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- Islam e carcere due costrutti che si attirano: i musulmani appaiono come problematici, una

questione di ordine pubblico, devianti da contenere e, quando reclusi, di difficile integrazione.

dell’inserimento

Il carcere in Europa è il luogo del fallimento o peggio di un inserimento-

adattamento del musulmano ad una condizione di doppio esilio: dalla società europea in cui

volevano entrare e dal loro spazio-tempo di provenienza in cui gli assetti simbolici sono fissati

dalla religione.

Rappresentare la realtà musulmana come complessa e molteplice, sembra minacciato da una

dell’islam,

pressione omologante, che comprime gli islamici su una definizione univoca a cui essi

stessi aderiscono come forma di adattamento al ruolo del disadattato.

Incrocio tra la costruzione sociale dell’immagine del musulmano e l’elaborazione dei musulmani

-

di un discorso sulla realtà dell’accoglienza in Italia.

dell’islam:

- La specificità è considerato un caso atipico caratterizzato da chiusura

passi verso l’orizzonte

autoreferenziale, refrattario a compiere i propri moderno in cui porre

culturalmente le basi della sociologia della religione islamica.

L’interscambio culturale l’aspetto

tra mondo musulmano e altri contesti appare ininfluente sotto

3

l’impenetrabilità

religioso, per della religione musulmana.

- Rhazzali pone attenzione alla dime nsione soggettiva, la pluralità di situazioni del microcos mo

evidenzia l’importanza della religiosità nella vita carceraria e potrebbe

carce rario islamico; si

diventare occasione di approfondimento per la sociologia della religione.

La riflessione sull’islam, le sue variegate realtà contemporanee, il suo patrimonio dottrinale,

-

possono offrire spazi di confronto e interazione con la modernità.

Connessione tra indagine sull’islam delle prigioni e l’islam in Europa

2- Islam e soggettività nella dimensione carceraria

- Il carcere esaspera la condizione di immigrati costretti in uno spazio caratterizzato da regole e

logiche estranee alla cultura di provenienza e non facilmente mediabili con la spontaneità del loro

comportamento.

3 Per l’islamico sembra difficile e non necessario oggettivare (a meno che non sia un ulema, giurista) poiché

opera da subito come modo del suo conoscere e del suo agire.Si tratta di seguire un insegnamento.. I

vengono concepiti come già risolti implicitamente nell’adesione al messaggio

quesiti relativi alla religione

islamico.

L’organizzazione dell’esistenza quotidiana non sembrano sottoporre ad analisi o a critica la visione e il

sentimento religioso.(pag 100)

a cura di Cettolin Andrea 7

esaspera anche i temi dell’islam europeo,

- Il carcere in cui molti musulmani si sentono cittadini,

l’Europa come un’istituzione totale, che proietta di sé l’immagine di una

ma percepiscono stessa

fortezza.

- Essere musulmano non rappresenta solo un tratto identitario che fa sentire uniti milioni di

l’appartenenza all’islam

individui; è un orizzonte di senso quando si vive il rischio di disordine e

frammentazione come in carcere.

- Per resistere al disorientamento in carcere, la dime nsione religiosa diventa una risorsa, a volte

l’unica, capace di garantire un punto di vista utile a elaborare un significato per la propria

condizione di carcerato e straniero.

Il detenuto è forzosamente separato dal mondo esterno, con forzata prossimità fisica, sottomesso a

regole non negoziabili. Si sente abbandonato e dimenticato ed è necessario ricostruire una

dimensione soggettiva per contrastare le lacerazioni alle quali il sé viene sottoposto: la maggioranza

dei carcerati non praticanti o saltuari prima della detenzione, ha vissuto un ritorno o un primo

effettivo approccio alla pratica e alla conoscenza dei fondamenti dell’islam (r eligione monoteista,

S-L-M- = pienezza completezza pace; sottomissione a Dio)

La religione fornisce sicurezza e coraggio.

- La novità dei contesti culturali in cui si trova immerso, richiede al detenuto musulmano uno

l’elaborazione di dall’ombra del grande self islamico.

sforzo maggiore per una soggettività, inibita

Il musulmano stesso vive la religione senza riflessione ed elaborazione, sembra non avere un

punto di vista personale sulla propria religione, aderisce in modo incondizionato alle norme

che tende a dissuadere l’elaborazione

religiose, sembra avere un controllo sociale interiorizzato

dell’esperienza personale. (da qui la difficoltà ad avere, per chi fa ricerca, un confronto esplicito sui

temi della religione).

