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paterna. Marx ed Engels prefigurano il superamento del capitalismo e l’abolizione

della proprietà privata così che anche la famiglia perderà le caratteristiche di

istituzione repressiva e autoritaria basata sullo sfruttamento. Viene proposta la parità

di diritti tra uomo e donna, così da creare le basi per la formazione di rapporti umani

che possano costruire una forma più elevata di organizzazione sociale. DURKHEIM

elabora l’analisi della famiglia e affronta lo studio delle strutture di parentela a partire

dalla società che rappresenta un valore morale superiore alle singole volontà e agli

interessi individuali. Per Durkheim la famiglia è un’istituzione in cui vengono

codificati una serie di diritti e doveri socialmente condivisi e sanzionati che legano tra

loro i coniugi. E’ interessato ad osservare i cambiamenti avvenuti nella famiglia

tradizionale patriarcale seguendo l’evoluzione delle norme giuridiche e morali per

arrivare alla famiglia coniugale dell’epoca industriale. Con i cambiamenti sociali

dovuti all’industrializzazione che hanno determinato una differenziazione

dell’organizzazione sociale e una divisione del lavoro, la famiglia si evolve seguendo

la cosiddetta “legge di contrazione progressiva”, secondo cui il nucleo familiare

tenderebbe a differenziarsi isolandosi dalla parentela e a configurarsi come famiglia

coniugale fondata sul matrimonio. L’evento che ha reso la famiglia un’istituzione

sociale è l’intervento dello Stato nei rapporti di parentela. Dal momento in cui il

matrimonio è regolato da leggi diventa un’istituzione indissolubile, sottratta dal

capriccio dei singoli. Altra caratteristica della famiglia coniugale è la crisi del

comunismo familiare, che rendeva le forme familiari precedenti unità dove la

comunità si affermava contro l’individualità. Con la fine del comunismo familiare il

diritto successorio scompare. L’individuo, non potendo più trasmettere ciò che

accumula, non ha più la motivazione ad impegnarsi nell’attività lavorativa per il

benessere dei familiari. L’oggetto dell’impegno del lavoratore sarà il dovere

professionale che andrà a sostituire il ruolo svolto dal dovere domestico. Con

SIMMEL emerge l’analisi della dimensione soggettiva dell’individuo che è prodotto

e produttore della società, delle relazioni e interazioni, dell’identità e dei gruppi. La

famiglia è considerata il luogo principale di interazione sociale che implica la

capacità di creare e stabilire rapporti e relazioni sociali con altri individui

permettendo di vivere nella società. Questa, per Simmel, è composta da una cerchia

di individui legati da varie forme di reciprocità che agiscono e si influenzano a

vicenda e allargano le cerchie di relazioni di base creandone altre più articolate. Tra

individuo e società esiste un conflitto continuo, visto come elemento necessario per

stare in una relazione di scambio e relazione. La famiglia per Simmel rappresenta la

cerchia sociale di base ed essendo costituita da un piccolo gruppo di individui è una

cerchia indipendente e chiusa, caratterizzata da una forte coesione interna che genera

tensioni. I tipi di rapporti che si stabiliscono in ambito familiare sono intimi, diretti e

costanti nel tempo e la perenne tensione e spinta dell’individuo verso gruppi sociali

più ampi e diversificati comporta una continua contrattazione e ridefinizione dei ruoli

svolti al suo interno. WEBER con la teoria dell’azione sociale spiega l’agire sociale

nei suoi effetti e nel suo corso mettendo l’accento sulla dimensione soggettiva

dell’agire. Tale agire diventa sociale quando è orientato in maniera dotata di senso in

vista dell’atteggiamento di altri individui. Weber chiama la relazione sociale

“comunità” quando i comportamenti si basano su un appartenenza comune. Viene

detta “associazione” quando i comportamenti si basano su un legame di interessi. La

famiglia rientra nella categoria della comunità se si orienta in senso extraeconomico

prendendo la forma di un comunismo domestico. Tale tipo di comunità, con la nascita

dell’economia di mercato e del capitalismo, scompare e si trasforma nella famiglia

con la separazione contabile dei beni tra i membri e con l’emancipazione dei figli e

della moglie dal potere paterno. La comunità domestica presuppone una casa, intesa

come il luogo dove si producono e consumano i prodotti della terra. I suoi fondamenti

si basano sull’autorità degli individui più forti, sulla reverenza verso chi ha l’autorità

e la solidarietà verso l’esterno. La comunità domestica, quando è strutturata in modo

puro, ha il luogo di abitazione in comune e se aumenta il numero si creano comunità

domestiche separate, ma quando avviene la separazione tra casa e azienda può

continuare a sussistere il comunismo domestico che permette alla calcolabilità di non

espandersi fuori dell’azienda che deve produrre il guadagno. Nell’evoluzione della

comunità domestica la spinta individualistica, l’aumento quantitativo dei mezzi

economici e il formarsi di istituzioni concorrenti ne hanno condizionato il progressivo

smembramento. L’individuo non vuole più essere sottomesso in casa. Casa e sfera

lavorativa si separano e la casa si trasforma da luogo di produzione comune a luogo

di consumo comune. LASLETT distingue cinque tipi di famiglie: NUCLEARE (una

sola unità coniugale con o senza figli), SENZA STRUTTURA (priva di unità

coniugali), SOLITARIA o UNIPERSONALE (composta da una sola persona),

ESTESA (unità coniugale che vive con più parenti) e MULTIPLA (composta da due

o più unità coniugali). Laslett mette in discussione la tesi della diffusione della

famiglia estesa e multipla prima dell’industrializzazione dimostrando che la famiglia

nucleare è la forma che ha caratterizzato l’Europa a partire dal Medioevo. Le tesi di

Laslett hanno subito molte critiche e lo sviluppo della ricerca storica e sociale ha

mostrato che le strutture familiari, dal Medioevo in poi, sono state molto variabili e si

sono diversificate secondo i diversi contesti economici, giuridici e secondo i legami

che gli individui hanno stabilito all’interno della famiglia e nella società. Le

trasformazioni della struttura familiare in Italia possono essere analizzate e comprese

a partire da quattro fattori: la transizione demografica, la composizione degli

aggregati domestici, la formazione e la rottura della comunità e i rapporti di

parentela. La transizione demografica, ossia il rapporto tra mortalità e fecondità, a

partire dalla seconda metà dell’800, ha comportato un declino della mortalità e della

fecondità. I dati attestano differenze di comportamento tra città e campagna e Centro

Nord e Mezzogiorno che rispecchiano la complessità di un paese altamente

differenziato sia geograficamente che socialmente. In molte regioni del centro la

struttura familiare presenta notevoli diversificazioni tra città e campagna. Nelle città

la maggior parte della popolazione vive in famiglie di tipo nucleare. Nelle campagna

si riscontra una prevalenza di famiglie complesse o aggregati multipli. Nel meridione

si riscontra una prevalenza della famiglia nucleare con residenza neolocale ed un’età

delle nozze bassa con un numero medio dei componenti che si attestava tra le quattro

o cinque unità. Il processo di nuclearizzazione si è diffuso fino alla prima guerra

mondiale e si è arrestato nel periodo tra le due guerre, per risalire negli anni ’50. Gli

studi sulla formazione della famiglia in Italia si sono concentrati sulla connessione tra

l'età del matrimonio, la regola di residenza dopo le nozze e l'istituzione del servizio

domestico. Il fenomeno risulta caratterizzato da un’età relativamente bassa al

matrimonio di uomini e donne, la residenza patrilocale per le coppie appena sposate e

per il fatto che alcuni anni precedenti il matrimonio non c'era l'usanza di andare a

servizio. Per quanto riguarda la parentela si è avuta una propensione per il modello

discendenza cognatica: i coniugi intendono mantenere gli stessi rapporti con i parenti

sia di linea maschile che femminile come risultato di strategie per il consolidamento

di interessi economici e di prestigio, per la trasmissione dell’eredità, della terra o di

un mestiere. I legami parentali si allentano e cessano di essere l’oggetto solidarietà

con l’emancipazione della famiglia coniugale dalla parentela stessa. Nell’espandersi

della famiglia nucleare risultano essere fondamentali gli aspetti della vita quotidiana e

il nuovo sentimento verso l’infanzia e la ricerca di un’intimità. In questo periodo,

avviene anche un’evoluzione culturale che porterà al nascere del matrimonio

d’amore. La letteratura sociologica ha cercato di sistematizzare l’interpretazione della

famiglia da molteplici punti di vista.

