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Capitolo II: Alle origini della sociologia.

FERDINAND TONNIES: la sua opera si inserisce nel quadro storico e culturale della

seconda metà del XIX secolo. Il suo pensiero è stato influenzato dalla rivoluzione

industriale. Da un punto di vista metodologico, Tonnies rivendica uno status di

assoluta indipendenza per le scienze sociali e sottolinea l’importanza di un

atteggiamento teorico che prende le distanze dalle varie correnti di pensiero

contemporanee. Secondo l’autore, non esiste una differenza tra scienze naturali e

scienze umanistiche. Per diventare universali l’una deve apprendere il punto di vista

dell’altra. Nell’analisi di Tonnies convergono numerose istante metodologiche, come

il pensiero positivista (per la quale i fenomeni sociali possono essere analizzati su

basi empiriche secondo il principio di causa ed effetto), elementi di filosofia

irrazionalista (che rivendica l’importanza di categorie come istinto, intuito o volontà)

e elementi del materialismo storico. Tonnies tenta di superare le teorie

dell’organicismo, che concepisce la società come un organismo vivente studiando i

fenomeni sociali sulla base di leggi biologiche, e quella del meccanicismo, secondo la

quale i fenomeni sociali sono il prodotto di una pura causalità meccanica. Nel 1887

pubblica “Comunità e società”, in cui delinea la contrapposizione di due diversi stadi

dell’umanità: l’associazione di tipo comunitario e quella di tipo sociale. L’analisi

sociologica di comunità e società muove dal concetto delle volontà umane, che si

trovano tra di loro in relazioni molteplici. Le azioni che derivano da queste volontà

possono portare alla distruzione della volontà (e sono negative) di un altro individuo

o alla sua conservazione (e sono positive). Queste ultime producono delle forme di

associazione che possono essere concepite come vita reale e organica (la comunità)

oppure come formazione ideale e meccanica (la società). Tonnies definisce la volontà

alla base della comunità come ESSENZIALE. E’ una volontà innata in ogni essere

umano e si sviluppa secondo precisi stimoli ambientali. La volontà alla base della

società viene detta, invece, ARBITRARIA. E’ artificiale e varia da persona a persona.

La comunità viene descritta come una convivenza pacifica e durevole di più

individui, in cui i rapporti sono improntati a intimità, gratitudine, condivisione di

linguaggi, abitudini e spazi, ricordi ed esperienze comuni. Il tratto sociale

caratteristico della comunità in tutte le sue forme è la comprensione. La vita della

comunità è caratterizzata da una divisione del lavoro e del godimento dei beni

collettivi. In quest’ottica si inseriscono anche la suddivisione dei compiti e la gestione

del potere. La società, invece, è una costruzione artificiale e meccanica, un aggregato

di esseri umani che somiglia solo superficialmente alla comunità. E’ una convivenza

transitoria caratterizzata da una forte separazione. Le attività che si svolgono in essa

appaiono frammentate. Ognuno pensa per sé e sta in un rapporto di costante tensione

con tutti gli altri. L'autore individua tre forme originarie di comunità: la COMUNITÀ

DI SANGUE, caratterizzata da una comune origine biologica; la COMUNITÀ DI

LUOGO, cioè il vicinato, contraddistinta dalla convivenza fisiche in uno stesso

spazio e la COMUNITÀ DI SPIRITO, ossia l'amicizia, ritenuta dall'autore la forma

più alta di associazione umana poiché costituisce una sorta di assemblea mistica.

Questi vincoli rappresentano delle totalità organiche in cui gli uomini si sentono uniti

in modo permanente da fattori che li rendono simili gli uni agli altri e in cui gli eventi

che possono creare diseguaglianza o separazione sono considerati secondari. La

famiglia è alla base di qualsiasi forma di associazione organica, poiché tramite la

procreazione stabilisce un legame tra volontà umane. Tonnies distingue tre forme

embrionali di parentela di stirpe o discendenza: il RAPPORTO TRA MADRE E

BAMBINO, il RAPPORTO TRA UOMO E DONNA e il RAPPORTO TRA

FRATELLI E SORELLE. Il rapporto tra madre bambino è fondato sul puro istinto. In

esso avviene una naturale transizione da legame fisico a legame spirituale. È un

rapporto di lunga durata, poiché la madre deve occuparsi del figlio e provvedere al

suo sostentamento fino a che egli non è in grado di badare a se stesso. Tuttavia, ma

mano che le necessità di natura pratica vengono meno, queste possono essere

sostituite da una assuefazione reciproca. Il rapporto tra uomo e donna si fonda invece

sull’istinto sessuale. Esso si presenta perciò inizialmente come un rapporto non

durevole, caratterizzato da una naturale soggezione della donna all'uomo, poiché

biologicamente più debole. Affinché si instauri un rapporto stabile nel tempo è

necessaria una azione reciproca. Il rapporto tra fratelli e sorelle è quello meno

caratterizzato dall'istinto. Appartiene ad una concezione più strutturata dei legami di

parentela. Il sentimento di amore fraterno può essere considerato una forma più alta

di relazione essere umani. Questo tipo di rapporto si fonda sulla memoria, intesa

come rievocazione di momenti piacevoli nei primi anni di vita. Il legame si consolida

nel tempo grazie all'abitudine. Questa forma di rapporto è contraddistinta da una

eguaglianza di natura e di forze che potrà modificarsi nel corso del tempo per

differenze di intelligenza o di esperienza. Le tre forme embrionali di parentela di

sangue trovano la loro unità nel rapporto tra padre e figli, che riassume i diversi

elementi presenti nella comunità di sangue introducendone al tempo stesso di nuovi e

andando così a costituire le fondamenta del nucleo familiare tradizionale. Come il

rapporto tra madre e figli, anche quello paterno si fonda sulla componente organica.

Esso, però, è caratterizzato da un istinto più debole di quello materno: non è privo di

un'inclinazione affettiva verso la prole, che tuttavia si manifesta in forme più simili a

quello del rapporto tra fratelli. La caratteristica principale del rapporto tra padre e

figli e la diseguaglianza delle età e delle forze. Per Tonnies il graduale sviluppo del

rapporto tra padre e figli è alla base del concetto di potere comunitario. Il padre si

occupa dei figli comunicando ed insegnando loro le proprie esperienze e stabilendo

un legame che si fa via via più paritario. La potestà esercitata dal padre non è vista

dell'autore come coercitiva, ma come forza superiore da esercitare per il bene

dell’inferiore e pienamente accettata da questo. La vita familiare si basa infatti sulla

divisione del lavoro e si sviluppa in termini di reciprocità. L’autorità incarnata dalla

figura paterna racchiude in sé forme di dignità che daranno vita a tre funzioni

comunitarie distinte: la DIGNITÀ DELL'ETÀ, cui competeranno l’amministrazione

della giustizia; la DIGNITÀ DELLA FORZA, che è data dal coraggio e dalla bravura

nella lotta; la DIGNITÀ DELLA SAGGEZZA, che darà luogo alle funzioni

sacerdotali. Tutti questi elementi hanno un ruolo all'interno della comunità. La

famiglia è per Tonnies l'embrione della realtà comunitaria, che trova nella vita

domestica la sua prima espressione di convivenza genuina fondata sulla

cooperazione. Il nucleo della dimensione domestica è di unione tra uomo e donna,

strutturato in un rapporto stabile e duraturo nel tempo attraverso il matrimonio. Il

senso più profondo e naturale di questa unione si ritrova nella comprensione, intesa

come un accordo tacito delle volontà. Questo tipo di unioni va tenuta distinta

dall'istituzione intesa come contratto. Ha il carattere di una promessa implicita e

sottintesa, che scaturisce da un'adesione spontanea. Il centro della vita domestica è la

casa, intesa come sede della parentela di sangue e sua prima manifestazione. L'autore

individua tre strati e sfere della vita domestica, connesse l'una all'altra. La prima

costituisce il nucleo della casa ed è rappresentata dal padrone e dalle donne, quando

hanno pari dignità. La seconda è rappresentata da discendenti, mentre la terza è data

dai servitori. La costituzione della casa è importante come centro dell'economia

domestica, vale a dire come unità autosufficiente che provvede da sola al proprio

sostentamento ed è supportata dalla cooperazione del vicinato. Essa si fonda su una

suddivisione del lavoro sulla base del sesso e delle forze, che vede l'uomo impegnato

nelle attività esterne e la donna in attività interne. Vengono evidenziate due elementi

simbolici della dimensione domestica: il focolare e la mensa. Il primo rappresenta il

nucleo della casa nel seguirsi delle generazioni. La seconda, invece, è la casa stessa.