L’elaborazione del pensiero religioso

- è riservata agli ulema, giuristi e pensatori, mentre i

musulmani semplici basta si chiedano cosa sia halal e haram.

- In Europa i musulmani si portano dietro il peso della rappresentazione di un islam univoco e non

aperto al dibattito, che viene lasciato agli ulema ed imam.

cresciute in Europa molte esperienze religiose e l’identità

Invece sono forte del self islamico ha

in forma dell’esistenza quotidiana

dovuto declinarsi nella messa nei vari contesti di

inserimento, rischiando di rompersi per la sua rigidità.

Ha dato luogo comunque ad uno sciame di identità frammentate dentro la stessa persona, che si

sente di appartenere ad un’identità tradizionale ”prestigiosa” ma non più guida effettiva, per cui il

musulmano oggi si fa un bricolage religioso pervenendo alle sue sintesi culturali( tipo il kebab

pizza con birra, halal-haram, il business europeo)

a cura di Cettolin Andrea 8

- Attraverso la narrazione personale dei detenuti, Rhazzali ha varcato la soglia del self islamico,

che tiene fuori dalla scena di vita del musulmano, ed è entrato nei diversi percorsi della soggettività,

di passare dal disordine e dall’avvilimento

visti, per esempio, nei tentativi dei detenuti,

dell’esistenza che li ha portati in prigione, a una disciplina in grado di riordinare e riscattare la

stessa fisicità attraverso il rapporto ritrovato con la pratica religiosa, sospesa tra un grande

investimento ascetico, l’ascolto della propria interiorità, e il semplice uso del tempo da scandire per

rendere sopportabile la vita oziosa del carcere.

Il self islamico unitario si compromette con le dinamiche psicologiche, divenendo un vasto

panorama nel quale convivono e si incrociano i diversi percorsi della soggettività, il nuovo self

esperienziale. a cura di Cettolin Andrea 9

Cap 1- MUSULMANI IN CARCERE

1- Istituzioni totali, religiosità e spazio soggettivo

La religione non è stata considerata dalla sociologia dimensione di esperienza individuale e di

gruppo all’interno del carcere.

Goffman e Focault.

Il carcere, con il meccanismo penale, schiaccia con le imposizioni; sembra essere un coerente

prodotto della modernità.

Il carcere come realtà umana, lascia aperto il rapporto tra i programmi pedagogici e di

predisposti dall’istituzione l’esperienza

disciplinamento e del singolo con il proprio problema di

ordine morale

L’istanza del sé, che vitalmente si muove nel tentativo di sopravvivere ed esserci, cercando di

sottrarre spazi e tempi non catturabili dalla logica carceraria, è sempre in tensione con lo

stritolamento e l’omologazione, nella quale sono coinvolti tutti, anche le guardie che sembrerebbero

parti attive, mentre invece sono essi stessi aggrediti dall’organizzazione, in tensione tra regole

imposte e resistenza del sé.

La prestazione nel carcere fa parte di un fitto reticolo istituzionale e disciplinante in cui i corpi e le

–poteri

menti reagiscono condizionando a loro volta la rete dei saperi che li disciplina conoscendoli

( Focault. Pag29)

Staccando la religione come dimensione di appartenenza identitaria e dogmatica, per stare sul

versante della religiosità come grammatica comportamenta le per la ricostruzione del sé, si osserva

per i reclusi in particolare.

come questa sia una risorsa che sostiene la ricerca di senso dell’esistenza

Islam, criminalità e carcere. Riflessioni sullo stato dell’arte

2- in carcere, in rete dagli anni ’90, primi in G.B. e Francia,

Contributi e studi su presenza religiosa

ricerche di criminologi e sociologici sulla devianza. ( pag.29)

Ricerche anche non specifiche sul fenomeno religioso hanno messo in luce comunque la specificità

del caso religioso islamico nel contesto europeo.

Molti studi negli anni ’90 in contesto britannico in particolare, hanno evidenziato la rilevanza

attribuita all’identità religiosa islamica da parte dei migranti musulmani anche di seconda e terza

generazione.

