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Diritto diplomatico

Appunti di diritto diplomatico basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni delLA prof. Villata dell’università degli Studi di Milano - Unimi, facoltà di Scienze politiche, Corso di laurea magistrale in relazioni internazionali . Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto diplomatico e consolare docente Prof. F. Villata

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Francia, Lussemburgo  Belgio e/o Olanda). Ci si può quindi avvalere di un terzo Stato per

intrattenere le relazioni diplomatiche con un determinato Stato. C’è l’esigenza di una presenza

permanente e allo stesso tempo di delegare il compito ad un altro Stato.

Art. 46: Con il precedente consenso dello Stato accreditatario e a richiesta d'uno Stato terzo non

rappresentato in tale Stato, lo Stato accreditante può assumere la protezione temporanea degli

interessi e dei cittadini dello Stato terzo.

È necessario consenso preventivo dello Stato ricevente. Lo Stato terzo deve essere

- accettabile.

Il rappresentante agisce su istruzione del rappresentato; interverrà sugli ambiti che il

- rappresentato desidera.

Durata variabile: la rappresentanza può essere temporanea oppure di carattere indefinito

- L’intervento del rappresentante si concretizza con due modalità: a) gli agenti diplomatici del

- rappresentante agiscono nell’interesse dello Stato rappresentato b) all’interno della missione

diplomatica del rappresentante è istituito un servizio (ad hoc) di protezione degli interessi

dello Stato rappresentato con personale amministrativo e tecnico dello Stato rappresentato.

Si ha spesso un accordo tra Stati rappresentante e rappresentato che disciplina le materie, le

- responsabilità, la copertura dei costi, il ruolo del rappresentante, etc. Solitamente, questi

accordi rimanevano segreti, ma per esempio la Svezia ha promosso una legge per rendere

pubblici questi accordi.

La procedura prevede 5 fasi: l’individuazione del possibile rappresentante (Svezia, Svizzera,

- Italia tra le più gettonate), che è discrezionale e dipende spesso da un atto politico; lo Stato

che vuole essere rappresentato deve presentare la richiesta allo Stato individuato che deve

rendersi disponibile per le sole relazioni diplomatiche o anche per le relazioni consolari;

l’accettazione dello Stato terzo individuato; lo Stato rappresentante sollecita il consenso

espresso o tacito dello Stato ricevente; l’accordo di rappresentanza sulle modalità della

assunzione degli interessi tra rappresentato e rappresentante.

L’accreditamento dei membri della missione diplomatica

La scelta del personale della missione diplomatica è un atto piuttosto discrezionale, anche se la

Convenzione di Vienna detta alcune condizioni.

Art 8: 1. I membri del personale diplomatico della missione devono, di regola, avere la

cittadinanza dello Stato accreditante.

2. I membri del personale diplomatico della missione non possono essere scelti tra i cittadini dello

Stato accreditatario senza il consenso di questo, che lo può revocare in ogni tempo.

3. Lo Stato accreditatario può riservarsi il medesimo diritto quanto ai cittadini d'un terzo Stato,

qualora non siano anche cittadini dello Stato accreditante.

Selezione del personale: scelta discrezionale con alcuni vincoli  Ciascuno Stato può

- affidare le funzioni diplomatiche a chi ritiene adeguato, ma allo stesso tempo il prescelto

deve essere in grado di esercitare le sue funzioni. Il ruolo dello Stato ricevente è più incisivo

per quanto riguarda il capo della missione, ma esso non incide sul procedimento di

designazione interna.

L’agente diplomatico è tendenzialmente cittadino dello Stato di invio, ma non è un requisito

- strettamente necessario; quindi il requisito della cittadinanza non è inderogabile per il diritto

internazionale consuetudinario e CVRD (ma può esserlo per il diritto interno, nel quale si

può decidere se rendere la cittadinanza una condizione necessaria). Si può affidare la

funzione ad un cittadino dello Stato ricevente solo se quest’ultimo dà il proprio consenso e

lo stesso vale per cittadini di Stati terzi.

Questo è applicabile anche se c’è la doppia cittadinanza, ma la cittadinanza rilevante va

- individuata in base al diritto interno dello Stato accreditatario

Alcuni Stati non accettano la nomina di agenti diplomatici aventi la propria nazionalità

- (come Usa e Francia, mentre l’Italia sì) o escludono che a tali agenti riconoscibili immunità.

La limitazione della cittadinanza non riguarda il personale tecnico e amministrativo, perché

- svolgono una funzione molto pratica ed è spesso opportuno che siano locali che parlano la

lingua e sanno come rivolgersi alla popolazione.

Per quanto riguarda l’organo della missione ci rifacciamo all’articolo 11: 1. Mancando un accordo

esplicito circa il numero dei membri dei personale della missione, lo Stato accreditatario può

esigere che esso sia mantenuto nei limiti che considera ragionevoli e normali, avuto riguardo alle

circostanze e condizioni dominanti nello stesso e ai bisogni della missione della quale si tratta.

2. Negli stessi limiti e senza discriminazione, lo Stato accreditatario può parimente ricusare

d'ammettere funzionari d'una determinata categoria.

L’accordo di stabilimento può stabilire il numero massimo di membri del personale;

- solitamente c’è un bilanciamento tra le missioni reciproche.

L’accordo prevale sull’articolo 11, ma qualora manchi un accordo, si ci rifà a ciò che è

- ragionevole e normale per lo Stato accreditatario in relazione a condizioni ed esigenze, che

però deve stare al principio di non discriminazione (artt. 11.2 e 47 CVRD)

Spesso limitazioni su base di reciprocità

- Riserva URSS sulla necessità di un accordo quando sorga una controversia.

- Se lo Stato di invio non ritira il personale in eccesso, lo Stato accreditatario potrà dichiararlo

- persona non grata

Tetto massimo deciso dagli USA verso i diplomatici URSS nel 1985 = 251  anche l’URSS

- mette un tetto al numero dei funzionari. Quasi lo stesso è avvenuto quest’anno tra Trump e

Putin.

Nel G7 di Tokyo del 1986: è stato invocato questo meccanismo di contenimento

- dell’organico delle missioni come strumento di pressione verso Stati coinvolti nel supporto

al terrorismo internazionale.

Gli Usa applicano l’art. 11 per limitare le dimensioni delle missioni diplomatiche indebitate,

- che hanno problemi nel pagamento delle spese. In tempi recente il governo venezuelano ha

imposto il tetto massimo di 17 agenti diplomatici nell’ambasciata a Caracas e gli Usa hanno

risposto (sono tutte ritorsioni).

Il capo missione

Il capo missione è il portavoce dello Stato d’invio, ha un ruolo importante nelle relazioni bilaterali

tra i due Paesi e gerarchicamente è superiore agli altri membri della missione diplomatica. Infatti la

procedura di nomina, almeno per il caso italiano, si rivolge ad alti funzionari. Esso deve

interfacciarsi con lo Stato ricevente, che ha un ruolo incisivo nella designazione del capo missione:

può esprimere la propria opinione per quanto riguarda il capo missione, ma non per gli altri

funzionari. Il capomissione dirige la missione diplomatica ed è superiore nella gerarchia del

personale. La CVRD disciplina la nomina del capomissione in maniera piuttosto sintetica e rimanda

il resto alle norme di ciascuno Stato.

I capimissione sono divisi in tre classi (e così pure le ambasciate). In realtà avviane il contrario, a

seconda del rango delle ambasciate viene corrisposto un ambasciatore di rango. Ad oggi esistono

solo la prima e la terza classe, mentre la seconda è caduta in desuetudine. Oggi le missioni

diplomatiche vengono sempre aperte a livello di ambasciata/ambasciatore. La terza, oggi seconda,

classe agisce in seguito ad un indebolimento delle relazioni diplomatiche e il funzionario posto a

capo della missione non ha il rango di ambasciatore, ma quella di incaricato d’affari del MAE. Le

classi definiscono anche le precedenze tra i capimissione. La classe dell’agente diplomatico è

stabilita di comune accordo tra i due Stati.

Art. 14: 1. I capimissione sono distribuiti in tre classi:

a.la classe degli ambasciatori o nunzi accreditati presso i capi di Stato e degli altri capimissioni di

grado equivalente;

b. la classe degli inviati, ministri o internunzi accreditati presso i capi di Stato;

c. la classe degli incaricati d'affari accreditati presso i Ministeri degli Affari esteri.

2. Salvo per quanto concerne la precedenza e il cerimoniale, non è fatta alcuna differenza tra i

capimissione a cagione della loro classe.

Art. 15: Gli Stati convengono circa la classe cui devono appartenere i loro capimissione.

