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Anatomia umana e Fisiologia

Appunti completi per l’esame di Anatomia e Fisiologia presi durante le lezioni (frequentate tutte) del Dottor Citterio con aggiunta di immagini e riferimenti al libro consigliato Anatomia Umana, Monduzzi Editore.
Descritti: apparato muscolo-scheletrico, cardiocircolatorio, nervoso, respiratorio, digerente, urinario, riproduttivo, iuxtaglomerulare, tegugumentario e la loro fisiologia. Con... Vedi di più

Esame di Fondamenti morfologici e funzionali della vita docente Prof. G. Citterio

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Elettrocardiogramma (ECG)

Registrazione della attività elettrica cardiaca, è la registrazione della somma di

tutti i potenziali d’azione che percorrono il miocardio. È come fare una fotografia

derivazioni

del cuore da 12 punti di osservazione diverse; di questi 6 sono definiti

periferiche, derivazioni

mentre gli altri 6 punti sono ravvicinati e definite

precordiali. L’elettrocardiogramma mi restituisce 12 grafici attraverso i quali si può

analizzare l’attività del cuore dalle 12 diverse condizioni.

Aspetti principali

- Nel corso del tempo si hanno dei cambiamenti di voltaggio sia verso l’alto che verso il basso

- Alternanza e ripetizione di deflessioni abbastanza riconoscibili:

- Onda P: è la prima deflessione verso l’alto e rappresenta la depolarizzazione degli atri, il

passaggio del potenziale d’azione attraverso gli atri.

- Complesso QRS: successivo all’onda P, deflessione vero il basso (Q), verso l’alto (R),

verso il basso (S). Rappresenta l’onda di depolarizzazione dei ventricoli.

- Onda T: deflessione verso l’alto e rappresenta la ripolarizzazione dei ventricoli, quindi lo

spostamento delle cariche elettriche che rappresentano il recupero del potenziale di

riposo dei ventricoli. La ripolarizzaione degli atri non si vede perché è nascosta dal QRS.

L’elettrocardiogramma è molto utile e ci può dare due ordini di informazione:

- Ritmo del cuore: può ad esempio essere accelerato, non regolare con battito anomalo

- Morfologia delle onde: pur essendo ritmico il QRS può anche avere una forma totalmente

diversa da quella che dovrebbe avere.

Legge di Starling

Legge fisica che dice che esiste una relazione tra forza di contrazione e il grado di riempimento. Il

cuore è in grado di determinare una forza di contrazione diversa in base al suo riempimento. Più

riempio il ventricolo più pompa il sangue con più forza, fino ad arrivare un punto limite, che una

volta superato più lo riempio più la forza diminuisce.

Questa è l’applicazione al cuore del concetto di lunghezza ottimale del muscolo. La lunghezza

ottimale si verifica quando il cuore messo in condizioni adeguate contraendosi mi da la forza

maggiore e maggior pressione al sangue.

Piccola circolazione

Inizia nel ventricolo destro con l’arteria polmonare, essa dalla sua origine nel

ventricolo destro si porta verso l’alto occupando lo spazio mediastinico e poco

dopo la sua origine termina e si divide in due rami terminali:

- Ramo destro dell’arteria polmonare: si dirige verso destra passando al di

sotto dell’arco dell’aorta ed entra nel polmone destro. All’interno del

polmone destro si ramifica in rami sempre più piccoli fino a diventare

arteriole, dalle quali nascono i capillari polmonari

- Ramo sinistro dell’arteria polmonare: si dirige verso sinistra ed entra nel polmone di sinistra

all’interno del quale si ramifica dei rami sempre più piccoli fino a diventare arteriole dalle quali

nascono capillari polmonari. All’interno dei capillari polmonari avvengono gli scambi respiratori

tra ossigeno ed anidride carbonica, il sangue si riempie di ossigeno.

venule polmonari

I capillari si raggruppano in ed le quali riunendosi formano vene che escono dai

polmoni, due per il polmone sinistro e due per il polmone destro. Queste percorrono lo spazio

mediastinico ed arrivano all’atrio sinistro del cuore, dove termina la piccola circolazione.

Quindi il sangue che entra nell’arteria polmonare povero di ossigeno termina nel ventricolo sinistro

ricco di ossigeno per iniziare la grande circolazione.

Grande circolazione

• Arterie Aorta,

Inizia nel ventricolo sinistro con l’arteria che è la più grande e la più lunga

del nostro copro, nasce dal ventricolo sinistro. Lungo il suo percorso presenta:

- Ramo terminale: rappresenta la fine dell’arteria

- Ramo collaterale: si distacca dall’arteria

Ha un percorso che può essere suddiviso in più parti:

- Aorta ascendente: primo tratto che è formato da un tratto che si porta verso

l’alto e verso destra, è il tratto più corto

- Arco: secondo tratto che dalla posizione in alto a destra l’aorta si porta verso

sinistra e posteriormente descrivendo un arco

- Aorta discendente: terzo tratto che scende verso il basso e può essere suddiviso a sua volta in:

- Aorta discendente toracica: è nel torace e sta vicina al lato sinistro della

colonna vertebrale continuando a scendere, attraversa l’orifizo del diaframma e

si trova poi nel torace

- Aorta discendente addominale: è nell’addome e continua a scendere verso il

basso finché a livello della terza vertebra lombare termina biforcandosi nei sui

due rami terminali

- Arteria iliaca comune di destra e di sinistra

rami collaterali

Durante il suo percorso dalla Aorta nascono numerosi

Aorta ascendente

- Arterie coronarie di destra e di sinistra: dall’aorta ascendente nascono due rami

collaterali che portano il sangue al miocardio

Arco: nascono 4 arterie succlavia di destra, carotide di destra, succlavia di sinistra e carotide di

sinistra:

- Tronco arterioso brachio-cefalico o arteria anonima: nasce dall’arco dell’aorta partendo da

sinistra è il primo ramo collaterale, ne seguono altri due. Questo si porta verso l’alto e poco

dopo la sua origine si biforca in due rami terminali che prendono il nome di:

- Arteria succlavia destra: ha lo stesso percorso di quello di sinistra ma differiscono

soltanto per l’origine

- Arteria carotide comune destra

- Arteria carotide comune sinistra: è il secondo ramo collaterale che nasce dall’arco dell’aorta

- Arteria succlavia sinistra: è il terzo ramo collaterale che nasce dall’arco dell’aorta; ha lo stesso

percorso di quella di destra ma con origine diversa.

Arteria succlavia di destra

Si chiama così perché dalla sua origine si porta verso destra e passa sotto alla clavicola

uscendo poi dal torace, dallo spazio mediastinico della gabbia toracica ed entra nella

regione ascellare per questo motivo una volta passata la clavicola cambia nome in

arteria ascellare, questa percorre la regione dell’ascella e proseguendo il suo decorso

arteria brachiale arteria

entra nella regione del braccio cambiando di nuovo il nome in o

omerale. Arrivata a livello del gomito l’arteria termina biforcandosi nei suoi due rami

arteria radiale arteria ulnare

terminale: e che percorrono tutto il braccio e a livello della regione del

polso terminano in una serie di rami terminali per l’irrorazione della mano.

Durante questo percorso l’arteria emette numerosi rami collaterali per l’irrorazione delle varie

strutture dell’arto superiore. arteria vertebrale,

L’arteria succlavia emette un ramo collaterale importantissimo detto che dalla

sua origine si porta verso l’alto e attraversa uno dopo l’altro tutti i 7 fori intertrasversali che

caratterizzano le vertebre cervicali e arrivata all’atlante entra nel foro occipitale e contribuisce

all’irrorazione dell’encefalo. Le due arterie vertebrali sono quindi 2 dei 4 vasi che portano il sangue

all’encefalo. (Arteria vertebrale di destra e di sinistra svolgono la sessa funzione, differiscono

solamene per l’origine).

Arterie carotidi comuni

L’arteria carotide comune è un arteria che andrà ad irrorare la parte del

collo e del capo, nasce nella gabbia toracica nello spazio mediastinico,

quella di destra nasce dal tronco arterioso brachio-encefalico e quella di

sinistra dall’arco aortico e si portano verso l’alto ed escono dalla gabbia

toraci ed entrano nella regione del collo, che percorrono dal basso verso

l’alto rimanendo all’interno e quindi protette dal muscolo sternocleidomastoideo, arrivati in

corrispondenza dell’angolo della mandibola terminano nei loro due rami terminali, ce ne saranno 2

di destra e 2 di sinistra. Le due arterie carotidi esterna ed esterna di quel lato, svolgono due azioni

diverse:

- carotide esterna:

Arteria emette una serie di rami collaterali per la irrorazione delle strutture

dello splancnocranio

- Arteria carotide interna: entra nella scatola cranica, attraversa le ossa del cranio, entra nel

neurocranio e con i sui ram laterali provvede alla irrorazione dell’encefalo

Aorta discendente toracica

Da essa nascono 12 paia (ciascuna arteria dalla sua origine si porta in prossimità della rispettiva

arterie intercostali,

costa) di rami collaterali chiamati queste servono per irrorare le strutture della

gabbia toracica (coste, muscoli intercostali, ecc), da esse nascono rami che altre a irrorare la

gabbia toracica, irrorano anche il midollo spinale. Il midollo spinale quindi sarà irrorato dalle

arterie intercostali.