L’appartenenza le minoranze etniche ha un’importanza maggiore che per altre

religiosa per

minoranze e per i cristiani bianchi in particolare

a cura di Cettolin Andrea 10

Nello studiare le pratiche religiose in carcere, una ricerca ha intervistato gli imam ammessi a

operare nella struttura e i detenuti che hanno fruito o avrebbero voluto fruire del servizio.

Dimostrata la frustrazione degli imam perché tenuti in minor considerazione dei cappellani

anglicani a cui restano sostanzialmente subordinati. I detenuti lamentano un razzismo istituzionale

in carcere relativo alla possibilità di accesso alle proprie pratiche religiose.

Anche la scarsa compatibilità dell’organizzazione dei servizi igienici con le pratiche religiose delle

abluzioni rituali è un esempio di discriminazione. all’islam negli istituti

In GB studi mostrano il crescere dell’attenzione carcerari e nelle strutture di

questo diminuisce l’aggressività

controllo: dei detenuti, accresce la capacità di mediare con

l’ambiente carcerario.

C’è maggiore riconoscimento del valore del ruolo degli imam in carcere, pur restando prevalente la

figura del cappellano anglicano.

La legislazione inglese punta al riconoscimento delle diverse realtà comunitarie nazionali ed

etniche e delle esigenze legate al credo religioso, mentre quella francese, di ideale repubblicano

laico, riconosce prevalentemente i diritti individuali di libertà religiosa e scoraggia le dimensioni

comunitarie dell’esperienza religiosa, con un crescendo dell’antagonismo islamico in un conflitto

che tende a politicizzarsi. religiosa: l’islam e le rivendicazioni dei diritti

3- Dalle identità etniche all’identità

dei carcerati.

Studi sulla devianza hanno usato le categorie di etnia, razza, nero, arabo, slavo, minoranza

etnica,….: si è così oscurata la rilevanza della religione come esperienza aperta a eventi soggettivi,

è stata restituita una concezione compatta dei percorsi culturali e religiosi dei musulmani, con la

riduzione dell’islam a una appartenenza dall’identificazione univoca.

conseguente

Negli studi fatti, si rileva la criminalizzazione degli immigrati, subita in particolare dai maghrebini

del vissuto carcerario si dà rilevanza all’etnia e al colore, non alla religiosità.

e negli studi

La polizia carceraria propende per maggiore sospettosità nei confronti delle persone di colore

Negli ultimi tempi i movimenti per i diritti civili dei carcerati dei paesi musulmani sono sostenuti da

organizzazioni che si basano su scelte religiose .

Dopo l’11 sett 2001 è aumentata l’islamofobia che accredita un’immagine dell’islam nella sua

guerra all’occidente e quindi è giustificata ogni cautela.

essenza destinato a muovere

L’identificazione mediatica tra musulmano e potenziale terrorista, giustifica ogni misura di

sicurezza; giustificato il prezzo ritenuto indispensabile, in restrizioni e pregiudizi imposti e da

a cura di Cettolin Andrea 11

per la difesa dell’ordine e della

pagare da persone musulmane, per nulla coinvolte con il terrorismo,

sicurezza internazionale.

Si sa di abusi giuridici e violenze morali, oltre che fisiche (se pensiamo ai due istituti penitenziari di

come se dopo l’11 sett

Abu Ghraib e Guantanamo) giudicate ovvie e meritorie da chi le infliggeva,

la religione musulmana fosse stata usata da elemento di discriminazione, più ancora di quello

razziale, in tutte le pratiche del sistema penitenziario e di giustizia.

sono l’ingrediente quotidiano della vita in carcere,

Diffidenza e aggressività e anche fuori, di

coloro che vengono identificati come musulmani. Il connotato religioso sostituisce nella

discriminazione l’etnico –geografico.

L’islam rischia di diventare un monolitico costrutto che sintetizza tutti i tratti in una oggettivazione

riduzionista.

4- La deriva fondamentalista

Pur essendo stata confutata la prospettiva di una conversione di massa dei musulmani detenuti al

fondamentalismo islamico e al terrorismo, si è fatta strada la preoccupazione, non solo in GB, anche

nel circuito penitenziario europeo, verso questo scenario.

Si sono così finanziate ricerche e studi per verificare l’entità del fenomeno. Anche autori diffidenti

nei confronti dell’ipotesi del proselitismo fondamentalista in carcere, hanno assunto una posizione

più articolata.