Due componenti, infine, appaiono particolarmente significative in questa analisi dello

sviluppo della struttura familiare: il campo coltivato e il culto dei morti. Il campo

simboleggia il passaggio da un'economia di tipo pastorale a una di tipo agricolo, ma a

differenza del gregge e del pascolo il campo si pone come una risorsa costantemente

rinnovata per le generazioni future. Il culto degli antenati rappresenta un elemento di

coesione della struttura familiare, che si fonda sul timore e sul rispetto e costituisce

un legame con le generazioni passate. Il campo e gli antenati sono perciò per Tonnies

le radici del nucleo familiare. La transizione da comunità a società è stata determinata

dei flussi migratori dalla campagna alla città. Sotto l'aspetto dell'economia domestica,

la prima caratteristica della casa urbana è che essa non è più autosufficiente. Ciò che

produce con il proprio lavoro il più delle volte non gli occorre per provvedere ai

propri fabbisogni essenziali, poiché per far fronte al proprio sostentamento deve

ricorrere allo scambio. In questo modo, ogni individuo persegue interessi agendo solo

per ottenere una merce e una prestazione adeguata a ciò che cede. Tonnies definisce

lo scambio come il contenuto di una volontà sociale fittizia: esso è un oggetto cui

viene attribuito un valore sociale, determinando una volontà concorde ad entrare

nell'atto del dare e del ricevere. L’autore indica questa volontà con il termine di

contratto, ovvero come risultante di due volontà individuali divergenti che si

intersecano in un punto. Il commercio diventa pertanto il fulcro del vivere sociale. Il

venir meno di un'economia fondata sulla cooperazione per il bene della

sopravvivenza di tutti comporta la decadenza di valori considerati fondamentali per la

vita comunitaria e quindi familiare. Nella logica dello scambio e del commercio,

l'individuo è in conflitto con tutti gli altri ed è determinato a perseguire unicamente il

proprio interesse. L’autorità paterna non ha più una funzione di guida e di

insegnamento in virtù di una maggiore forza, esperienza e dignità, ma si traduce in un

sopruso del più forte sul più debole. La famiglia dunque va incontro alla propria

deistituzionalizzazione. Non è più il fulcro della vita della collettività, fondata su

legami affettivi forti, comprensione e aiuto reciproco. In questa nuova tipologia di

associazione sbiadisce sempre più il concetto dell'altro, che non è più il destinatario

di un investimento emotivo, ma diviene una figura sempre più indistinta nella quale

non si ripongono aspettative di realizzazione personale. Il protagonista della vita

societaria diventa l’Io, inteso come volontà arbitraria, individuo autonomo e

svincolato da passioni e legami, teso unicamente alla propria affermazione e incline a

relazioni deboli e superficiali. Anche i legami familiari, di conseguenza, si

individualizzano. Nel delineare il passaggio da un'associazione comunitaria

improntata a valori condivisi di solidarietà a una società fondata sullo scambio di

mercato, l'autore si richiama all'opposizione status/contratto. Afferma che la

transizione dalle società primitive a quelle moderne è segnata dal passaggio da

rapporti di status, fondati su dipendenze da uomo a uomo prestabilite dall'ordine

sociale, a relazioni di contratto, limitate nel tempo e caratterizzate dalla libertà

individuale. È da notare come il concetto di status coincida con i poteri e i privilegi

attribuiti alla famiglia. Si realizza così un evoluzione delle organizzazioni sociali,

data dal graduale indebolimento della dipendenza dalle strutture familiari, che si

risolvono per lasciare spazio ad una serie di obblighi individuali. L'individuo prende

il posto della famiglia affermandosi come unità sociale. L'autore evidenzia tuttavia

una serie di eccezioni che riguardano la sfera familiare, nella quale permangono tratti

della dimensione organica e comunitaria. Il primo esempio citato è il matrimonio. La

sua natura organica si manifesta nell’unione dei corpi. Per l'autore, inoltre, il

matrimonio è una delle relazioni fondamentali che si pone a metà tra il concetto di

associazione e quello di alleanza: pur non fondandosi su una comunità di sangue essa

riunisce in sé la comunità di luogo e la comunità di spirito. Altro elemento

interessante è l'analisi delle differenze tra i sessi. Anche nella dimensione societaria la

donna è caratterizzata da un rapporto immediato e spontaneo con la realtà. Queste

caratteristiche sono presenti anche nei bambini e nei giovani. L'uomo, al contrario, si

pone come individuo razionale, dominato dall'ambizione, dal calcolo e dalla

consapevolezza. E’ volontà arbitraria, ovvero razionalità orientata al raggiungimento

di un obiettivo.

EMILE DURKHEIM: è il padre fondatore della sociologia. Il lavoro di Durkheim è

improntato sull'esigenza di fondare una scienza della società fondata su basi

empiriche. L’esigenza di comparare la sociologia alle altre scienze induce l'autore ad

accostarsi al positivismo, adottandone l'approccio. Per il positivismo, infatti, è

possibile analizzare scientificamente la società come un qualsiasi organismo e

scoprire le leggi che lo regolano attraverso l'osservazione. Il positivismo evidenzia la

possibilità di costruire un corpus di scienze umane e sociali capace di studiare i

comportamenti individuali e collettivi con lo stesso valore scientifico riconosciuto

alle scienze naturali. Con il testo “Le regole del metodo sociologico”, l’autore

propone una specifica metodologia di analisi che segue e approfondisce il pensiero di

studiosi precedenti. Partendo da un’analogia comtiana tra natura e società Durkheim

si propone di allontanare la ricerca sociologica da qualsiasi presupposto ideologico o

teorico-metafisico e da ogni formulazione di giudizio di valore. I fenomeni sociali,

analizzati empiricamente come dati di realtà, diventano fatti e in quanto tali oggetto

di possibile osservazione e misurazione. I fatti sociali hanno un carattere di

oggettività e si verificano all'esterno dell'individuo, per questo motivo devono essere

governati da leggi naturali fondate su categorie di cause effetto determinate.

Durkheim introduce ed analizza lo studio della famiglia intesa come fenomeno

sociale ricorrendo ad un metodo induttivo comparativo per ricavare dati storici

attendibili su cui fondare la conoscenza, per strutturare i criteri di validazione dei

documenti esistenti e giungere a classificare e spiegare i fenomeni storico sociali

correlati al fenomeno oggetto di studio. La famiglia e il matrimonio sono temi su cui

Durkheim si è spesso soffermato in maniera critica e riflessiva. Le basi del suo lavoro

di ricerca sulla famiglia sono rintracciabili nei testi “Introduzione alla sociologia della

famiglia” e “La famiglia nucleare” e in “La proibizione dell'incesto e le sue origini”.

In quanto fenomeno sociale, la famiglia può essere letta come centro di rapporti che

si sviluppano al suo interno, nelle sue forme di coesione e come lo specchio della

società in un determinato periodo storico. La famiglia nasce quando un uomo si

aggrega dando vita a forme di organizzazione sociale. L'elemento su cui si sofferma

sono i bisogni sociali che spingono gli uomini a raggrupparsi. Durkheim ne individua

due: il BISOGNO DI ORGANIZZAZIONE e il BISOGNO DI PROTEZIONE.