La procedura si perfeziona grazia all’accreditamento, che l’espressione dell’assenso dello Stato

ricevente. Questo viene disciplinato dalle norme interne degli Stati, che ci dicono quali sono i

requisiti che devono avere i capimissione. Per quanto riguarda l’Italia, è il Presidente della

Repubblica che deve accreditare i capimissione, ovvero rilasciare lettere credenziali per diplomatici

italiani all’estero e riceve i rappresentanti diplomatici. Però di solito vi sono atti sostanzialmente

governativi: decreto del PdR(dpr) su proposta del Presidente del Consiglio per la destinazione di

ambasciatori e ministri plenipotenziari all’estero e la decisione dello status del capomissione; dal

MAE viene il gradimento degli agenti diplomatici degli Stati esteri: accoglie i funzionari stranieri. Il

procedimento formale è quindi funzione del PdR, nella nomina e nel ricevimento dei funzionari

esteri. Però il procedimento sostanziale attiene al PdC e al MAE. La proposta sostanziale proviene

dai ranghi dell’amministrazione degli affari esteri (formalmente dal PdR che verifica che sia tutto

rispettato e rilascia le lettere).

Art. 87.8 Cost.: Il Presidente della Repubblica… accredita (=rilascia lettere credenziali x

diplomatici it. all’estero) e riceve i rappresentanti diplomatici.

La CVRD pone, nell’articolo 4, una condizione: il consenso dello Stato ricevente. Prima di

procedere alla designazione formare dell’agente diplomatico come capomissione bisogna

domandare se egli incontra o meno il gradimento dello Stato ricevente. Questa procedura si svolge

in maniera riservata. Laddove lo Stato ricevente ha delle perplessità, sistemate in via privata, ciò

non si deve tradurre nell’indebolimento delle relazioni diplomatiche. Si può passare altrimenti ad

un’altra designazione.

È lo Stato di invio che ha l’onere di fare in modo che lo Stato ricevente esprima la propria opinione,

prima che la procedura di nomina sia portata a compimento. È necessario acquisire il preventivo

gradimento dello Stato di destinazione nei confronti della persona che si intende nominare. La

richiesta è presentata dalla rappresentanza diplomatica dello Stato di invio nello Stato ricevente al

MAE di quello Stato.

Art. 4: 1. Lo Stato accreditante deve accertarsi che la persona che intende accreditare abbia

ricevuto il gradimento dello Stato accreditatario.

2. Lo Stato accreditatario non è tenuto a comunicare allo Stato accreditante le ragioni del diniego

d'un gradimento.

Procedura per la richiesta di gradimento per un agente straniero all’Italia.

Il gradimento ha natura discrezionale

- Il comunicato in forma espressa al MAE richiedente

- Non è obbligatorio, ma è opportuno indicare la motivazione del rifiuto

- Non è previsto un termine per rispondere alla richiesta di gradimento, ma un ritardo nella

- riposta può significare un implicito rifiuto

Il gradimento può essere revocato prima che il capo missione di insedii

- Lo Stato accreditante può decidere di sospendere l’insediamento del nuovo capo missione

-

Lo Stato inviante, prima di procedere al formale accreditamento del capo missione, deve ottenere il

preventivo gradimento dello Stato estero nei confronti della persona che intende nominare. La

richiesta di gradimento è rivolta al MAE dello Stato ricevente mediante una visita del capo missione

uscente o dell’incaricato d’affari ad interim al capo del Cerimoniale dello Stato estero. Questa parte

avviene in stretta confidenzialità. La concessione del gradimento è un atto discrezionale,

solitamente comunicato in forma espressa al MAE richiedente.

Ottenuto il gradimento, lo Stato accreditante procede – secondo le regole del diritto interno - alla

nomina del capo missione e a predisporre lettere credenziali firmate dal capo dello Stato e

indirizzate al capo dello Stato accreditatario (insieme vengono inviate anche le lettere di richiamo

del predecessore e le “copie d’uso”). Il potere di accreditare il capo missione presso un altro Paese

spetta al PdR che firma le lettere credenziali; egli richiama anche il precedente capomissione e

rilascia anche le copie d’uso, ovvero le copie testuali delle lettere. Il testo delle lettere credenziali è

standard: si attesta la nomina di una determinata persona e si riportano le generalità del nominato, il

rango; infine si prega il capo estero ad accettare.

L’insediamento del capo missione è una circostanza solenne del cerimoniale delle relazioni

diplomatiche; la procedura non è vincolata da regole internazionali, la CVRD mette solo un paio di

vincoli. Essa disciplina l’ordine di presentazione delle lettere credenziali e le conseguenze. Vi sono

solo due norme nella CVRD. Una è l’articolo 18:

Art 18: In ogni Stato, la procedura di ricevimento dei capimissione dev'essere uniforme per

ciascuna classe

L’articolo 13 determina il momento a partire del quale il capo missione assume le sue funzioni. Per

la precisione, la Convenzione distingue due momenti: l’ordine di arrivo detta l’ordine di

presentazione delle lettere credenziali (art 13.2) e la data di assunzione delle funzioni in base all’art

13.1 determina l’ordine delle precedenze.

Art 13: 1. Si reputa che il capomissione assume le funzioni nello Stato accreditatario allorchè

presenta le credenziali o notifica l'arrivo e presenta una copia d'uso delle credenziali al Ministero

degli Affari esteri o a un altro ministero convenuto dello Stato accreditatario, secondo la pratica

vigente in quest'ultimo, che dev'essere applicata in maniera uniforme.

2. L'ordine di presentazione delle credenziali o d'una copia d'uso delle stesse è determinato dal

giorno e dall'ora dell'arrivo del capomissione.

Per quanto riguarda l’Italia, l’incaricato d’affari ad interim informa il MAE della data di arrivo del

nuovo capo missione e chiede al capo del Cerimoniale diplomatico udienza per accoglierlo; inoltre

informa il decano del Cerimoniale diplomatico. Le lettere credenziali hanno come destinatario

ultimo il presidente della Repubblica. Quindi, alla data preventivamente comunicata per iscritto alla

missione diplomatica, il nuovo capo missione rende visita al capo del Cerimoniale diplomatico

presso il MAE, che verifica la correttezza formale delle lettere credenziali. Con la notifica

dell’arrivo nel territorio dello Stato ricevente e con la presentazione della copia al MAE si considera

che il capo missione abbia assunto formalmente le due funzioni, ancorché la solenne presentazione

delle lettere formali al Capo dello Stato non abbia ancora avuto luogo. Prima di questa

presentazione, per cortesia internazionale il capo missione non fa visita a personalità politiche, non

procede a inviti formali e non rilascia dichiarazioni.

Determina il momento a partire dal quale il capo missione assume il suo funzioni. La CVRD fa

riferimento alternativamente a due momenti: 1) quando presenta le sue credenziali; 2) momento

della notifica dell’arrivo nel territorio dello Stato ricevente e una copia delle lettere credenziali

viene presentata al MAE. Il percorso dipende dalla prassi dello Stato ricevente, la Convenzione

lascia la libertà agli Stati di aderire a uno o all’altro modello.

Lo Stato territoriale è libero di determinare la data dalla quale il capo della missione assume

ufficialmente le sue funzioni tra il primo o il secondo percorso, purché in modo uniforme (no

reciprocità). È rilevante per imputazione allo Stato, destinatari comunicazioni. Per la concessione di

privilegi ed immunità  art. 39 CVRD.

Il 13.2 regola l’ordine di arrivo e l’ordine di presentazione delle lettere credenziali. Data di

assunzione delle funzioni ai sensi dell’art.13.1 determina l’ordine delle precedenze del cerimoniale.

La visita al capo del Cerimoniale diplomatico presso il MAE al quale rimette la “copia d’uso” delle

lettere credenziali ha il fine di controllare la correttezza formale delle lettere credenziali. Devono

eventualmente essere corrette prima dell’incontro con il PdR. Fino a quando il capo missione non

assume formalmente le sue funzioni, non può incontrare i funzionari del MAE, non ha personalità

politiche, può fare inviti formali e dichiarazioni ufficiali.

La presentazione delle lettere credenziali al Capo dello Stato si svolge mediante un cerimoniale

solenne, che ogni Stato è libero di gestire come crede, che è da applicare uniformemente agli agenti

esteri di pari rango.

La ricezione solenne delle lettere credenziali da parte del Capo dello Stato implica l’assenso

all’accreditamento. Solitamente è riprodotta per iscritto in un documento formale inviato al Capo

dello Stato inviante.

A questo punto, il capo missione usa rendere visita ai suoi colleghi iniziando dal Decano del Cortpo

diplomatico.

16.1  La data di assunzione delle funzioni in base all’articolo 13.1 forma l’ordine delle precedenze.

16.2  Il cambio del governo nello Stato non incide sul contenuto delle lettere credenziali, che sono

firmate dal PdR, e sull’ordine delle precedenze. È fatta salva la prassi di quegli Stati che

attribuivano o decidono di attribuire al nuncio pontificio il ruolo di decano del corpo diplomatico

Art 16:1. I capimissioni prendono posto in ciascuna classe secondo il giorno e l'ora in cui hanno

assunto le funzioni conformemente all'articolo 13.