Sempre tra i rami collaterali dell’aorta toracica abbiamo:

- Arterie bronchiali

- Arterie pericardiche

- Arterie esofagee

Che servono per l’irrorazione delle proprie strutture

Aorta discendente addominale

Inizia al di sotto del diaframma, da essa nascono numerosi rami collaterali:

- Due arterie renali: una di destra e una di sinistra; si dirigono lateralmente per entrare ed irrorare

il rispettivo rene, non solo per dargli nutrimento ma anche per irrorare il sangue e filtrarlo

- Tripode celiaco: nasce dall’aorta addominale, arteria molto corta che dopo la sua origine si

triforca dividendosi in tre rami terminali:

- Arteria gastrica sinistra: serve per l’irrorazione dello stomaco

- Arteria epatica comune: serve per la irrorazione del fegato, la colecisti (cistifellea) e delle

vie biliari

- Arteria splenica o lienale: serve per irrorare la milza e il pancreas

- Arteria mesenterica superiore: è situata sotto l’arteria tripode celiaco e va ad irrorare tutto

l’intestino tenue e e un tratto dell’intestino crasso e un tratto del pancreas

- Arteria mesenterica inferiore: da essa dipende l’irrorazione del tratto restante dell’intestino

crasso

- Arterie testicolari o ovariche o gonadiche: irrorano le gonadi, che sono gli organi che svolgono

le meiosi producendo le cellule germinali, maschili e femminili

Aorta discendente termina nei due rami terminali

- Arteria iliaca comune di destra

- Arteria iliaca comune di sinistra

Arteria iliaca comune di sinistra

Ciascuna delle due arterie iliache ha un decorso simile, una a destra e una a sinistra. Dalla sua

origine a livello dell’aorta addominale si porta verso il basso e lateralmente a sinistra e dopo un

decorso di qualche centimetro si biforca nei suoi due rami terminali:

- Arteria iliaca interna di sinistra o arteria ipogastrica: si dirige verso il basso ed entra nella cavità

pelvica, nella parte bassa della cavità addominale e con i suoi rami collaterali provvede

all’irrorazione degli organi contenuti nella cavità pelvica (vescica urinaria, apparato genitale)

- Arteria iliaca esterna di sinistra: prosegue il suo percorso verso il basso e lateralmente ed esce

nella cavità addominale per entrare nella regione della coscia degli arti inferiori attraversando il

legamento inguinale. arteria femorale.

Entrando nella coscia cambia nome e prende quello di

Questa percorre la regione dalla coscia dall’alto verso il basso stando vicina al femore. Arrivate

nella parte inferiore (ginocchio) della coscia l’arteria si fa posteriore cambiando nuovamente

arteria poplitea.

nome in Questa attraversa la regione del ginocchio posteriormente ed arrivata

nella regione della gamba termina dividendosi nei suoi tre rami terminali:

- Arteria tibiale anteriore: scende anteriormente stando davanti alla tibia

- Arteria tibiale posteriore: scende lungo la gamba stando dietro la tibia

- Arteria peronea: scende stando vicino al perone

Queste tre arterie si portano verso il basso e arrivate alla regione del piede terminano in rami

terminali per irrorare le strutture del piede.

• Vene

Le vene più grosse della grande circolazione sono

- Vena cava inferiore: porta al cuore sangue che fluisce dalla parte inferiore del corpo

- Vena cava superiore: porta al cuore sangue che fluisce dalla parte superiore del corpo

Vena cava inferiore

Essa si forma nella cavità addominale, in corrispondenza della terza-quarta vertebra lombare,

vene iliache comuni di destra e di sinistra.

dalla confluenza di due grandi vene: Da questa sua

origine si porta verso l’alto, rimanendo sul lato destro della colonna vertebrale, passando

attraverso l’orifizio del diaframma e subito confluisce nel cuore (più precisamente nell’atrio

destro). Durante il suo percorso riceve una serie di affluenti:

- renali di destra di sinistra:

Vene esse portano il sangue sporco da vena a vena (la

vena renale di sinistra passa medialmente l’arteria mesenterica superiore).

- gonadiche:

Vene o vena spermatica interna per l’uomo

- Vene sovra-epatiche: esse

3 oppure 2; portano alla vena cava il sangue che

refluisce dal fegato.

Vena cava superiore

Porta all’atrio destro del cuore il sangue che fluisce dalla parte superiore del corpo, si forma nello

spazio mediastinico dalla confluenza di due vene grosse:

- Tronco venoso brachio-cefalico di destra:

- Tronco venoso brachio-cefalico di sinistra: è più lunga perché la cava superiore si butta

nell’atrio di destra e per arrivare li deve attraversare la linea mediana

Dalla sua origine si porta verso il basso con decorso rettilineo ed entra e termina collegandosi con

l’atrio destro del cuore. vena azygos,

Riceve un unico affluente chiamato (esistono 12 paia di vene intercostali che

portano il sangue venoso, la cava essendo corta non ha lo spazio per far arrivare 12 paia, per

questo le vene intercostali confluiscono in una vena); questa vena porta alla cava superiore e

quindi al cuore il sangue che confluisce dai 12 paia delle vene intercostali.

Tronco venoso brachio-encefalico di sinistra

Nasce nello spazio mediastinico dalla confluenza di due grosse vene:

- Vena giugulare interna di sinistra: arriva dall’alto. Nasce a livello della base del

cranio raccogliendo il sangue che refluisce dal neurocranio e quindi sangue

seni venosi cerebrali. (Seno

che nel neurocranio è contenuto in strutture dette

venoso è uno spazio scavato dentro la dura madre dove vengono convogliate

le vene dell’encefalo, alla fine confluiscono in una specie di tappo del

lavandino dove il sangue attraversa la parete del lavandino e subito dotto c’è

la vena giugulare interna). Raccoglie il sangue che confluisce dai seni, che è lo stesso sangue

che ha irrorato l’encefalo. Dalla sua origine si porta verso il basso stando coperta dal muscolo

sternocleidomastoideo attraversando la regione del collo dall’alto vero il basso dove riceve

numerosi affluenti venosi che le portano il sangue venoso che arriva dalla splancnocranio ed

infine arrivata alla base del collo entra nel torace ed incontra la succlavia di quel lato formando

il tronco venoso brachio-encefalico laterale.

- Vena succlavia di sinistra: arriva dal lato. Il suo decorso è analogo al contrario, cioè in direzione

opposta, a quello della rispettiva arteria. Nasce come continuazione della vena ascellare

quando quest’ultima lascia la regione ascellare ed entra nella regione toracica. La vena

ascellare origina dalla continuazione della vena omerale e brachiale, la quale origina dalla

confluenza della vena radiale e ulnare.

Vena porta

La vena porta è una vena di calibro paragonabile alla vena cava per dimensioni.

Essa prende il nome dal fatto che fa entrare il sangue nel fegato. Si forma nella

cavità addominale, dalla confluenza di tre diverse vene:

- Vena mesenterica superiore

- Vena mesenterica inferiore

- Vena splenica/lienale

Che risultano analoghe alle arterie. Alla vena porta arriva tutto il sangue confluito da intestino

tenue, intestino crasso e milza. È un sistema che permette di fare arrivare al fegato tutti i

nutrimenti che sono stati elaborati dall’intestino.

Vene iliache comuni

Le vene iliache comuni danno origine alla vena cava

- Vena iliaca comune di sinistra: vena iliaca esterna e interna

ha origine dalla di sinistra (vale lo

stesso per la vena iliaca comune di destra, ma all’opposto).

- Vena iliaca interna: ipogastrica

è chiamata e raccoglie il sangue che defluisce dalle vene che

escono dagli organi della cavità pelvica.

- Vena iliaca esterna: origina come continuazione della vena femorale, quando quest’ultima

attraversa la regione della coscia ed entra nella regione addominale

- Vena femorale: ha origine dalla continuazione della vena poplitea, quando attraversa la regione

del ginocchio ed entra nella regione della gamba.

- Vena poplitea: si forma nella regione del ginocchio, posteriormente alla confluenza di:

- Vena tibiale posteriore

- Vena tibiale anteriore

- Vena peronea

Circolazioni nelle vene

Per quanto riguarda le vene esistono:

- Circolazione venosa superficiale: solo due vene hanno dei nomi

specifici e sono quelle che raccolgono le vene superficiali e

confluiscono nelle vene profonde

- Circolazione venosa profonda: le vene della circolazione superficiale

confluiscono in quelle della circolazione profonda.

Circolazione venosa superficiale

Per gli arti inferiori sono:

- Vena grande safena: inizia a livello della regione mediale della gamba

inferiormente, percorre dal basso verso l’alto la regione mediale di

gamba e coscia. Essa termina confluendo nella vena femorale.

- Vena piccola safena: si forma posteriormente a livello della regione inferiore della gamba,

percorrendola dal basso verso l’alto e termina confluendo nella vena poplitea.

Per gli arti superiori sono:

- Vena cefalica

- Vena basilica

Circolazione linfatica

È parallela a quella sanguigna.

I vasi linfatici originano dai capillari linfatici, dai quali si passa a vasi linfatici

sempre più di calibro maggiore. Essi confluiscono fino a terminare nella

vena. dotto toracico

Il vaso linfatico con calibro maggiore prende il nome di ed

inizia nella cavità addominale, portandosi verso l’alto stando vicino

all’aorta. tronco venoso brachio-cefalico di

Il suo destino è quello di confluire nel

sinistra, dove termina. linfonodi. linfociti.

I vasi linfatici collegano tra di loro i vari La linfa contiene

FISIOLOGIA DEL SANGUE

Pressione sanguigna

La pressione è una forza che agisce su una superficie, quindi anche quella del sangue sarà una

forza contenuta nel sangue che preme sulle pareti dei vasi sanguigni.

pressione arteriosa, venosa e capillare.

La pressione in base ai vari settori del corpo si distingue in

Arteriosa

Pressione del sangue nelle arterie.

È quella che misuriamo e sta nel range di 120/80 mmHg.

Alla base della pressione che ha il sangue per poter circolare c’è la forza di spinta del cuore; il

ventricolo alterna infatti un momento di contrazione (sistole) a un momento di rilassamento

(diastole); non abbiamo una linea continua ma un momento di oscillazione tra un massimo e un

minimo, in quanto quando il cuore spinge la pressione è massima e quando il cuore rilascia la

pressione avrà un valore più basso.