La vicenda di Malcom X negli USA mostra l’immagine dell’islam come orizzonte di affermazione

intellettuale e politica di una realtà discriminata e un simbolo a cui affidare risentimenti e rivalsa,

tra violenza e ricerca di crescita morale.

Spesso però in carcere si attua la rinascita soggettiva del detenuto, grazie a vie di dialogo che riesce

a instaurare con il contesto sociale.

E il futuro dell’islam in Europa?

Le dimensioni della religione, scala di Glock: appartenenza, credenza, esperienza, pratica,

conoscenza

LA DIMENSIONE COLLETTIVA DELL’ISLAM E L’ISTITUZIONE

Cap 3:

CARCERARIA

Domande di Rhazzali:

E la presenza dell’imam qui dentro?

a cura di Cettolin Andrea 12

Ho sentito che avete rapporti con un imam

E' importante la lettura di libri per praticare meglio la religione?

Come ha fatto a farti avvicinare alla religione?

E' importante qualche figura musulmana in carcere?

In quel carcere c 'era uno spazio specifico per la preghiera collettiva?

Come ha fatto a farti avvicinare alla religione?

Come si vive tra i musulmani in carcere?

Sei in cella con musulmani? Come siete organizzati?

Avete libri?

Viene l'imam?

Come siete organizzati rispetto il cibo?

E la carne halal?

Come convivono con voi gli italiani?

dell’istituzione carceraria

1- Organizzazione

l’episodio dell’

Dopo 11 settembre la questione islam e pratiche religiose in carcere si è acuita a

causa di minor disponibilità delle singole amministrazioni penitenziarie ad accordare spazi e tempi

per la pratica religiosa collettiva. Vi è un esodo degli imam causa di una certa freddezza tra le

istituzioni carcerarie e le organizzazioni islamiche esterne con un degrado della qualità di vita per

i detenuti nel carcere, minor ordine e interesse intellettuale rispetto alla situazione in cui

l’imam ha una regolare presenza in cui si denota una maggiore propensione alla collaborazione e al

dialogo tra detenuti e personale penitenziario che dà valore alla socialità per i detenuti musulmani in

carcere.

I cappellani cattolici ''mediatori'' sensibili a rivendicare peri musulmani il diritto di rituali religiosi e

di una visibile vita religiosa in carcere.

2- Socialità, pratica e influenza dei gruppi ''impegnati"

Vi sono conversioni vere e proprie o ritorni, ma anche abbandoni delle pratiche religiose,

che dipendono dal carcere, dalla permanenza nello stesso carcere per tanto tempo, dalla

presenza di imam o musulmani che fanno da testimoni e insegnano agli altri, dalla

compresenza in cella di compagni di religione islamica per cui riaffiora l'istanza e si crea

un clima e un contesto favorevole o di fede diversa e allora si rinuncia spostando all'uscita

quello che resta un pensiero e una visione interiore.

Ci vogliono condizioni minime per mantenere i buoni propositi, comunque uno spazio

a cura di Cettolin Andrea 13

strutturato, anche se quello della moschea interiore c'è sempre, ma l'esempio di un

compagno a riportare la nostalgia della umma celebrazione comunitaria aiuta a riprendersi

non solo imparando le pratiche ma anche a iniziare una narrazione edificante di sé,

altrimenti rinunciataria, avvilita, risentita e disorientata o assente perché senza forme per

esprimersi.. a cura di Cettolin Andrea 14

Il bricolage fai da te è oggi l’alternativa al sostegno assente di una guida religiosa per gli islamici in

carcere (in GB e Francia nelle carceri vi è presenza di esponenti religiosi autorizzati).

Gli stessi carcerati osservano come l’alternativa agli psicofarmaci, al conflitto e alla scarsa

collaborazione sia l’acquisto di dignità e sentimento di sé, di qualità di vita altrimenti informe dei

quindi l’utilità sociale del coltivare la dimensione interiore e collettiva delle pratiche

detenuti,

religiose, viste in questo senso in modo funzionalistico come pervasive delle dimensioni vitali della

collettività.

3-Le sezioni omogenee: musulmani con musulmani

Se ci sono le condizioni si creano gruppi di praticanti all’interno del carcere, che sono aiutati anche

dall’esterno per quanto concerne asciugamani sapone, tappeti coperte per le loro pratiche.

Come dicono anche le guardie carcerarie vi è la tendenza a fare gruppo e a stare in cella con i propri

connazionali e a organizzarli per gruppi etnico linguistici che aiutano il controllo e l’autodisciplina

pur lasciando scoperta la questione del controllo sui prodotti di tale operazione, la paura del

diffondersi di orientamenti fondamentalisti.