APPROCCIO ISTITUZIONALE: fa riferimento alla teoria evolutiva di LE PLAY

che considera la famiglia la cellula della società. La solidarietà all’interno della

famiglia si basa sulla capacità dei membri di soddisfare i reciproci bisogni e

sull’adesione ai medesimi valori generati da ogni nucleo familiare. La divisione

sessuale del lavoro rappresenta un’incarnazione di tali valori e bisogni e si basa sulla

complementarietà biologica dei sessi, la quale permette alla famiglia di organizzarsi

per svolgere funzioni essenziali.

APPROCCIO STRUTTURAL-FUNZIONALISTA: il suo principale esponente è

Parsons, che considera la famiglia un sistema sociale con una struttura di ruoli

predefiniti che assolvono a determinate funzioni e generano specifiche aspettative. Le

aspettative di ruolo sono socialmente condizionate, positivamente o negativamente,

secondo la conformità con il ruolo che gli attori sociali recitano. Il modello di

famiglia di riferimento è quello nucleare, isolato dalla parentela, con residenza

neolocale, basato su un sistema bilaterale, fondato sul matrimonio e orientato alla

razionalità. Tale famiglia è caratterizzata da una differenziazione rispetto all’età e al

sesso. La divisione del lavoro impedisce la competizione uomo donna che potrebbe

risultare destabilizzante per il sistema familiare e sociale. Parsons utilizza l’apporto

delle categorie psicoanalitiche per guardare alla famiglia come la più importante

agenzia di socializzazione e tale apporto si inserisce nella sua teoria generale sulla

differenziazione e specializzazione dei sistemi e dei sottosistemi. La famiglia deve

svolgere due funzioni fondamentali: la socializzazione primaria dei figli e la

stabilizzazione della personalità adulta.

TEORIA CRITICA DELLA SCUOLA DI FRANCOFORTE: mette in luce le

contraddizioni e i conflitti della società industriale capitalistica. Gli autori di questo

filone considerano la famiglia un’istituzione fondamentale per la società perché

svolge la funzione di socializzazione della prole, assicurando la riproduzione del

consenso sociale. Tale consenso è visto come funzionale al mantenimento dello status

quo proprio della società borghese. Gli studi sulla famiglia e sull’autorità hanno

l’obiettivo di capire come la società moderna abbia potuto condurre

all’irrazionalismo e alla formazione dell’individuo autoritario. In una società che si

basa e si sviluppa sui principi della calcolabilità e dello scambio, il legame familiare

fondato sul vincolo del sangue e della parentela appare un elemento anacronistico,

che diventa il fattore di adattamento della famiglia borghese alla società. Nella

denuncia che gli autori della Scuola di Francoforte fanno della crisi della famiglia,

collocano quest’ultima in una crisi sociale più ampia, poiché il gruppo familiare non

è più capace di assolvere alla funzione di protezione dell’individuo. L’analisi della

famiglia da parte degli autori si muove su un versante ambiguo: critica l’autorità

borghese, ma con la nostalgia della famiglia come luogo degli affetti e dell’intimità.

La famiglia si ritrova così dentro contraddizioni e conflitti.

APPROCCIO CONFLITTUALISTA: fa riferimento alle teorizzazioni della

riproduzione sociale e culturale. Parte dall’assunto che la famiglia è l’istituzione che

opera una connessione tra la struttura di classe di un determinato sistema sociale e la

produzione e riproduzione delle diseguaglianze sociali. ALTHUSSER, BOURDIEAU

e BERNSTEIN sono studiosi di stampo conflittualista. Althusser fa rientrare la

famiglia entro quelli che definisce come Apparati Ideologico di Stato, poiché essa

diventa il luogo cardine della riproduzione dei rapporti di forza tra le classi sociali. La

famiglia, in quanto istituzione sociale, è essa stessa costituita dall’ideologia. In

Bourdieau è altrettanto forte l’idea che un sistema di valori impliciti passi attraverso

il ruolo della famiglia come agenzia di socializzazione. L’autore illustra il

meccanismo che porta alla riproduzione culturale prima e sociale dopo introducendo

il concetto di habitus, come una struttura che è sia strutturata sia strutturante,

mostrando così in che modo il sociale viene incorporato dal bambino. Il ruolo della

famiglia è per questo cruciale per predeterminare i percorsi di vita dei soggetti.

L’habitus deriva dall’esperienza sociale ed è vicino ai concetti di socializzazione o

interiorizzazione. E’ prodotto e non indotto dall’individuo. Un altro elemento che si

sviluppa a partire dall’habitus è l’ethos, che produce l’identità sociale e il senso di

appartenenza. Secondo Bourdieau la famiglia trasmette un’eredità culturale in grado

di incidere sulle esperienze future dei figli ed è responsabile della trasmissione di

sistemi di valori impliciti ed espliciti che vanno a comporre l’ethos di classe.

L’habitus e l’ethos, quindi, provengono dal contesto nel quale l’individuo nasce e

cresce.

APPROCCIO FENOMENOLOGICO: pone al centro della ricerca sulla famiglia la

dimensione soggettiva e intersoggettiva della relazione, l’intenzionalità dei soggetti

agenti e la costruzione simbolica della realtà entro un agire dotato di senso e orientato

verso una progettualità. SCHUTZ è il suo principale esponente. Ritiene che gli

uomini facciano esperienza degli altri man mano che sviluppano la capacità di usare

il linguaggio, i segni e i simboli così da entrare in rapporto con le istituzioni sociali.

La conoscenza dell’altro avviene attraverso un processo di tipizzazione che assegna

ruoli specifici. BERGER e LUCKMANN riprendono il pensiero di Schutz e

descrivono la vita quotidiana come il mondo familiare dove si consolidano le

abitudini e la routine. La famiglia è prodotta dai significati che i soggetti interagenti

sedimentano nella struttura sociale costruendola e modificandola di volta in volta

mentre costruiscono e modificano anche se stessi. La struttura familiare viene

interpretata secondo il bagaglio di conoscenze ed esperienze soggettive, ma le viene

attribuito un significato ed un senso condiviso attraverso le relazioni interpersonali e i

modelli sociali che influenzano e guidano il processo di attribuzione di senso.

Capitolo II: Alle origini della sociologia.

FERDINAND TONNIES: la sua opera si inserisce nel quadro storico e culturale della

seconda metà del XIX secolo. Il suo pensiero è stato influenzato dalla rivoluzione

industriale. Da un punto di vista metodologico, Tonnies rivendica uno status di

assoluta indipendenza per le scienze sociali e sottolinea l’importanza di un

atteggiamento teorico che prende le distanze dalle varie correnti di pensiero

contemporanee. Secondo l’autore, non esiste una differenza tra scienze naturali e

scienze umanistiche. Per diventare universali l’una deve apprendere il punto di vista

dell’altra. Nell’analisi di Tonnies convergono numerose istante metodologiche, come

il pensiero positivista (per la quale i fenomeni sociali possono essere analizzati su

basi empiriche secondo il principio di causa ed effetto), elementi di filosofia

irrazionalista (che rivendica l’importanza di categorie come istinto, intuito o volontà)

e elementi del materialismo storico. Tonnies tenta di superare le teorie

dell’organicismo, che concepisce la società come un organismo vivente studiando i

fenomeni sociali sulla base di leggi biologiche, e quella del meccanicismo, secondo la

quale i fenomeni sociali sono il prodotto di una pura causalità meccanica. Nel 1887

pubblica “Comunità e società”, in cui delinea la contrapposizione di due diversi stadi

dell’umanità: l’associazione di tipo comunitario e quella di tipo sociale. L’analisi

sociologica di comunità e società muove dal concetto delle volontà umane, che si

trovano tra di loro in relazioni molteplici. Le azioni che derivano da queste volontà

possono portare alla distruzione della volontà (e sono negative) di un altro individuo

o alla sua conservazione (e sono positive). Queste ultime producono delle forme di

associazione che possono essere concepite come vita reale e organica (la comunità)

oppure come formazione ideale e meccanica (la società). Tonnies definisce la volontà

alla base della comunità come ESSENZIALE. E’ una volontà innata in ogni essere

umano e si sviluppa secondo precisi stimoli ambientali. La volontà alla base della

società viene detta, invece, ARBITRARIA. E’ artificiale e varia da persona a persona.