2. Le modificazioni apportate alle credenziali d'un capomissione che non implichino mutamenti di

classe non toccano il grado di precedenza.

Il decano del corpo diplomatico è un capo missione. Ogni Stato gestisce le funzioni del decano, che

rappresenta l’intero corpo diplomatico.

Portavoce del corpo diplomatico su materie di interesse comune (status, privilegi, immunità)

- sulla base di informali consultazioni coi colleghi (non deve essere coinvolto in questioni

politiche)

Portavoce del corpo diplomatico in occasioni pubbliche

- Informa colleghi su sviluppi di comune interesse e li informa sul protocollo e l’etichetta

- locali

Principale canale di comunicazione e consultazione per lo Stato ricevente (oggi spesso

- circolari)

L’incaricato d’affari ad interim

È una figura necessaria che serve a sostituire il capo missione che ha smetto di avere/esercitare le

sue funzioni. Esso è provvisorio: malattia, fine mandato, etc. La prassi è eterogenea: l’incaricato

d’affari ad interim può subentrare per incapacità temporanea o assenza dalla capitale, nel caso di

USA e UK per assenza dal territorio dello Stato ricevente. In ogni caso regge a titolo provvisorio la

missione e di regola è il funzionario diplomatico della missione più alto in grado dopo il capo

missione. Il nome dell’incaricato deve essere comunicato allo Stato ricevente.

Art 19:1. Qualora il posto di capomissione sia vacante o questi sia impedito d'esercitare le

funzioni, un incaricato d'affari ad interim funge provvisoriamente da capomissione. Il nome

dell'incaricato d'affari ad interim è notificato dal capomissione o, se è impedito, dal Ministero degli

Affari esteri dello Stato accreditante al Ministero degli Affari esteri dello Stato accreditatario o a

un altro ministero convenuto.

2. Qualora nessun membro del personale diplomatico della missione sia presente nello Stato

accreditatario, un membro del personale amministrativo e tecnico può, con il consenso dello Stato

accreditatario, essere incaricato dallo Stato accreditante di curare gli affari amministrativi correnti

della missione.

Di regola non è necessario un particolare consenso da parte dello Stato ricevente: dovrebbe bastare

la notifica, perché il consenso dello Stato ricevente è implicito nell’assenso allo stabilimento della

missione o nella notifica del funzionario diplomatico (art. 10 CVRD). Ma è necessario il consenso

preventivo dello Stato ricevente in alcuni casi:

In assenza di personale idoneo in loco, lo Stato invia un funzionario ad hoc: è necessario

- l’invio lettera di presentazione, anche via fax, al MAE dello Stato ricevente; è una procedura

semplificata, ma occorre in questo modo avere il consenso dello Stato ricevente.

Viene designato un membro del personale amministrativo/tecnico per gestire gli affari

- amministrativi correnti (se nessun funzionario diplomatico è presente): è necessaria la

notifica al MAE ricevente (19.2 CVRD) non c’è rappresentanza diplomatica né lo status di

agente diplomatico per le immunità propri del capo missione, è solo un gerente degli affari

amministrativi.

L’incaricato di affari ad interim non deve essere confuso con l’incaricato d’affari con lettere o

stabile, che si ha quanto il rango della missione viene degradato o quando vi sia urgente necessità di

aprire la missione diplomatica e solo successivamente si provvede alla nomina del capo missione

ambasciatore.

La notifica del personale diplomatico

Passiamo al resto del personale diplomatico, che non ha bisogno di una procedura di

accreditamento, è sufficiente la notifica. La norma di riferimento è l’articolo 7 della CVRD che ci

dice che ogni Stato può scegliere liberamente i membri del personale della missione; in alcuni casi

(attacco militare, navale, aereo), lo Stato ricevente può chiedere che gli siano riferiti

preventivamente i nomi. Quindi apparentemente lo Stato di invio è libero di nominare chi crede.

Art 7: Salvo le disposizioni degli articoli 5, 8, 9 e 11, lo Stato accreditante nomina, a sua scelta, i

membri del personale della missione. Per gli addetti militari, navali o aeronautici, lo Stato

accreditatario può esigere che gli siano prima comunicati i nomi per l'approvazione.

Nell’articolo 10 ci sono disposizioni di natura procedurale. Lo Stato d’invio deve notificare certe

situazioni allo Stato ricevente.

Art 10: 1. Sono notificati al Ministero degli Affari esteri o a un altro ministero convenuto dello

Stato accreditatario:

a. la nomina dei membri della missione, il loro arrivo, la partenza definitiva o la cessazione

delle loro funzioni nella missione;

b. l'arrivo e la partenza definitiva d'una persona appartenente alla famiglia di un membro della

missione e, se è il caso, il fatto che una persona diviene o cessa d'essere membro d'una tale

famiglia;

c. l'arrivo e la partenza definitiva di domestici privati al servizio delle persone di cui al

capoverso a e, se è il caso, il fatto che essi abbandonano il servizio di tali persone;

d.l'impiego e il licenziamento di persone residenti nello Stato accreditatario, in quanto membri

della missione o in quanto domestici privati aventi diritto ai privilegi e alle immunità.

2. Sempre che sia possibile, l'arrivo e la partenza definitiva devono essere notificati anche in

precedenza.

Gli articoli 7 e 10 sembrano dare la possibilità di designare chi si vuole, facendo alcune notifiche.

Ma bisogna leggerli insieme ad altri articoli. L’assenza di accreditamento infatti non implica la

mancanza di gradimento o di accettabilità da parte dello Stato ricevente; il gradimento o

l’accettabilità può risultare dalla risposta positiva alla notifica con la quale il MAE provvede a

comunicare l’attivo del personale (art. 10.1). Inoltre, si può dichiarare una persona non grata o non

accettabile.

Art 9: 1. Lo Stato accreditatario può in ogni tempo, senza doverne indicare i motivi, informare lo

Stato accreditante che il capo o un membro del personale diplomatico della missione è persona non

grata oppure che un altro membro del personale della missione non è accettabile. Lo Stato

accreditante richiama allora la persona della quale si tratta o, secondo i casi, pone fine alle

funzioni della stessa nella missione. Una persona può essere dichiarata non grata o non accettabile

anche prima che sia giunta sul territorio dello Stato accreditatario.

2. Ove lo Stato accreditante neghi d'eseguire oppure non eseguisce entro un termine ragionevole le

obbligazioni che gli spettano secondo il paragrafo 1, lo Stato accreditatario può ricusare di

riconoscere la qualità di membro della missione alla persona della quale si tratta.

 Lo Stato accreditatario può dichiarare in qualsiasi momento che qualsiasi componente della

missione diplomatica è persona non grata o non più accettabile (personale amministrativo). Se ne

ricava che anche in fase di designazione dell’agente diplomatico lo Stato ricevente può dichiarare

una persona non grata. È quindi necessario il consenso dello Stato ricevente e la risposta positiva

può essere espressa alla notifica dell’attivo o essere tacito.

I rifiuti possono avvenire in caso di intento abusivo in relazione alle immunità o di incongruenza

con le funzioni concretamente esercitate (la persona abbia caratteristiche incompatibili con il ruolo

o con la funzione all’interno della missione diplomatica).

Alle persone nominate deve essere consentito l’ingresso nello Stato ricevente e l’esenzione dalle

limitazioni inerenti alle regole sull’immigrazione degli stranieri.

Il consenso deve essere esplicito per la nomina di:

Addetti per la difesa  art 7: Per gli addetti militari, navali o aeronautici, lo Stato

- accreditatario può esigere che gli siano prima comunicati i nomi per l'approvazione. + art

11.2: 2. Negli stessi limiti e senza discriminazione, lo Stato accreditatario può parimente

ricusare d'ammettere funzionari d'una determinata categoria.  nel caso la missione

diplomatica invia una nota al MAE dello Stato ricevente, che decide di concerto con il

Ministro della Difesa e dei Servizi di informazione e sicurezza (il diniego non sempre viene

motivato).

Cittadini dello Stato ricevente  art 8.2: I membri del personale diplomatico della missione

- non possono essere scelti tra i cittadini dello Stato accreditatario senza il consenso di

questo, che lo può revocare in ogni tempo.

Cittadini dello Stato terzo  art 8.3: Lo Stato accreditatario può riservarsi il medesimo

- diritto quanto ai cittadini d'un terzo Stato, qualora non siano anche cittadini dello Stato

accreditante.

Per quanto riguarda il personale amministrativo o tecnico, la procedura è più semplice: basta una

nota verbale al MAE ricevente. È così anche per il personale di servizio e i domestici privati. Ma se

sono cittadini dello Stato ricevente o di uno Stato terzo è necessario il consenso.