In assenza di imam qualche detenuto carismatico si incarica di essere multazim, predicatore,

raccoglie e riunisce i compagni (il consenso solitamente è per sezione) e si fa portavoce all’esterno

compie jihad, sforzo, sente il compito del proselitismo, di fare da’wa,

della comunità carceraria,

appello alla conversione, di coinvolgere per rispondere ad un maktub che non sa cosa gli riserverà

fuori ma dentro funge da mediatore con i compagni nella ricostruzione di un ord ine di vita

attraverso le pratiche religiose, anche rispetto ad haram in cui sono immersi.

4- I luoghi di preghiera: verso la moschea impossibile

Una moschea è il luogo sognato dove sentirsi sicuri e protetti e di nuovo definizione identitaria

nell’esperienza dell’esilio, duplice. Ma come luogo non è concessa dalla normativa carceraria e

comunque la riunione delle sezioni per la salat (preghiera) è concepita come una concessione

premiale per i comportamenti virtuosi.

Possiamo trovare concessioni di luoghi approssimativi di moschea, tanto che i detenuti la chiamano

tale. Ma è considerata minacciosa dall’istituzione, come questione di ordine pubblico.

5- Compagni di cella: i non musulmani

Rapporti iniziano e finiscono nella cella del carcere, lunghi o bre vi, facili o difficili, rispettosi o

meno.

Il musulmano tende ad assimilarsi ai comportamenti prevalenti.

a cura di Cettolin Andrea 15

Il prisma dei comportamenti mostra due grandi linee: praticanti e non.

La prima difficoltà è accettare la convivenza con compagni che praticano perché sono ingombranti,

sia per la lettura che ne presentano i media, sia per lo stile di vita che richiede la pratica e

condiziona l’organizzazione di tempi e spazi.

Tra di loro detenuti sentono che prima che attraverso le pratiche, vengono categorizzati come

stranieri, poi musulmani, poi arabi, poi per cultura, pratica religiosa…

Maggiori difficoltà con gli albanesi che stanno su due piedi, come musulmani non arabi né africani

e come padroni di casa europei.Il carcere mostra le dinamiche della società.

difficile e ridefinizione dei confini: la carne delle genti “del libro”

6- Halal

I confini di halal- haram sono molto difficili da mantenere; resta stabile il rispetto del divieto della

carne di maiale e degli alcolici, soprattutto nelle intenzioni, per poi adattarsi più o meno con una

mediazione, ai cibi del carcere, che cerca di rispettare le esigenze, ma non sempre e senza garanzie.

I musulmani allora si rifugiano nel perdono e comprensione di Dio che sa che la loro intenzione è

l’obbedienza. Anche la condivisione degli spazi del frigo in cella

pura ma la condizione impedisce

può essere fonte di accordo spontaneo tra compagni o fonte di conflitti per la possibile

per cui l’islamico si adatta e invoca la

contaminazione di puro-impuro, flessibilità della propria

concepisce la varietà dell’esperienza umana come dono di Dio.

religione che

Un Dio misericordioso che perdona chi chiede perdono e per questo non deve temere.

Un imam sarebbe molto utile anche come mediatore con l’amministrazione carceraria rispetto a

quello che è per loro il vero problema sentito.

In assenza sono gli stessi detenuti a negoziare, soprattutto con sé stessi. Poi il Libro Corano ritiene

consanguinea la religione cattolica perciò la macellazione avviene comunque in contesto non

musulmano ma “accettato” per necessità.

Chi ha soldi può farsi comprare carne halal ma c’è anche chi si fa acquistare pancetta! Altrimenti si

sceglie tra i cibi il più accettabile, piace il pesce, si sposta il rispetto dell’osservanza a quando si

esce dal carcere o sarà possibile .

La mediazione avviene con sé e con gli altri, l’esperienza religiosa si intreccia con i problemi

complessivi della convivenza.

In particolare con gli italiani conta la coerenza tra dire e fare, tra pratica ed esistenza. Questo

e buona disposizione d’ascolto.

trasmette serenità

La questione è mantenere una norma modificando il contenuto materiale, a partire dallo stato di

necessità, potendosi comunque rappresentare come osservanti in parte della regola del Libro

(maiale e alcolici estremo appiglio) ma la questione per il musulmano migrante è costruire un

a cura di Cettolin Andrea 16

ordine morale in cui rispettare la regola: significa elaborare il proprio personale percorso di vita e

riabilitazione del detenuto.