La comunità viene descritta come una convivenza pacifica e durevole di più

individui, in cui i rapporti sono improntati a intimità, gratitudine, condivisione di

linguaggi, abitudini e spazi, ricordi ed esperienze comuni. Il tratto sociale

caratteristico della comunità in tutte le sue forme è la comprensione. La vita della

comunità è caratterizzata da una divisione del lavoro e del godimento dei beni

collettivi. In quest’ottica si inseriscono anche la suddivisione dei compiti e la gestione

del potere. La società, invece, è una costruzione artificiale e meccanica, un aggregato

di esseri umani che somiglia solo superficialmente alla comunità. E’ una convivenza

transitoria caratterizzata da una forte separazione. Le attività che si svolgono in essa

appaiono frammentate. Ognuno pensa per sé e sta in un rapporto di costante tensione

con tutti gli altri. L'autore individua tre forme originarie di comunità: la COMUNITÀ

DI SANGUE, caratterizzata da una comune origine biologica; la COMUNITÀ DI

LUOGO, cioè il vicinato, contraddistinta dalla convivenza fisiche in uno stesso

spazio e la COMUNITÀ DI SPIRITO, ossia l'amicizia, ritenuta dall'autore la forma

più alta di associazione umana poiché costituisce una sorta di assemblea mistica.

Questi vincoli rappresentano delle totalità organiche in cui gli uomini si sentono uniti

in modo permanente da fattori che li rendono simili gli uni agli altri e in cui gli eventi

che possono creare diseguaglianza o separazione sono considerati secondari. La

famiglia è alla base di qualsiasi forma di associazione organica, poiché tramite la

procreazione stabilisce un legame tra volontà umane. Tonnies distingue tre forme

embrionali di parentela di stirpe o discendenza: il RAPPORTO TRA MADRE E

BAMBINO, il RAPPORTO TRA UOMO E DONNA e il RAPPORTO TRA

FRATELLI E SORELLE. Il rapporto tra madre bambino è fondato sul puro istinto. In

esso avviene una naturale transizione da legame fisico a legame spirituale. È un

rapporto di lunga durata, poiché la madre deve occuparsi del figlio e provvedere al

suo sostentamento fino a che egli non è in grado di badare a se stesso. Tuttavia, ma

mano che le necessità di natura pratica vengono meno, queste possono essere

sostituite da una assuefazione reciproca. Il rapporto tra uomo e donna si fonda invece

sull’istinto sessuale. Esso si presenta perciò inizialmente come un rapporto non

durevole, caratterizzato da una naturale soggezione della donna all'uomo, poiché

biologicamente più debole. Affinché si instauri un rapporto stabile nel tempo è

necessaria una azione reciproca. Il rapporto tra fratelli e sorelle è quello meno

caratterizzato dall'istinto. Appartiene ad una concezione più strutturata dei legami di

parentela. Il sentimento di amore fraterno può essere considerato una forma più alta

di relazione essere umani. Questo tipo di rapporto si fonda sulla memoria, intesa

come rievocazione di momenti piacevoli nei primi anni di vita. Il legame si consolida

nel tempo grazie all'abitudine. Questa forma di rapporto è contraddistinta da una

eguaglianza di natura e di forze che potrà modificarsi nel corso del tempo per

differenze di intelligenza o di esperienza. Le tre forme embrionali di parentela di

sangue trovano la loro unità nel rapporto tra padre e figli, che riassume i diversi

elementi presenti nella comunità di sangue introducendone al tempo stesso di nuovi e

andando così a costituire le fondamenta del nucleo familiare tradizionale. Come il

rapporto tra madre e figli, anche quello paterno si fonda sulla componente organica.

Esso, però, è caratterizzato da un istinto più debole di quello materno: non è privo di

un'inclinazione affettiva verso la prole, che tuttavia si manifesta in forme più simili a

quello del rapporto tra fratelli. La caratteristica principale del rapporto tra padre e

figli e la diseguaglianza delle età e delle forze. Per Tonnies il graduale sviluppo del

rapporto tra padre e figli è alla base del concetto di potere comunitario. Il padre si

occupa dei figli comunicando ed insegnando loro le proprie esperienze e stabilendo

un legame che si fa via via più paritario. La potestà esercitata dal padre non è vista

dell'autore come coercitiva, ma come forza superiore da esercitare per il bene

dell’inferiore e pienamente accettata da questo. La vita familiare si basa infatti sulla

divisione del lavoro e si sviluppa in termini di reciprocità. L’autorità incarnata dalla

figura paterna racchiude in sé forme di dignità che daranno vita a tre funzioni

comunitarie distinte: la DIGNITÀ DELL'ETÀ, cui competeranno l’amministrazione

della giustizia; la DIGNITÀ DELLA FORZA, che è data dal coraggio e dalla bravura

nella lotta; la DIGNITÀ DELLA SAGGEZZA, che darà luogo alle funzioni

sacerdotali. Tutti questi elementi hanno un ruolo all'interno della comunità. La

famiglia è per Tonnies l'embrione della realtà comunitaria, che trova nella vita

domestica la sua prima espressione di convivenza genuina fondata sulla

cooperazione. Il nucleo della dimensione domestica è di unione tra uomo e donna,

strutturato in un rapporto stabile e duraturo nel tempo attraverso il matrimonio. Il

senso più profondo e naturale di questa unione si ritrova nella comprensione, intesa

come un accordo tacito delle volontà. Questo tipo di unioni va tenuta distinta

dall'istituzione intesa come contratto. Ha il carattere di una promessa implicita e

sottintesa, che scaturisce da un'adesione spontanea. Il centro della vita domestica è la

casa, intesa come sede della parentela di sangue e sua prima manifestazione. L'autore

individua tre strati e sfere della vita domestica, connesse l'una all'altra. La prima

costituisce il nucleo della casa ed è rappresentata dal padrone e dalle donne, quando

hanno pari dignità. La seconda è rappresentata da discendenti, mentre la terza è data

dai servitori. La costituzione della casa è importante come centro dell'economia

domestica, vale a dire come unità autosufficiente che provvede da sola al proprio

sostentamento ed è supportata dalla cooperazione del vicinato. Essa si fonda su una

suddivisione del lavoro sulla base del sesso e delle forze, che vede l'uomo impegnato

nelle attività esterne e la donna in attività interne. Vengono evidenziate due elementi

simbolici della dimensione domestica: il focolare e la mensa. Il primo rappresenta il

nucleo della casa nel seguirsi delle generazioni. La seconda, invece, è la casa stessa.

