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DOTTORATO DI RICERCA IN
Sociologia
Ciclo XXVII
Settore Concorsuale di afferenza: 14/D1 – Sociologia dei processi economici, del
lavoro, dell’ambiente e del territorio
Settore Scientifico disciplinare: SPS/09 Sociologia dei processi economici e del
lavoro
Soggettività neoliberale e gioco d'azzardo "legale": la fragilità messa a
valore
Tesi di dottorato presentata da: Dott. Gabriele Greppi
Coordinatore Dottorato Relatore
Chiar.mo Prof. Riccardo Prandini Chiar.mo Prof. Federico Chicchi
Esame finale anno 2016 Alla mia famiglia
2 Indice
Introduzione 5
Prima parte. Inquadramento teorico e concettuale 13
I Il rischio 15
I.1 Il rischio come “discorso” 14
I.2 La prospettiva cognitivista nell’analisi del rischio 26
I.3 L’approccio simbolico-culturale di Mary Douglas 32
I.4 L’approccio della “società del rischio” di Beck 41
I.5 Una lettura integrata di Beck: la razionalità neoliberale 51
I.6 La categoria del rischio in Giddens 57
I.7 L’analisi del rischio di Luhmann 62
I.8 La società dell’incertezza di Bauman 66
II La vulnerabilità sociale 73
II.1 Cosa significa essere vulnerabili 73
II.2 Vulnerabilità sociale e protezione sociale: la riflessione di Castel 83
III La soggettività dell’uomo neoliberale e la fragilità messa a valore 97
III.1 Individualizzazione del rischio e soggettività dell’uomo neoliberale 99
III.2 La governamentalità neoliberale e il biocapitalismo 101
III.3 L’uomo “indebitato” e la creditocrazia come 115
strumento di governamentalità
III.4 L’approccio lacaniano e la soggettività smarrita 130
IV Il gioco d’azzardo “legale” in Italia 139
IV.1 Il “discorso” sul gioco d’azzardo legale 139
IV.2 Il “campo” del gioco d’azzardo “legale 145
IV.3 Inquadramento normativo del gioco d’azzardo “legale” 154
IV.4 Cenni storici sul gioco d’azzardo 163
IV.5 Le recenti evoluzioni del gioco d’azzardo “legale” 171
IV.6 Il gioco d’azzardo come moltiplicatore negativo di povertà 177
e di malessere sociale
IV.7 Vulnerabilità sociale e gioco d’azzardo: 191
perché i poveri giocano di più?
IV.8 La fragilità del giocatore messa a valore dall’industria 203
del gioco d’azzardo “legale”: strumenti di seduzione e di cattura
IV.9 Le tipologie di giocatori 221
IV.10 Il GAP (Gioco d’Azzardo Patologico) 228
Seconda parte. Principali acquisizioni dell’approfondimento empirico 247
3 V La ricerca di sfondo 248
V.1 Lo spirito della ricerca 248
V.2 Il contesto territoriale dell’indagine: le ragioni della scelta 253
V.3 Il “luogo” sala Bingo oggetto dell’osservazione: le ragioni della scelta 261
V.4 L’osservazione partecipante: le ragioni e le implicazioni di una scelta 266
V.5 Note sulla Sala Bingo di Rimini 270
V.6 Note sul “Bingo Bul” di Castrocaro Terme 276
V.7 Note sull’Hippo Bingo di Bologna 278
V.8 Note sul Bingo “Regina” di Bologna 283
V.9 Le aree tematiche dell’osservazione 289
V.9.1 Il contesto fisico 289
V.9.2 Il contesto sociale e le interazioni informali 295
V.9.3 I comportamenti e le motivazioni di gioco 298
V.10 Le interviste agli osservatori privilegiati 302
V.10.1 La testimonianza di Matteo Iori 302
V.10.2 Le testimonianze dei coordinatori di “Giocatori Anonimi” 312
V.10.3 Le voci degli esperti dei Ser.T 316
V.10.4 Le parole del mago-sensitivo 325
VI La ricerca 327
VI.1 La Grounded Theory: le ragioni della scelta di una metodologia 327
VI.2 La definizione delle domande di ricerca 332
VI.3 La tecnica dell’intervista in profondità: le ragioni di una scelta 336
VI.4 La costruzione dell’insieme di riferimento empirico 339
VI.5 L’analisi del contenuto 344
VI.5.1 La dimensione della deprivazione economica/povertà 346
VI.5.2 La dimensione del tempo 357
VI.5.3 La dimensione del debito 362
VI.5.4 La dimensione della fragilità relazionale/désaffiliation 367
VI.5.5 La dimensione del gioco e della dipendenza 371
VI.6 La vulnerabilità sociale come core category 381
VI.7 La teoria emergente della ricerca 383
Osservazioni conclusive e indicazioni operative 386
Bibliografia 399
Sitografia 410
Ringraziamenti 413
4
Introduzione “Ogni regola del gioco è affascinante.