Con l’età i vasi sanguini tendono a diventare più rigidi, quindi la massima tende a diventare più

alta e la minima tende a diventare più bassa.

Nell’intervallo di tempo che noi misuriamo la pressione del sangue oscilla tra due estremi

- Sistolica: massima, il ventricolo si sta contraendo, è in sistole, ed è legata alla forza di spinta e

le arterie si dilatano

- Diastolica: minima, il ventricolo non si sta contraendo, è in diastole pressione elastica

È importante che nelle pareti delle arterie ci sia del tessuto elastico, la delle

arterie è importante perché nel momento di:

- Dilatazione: nel momento in cui il ventricolo spinge con forza il sangue nelle arterie, l’arteria in

parte si dilata e parte della energia spesa dal cuore per pompare il sangue nell’aorta viene

trasformata in dilatazione delle pareti dell’Aorta; ecco perché’ la pressione massima/diastolica è

massima, ma se non ci fosse l’elasticità sarebbe ancora più elevata.

- Rilassamento: nella fase di diastole la componente elastica delle arterie che era stata dilatata

nella sistole precedente, ritorna alla sua lunghezza originaria spingendo il sangue che aveva

nella parte dilatata facendolo avanzare e facendo in modo che la pressione del sangue non

precipiti a zero, ma sia circa 80 mmHg

Se il cuore pompasse il sangue in un tubo rigido e non in un’arteria elastica si noterebbe che la

pressione massima sarebbe molto più alta mentre la pressione minima molto più bassa (/vicino

allo 0), quindi nella determinazione reale della pressione, una grossa influenza ce l’ha il fatto che

nella tonaca media delle arterie ci sia tessuto elastico.

Onda sfigmica

Questo concetto della dilatazione e del restringimento

onda

delle arterie è alla base della definizione della

sfigmica, intese come un’onda che presenta l’alternanza

di dilatazioni e restringimenti della parete delle arterie,

segue quindi la sistole e la diastole del cuore. Le

dilatazioni dell’arteria corrispondono esattamente al

numero di battiti del cuore, ecco perché è possibile

rilevare il polso.

Questo concetto è alla base della misurazione della pressione arteriosa.

Attraverso la misurazione della pressione non si misura la pressione del sangue, ma la pressione

della camera d’aria applicata al bracciale e alla pompa per gonfiare lo stesso. Il motivo per cui

dalla pressione della camera d’aria viene fuori la pressione arteriosa è che il bracciale gonfiandosi

comprime il muscolo e ciò che è contenuto, quindi anche l’arteria brachiale. Se si toglie l’aria

della camera l’arteria sarà sempre meno compressa, fino a che la camera d’aria schiaccia l’arteria

con la stessa forza con cui il sangue cerca di scorrere nella stessa. Nel momento in cui il sangue

riesce a passare lungo l’arteria, questo genera un rumore/una turbolenza che provoca il rumore

che viene avvertito con il fonendoscopio. In quel momento viene misurata la pressione massima o

sistolica, nel quale il cuore riesce a scorrere nell’arteria. Continuando a far uscire l’aria l’arteria

sarà sempre meno ristretta e il sangue che prima passava solo durante la sistole riuscirà a

passare anche durante la diastole fino a che il sangue passa in un’arteria che non è più ristretta, e

in quel momento non si riuscirà più a sentire il battito cardiaco attraverso il fonendoscopio.

Fattori che influenzano la pressione arteriosa

La pressione arteriosa è determinata da due grosse componenti:

- Attività cardiaca: deriva a sua volta da due fattori

- Forza contrattile: efficienza della pompa cardiaca, cioè il buon funzionamento delle cellule

miocardiche. È indipendente ma può essere influenzata dalla volemia. Inoltre dipende da:

- Sistema NA Orto/Para: sono capaci di aumentare o diminuire la forza contrattile del

cuore (aumento del Para riduce la forza contrattile).

Il fatto che questi sitemi possono esserci queste variazioni è dovuto alla presenza

nell’aorta o a livello della biforcazione carotidea ci sono delle cellule specializzate,

barorecettori

dette (recettori della pressione) che sono sensibili allo stiramento delle

pareti, se sono più stirati la pressione è più alta e conducono al cuore il messaggio

di abbassarla e viceversa; il loro scopo è quello di mantenere la pressione arteriosa

in limiti il più possibile costanti.

- Volemia: volume del sangue, che determina l’attività cardiaca, perché per funzionare bene

un cuore deve essere riempito di sangue. La volemia, pur essendo indipendente, può a

sua volta influenzare la forza contrattile (legge di Starling: più riempio il cuore, maggiore è

la forza di pompa che quel cuore può avere, il tutto entro certi limiti). La volemia è

influenzata da:

- Idratazione: quantità di acqua nel sangue, se c’è più acqua c’è più volemia, se c’è

meno acqua c’è meno volemia; se uno beve poco a lungo andare si disidrata

- Ormoni: interferiscono con la volemia

- ADH: ormone antidiuretico prodotto dalla neuroiposifi quando la osmolarità

plasmatica (concentrazione del sangue) varia, quando tende a diminuire

produce più diuretico; l’acqua che viene risparmiata nelle urine viene assorbita

dal sangue, meno diuresi e pi volemia

- Aldosterone: prodotto dalla regione corticale del surrene e ha come effetto

quello di far riassorbire il sodio nel sangue, più sodio c’è più acqua si porta

dietro

- Resistenze periferiche: non centra direttamente con il cuore, ed è la resistenza che il sangue ha

nel fluire nei vasi sanguigni legata al condotto e non alla forza di spinta. Sono direttamente

proporzionali a viscosità e inversamente proporzionali al raggio delle arteriole. Sono

determinate da:

- Viscosità: più il sangue è denso più offre resistenza al passaggio, la densità del sangue

non cambia, ma può aumentare in condizioni patologiche

- Aumento dei globuli rossi: policitemia vera, doping

- Aumento delle proteine

- Raggio delle arteriole: le arteriole hanno diametro che può essere modificato grazie

all’azione delle cellule muscolari lisce che possono restringere o dilatare, se io modifico di

poco il raggio si modificano di tantissimo le resistenze periferiche; se riduco il raggio

aumento, se aumento il raggio diminuiscono di tantissimo. Le arteriole sono il punto del

sistema circolatorio da cui dipendono le resistenze periferiche, quindi vanno a controllare

quasi direttamente la revisione arteriosa, per queste ragioni, alcuni farmaci lavorano

direttamente sulla dimensione delle arteriole.

- Angiotensina: sostanza che viene prodotta grazie al rilascio di un ormone detto

renina, ed è in grado di restringere il raggio delle arteriole e quindi modificare le

resistenze periferiche.

Nel distretto arterioso la pressione oscilla tra un massimo e un minimo, quindi misurare la

pressione nell’aorta, nella carotide il valore della pressione è lo stesso.

Nelle arteriole invece mentre il sangue passa dopo che le ha attraversate succedono due cose:

- Perde la pressione e l’oscillazione tra il massimo e il minimo non è più riconoscibile

- Il sangue che esce dalle arteriole va nei capillari dove man mano la pressione continua a

diminuire senza l’oscillazione tra massimo e minimo uscendo da essi con un valore di circa 15

mmHg. Quando percorre il sistema venoso il sangue riduce ancora la sua pressione fino ad

arrivare al cuore (atrio destro) con una pressione prossima allo zero.

Pressione capillare

Pressione del sangue nei capillari.

Quando il sangue esce dalle arteriole si trova nei capillari, dove man

mano che scorre la pressione continua a diminuire ma non ha più

l’oscillazione tra un massimo e un minimo. Il sangue fluisce con una

pressione costante in diminuzione, senza oscillazioni. In questo

modo non è più riconoscibile l’onda sfigmica.

Il sangue che entra nei capillari ha una pressione di circa 40 mmHg

ed esce con un valore di pressione di circa 15 mmHg.

Pressione venosa

Pressione del sangue nelle vene.

Dai capillari poi passa alle vene, nelle venule parte con 15 mmHg fino ad arrivare alle vene e poi al

cuore con una pressione pari a 0 mmHg.

Può capitare di dover misurare la pressione venosa centrale, per verificare la quantità di sangue

nel cuore. Per misurarla si utilizza un’apparecchiatura specifica e si misura non in mmHg ma in

cm H2O, in quanto per misurarla si mette una bacchetta graduata d’acqua. Una pressione

normale è da 0 a 12 cm H2O. Se il cuore è vuoto misurerà 0, se è pieno misurerà 12. Si misura ad

esempio in caso di shock per sapere se esso viene da uno stato di scompenso del cuore o da un

calo della volemia.

Scambi capillari

Nei capillari si svolgono gli scambi nutritivi tra sangue e cellule.

I capillari intercorrono i vari tessuti e sono circondati da cellule, le quali hanno bisogno di

nutrimento e di rilasciare le sostanze di scarto. Le sostanze nutritive si trovano nel sangue

all’interno dei capillari, quindi il problema è capire come queste possano entrare all’interno delle

cellule e, di conseguenza bisogna anche capire come l’urea all’interno delle cellule possa andare

nel sangue. estremo arterioso

I capillari iniziano con un (fine arteriole - inizio capillare) e finiscono con un

estremo venoso (fine capillare - inizio venule)

Sono regolati da due diverse pressioni:

- Pressione idrostatica: pressione dei capillari, forza di spinta che ha il sangue e che preme sulle

pareti dei capillari. I suoi valori variano da 40 mmHg all’estremo arterioso e 15 mmHg

all’estremo venoso; man mano che ci si allontana dall’estremi arterioso e ci si avvicina

all’estremo venoso la pressione diminuisce.