L’islam del frigo

7-

Il frigo è luogo di promiscuità tra cibo halal e haram, di contatto tra puro e impuro.

Comunque non è ben visto un praticante musulmano in cella. Arrivano a malmenarlo e a veder

come superstizione o esasperazione fanatica l’attenzione alla non contaminazione.

Un detenuto si lamenta di come si parla di islam alla tv, di come persone non esperte confondano la

gente esasperando il fatto halal haram e riducendo alla guerra tra frigoriferi quello che è invece un

evento molto complesso che richiede di concepire l’islam come una religione che concepisce

umana nella sua ricchezza come dono del divino.

l’esperienza al mantenimento dell’ordine.

Conclusione: la disciplina indotta dalla pratica può essere di aiuto

Oltre questo risvolto pratico, la finalità di recupero sociale e di riabilitazione del carcere può

favorire l’esperienza spirituale e morale in carcere, piuttosto che lasciare i

essere favorita dal

carcerati musulmani nell’avvilimento e nell’assenza di coordinate esistenziali.

a cura di Cettolin Andrea 17

cap 4- DIMENSIONE SOGGETTIVA: TRA SELF ISLAMICO E SELF

ESPERIENZIALE

Domande di Rhazzali:

Mi parli della tua vita religiosa?

A me interessa la tua esperienza.

Mi interessa cosa pensi tu

Il tuo rapporto con Dio

Mi puoi descrivere i tuoi momenti della preghiera

Perché preghi?

Come?

Parlavi di shaytan, della nafs, di ana…in che senso?

Self islamico= sentimento di intrinseca appartenenza del singolo a un insieme che

complessivamente costituisce il suo sé, che non è facile oggettivare personalmente

poiché opera da subito come modo del proprio pensare, conoscere e agire. Perciò per

il musulmano non serve parlare di religione perché le domande sono già risposte

nell’adesione e nella pratica islamica. Carente la conoscenza, riservata agli ulema.

La Umma -comunità dei fedeli- viene idealizzata e rappresentata come onnipresente e

pronta a soccorrere i suoi membri in difficoltà.

(C’è pe rò una nuova sensibilità, che vorrebbe continuare a sentirsi islamica pur

contemplando la complessità del proprio vissuto.

(Self islamico e self esperienziale, quello che indaga Rhazzali in questa ricerca))

necessario essere cauti con le generalizzazioni, ma possiamo dire che l’islam tende a vedersi

E’

come una realtà nella quale l’individuo si sente immerso, la Umma (comunità dei fedeli) respira

come un unico organismo anche se ormai corrisponde ad una miriade concreta di vissuti diversi.

Il credente non distingue le proprie convinzioni da quelle degli altri me mbri delle comunità e

la sua esperienza quotidiana è incorporata in un sistema simbolico forte che si rivela una

competenza e buona qualificazione pratica in tutte le circostanze per non sbagliare.

Il self è la coscienza di sé costruita a partire dalla dimensione sociale

Il self islamico è questo sentimento di appartenenza del singolo ad un insieme che lo identifica

e costruisce. a cura di Cettolin Andrea 18

Per questo parlare dell’islam e delle pratiche religiose per un musulmano non è facile,

ritenuto a volte supe rfluo, essendo implicitamente tutto chiaro e definito dal messaggio

religioso che si esplica nelle pratiche alle quali basta aderire.

permanere di una rappresentazione unitaria dell’islam.

Il self islamico si manifesta come il

L’arroccamento attorno ai simboli è una garanzia.

In Europa questo sembra confermato soprattutto nei gruppi di minoranza islamica che subiscono le

pressioni di un’organizzazione sociale, stili di vita e di consumo diversi e farebbero pensare ad una

radicale trasformazione.

Invece il filtro del super io del self islamico sembra diventare più stretto, anche per effetto

dell’arroccamento attorno ad alcuni simboli come garanzia identitaria pe r contrastare la

subordinazione al contesto.