Un gioco, non è che questo,
e il delirio del gioco,
il piacere intenso del gioco
proviene dalla chiusura nella regola”
Jean Baudrillard
L’interesse conoscitivo e di ricerca che ha ispirato, tre anni fa, il presente lavoro di tesi
dottorale è nato dall’osservazione quotidiana di un insieme di comportamenti sempre più
frequenti e che andavano ad inscriversi all’interno di un fenomeno sociale che mostrava tutti
gli aspetti di un paradosso: nel contesto di incertezza economica e sociale e dei nuovi
processi di impoverimento prodotti dalla crisi economico-finanziaria iniziata nel 2007 e
ancora in atto, con la drastica riduzione di spese primarie, era sempre più frequente vedere e
leggere situazioni di persone in Italia che si rivolgevano al gioco d’azzardo con la speranza
di potere migliorare la propria situazione economica, e i problemi legati alla “ludopatia” e
alla dipendenza da gioco d’azzardo entravano far parte, con maggiore insistenza, all’interno
del dibattito politico e sociale. I presupposti da cui è partito, quindi, questo progetto di tesi
riguardano la constatazione di un’alta e crescente incidenza fra la popolazione italiana del
gioco d’azzardo “legale”(alcuni osservatori hanno addirittura ipotizzato l’esistenza di una
correlazione diretta fra contrazione dei redditi e dei consumi e la crescita esponenziale del
gioco d’azzardo “legale” in Italia), nonostante e strettamente connessa ai processi di
impoverimento sociale degli ultimi anni.Secondo le ultime stime, l’Italia è al primo posto in
Europa e terza al mondo dopo Stati Uniti e Giappone per la spesa in gioco d’azzardo
1
procapite , nel 2011 sono usciti dalle tasche di ogni italiano maggiorenne circa 1700 euro
2
per “tentare la fortuna” , e nel 2014 la spesa globale degli italiani in gioco d’azzardo
1 Cfr. Poto D. (a cura di), Azzardopoli 2.0. Quando il gioco si fa duro … le mafie iniziano a giocare: numeri, storie e
giro d’affari criminali della «terza impresa» italiana, Rapporto di ricerca, Gruppo Abele Edizioni, Torino, 2012, pag.
9.
2 Cfr. Iori M., I costi sociali del gioco d’azzardo, Rapporto di ricerca del 4 dicembre 2012,
http://www.mettiamociingioco.org/download/04122012_IORI.pdf
5 3
“legale” ha raggiunto gli 84,485 miliardi dieuro . Mentre si registra un calo dei consumi in
generi alimentari e nellespese mediche, l’industria del gioco d’azzardo legale è divenuta “la
4
terza impresa” nazionale dopo Eni e Fiat , e si stimano 800.000 persone dipendenti da gioco
5 . Al di là delle evidenze
d’azzardo (GAP) e quasi due milioni di giocatori a rischio
numeriche, il fenomeno del gioco d’azzardo “legale” che vede la commistione fra Stato,
concessionari e consumatori, ha certamente assunto, negli ultimi anni, una rilevanza
sociologica significativa anche in termini qualitativi: si assiste, infatti, alla differenziazione
dei giochi, alla nascita di nuove tipologie, all’estensione a target giovanili e femminili,
all’esplosione del gioco online, alla loro pervasiva presenza nella nostra vita quotidiana con
i costi sociali connessi.
Il lavoro di tesi dottorale riguardal’analisi dei rapporti che si sono venuti a instaurare tra
vulnerabilità sociale legata all’emergere delle nuove povertà, lo sgretolamento del legame
sociale, i processi di individualizzazione del rischio e il fenomeno del gioco d’azzardo
“legale” in Italia, con particolare riferimento al contesto territoriale dell’Emilia-Romagna.
Più in particolare, si propone di indagare la propensione, legata ad uno stato di vulnerabilità
sociale dei soggetti con disagio socio-economico, alla frequentazione delle sale da gioco e
alla spesa in gioco d’azzardo “legale” (escludendo tutto il campo del gioco d’azzardo
clandestino e delle sub-culture criminali) nel contesto territoriale dell’Emilia
Romagna.Esistono,infatti, fattori crescenti di “spinta” al gambling legati allecondizioni di
disagio (economico e socio-relazionale) dei soggetti più esposti agli effetti della crisi
economica.
