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CAP. 2

Il questo capitolo, Greetz racconta l’ideologia religiosa Indonesiana e Marocchina tramite l’idea delle

metafore.

Prima descrive la metafora indonesiana tramite la figura di Kalidjaga e successivamente con la figura di

Lyusi (Marocco).

Entrambe raffigurano la storia dei due paesi ed incarnano due modelli culturali.

Kalidjaga era un delinquente famoso nella città, un giorno cercò di derubare Bonang con un coltello e l’uomo

senza avere paura rispose alle minacce dicendo di smetterla di rubare, perché le ricchezze non portano a

niente e lo invita ad osservare un albero trasformato in oro da lui stesso, senza troppe parole il ragazzo si

fece convincere e aspettò Bonang sulla riva del fiume per 20 anni.

Al ritorno di Bonang il ragazzo divenne mussulmano senza passare per il corano o tramite preghiere, ma

solo per il semplice fatto di aver mediato per tutto questo tempo e prese il nome di Kalidjaga.

Kalidjaga divenne quindi musulmano perché si era riformato, non perché si era riformato perché musulmano,

fù quindi uno stato d’animo voluto da lui stesso.

Lyusi, invece, divenne discepolo di Dio dopo aver aiutato un signore, si dice malato di vaiolo, a lavarsi e a

lavare la sua camicia. Lavando la sua camicia Lyusi beve lo sporco che ne scende prendendo “il potere

religioso” dell’uomo.

Successivamente incontra il sultano Isma, che sapendo chi fosse gli dona una camera nel suo palazzo,

durante il suo pernottamento uno degli schiavi del sultano corre da lui denunciando il fatto che gli schiavi

venissero trattati molto male e Lyusi come protesta ruppe tutti i piatti della corte.

Quando il sultano lo venne a sapere lo cacciò e gli disse che doveva andare via dalla sua città. Lyusi

campeggio con la sua tenda nel cimitero della città stessa e quando il sultano lo venne a sapere corse da lui

a cavallo per cacciarlo o per ucciderlo.

Quando provò ad ucciderlo Lyusi tracciò una linea per terra e quando il sultano la varcò il suo cavallo

cominciò a sprofondare nel terreno, preoccupato il sultano chiese perdono a Dio e si convertì all’islamismo.

Entrambi in personaggi difendono le forme ricevute della conoscenza religiosa contro coloro che si

oppongono alla loro continuazione, difendono l’islamismo proprio per la paura che questa religione vada

completamente perduta.

In Indonesia, la tradizione culturale della religione veniva trasmessa tramite tre dottrine:

- Dottrina del centro esemplare: la corte de re e la capitale avente lo stesso re, formano un immagine

del divino e insieme un ordine sociale. L’importante è la forza morale ed estetica del RE e da questa

deriva la potenza morale ed estetica della corte, e da questa quella della città (poi del paese e del

mondo). Il re era importante per il semplice fatto di essere re, è l’oggetto sacro. Tutto il sistema è

basato su di lui che è la congiunzione tra il divino e l’umano.

- Dottrina del centro esemplare

- Dottrina dello Stato – Teatro: è la realizzazione concreta di tale concezione. La vita rituale della corte

formavano non solo gli ornamenti della regola, ma la sua sostanza. La capitale era un palcoscenico

sul quale i sacerdoti e i nobili rappresentavano uno spettacolo sacro senza fine, e l’uomo ordinario

era lo spettatore e tramite il lavoro il finanziatore.

In Marocco la tradizione religiosa era riassunta nel termine “marabutismo”, che significa legare, collegare,

allacciare, annodare, ecc. Il Marabuto è quindi un uomo legato, unito a Dio.

Il Marabuto è colui che ha Barakah (dono divino) che è una sorta di centro esemplare attraverso cui il divino

entra nel mondo.

Il dono si ha: per miracolo (cioè tramite Dio), o per merito (carisma personale) o per appartenenza famigliare

(carisma ereditario).

Esistono tre modi di vivere l’islamismo in Marocco:

- Quello degli sceriffi

- Complesso del santo (culto della tomba di un dato santone morto. Culto del santo stesso e dei suoi

discendenti. Questo culto rende possibile il Barakah su chi fa il culto)

- Via del ritiro (prevede il ritiro dal mondo collettivo riunendosi in confraternite)

Da una parte per l’Indonesiani l’islamismo è: l’interiorità, la pazienza, l’equilibrio, la sensibilità, l’estetismo.

Mentre da parte Marocchina l’islamismo è: il fervore, l’audacia, la durezza, il moralismo.

