è la prima lingua che ha imparato da bambino, che può essere un dialetto o un

italiano regionale.

“Capacità tipica del parlante narrativo di dare giudizi di grammaticalità” significa saper giudicare la

lingua ma non in base al valore, quindi giudizi non di valore, ma di grammaticalità, che vuol dire

“questa frase fa parte della mia lingua, fa parte del mio repertorio”.

Allora un parlante nativo, anche da bambino (un bambino di 5 anni sa già parlare piuttosto bene),

anche prima di andare a scuola, è in grado di correggere uno straniero alle prime armi che può

sbagliare.

I riflessivi: se uno straniero dice “io si pettino”→

es. frase agrammaticale. Anche un bambino di 5

anni può correggere lo straniero anche se non sa cosa sono i riflessivi→ anche un bambino può dare

giudizi di grammaticalità.

“Io si pettino” non è una frase che fa parte della lingua di cui sono competente in quanto parlante

bensì “io mi pettino”.

nativo,

Quindi si parla di quello che io so della lingua per poter dare questo tipo di giudizi e dire se una frase

è accettabile o meno.

Esecuzione quello che facciamo con la lingua, è su un piano concreto, fisico.

Quando noi mettiamo in pratica la lingua, e siccome l'esecuzione è un fatto fisico e concreto (e non

mentale e astratto) può anche contenere degli errori, molto spesso quando parliamo ci capita di fare

degli errori: un lapsus, una frase che si annoda o che viene fuori male, per l'emozione anche nei

parlanti madrelingua, proprio perché l'esecuzione è un fatto fisico e ogni esecuzione è diversa dalle

altre, ci possono essere quindi tanti fattori che disturbano l'esecuzione (come per esempio l'ansia,

l'emozione, la fretta, il fatto di fare un discorso troppo lungo che si inizia in un modo ma si perde il filo

e non si ricorda più come lo si aveva iniziato, limiti di memoria) ma molto spesso il parlante si rende

anche conto di aver fatto un errore e si autocorregge.

La competenza di un parlante nativo è perfetta, mentre l'esecuzione non necessariamente lo è

perché può essere condizionata da tanti fattori occasionali e quindi può contenere errori ed essere

fallace (anche l'esecuzione di un parlante madrelingua).

Giudizi di grammaticalità, non di valore:

Confrontiamo la frase “io si pettino” con la frase “a me mi piace il gelato”, che magari a scuola, alle

elementari viene segnata come errore.

Non sono errori sullo stesso tipo, da mettere sullo stesso piano, perché mentre la prima frase è

agrammaticale, quindi che non fa parte della mia lingua, che non direbbe neanche un bambino,

neanche una persona che ha studiato poco, l'unico che potrebbe dirlo è uno straniero alle prime

armi, ma perché non essendo un parlante nativo non ha una perfetta competenza (perché la

competenza è tipica del parlante nativo), ma non lo farebbe neanche una persona analfabeta nativa

“a me mi piace il gelato” il bambino non lo correggerebbe,

italiana. Mentre perché lo sente, perché lo

dice e lo dicono tutti compresa la maestra che a scuola glielo segna come errore se dico che

questa frase è sbagliata do un giudizio di valore, perché non è sbagliata, non viola nessun principio

della grammatica (“a me” e “mi” concordano, entrambi prima persona”). Questa frase la segno errore

perché non è una frase dell’italiano standard, non è una frase che rientra in quella varietà

non c’è nessun

riconosciuta ed insegnata a scuola, però è una frase che tutti usano e tutti dicono,

errore nel vero senso della parola, è un errore di registro, cioè che ho usato una forma colloquiale in

un contesto scolastico, in cui si pretende che venga utilizzata la varietà standard che viene

insegnata.

invece vale per la prima frase: “si” terza persona e “io”

Come prima persona e quindi non

viola un principio della grammat

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aleuniurb_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Cocchi Gloria.
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