Due componenti, infine, appaiono particolarmente significative in questa analisi dello

sviluppo della struttura familiare: il campo coltivato e il culto dei morti. Il campo

simboleggia il passaggio da un'economia di tipo pastorale a una di tipo agricolo, ma a

differenza del gregge e del pascolo il campo si pone come una risorsa costantemente

rinnovata per le generazioni future. Il culto degli antenati rappresenta un elemento di

coesione della struttura familiare, che si fonda sul timore e sul rispetto e costituisce

un legame con le generazioni passate. Il campo e gli antenati sono perciò per Tonnies

le radici del nucleo familiare. La transizione da comunità a società è stata determinata

dei flussi migratori dalla campagna alla città. Sotto l'aspetto dell'economia domestica,

la prima caratteristica della casa urbana è che essa non è più autosufficiente. Ciò che

produce con il proprio lavoro il più delle volte non gli occorre per provvedere ai

propri fabbisogni essenziali, poiché per far fronte al proprio sostentamento deve

ricorrere allo scambio. In questo modo, ogni individuo persegue interessi agendo solo

per ottenere una merce e una prestazione adeguata a ciò che cede. Tonnies definisce

lo scambio come il contenuto di una volontà sociale fittizia: esso è un oggetto cui

viene attribuito un valore sociale, determinando una volontà concorde ad entrare

nell'atto del dare e del ricevere. L’autore indica questa volontà con il termine di

contratto, ovvero come risultante di due volontà individuali divergenti che si

intersecano in un punto. Il commercio diventa pertanto il fulcro del vivere sociale. Il

venir meno di un'economia fondata sulla cooperazione per il bene della

sopravvivenza di tutti comporta la decadenza di valori considerati fondamentali per la

vita comunitaria e quindi familiare. Nella logica dello scambio e del commercio,

l'individuo è in conflitto con tutti gli altri ed è determinato a perseguire unicamente il

proprio interesse. L’autorità paterna non ha più una funzione di guida e di

insegnamento in virtù di una maggiore forza, esperienza e dignità, ma si traduce in un

sopruso del più forte sul più debole. La famiglia dunque va incontro alla propria

deistituzionalizzazione. Non è più il fulcro della vita della collettività, fondata su

legami affettivi forti, comprensione e aiuto reciproco. In questa nuova tipologia di

associazione sbiadisce sempre più il concetto dell'altro, che non è più il destinatario

di un investimento emotivo, ma diviene una figura sempre più indistinta nella quale

non si ripongono aspettative di realizzazione personale. Il protagonista della vita

societaria diventa l’Io, inteso come volontà arbitraria, individuo autonomo e

svincolato da passioni e legami, teso unicamente alla propria affermazione e incline a

relazioni deboli e superficiali. Anche i legami familiari, di conseguenza, si

individualizzano. Nel delineare il passaggio da un'associazione comunitaria

improntata a valori condivisi di solidarietà a una società fondata sullo scambio di

mercato, l'autore si richiama all'opposizione status/contratto. Afferma che la

transizione dalle società primitive a quelle moderne è segnata dal passaggio da

rapporti di status, fondati su dipendenze da uomo a uomo prestabilite dall'ordine

sociale, a relazioni di contratto, limitate nel tempo e caratterizzate dalla libertà

individuale. È da notare come il concetto di status coincida con i poteri e i privilegi

attribuiti alla famiglia. Si realizza così un evoluzione delle organizzazioni sociali,

data dal graduale indebolimento della dipendenza dalle strutture familiari, che si

risolvono per lasciare spazio ad una serie di obblighi individuali. L'individuo prende

il posto della famiglia affermandosi come unità sociale. L'autore evidenzia tuttavia

una serie di eccezioni che riguardano la sfera familiare, nella quale permangono tratti

della dimensione organica e comunitaria. Il primo esempio citato è il matrimonio. La

sua natura organica si manifesta nell’unione dei corpi. Per l'autore, inoltre, il

matrimonio è una delle relazioni fondamentali che si pone a metà tra il concetto di

associazione e quello di alleanza: pur non fondandosi su una comunità di sangue essa

riunisce in sé la comunità di luogo e la comunità di spirito. Altro elemento

interessante è l'analisi delle differenze tra i sessi. Anche nella dimensione societaria la

donna è caratterizzata da un rapporto immediato e spontaneo con la realtà. Queste

caratteristiche sono presenti anche nei bambini e nei giovani. L'uomo, al contrario, si

pone come individuo razionale, dominato dall'ambizione, dal calcolo e dalla

consapevolezza. E’ volontà arbitraria, ovvero razionalità orientata al raggiungimento

di un obiettivo.

EMILE DURKHEIM: è il padre fondatore della sociologia. Il lavoro di Durkheim è

improntato sull'esigenza di fondare una scienza della società fondata su basi

empiriche. L’esigenza di comparare la sociologia alle altre scienze induce l'autore ad

accostarsi al positivismo, adottandone l'approccio. Per il positivismo, infatti, è

possibile analizzare scientificamente la società come un qualsiasi organismo e

scoprire le leggi che lo regolano attraverso l'osservazione. Il positivismo evidenzia la

possibilità di costruire un corpus di scienze umane e sociali capace di studiare i

comportamenti individuali e collettivi con lo stesso valore scientifico riconosciuto

alle scienze naturali. Con il testo “Le regole del metodo sociologico”, l’autore

propone una specifica metodologia di analisi che segue e approfondisce il pensiero di

studiosi precedenti. Partendo da un’analogia comtiana tra natura e società Durkheim

si propone di allontanare la ricerca sociologica da qualsiasi presupposto ideologico o

teorico-metafisico e da ogni formulazione di giudizio di valore. I fenomeni sociali,

analizzati empiricamente come dati di realtà, diventano fatti e in quanto tali oggetto

di possibile osservazione e misurazione. I fatti sociali hanno un carattere di

oggettività e si verificano all'esterno dell'individuo, per questo motivo devono essere

governati da leggi naturali fondate su categorie di cause effetto determinate.

Durkheim introduce ed analizza lo studio della famiglia intesa come fenomeno

sociale ricorrendo ad un metodo induttivo comparativo per ricavare dati storici

attendibili su cui fondare la conoscenza, per strutturare i criteri di validazione dei

documenti esistenti e giungere a classificare e spiegare i fenomeni storico sociali

correlati al fenomeno oggetto di studio. La famiglia e il matrimonio sono temi su cui

Durkheim si è spesso soffermato in maniera critica e riflessiva. Le basi del suo lavoro

di ricerca sulla famiglia sono rintracciabili nei testi “Introduzione alla sociologia della

famiglia” e “La famiglia nucleare” e in “La proibizione dell'incesto e le sue origini”.

In quanto fenomeno sociale, la famiglia può essere letta come centro di rapporti che

si sviluppano al suo interno, nelle sue forme di coesione e come lo specchio della

società in un determinato periodo storico. La famiglia nasce quando un uomo si

aggrega dando vita a forme di organizzazione sociale. L'elemento su cui si sofferma

sono i bisogni sociali che spingono gli uomini a raggrupparsi. Durkheim ne individua

due: il BISOGNO DI ORGANIZZAZIONE e il BISOGNO DI PROTEZIONE.

Seguendo uno schema evoluzionistico, Durkheim analizza la famiglia in un

continuum storico che va dalla famiglia estesa alla famiglia coniugale, considerando

quest'ultima come un prodotto storicamente naturale. L'autore concentra la propria

attenzione sui processi di trasformazione della famiglia conseguenti alle

trasformazioni della società. Attraverso l'analisi dei costumi, delle usanze e del

diritto, individua l’essenza della famiglia nella morale domestica (insieme di norme

sulle quali si fondano le condotte e comuni) e nella coscienza collettiva (insieme di

rappresentazioni, norme e valori condiviso dei membri di una società). L'autore

postula una stretta connessione tra morale domestica, costume e diritto, attribuendo

alla prima il senso di equilibrio interno della famiglia, al secondo la struttura della

famiglia e al terzo la conoscenza della morale di una specifica forma di aggregazione

familiare in un dato periodo storico. Sempre analizzando la famiglia, Durkheim

elabora la LEGGE DI CONTRAZIONE PROGRESSIVA, in relazione alla quale

tanto più si estende l'ambiente sociale, maggiormente la famiglia si contrae.

Seguendo uno sviluppo cronologico, la famiglia si è prima costituita nei villaggi, poi

dai villaggi si è passata alle città, per arrivare poi alle nazioni. Alle nazioni poco

estese sono seguite le società contemporanea. Questi cambiamenti hanno

conseguentemente portato a diverse forme di famiglia, tutte accomunate da un

principio superiore di unità che nelle diverse fasi evolutive ha assunto aspetti

simbolici diversi. La tabella sottostante evidenzia l'evoluzione della famiglia secondo

Durkheim sulla base della legge di contrazione progressiva.