CAP. 3

Nel capitolo 3 Geertz parla del fatto che le religioni sono in continuo mutamento, sono cambiate e

continueranno a cambiare.

La religione non è il divino, e nemmeno una sua manifestazione nel mondo,ma una concezione di esso. Gli

uomini per rappresentare questo usano le immagini, immagini che servono per mettersi in rapporto con il

divino.

La trasformazione della società da come sappiamo che erano a come sono ora seguono alcune linee di

sviluppo attraverso tre strategie:

- Quella che si basa sull’uso degli indici: considerata la più semplice. Si prnde un certo numero i indici

e la società in questione viene misurata rispetto ad essi.

- Approccio tipologico: suddivisione in stadi ideali (primitivo, medievale, ecc..) e misurare il

cambiamento in termini di passaggio da uno stadio all’altro.

- Approccio evolutivo: certe tendenze storiche generalizzate nel mono e il movimento di una società è

misurato a seconda del grado in cui tali tendenze sono riuscite a esprimersi.

Il cambiamento religioso in Indonesia e in Marocco consiste nel fatto che gli stili religiosi classici non sono

più soli in campo, ma sono assediati da alte credenze.

Attaccate dal secolarismo e lo scritturalismo.

Sostanzialmente le religioni non sono cambiate, sono cambiate le loro convinzioni, descrivere la storia

religiosa degli ultimi 50 anni dell’Indonesia e del Marocco, significa quindi descrivere un progressivo

aumento del dubbio, c’è stato un aumento minimo di scetticismo, ateismo e di agnosticismo.

Quasi tutti gli abitanti di entrambi i paesi possiedono ancora delle credenze, che si potrebbero chiamare

religiose e molti ne mantengono tantissime, ciò di cui dubitano è la loro fede.

L’interrogativo primo si è spostato dal “che cosa devo credere?” a “come lo devo credere?”.

In nessuno dei due paesi vi sono molti uomini giunti a dubitare dell’esistenza di Dio, ma molti dubitano di se

stessi.

Considerando il periodo coloniale di entrambi i paesi la prima cosa che colpisce è la loro durata, molto più

lunga in Indonesia rispetto al Marocco.

Quello Indonesiano si può datare dalla fondazione di Batavia nel 1619, quello marocchino dalla fondazione

del protettore francese nel 1912.

Il colonialismo in entrambe le città creò le condizioni in cui potè fiorire un islamismo di opposizione, come

difesa dell’identità, lo scritturalismo, invece fornì il contenuti di tale islamismo.

In Indonesia il movimento generale verso un islamismo del libro piuttosto che del miracolo è stato associato

al termine Santri, che in giavanese significa studioso di religione.

In Marocco, invece, non assunse un nome particolare, ma si polarizzato attorno alla stessa figura dett Taleb.

Le basi dell’islamismo furono gettate molto prima del XIX sec, ma solo dopo esso riuscì a cristallizzarsi.

In Indonesia le cause di questa cristallizzazione furono il pellegrinaggio alla mecca, i collegi musulmani e il

sistema di mercato interno.

Il pellegrinaggio creò una nuova classe di adepti spirituali che al loro ritorno crearono collegi religiosi, per

istruire i giovani in quello che ritenevano il vero insegnamento del profeta.

Chiamati Ulama, questi uomini divennero i capi della comunità Santri, che ben presto si allargò

comprendendo anche coloro che avevano partecipato alla scuola religiosa o che simpatizzava per esse

anche senza averle frequentate.

La comunità di pellegrini, studiosi e studenti, sviluppò una concezione della religiosità in cui ò’illuminismo

dello stile classico trovò sempre meno posto, fino a scomparire.

Le linee generali del movimento marocchino verso l’islamismo scolastico erano molto simili a quelle

indonesiane, il modo in cui agì, però fu molto diverso.

La tradizione scolastica marocchina era molo più sviluppata di quella indonesiana, dove tranne poche

eccezioni i poeti erano di educazione induista.

L’arabico era la madrelingua della grande maggioranza della popolazione marocchina, mentre in indonesia

era una lingua straniera.

Gli indonesiani potevano essere definiti pan-islamici, ma non pan-arabi, mentre i marocchini potevano

essere definiti in entrambi i modi.

Inoltre i marocchini si erano trovati ai margini di una grande civiltà islamica, mentre gli indonesiani non erano

mai stati a contatto con la cultura musulmana.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione
SSD:
Università: Verona - Univr
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Deidychan92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Verona - Univr o del prof Tosi Cambini Sabrina.

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