- Pressione osmotica: controbilancia la pressione idrostatica. L’osmosi è un fenomeno fisico che

si verifica quando due compartimenti che contengono due soluzioni a differenti concentrazioni,

separate da una membrana semipermeabile (lascia passare solo l’acqua, cioè il solvente e non

il soluto), viene detto osmosi il passaggio del solvente (acqua) dalla soluzione dalla meno

concentrata alla più concentrata così da diluire la soluzione più concentrata. L’acqua si sposta

per far in modo che sia equilibrata la concentrazione.

La pressione osmotica è influenzata maggiormente dal numero di particelle disciolte in acqua;

data una soluzione maggiore è la quantità di sostanza disciolte maggiore sarà la pressione

osmotica di quella soluzione.

La molecola presente in maggiore quantità è il sodio, quindi la pressione osmotica del sangue

dipende dalla concentrazione dello ione sodio. Il sodio però non è responsabile del movimento

di acqua attraverso i capillari, perché la membrana è permeabile al sodio; quindi la quantità di

sodio è la stessa nei capillari e nell’interstizio.

Esiste una sostanza per la quale la membrana del capillare sia semipermeabile, quindi la lasci

passare e questa sostanza è l’albumina plasmatica, presente in quantità nel sangue ma poco

nell’interstizio. Essa dà origine a una pressione che è un tipo di pressione osmotica, si

pressione

comporta da agente osmotica mente attivo e crea una forza di risucchio del liquido,

colloido-osmotica, a causa del fatto che essa è presente in grandi quantità nel sangue e in

piccole quantità nell’interstizio. Prende questo nome perché la pressione osmotica

dell’albumina fa muovere l’acqua tra capillare e interstizio, cosa che il sodio non è in grado di

fare. Il valore della pressione colloido-osmotica è di circa – 25 mmHh (- perché è una forza di

risucchio). Essa non varia tra estremo arterioso e estremo venoso, a differenza della pressione

idrostatica.

In ogni punto del capillare ci sono due pressioni che si contrastano:

- Pressione idrostatica: tende a buttare fuori il liquido

- Pressione colloido-osmotica o oncotica: legata alla presenza dell’albumina che tende a

risucchiare il liquido; il valore di quest’ultima è di circa - 25 mmHg, il meno vuol dire che tende

a tirar dentro l’acqua.

Finché la pressione idrostatica è più alta di quella oncotica, prevale la forza

in uscita e tutto ciò che è più piccolo dell’albumina come l’acqua e tutto ciò

che è disciolto nell’acqua (glucosio e amminoacidi) esce e tramite l’interstizio

va a finire nelle cellule.

Quando invece la pressione idrostatica è inferiore di quella colloido-

osmotica, inizia un flusso di liquido dall’interstizio verso l’interno del capillare

portandosi l’acqua, sodio, potassio e le sostanze di scarto (urea), che

verrano prese nel sangue e buttate nelle vene. Le cellule hanno ottenuto

glucosio (sostanze nutritiva) e rigettato l’urea (sostanze di scarto).

Se la situazione restasse così ci sarebbe uno sbilancio di liquido in uscita rispetto a quello in

entrata, ma la presenza dei capillari linfatici nell’intestino drena il liquido in uscita, cosicché si

equilibri la quantità di liquido in entrata e in uscita, quindi poiché il flusso netto in uscita tende ad

essere maggiore del flusso netto in entrata, l’eccesso di liquido nell’interstizio viene drenato dai

vasi linfatici.

Pressione arteria polmonare

Nella piccola circolazione i valori della pressione idrostatica sono molto più bassi rispetto a quelli

della grande circolazione. Il valore normale della pressione dell’arteria polmonare è pari a 25

mmHg, quando nell’aorta è pari a 120 mmHg.

Nei capillari polmonari la pressione idrostatica sarà più bassa di 25 mmHg.

Anche nell’arteria polmonare la pressione media è 25 mmHg, un quinto della pressione che c’è

nell’aorta. È importante avere la pressione arteriosa dell’arteria polmonare bassa perché in tutto il

tratto dei capillari polmonari la pressione idrostatica sarà sempre più bassa della pressione

collodio-osmotica e questo garantisce che ci sia sempre risucchio e quindi l’interstizio, il tessuto

connettivo tra capillare e alveolo, abbia minor spessore possibile, quindi abbia poca acqua.

Questo garantisce il fatto che il passaggio dei gas (ossigeno ed anidride carbonica) avvenga con

minor difficoltà possibile, perché si devono spostare ed attraversare una barriera che sia il più

sottile possibile.

Edema polmonare acuto: condizione mortale nel giro di pochi minuti, è uno stravaso del liquido dl

capillare all’alveolo e l’ossigeno non passa. Questo succede quando la pressione idrostatica

supera quella collodio-osmotica.

APPARATO RESPIRATORIO

Serve per respirare, la respirazione è il passaggio di ossigeno tra aria ambiente e sangue e

contemporaneamente di anidride carbonica dal sangue all’aria.

Si compone di:

- Polmoni: dove fisicamente avvengono gli scambi respiratori

- Viene aeree o respiratorie: servono per portare i gas o dall’ambiente ai

polmoni o viceversa, dai polmoni all’esterno

- Superiori: si separano da quelle inferiori dalla base del collo

- Naso e cavità nasali

- Laringe

- Faringe

- Inferiori: stanno sotto alla base del collo

- Trachea

- Bronchi

Vie aeree superiori

Naso e cavità nasali

piramide nasale

Naso o è una struttura dello splacnocranio a forma piramidale con uno scheletro

superiormente osseo e inferiormente cartilagineo.

narici

Presenta due aperture, le che rappresentano l’ingresso delle vie aeree. Sono due ampi spazi

scavati all’interno dello splancnocranio, delimitati da ossa (vedi cranio). Queste ossa che formano

le pareti della cavità nasale sono rivestite dalla mucosa delle vie respiratorie.

La funzione delle cavità nasali è quella di purificare l’aria inspirata fermando le impurità o le

particelle più grosse e di riscaldarla e umidificarla. seni paranasali,

Le cavità nasali hanno delle aperture che le fanno comunicare con i che quando si

infiammano viene la sinusite, degli spazi scavati in 4 ossa del cranio:

- Seno frontale: scavato nell’osso frontale

- Seno sfenoidale: scavato all’interno del copro dello sfenoide

- Seno mascellare: scavato all’interno dell’osso mascellare

- Seni etmoidali: scavato nelle masse laterali dell’etmoide

Le cavità nasali iniziano con le narici, tramite le quali comunicano con l’esterno e terminano

coana.

posteriormente collegandosi con la faringe, il punto di collegamento prende il nome di

Nella parte superiore della mucosa delle cavità nasali ci sono le terminazione nervose degli assoni

del nervo olfattivo, il primo paio dei nervi cranici. Le cavità nasali risultano quindi la sede

dell’organo dell’olfatto.

Faringe

È il tratto successivo delle vie aeree che fa seguito alle cavità nasali, è un organo che

appartiene sia all’apparato respiratorio, ma anche all’apparato digerente.

È un organo cavo che si trova dietro le cavità nasali e dietro la cavità orale e viene

usato per il passaggio di aria dalle cavità nasali alla laringe e per il passaggio di cibo e

acqua dalla cavità orale all’esofago.

Si può suddividere in tre porzioni:

- Rinofaringe: porzione superiore; rino vuol dire naso. Si collega con le cavità nasali

anteriormente tramite le coane. Descriviamo due cose:

- Tuba di Eustachio: sbocco della Tuba di Eustachio o uditiva, che collega la rinofaringe con

l’orecchio medio.

- Tonsilla adenoidea: è presente nella parte superiore c’è del tessuto linfatico. Le adenoidi

sono del tessuto linfatico presente nella parte alta della rinofaringe; risultano quindi un

punto strategico dove cellule del sistema immunitario sono lì a sorvegliare la porta di

ingresso dei i germi.

- Orofaringe: porzione intermedia; oro vuol dire bocca. Si trova dietro la cavità orale, ed è l’unica

istmo

parte visiva attraverso l’ispezione. È separata dalla cavità orale da un’apertura chiamata

delle fauci; a livello di quest’ultima si trovano due formazioni anch’esse formate da tessuto

tonsille palatine,

linfatico, le che hanno la stessa funzione delle adenoidi, sono messe sulla

porta d’ingresso dei germi come sorveglianti.

- Laringofaringe o ipofaringe: porzione inferiore; ipo vuol dire basso. Termina inferiormente

collegandosi con l’esofago e invece anteriormente con la laringe, tramite un’apertura che

aditus laringeo.

prende il nome di Questa apertura è generalmente aperta, e si chiude nel

momento della deglutizione; in questo momento si solleva la laringe e si chiude l’aditus.

Laringe

È l’ultimo tratto delle vie aeree superiori si torva nella regione anteriore del collo;

fa seguito alla ipofaringe e termina alla base del collo collegandosi con la trachea.

Ha uno scheletro formato da cartilagine, quindi un’impalcatura cartilaginea; si

distinguono 4 tipi diversi di cartilagini:

- Epiglottide: ha una forma a foglia, ed è rivestita dalla mucosa e forma l’aditus

laringeo.

- Cartilagine tiroidea o tiroide: è la cartilagine più grossa e ha la forma di due

lamine che formano un angolo aperto posteriormente, si chiama così perché in vicinanza si

dispone la ghiandola endocrina tiroide. Dietro a questa ci sono due piccole cartilagini di forma

piramidali.

- Cartilagini aritenoidi: sono due cartilagini pari che si collocano dietro alla cartilagine tiroidea, di

corde vocali;

forma piramidale. Sono importanti perché sono il punto di ancoraggio delle

strutture di tessuti connettivo denso che permetto l’emissione di suoni.

- Cartilagine cricoide o cricoidea: ha la forma di un anello e rappresenta il punto di collegamento

con la trachea

Queste cartilagini sono rivestite dalla mucosa.