Seguendo uno schema evoluzionistico, Durkheim analizza la famiglia in un

continuum storico che va dalla famiglia estesa alla famiglia coniugale, considerando

quest'ultima come un prodotto storicamente naturale. L'autore concentra la propria

attenzione sui processi di trasformazione della famiglia conseguenti alle

trasformazioni della società. Attraverso l'analisi dei costumi, delle usanze e del

diritto, individua l’essenza della famiglia nella morale domestica (insieme di norme

sulle quali si fondano le condotte e comuni) e nella coscienza collettiva (insieme di

rappresentazioni, norme e valori condiviso dei membri di una società). L'autore

postula una stretta connessione tra morale domestica, costume e diritto, attribuendo

alla prima il senso di equilibrio interno della famiglia, al secondo la struttura della

famiglia e al terzo la conoscenza della morale di una specifica forma di aggregazione

familiare in un dato periodo storico. Sempre analizzando la famiglia, Durkheim

elabora la LEGGE DI CONTRAZIONE PROGRESSIVA, in relazione alla quale

tanto più si estende l'ambiente sociale, maggiormente la famiglia si contrae.

Seguendo uno sviluppo cronologico, la famiglia si è prima costituita nei villaggi, poi

dai villaggi si è passata alle città, per arrivare poi alle nazioni. Alle nazioni poco

estese sono seguite le società contemporanea. Questi cambiamenti hanno

conseguentemente portato a diverse forme di famiglia, tutte accomunate da un

principio superiore di unità che nelle diverse fasi evolutive ha assunto aspetti

simbolici diversi. La tabella sottostante evidenzia l'evoluzione della famiglia secondo

Durkheim sulla base della legge di contrazione progressiva.

Tipo di famiglia Caratteristiche principali Forme simboliche cui si

riferisce

Famiglia-clan Gruppo di non Totem di natura religiosa

consanguinei legati da un

credo comune

Famiglia agnatica Famiglia allargata Conservazione del

matrilineare o patrilineare patrimonio familiare

costituita da più famiglie

Tipo di famiglia Caratteristiche principali Forme simboliche cui si

riferisce

Famiglia patriarcale Complesso di persone e Autorità indiscussa del

romana beni che fanno capo al capofamiglia

pater familias

Famiglia paterna Famiglia formata dal Autorità indiscussa del

germanica padre, dalla madre e dai capofamiglia

discendenti a eccezione

delle figlie.

Riconoscimento dei diritti

della moglie, dei figli

maschi e dei parenti in

linea materna

Famiglia moderna Famiglia formata da Assenza di un principio

(coniugale o nucleare) marito, moglie e figli superiore di unità

minorenni celibi.

Riduzione delle

obbligazioni reciproche e

differenziazione delle

identità

Durkheim, analizzando le trasformazioni sociali, inserisce i cinque stati evolutivi

della famiglia in due principali tipi di società, attraverso le quali descriverà i

cambiamenti storico culturali del tessuto familiare. Le società cui si riferisce sono le

SOCIETÀ DISORGANIZZATE (primitive/tradizionali) omogenee, amorfe e

indifferenziate, che partono dai gruppi di consanguinei per arrivare alle città, e le

SOCIETÀ MODERNE ETEROGENEE, organizzate e differenziate che partono dalle

città per arrivare alle nazioni contemporanea. La famiglia nelle società tradizionali è

contraddistinta da un’organizzazione sociale in cui le differenze tra individui sono

minime. L'ambiente di riferimento risulta essere circoscritto, e volto all'omologazione

di chi lo popola. Per Durkheim la prima forma di famiglie socialmente riconosciuta è

il CLAN, caratterizzato da un principio mistico, dalla condivisione di uno stesso

totem da parte di tutti i suoi membri e non da vincoli di sangue. Ai membri del clan è

vietata qualsiasi forma di rapporto sessuale, considerato un vero e proprio tabù. I

motivi di tali divieti possono essere individuati nei dettami religiosi. L’autore

riconosce alla religione un ruolo centrale nella vita sociale ed evidenzia come la

pratica dell'incesto e la conseguente legge contro di esso abbiano consentito il

passaggio dall'orda iniziale al clan e quindi alla famiglia. Nel tipo di famiglia

primitiva non esisteva alcuna forma di matrimonio. Le relazioni non avevano nessun

carattere vincolante e continuativo, ma erano unioni prive di regole e obblighi

reciproci. Tale tipo di società è fondata sulla solidarietà meccanica: una relazione tra

individui strutturata sulla similitudine di coscienza e di sentimenti tipica delle società

semplici, all'interno delle quali vi è un irrilevante divisione del lavoro. Le funzioni

lavorative svolte dei soggetti risentono di una scarsa differenziazione e di bassa

autonomia personale. In questa forma di società l’individualismo è quasi del tutto

assente. Il termine SOLIDARIETÀ MECCANICA indica un'aggregazione di

individui che risultano simili nelle loro realtà e funzioni. Nelle società tradizionali il

soggetto è completamento assorbito dal gruppo di appartenenza, dalle tradizioni e dai

costumi in essa vigenti. Le idee del gruppo prevalgono su quelle del singolo. Le

credenze e i sentimenti condivisi dai membri di questo tipo di famiglia sono delineati

da una coscienza collettiva che porterà i soggetti ad osservare passivamente regole e a

rispettare le aspettative altrui. La coesione sociale e gli interessi della collettività

vengono tutelati dal DIRITTO REPRESSIVO, considerato da Durkheim come la

piena espressione simbolica della coscienza collettiva. I beni diventano gli elementi

intorno a cui si formano e stringono i legami della famiglia. Il concetto di proprietà è

il nucleo centrale della relazione affettiva. Così strutturata, la famiglia diventa il

principale punto di mediazione per gli individui che le riconoscono il potere sociale,

l’autorità istituzionale e la regolamentazione della coscienza morale. Alla

FAMIGLIA-CLAN è seguita la FAMIGLIA AGNATICA, la FAMIGLIA

PATRIARCALE ROMANA e la FAMIGLIA PATERNA GERMANICA. Si

differenziano dalla prima per i legami interni, contraddistinti da vincoli di sangue, per

la diversa costituzione delle relazioni interne e per i diversi princìpi superiori di unità

intorno ai quali si strutturano questi aggregati familiari. La famiglia moderna

contiene al suo interno tutto lo sviluppo storico del concetto di famiglia ed è il

risultato dell'estensione dell'ambiente sociale con il quale l'individuo si relaziona

costantemente. Questa dilatazione dell'ambiente, evidenziata dal passaggio dei

villaggi alle città e poi alle nazioni, porta ad una restrizione della cerchi familiare,

con la costituzione al suo interno di zone centrali, formati da marito, moglie e figli, e

zone secondarie, formate dal gruppo degli antenati, dai discendenti e dai parenti

collaterali. In questo tipo di società l’individuo si svincola dal gruppo di appartenenza

e dai suoi costumi per ampliare la propria capacità d’azione e la propria autonomia.

In relazione a questo tipo di famiglia, Durkheim indica un superamento del tema

della coscienza collettiva, introducendo e delineando il concetto di

RAPPRESENTAZIONI COLLETTIVE. Il nuovo assunto si fonda sull’associazione

degli individui. Si tratta di una nuova forma di coscienza collettiva molto più

profonda perché poggiata sulla costruzione di dati di realtà attraverso un principio di

condivisione. La famiglia nucleare, così costituita come associazione, si oppone al

comunismo familiare favorendo l’individualità dei membri che la compongono. Di

conseguenza, la solidarietà meccanica risulta non essere più in grado di garantire

l’equilibrio nella vita sociale. Tale apparato sociale necessita, quindi, di un nuovo tipo

di solidarietà, quella che Durkheim definisce ORGANICA, una forma di interazione

tra gli individui fondata sulla differenziazione dei soggetti, sulla divisione del lavoro

e sulla complementarietà delle attività dei singoli. Nella società moderna, pertanto, la

regolamentazione morale, non può più essere garantita dalla famiglia. Attraverso

l’evoluzione storica le relazioni degli individui vengono regolamentate da nuove e

più complesse norme che si rifanno al DIRITTO RESTITUTIVO, inteso come

garante dell’ordine morale e apparato di tutela dei singoli contro la disgregazione e

l’anomia sociale. All’interno di questo quadro si inserisce anche l’unione coniugale

con il DIRITTO DOMESTICO. Il matrimonio diventa un’espressione

contrattualizzata dei rapporti istintivi e passionali tra uomini e donne, creando uno

stato di equilibrio e di disciplina comportamentale.