L’inquadramento teorico e concettuale prende avvio dalle piste interpretative che riguardano
gli aspetti, fra loro strettamente, connessi del modello capitalistico di accumulazione post-
fordista che SaskiaSassen descrive nelle sue ricerche utilizzando l’efficace formula del
6
“produci, consuma e crepa” : l’emergere delle nuove povertà, la caduta delle appartenenze e
dei riferimenti simbolici, un sistema economico basato sul mantenimento e
l’autoperpetuazione del “debito”, insieme alla forte spinta all’autonomia e alla self-reliance
3 Cfr. “Libro blu” dei Monopoli di Stato, maggio 2014, pag. 92: www.agenziadoganemonopoli.gov.it
4 Cfr. Eurispes, Rapporto di ricerca 8 dicembre 2008.
5 Cfr. Iori M., “Le abitudini di gioco degli italiani. Risultati della ricerca nazionale 2011 – CoNaGGA CNCA”, in
Associazione Onlus “Centro Sociale Papa Giovanni XXIII” (a cura di), Ma a che gioco giochiamo? Il gioco d’azzardo
da problema sociale e di dipendenza, a interessi economici, politici e criminali, A Mente Libera Edizioni, Reggio
Emilia, 2011, pag. 230.
6 Cfr. Sassen S., Globalizzati e scontenti, trad. it Negro G., Il saggiatore, Milano, 2002.
6
e la centralità del rischio come categoria “esistenziale” fondamentale della nostra esperienza
sociale. Le categorie concettuali del “debito” e della “cultura del rischio” appaiono
particolarmente idonee per comprendere le dinamiche di attrazione tra i soggetti e gioco
d’azzardo, non più necessariamente legato a subculture e carriere di vita devianti e/o
criminali ma alla quotidianizzazione del rischio e al malessere sociale diffuso.
I presupposti teorici da cui muove, quindi, il progetto di ricerca è l’ipotesi di una
significativa propensione al “gioco d’azzardo legale” tra i soggetti più vulnerabili e con un
capitale sociale e culturale più debole, dovuta non solo ai processi di impoverimento sociale
degli ultimi anni a causa del protrarsi della crisi economico-finanziaria iniziata nel 2007, ma
anche a un crescente e diffuso clima di incertezza sociale e di quotidianizzazione del rischio
che caratterizza i sistemi sociali dei Paesi a capitalismo avanzato, ed in particolare quello
italiano.
I primi quattro capitoli presentano l’intero inquadramento teorico della ricerca che si
articola partendo dall’analisi del “discorso sociale” sul rischio e dell’attuale processo di
privatizzazione dei rischi, delle dinamiche di vulnerabilità sociale e di
7
“désaffiliation” ,giungendoall’analisi della condizione propria del soggetto nell’era attuale,
tardo-moderna e neoliberale, e che si conclude, infine, con l’esame del contesto del gioco
d’azzardo “legale” in Italia; gli ultimi due capitoli, infine, sono dedicati alla ricerca empirica
vera e propria.
Più nello specifico, il primo capitolo della tesisi propone di affrontare il “discorso
sociale”sul rischio partendo dalla sua genealogia e dalla sua variabilità culturale e storica
per giungere infine alle più recenti teorizzazioni della cosiddetta sociologia riflessiva, con la
lettura, in particolare, dell’approccio macro-sociologico denominato teoria della “società del
rischio”, in cui i contributi di Anthony Giddens e Ulrich Beck svolgono un ruolo di primo
piano.
Il capitolo presenta un esame approfondito dei differenti approcci scientifici al rischio che si
sono succeduti, a partire da quello tecnicoche, pur declinato secondo varie prospettive, mira
ad anticipare le perdite potenziali, a calcolarne la frequenza e la distribuzione attese e ad
utilizzare queste informazioni per evitare tali perdite, minimizzarle o suddividerne i costi tra
7 Cfr. Bergamaschi M., Le parole di Robert Castel: vite sospese tra precarietà e diritti negati, pubblicato il 26 marzo
2013 sul sito web www.ilmanifestobologna.it: http://www.ilmanifestobologna.it/wp/2013/03/le-parole-di-robert-castel-
vite-sospese-tra-precarieta-e-diritti-negati/
7
soggetti e istituzioni diverse, per passarea quello di taglio psicologico e a quello simbolico-
culturale rappresentato dall’antropologa Mary Douglas, che mette in evidenza come la
percezione, il riconoscimento e la gestione stessa del rischio siano intimamente connessi e
filtrati dalla specifica cultura, orizzonte simbolico e organizzazione sociale entro cui i
soggetti si muovono.