Tipo di famiglia Caratteristiche principali Forme simboliche cui si

riferisce

Famiglia-clan Gruppo di non Totem di natura religiosa

consanguinei legati da un

credo comune

Famiglia agnatica Famiglia allargata Conservazione del

matrilineare o patrilineare patrimonio familiare

costituita da più famiglie

Tipo di famiglia Caratteristiche principali Forme simboliche cui si

riferisce

Famiglia patriarcale Complesso di persone e Autorità indiscussa del

romana beni che fanno capo al capofamiglia

pater familias

Famiglia paterna Famiglia formata dal Autorità indiscussa del

germanica padre, dalla madre e dai capofamiglia

discendenti a eccezione

delle figlie.

Riconoscimento dei diritti

della moglie, dei figli

maschi e dei parenti in

linea materna

Famiglia moderna Famiglia formata da Assenza di un principio

(coniugale o nucleare) marito, moglie e figli superiore di unità

minorenni celibi.

Riduzione delle

obbligazioni reciproche e

differenziazione delle

identità

Durkheim, analizzando le trasformazioni sociali, inserisce i cinque stati evolutivi

della famiglia in due principali tipi di società, attraverso le quali descriverà i

cambiamenti storico culturali del tessuto familiare. Le società cui si riferisce sono le

SOCIETÀ DISORGANIZZATE (primitive/tradizionali) omogenee, amorfe e

indifferenziate, che partono dai gruppi di consanguinei per arrivare alle città, e le

SOCIETÀ MODERNE ETEROGENEE, organizzate e differenziate che partono dalle

città per arrivare alle nazioni contemporanea. La famiglia nelle società tradizionali è

contraddistinta da un’organizzazione sociale in cui le differenze tra individui sono

minime. L'ambiente di riferimento risulta essere circoscritto, e volto all'omologazione

di chi lo popola. Per Durkheim la prima forma di famiglie socialmente riconosciuta è

il CLAN, caratterizzato da un principio mistico, dalla condivisione di uno stesso

totem da parte di tutti i suoi membri e non da vincoli di sangue. Ai membri del clan è

vietata qualsiasi forma di rapporto sessuale, considerato un vero e proprio tabù. I

motivi di tali divieti possono essere individuati nei dettami religiosi. L’autore

riconosce alla religione un ruolo centrale nella vita sociale ed evidenzia come la

pratica dell'incesto e la conseguente legge contro di esso abbiano consentito il

passaggio dall'orda iniziale al clan e quindi alla famiglia. Nel tipo di famiglia

primitiva non esisteva alcuna forma di matrimonio. Le relazioni non avevano nessun

carattere vincolante e continuativo, ma erano unioni prive di regole e obblighi

reciproci. Tale tipo di società è fondata sulla solidarietà meccanica: una relazione tra

individui strutturata sulla similitudine di coscienza e di sentimenti tipica delle società

semplici, all'interno delle quali vi è un irrilevante divisione del lavoro. Le funzioni

lavorative svolte dei soggetti risentono di una scarsa differenziazione e di bassa

autonomia personale. In questa forma di società l’individualismo è quasi del tutto

assente. Il termine SOLIDARIETÀ MECCANICA indica un'aggregazione di

individui che risultano simili nelle loro realtà e funzioni. Nelle società tradizionali il

soggetto è completamento assorbito dal gruppo di appartenenza, dalle tradizioni e dai

costumi in essa vigenti. Le idee del gruppo prevalgono su quelle del singolo. Le

credenze e i sentimenti condivisi dai membri di questo tipo di famiglia sono delineati

da una coscienza collettiva che porterà i soggetti ad osservare passivamente regole e a

rispettare le aspettative altrui. La coesione sociale e gli interessi della collettività

vengono tutelati dal DIRITTO REPRESSIVO, considerato da Durkheim come la

piena espressione simbolica della coscienza collettiva. I beni diventano gli elementi

intorno a cui si formano e stringono i legami della famiglia. Il concetto di proprietà è

il nucleo centrale della relazione affettiva. Così strutturata, la famiglia diventa il

principale punto di mediazione per gli individui che le riconoscono il potere sociale,

l’autorità istituzionale e la regolamentazione della coscienza morale. Alla

FAMIGLIA-CLAN è seguita la FAMIGLIA AGNATICA, la FAMIGLIA

PATRIARCALE ROMANA e la FAMIGLIA PATERNA GERMANICA. Si

differenziano dalla prima per i legami interni, contraddistinti da vincoli di sangue, per

la diversa costituzione delle relazioni interne e per i diversi princìpi superiori di unità

intorno ai quali si strutturano questi aggregati familiari. La famiglia moderna

contiene al suo interno tutto lo sviluppo storico del concetto di famiglia ed è il

risultato dell'estensione dell'ambiente sociale con il quale l'individuo si relaziona

costantemente. Questa dilatazione dell'ambiente, evidenziata dal passaggio dei

villaggi alle città e poi alle nazioni, porta ad una restrizione della cerchi familiare,

con la costituzione al suo interno di zone centrali, formati da marito, moglie e figli, e

zone secondarie, formate dal gruppo degli antenati, dai discendenti e dai parenti

collaterali. In questo tipo di società l’individuo si svincola dal gruppo di appartenenza

e dai suoi costumi per ampliare la propria capacità d’azione e la propria autonomia.

In relazione a questo tipo di famiglia, Durkheim indica un superamento del tema

della coscienza collettiva, introducendo e delineando il concetto di

RAPPRESENTAZIONI COLLETTIVE. Il nuovo assunto si fonda sull’associazione

degli individui. Si tratta di una nuova forma di coscienza collettiva molto più

profonda perché poggiata sulla costruzione di dati di realtà attraverso un principio di

condivisione. La famiglia nucleare, così costituita come associazione, si oppone al

comunismo familiare favorendo l’individualità dei membri che la compongono. Di

conseguenza, la solidarietà meccanica risulta non essere più in grado di garantire

l’equilibrio nella vita sociale. Tale apparato sociale necessita, quindi, di un nuovo tipo

di solidarietà, quella che Durkheim definisce ORGANICA, una forma di interazione

tra gli individui fondata sulla differenziazione dei soggetti, sulla divisione del lavoro

e sulla complementarietà delle attività dei singoli. Nella società moderna, pertanto, la

regolamentazione morale, non può più essere garantita dalla famiglia. Attraverso

l’evoluzione storica le relazioni degli individui vengono regolamentate da nuove e

più complesse norme che si rifanno al DIRITTO RESTITUTIVO, inteso come

garante dell’ordine morale e apparato di tutela dei singoli contro la disgregazione e

l’anomia sociale. All’interno di questo quadro si inserisce anche l’unione coniugale

con il DIRITTO DOMESTICO. Il matrimonio diventa un’espressione

contrattualizzata dei rapporti istintivi e passionali tra uomini e donne, creando uno

stato di equilibrio e di disciplina comportamentale.

GEORG SIMMEL: è considerato uno degli autori classici della sociologia ed è

sempre stato interessato all’acquisizione di conoscenza della vita quotidiana e dei

rapporti che in essa si strutturano. Cerca di analizzare i valori attraverso le operazioni

intellettuali della vita di tutti i giorni e del rapporto individuo/gruppo. In particolare,

si è concentrato sul binomio Io-Tu, considerando quest’ultimo come l’elemento

fondante di ogni azione individuale. Per Simmel i rapporti sociali si basano sul

confronto dell’identità dell’Io con quella dell’altro. L’apparato teorico dell’opera di

Simmel si fonda su categorie generali estremamente elementari nella struttura, che

sono però da considerarsi come date. Per esplicitare l’approccio sociologico

dell’autore è necessario soffermarsi su quale sia per lui l’oggetto della sociologia, sul

metodo sociologico e sul rapporto tra individui e società così come lo descrive.

Simmel delinea la sociologia come una scienza i cui contenuti derivano da altre

scienze quali la storia, l’antropologia, la statistica e la psicologia. L’oggetto della

sociologia per Simmel è la società, intesa come l’insieme delle relazioni reciproche

instaurate tra gli individui. Il primo assioma su cui si fonda la sociologia di Simmel è

il concetto di RECIPROCITÀ: la società è prima di tutto una forma di interazione.