GEORG SIMMEL: è considerato uno degli autori classici della sociologia ed è

sempre stato interessato all’acquisizione di conoscenza della vita quotidiana e dei

rapporti che in essa si strutturano. Cerca di analizzare i valori attraverso le operazioni

intellettuali della vita di tutti i giorni e del rapporto individuo/gruppo. In particolare,

si è concentrato sul binomio Io-Tu, considerando quest’ultimo come l’elemento

fondante di ogni azione individuale. Per Simmel i rapporti sociali si basano sul

confronto dell’identità dell’Io con quella dell’altro. L’apparato teorico dell’opera di

Simmel si fonda su categorie generali estremamente elementari nella struttura, che

sono però da considerarsi come date. Per esplicitare l’approccio sociologico

dell’autore è necessario soffermarsi su quale sia per lui l’oggetto della sociologia, sul

metodo sociologico e sul rapporto tra individui e società così come lo descrive.

Simmel delinea la sociologia come una scienza i cui contenuti derivano da altre

scienze quali la storia, l’antropologia, la statistica e la psicologia. L’oggetto della

sociologia per Simmel è la società, intesa come l’insieme delle relazioni reciproche

instaurate tra gli individui. Il primo assioma su cui si fonda la sociologia di Simmel è

il concetto di RECIPROCITÀ: la società è prima di tutto una forma di interazione.

Simmel evidenzia che le azioni reciproche sono tutte quelle che caratterizzano la vita

quotidiana. Il secondo assioma su cui si basa l’approccio sociologico di Simmel è

quello di SOCIAZIONE, il processo attraverso il quale determinati tipi di azioni

reciproche si consolidano nel tempo. La società è dunque la struttura che deriva da

una sedimentazione nel tempo di alcune forme di azione reciproca e di processi di

sociazione più o meno fissi e oggettivi. La società può essere analizzata prendendo in

esame i TRE A PRIORI delle forme di sociazione, la cui base è costituita dalla

relazione tra l’Io e il Tu, che si esprime attraverso i processi di socievolezza e

attraverso la coscienza di essere parte di dinamiche sociali più ampie. Il PRIMO A

PRIORI è dato dalla consapevolezza che ogni azione è sempre un’azione sociale e

che lo scambio che si realizza tra diverse azioni sociali può essere inteso come una

forma di mediazione sociale, poiché la conoscenza dell’altro è sempre parziale e

deriva da una rappresentazione che l’Io si è dato dell’altro, che viene interiorizzato

come un tipo sociale. Il SECONDO A PRIORI si riferisce al concetto di individualità

e all’importanza dei ruoli sociali intesi come forma necessaria di mediazione nei

processi di interazione. L’Io si relaziona con l’altro in base a ciò che crede l’altro

pensi di lui, in base alle aspettative altrui. Il TERZO A PRIORI si rifà all’importanza

che l’individuo assegna alla vocazione professionale. Secondo Simmel l’individuo

partecipa ai processi di interazione per trovare nella società un posto alla propria

individualità. Il secondo elemento fondamentale per comprendere l’assunto teorico

della sociologia di Simmel è il suo METODO. L’autore rifiuta il procedimento

conoscitivo neopositivista evidenziando che la sociologia non può essere considerata

come una scienza che rispecchia la realtà, poiché l’unico strumento valido per

conoscere la società è la capacità dello studioso di procedere attraverso astrazioni e

selezioni utilizzando categorie che sono proprie dell’intelletto umano. La conoscenza

e la comprensione della realtà si basano sulla costruzione di forme, simboli, categorie

concetti e narrazioni che sono espressioni di una prospettiva di pensiero. Pertanto, per

Simmel non esiste un unico pensiero esaustivo, ma ne esistono infiniti, quindi il

metodo di ricerca nell’ambito delle scienze storico-sociali deve fondarsi su un’analisi

delle influenze reciproche dei fenomeni sociali. Oggetto di studio sono le

corrispondenze esistenti tra più fenomeni. L’ultimo concetto su cui soffermarsi per

comprendere l’assunto teorico di Simmel è dato dal RAPPORTO TRA INDIVIDUI E

SOCIETÀ. Individui e società interagiscono tra loro in almeno due modi: da una

parte la società è il risultato dell’associazione degli individui che generano l’intera

realtà storica, dall’altra la società è il contenitore di relazioni umane intese come

forme sociali. Ci si chiede quali siano le motivazioni e le modalità con cui l’azione

sociale si svolge attraverso le relazioni. Simmel evidenzia due principi fondamentali:

l’IDENTIFICAZIONE e la DIFFERENZIAZIONE. L’individuo si identifica con gli

altri, ma sempre a partire dai propri valori, dalla cultura, dagli usi e costumi del

contesto. Cerca di distinguersi dal gruppo di appartenenza per delineare le peculiarità

della propria personalità. Ciò non esclude che esistano conflitti e problemi tra i due

livelli, poiché la società chiede costantemente agli individui di conformarsi. Per

illustrare il modo in cui si manifesta il rapporto tra individuo e società, Simmel

introduce il concetto di CERCHIA SOCIALE, intesa come azione reciproca tra i

diversi elementi di un sistema oppure come relazioni tra le parti di un insieme. La

reciprocità è l’elemento centrale che connota una cerchia, mentre gli individui

rappresentano il punto di intersezione tra più cerchie. Nelle epoche precedenti la

modernità la vita degli individui si strutturava attraverso cerchie concentriche

collegate l’una all’altra, nelle quali si esercitava un forte controllo sociale sulla

personalità del soggetto a partire dalla cerchia più ristretta alla quale apparteneva.

Tanto più stretta, poco numerosa ed indifferenziata al suo interno è una cerchia

sociale, tanto meno il singolo corre il pericolo di essere sottoposto ad un processo di

individualizzazione. Oggi l’individuo ha la possibilità di partecipare a cerchie sempre

più differenziate e caratterizzate da una propria sostanza riducibile a se stessa, così

che l’individualità si può determinare in modo più incisivo ed ampio, entrando in

contatto con vari ambiti sociali. Tanto più la cerchia si allarga, maggiormente il

singolo può sviluppare il senso della propria autonomia. In questa cornice

concettuale, Simmel colloca i suoi studi sul LEGAME DI COPPIA, sul

MATRIMONIO e sulla FAMIGLIA. La riflessione simmeliana sul tema della

famiglia si sviluppa alla fine del XIX secolo. Partendo dal concetto di SOCIETÀ

PRIMITIVE e SOCIETÀ COMPLESSE, l’autore delinea il concetto di famiglia

come cerchia sociale dotata di confini, di principi strutturali, di regole interne e di

ruoli dei suoi componenti. L’autore considera la famiglia come la principale forma

sociale caratterizzata da legami di reciprocità stabili e continui. E’ la cerchia sociale

di base per l’individuo, promotrice delle relazioni sociali primarie. La cerchia

familiare determina i presupposti per l’appartenenza ad altre cerchie sociali, ma

contemporaneamente impone al soggetto una profonda fedeltà verso le sue regole

interne. Lo studio dei rapporti familiari di Simmel parte dall’analisi delle prime

cerchie familiari e delle manifestazioni di questa tipologia di relazioni nelle società

arcaiche meno civilizzate. Si oppone alla visione dell’evoluzionismo in base alla

quale le relazioni familiari arcaiche vengono descritte come un caos primordiale

privo di sentimenti, caratterizzato da una sessualità promiscua e priva di regole,

proponendo un’analisi dei rapporti tra uomo e donna duraturi e con proprie logiche

distintive. Per Simmel il patriarcato e la relativa discendenza non rappresentano una

prerogativa esclusiva dei gruppi sociali culturalmente più evoluti, così come il

matriarcato e le diverse forme matrilineari non possono essere considerate come stadi

primari dell’evoluzione sociale. E’ evidente che nessuna relazione tra uomo e donna è

stata lasciata a se stessa, ma è sempre stata regolamentata da norme. Basti pensare

alle diverse forme di rapporti matrimoniali che si sono sviluppate nel tempo, come la

poligamia, i matrimoni di gruppo, l’esogamia (il coniuge deve essere scelto al di fuori

del gruppo di appartenenza), l’endogamia (il coniuge deve essere scelto all’interno

del gruppo di appartenenza) e la monogamia. Simmel accorda grande importanza alla

monogamia, intesa come una forma coniugale fondata sullo sviluppo della civiltà.

