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Università degli Studi di Enna “Kore”

Facoltà Scienze Economiche e Giuridiche

Corso di Laurea in Scienze della Difesa e della Sicurezza

TESI DI LAUREA

La protezione dei diritti umani nelle prigioni di

Guantanamo e Bagram Relatore:

ANNO ACCADEMICO 2013 2014 1

5

ABSTRACT

CAPITOLO I

LA DOTTRINA BUSH ED IL RAPPORTO TRA POWER, LAW E

TERRITORIO NEL CONTESTO GIURIDICO-POLITICO

STATUNITENSE: I CENTRI DETENTIVI DI LANDSBERG,

GUANTANAMO E BAGRAM, IN RELAZIONE AI CASI

EISENTRAGER, HAMDI, RASUL, BOUMEDIENE E AL-

MAQALEH.

La dottrina Bush in seguito agli attacchi terroristici dell’11 Settembre

I. 7

2001.

II. La forma di governo americana ed il rapporto tra Power, law e 15

territorio nel contesto giuridico-politico statunitene

III. Il centro di detenzione di Guantanamo 19

III.a. La sentenza Eisentrager della Corte Suprema nel 1950 ed il non 22

riconoscimento dell’habeas corpus ai detenuti nella prigione di

Landsberg. e le argomentazioni del giudice O’Connor

III.b. Il caso Hamdi 24

III.c. La sentenza Rasul della Corte Suprema nel 2004 e il 27

riconoscimento dell’habeas corpus ai detenuti nella prigione di

Guantanamo

III.d. La sentenza Boumediene della Corte Suprema nel 2008 ed il 29

multi-factor functional test.

IV Il centro detentivo di Bagram 33

IV.a. Il caso Al-Maqaleh deciso nel 2013 con sentenza della Court of 35

Appeal for the District of the Columbia Circuit

CAPITOLO II

LA GIURISPRUDENZA BRITANNICA IN RELAZIONE AI CASI

SMITH E SERDAR ED IL RAPPORTO CON LA CORTE

EUROPEA DEI DIRITTI UMANI: I CASI AL-SKEINI E AL-

JEDDA

I. La CEDU e l’Ordinamento britannico. 41

II. Il caso Al-Skeini deciso dalla Grand Chamber il 7 luglio 2011 45

III. Il caso Al-Jedda 51

2

IV. Il caso Smith deciso dalla Supreme Court nel 2010. 57

V. Il caso Smith deciso dalla Corte Suprema britannica nel 2013. 62

VI. Il caso Serdar deciso in primo grado il 2 maggio del 2014 dalla 64

Queen's Bench Division

VII. Il Protocollo 15 e le conseguenti modifiche alla Convenzione 67

VIII. Le reazioni del partito conservatore: il British Bill of Right 69

72

Conclusioni 75

Bibliografia 76

Sitografia 3

ABSTRACT

Dopo i terribili episodi dell’11 settembre, che sconvolsero gli Stati Uniti

d’America, l’amministrazione Bush, che in quel periodo ne deteneva il governo, pretese

di ampliare i limiti previsti dall’istituto della legittima difesa, in modo da poter

l’uso della forza e sviluppare, così, una politica di prevenzione contro

legittimare

eventuali altri simili attentati terroristici (dottrina Bush).

Detto ampliamento di poteri atteneva non solo ai cd. small scale attack e agli

attacchi compiuti dai non state actors, ma anche alla cd. accezione preventiva, ossia,

non solo quegli attacchi in corso o imminenti, ma anche a quelli che potevano essere

solo ipotizzati o ipotizzabili.

L’elaborato che di seguito si andrà a sviluppare vuole illustrare, innanzitutto,

come l’amministrazione Bush, attraverso il suddetto ampliamento, cercò di

reinterpretare, per così dire, le regole di diritto internazionale per scopi propri,

analizzando, in un secondo momento, la contrapposta dottrina Obama.

Si analizzerà la situazione detentiva di Guantanamo e Bagram, partendo dalla

loro istituzione - si tratta di luoghi di detenzione in cui sono violate del tutto le norme

proseguendo l’analisi delle rispettive

internazionali sulla tutela dei diritti umani -, in corso d’opera.

vicende, scandite da alcune sentenze che verranno approfondite

Il tutto, con l’auspicio che si giungerà alla loro chiusura, ponendo altresì

l’attenzione sul destino che vedrà coinvolti centinaia di detenuti.