L’approccio macro-sociologico denominato teoria della “società del rischio”, in cui
Anthony Giddens e Ulrich Beck svolgono un ruolo di primo piano, studia, invece, il rischio
alla luce dei mutamenti sociali, economici e politici dei contesti in cui esso si manifesta, e
dunque nell’ottica delle macrostrutture sociali, delle sue implicazionipolitiche e dei conflitti
che genera.
L’elemento comune agli scritti di Beck e di Giddens, integrati con gli apporti teorici offerti
da Bauman, Castel e Lash, è l’emergere, nella società attuale, del processo di
“individualizzazione”, che genera una soggettività fortemente privatizzata e sempre più
sganciata dalle appartenenze collettive e da un luogo “pubblico” di riferimento capace di
interpretare e fornire senso ai progetti individuali. In conseguenza alla spinta radicale
dell’individualizzazione, la riproduzione delle condizioni della vita è in gran parte
privatizzata, sottratta al dominio delle politiche statali e delle decisioni pubbliche, per cui si
richiede sempre più all’individuo di trovare risposte private a problemi che sono
socialmente prodotti e che meriterebbero, per la loro natura, una soluzione collettiva.
La gestione privatizzata del rischio deve essere attuata e condotta, tuttavia, nel contesto
della società del rischio e dell’incertezza crescente che produce nuove fasce deboli
caratterizzate dalla presenza, al loro interno, di condizioni sociali vulnerabili e per questo a
rischio di esclusione sociale. Lo studio dei concetti di vulnerabilità sociale e di
désaffiliationsono al centro del secondo capitolo,attraverso la lettura delle opere di Robert
Castel, accompagnata ed integrata da un breve excursus sullo stato attuale del fenomeno
nell’era della grande crisi economico-finanziaria, che, iniziata negli Stati Uniti d’America
nel 2008 si è estesa, con effetto domino, a tutta l’Europa e non solo.
Il terzo capitolo, che vuole svolgere nell’economia complessiva della tesi un importante
ruolo di cerniera fra le riflessioni oggetto dei precedenti capitoli e la parte relativa alla
ricerca empirica,è dedicato all’analisi della condizione propria del soggetto nell’era attuale,
tardo-moderna e neoliberale: un soggetto par défaut che, come si è detto, deve essere
8
“imprenditore di sé stesso”, che deve gestire in forma autonoma e individualizzata il rischio
senza potere fare più affidamento alla rete di protezioni sociali che caratterizzavano la
“società salariale” alla Castel. Il filo comune che attraversa le letture della
“governamentalità” di Michel Foucault, delle suggestioni interpretative date da studiosi
come Dardot e Laval, integrate con i contributi teorici offerti dagli studiosi del
biocapitalismo e dei nuovi processi di estrazione del “valore”, con le riflessioni sul tema del
“debito” come strumento di assoggettamento della studiosa italiana Elettra Stimilli, del
sociologo americano Andrew Ross e di Maurizio Lazzarato, che crediamo possano avere
attinenza con il presente oggetto di ricerca, è l’idea della responsabilità individuale nella
gestione del rischio, celebrata dalla retorica neoliberista, che diviene, in un qualche modo,
etica e assioma sociale.
Il quarto capitoloaffronta l’esame del contesto dove il fenomeno gioco d’azzardo “legale” si
svolge oggi in Italia, con attenzione sia agli aspetti quantitativi che qualitativi, della sua
evoluzione storica e normativa, delle tecniche di marketing sviluppate con particolare
riferimento ai soggetti più vulnerabili nei termini di capitale sociale, culturale ed
economico, avvalendoci, oltre che della consultazione di siti web tematici, di articoli di
stampa (cartacea e web), di numerosi saggi e monografie, delle principali ricerche empiriche
condotte in Italia. L’analisi dei percorsi di deriva patologica e del fenomeno del Gioco
d’Azzardo Patologico (GAP), attraverso la lettura dei contributi di Matteo Iori, degli
psicoterapeuti Lavanco e Zerbetto, chiude il capitolo, inducendo a nuove forme di lettura e
di reinterpretazione del concetto di dipendenza.
Il quinto capitolopresenta la ricerca preliminare che introduce alla ricerca empirica oggetto
del presente lavoro di tesi: la ricerca di sfondo è stata attuata attraverso l’utilizzo
dell’osservazione partecipante dissimulatacondotta all’interno di quattro sale Bingo situate
nelle aree di Rimini, Forlì e Bologna nell’arco di un anno e nove mesi, con lo scopo di
scavare, appunto, nelle pieghe del gioco
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