Simmel analizza, in generale, il matrimonio e la famiglia come forme di unione tra

uomo e donna che si consolidano e rimangono integri nel suo essere. La forma di

unione coniugale più primitiva analizzata da Simmel è il MATRIMONIO PER

RATTO, in cui la donna veniva soggiogata e sottomessa con la violenza. Non aveva

più autonomia e non le era permessa nessuna forma di reazione e di emancipazione

individuale e riscatto della propria spiritualità. Al matrimonio per ratto segue quello

PER ACQUISTO. Una compravendita della donna fondata sul vantaggio che si

poteva ottenere attraverso il denaro ai fini della coesione sociale. Anche se venduta

come una schiava, il prezzo della donna variava in relazione alle sue caratteristiche

personali. Questa forma matrimoniale iniziava ad indicare un’evoluzione dello stadio

di sviluppo della civiltà, poiché la donna era dotata di un valore intrinseco per il quale

si era disposti a fare sacrifici finalizzati a guadagnare il denaro necessario per il suo

acquisto. La donna comprata era vista come forza lavoro continuativa nel tempo, che

avrebbe garantito il recupero di quanto sborsato per acquistarla, e come possibilità di

assicurarsi una prole, che sarebbe poi diventata nuova forza lavoro da sfruttare. Segue

il MATRIMONIO PER INTERESSE, una forma coniugale fondata sul principio della

dote. Alla donna veniva richiesto di lavorare in casa e di accudire i figli, all’uomo di

lavorare fuori casa e provvedere al sostentamento economico della famiglia. Con

l’avvento delle società moderne, fortemente individualizzate, nasce il

MATRIMONIO PER AMORE. Con la sua nascita emergono tre concetti

fondamentali: l’EROTISMO, la SENSUALITÀ e il SENTIMENTO. Il concetto di

erotismo si basa su una manifestazione relazionale che presuppone la presenza

dell’altro. Non implica la necessità di un atto sessuale, essendo una proprietà del

pensiero basata sull’allusione. Nella sua forma esplicita l’erotismo si manifesta,

attraverso il corpo, come esperienza dell'altro e di sé in relazione all’altro. Non ha

bisogno del possesso del corpo dell’altro, ma solo del contatto con esso in quanto

oggetto del piacere. I concetti di sensualità e sentimento vengono associati da Simmel

all’impulso, al desiderio e all’appagamento finalizzati alla sopravvivenza della

specie. Entrambi si riferiscono alla consapevolezza dell'esistenza dell’altro. Per

Simmel l’amore è una realtà incondizionata della coscienza e non può mai essere

stimolato da cause o interessi esterni.

MAX WEBER: considera la sociologia come la scienza comprensiva dell’agire

sociale, inteso come agire individuale dotato di senso e orientato sulla base

dell’atteggiamento degli altri individui. Al centro della sociologia weberiana si pone

il singolo individuo agente. Concentra la propria attenzione sul senso soggettivo che

gli individui attribuiscono alle proprie azioni. Lo scienziato sociale deve approfondire

il proprio raggio di studio, offrendo un’interpretazione dei fatti. Tale procedimento di

comprensione può essere agevolato da alcune strategie analitiche come

l’immedesimazione, l’empatia e la capacità di rivivere una determinata esperienza.

Tuttavia, per far sì che la comprensione basata su un procedimento interpretativo

assuma un valore scientifico, essa deve inserirsi in una struttura teorica che tenda a

una spiegazione causale. Per Weber la comprensione e la causalità sono correlati.

Weber introduce il concetto di AVALUTIVITÀ delle scienze sociali, precisando che il

rapporto con i valori riguarda la scelta del problema, non la sua soluzione. Una volta

individuato il campo di ricerca sulla base dei propri valori e interessi, lo scienziato

deve mettere da parte questi ultimi, senza lasciarsi influenzare nell’interpretazione dei

dati e nell’analisi dei risultati. Allo scopo di aggirare i rischi insiti in un’impostazione

individualizzante, Weber sviluppa uno strumento concettuale fondamentale per le

scienze sociali: la nozione di TIPO IDEALE. Questo è il risultato di un procedimento

di astrazione che individua le caratteristiche principali di un determinato fenomeno o

agire sociale. Sono costruzioni concettuali che permettono di cogliere costanti del

comportamento umano, offrendo allo scienziato uno strumento di comparazione che

gli consenta di verificare uniformità, similitudini o differenze nei singoli casi

concreti. Rispetto all’agire sociale, Weber individua quattro principali tipi ideali:

l’AGIRE RAZIONALE RISPETTO ALLO SCOPO, l’AGIRE RAZIONALE

RISPETTO A UN VALORE, l’AGIRE DETERMINATO DA UNO STATO

EFFETTIVO e l’AGIRE DETERMINATO TRADIZIONALMENTE. Nel primo i

mezzi e i fini sono scelti e perseguiti in maniera razionale. Nel secondo l’azione è

determinata da un dovere. Il terzo si basa sullo stato emotivo dell’individuo agente.

Infine, il quattro si basa su abitudini acquisite e consolidate. Weber utilizza questa

classificazione per definire i concetti di RELAZIONE SOCIALE, COMUNITÀ e

SOCIETÀ. Una relazione sociale è una categoria sociologica più complessa

dell’agire sociale che presuppone un comportamento dotato di senso e instaurato tra

più individui. Weber definisce comunità una relazione sociale condivisa da più

individui, fondata su un sentimento affettivo o su una tradizione considerati validi

esplicitamente o tacitamente dai suoi componenti. La società è un agire sociale

fondato su un legame motivato razionalmente da interessi condivisi. Weber afferma

che le relazioni puramente sessuali tra uomo e donna non costituiscono il senso della

famiglia. Al contrario, questi legami si trasformano in rapporti parentali quando

costituiscono uno specifico gruppo economico: la COMUNITÀ DOMESTICA.

A strutturare la famiglia come categoria sociale è la condivisione di una solidarietà

domestica mirata alla sussistenza dei suoi membri. La comunità familiare originaria e

fondamentale è quella tra madre e bambino. Tale relazione è caratterizzata dalla

sicurezza fornita ai figli, attraverso la solidità domestica, per garantire loro un sano

processo di crescita. Per Weber la comunità domestica rappresenta la comunità

economica più diffusa e presuppone un agire comunitario continuativo molto rigido,

basato sul riconoscimento dell’autorità del più forte e del più esperto. Sotto il profilo

economico, Weber indica che la comunità domestica è caratterizzata dal comunismo

domestico, dalla condivisione di usi e costumi e da una spiccata devozione personale

verso il gruppo. Altro elemento fondamentale della comunità domestica è la

condivisione della stessa abitazione, che permette la comunione degli interessi, degli

obiettivi e della produzione volta al sostentamento della famiglia. E’ quindi la

comunità domestica a garantire la base economica che funge da presupposto

indispensabile per la realizzazione di una struttura organizzativa basata

sull'eguaglianza dei membri e contro ogni forma di discriminazione degli stessi.