Si tratta di due centri di detenzione per i quali si evincono alcune

differenziazioni, soprattutto dal punto di vista giuridico: basti pensare alla non

applicazione della Costituzione americana a Bagram (come stabilito a dicembre 2013

dalla Corte d’Appello statunitense) e l’applicazione, invece, della Costituzione

americana a Guantanamo (come deciso dalla Corte Suprema statunitense nelle sentenze

Rasul del 2004 e Boumediene del 2008).

Verrà analizzata, altresì, nel capitolo secondo, la situazione politico-giuridica

britannica, che, sulla falsa riga delle decisioni delle Corti americane, ha ridefinito i

rapporti tra, l’esercizio extraterritoriale del e l’applicazione della

power domestic law

oltre i confini nazionali, approfondendo, inoltre, la Giurisprudenza europea, il tutto

attraverso lo studio di alcune sentenze (All-Jedda ed Al-Skeini).

L’elaborato, strutturato in due capitoli, si concluderà con l’analisi dell’attuale

“dovrebbe”

situazione che, almeno nelle intenzioni del Presidente statunitense in carica,

condurre alla chiusura della prigione di Guantanamo. 4

After the terrible events of 11 September shocked the Unite State of America,

Bush administration, which at that moment held the government, demanded to expand

the limits provided for by the Institute of legitimate defense, in order to legitimize the

use of force and, in this way, to develop a policy of prevention against any other similar

terrorist attack (Bush doctrine). This extension of powers followed not only the so-

called "small scale attacks" and the attacks carried out by "non-state actors", but also the

so-called preventive meaning, regarding both underway or imminent attacks and those

that could only be hypothesized or conceivable.

The following essay illustrates first the way in which Bush administration,

through the above-mentioned expansion, tried to reinterpret the rules of international

rights for its own purposes. Then it will analyze the opposing OBAMA doctrine.

The essay will examine in depth the situation of Guantanamo and Bagram

detention centers, starting from their foundation - these are places of detention in which

all international rules of conservation of human rights are broken- and going ahead

with the analysis of the respective events, scanned by some judgments that will be

examined in depth.

All of these matters will be analyzed hoping that they will come to an end,

paying attention into the fate that will involve hundreds of detainees, whether this will

really happen.

It’s about two detention centers with some differences, especially from a legal

point of view: for example, the non-application of the American Constitution in Bagram

(as established in December 2013 by the United States Court of Appeals) and the

application, instead, of the American Constitution in Guantanamo (as decided by the

United States Supreme Court in its Rasul judgment of 2004 and in Boumediene

judgment of 2008).

Will be analyzed also in the second chapter, the British and European legal and

political situation, which, along the lines of decisions of the American Courts, have

redefined the relationship between the exercise of power and the extraterritorial

application of domestic law beyond the borders national, also wish to explore the

jurisprudence of the European, all through the study of some judgments (Al-Jedda and

Al-Skeini).

The elaborate, organized into two chapters, will end with an analysis of the

current situation that, in the intentions of the US President in office, "should" lead to the

closure of Guantanamo prison. 5

CAPITOLO I

LA DOTTRINA BUSH ED IL RAPPORTO TRA POWER, LAW E

TERRITORIO NEL CONTESTO GIURIDICO-POLITICO STATUNITENSE: I

CENTRI DETENTIVI DI LANDSBERG, GUANTANAMO E BAGRAM, IN

RELAZIONE AI CASI EISENTRAGER, HAMDI, RASUL, BOUMEDIENE E AL-

MAQALEH. dell’11

SOMMARIO: I. La dottrina Bush in seguito agli attacchi terroristici

Settembre 2001. - II. La forma di governo americana ed il rapporto tra Power, law e

territorio nel contesto giuridico-politico statunitene. - III. Il centro di detenzione di

Guantanamo. - III.a. La sentenza Eisentrager della Corte Suprema nel 1950 ed il non

riconoscimento dell’habeas corpus ai detenuti nella prigione di Landsberg. - III.b. Il

del giudice O’Connor.

caso Hamdi e le argomentazioni - III.c. La sentenza Rasul della

nel 2004 e il riconoscimento dell’habeas

Corte Suprema corpus ai detenuti nella

prigione di Guantanamo. - III.d. La sentenza Boumediene della Corte Suprema nel 2008

ed il multi-factor functional test. - IV. Il centro detentivo di Bagram. - IV.a. Il caso Al-

Maqaleh deciso nel 2013 con sentenza della Court of Appeal for the District of the

Columbia Circuit. in seguito agli attacchi dell’11 settembre 2001

I. La dottrina Bush settembre 2001 che hanno sconvolto la nazione

In seguito agli attacchi dell’11

Americana, oltre che l’opinione pubblica mondiale, l’Amministrazione Bush cercò di

reinterpretare le norme di diritto internazionale che disciplinano l’istituto della legittima

difesa (che è l’unico modo per usare legittimamente la forza fuori dal caso

dell’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza), non ritenendo di poter affrontare la

minaccia terroristica con strumenti legittimi del diritto penale e della prevenzione

criminale.