Casi particolari

Rinnovo dell’accreditamento: si fa per far sì che l’agente diplomatico continui la propria missione

nello Stato ricevente, ma con nuove lettere credenziali. Cause:

a) mutamento soggettività internazionale dello Stato di invio (non per mutamento forma di governo

o persona del capo di Stato) - Caso particolare: Costa d’Avorio 2010su spinta della comunità

internazionale si sono avute elezioni politiche che hanno portato all’elezione di un nuovo capo di

Stato. Il vecchio capo ha proceduto alla sostituzione dei capi missione con nuovi funzionari

attraverso l’invio di nuove lettere credenziali. Il nuovo capo ha disconosciuto una serie di missioni

accreditate sul territorio. Due individui rivendicavano la propria potestà d’imperio sul territorio.

b) per ragioni di carattere politico in caso di movimento rivoluzionario nello Stato accreditante, su

iniziativa dello Stato accreditante/richiesta Stato accreditatario

c) mutamento del rango della missione diplomatica o posizione del singolo agente diplomatico nella

gerarchia della missione (es. primo segretario che diventa consigliere di ambasciata)

d) sospensione prolungata della missione

- Può riguardare qualsiasi funzionario diplomatico

- Procedura: identica all’accreditamento iniziale (a e c); semplificata se solo mutamento della

gerarchia (es. solo deposito presso MAE di nota verbale)

Accreditamento successivo: si ha quando un agente diplomatico, già stato in passato in missione

diplomatica presso un determinato Stato estero, viene nuovamente inviato presso il medesimo Stato.

La procedura di accreditamento è identica a quella consueta, ma il gradimento è semplificato visto

che ha già lavorato lì ed era già stato accettabile.

Accreditamento speciale: un agente diplomatico già accreditato come capo missione viene

accreditato anche per una missione speciale; in esercizio di questa funzione egli godrà di privilegi e

immunità disciplinati dalla CMS. Questo può accadere in due casi:

a. Negoziazione e firma di un trattato Stato inviante-Stato ricevente Presuppone rilascio dei pieni

poteri; oggi questo utilizzo dell’accreditamento speciale è raro perché i capi missione sono già

considerati rappresentanti dello Stato e non sono tenuti a esibire pieni poteri (art. 7 CV sul diritto

dei trattati)

b. Partecipazione dello Stato a una cerimonia solenne in St estero  Presuppone il rilascio lettere di

credenziali speciali da parte del capo dello Stato inviante al capo dello Stato ricevente per

accreditare il capo missione per questa speciale circostanza; queste lettere vengono depositate

presso il cerimoniale del MAE dello Stato accreditatario.

Questo utilizzo può riguardare anche un agente diplomatico diverso dal capo missione, per il quale

è sufficiente una notifica del capo missione al MAE dello Stato accreditatario.

Accreditamento plurimo

L’accreditamento plurimo dell’agente diplomatico prevede due ipotesi distinte. Sono procedure che

richiedono l’autorizzazione da parte di tutti i soggetti coinvolti e che si svolgono a partire da motivi

economici e di risparmio risorse (carattere funzionale e finanziario).

1. Accreditamento multiplo: una stessa persona viene accreditata dallo Stato accreditante come capo

missione o membro del personale diplomatico in più Stati; lo si fa per ragioni di carattere funzionale

o finanziario, infatti è utilizzato soprattutto da Stati piccoli con un corpo diplomatico poco nutrito e

delle capacità economiche ridotte. Solitamente il rapporto con lo Stato accreditatario è esclusivo e

presuppone l’obbligo di risiedere continuativamente in tale Stato, quindi è necessario il consenso

del primo Stato accreditatario visto che l’agente diplomatico con un accreditamento multiplo

potrebbe non risiedervi più continuamente (c’è un rapporto di fiducia tra i due Stati e tra l’agente

diplomatico e il suo Stato). Quindi vi sono due condizioni necessarie:

- Assenza di obiezioni espresse dello Stato (già) accreditatario (anche consenso tacito) cui deve

essere data notizia

- Comunicazione allo Stato ricevente ulteriore del precedente accreditamento/i presso altro/i Stato/i

e impossibilità di risiedere in modo continuativo nel nuovo Stato ricevente

Ricevuto il gradimento dell’ulteriore Stato ricevente, il capo dello Stato rilascia lettere credenziali

da presentare al capo dello Stato ricevente.

Questa procedura di accreditamento dà luogo a un distinto rapporto di missione diplomatico:

l’agente diplomatico è il tramite per l’instaurazione di una pluralità di relazioni tra il suo Stato e la

pluralità di Stati in cui è accreditato. Solitamente, riguarda la funzione del capo missione, ma può

riguardare anche altri agenti diplomatici. Negli Stati in cui capo missione non ha residenza

permanente, lo Stato accreditante può stabilire che missione diplomatica sia retta da un incaricato

d’affari ad interim. Si tratta di un accreditamento solitamente permanente, talvolta occasionale.

L’ambasciatore italiano in Senegal (Dakar) è accreditato anche in altri Stati dove svolge le sue

funzioni: Capo Verde, Gambia, GuineaBissau, Guinea Conakry e Mali. In queste sedi vi sono

consoli onorari che ne fanno le veci (consolati onorari di competenza dell'ambasciata d’Italia in

Dakar).

L’accreditamento multiplo riguarda anche l’accreditamento di una persona presso lo Stato ricevente

e presso l’organizzazione internazionale i cui lavori si svolgono in tale Stato. Questo non richiede il

consenso né dello Stato ricevente né dell’organizzazione internazionale, ma vi sono casi in cui

questo meccanismo non può essere messo in atto in base alle regole delle organizzazioni o alle

norme nazionali. Per esempio, per le organizzazioni NU che hanno sede in Svizzera non prevedono

questo meccanismo.

L’accreditamento multiplo può essere fatto anche per il personale diplomatico della missione, come

gli addetti tecnici (in particolare quelli della difesa).

 art. 5: 1. Lo Stato accreditante può, dopo la debita notificazione agli Stati accreditatari

interessati, accreditare un capo di missione o, se è il caso, destinare un membro del personale

diplomatico presso parecchi Stati, salvo che uno degli Stati accreditatari non vi si opponga

espressamente.

2. Lo Stato che accredita un capomissione presso uno o parecchi altri Stati, può stabilire una

missione diplomatica diretta da un incaricato d'affari ad interim in ciascuno degli Stati dove il

capomissione non ha la residenza permanente.

3. Un capomissione o un membro del personale diplomatico della missione può rappresentare lo

Stato accreditante presso ogni organizzazione internazionale.

2. Accreditamento congiunto: una stessa persona è accreditata da più Stati accreditanti come capo

missione in uno Stato accreditatario. Uno Stato – principale – ha istituito una missione diplomatica

nello Stato ricevente e al capo della stessa altri Stati ritengono di affidare la propria rappresentanza,

accreditandolo anche come capo missione di ciascuno di essi. Non vale solo per i capi missione, ma

anche per altri agenti diplomatici. Le ragioni sono organizzativi-funzionali, oltre che economiche.

Sono necessari i consensi dello Stato accreditante principale e quello dello Stato ricevente. Al

termine della procedura, il rilascio delle lettere credenziali è fatta da parte di ciascuno Stato

inviante.

Questa persona agisce su istruzioni dei diversi Stati accreditanti e i suoi costi a carico dello Stato

principale con il contributo degli altri. Se il capo missione dello Stato principale cessa da funzioni,

lo Stato accreditante potrà consentire che la missione diplomatica continui ad agire anche per gli

altri Stati accreditanti in attesa nuovo capo ed eventuale rilascio lettere credenziali anche degli altri

Stati.

art. 6: Parecchi Stati possono accreditare la medesima persona come capomissione presso un

altro Stato, sempreché lo Stato accreditatario non vi si opponga.

Una questione diversa è quella della co-localizzazione della missione diplomatica gli spazi

vengono condivisi: le missioni diplomatiche (e/o consolari) di più Stati vengono svolte nello stesso

immobile in comproprietà, co-locazione, sub-locazione. Vi sono delle trattative coordinate tramite

lo Stato ricevente per a divisione delle parti comuni e delle parti riservate e per la ripartizione dei

costi; ma si può anche condividere del personale e ci si deve mettere d’accordo. Il tutto si conclude

con un accordo-quadro e/o con accordi ad hoc.

Contiene anche regole sulle richieste di intervento dello St ricevente nelle parti comuni

- dell’edificio

Possono prevedere anche cooperazione nell’esercizio delle funzioni diplomatiche e/o

- consolari

Es. trattato dell’Eliseo, 22.1.1963, Francia-Germania (Malawi, Brasile, Congo)

-

Riaccreditamento e cessazione delle funzioni dell’agente diplomatico

Il riaccreditamento è un atto mediante il quale capo dello Stato ricevente, al termine della missione

dell’agente diplomatico straniero, esprime soddisfazione per il lavoro svolto dall’agente

diplomaticoal Capo dello Stato di invio e lo riaccredita presso di sé, avvalendosi della lettera di

riaccreditamento.

La cessazione delle funzioni può avvenire per più cause: alcune correlate allo Stato di invio, altre

allo Stato ricevente e altre alla stessa missione diplomatica  Decisioni unilaterali dello Stato di

invio, decisioni unilaterali dello Stato ricevente, decisioni personali dell’agente diplomatico, fatti

giuridici.