Normalmente le comunità domestiche erano costituite da piccole unità, anche a causa

della dispersione dei membri di una famiglia allargata sul territorio per procurarsi

nutrimento necessario per la sopravvivenza. Weber evidenzia come in passato si siano

registrate numerose comunità domestiche in cui, se da una parte rimaneva

fondamentale il nucleo costituito da genitori e figli, dall'altra si consentiva l'accesso

al gruppo familiare anche a nipoti, fratelli e cugini. Tale situazione è definita

dall'autore GRANDE FAMIGLIA. Ciò accade per due principali motivi: o per

l'accumulo del lavoro o per tutelare la posizione di potere sociale ed economico degli

strati aristocratici. Nel delineare le caratteristiche della famiglia, Weber precisa che in

particolari situazioni di pericolo può sorgere, come forma di aiuto, un agire

comunitario che va aldilà della comunità domestica: quella del VICINATO. Si tratta

di un mutuo soccorso garantito dalla vicinanza spaziale delle comunità domestiche

insediate territorialmente le une accanto alle altre. La presenza del vicinato implica la

consapevolezza di potersi sostenere a vicenda in caso di necessità. La comunità di

vicinato può essere APERTA O CHIUSA al suo interno. È aperta quando l'agire

comunitario è regolato da forze organizzative economiche e politiche estranee, che

hanno ottenuto il controllo della comunità con le armi. Al contrario, quando una

relazione di vicinato è strutturata fin dall'inizio come una comunità economica e la

produzione dei mezzi di sostentamento è affidata ai membri della comunità

domestica, si avrà una comunità di vicinato chiusa con confini rigidi. Secondo Weber,

la comunità domestica rappresenta il principale agire comunitario chiuso verso

l'esterno. Normalmente impone il divieto di rapporti sessuali tra sembri e, qualora

questa pratica venga ammessa e istituzionalizzata, è fortemente regolamentata. Con

l'introduzione della pratica esogamica domestica si arriva ad un’ulteriore chiusura

verso l'interno. Sia anche un uomo portasse nella propria comunità domestica una

donna acquistata sia che entrasse a far parte della comunità domestiche della donna,

ne acquisiva i diritti sessuali in maniera esclusiva. L'esclusività dei rapporti sessuali e

la censura degli stessi si estende oltre le mura della casa domestica con il divieto di

avere rapporti intimi con parenti consanguinei non stretti. Il clan può essere definito

come il luogo della trasmissione ereditaria extra domestica. Il clan non deve essere

considerato come una comunità domestica allargata o come una formazione sociale

che la sovrasta e che connette più comunità domestiche in unità. Le principali

caratteristiche del clan rispetto alla comunità domestica e sono: l'imposizione

dell’esogamia, il divieto della lotta tra i membri del clan e l'obbligo e la garanzia

reciproca della vendetta di sangue.

Capitolo III: Marx, Engels e la famiglia nel conflittualismo.

Con l'etichetta conflittualismo si indica un corpus di approcci che riconoscono nel

conflitto una parte essenziale del funzionamento di una società in quanto motore del

cambiamento sociale e portatore di innovazioni. Il marxismo e la corrente sociologica

ad origine di tale corpus deve il nome al suo fondatore, Karl Marx. Essa nasce in

un'epoca di grandi mutamenti sociali in cui molti pensatori cercavano di spiegare i

grandi cambiamenti che stavano avvenendo nella società con l'avanzare della

rivoluzione industriale. Il conflittualismo di Marx si delinea come un approccio

materialistico alla società e alla storia in generale, in contrapposizione alla filosofia

idealistica di stampo hegeliano. HEGEL riteneva che il motore del mutamento della

realtà forse la natura duplice delle idee, che conteneva in sé sia la tesi (l'idea in sé) sia

l'antitesi (il suo contrario). Lo scontro fra questi due aspetti delle idee avrebbe portato

al momento razionale della sintesi, un nuovo stato di cose che supera l'opposizione

fra tesi e antitesi. Marx riprende questa impostazione dialettica della realtà, ma

sostiene che tale meccanismo non sia correlato agli dei, ma a qualcosa di più

prosaico: secondo l'autore le condizioni sociali e le relazioni di una società sono

determinati dai modi di produzione e distribuzione della ricchezza. Sono essi a

fornire una struttura alla società, costituendo così il vero fondamento su cui sorge la

sovrastruttura politica e sociale. Le relazioni umane sono quindi imposte dalla

struttura economica, indipendentemente dalla volontà degli individui o delle loro

idee. Tutto ciò che è non materiale in una società altro non è che una sovrastruttura,

ovvero una conseguenza del modo di produzione vigente in quella società. Tale modo

di produzione è costituito da due elementi che gli danno forma: le forze produttive,

ovvero gli esseri umani che producono, i mezzi di produzione e le conoscenze

tecnologiche che hanno un impatto sulla produzione e i rapporti di produzione, ossia

la concreta posizione dell'individuo rispetto alla proprietà e all'impiego dei mezzi di

produzione. È importante notare come i rapporti di produzione trovino la loro

espressione giuridica delle leggi di proprietà. La storia dei modi di produzione e delle

diverse forme sociali a essi collegate è vista da Marx ed Engels in un contesto

evoluzionistico. Essi infatti pensano che ogni società nella storia abbia variato il

modo di organizzare le proprie relazioni economiche in base al grado di sviluppo

raggiunto delle forze produttive e che tale sviluppo abbia avuto luogo in fasi

successive. Secondo Marx i rapporti di produzione si mantengono fino a quando essi

sono favorevoli alle forze produttive, scomparendo quando diventano un ostacolo per

esse. Possiamo affermare che le forze produttive si sviluppano più rapidamente dei

rapporti di produzione. Questi ultimi rimangono indietro poiché esprimono delle

relazioni di proprietà dei mezzi di produzione che sono molto più resistenti al

cambiamento. Ne consegue una situazione di contraddizione dialettica fra due

elementi, che genera sempre una variazione delle condizioni economiche oggettive. A

tale variazione si arriva attraverso la lotta fra classi, cioè gruppi di individui che si

differenziano in base alle loro relazioni con i mezzi di produzione. Lo schema vede

una nuova classe in ascesa che si ribella contro lo status quo, che la frena nella sua

espressione e impone un nuovo modo di produrre e distribuire la ricchezza. La

dinamica della lotta fra le classi è per Marx alla base del mutamento sociale. In

quest'ottica il capitalismo non è altro che lo stadio più recente di un processo di

mutamento delle società che prende le mosse da forme economiche primitive. Il

conflitto fra le forze produttive e i rapporti di proprietà innesca e permette queste

evoluzioni. L'autore delinea le fasi di sviluppo delle società nel seguente modo.

All'inizio della storia umana, che Marx chiama STADIO PRIMITIVO, egli pone delle

società basate su una sorta di comunismo naturale in cui non esistono classi, in

quanto la divisione sociale del lavoro è inesistente: ogni individuo provvede non solo

alla sua sopravvivenza, ma anche a quella degli altri. L'unica distinzione è naturale,

dovuta al genere sessuale e alla relativa necessità di occuparsi dei figli. Le donne

lavorano in casa, gli uomini fuori e i mezzi di produzione di beni sono proprietà

comune dell'intera collettività e sono da tutti utilizzati per il soddisfacimento dei

bisogni materiali. Alla fine dello stadio primitivo inizia quello BARBARICO.