Simmel evidenzia che le azioni reciproche sono tutte quelle che caratterizzano la vita

quotidiana. Il secondo assioma su cui si basa l’approccio sociologico di Simmel è

quello di SOCIAZIONE, il processo attraverso il quale determinati tipi di azioni

reciproche si consolidano nel tempo. La società è dunque la struttura che deriva da

una sedimentazione nel tempo di alcune forme di azione reciproca e di processi di

sociazione più o meno fissi e oggettivi. La società può essere analizzata prendendo in

esame i TRE A PRIORI delle forme di sociazione, la cui base è costituita dalla

relazione tra l’Io e il Tu, che si esprime attraverso i processi di socievolezza e

attraverso la coscienza di essere parte di dinamiche sociali più ampie. Il PRIMO A

PRIORI è dato dalla consapevolezza che ogni azione è sempre un’azione sociale e

che lo scambio che si realizza tra diverse azioni sociali può essere inteso come una

forma di mediazione sociale, poiché la conoscenza dell’altro è sempre parziale e

deriva da una rappresentazione che l’Io si è dato dell’altro, che viene interiorizzato

come un tipo sociale. Il SECONDO A PRIORI si riferisce al concetto di individualità

e all’importanza dei ruoli sociali intesi come forma necessaria di mediazione nei

processi di interazione. L’Io si relaziona con l’altro in base a ciò che crede l’altro

pensi di lui, in base alle aspettative altrui. Il TERZO A PRIORI si rifà all’importanza

che l’individuo assegna alla vocazione professionale. Secondo Simmel l’individuo

partecipa ai processi di interazione per trovare nella società un posto alla propria

individualità. Il secondo elemento fondamentale per comprendere l’assunto teorico

della sociologia di Simmel è il suo METODO. L’autore rifiuta il procedimento

conoscitivo neopositivista evidenziando che la sociologia non può essere considerata

come una scienza che rispecchia la realtà, poiché l’unico strumento valido per

conoscere la società è la capacità dello studioso di procedere attraverso astrazioni e

selezioni utilizzando categorie che sono proprie dell’intelletto umano. La conoscenza

e la comprensione della realtà si basano sulla costruzione di forme, simboli, categorie

concetti e narrazioni che sono espressioni di una prospettiva di pensiero. Pertanto, per

Simmel non esiste un unico pensiero esaustivo, ma ne esistono infiniti, quindi il

metodo di ricerca nell’ambito delle scienze storico-sociali deve fondarsi su un’analisi

delle influenze reciproche dei fenomeni sociali. Oggetto di studio sono le

corrispondenze esistenti tra più fenomeni. L’ultimo concetto su cui soffermarsi per

comprendere l’assunto teorico di Simmel è dato dal RAPPORTO TRA INDIVIDUI E

SOCIETÀ. Individui e società interagiscono tra loro in almeno due modi: da una

parte la società è il risultato dell’associazione degli individui che generano l’intera

realtà storica, dall’altra la società è il contenitore di relazioni umane intese come

forme sociali. Ci si chiede quali siano le motivazioni e le modalità con cui l’azione

sociale si svolge attraverso le relazioni. Simmel evidenzia due principi fondamentali:

l’IDENTIFICAZIONE e la DIFFERENZIAZIONE. L’individuo si identifica con gli

altri, ma sempre a partire dai propri valori, dalla cultura, dagli usi e costumi del

contesto. Cerca di distinguersi dal gruppo di appartenenza per delineare le peculiarità

della propria personalità. Ciò non esclude che esistano conflitti e problemi tra i due

livelli, poiché la società chiede costantemente agli individui di conformarsi. Per

illustrare il modo in cui si manifesta il rapporto tra individuo e società, Simmel

introduce il concetto di CERCHIA SOCIALE, intesa come azione reciproca tra i

diversi elementi di un sistema oppure come relazioni tra le parti di un insieme. La

reciprocità è l’elemento centrale che connota una cerchia, mentre gli individui

rappresentano il punto di intersezione tra più cerchie. Nelle epoche precedenti la

modernità la vita degli individui si strutturava attraverso cerchie concentriche

collegate l’una all’altra, nelle quali si esercitava un forte controllo sociale sulla

personalità del soggetto a partire dalla cerchia più ristretta alla quale apparteneva.

Tanto più stretta, poco numerosa ed indifferenziata al suo interno è una cerchia

sociale, tanto meno il singolo corre il pericolo di essere sottoposto ad un processo di

individualizzazione. Oggi l’individuo ha la possibilità di partecipare a cerchie sempre

più differenziate e caratterizzate da una propria sostanza riducibile a se stessa, così

che l’individualità si può determinare in modo più incisivo ed ampio, entrando in

contatto con vari ambiti sociali. Tanto più la cerchia si allarga, maggiormente il

singolo può sviluppare il senso della propria autonomia. In questa cornice

concettuale, Simmel colloca i suoi studi sul LEGAME DI COPPIA, sul

MATRIMONIO e sulla FAMIGLIA. La riflessione simmeliana sul tema della

famiglia si sviluppa alla fine del XIX secolo. Partendo dal concetto di SOCIETÀ

PRIMITIVE e SOCIETÀ COMPLESSE, l’autore delinea il concetto di famiglia

come cerchia sociale dotata di confini, di principi strutturali, di regole interne e di

ruoli dei suoi componenti. L’autore considera la famiglia come la principale forma

sociale caratterizzata da legami di reciprocità stabili e continui. E’ la cerchia sociale

di base per l’individuo, promotrice delle relazioni sociali primarie. La cerchia

familiare determina i presupposti per l’appartenenza ad altre cerchie sociali, ma

contemporaneamente impone al soggetto una profonda fedeltà verso le sue regole

interne. Lo studio dei rapporti familiari di Simmel parte dall’analisi delle prime

cerchie familiari e delle manifestazioni di questa tipologia di relazioni nelle società

arcaiche meno civilizzate. Si oppone alla visione dell’evoluzionismo in base alla

quale le relazioni familiari arcaiche vengono descritte come un caos primordiale

privo di sentimenti, caratterizzato da una sessualità promiscua e priva di regole,

proponendo un’analisi dei rapporti tra uomo e donna duraturi e con proprie logiche

distintive. Per Simmel il patriarcato e la relativa discendenza non rappresentano una

prerogativa esclusiva dei gruppi sociali culturalmente più evoluti, così come il

matriarcato e le diverse forme matrilineari non possono essere considerate come stadi

primari dell’evoluzione sociale. E’ evidente che nessuna relazione tra uomo e donna è

stata lasciata a se stessa, ma è sempre stata regolamentata da norme. Basti pensare

alle diverse forme di rapporti matrimoniali che si sono sviluppate nel tempo, come la

poligamia, i matrimoni di gruppo, l’esogamia (il coniuge deve essere scelto al di fuori

del gruppo di appartenenza), l’endogamia (il coniuge deve essere scelto all’interno

del gruppo di appartenenza) e la monogamia. Simmel accorda grande importanza alla

monogamia, intesa come una forma coniugale fondata sullo sviluppo della civiltà.