Cessazione per decisione dello Stato accreditante : compimento del periodo di servizio,

- destinazione ad un altro incarico (“movimento diplomatico”), servizio insoddisfacente

svolto dall’agente diplomatico), tensione tra i due Stati cui segue il richiamo del capo

missione e/o di tutto il personale. La decisione deve essere obbligatoriamente comunicata

allo Stato accreditatario, anche quando dipende dalla naturale conclusione del periodo di

servizio, attraverso una comunicazione formale.

Art. 10: 1. Sono notificati al Ministero degli Affari esteri o a un altro ministero convenuto

dello Stato accreditatario:

la nomina dei membri della missione, il loro arrivo, la partenza definitiva o la

a. cessazione delle loro funzioni nella missione;

Art. 43.1: Le funzioni di un agente diplomatico cessano segnatamente con:

la notificazione dello Stato accreditante allo Stato accreditatario che le funzioni

a. dell'agente sono cessate;

Le funzioni cessano comunque, anche in assenza del comunicato, se lo Stato accreditatario

ha notizia della decisione tramite la propria missione diplomatica nello Stato accreditante.

Per quanto riguarda l’Italia, il cerimoniale richiede che vi sia una visita di congedo al capo

del cerimoniale e al sottosegretario agli esteri competente per area geografica.

Nel caso in cui il capo missione si rifiuti di ritirarsi, lo Stato accreditante può procedere

all’attivazione di un procedimento disciplinare. mentre lo Stato accreditatario può ricevere

la richiesta ad intervenire a “protezione” della missione da parte del capo missione

accreditato.

Nel caso di insurrezione nello Stato accreditante possono poi configurarsi due scenari:

se lo Stato accreditatario mantiene rapporti con il governo legittimo, gli agenti

a) diplomatici che si schierino con governo insurrezionale vengono cancellati dalla lista

diplomatica;

se lo Stato accreditatario riconosce il governo insurrezionale, gli agenti diplomatici

b) schierati con il governo insurrezionale continuano a svolgere attività diplomatica anche

de facto.

Cessazione per la decisione dello Stato accreditatario : può dichiarare in qualsiasi momento

- persona non grata (personale diplomatico) o persona non accettabile (personale tecnico-

amministrativo e di servizio); di conseguenza, viene meno il gradimento o il consenso. Si

tratta di un atto discrezionale, non c’è obbligo di motivazione (ma spesso è una reazione a

condotte inaccettabili dell’agente diplomatico). Non vi sono limiti temporali. Prima veniva

fatta la “restituzione dei passaporti”, ma ora non avviene più.

Art. 9: 1. Lo Stato accreditatario può in ogni tempo, senza doverne indicare i motivi,

informare lo Stato accreditante che il capo o un membro del personale diplomatico della

missione è persona non grata oppure che un altro membro del personale della missione non

è accettabile. Lo Stato accreditante richiama allora la persona della quale si tratta o,

secondo i casi, pone fine alle funzioni della stessa nella missione. Una persona può essere

dichiarata non grata o non accettabile anche prima che sia giunta sul territorio dello Stato

accreditatario.

2. Ove lo Stato accreditante neghi d'eseguire oppure non eseguisce entro un termine

ragionevole le obbligazioni che gli spettano secondo il paragrafo 1, lo Stato accreditatario

può ricusare di riconoscere la qualità di membro della missione alla persona della quale si

tratta.

Il MAE dello Stato accreditatario notifica la dichiarazione di persona non grata o non

accettabile alla rappresentanza diplomatica dello Stato di invio tramite un comunicato

ufficiale. Ne consegue l’obbligo dello Stato inviante di richiamare la persona non grata o

non accettabile (ma non c’è l’automatica cessazione dalle funzioni, che avviene quando di

fatto esce dal territorio). Se lo Stati di invio non richiama entro limiti di tempo ragionevoli,

lo Stato ricevente può rifiutarsi di riconoscere all’agente diplomatico la qualità di membro

della missione; la comunicazione da parte dello Stato ricevente del non riconoscimento

implica cessazione dalle funzioni Art. 43.2:Le funzioni di un agente diplomatico cessano

segnatamente con:

la notificazione dello Stato accreditatario allo Stato accreditante che, conformemente al

b. paragrafo 2 dell'articolo 9, esso ricusa di riconoscere l'agente come membro della

missione.

Nei casi indicati dall’articolo 41, si può arrivare all’espulsione. In caso di gravi violazioni

obblighi ex art. 41.1 lo Stato accreditatario può invitarel’agente diplomatico straniero a

lasciare territorio (= dichiarato come persona non grata/non accettabile) entro termine

preciso (72h), pena l’espulsione (=provvedimento discrezionale non soggetto a controllo

giurisdizionale). La rappresentanza diplomatica dello Stato accreditante dovrà notificare al

MAE dello Stato accreditatario l’avvenuta partenza. Si ricorre a questo strumento per motivi

di spionaggio e di esercizio di attività incompatibili con quelle della missione. Diversi Stati

hanno adottato questo tipi di decisione nei confronti di agenti diplomatici russi. Altre volte si

è fatto ricordo a questo strumento per attività riconducibili al terrorismo internazionale,

come per l’espulsione di diplomatici libici dal territorio degli USA e UK. Altra causa sono

gli atteggiamenti violenti nei confronti della popolazione locale o presenti sul territorio. Ci

sono stati casi di espulsione per contrabbando di alcolici e traffico di droga, importazione di

armi, sospetto rapimento, tentata corruzione, omicidio, violazione del codice stradale, etc.

Art. 41: 1. Tutte le persone che godono di privilegi e immunità sono tenute, senza

pregiudizio degli stessi, a rispettare le leggi e i regolamenti dello Stato accreditatario. Esse

sono anche tenute a non immischiarsi negli affari interni di questo Stato.

2. Tutti gli affari ufficiali con lo Stato accreditatario affidati dallo Stato accreditante alle

funzioni della missione sono trattati con il Ministero degli Affari esteri dello Stato

accreditatario o per il tramite di esso, oppure con un altro ministero convenuto.

3. Le stanze della missione non saranno adoperate in maniera incompatibile con le funzioni

della missione, quali sono menzionate nella presente Convenzione, in altre regole del diritto

internazionale generale o in accordi particolari vigenti tra lo Stato accreditante e lo Stato

accreditatario.

Cessazione per decisione personale dell’agente diplomatico : è il caso delle dimissioni, che

- devono essere accettate dallo Stato di invio e comunicate formalmente allo Stato

accreditatario per diventare efficaci.

Cessazione per fatti giuridici : riguarda accadimenti di fatto che hanno però effetto sul lavoro

- dell’agente diplomatico; ci sono cause naturali(malattia, morte o età che implica messa in

quiescenza secondo leggi dello Stato accreditante)o altre circostante come il venir meno

della soggettività internazionale dello Stato accreditante (Es. Cecoslovacchia 1993,

Serbia/Montenegro 2006). Non si ha la cessazione delle funzioni in caso di mutamento di

governo o del capo di Stato (talvolta invece si ha il rinnovo delle lettere credenziali).

Le funzioni diplomatiche

L’art. 3 della CVRD elenca le funzioni, ma non è esaustivo e tassativo: vi sono ulteriori funzioni e

attività svolte dell’agente diplomatico. Tutte le norme della Convenzione hanno come finalità

ultima la tutela della persona diplomatica soprattutto per il mantenimento delle relazioni

amichevoli.

1. Le funzioni d'una missione diplomatica consistono segnatamente nel:

a. rappresentare lo Stato accreditante presso lo Stato accreditatario;

b. proteggere nello Stato accreditatario gli interessi dello Stato accreditante e dei cittadini di

questo, nei limiti ammessi dal diritto internazionale;

c. negoziare con il governo dello Stato accreditatario;

d. informarsi, con ogni mezzo lecito, delle condizioni e dell'evoluzione degli avvenimenti nello

Stato accreditatario e fare rapporto a tale riguardo allo Stato accreditante;

e. promuovere le relazioni amichevoli e sviluppare le relazioni economiche, culturali e

scientifiche tra lo Stato accreditante e lo Stato accreditatario.

2. Nessuna disposizione della presente Convenzione può essere intesa come vietante l'esercizio di

funzioni consolari da parte d'una missione diplomatica.

L’articolo 3 va letto correlatamente ad altri articoli:

Art. 1:i.«stanze della missione», gli edifici o parti di edifici e il terreno annesso, qualunque ne sia il

proprietario, adoperati ai fini della missione, compresa la residenza del capo della stessa.

Art. 25: Lo Stato accreditatario accorda tutte le agevolezze per l’adempimento delle funzioni della

missione.