Avvengono in questa fase l'invenzione del vomero in ferro e la diffusione della

pastorizia. Le tribù di pastori producevano più viveri delle altre, ancora dedite alla

caccia e alla raccolta. Ciò portò alla nascita dello scambio. Con il tempo lo scambio

passo da quello fra tribù a quello fra individui, a causa della concentrazione della

proprietà nelle mani dei capifamiglia, che si venivano a trovare i proprietari dei mezzi

che servivano a tale scopo. Allo sviluppo della pastorizia si accompagnò un aumento

della produzione agricola, il che generò un surplus di beni. L'aumento di produzione

comportò la necessità di lavorare di più, aumentando il numero di schiavi. I due

autori sostengono che fu questa la prima divisione della società in classi, una di

sfruttatori e una di oppressi. La città divennero sede centrale delle tribù per necessità,

in modo da difendere se stessa e le proprietà degli attacchi dei rivali. Ci fu una

diversificazione delle attività produttive, che portò ad una seconda suddivisione del

lavoro, quella fra artigianato e agricoltura. La schiavitù divenne sempre più

indispensabile per ottenere la necessaria forza lavoro a basso costo. L’aumento del

surplus produttivo portò alla produzione non per il consumo, ma direttamente per lo

scambio. Nacquero altre due classi, i ricchi e poveri, e con esse emerse il sistema

dell'indebitamento che permetteva l'espropriazione delle terre. La densità della

popolazione e l’estensione territoriale richiesero un'amministrazione centrale in grado

di fornire coesione. La nascita delle prime forme di Stato è determinata da necessità

economiche. Lo Stato, per Marx ed Engels, è una sovrastruttura che rappresenta e

tutela solo gli interessi della classe dominante. All'uscita dalla fase barbarica c'è

quella della CIVILTA’, che comincia con il modo di produzione feudale da cui poi

sorgerà il capitalismo. Tramite i meccanismi dell'indebitamento il territorio fu

gradualmente espropriato e diviso in latifondi, proprietà personale delle famiglie

nobili. Il lavoro agricolo veniva svolto non più da schiavi, ma da servi della gleba, ai

quali era concesso di lavorare i terreni altrui in cambio della loro sussistenza. Tutto il

resto doveva essere ceduto al loro signore. In questa fase erano molto forti gli

impianti ideologici conservatori, dediti a mantenere la gerarchia di valori esistenti

allo scopo di impedire qualsiasi pretesa di mobilità sociale. Il proprietario dei mezzi

di produzione aveva ormai acquisito la libertà di decidere se dare o togliere lavoro ad

individui che erano legati con un contratto basato sul principio della reciproca

convenienza. Era lavoro salariato. Questo introdusse la possibilità per i proprietari dei

mezzi di produzione di regolarne l'uso allo scopo di massimizzare i profitti. Marx

porta come esempio della transizione fra il mondo feudale ed l’organizzazione

capitalistica quello che avvenne nella Francia del ‘700. Qui si sviluppò uno scontro

fra la borghesia e l’aristocrazia. La rivoluzione industriale favorì l'arricchimento di

nuovi soggetti a cui cominciarono stati stretti i vecchi rapporti. La nascita del

capitalismo segna una rottura con l'incapacità per una persona nata in un determinato

strato della popolazione di migliorare la propria condizione. In questo contesto la

forma di governo più adeguata al mantenimento della stabilità è lo Stato nazionale,

che garantisce un buon controllo del territorio e un mercato sicuro e stabile.

All'interno di tale organizzazione i borghesi sono coloro che detengono la proprietà

delle tecnologie necessarie alla produzione e generano un'altra classe, chiamata

proletariato. Questo è composto da coloro che per vivere devono lavorare. Anche nel

capitalismo si ripropone la dicotomia dominati-dominatori. Una differenza

importante è data però dal fatto che, seppure fino a quel momento sia esistita una

forte distanza tra ricchi e poveri, questi ultimi erano legati ai mezzi di produzione e

ne avevano, almeno in parte, un controllo indiretto. Ora ne sono scissi. Il tratto

distintivo di tale forma economica è il fatto che in esso la produzione è finalizzata

all’accumulazione di denaro da parte di chi fornisce i mezzi per produrle, cioè i

capitalisti. Le merci sono il prodotto del lavoro dei proletari. Marx attribuisce ad esse

due tipi di valore: il VALORE D’USO, cioè l’utilità della merce nel soddisfare i

bisogni di chi la acquisisce, e il VALORE DI SCAMBIO, cioè l’ammontare di altre

merci o di denaro necessario per acquisire una merce. La principale teorizzazione

conflittualista riguardo la famiglia si ritrova in “L’origine della famiglia, della

proprietà privata e dello Stato” di Engels. Secondo Marx ed Engels la famiglia in

vigore in una data società si trasforma da una forma all’altra in base all’evoluzione

delle condizioni economiche della società. Per comprendere il modificarsi della

famiglia nelle varie epoche storiche è necessario tener presente che per Marx ed

Engels l’evoluzione è un processo con un fine. Oggi il processo evolutivo è

riconosciuto come proprio degli esseri umani e non della società. E’ anche

considerato privo di scopi. Nel periodo storico in cui i due autori scrivono, invece,

molti ritenevano che l’evoluzione non solo si applicasse anche alle società umane, ma

si muovesse verso uno stato di cose perfetto. Le fasi di sviluppo che le società hanno

attraversato nel corso della storia sono analizzabili anche nell’ottica

dell’organizzazione familiare.

Stadio evolutivo della società Forma di famiglia

Prima dello stadio selvaggio Orda, commercio sessuale indiscriminato

Stadio selvaggio Famiglia consanguinea, famiglia punalua

Barbarie Gens, famiglia di coppia

Civiltà Famiglia monogamica

Per quanto riguarda la famiglia vigente nello stadio selvaggio Engels infierisce un

tipo di organizzazione familiare ormai scomparso in base a quanto osservato da

Morgan negli indiani irochesi. Gli irochesi avevano un sistema di parentela in

contraddizione con con i loro reali rapporti familiari. Vigeva fra essi il matrimonio

monogamico, chiamato famiglia di coppia. Questo tipo di famiglia permette una

discendenza chiara, ove paternità e maternità sono indiscutibili. Quel che non quadra

è che l’irochese chiama figli anche i figli dei propri fratelli, che a loro volta lo

chiamano padre. Egli, inoltre, chiama nipoti i figli delle proprie sorelle, mentre loro

lo chiamano zio. Succede l’inverso per le donne, che chiamano figli i figli delle

sorelle e nipoti quelli dei fratelli. Engels interpreta questa discrepanza come la prova

che sia esistita una forma familiare precedente comune a tutte le società nello stadio

selvaggio. Il sistema di parentela è però rimasto intatto perché più lento a modificarsi

delle condizioni oggettive di vita. Tale organizzazione primitiva sarebbe stata fondata

sul commercio sessuale promiscuo e sui matrimoni di gruppo. Fra gli irochesi fratello

e sorella non possono essere padre e madre di uno stesso bambino, ma il sistema di

parentela presuppone una famiglia in cui questa era la regola. Engels arriva alla

conclusione che queste organizzazioni siano residui dello stadio selvaggio, nel quale

vigeva il commercio sessuale all'interno della tribù, ovvero qualsiasi donna

apparteneva qualsiasi uomo e viceversa. In un simile contesto non solo non esisteva

la coppia monogama, ma anche il tabù dell'incesto non era stato ideato. Engels

afferma che la società, in questo stadio, differisce poco dall'orda, che egli considera la

prima organizzazione sociale nel mondo animale. Se la famiglia è monogama non si

forma un’orda, dove invece ci sono libero commercio sessuale e poligamia l’orda

prospera. Da tale commercio sessuale indiscriminato si sviluppano due forme di

famiglia proprie dei selvaggi, in stadi successivi. Il primo stadio fu quello della

FAMIGLIA CONSANGUINEA, in cui i gruppi matrimoniali sono separati per

generazioni. Lo stadio seguente è quello della FAMIGLIA PUNALUA, che si origina

con la diffusione del tabù dell’incesto. Sono le ultime fasi dello stadio selvaggio. La

famiglia punalua è alla base della struttura parentale tipica dello stadio barbarico, la

gens. Se prendiamo dalla famiglia punalua le sorelle e i lori figli e i loro fratelli

carnali otteniamo il gruppo che costituisce una gens. Più gentes formano una tribù.