Vie aeree inferiori

Trachea

È un organo cavo che si trova nel torace e in particolare nello spazio mediastinico

anteriormente, subito dietro allo sterno. anelli

La trachea è formata da una serie di di cartilagine, non chiusi, ma aperti

posteriormente; questi anelli sono tenuti insieme da tessuto connettivo e ricoperti da

mucosa

mucosa delle vie aeree (la è formata da epitelio pseudo-stratificato o ciliato che

appoggia su un sottile strato di tessuto connettivo lasso).

Inizia con la conclusione della laringe e termina nello spazio mediastinico dividendosi nei due

carena tracheale.

bronchi; il punto di biforcazione viene chiamato

Gli anelli della trachea aperti posteriormente servono per permettere un certo grado di dilatazione

dell’esofago quando noi introduciamo cibo e acqua.; questo implica che trachea ed esofago sono

molto attaccati, se c’è qualche patologie dell’esofago si può trasmettere subito alla trachea e

viceversa.

Bronchi

Sono l’ultimo tratto delle vie aeree iniziano nello spazio mediastinico dalla biforcazione

della trachea a livello della carena tracheale e dalla loro origine si portano in basso e

bronco

lateralmente ed entrano nel rispettivo polmone. Il nome dell’inizio dei bronchi è

principale. Una volta nel polmone i bronchi non si trovano più nello spazio mediastinico,

così i bronchi principali continuano a ramificarsi in bronchi via via sempre più piccoli; i

bronchi principali prendono nomi diversi man mano che si ramificano.

lobari bronchi segmentali bronchi sub-segmentali).

(bronchi —> —>

L’impalcatura di bronchi è formata da anelli di cartilagine chiusi che diventano sempre più piccoli

man mano che anche i bronchi si rimpiccioliscono, a un certo punto i bronchi diventano così

piccoli che gli anelli diventano così piccoli che non hanno più un’impalcatura di cartilagine, che è

bronchioli;

sostituita da anelli di cellule muscolari lisce. Questi ultimi bronchi prendono il nome di

quest’ultimi possono restringersi o dilatarsi (grazie alla parete) per opera del sistema nervoso

autonomo (ortosimpatico: dilata, parasimpatico: restringe). alveoli

I bronchioli continuano a ramificarsi fino a quando terminano con tante estroflessioni dette

polmonari.

La parete dei bronchi è epitelio pseudo-stratificato o ciliato fino ai bronchioli; negli alveoli l’epitelio

è pavimentoso semplice. Le cellule che formano questo epitelio pavimentoso semplice vengono

pneumociti di primo tipo,

chiamate tra queste cellule ci sono altre cellule più piccoline e sparse

pneumociti di secondo tipo;

che si chiamano questi sono importantissimi perché producono una

surfactante alveolare.

sostanza detta barriera o

Gli alveoli sono circondati dal capillare alveolare della piccola circolazione. Si definisce

membrana alveolo-capillare l’insieme di:

- Epitelio pavimentoso semplice dell’alveolo

- Interstizio: tessuto connettivo lasso, spazio tra alveolo e capillare

- Endotelio del capillare: epitelio pavimentoso semplice del capillare

polmonare.

Questa barriera è la parte che deve essere attraversata dai gas per gli

scambi respiratori, per questo deve essere il più sottile possibile.

Polmoni

Luogo dove fisicamente i gas si spostano dall’aria al sangue e viceversa.

Sono due organi parenchimatosi (organi pieni) contenuti all’interno della gabbia

toracica di forma conica con base inferiore e apice superiore, occupano la

maggior parte del volume della gabbia toracica, lasciando uno spazio al centro,

lo spazio mediastinico. Non sono simmetrici perché il polmone di sinistra deve

lasciare un pò di spazio al cuore, per questo motivo quello di destra è più

grande.

Possiamo riconoscere tre facce:

- Faccia diaframmatica: base o superficie inferiore: non è orizzontale perché

dovendo appoggiare sul diaframma possiede una superficie concava; si adatta alla convessità

del diaframma

- Faccia costale: superficie laterale che è la più estesa, inizia da davanti continua lateralmente e

finisce dietro

- Faccia mediastinica: superficie mediale. A livello di questa faccia è presente una struttura, che

non esiste solo nel polmone ma anche in altri organi:

- Ilo: (ilo vuol dire ingresso) rappresenta la zona del polmone

dove entrano od escono delle strutture importanti per il

polmone stesso. Entrano il bronco principale di quel lato, il

ramo di quel lato dell’arteria polmonare, escono le due vene

polmonari di quel lato. Inoltre esso è anche il punto dove la

pleura parietale si riflette nella pleura viscerale; i polmoni, infatti

pleura

sono rivestiti da una struttura che si chiama (ha la

stessa composizione del pericardio, doppio foglietto ecc).

Polmone destro

È più grande del polmone sinistro perché quest’ultimo deve lasciare un pò di spazio al cuore.

scissure,

Possiamo osservare che la superficie dei polmoni è percorsa da delle il polmone di

destra presenta due incisure, mentre il sinistro ne ha solo una. Le scissure dividono il polmone in

lobi:

tre parti dette

- Superiore

- Medio

- Inferiore

La suddivisione dei bronchi all’interno del polmone segue la suddivisione del polmone stesso: il

bronco principale una volta entrato nel polmone si divide in tre bronchi lobari (uno inferiore, uno

medio e uno superiore). Ciascun lobo è suddiviso in segmenti quindi ciascun bronco lo are si

dividerà in bronchi segmentali, i segmenti in subsegmenti e quindi i bronchi segmentali in bronchi

su segmentali.

Polmone sinistro

Possiamo osservare che la superficie dei polmoni è percorsa da delle scissure, il polmone di

destra presenta due incisure, mentre il sinistro ne ha solo una.

lobi:

La scissura lo divide in due parti, dette

- Superiore

- Inferiore

La suddivisione dei bronchi all’interno del polmone segue la suddivisione del polmone stesso: il

bronco principale una volta entrato nel polmone si divide in due bronchi lobari (uno inferiore e uno

superiore). Ciascun lobo è suddiviso in segmenti quindi ciascun bronco lo are si dividerà in

bronchi segmentali, i segmenti in subsegmenti e quindi i bronchi segmentali in bronchi su

segmentali.

I polmoni sono quindi fatti dalle diramazioni della piccola circolazione e delle diramazioni dei

bronchi, il tutto tenuto insieme da tessuto connettivo denso particolarmente ricco di fibre

l’elasticità

elastiche; questo spiega dei polmoni, che si dilatano quando l’aria entra e poi tendono

a tornare alla loro forma originaria.

[Fisiologia]

FISIOLOGIA DELLA RESPIRAZIONE

Possiamo dividerla in tre parti, che avvengono contemporaneamente: fase di ventilazione, fase di

diffusione, fase di trasporto.

Fase di ventilazione

È la fase in cui i gas vengono movimentati tra aria e alveoli. La

ventilazione avviene con due momenti che si alternano:

frequenza respiratoria

inspirazione ed espirazione. La conta quante

espirazioni ed inspirazioni avvengono in un minuto, il numero delle

prime è uguale al numero delle seconde.

Inspirazione

Introduzione dell’aria all’interno degli alveoli. È la fase attiva con attivazione dei muscoli

inspiratori.

Muscoli inspiratori: diaframma, muscoli scaleni, muscoli intercostali esterni, muscolo piccolo

pettorale, sternocleidomastoideo.

Essendo un fenomeno attivo richiede una serie di eventi che devono avvenire in sequenza:

- Attivazione dei centri respiratori nel tronco encefalico: nel tronco encefalico, in particolare nel

ponte e nel bulbo sono presenti dei nuclei specializzati per controllare l’inspirazione che si

centri respiratori.

chiamano nel loro insieme L’inspirazione nasce quindi da neuroni dei centri

respiratori, che analizzano la pressione di ossigeno e anidride carbonica nel sangue; questa

analisi del sangue viene effettuata da cellule nervose specializzate, che si trovano negli stessi

posti dei barorecettori e chemocettori, sull’arco dell’Aorta, che analizzano sulla base delle

chemiorecettori

sensazioni che gli arrivano dai nervi sensitivi. I fanno partire dei messaggi che

fanno sinapsi con i centri di respiro, i quali decidono sulla base delle informazioni ricevute.

Quando la PO2 scende sotto un livello prefissato e la PCO2 sale, questi i centri del respiro

fanno partire dei potenziali d’azione che vanno a comandare i neuroni da cui partono gli assoni

per il nervo frenico.

- Attivazione nervo frenico: i centri respiratori comandano i motoneuroni dai quali partono assoni

che formano il nervo frenico. Il nervo frenico, attivato dai centri del respiro, che attiva i due nervi

frenici contemporaneamente (quello di destra e quello di sinistra).

- Contrazione diaframma: è impari, ma viene comandato dai due nervi frenici, uno di destra e uno

di sinistra, che ne controllano metà per uno, e devono essere attivati contemporaneamente.

Abbassamento cupola + sollevamento coste: ampliamento gabbia toracica. La contrazione del

diaframma comporta l’abbassamento del centro tendineo e l’ampliamento del volume della

gabbia toracica.

- Trazione su pleura parietale: ancorata a gabbia toracica. I polmoni non toccano la

gabbia toracica. Il foglietto parietale è appicciato alla gabbia toracica, mente il

foglietto viscerale è attaccato al polmone; è grazie alla pleura. La pressione intrapleurica è più

bassa della pressione atmosferica perché c’è l’effetto ventosa. Tende a tirare in fuori.

- Trazione su pleura viscerale: ancorata al polmone. Se la pleura si dovesse lacerale, si perde

l’effetto ventoso, e magari la gabbia toracica si espande e il polmone non segue l’espansione.

Tende a tirare indentro; quindi dentro si ha una pressione negativa, che determina la massima

tenuta.

- Distensione dei polmoni: le pleure fanno trazione sul polmone, che si espande.