Art. 38:1. Salvo che lo Stato accreditatario non abbia accordato privilegi e immunità aggiuntivi,

l’agente diplomatico avente la cittadinanza di tale Stato o la residenza permanente nello stesso non

gode dell’immunità giurisdizionale né dell’inviolabilità che per gli atti ufficiali compiuti

nell’esercizio delle sue funzioni. 2. Gli altri membri della missione e i domestici privati, che hanno

la cittadinanza dello Stato accreditatario o la residenza permanente nello stesso, godono dei

privilegi e delle immunità soltanto nella misura in cui sono loro riconosciuti dal detto Stato. Questo

deve tuttavia esercitare la giurisdizione su tali persone in maniera da non intralciare troppo

l’adempimento delle funzioni della missione.

Art. 39: 1. Ogni persona avente diritto ai privilegi e alle immunità ne gode a contare dall’ingresso

nel territorio dello Stato accreditatario per occupare il suo posto o, se già vi si trova, a contare

dalla notificazione della sua nomina al Ministero degli Affari esteri o a un altro ministero

convenuto. 2. I privilegi e le immunità di una persona che cessa dalle sue funzioni, decadono

ordinariamente al momento in cui essa lascia il paese oppure al decorso d’un termine ragionevole

che le sia stato concesso, ma sussistono fino a tale momento anche in caso di conflitto armato.

L’immunità sussiste tuttavia per quanto concerne gli atti compiuti da tale persona nell’esercizio

delle sue funzioni come membro della missione.

Art. 41: 1. Tutte le persone che godono di privilegi e immunità sono tenute, senza pregiudizio degli

stessi, a rispettare le leggi e i regolamenti dello Stato accreditatario. Esse sono anche tenute a non

immischiarsi negli affari interni di questo Stato. 2. Tutti gli affari ufficiali con lo Stato

accreditatario affidati dallo Stato accreditante alle funzioni della missione sono trattati con il

Ministero degli Affari esteri dello Stato accreditatario o per il tramite di esso, oppure con un altro

ministero convenuto. 3. Le stanze della missione non saranno adoperate in maniera incompatibile

con le funzioni della missione, quali sono menzionate nella presente Convenzione, in altre regole

del diritto internazionale generale o in accordi particolari vigenti tra lo Stato accreditante e lo

Stato accreditatario.

Anche nel nostro diritto interno (d.p.r. 18 gennaio 1967 n. 18) c’è un’elencazione delle funzioni

della missione diplomatica, che sono sostanzialmente le stesse della Convenzione anche se vengono

sottolineate tre ambiti in cui gli agenti diplomatici sono chiamate a svolgere le loro funzioni.

37. Funzioni della Missione diplomatica. La Missione diplomatica svolge, nell'ambito del diritto

internazionale, funzioni consistenti principalmente nel: - proteggere gli interessi nazionali e

tutelare i cittadini e i loro interessi; - trattare gli affari, negoziare, riferire; - promuovere relazioni

amichevoli e sviluppare i rapporti in tutti i settori tra l'Italia e lo Stato di accreditamento. L'attività

di una Missione diplomatica si esplica in particolare nei settori politico-diplomatico, consolare,

emigratorio, economico, commerciale, finanziario, sociale, culturale, scientifico-tecnologico della

stampa ed informazione. La Missione diplomatica esercita altresì azione di coordinamento e, nei

casi previsti, di vigilanza o di direzione dell'attività di uffici ed Enti pubblici italiani, operanti nel

territorio dello Stato di accreditamento.

La missione diplomatica svolge una funzione di coordinamento verso gli uffici consolari

38. Attività della Missione diplomatica nei riguardi degli uffici consolari.La Missione diplomatica

sovraintende e coordina l'attività degli uffici consolari istituiti nello Stato di accreditamento.

L'azione della Missione diplomatica nei riguardi degli uffici consolari dipendenti trova un limite

nella competenza ad essi specificamente attribuita per legge. In caso di dissenso tra la Missione

diplomatica e l'ufficio consolare circa la competenza di quest'ultimo, prevale l'opinione della

Missione diplomatica. Il capo della Missione diplomatica è tenuto in tal caso a comunicare per

iscritto al capo dell'ufficio consolare le proprie determinazioni di cui assume la responsabilità e ad

informarne il Ministero.

Filoni di attività svolte dagli agenti diplomatici:

Rappresentanza dello Stato di invio : un soggetto interno all’organizzazione dello Stato di

- invio che in virtù al suo rapporto organi con lo Stato di invio si fa portavoce degli interessi

presso lo Stato ricevente; è un messaggero, un portavoce dello Stato (non del governo o del

Capo dello Stato). Questo rapporto organico è differenze dalla rappresentanza

internazionale. Quest’ultima è il conferimento al rappresentante del potere di agire in nome

e per conto del soggetto rappresentato dinanzi ad un terzo soggetto; la rappresentanza

diplomatica invece agisce attraverso il tramite dell’organizzazione che lo Stato crea nel

proprio ordinamento. Nella rappresentanza diplomatica, gli organi delle relazioni

internazionali dello Stato agiscono in qualità di nuncii. Si tratta del principale canale di

comunicazione con lo Stato ricevente. Questa rappresentanza riguarda sostanzialmente i

rapporti retti dal diritto internazionale ma anche dal diritto interno (es. contratti per il

funzionamento della missione) e rappresentanza processuale. La rappresentanza non

costituisce la funzione più importante, ma è il presupposto stesso dell’intrattenimento delle

relazioni diplomatiche.

Concretamente, l’agente riceve delle istruzioni rispetto al suo comportamento; il governo

trasmette attraverso il MAE le istruzioni diplomatiche; queste istruzioni possono essere

trasmesse all’inizio e nel corso della missione, possono essere scritte o orali, segrete

riservate o ostensibili allo Stato accreditatario; possono essere specifiche o generiche,

tassative (descrivono il comportamento da seguire) o di massima (relative a situazioni che

possono accadere). Le istruzioni sono sempre vincolanti per l’agente diplomatico e si

manifestano su due piani: rapporto agente/Stato d’invio (se non vengono rispettate l’agente

si espone a richiamo) e rapporto tra Stato d’invio e Stato ricevente per tramite dell’agente

(se non vengono rispettate lo Stato accreditatario potrebbe informare lo Stato accreditante).

Quindi, l’agente diplomatico agisce su istruzioni del proprio Stato e la funzione di

rappresentanza nei confronti dello Stato accreditatario si realizza mediante il passo

diplomatico Il comportamento dell’agente diplomatico assume la denominazione di passo

diplomatico o démarche, che si usa per indicare il comportamento dell’agente diplomatico

nell’esercizio della sua funzione di rappresentanza. La forma e il contenuto del passo

diplomatico possono essere differenzi a seconda delle attività che si pongono in essere. Il

passo diplomatico può avere un fino informativo, di proposta o di protesta. Può assumere

una forma verbale (colloqui con il MAE) o scritta (nota diplomatica) o verbale e scritta (nota

verbale).

Negoziazione : Negoziare è un tratto distintivo della diplomazia; l’art. 7.2 della Convenzione

- di Vienna sul diritto dei trattati del 1969 individua i soggetti che hanno il potere - a loro

conferito secondo il diritto interno - di negoziare un accordo internazionale e di procedere al

consenso a nome dello Stato di invio all’adozione del testo del trattato. L’articolo parla dei

pieni poteri. Questa attività spesso non si tratta di formazione di atti giuridicamente

vincolanti, ma ha carattere preparatorio di posizioni negoziali da far valere in sedi

internazionali. I negoziati possono riguardare qualsiasi argomenti, essere ufficiosi o poi

ufficiali.

2. Sono considerati rappresentanti dello Stato al quale appartengono, in virtù delle loro

funzioni, e senza dover presentare i pieni poteri: a) i Capi di Stato, i Capi di Governo ed i

Ministri degli affari esteri, per tutti gli atti relativi alla conclusione di un trattato; b) i capi

di missioni diplomatiche, per l’adozione del testo di un trattato tra lo Stato accreditante e lo

Stato accreditatario; c) i rappresentanti accreditati degli Stati ad una conferenza

internazionale o presso un’organizzazione internazionale o uno dei suoi organi, per

l’adozione del testo di un trattato nel corso di detta conferenza, presso detta organizzazione

o detto organo.

Ulteriori negoziati: per posizione comune in seno a organizzazione internazionale (viene

accreditato dallo stato d’invio presso organizzazione o conferenza internazionale e può, in

quel contesto, esprimere la volontà di sottoscrivere un trattato), intese informali, soluzione

delle controversie internazionali con il MAE (o un suo intermediario o altri ministero) dello

Stato accreditatario o con la mediazione nei confronti di uno Stato terzo. Interazione con lo

Stato ricevente su qualunque situazione per arrivare ad una soluzione concordata. Che

questo sfoci in un accordo internazionale o che assuma la forma di due atti di diritto interno

che convergono, in ogni caso l’attività di negoziazione in senso stretto è un’attività che

l’agente diplomatico svolge quotidianamente.