Essa rifiutava di sottoporre la condotta oltraggiosa di Al Qaeda, nel caso

specifico, ma anche di qualsiasi altra organizzazione terroristica globale, alle norme

internazionali in materia di conflitti armati e a quelle che sono poste a tutela dei diritti

umani. La cosiddetta dottrina Bush si riferisce ad un insieme di linee guida di politica

estera divulgate dal presidente George W. Bush durante un suo discorso all'accademia

“We

militare di West Point il 1º giugno 2002: must be prepared - dichiarò Bush - to stop

rogue states and their terrorist clients before they are able to threaten or use weapons

of mass destruction against the United States and our allies and friends. Given the goals

of rogue states and terrorists, the United States can no longer solely rely on a reactive

posture as we have in the past.[…]We cannot let our enemies strike first”.

Complessivamente queste linee guida segnarono l'avvio di una nuova fase nella politica

americana, ufficializzata nei documenti di strategia di Sicurezza Nazionale degli Stati

1

Uniti del 17 settembre 2002 (USNSS2002) .

“The fatto circolare

1 National Security Strategia of the U.S. of America”, dalla metà di settembre 2002, si

trattava di un documento contro il terrorismo e il totalitarismo, che gli USA divulgarono al fine di

contrastare il terrorismo internazionale e qualsiasi regime dittatoriale che potesse mettere in pericolo i

6

Andando con ordine, nel Quadrennial Defense Review Report, fatto circolare

l’11 settembre, Bush affermò che: ”The

dalla Casa Bianca pochi giorni dopo U.S. must

deter, preempt, and defend against aggression targeted at U.S territory, sovereignty,

”.

2

domestic population, and critical infrastructure Dal documento si desume che,

l’intenzione “scoraggiare, prevenire e difendersi dalle

degli Stati Uniti è di aggressioni

territorio americano”.

rivolte contro il

L’urgenza di prevenire (“preempt”) futuri attacchi da parte dei nemici, è stata

“The

ribadita e confermata, come sopracitato, nel documento National Security Strategy

America” “Strengthen

3

of the United States of , nel cui terzo capitolo, denominato

Alliances to Defeat Global Terrorism and Work to Prevent Attacks Against Us and Our

possiamo rilevare la frase: “While

Friends”, the United States will constantly strive to

enlist the support of the international community, we will not hesitate to act alone, if

necessary, to exercise our right of self-defense by acting preemptively against such

terrorists, to prevent them from doing harm against our people and our country” 4 .

di giustificare, quindi, di fronte all’opinione pubblica

Il documento cercò

mondiale, le “future” operazioni militari contro “Rogue (letteralmente,

i cd. States” Stati

Canaglia), responsabili di condurre una politica aggressiva e di appoggio al global

“the

terrorism. Lo stesso documento afferma che enemy is not a single political regime

or person or religion or ideology”. The enemy is terrorism premeditated, politically

5

motivated violence perpetrated against innocents” . Inoltre, si evince che il nemico non

in un determinato regime politico o in un’ideologia ovvero in una singola

è individuato

persona; ne consegue che la missione della dottrina non è soltanto quella di sconfiggere

6

Al-Qaeda e Bin Laden , ma ha una portata più ampia, perché è diretta a combattere il

terrorismo globale. Lo stesso Bush non ritenne che la lotta al terrorismo avrebbe potuto

concludersi con la sola sconfitta di Al Qaeda e/o con la cattura di Bin Laden, ma essa

7

avrebbe dovuto avere una global reach che non si sarebbe dovuta identificare, soltanto,

nella già citata cellula terroristica né nel suo fondatore saudita.

Ciò che distingue, dunque, la dottrina Bush è la sua spiccata tendenza

all’unilateralismo: gli USA cercarono di definire le priorità, i tempi e i modi della

politica internazionale senza coinvolgere gli alleati o le organizzazioni internazionali.

loro principi di libertà e democrazia, servendosi della propria schiacciante superiorità militare, oltre che

dei servizi di informazione, del taglio dei finanziamenti e del rafforzamento degli strumenti giuridici

disponibili. Questo comunque non fu l’unico documento ufficiale che può in qualche modo riferirsi alla

dottrina Bush, ce ne furono altri (sia prima che dopo quello sopracitato) come il QUADRIENNAL

DEFENSE REVIEW REPORT, Department of Defense (30 settembre 2001), NUCLEAR POSTURE

REVIEW, Department of Defense (31 dicembre 2001), NATIONAL MONEY LAUNDERING

O’Neill Secretary of the Treasure,

STRATEGY, Ashcroft Attorney General (luglio 2002), ANNUAL

of Defense (2002) ecc.…

REPORT TO THE PRESIDENT AND THE CONGRESS, Rumsfeld Secretary

2 Quadrennial Defense Review Report, Department of Defense, September 30, 2001, pag. 69.

3 Cfr. nota 1.

4 The National Security Strategy of the United States of America, The White House, September 2002, pag.

6.