- Distensione degli alveoli: se si distendono i polmoni, si distendono anche gli alveoli. Se noi non

respiriamo la pressione atmosferica è uguale alla pressione dell’aria degli alveoli perché i due

compartimenti sono in collegamento.

- Legge di Boyle: PxV = K —> P = K/V. Aumentando il volume dell’alveolo la pressione dell’aria

dell’alveolo dopo averlo dilatato diventerà più bassa della pressione atmosferica, che essendo

più alta fa in modo che i gas si spostino da zone dove la pressione è maggiore a quelle dove la

pressione è minore; quindi l’aria entra nel polmone.

È avvenuta l’inspirazione.

Cosa entra?

- Azoto: 80%

- Ossigeno: 20%

- Anidride carbonica: 0%

Espirazione

Emissione di aria dagli alveoli all’esterno. È una fase passiva, che non richiede consumo di

energia.

Muscoli espiratori: muscolo retto-addominale, muscolo addominale interno, esterno e traverso,

muscoli intercostali interni, sono muscoli che vengono usati solo all’occorenza.

Una volta che l’aria è entrata nei polmoni avviene la fase di diffusione e poi l’aria deve uscire

attraverso questo fenomeno passivo:

- Diaframma si rilascia: i centri respiratori smettono di comandare i motoneuroni che

controllavano il diaframma

- Fibre elastiche del polmone si accorciano: non c’è più nessuno che le tiene tirate, quindi

tendono a tornare alla loro lunghezza originale; il polmone tende quindi a restringersi

- Diminuzione del volume degli alveoli: il volume si riduce e la pressione dell’aria degli alveoli

aumenta rispetto a quella atmosferica

- P alveoli maggiore P atmosferica: l’aria esce

Cosa esce?

- Azoto: 80%

- Ossigeno: 16%

- Anidride carbonica: 4%

Volumi polmonari

Può essere necessario misurare i volumi

polmonari. Misurare il volumi polmonari tramite la

spirometria, può essere un dato molto importante

per la cura di certe persone.

Spiromentro: misura i vari volumi polmonari, cioè

quanta aria viene inspirata o emessa. Può misurare volumi polmonari statici e dinamici.

Volumi polmonari statici: sono grandezze descrittive dell’aria che può essere contenuta nei

polmoni

- Volume corrente: quantità di aria che uno introduce o emette durante una respirazione

tranquilla, cioè quanta aria viene movimentata ed è circa 0,5 L di aria.

- Volume di riserva inspiraotoria : quantità di aria che può essere ulteriormente introdotta a partire

dal termine dell’inspirazione fino alla massima capacità inspiratoria.

- Volume di riserva espiratoria: quantità di aria che può essere ulteriormente emessa a partire dal

termine dell’espirazione tranquilla fino alla massima capacità espiratoria.

- Volume residuo: quantità di aria che rimane nei polmoni al temine di un’espirazione forzata;

questa è inerte e non partecipa agli scambi respiratori

Capacità vitale: rappresenta la massima capacità di aria che può essere movimentata nei polmoni

ed è la somma di volume corrente + volume di riserva inspiratoria + volume di riserva espiratoria.

Capacità polmonare totale: quantità di aria che può essere contenuta nei polmoni è da dalla

somma della capacità vitale + il volume residuo.

Volumi polmonari dinamici: possono cambiare con l’attività

- Capacità vitale forzata: rappresenta la quantità di tempo nel quale si riesce ad espellere la

quantità di aria presente nei polmoni.

- Capacità vitale forzata in un secondo: parametro più standardizzato rispetto alla capacità vitale

forzata; passato un secondo la macchina misura quanta aria è stata buttata fuori. Questo

parametro se alterato è indice di una ostruzione.

Tensione superficiale e il surfactante

La normale ventilazione è resa possibile grazie alla

surfactante alveolare.

presenza del

Il surfactante alveolare, prodotto da pneumociti di primo

tensione superficiale

tipo, serve per ridurre la degli alveoli.

La tensione superficiale è una forza che tende a far

aggregare le molecole dei liquidi tar di loro in modo che

possano occupare il minor volume possibile.

La Ts in una bolla genera pressione. Legge di Laplace

La relazione tra Ts (tensione superficiale) e P (pressione) è stabilita dalla (P=2T/

r), ha scoperto che la Ts (forza di aggregazione) è inversamente proporzionale al raggio, più il

raggio è piccolo più le molecole vogliono stare tutte vicine, perché la forza è grande.

Qual’è il problema riferito all’apparato respiratorio?

Gli alveoli potrebbero essere intesi come delle olle d’acqua (liquido interstiziale); dal punto di vista

idrico quindi gli alveoli sono tante bollicine di acqua. Essendo tante bollicine centra la tensione

superficiale in tutti gli alveoli, perché ha a che fare con tutti i liquidi. Dato che la Ts è tanto

maggiore quanto è più piccolo il raggio, un alveolo quando è piccolo ha una così forte Ts che

nessun muscolo riuscirebbe ad aprirlo (alla nascita gli alveoli sono piccolissimi e nel momento del

parto si fa il primo respiro, per quanto riguarda la Ts, se la lasciamo pura il bambino non

riuscirebbe a vincere le forze che tengono aggregate le gocce di liquido degli alveoli). Per fortuna

che esiste il surfactante, che rende possibile ai muscoli di avere la forza necessaria per dilatare gli

alveoli quando la Ts è massima; questa molecola di azione tensioattiva, si introduce tar le

molecole di acqua e riduce la Ts.

Fase di diffusione

Durante questa fase i gas (ossigeno e anidride carbonica) passano attraverso la barriera alveolo-

capillare, questa è formata da 3 parti e deve essere il più sottile possibile.

Il capillare ha un estremo venoso e uno arterioso.

Legge di diffusione

C’è una legge che caratterizza la diffusione, questa è la legge della diffusione: la diffusione di un

gas attraverso due compartimenti è dato dalla differenza della pressione di quel gas nei due

compartimenti.

Diffusione = k*[(P1-P2)/s]

- D: diffusione

- (P1-P2): differenza di pressione che ha quel gas fra i due componenti

- A: area/superficie di assorbimento è fissa ed è l’area totale degli alveoli

- S: spessore della barriera, se la membrana è sottile il gas fa meno fatica a passare

- K: costante di permeablità o diffusibilità che è propria di ciascun gas che deve diffondere,

quindi è legato alle proprietà intrinseche dell’elemento che deve diffondere

Ciò che è variabile è la differenza della pressione del gas tra i due compartimenti.

La pressione di una miscela di gas è data dalla somma delle

pressioni parziali dei singoli gas che compongono la miscela.

Nell’alveolo c’è una pressione alveolare, che è la somma delle

pressioni parziali dei singoli gas contenuti nell’alveolo.

Mentre nella fase di ventilazione si parla di pressione alveolare in

generale, in questa fase bisogna considerare le pressioni parziali dei

singoli gas che diffondono, cioè di ossigeno e anidride carbonica;

facendo per ognuno un ragionamento distinto perché ognuno ha la

sua pressione parziale anche se sono eventi che vengono insieme.

Ossigeno

L’ossigeno nell’alveolo ha una pO2 (pressione parziale: ossigeno non è mai puro, ma fa parte di

una miscela) di circa 100 mmHg.

Nel sangue che entra nel capillare la pO2 è di circa 40 mmHg.

Per la legge della diffusione man mano che il sangue percorre l’alveolo l’ossigeno diffonde

secondo un gradiente di pressione da dove ce n’è tanto a dove ce n’è poco, quindi passa

dall’alveolo al capillare.

Ma l’equilibrio non si raggiunge togliendo ossigeno all’alveolo, ma la pO2 alveolare è sempre 100

mmHg perché man mano che si svolge la diffusione l’alveolo viene sempre rifornito da ossigeno

con gli atti respiratori. L’equilibrio si raggiunge quando entrambe le pO2 sono a 100 mmHg.

Nei capillari della circolazione sistemica arrivano anche i gas che sono regolati dalla legge di

diffusione , le cellule hanno bisogno di glucosio e ossigeno. Gli spostamenti dei gas sono regolati

dalla legge della diffusione, non dalla pressione idrostatica e colloide-osmotica.

Il sangue arriva nei capillari sistemici con una pO2 di 40 mmHg esce con una pO2 di 100 mmHg.

Nei capillari della circolazione generale entra con una pO2 di 100 mmHg.

Nell’interstizio c’è una pO2 di 40 mmHg costantemente perché le cellule affamate di ossigeno,

man mano che arriva lo consumano; l’ossigeno passa dal sangue all’interstizio e l’equilibrio verrà

raggiunto a 40 mmHg, l’ossigeno infatti uscirà dal capillare con una pO2 di 40 mmHg, che è la

stessa pO2 con la quale il sangue entrerà nel ciclo polmonare.

Anidride carbonica

Ha una pCO2 all’interno dei capillari di circa 45 mmHg e all’interno dell’alveolo di circa 40 mmHg.

Per la legge di diffusione la CO2 passa dal capillare all’alveolo seguendo il percorso opposto

dell’ossigeno e smetterà di passare dal capillare all’alveolo quando raggiungerà i valori di 40

mmHg.

Una volta che il sangue esce dai capillari polmonari, esco non viene più modificato a livello di

componente gassosa fino a che non arriva ai capillari della circolazione sistemica.

L’anidride carbonica esce dai capillari polmonari con una pO2 di 40 mmHg ed entra nei capillari

sistemici con la stessa pCO2. Nell’interstizio la pCO2 sarà di costantemente di 45 mmHg perché

l’anidride carbonica viene prodotta continuamente. Per la legge della diffusione la CO2

dall’interstizio va nel sangue e l’equilibrio verrà raggiunto a 45 mmHg, il sangue uscirà dal

capillare generale con una pCO2 di 45 mmHg.