Simmel analizza, in generale, il matrimonio e la famiglia come forme di unione tra

uomo e donna che si consolidano e rimangono integri nel suo essere. La forma di

unione coniugale più primitiva analizzata da Simmel è il MATRIMONIO PER

RATTO, in cui la donna veniva soggiogata e sottomessa con la violenza. Non aveva

più autonomia e non le era permessa nessuna forma di reazione e di emancipazione

individuale e riscatto della propria spiritualità. Al matrimonio per ratto segue quello

PER ACQUISTO. Una compravendita della donna fondata sul vantaggio che si

poteva ottenere attraverso il denaro ai fini della coesione sociale. Anche se venduta

come una schiava, il prezzo della donna variava in relazione alle sue caratteristiche

personali. Questa forma matrimoniale iniziava ad indicare un’evoluzione dello stadio

di sviluppo della civiltà, poiché la donna era dotata di un valore intrinseco per il quale

si era disposti a fare sacrifici finalizzati a guadagnare il denaro necessario per il suo

acquisto. La donna comprata era vista come forza lavoro continuativa nel tempo, che

avrebbe garantito il recupero di quanto sborsato per acquistarla, e come possibilità di

assicurarsi una prole, che sarebbe poi diventata nuova forza lavoro da sfruttare. Segue

il MATRIMONIO PER INTERESSE, una forma coniugale fondata sul principio della

dote. Alla donna veniva richiesto di lavorare in casa e di accudire i figli, all’uomo di

lavorare fuori casa e provvedere al sostentamento economico della famiglia. Con

l’avvento delle società moderne, fortemente individualizzate, nasce il

MATRIMONIO PER AMORE. Con la sua nascita emergono tre concetti

fondamentali: l’EROTISMO, la SENSUALITÀ e il SENTIMENTO. Il concetto di

erotismo si basa su una manifestazione relazionale che presuppone la presenza

dell’altro. Non implica la necessità di un atto sessuale, essendo una proprietà del

pensiero basata sull’allusione. Nella sua forma esplicita l’erotismo si manifesta,

attraverso il corpo, come esperienza dell'altro e di sé in relazione all’altro. Non ha

bisogno del possesso del corpo dell’altro, ma solo del contatto con esso in quanto

oggetto del piacere. I concetti di sensualità e sentimento vengono associati da Simmel

all’impulso, al desiderio e all’appagamento finalizzati alla sopravvivenza della

specie. Entrambi si riferiscono alla consapevolezza dell'esistenza dell’altro. Per

Simmel l’amore è una realtà incondizionata della coscienza e non può mai essere

stimolato da cause o interessi esterni.

MAX WEBER: considera la sociologia come la scienza comprensiva dell’agire

sociale, inteso come agire individuale dotato di senso e orientato sulla base

dell’atteggiamento degli altri individui. Al centro della sociologia weberiana si pone

il singolo individuo agente. Concentra la propria attenzione sul senso soggettivo che

gli individui attribuiscono alle proprie azioni. Lo scienziato sociale deve approfondire

il proprio raggio di studio, offrendo un’interpretazione dei fatti. Tale procedimento di

comprensione può essere agevolato da alcune strategie analitiche come

l’immedesimazione, l’empatia e la capacità di rivivere una determinata esperienza.

Tuttavia, per far sì che la comprensione basata su un procedimento interpretativo

assuma un valore scientifico, essa deve inserirsi in una struttura teorica che tenda a

una spiegazione causale. Per Weber la comprensione e la causalità sono correlati.

Weber introduce il concetto di AVALUTIVITÀ delle scienze sociali, precisando che il

rapporto con i valori riguarda la scelta del problema, non la sua soluzione. Una volta

individuato il campo di ricerca sulla base dei propri valori e interessi, lo scienziato

deve mettere da parte questi ultimi, senza lasciarsi influenzare nell’interpretazione dei

dati e nell’analisi dei risultati. Allo scopo di aggirare i rischi insiti in un’impostazione

individualizzante, Weber sviluppa uno strumento concettuale fondamentale per le

scienze sociali: la nozione di TIPO IDEALE. Questo è il risultato di un procedimento

di astrazione che individua le caratteristiche principali di un determinato fenomeno o

agire sociale. Sono costruzioni concettuali che permettono di cogliere costanti del

comportamento umano, offrendo allo scienziato uno strumento di comparazione che

gli consenta di verificare uniformità, similitudini o differenze nei singoli casi

concreti. Rispetto all’agire sociale, Weber individua quattro principali tipi ideali:

l’AGIRE RAZIONALE RISPETTO ALLO SCOPO, l’AGIRE RAZIONALE

RISPETTO A UN VALORE, l’AGIRE DETERMINATO DA UNO STATO

EFFETTIVO e l’AGIRE DETERMINATO TRADIZIONALMENTE. Nel primo i

mezzi e i fini sono scelti e perseguiti in maniera razionale. Nel secondo l’azione è

determinata da un dovere. Il terzo si basa sullo stato emotivo dell’individuo agente.

Infine, il quattro si basa su abitudini acquisite e consolidate. Weber utilizza questa

classificazione per definire i concetti di RELAZIONE SOCIALE, COMUNITÀ e

SOCIETÀ. Una relazione sociale è una categoria sociologica più complessa

dell’agire sociale che presuppone un comportamento dotato di senso e instaurato tra

più individui. Weber definisce comunità una relazione sociale condivisa da più

individui, fondata su un sentimento affettivo o su una tradizione considerati validi

esplicitamente o tacitamente dai suoi componenti. La società è un agire sociale

fondato su un legame motivato razionalmente da interessi condivisi. Weber afferma

che le relazioni puramente sessuali tra uomo e donna non costituiscono il senso della

famiglia. Al contrario, questi legami si trasformano in rapporti parentali quando

costituiscono uno specifico gruppo economico: la COMUNITÀ DOMESTICA.

A strutturare la famiglia come categoria sociale è la condivisione di una solidarietà

domestica mirata alla sussistenza dei suoi membri. La comunità familiare originaria e

fondamentale è quella tra madre e bambino. Tale relazione è caratterizzata dalla

sicurezza fornita ai figli, attraverso la solidità domestica, per garantire loro un sano

processo di crescita. Per Weber la comunità domestica rappresenta la comunità

economica più diffusa e presuppone un agire comunitario continuativo molto rigido,

basato sul riconoscimento dell’autorità del più forte e del più esperto. Sotto il profilo

economico, Weber indica che la comunità domestica è caratterizzata dal comunismo

domestico, dalla condivisione di usi e costumi e da una spiccata devozione personale

verso il gruppo. Altro elemento fondamentale della comunità domestica è la

condivisione della stessa abitazione, che permette la comunione degli interessi, degli

obiettivi e della produzione volta al sostentamento della famiglia. E’ quindi la

comunità domestica a garantire la base economica che funge da presupposto

indispensabile per la realizzazione di una struttura organizzativa basata

sull'eguaglianza dei membri e contro ogni forma di discriminazione degli stessi.

Normalmente le comunità domestiche erano costituite da piccole unità, anche a causa

della dispersione dei membri di una famiglia allargata sul territorio per procurarsi

nutrimento necessario per la sopravvivenza. Weber evidenzia come in passato si siano

registrate numerose comunità domestiche in cui, se da una parte rimaneva

fondamentale il nucleo costituito da genitori e figli, dall'altra si consentiva l'accesso

al gruppo familiare anche a nipoti, fratelli e cugini. Tale situazione è definita

dall'autore GRANDE FAMIGLIA. Ciò accade per due principali motivi: o per

l'accumulo del lavoro o per tutelare la posizione di potere sociale ed economico degli

strati aristocratici. Nel delineare le caratteristiche della famiglia, Weber precisa che in

particolari situazioni di pericolo può sorgere, come forma di aiuto, un agire

comunitario che va aldilà della comunità domestica: quella del VICINATO. Si tratta

di un mutuo soccorso garantito dalla vicinanza spaziale delle comunità domestiche

insediate territorialmente le une accanto alle altre. La presenza del vicinato implica la

consapevolezza di potersi sostenere a vicenda in caso di necessità. La comunità di

vicinato può essere APERTA O CHIUSA al suo interno. È aperta quando l'agire

comunitario è regolato da forze organizzative economiche e politiche estranee, che

hanno ottenuto il controllo della comunità con le armi. Al contrario, quando una

relazione di vicinato è strutturata fin dall'inizio come una comunità economica e la

produzione dei mezzi di sostentamento è affidata ai membri della comunità

domestica, si avrà una comunità di vicinato chiusa con confini rigidi. Secondo Weber,

la comunità domestica rappresenta il principale agire comunitario chiuso verso

l'esterno. Normalmente impone il divieto di rapporti sessuali tra sembri e, qualora

questa pratica venga ammessa e istituzionalizzata, è fortemente regolamentata. Con

l'introduzione della pratica esogamica domestica si arriva ad un’ulteriore chiusura

verso l'interno. Sia anche un uomo portasse nella propria comunità domestica una

donna acquistata sia che entrasse a far parte della comunità domestiche della donna,

ne acquisiva i diritti sessuali in maniera esclusiva. L'esclusività dei rapporti sessuali e

la censura degli stessi si estende oltre le mura della casa domestica con il divieto di

avere rapporti intimi con parenti consanguinei non stretti. Il clan può essere definito

come il luogo della trasmissione ereditaria extra domestica. Il clan non deve essere

considerato come una comunità domestica allargata o come una formazione sociale

che la sovrasta e che connette più comunità domestiche in unità. Le principali

caratteristiche del clan rispetto alla comunità domestica e sono: l'imposizione

dell’esogamia, il divieto della lotta tra i membri del clan e l'obbligo e la garanzia

reciproca della vendetta di sangue.