5 White House, The National Security Strategy of the United States of America, Washington, settembre

2002.

Quest’ ultimo, tra l’altro, perse la vita il 2 maggio 2011, nel corso della cosiddetta “Operation

6 Neptune

”, un’azione militare statunitense (eseguita dai corpi speciali dell’esercito degli Stati Uniti i cc.dd.

Spear nell'ambito della guerra al “global

Navy SEAL) terrorism”.

7 White House, The National Security Strategy of the United States of America, Washington, settembre

2002. 7

Lo stesso G. W. Bush, allora Presidente degli Stati Uniti d’America, parlò di

“Global war on terrorism” 8 davanti al Congresso il 20 settembre 2001 sostenendo

l’esigenza di una guerra globale al terrorismo che non fosse limitata dalle norme

classiche riguardanti l’istituto della legittima difesa 9 .

Come sopracitato, esso è l’unico strumento in grado di legittimare l’uso della

forza al di fuori dell’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza. 10

Tale istituto prevede

che l’attacco deve essere armato e attuale e la reazione deve essere necessaria,

poi, esclusivamente finalizzata ad interrompere l’attacco:

immediata e proporzionata e,

l’attacco viene l’istituto

cessato o arrestato meno la ragione di doversi difendere, quindi,

è limitato e condizionato in punto di fatto (lo Stato deve essere oggetto di un attacco) e

in punto di diritto (la reazione deve essere necessaria e proporzionata all’attacco) 11 . Se

non c’è un attacco, dunque, non può esserci una reazione.

I punti nodali della suddetta dottrina cercarono di reinterpretare le norme

internazionali in materia di legittima difesa, come accennato; nello specifico, per quanto

riguarda l’attacco armato avrebbe dovuto ricomprendere sia gli attacchi sporadici, sia

“small scale attacks”.

quelli di non particolare gravità e intensità, definiti

Altro punto centrale riguarda il criterio di attribuzione dell’attacco armato allo

Stato, facendovi rientrare qualunque atto compiuto dai “non state actors” (i gruppi

terroristici, appunto) presenti ed operanti sul territorio dello Stato.

terminato l’attacco, lo Stato offeso deve rivolgersi al

Premettendo che, una volta

se ritiene sussistenti le condizioni previste dall’art.

Consiglio di Sicurezza il quale, 39

della Carta, può agire in base agli art. 40, 41 o 42, ciò che preme sottolineare è che, la

all’attacco subito.

reazione, come sopracitato, deve essere sempre proporzionata

8 G.W. Bush, Discorso al Congresso del 20 settembre 2001, in: www.washingtonpost.com/wp-

srv/nation/specials/attacked/transcripts/bushaddress_092001.html.

9 Anche se, la dottrina riguardò anche innumerevoli provvedimenti riguardanti la politica interna, che

avevano come obiettivo l’intensificazione della sicurezza nazionale entro i propri confini, come:

SECURING THE HOMELAND STRENGTHENING THE NATION, White House (giugno 2002),

NATIONAL STRATEGY FOR HOMELAND SECURITY, Office of Homeland Security (16 luglio

2002), THE NATIONAL STRATEGY TO SECURE THE CYBERSPACE, White House (febbraio 2003)

ecc..

L’istituto della legittima difesa (già regolato

10 dal Diritto Internazionale Generale), è disciplinato

dall’art.51 della Carta, esso afferma che: “Nessuna disposizione del presente Statuto pregiudica il diritto

naturale di autodifesa individuale o collettiva, nel caso che abbia luogo un attacco armato contro un

Membro delle Nazioni Unite, fino a quando il Consiglio di Sicurezza non abbia preso le misure necessarie

per mantenere la sicurezza internazionale. Le misure prese dai Membri nell’esercizio di questo diritto di

autodifesa son

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Scienze giuridiche IUS/13 Diritto internazionale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Davide8701 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università della Sicilia Centrale "KORE" di Enna o del prof Bargiacchi Paolo.
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