Guardando questi dati la costante di permeabilità sarà maggiore nell’anidride carbonica, perché

l’ossigeno fa più fatica a diffondere.

Fase di trasporto

Trasportare i gas nel sangue. Qui separiamo il trasporto dell’ossigeno e dell’anidride carbonica.

Ossigeno

L’ossigeno non si scioglie bene nell’acqua allora si lega all’atomo di ferro contenuto

nell’emoglobina (possibilità di legare 4 atomi di ossigeno). Il trasporto di ossigeno è quindi

strettamente legato alla disponibilità di emoglobina.

Saturazione: misura la capacità di legame dell’Hb per l’ossigeno. È un valore che si può misurare

con il saturimetro ed è espresso in percentuale. La saturazione non è uguale alla pO2, anche se

c’è ovviamente una relazione. La saturazione vale tra 0 e 100; la pO2 va da 0 a ∞. La curva che si

forma dalla relazione tra le due assume un andamento non lineare ma a S.

I vantaggi di questa curva sono:

- Regione piatta della curva: in questa regione anche ampie

variazioni di pO2 non determinano grandi variazioni di

saturazione perché è già ai valori massimi; per valori simili a

quelli dei capillari polmonari (100 mmHg) la saturazione è al

massimo. L’emoglobina è già saturata al 100%.

- Regione ripida della curva: per valori di pO2 più o meno

vicini a quelli che ci sono nei capillari sistemici, anche

piccole variazioni di pO2 determinano grosse variazioni di

saturazione. Più i poveri sono poveri, più l’emoglobina

cede ossigeno, togliendolo su ricchi; per questo è

chiamata Robin Hood. Più un capillare ha bisogno di

ossigeno più l’emoglobina glielo stacca. Più bassa è la pO2

nei capillari, maggiore è il distacco di ossigeno che

l’emoglobina può dare per quei capillari.

Questo concetto dell’emoglobina che cede ossigeno quando ce n’è bisogno può essere

maggiormente manifesto in alcuni casi particolari. Ad esempio se in un distretto corporeo:

- Temperatura aumenta

- pH diminuisce

- PCO2 aumenta

Se si verifica una sola di queste condizioni e si ripete l’esperimento della curva di prima si vede

che la curva che ottengo è simile a quella di prima ma spostata verso destra; cioè uno

spostamento verso destra della curva del legame dell’emoglobina per l’ossigeno.

I vantaggi di questa curva sono che a parità di valori di pO2 rispetto a prima l’emoglobina stacca

molto più ossigeno e si satura meno, quando le cellule soffrono di più e ne hanno più bisogno,

perché siamo in presenza di una sofferenza cellulare.

Anidride carbonica

L’anidride carbonica (CO2) rispetto all’ossigeno si scioglie nell’acqua, reagisce con l’acqua (H2O)

e forma l’acido carbonico (H2CO3), che essendo instabile si scinde in idrogeno (H+) e ione

bicarbonato (HCO3-). Questa reazione chimica può avvenire o verso destra o verso sinistra in

base alle necessità della cellula.

L’anidride carbonica è trasportata nel sangue sotto forma di ione bicarbonato (HCO3-).

Nel sangue che circola nei capillari sistemici, a livello dei capillari cellulari viene prodotta

incessantemente; a livello dei capillari polmonari invece viene risucchiata e lo ione bicarbonato

viene ritrasformata in CO2.

Rapporto ventilazione perfusione

Perché gli scambi tra alveolo e capillari siano ottimali ci

deve essere un rapporto fisso tra aria che entra negli

alveoli e sangue che riempie i capillari; se così non è

nascono patologie.

Esaminiamo 3 alveoli: considerando che per una

corretta respirazione è necessario che tutti gli alveoli

siano ventilati e tutti i capillari ben perfusi.

- Normale: il sangue esce con una pO2 di 100 mmHg

- Riempito di aria ma in un capillare il sangue è ostruito

causa un embolo: il sangue esce con una pO2 di 40

mmHg

Emogasanalisi: metodo di misurazione del gas nel sangue, si punge l’arteria radiale (è come

pungere l’arteria polmonare) e si inserisce in una macchina attendendo in pochi secondi i risultati:

- pCO2: deve essere di 40 mmHg

- pO2: deve essere di 100 mmHg

- acidosi,

pH: deve essere compreso tra 7,35 e 7,45. Se è inferiore a 7,35 si para di se superiore

alcalosi.

a 7,45 di

- SaO2: deve essere compresa tra 97 e 100%. Una saturazione anche solo del 90% corrisponde

già a una pO2 piuttosto bassa.

- HCO3-: 24 mmol/L

APPARATO DIGERENTE

L’apparato digerente serve per:

- Digerire i cibi: ridurre molecole complesse in molecole semplici

- Assorbire: assorbire le molecole semplici nel sangue

Per fare ciò si avvale di numerosi organi:

- Tubo digerite: unico tubo cavo diviso in varie parti, che percorre tutto il copro partendo dalla

cavità orale fino all’orifizio anale

- Cavo orale

- Faringe

- Esofago

- Stomaco

- Intestino: si divide a sua volta in

- Intestino tenue: si divide a sua volta in

- Duodeno

- Tenue mesenterico

- Intestino crasso: si divide in

- Cieco

- Colon: si divide in

- Ascendente

- Trasverso

- Discendente

- Sigmoideo

- Retto: si divide in

- Ampolla rettale

- Canale anale: termina con l’orifizio anale, che è il punto di termine del

tubo digerente

- Ghiandole annesse: ghiandole collegate al tubo digerente; sono ghiandole esocrine, che

riversano il loro secreto nel tubo digerente stesso. Sono rappresentate da:

- Ghiandole salivari

- Fegato e vie biliari: viene considerato anche una ghiandola perché riversa la bile

attraverso dei condotti dette vie biliari

- Pancreas esocrino: ha due funzioni, una esocrina e produce gli enzimi pancreatici che

servono per completare la digestione. È una funzione endocrina che produce gli ormoni

Tubo digerente

Cavità orale

Rappresenta la parte iniziale del tubo digerente, si trova nello

splancnocranio e ha una serie di pareti che sono o ossee o muscolari.

- Parete superiore: formata dalla porzione orizzontale dell’osso mascellare e

posteriormente dall’osso palatino

- Parete inferiore: formata dai muscoli sopra iodei e dal muscolo milo-ioideo

- Pareti laterali o guance: formate dai muscoli mimici, in particolare dal muscolo buccinatore

- Parete anteriore: formata da strutture cutanee apposite che sono l’ingesso della cavità orale, le

labbra

- Parete posteriore: formata dall’istmo delle fauci che rappresenta il punto di collegamento con la

faringe

Strutture

- Denti: organi di particolare durezza e resistenza, che servono per operare una prima digestione

meccanica (spezzettamento) dei cibi. Nell’adulto sono 32, suddivisi in 2 arcate, una superiore i

denti di questa arcata sono localizzati nel processo alveolare che è una sporgenza dell’osso

mascellare e una inferiore , i denti di questa arcata sono localizzati nel processo alveolare della

mandibola. Un dente è formato da tre porzioni:

- Corona: parte visibile

- Radice: parte incastrata nell’osso

- Colletto: punto di passaggio tra corona e radice, dove si trova la gengiva, mucosa che

ricopre il processo alveolare dell’osso mascellare o mandibolare.

Si possono riconoscere 3 strati:

- Smalto: strato più esterno della corona

- Cemento: strato più esterno della radice; questo si trova ad essere

incastrato nel processo alveolare e quindi attaccato all’osso mascellare

o mandibolare da fibre connettivali molto fitte, cioè fibre di tessuto

connettivo denso

- Dentina: è presente sia nella corona che nella radice ed è la parte

intermedia; in essa sono contenute delle cellule (odontoblasti), che come

i fibroblasti producono tutte le sostanze che vanno poi a costituire il

dente

- Polpa: parte più interna; contiene vasi sanguigni e nervi per il nutrimento

e per sensibilità del dente, le terminazioni nervose portano i loro impulsi

all’encefalo lungo la branca mandibolare o mascellare

Possono poi essere suddivisi in:

- Arcata superiore: composta di 16 denti, essendo simmetrica si può dividere

in due emiarcata

- Arcata inferiore: composta di 16 denti, essendo simmetrica si può dividere

in due emiarcata

- Emiarcata: per ciascuna riconosciamo propendendo da mediale a laterale

riconosciamo

- 2 incisivi: hanno la corona affilata a forma di lamina; insieme ai canini

hanno il compito di fare una prima lacerazione del cibo.

- 1 canino: hanno la corona appuntita; insieme agli incisivi hanno il

compito di fare una prima lacerazione del cibo.

- 2 premolari: hanno una corona grossomodo cubica a forma di

parallelepipedo, insieme ai molari servono per triturare il cibo;

hanno una radice unica.

- 3 molari: hanno una corona grossomodo cubica a forma di

parallelepipedo, insieme ai premolari servono per triturare il cibo;

hanno una radice che può esser doppia o tripla.

Nello sviluppo c’è una duplice dentizione:

- Decidua: prima dentizione destinata a cadere è provvisoria; è formata da 20 denti che

sono quelli centrali (incisivi, canini, premolari)

- Definitiva o permanente: i molari sono già denti definitivi; l’ultimo molare di ogni emiarcata

sono gli ultimi ad erompere e vengono fuori introno ai 17/18 anni (denti del giudizio)

- Lingua: è un organo muscolare contenuto all’interno della cavità

orale che ha il compito principale di rimescolarsi i bocconi di cibo,

saliva,

per permettere anche un maggior contatto con la che è un

liquido prodotto dalle ghiandole salivari. Ha inoltre un importante

funzione nella modulazione dei suoni.