Capitolo III: Marx, Engels e la famiglia nel conflittualismo.

Con l'etichetta conflittualismo si indica un corpus di approcci che riconoscono nel

conflitto una parte essenziale del funzionamento di una società in quanto motore del

cambiamento sociale e portatore di innovazioni. Il marxismo e la corrente sociologica

ad origine di tale corpus deve il nome al suo fondatore, Karl Marx. Essa nasce in

un'epoca di grandi mutamenti sociali in cui molti pensatori cercavano di spiegare i

grandi cambiamenti che stavano avvenendo nella società con l'avanzare della

rivoluzione industriale. Il conflittualismo di Marx si delinea come un approccio

materialistico alla società e alla storia in generale, in contrapposizione alla filosofia

idealistica di stampo hegeliano. HEGEL riteneva che il motore del mutamento della

realtà forse la natura duplice delle idee, che conteneva in sé sia la tesi (l'idea in sé) sia

l'antitesi (il suo contrario). Lo scontro fra questi due aspetti delle idee avrebbe portato

al momento razionale della sintesi, un nuovo stato di cose che supera l'opposizione

fra tesi e antitesi. Marx riprende questa impostazione dialettica della realtà, ma

sostiene che tale meccanismo non sia correlato agli dei, ma a qualcosa di più

prosaico: secondo l'autore le condizioni sociali e le relazioni di una società sono

determinati dai modi di produzione e distribuzione della ricchezza. Sono essi a

fornire una struttura alla società, costituendo così il vero fondamento su cui sorge la

sovrastruttura politica e sociale. Le relazioni umane sono quindi imposte dalla

struttura economica, indipendentemente dalla volontà degli individui o delle loro

idee. Tutto ciò che è non materiale in una società altro non è che una sovrastruttura,

ovvero una conseguenza del modo di produzione vigente in quella società. Tale modo

di produzione è costituito da due elementi che gli danno forma: le forze produttive,

ovvero gli esseri umani che producono, i mezzi di produzione e le conoscenze

tecnologiche che hanno un impatto sulla produzione e i rapporti di produzione, ossia

la concreta posizione dell'individuo rispetto alla proprietà e all'impiego dei mezzi di

produzione. È importante notare come i rapporti di produzione trovino la loro

espressione giuridica delle leggi di proprietà. La storia dei modi di produzione e delle

diverse forme sociali a essi collegate è vista da Marx ed Engels in un contesto

evoluzionistico. Essi infatti pensano che ogni società nella storia abbia variato il

modo di organizzare le proprie relazioni economiche in base al grado di sviluppo

raggiunto delle forze produttive e che tale sviluppo abbia avuto luogo in fasi

successive. Secondo Marx i rapporti di produzione si mantengono fino a quando essi

sono favorevoli alle forze produttive, scomparendo quando diventano un ostacolo per

esse. Possiamo affermare che le forze produttive si sviluppano più rapidamente dei

rapporti di produzione. Questi ultimi rimangono indietro poiché esprimono delle

relazioni di proprietà dei mezzi di produzione che sono molto più resistenti al

cambiamento. Ne consegue una situazione di contraddizione dialettica fra due

elementi, che genera sempre una variazione delle condizioni economiche oggettive. A

tale variazione si arriva attraverso la lotta fra classi, cioè gruppi di individui che si

differenziano in base alle loro relazioni con i mezzi di produzione. Lo schema vede

una nuova classe in ascesa che si ribella contro lo status quo, che la frena nella sua

espressione e impone un nuovo modo di produrre e distribuire la ricchezza. La

dinamica della lotta fra le classi è per Marx alla base del mutamento sociale. In

quest'ottica il capitalismo non è altro che lo stadio più recente di un processo di

mutamento delle società che prende le mosse da forme economiche primitive. Il

conflitto fra le forze produttive e i rapporti di proprietà innesca e permette queste

evoluzioni. L'autore delinea le fasi di sviluppo delle società nel seguente modo.

All'inizio della storia umana, che Marx chiama STADIO PRIMITIVO, egli pone delle

società basate su una sorta di comunismo naturale in cui non esistono classi, in

quanto la divisione sociale del lavoro è inesistente: ogni individuo provvede non solo

alla sua sopravvivenza, ma anche a quella degli altri. L'unica distinzione è naturale,

dovuta al genere sessuale e alla relativa necessità di occuparsi dei figli. Le donne

lavorano in casa, gli uomini fuori e i mezzi di produzione di beni sono proprietà

comune dell'intera collettività e sono da tutti utilizzati per il soddisfacimento dei

bisogni materiali. Alla fine dello stadio primitivo inizia quello BARBARICO.

Avvengono in questa fase l'invenzione del vomero in ferro e la diffusione della

pastorizia. Le tribù di pastori producevano più viveri delle altre, ancora dedite alla

caccia e alla raccolta. Ciò portò alla nascita dello scambio. Con il tempo lo scambio

passo da quello fra tribù a quello fra individui, a causa della concentrazione della

proprietà nelle mani dei capifamiglia, che si venivano a trovare i proprietari dei mezzi

che servivano a tale scopo. Allo sviluppo della pastorizia si accompagnò un aumento

della produzione agricola, il che generò un surplus di beni. L'aumento di produzione

comportò la necessità di lavorare di più, aumentando il numero di schiavi. I due

autori sostengono che fu questa la prima divisione della società in classi, una di

sfruttatori e una di oppressi. La città divennero sede centrale delle tribù per necessità,

in modo da difendere se stessa e le proprietà degli attacchi dei rivali. Ci fu una

diversificazione delle attività produttive, che portò ad una seconda suddivisione del

lavoro, quella fra artigianato e agricoltura. La schiavitù divenne sempre più

indispensabile per ottenere la necessaria forza lavoro a basso costo. L’aumento del

surplus produttivo portò alla produzione non per il consumo, ma direttamente per lo

scambio. Nacquero altre due classi, i ricchi e poveri, e con esse emerse il sistema

dell'indebitamento che permetteva l'espropriazione delle terre. La densità della

popolazione e l’estensione territoriale richiesero un'amministrazione centrale in grado

di fornire coesione. La nascita delle prime forme di Stato è determinata da necessità

economiche. Lo Stato, per Marx ed Engels, è una sovrastruttura che rappresenta e

tutela solo gli interessi della classe dominante. All'uscita dalla fase barbarica c'è

quella della CIVILTA’, che comincia con il modo di produzione feudale da cui poi

sorgerà il capitalismo. Tramite i meccanismi dell'indebitamento il territorio fu

gradualmente espropriato e diviso in latifondi, proprietà personale delle famiglie

nobili. Il lavoro agricolo veniva svolto non più da schiavi, ma da servi della gleba, ai

quali era concesso di lavorare i terreni altrui in cambio della loro sussistenza. Tutto il

resto doveva essere ceduto al loro signore. In questa fase erano molto forti gli

impianti ideologici conservatori, dediti a mantenere la gerarchia di valori esistenti

allo scopo di impedire qualsiasi pretesa di mobilità sociale. Il proprietario dei mezzi

di produzione aveva ormai acquisito la libertà di decidere se dare o togliere lavoro ad

individui che erano legati con un contratto basato sul principio della reciproca

convenienza. Era lavoro salariato. Questo introdusse la possibilità per i proprietari dei

mezzi di produzione di regolarne l'uso allo scopo di massimizzare i profitti. Marx

porta come esempio della transizione fra il mondo feudale ed l’organizzazione

capitalistica quello che avvenne nella Francia del ‘700. Qui si sviluppò uno scontro


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Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher passariello.lucia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della famiglia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Censi Antonietta.

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