Raccolta di dati e di relazione : c’è la funzione di raccolta, selezione e contestualizzazione di

- info utili per Stato di invio nell’ambito delle relazioni bilaterali. C’è la possibilità di

rivolgersi direttamente alle autorità centrali dello Stato accreditatario, si usufruisce dei

contatti con attori politici, economici, sociali e culturali. Le info devono essere procurate

con mezzi leciti, nel rispetto della sovranità e delle leggi dello Stato accreditatario; esse sono

essere raccolte anche a beneficio dello Stato accreditatario. L’agente diplomatico deve avere

una preparazione profonda della realtà territoriale sul quale va ad agire, deve essere in grado

di analizzare i dati e riferirne un quadro completo al suo Stato. È una funzione essenziale,

per la quale il personale diplomatico deve essere in possesso di competenze adeguate nel

campo delle relazioni internazionali e conoscere le priorità dello Stato.

Il rapporto diplomatico è un documento di ufficio che riassume una situazione generale

dello Stato accreditatario più atti, fatti e dichiarazioni inerenti ai rapporti bilaterali da organi

Stati, partiti, sindacati, media, opinione pubblica. Grazie al rapporto diplomatico, vengono

riferite le informazioni al governo. I rapporti possono essere: descrittivi della situazione

generale dello Stato accreditatario, narrativi di specifici compiti svolti, deliberativi

(contengono una richiesta istruzioni).

Protezioni degli interessi dello Stato inviante e dei suoi cittadini : la tutela degli interessi

- riguarda gli ambiti di intervento nei rapporti con lo Stato ricevente, ovvero politiche

commerciale, sanitaria, fiscale, giudiziaria, etc. Tra le funzioni vi è la protezione delle

generalità dei cittadini (o degli enti) residenti o stabiliti nello Stato ricevente: si tratta di

condizioni di immigrazione, circolazione per turismo o lavoro, esercizio d’impresa,

sicurezza sociale, etc nei limiti previsti dal diritto internazionale. In ultima istanza c’è la

protezione diplomatica, che è la protezione attivabile da parte dello Stato inviante nei

confronti di singoli cittadini o enti.

La protezione diplomatica si attiva in relazione a illeciti internazionali dello Stato

accreditatario, specificatamente per la violazione delle norme sul trattamento stranieri. Le

condizioni necessarie per agire in protezione diplomatica sono le seguenti: 1. Il soggetto

deve avere la cittadinanza dello Stato protettore (salvo gravi violazioni dei diritti umani). 2.

Ci deve essere il previo esaurimento ricorsi interni. 3. Si verifica l’impossibilità per la

persona di attivare rimedi internazionali efficaci.

La protezione diplomatica si configura come un diritto dello Stato protettore, non dei suoi

cittadini, e può decidere se agire o no (discrezionale). Essa rientra tra i mezzi pacifici di

risoluzione delle controversie previste dal diritto internazionale

La protezione diplomatica agisce nei limiti ammessi dal diritto internazionale (non è

possibile fare uso di forza né di mezzi coercitivi).

Per quanto riguarda l’UE, c’è l’Art. 23 TFUE secondo il qualeogni cittadino dell'UE gode,

nel territorio di un Paese terzo nel quale lo Stato membro di cui ha la cittadinanza non è

rappresentato, della tutela da parte delle autorità diplomatiche e consolari di qualsiasi Stato

membro, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato Ogni cittadino dell'Unione gode,

nel territorio di un paese terzo nel quale lo Stato membro di cui ha la cittadinanza non è

rappresentato, della tutela da parte delle autorità diplomatiche e consolari di qualsiasi

Stato membro, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato. Gli Stati membri adottano

le disposizioni necessarie e avviano i negoziati internazionali richiesti per garantire detta

tutela.

Bisogna tener conto le differenze tra protezione diplomatica e protezione consolare. La

protezione diplomatica è un istituto di diritto internazionale che permette allo Stato di

difendere un suo cittadino nei confronti di un altro Stato: è un diritto, e può agire in

protezione diplomatica a sua discrezione se il proprio cittadino ha già esaurito i ricorsi

interni. La protezione consolare invece è un obbligo, non c’è discrezionalità, e non dipende

dal previo esaurimento dei ricorsi interni.

Protezione diplomatica e consolare rappresentano entrambe l’obbligo dello Stato di

proteggere i propri cittadini all’esterno e di proteggere le attività dello Stato stesso. Ma esse

presentano delledifferenze.

La protezione consolare è il potere di La protezione diplomaticaè il diritto che

rivolgersi alle autorità locali o con gli permette allo Stato inviante di difendere un

uffici governativi entro la circoscrizione. suo cittadino nei confronti di un altro Stato

Gli uffici consolari si rapportano con le mediante il MAE. La missione diplomatica si

autorità dello Stato ricevente relazione col MAE dello Stato accreditatario.

territorialmente competenti

(amministrative o giudiziarie)

La protezione consolare riguarda atti La protezione diplomatica riguarda violazioni

amministrativi e le norme interne di derivanti da atti legislativi o giudiziari e ha

adattamento delle norme internazionali. riguardo alla violazione della norma

internazionale in quanto tale. Quindi riguarda

condotte dello Stato ricevente a portata

generale

La protezione consolare si esercita La protezione diplomatica necessita

durante il giudizio. dell’esaurimento dei ricorsi interni

La protezione consolare è obbligatoria e La protezione diplomatica è discrezionale

segue automaticamente la richiesta da

parte del cittadino o della società.

Nella prassi e nella logica, la protezione consolare precede quella diplomatica, ma non è

necessario che vi sia stata una protezione consolare precedente all’azione in protezione

diplomatica.

L’esercizio di funzioni consolari . La missione diplomatica può assumersi anche delle

- funzioni consolari, così come previsto dall’art. 3.2. Si parla per esempio del rilascio di visti

e passaporti, legalizzazione documenti, atti di stato civile, etc. Questo è l’incontro, il

compromesso, tra due tesi: per il diritto consuetudinario la missione diplomatica ha anche il

potere di svolgere funzioni consolari, ma è necessario il consenso esplicito (o la non

opposizione) dello Stato accreditatario. Quest’ultimo può opporsi e alcuni Stati impongono

la procedura dell’exequatur, che non è strettamente necessario perché la cancelleria

consolare non è considerata alla stregua di un ufficio consolare nel senso della CVRC.

L’esercizio di funzioni consolari da parte della missione diplomatica si svolge attraverso una

sezione consolare (la cancelleria). Le funzioni tipicamente consolari sono elencate nell’art. 5

della CVRC; esse sono qualificabili soprattutto come protezione degli interessi dello Stato

inviante e dei suoi cittadini.

Art. 3.2: Nessuna disposizione della presente Convenzione può essere intesa come vietante

l'esercizio di funzioni consolari da parte d'una missione diplomatica.

Quindi, bisogna anche vedere degli articoli della CVRC per avere il quadro completo della

situazione.

Art. 3: Le funzioni consolari sono esercitate da posti consolari. Esse sono anche esercitate

da missioni diplomatiche conformemente alle disposizioni della presente Convenzione.

Art. 2: 1. Lo stabilimento di relazioni consolari tra Stati avviene per mutuo consenso.

2. Il consenso dato allo stabilimento di relazioni diplomatiche tra due Stati implica, salvo

indicazione contraria, il consenso allo stabilimento di relazioni consolari.

3. La rottura delle relazioni diplomatiche non determina ipso facto la rottura delle relazioni

consolari.

Art. 70: 1. Le disposizioni della presente Convenzione si applicano anche, in quanto il

contesto lo permetta, all'esercizio di funzioni consolari da una missione diplomatica.

2. I nomi dei membri della missione diplomatica addetti alla sezione consolare o altrimenti

incaricati dell'esercizio delle funzioni consolari della missione sono notificati al ministero

degli affari esteri dello Stato di residenza o all'autorità designata da questo ministero.

3. Nell'esercizio di funzioni consolari, la missione diplomatica può rivolgersi:

a. alle autorità locali della circoscrizione consolare;

b. alle autorità centrali dello Stato di residenza, se le leggi, i regolamenti e gli usi di questo

Stato o gli accordi internazionali in materia lo permettono.

4. I privilegi e le immunità dei membri della missione diplomatica, indicati nel paragrafo 2

del presente articolo, rimangono determinati dalle regole del diritto internazionale

concernenti le relazioni diplomatiche.

 norme che coordinato la possibilità delle missioni diplomatiche per l’esercizio delle

funzioni consolari. Quando l’agente diplomatico agisce nelle sue funzioni consolari vengono

applicare le norme della CVRC; i nomi dei membri del personale che svolgono funzioni

consolari vanno comunicati. Vengono specificati quali sono gli organi ai quali l’agente

diplomatico può far riferimento nell’esercizio di queste funzioni: solitamente le autorità

locali, eccezionalmente le autorità centrarli se le norme dello Stato inviante e dello Stato

ricevente glielo consentono. L’agente diplomatico mantiene i suoi privilegi e immunità

anche se svolge funzioni consolari.