Gli appartenenti a una gens hanno un capostipite comune, quindi le donne si

considerano sorelle. I padri non fanno parte della gens, poiché non hanno la stessa

discendenza, ma i figli sì, poiché la maternità è certa. Era vietato sposarsi all’interno

delle gentes, ma non all’interno della propria tribù. Questo significa che gli uomini di

una gens potevano scegliere le proprie mogli in un’altra gens non consanguinea con

la propria, ma sempre all’interno della tribù a cui entrambe le gens appartenevano.

Per quanto concerne la famiglia, un tipo di matrimonio di coppia esisteva già al

tempo del matrimonio di gruppo. L’uomo aveva una moglie principale tra le sue

mogli e lo stesso valeva per le donne. Con la diffusione del tabù dell’incesto si

restrinsero le possibilità: i matrimoni di gruppo divennero sempre più impossibili e

furono rimpiazzati dalla famiglia di coppia. Nel passaggio dal matrimonio di gruppo

alla famiglia monogamica un ruolo importante lo ha la pratica dell’ETERISMO, cioè

il commercio sessuale extraconiugale. Engels descrive l’eterismo come una penitenza

a cui la donna deve sottoporsi per guadagnarsi il diritto di sposare un uomo soltanto.

Tale penitenza consiste nel concedersi sessualmente a chiunque prima del

matrimonio. Per Engels questa pratica altro non è che una forma residuale della

libertà sessuale generalizzata della fase precedente, tant’è che il passaggio

dall’eterismo alla monogamia sarebbe avvenuto per opera delle donne, che avrebbero

iniziato a considerare oppressivi e umilianti i vecchi rapporti indiscriminati

preferendo rivendicare il proprio diritto alla castità e alle nozze con un solo uomo. E’

in questo momento, per Engels, che la selezione naturale smette di avere un ruolo

nello sviluppo della famiglia verso la monogamia, poiché il gruppo si era ridotto a

quella che egli chiama “l’unità finale”, la coppia uomo e donna. La famiglia

monogamica, per Marx ed Engels, segna il passaggio dalla famiglia di coppia alla

monogamia vera e propria. E’ da ricordare, però, che le vecchie forme familiari

sopravvivono. L’amore sessuale individuale non cambiò la natura del matrimonio: ci

si sposava per convenienza e spesso la decisione era presa dai genitori. Con il

diffondersi della proprietà privata e del diritto ereditario su base patriarcale si diffuse

l’idea del matrimonio come contratto. Questo ridusse il matrimonio a mera

prostituzione, con la sola differenza che la donna vendeva il suo corpo una volta per

tutte e diventata una schiava. Nello stadio della civiltà, quindi, monogamia,

prostituzione e adulterio convivono. Engels dedica molta enfasi a una contraddizione

che egli vede nel sistema capitalistico, in cui vige il contratto come accordo fra parti

uguali per diritti e doveri. Però, se pure la legge stabiliva che il matrimonio fosse da

stipularsi fra individui liberi, esso alla fine si risolveva sempre nella sottomissione

della donna all’uomo. La classe dominante, in alcuni casi, presentava matrimoni

basati sull’amore. Esiste però un’eccezione, rappresentata dalla classe povera in cui

manca l’accumulazione di un capitale da trasmettere in eredità ai figli, quindi viene a

cadere uno dei presupposti fondamentali della supremazia dell’uomo sulla donna.

Inoltre, con l’entrata della donna nel mondo del lavoro, i rapporti di potere non sono

più sbilanciati. Secondo Engels questa forma di famiglia è vicina alla fine, grazie

all’emancipazione della donna.

Capitolo IV: Talcott Parsons e la famiglia nel funzionalismo.

Lo STRUTTURAL-FUNZIONALISMO è un approccio teorico di stampo

macrosociologico in base al quale l’analisi della società è da affrontarsi nei termini

delle strutture di larga scala di cui essa è composta. Il più noto esponente di questo

pensiero è PARSONS. Il funzionalismo considera la società come un insieme di parti

interconnesse che svolgono specifiche funzioni atte a mantenerla in vita. Gli organi

della società sono i sistemi, ognuno dei quali svolge una data funzione a vantaggio

della società. Nell’ottica di Parsons il termine “sistema” si applica ad entità di diverso

livello. La società stessa è un sistema, così come lo sono le strutture al suo interno e i

sottosistemi minori come la famiglia o gli individui. Tutti questi sono chiamati

“sistemi di azione”, poiché il loro funzionamento fa affidamento sull’azione sociale e

ogni sistema ha particolari bisogni di specifiche condizioni perché continui a

funzionare. Al livello più alto di generalità Parsons individua questi sistemi e le loro

funzioni inserendoli in un modello che viene chiamato AGIL/LIGA.

A (adaptation) G (goal attainment)

Funzione adattiva Raggiungimento dei fini

Sistema economico Sistema politico

Sistema educativo, religioso e familiare Sistema legale

L (latent pattern maintenance) I (integration)

Mantenimento del modello latente Funzione integrativa

Gestione della tensione

All’interno della griglia ci sono i sistemi di cui è composta la società, mentre

all’esterno sono riportate le funzioni che svolgono. Tali sistemi sono la risposta a

quelli che Parsons chiama IMPERATIVI FUNZIONALI, ovvero necessità con cui

ogni società deve fare i conti per non estinguersi. Una società deve, ad esempio, poter

gestire l’ambiente in cui esiste provvedendo alle necessità biologiche tramite la

produzione di beni e servizi e la loro distribuzione. Questa è la funzione del sistema

economico. Si deve anche decidere per quali scopi e in che modo mobilitare ed

utilizzare le risorse. Tale funzione è assolta dal sistema politico. Un’azione coordinata

come quella richiesta per perseguire un fine non è possibile senza un modo di

coordinare le relazioni fra i componenti della società. Di tale funzione si occupa il

sistema legale. Infine, il mantenimento del modello latente si realizza nella funzione

di riproduzione di tali norme e valori. Di questa funzione si occupano i sistemi

religioso, educativo e familiare. Risulta palese l’enfasi posta dal funzionalismo sulla

necessità di integrazione sociale e consenso per mantenere l’equilibrio interno del

sistema societario. Senza un’adesione ai valori sarebbe impossibile intraprendere

qualsiasi azione dotata di senso e la collettività cesserebbe di esistere. Per

esemplificare quale sia la sua teoria dell’azione Parsons ricorre a uno schema AGIL

che include quattro sistemi tra loro interrelati: CULTURALE, SOCIALE, DELLA

PERSONALITÀ e DELL’ORGANISMO COMPORTAMENTALE. Il sistema

culturale è il livello nel quale risiede il cosiddetto sistema simbolico, ovvero

l’insieme di valori, istituzioni, tradizioni, ecc. proprie di ogni società. Il sistema

sociale è, invece, il livello nel quale si svolge l’interazione fra i ruoli che gli individui

ricoprono. Ne consegue che le caratteristiche e i confini di tali interazioni sono

definiti dai valori e dalle norme della società. Il sistema sociale, quindi, consisterebbe

in una pluralità di attori che interagiscono tramite il ruolo. Il sistema della personalità

comprende l’attore individuale con i suoi bisogni e le sue motivazioni, mentre quello

dell’organismo comportamentale consiste nel portato biologico dell’organismo. Per

Parsons “azione” significa ciò che gli individui fanno per realizzare le loro intenzioni

simbolicamente definite dalla società in situazioni anch’esse definite allo stesso

modo. La teoria dell’azione di Parsons, tuttavia, non si limita a queste considerazioni,

ma aggiunge un ulteriore livello di analisi. Nel corso delle interazioni fra gli attori

entrano in gioco quelle che Parsons chiama VARIABILI STRUTTURALI. Ogni

variabile è composta da due termini che indicano gli estremi di una scala nella quale

l’individuo deve scegliere la sua condotta ogni volta che agisce.

Variabili strutturali espressive Variabili strutturali strumentali

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Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher passariello.lucia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della famiglia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Censi Antonietta.

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