Ma sia nei paesi di provenienza che in quelli di immigrazione si assiste ad una serie di fenomeni che

mostrano un self meno integro e un islam come esperienza simbolica attraverso la quale fare

dell’islam stesso un evento che dia forma a percorsi soggettivi.

l’islam degli individui, interpretazione della realtà

Un islam ripensato dai percorsi individuali,

presente, scoperte e invenzioni intellettuali, vie della singolarità.

porre la questione dell’elaborazione di un

Fare i conti con questo nuovo self esperienziale, è

centro problematico della loro vita, cui sono chiamati i musulmani oggi.

La condizione di immigrato rappresentabile come un carcere è all’origine di un progetto migratorio

e di vita difficile da gestire:

-solitudine

-senso di perdita di dignità

-povertà materiale e di vita

-Sottomissione ad un potere non musulmano

-Promiscuità forzosa con non credenti

Concorrono alla mortificazione del sé e alla produzione di un vuoto: un carcere esistenziale che si

proietta sulla vita dei migranti di tutte le generazioni se i migranti stessi non riusciranno ad uscire

da una rappresentazione auto segregante per valorizzare i tratti nuovi dell’esperienza vissuta.

(Cooperazione degli attori coinvolti in un processo di emarginazione)

1- Individuazione e sentimento di sé

Il self islamico rappresenta una risposta ai quesiti sull’appartenenza, non evidenzia la ricerca di

identità, in particolare di chi vive in Italia e dei G2, che cercano un equilibrio identitario nel quale

a cura di Cettolin Andrea 19

non è possibile scegliere tra essere italiani o marocchini o musulmani come vorrebbe fare la

cittadinanza, ma sentono coesistere compatibilmente tra loro il fatto di essere tutte e tre le cose.pag

103, intervistato Corio) non ha l’opportunità di entrare nella propria esperienza

Chi è intervistato resta s ulla soglia, finchè

personale dove prova a parlare di sé in un bricolage linguistico e concettuale che lascia intravedere

il personale cammino di individuazione intrapreso dal self islamico ad uno personale.

( primo approccio di Amadou sul fatto che islam li rende tutti uguali, tutti pregano, tutti credono)

La religiosità come appartenenza e come credenza, un super io islamico quasi sentito di

controllo, in tensione con il self esperienziale pe rsonale ( esempio di Jamal che ha dubbi se

possa essere trasgressione parlare con il cappellano del carcere di cui però si fida)

Per molti di loro il processo di secolarizzazione parla di una laicizzazione dei comportamenti della

pratica, preghiera, percorsi personali che si differenziano dal conservatorismo familiare. Ma si

ricorre in ogni “crisi” al corano e alla distinzione halal-haram

Altri hanno avuto crisi sull’esistenza di Dio, conoscendo teorie marxiste e altre filosofie occidentali

domande su chi è l’uomo, sul senso del maktuba, dov’è

senza però trovare risposta al bisogno di

Dio…(Hammouda, pag107).

Hammouda si è sentito molto protetto e aiutato a uscire dalla sua crisi dagli amici e dalla famiglia,

che lo ha sostenuto nonostante il carcere. che sente sempre nell’ appartenenza alla comunità

Egli recupera il sentimento di comunità

musulmana del territorio, che idealmente sente vicina.(i musulmani vivono molto vicini nei luoghi

di migrazione, si aiutano, formano comunità)

In carcere è da impazzire, ci sono suicidi, se non si a vesse questo senso di appartenenza e il corano

e le pratiche.

Il tema è il ritorno alle origini, al self islamico, nel mome nto del massimo bisogno, come in

carce re, e insieme sembra essere una garanzia la rappresentazione idealizzata di una Umma

sempre pronta a soccorrerli nella difficoltà.

Resta il conflitto interno e personale nella riflessione notturna tra impegno verso la pratica e

l’inadempienza diurna, che si protrae e logora, anche a causa conflitto con i cristiani che sono

vissuti come ostili e razzisti(lega) soprattutto nei confronti dei praticanti musulmani, i multazimun.

La fede risiede nel cuore ma il cuore può essere spento.

Un intervistato, Fouad, coglie nell’ostilità dei cristiani italiani in carcere, un segnale della generale

ostilità verso i musulmani ma soprattutto verso i diversi, come una manifestazione del decadimento

culturale e politico dell’Italia e rimpianto delle radici antifasciste che sembrano smarrite.

a cura di Cettolin Andrea 20

2- Comunicare con Dio

Viene chiaramente fatta associazione tra incontro con Dio e incontro con sé stessi, anche senza

intermediari, come individuazione di un percorso personale di rinascita dalla solitudine e prova del

carcere, verso un possibile cammino di rinascita grazie all’intimo rapporto con Dio.