Promozione di relazioni amichevoli : il mantenimento della pace e delle relazioni amichevoli

- è tra gli obiettivi della diplomazia tra Stati. Inoltre, essi puntano allo sviluppo delle relazioni

economiche, culturali e scientifiche. La cooperazione è fondamentale.

I limiti all’esercizio delle funzioni diplomatiche

Le funzioni diplomatiche trovano limite nella legislazione interna degli Stati. L’agente diplomatico

non dovrebbe spingersi oltre ai limiti delle proprie funzioni, perché in questo caso non è protetto

dalla Convenzione. Vi sono attività protette e altre no. La Convenzione predetermina i limiti delle

funzioni e anche le reazioni alla violazione dei limiti. Nella maggioranza dei casi è facile

individuare se un’attività rispetta la Convenzione o no, ma in alcuni casi c’è più difficoltà a

delimitare la nozione di esercizio delle funzioni. Su questa questione c’è l’articolo 41.

Art. 41: 1. Tutte le persone che godono di privilegi e immunità sono tenute, senza pregiudizio degli

stessi, a rispettare le leggi e i regolamenti dello Stato accreditatario. Esse sono anche tenute a non

immischiarsi negli affari interni di questo Stato.

2. Tutti gli affari ufficiali con lo Stato accreditatario affidati dallo Stato accreditante alle funzioni

della missione sono trattati con il Ministero degli Affari esteri dello Stato accreditatario o per il

tramite di esso, oppure con un altro ministero convenuto.

3. Le stanze della missione non saranno adoperate in maniera incompatibile con le funzioni della

missione, quali sono menzionate nella presente Convenzione, in altre regole del diritto

internazionale generale o in accordi particolari vigenti tra lo Stato accreditante e lo Stato

accreditatario.

L’agente diplomatico deve rispettare le leggi e le regole dello Stato ricevente. Anche se

1. nell’esercizio delle sue funzioni gode di immunità dalla giurisdizione. Quindi, il dovere di

rispettare le leggi va coordinato con l’eccezione secondo la quale devono restare

impregiudicati i privilegi e le immunità di cui gode il personale della missione; ciò significa

l’agente diplomatico non è tenuto a conformarsi a quelle norme dell’ordinamento dello Stato

ricevente che fossero manifestamente configgenti con l’esercizio delle funzioni e che

risultino oggetto di esenzione immunitaria (legislazione doganale, fiscale, previdenziale, in

materia di immigrazione, etc). Bisogna conformarsi però ai divieti d’importazione di beni

per ragioni di moralità, sicurezza, sanità ed ordine pubblico. Un ambito che ha suscitato

molte controversi è il mancato rispetto delle disposizioni del codice della strada; spesso è

stato evocato l’abuso di immunità e parecchi Stati hanno emanato disposizioni restrittive.

L’Italia ha una norma ad hoc – che si applica con condizione di reciprocità - per quanto

riguarda le regole del codice della strada per agli agenti diplomatici esteri (art. 131); è

piuttosto permissiva. In seguito alla violazione del codice stradale, il MAE provvederà a

segnalare il fatto allo Stato d’invio dell’agente. Non viene fatto un vero e proprio verbale di

contestazione, se non nel caso in cui il veicolo sia guidato da famigliari. Il rispetto delle

norme lavoristiche da parte degli agenti diplomatici che impiegano domestici privati è un

altro settori che ha visto numerosi abusi; per questo, alcuni Stati sollecitano un visto di

ingresso per un domestico privato, richiedono una copia del contratto di lavoro e l’iscrizione

al regime di sicurezza sociale. Altrimenti, viene fatto un controllo rigido sulle denunce di

abusi.

Codice della strada Art. 131 - Agenti diplomatici esteri 1. Violazioni alle norme del codice

commesse da agenti diplomatici o consolari accreditati in Italia (o da altri che godano, nei

limiti delle norme internazionali, delle immunità degli agenti diplomatici) segnalate al

MAE, per comunicazioni da effettuarsi tramite via diplomatica. 2. Per autoveicoli adibiti ad

uso promiscuo appartenenti a agenti diplomatici, agenticonsolari di carriera e altri indicati al

c. 1, il Min. dei trasporti e navigazione, su richiesta MAE, rilascia la carta di circolazione e

provvede a immatricolazione, con speciali targhe di riconoscimento, nei tipi e caratteristiche

determinate con decr. Min. dei trasporti, di concerto con il MAE. 3. Violazioni commesse

alla guida di veicoli con targhe speciali da soggetti diversi dal c.1 perseguite nei modi

ordinari, salvo segnalazione per via diplomatica nei cfr. del titolare del veicolo. 4. Validità di

speciali targhe e carte di circolazione scade quando cessa lo status diplomatico del

proprietario del veicolo. Restituzione in 90 gg dalla scadenza. 5. Regime si applica a

condizione di reciprocità, salvo accordi speciali con le organizzazioni internazionali.

C’è il divieto di interferire negli affari interni. L’obbligo di non ingerenza negli affari interni

2. dello Stato ricevente da parte dell’agente diplomatico al di fuori delle sue funzioni (ovvero

quando non ha ricevuto istruzioni da parte del suo Stato). L’agente diplomatico non deve

partecipare alla politica interna ed estera dello Stato ricevente con attività personale (ovvero

senza istruzioni da parte dello Stato). È diverso dal caso di obbligo per lo Stato di non

ingerenza negli affari interni di un altro Stato. In caso di attività dell’agente diplomatico a

sostegno (e/o finanziamento) dell’opposizione, di rivendicazioni sindacali e di movimenti

anti-governativi, lo Stato ricevente può dichiarare l’agente persona non grata e/o rompere le

relazioni diplomatiche. Alcuni Stati, per evitare di essere accusati di interferenza, forniscono

supporto finanziario a organizzazioni private o ad ONG (veicoli culturali, scientifiche e

commerciali). L’ampiezza del divieto dipende dalla condizione di democrazia accolta dallo

Stato. Il divieto non impedisce all’agente di incontrare membri dell’opposizione perché è

un’attività che può rientrare nella funzione di rappresentanza. Comunque, sono attività che

possono essere qualificate come strumenti di pressione. Talvolta, si richiede all’agente

diplomatico di tenere un prudente equilibrio per evitare reazioni. Le prese di posizioni in

favore alla difesa dei diritti umani devono essere concordate con lo Stato inviante; il dovere

di evitare violazioni dei diritti umani è oggetto di norme juscogens del diritto internazionale

e quindi deve essere bilanciato con i propri interessi e valori da proteggere.

I locali della missione non possono essere utilizzati in modo incompatibile con le funzioni

della missione enunciati dalla missione.

Il divieto di interferenza negli affari interni serve per permettere allo Stato accreditatario di

autodeterminarsi, di poter scegliere la propria politica interna. Sebbene non se ne faccia

menzione, anche le decisioni in materia di politica estera rientrano indubbiamente nella

esclusiva responsabilità statuale, quindi il divieto di interferenza comprende anche gli affari

“esterni” dello Stato ricevente.

La protezione diplomatica getta delle problematiche sulla questione: essa rappresenta una

posizione di critica verso lo Stato ricevente, che può sembrare un’interferenza

Esempi: 1988: diplomatico U.S. a Singapore espulso x incoraggiamento avv. a opporsi a

gov. in elezioni; 1989: partecipazione diplomatici UK a marcia contro Ceausescu (Romania)

- Cina vs consolato gen. UK a Hong-Kong x invito ai candidati a elezioni a incontrare

diplomatici UK; 2000: ambasciatore UK in Birmania che aveva tentato di far visita a

AungSuuKyi

C’è il dovere di intrattenere rapporti ufficiali tramite il MAE. Questa funzione è

un’esplicitazione del principio di non ingerenza degli affari interni, assicura la

centralizzazione in capo al MAE del complesso dei rapporti con la missione diplomatica e

consente alla missione di avere un interlocutore unico e affidabile. Tutto ciò è confermato

dalla prassi crescente di rapporti diretti tra amministrazioni; la lingua diplomatica utilizzata

è solitamente la lingua dello Stato ricevente, soprattutto per ragioni di cortesia qualora la

lingua ufficiale non sia una delle lingue diplomatiche (inglese, francese e spagnolo). Ci sono

delle eccezioni a questo obbligo che valgono per gli addetti alla difesa e gli addetti

commerciali, che si possono rivolgere ai ministeri competenti.

L’obbligo di esercitare la propria attività di rappresentanza soltanto nei modi e mezzi

3. compatibili con le funzioni diplomatiche.Si parla del divieto dell’utilizzo dei locali della

missione in modo incompatibile con le funzioni della missione; i locali non godono di

extraterritorialità, quindi a loro è applicabile la legge dello Stato ricevente. Non sono


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in relazioni internazionali
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher noeeeee95.music di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto diplomatico e consolare e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Villata Francesca Clara.

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