Spesso si assiste in carcere al primo approccio ad una riflessione personale sulla propria vita e una

prima adesione alla pratica: un nuovo inizio per un’esperienza più profonda e personale di Dio

come antidoto al vuoto e alla lontananza dalla Umma.

Dunque confronto con Dio è anche confronto radicale con sé stessi.

3- Nafs-shaytan, io e self islamico

Ana, Io, ha il compito di ordinare la corruttibile nafs, anima concupiscibile appetitiva e passionale,

sulla quale ha ruolo importante shaytan tentatore, che guida verso haram i comportamenti

individuali.

La sicurezza allora, l’ancora, è nel self islamico, super ego coerente e indiscutibile.

Il carcere è visto comunque luogo di shaytan sia come luogo dove egli può agire con più facilità sia

dove non agisce perché lo ha già fatto prima portando alla perdizione chi è dentro.

La vita spirituale allora significa morte della nafs, della sregolatezza non dell’istinto e blindatura

della mente dalle tentazioni che si fa in due modi:

- con la preghiera,

- con la presenza, anche sotto il cuscino, fisica, come un talismano, del Libro, Corano

4- Religione: codice morale e autodisciplina

Il self islamico consegna una forte morale che nello spazio dell’immigrazione e del carcere causa

non pochi problemi etici.

Si apre lo spazio per i percorsi individuali, nella dimensione del bricolage etico, della negoziazione

complessa tra musulmani e non musulmani .

Si evidenzia l’imperativo morale della ricerca di ordine comportame ntale e interiore che si

allarga alle relazioni con gli altri.

Il senso di colpa è un sentimento molto frequente tra i carcerati a causa di questo conflitto tra le

richieste di un self islamico ancora sentito e la personale risposta di pratica quotidiana.

COSTRUZIONE DI UN’INTERIORITÀ

cap 5-

Domande di Rhazzali

a cura di Cettolin Andrea 21

Che tipo di canali guardi?

Ti sei mai tagliato?

La lettura è importante?

Mi parli della tua vita religiosa?

1- La pratica come ascesi. Ordine e disordine interiore

Chi in carcere si ravvede lo racconta come esito di un impegno e ascesi, uno sforzo che coinvolge la

persona dal punto di vista intellettuale e affettivo.

E’ un nucleo attorno al quale si produce la capacità di resistere all’istituzione totale

Religione oltre l’automutilazione

2-

Questa pratica è usata dai tunisini in particolare, come rifiuto del carcere, sfogo e ribellione, messa

in scena spontanea attraverso il corpo del disagio morale e psichico, contro il carcere e le regole.

-Non sono pratiche condivise ma piuttosto criticate dai maghrebini in carcere perché finiscono con

indicare invece un’adesione e un abbandono al carcere come inferno.

I tunisini sono considerati moralmente destrutturati.

-Allo stesso tempo viene deprecata come offesa al corpo che Dio ha affidato e di cui chiederà conto

pratica nuoce all’immagine di tutti i musulmani nell’opinione pubblica

-Questa dei paesi ospitanti

perché favorisce l’associazione con l’eslam violento dei kamikaze e del suicidio terroristico.

3- Le ore vuote: la religione come passatempo

La pratica religiosa anche come resistenza e rispetto di una sessualità halal, in carcere facilmente

sedotta da programmi televisivi notturni che stimolano l’autoerotismo, condannato, se non

involontario come accade nel sogno, visto allora come gratificazione di Dio e quindi non haram.

Due vie apre la religione in carcere:

-disordine, dipendenza da autorità non musulmana, avvilimento

dell’interiorità e ritorno all’osservanza per una rinascita morale

-cura

Il tempo diviene utile, bello, ha senso nella relazione con Dio

cap 6- FIGURE DEL TEMPO

1- Il destino e la volontà di Dio

Domande di Rhazzali

Cosa vuol dire per te essere musulmano?

Mi interessa il tuo significato personale

a cura di Cettolin Andrea 22


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mrcetto

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DETTAGLI
Esame: Sociologia
Corso di laurea: Corso di laurea in Scienze dell'educazione
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mrcetto di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Istituto Universitario Salesiano Venezia - IUSVE o del prof Rhazzali Mohammed Khalid.

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