Nella lingue riconosciamo:

- Corpo: parte mobile

- Radice: parte fissa, ancorata alla cartilagine epiglottide

A livello della sua superficie di rivestimento sono presenti delle cellule nervose specializzate

che fanno parte dell’organo del gusto, che trasforma gli impulsi chimici (dolce, salato) in

potenziali d’azione che una vota arrivati a livello dell’encefalo prenderanno coscienza della

sensazione.

- Ghiandole salivari: la cavità orale rappresenta il punto di sbocco delle ghiandole salivari, che

riversano la saliva nella cavità orale. Sono ghiandole annesse al tubo digerente; sono ghiandole

saliva,

esocrine che producono un secreto che si chiama è un liquido che contiene una serie di

sostanze

- Acqua

- Enzimi digestivi: in grado di operare una prima digestione del cibo.

Amilasi salivare o ptialina:

Es. enzima che serve per scindere l’amido che è una catena di

carboidrati complessi, polisaccaridi, grazie a questa avviene anche una prima digestione

chimica

- Lisozima: sostanza che limita la carica batterica, riduca la capacità da parte dei batteri di

crescere

- Immunoglobuline di classe A (IgA): sono un tipo di anticorpi che rappresentano un

tentativo di sorveglianza immunitaria

Si suddividono in

- Maggiori: sono 3 per ogni lato e hanno una maggiore capacità di produrre saliva

- Ghiandola parotide: è la più grande e si trova all’esterno del cavo

orale nella regione del volto in prossimità subito davanti

all’orecchio, cioè davanti al padiglione auricolare. Ha una

struttura microscopica tubulo acinosa ramificata, la saliva viene

prodotta negli acini, convogliata nei tubuli, finché esce dalla

dotto di stenone,

ghiandola con un unico dotto escretore, detto

che deve attraversare la guancia e termina all’intero della cavità

orale in corrispondenza del secondo molare superiore.

- Ghiandola sottomadibolare: ha il dotto escretore che si riversa

nella cavità orale a livello del pavimento

- Ghiandola sottolinguale o sublinguale: ha il dotto escretore che

si riversa nella cavità orale a livello del pavimento

- Minori: sono ghiandole che si trovano subito sotto la mucosa che riveste la cavità orale.

La mucosa è formata da un epitelio pavimentoso stratificato no cheratinizzato. Al di sotto

della mucosa sono presenti le ghiandole salivari minori, cioè più piccole di quelle

maggiori. Queste producono la saliva e la fanno uscire lì dove la producono.

Faringe

È la seconda parte del tubo (vedi sopra).

Esofago

È il tratto del tubo digerente che fa seguito alla faringe e termina con lo stomaco; durante questo

tratto non avvengono fenomeni digestivi, quindi risulta come un canale di passaggio.

È un organo cavo ed è possibile dividerlo in tre parti corrispondenti alle regioni corporee che

attraversa:

- Porzione cervicale: parte di esofago superiore contenuta nella regione del collo. In essa

l’esofago ha un decorso verticale rimanendo posteriore alla laringe e arrivato alla base del collo

entra nella cavità toracica, che percorre dall’alto in basso, e cambia porzione diventando

esofago toracico.

- Porzione toracica: l’esofago toracico è il tratto più lungo e percorre lo spazio mediastinico

(rimanendo molto vicino all’aorta discendente che si trova sul lato sinistro dell’esofago) dall’alto

in basso stando dietro alla trachea nella parte superiore e quando la trachea finisce continua il

suo decorso stando dietro al cuore. L’esofago percorre lo spazio mediastinico stando molto a

contatto con il nervo vago; finita questa regione attraversa il diaframma attraverso l’orifizio ed

entra nella cavità addominale

- Porzione addominale: il tratto addominale è il più corto perché incontra subito lo stomaco. Il

cardias.

punto di collegamento tra stomaco ed esofago si definisce

Come tutti gli organi cavi si compone di pareti o tonache (parete formata da più strati):

- Tonaca mucosa: strato più interno che è a contatto con i cibi. Formata da un epitelio

pavimentoso stratificato non cheratinizzato o non corneificato (come quello della cavità orale e

faringe) che appoggia su un sottilissimo strato di tessuto connettivo lasso

- Tonaca sottomucosa: il secondo strato è formato da tessuto connettivo lasso

- Tonaca muscolare: è formata da due strati di cellule muscolari lisce; quello

più interno ha decorso circolare (ad anello), il secondo quello più esterno

ha fibre a decorso longitudinale. La contrazione ordinata di questi due

strati favorisce la progressione del contenuto alimentare dalla faringe fino

peristalsi,

allo stomaco. La tonaca muscolare determina la la contrazione

ordinata della contrazione delle cellule muscolari lisce che ha il compito di

far progredire il contenuto alimentare fino al canale anale, mentre avviene

la progressione avvengono anche processi digestivi, il cibo verrà via via

digerito e poi riassorbito. Essendo la peristalsi un movimento involontario

è controllato dal SNA in particolare dal parasimpatico. Il contenuto

alimentare progredisce dalla faringe in poi grazie alle contrazioni

muscolari. Nella cavità orale e nella faringe ci sono dei muscoli striati

scheletrici, quindi volontari (deglutizione); dall’esofago in poi i muscoli

saranno lisci, quindi involontari; da questo momento non abbiamo più in

controllo del cibo che abbiamo digerito. I movimenti volontari

compongono a deglutizione.

Deglutizione: processo volontario che è abbastanza complesso nel

suo svolgimento che comprende una serie di contrazioni tutti

volontarie che devono avvenire in una sequenza ben prestabilita e

ordinata. Con la lingua spostiamo il contenuto alimentare nella

orofaringe e gli facciamo attraversare l’istmo delle fauci;

successivamente il palato molle, formato da muscoli volontari, si

solleva e chiude il passaggio tra oro e rino faringe; i muscoli della laringe si contraggono e

sollevano i muscoli della laringe chiudendo l’aditus laringeo; il contenuto alimentare viene

spinto nell’esofago nel tratto cervicale; da quel momento in poi il cibo viene preso in consegna

dalla peristalsi, cioè dal SNA.

Il fenomeno del vomito è un anti-peristalsi, contrazione delle cellule muscolari lisce, che

avviene al contrario delle contrazioni fisiologiche, ma è sempre controllato dal SNA.

- Tonaca avventizia: formata da tessuto connettivo lasso ed è la più esterna

[Addome]

Da adesso in poi tutti gli organi si trovano della cavità addominale.

L’addome si può dividere in 4:

- Settore superiore destro

- Settore superiore sinistro

- Settore inferiore destro

- Settore inferiore sinistro

Si può anche dividere in 9 quadranti: si deve tracciare due linee verticali che partono dalla metà

della clavicola ed arrivano fino alla regione pubica; poi tracciare due linee orizzontali una che

tocca le parti inferiori dell’arcata costale e una che tocca le parti più sporgenti dell’osso dell’anca.

- Mesogastrio: settore centrale dove c’è l’ombelico

- Epigastrio: settore centrale superiore (sta sopra al mesogastrio)

- Ipogastrio: settore centrale inferiore (sta sotto al mesogastrio)

- Ipocondrio destro e sinistro: settore laterale superiore (sta sotto alla cartilagine

delle coste)

- Fianco destro e sinistro: settore laterale centrale (sta sotto all’ipocondrio)

- Fossa iliaca destra e sinistra: settore laterale inferiore

Stomaco

È il tratto successivo del tubo digerente che fa seguito all’esofago.

In esso avvengono molti processi digestivi; occupa il settore dell’epigastrio e per buona parte del

suo volume è coperto dal fegato.

È un organo cavo a forma di un sacco rovesciato

Riconosciamo:

- Faccia anteriore: è coperta per la maggior parte della sua estensione dal fegato e per una

piccola parte è coperta solo dai muscoli della parete addominale anteriore

- Faccia posteriore: è in vicinanza (rapporto) con il pancreas e con il colon trasverso

- Piccola curvatura: margine destro concavo, guarda il fegato

- Grande curvatura: margine sinistro convesso, guarda la milza

Possiamo riconoscere tre porzioni:

- Fondo: porzione superiore, dal cardias in su, sarebbe il fondo del sacchetto

- Corpo: parte intermedia più grossa, dal cardias in giù

- Antro: parte inferiore, più affusolata; termina con una struttura valvolare,

piloro, che rappresenta il punto di confine con il duodeno, che è il primo

trattino dell’intestino tenue; essendo una valvola si apre e si chiude

regolando il passaggio di cibo tra stomaco e duodeno. Il piloro è una

struttura valvolare formato da cellule muscolari lisce che se sono contratte il

cibo non passa, quando sono rilassate il cibo può passare perché è aperto.

Sezionando lo stomaco si vede che al suo interno è percorso da una serie di pieghettare, che

sono dei ripiegamenti della tonaca mucosa, queste servono allo stomaco di dilatarsi

adeguatamente a seconda della quantità di cibo o di acqua che viene ingerita.

È formato da una serie di tonache, con gli stessi nomi delle tonache dell’esofago, ma con diversa

composizione

- Tonaca mucosa: epitelio cilindrico semplice e inoltre ci sono:

- Ghiandole tubolari semplici: che partono dalla parte più interna ma si approfondiscono

più in dentro nella tonaca. Queste ghiandole sono esocrine e producono il succo gastrico;

succo gastrico

il è composto da:

- Acqua

- Acido cloridrico: prodotto da un particolare tipo di cellule delle ghiandola; questo da

acidità al succo gastrico

- Pepsina: enzima potentissimo in grado di scindere i legami degli amminoacidi e

quindi opera una digestione (scissione chimica) delle proteine. La pepsina se

venisse prodotta in forma pura distruggerebbe le stesse cellule che la producono,

pepsinogeno,

per questo la producono in forma inattiva sotto forma di che è un

enzima che riversato nella ghiandola incontra l’acido cloridrico che lo rende pepsina

(nell’ambiente acido, si stacca il pezzo che aveva in più e che lo rendeva inattivo,

attivandolo)

- Cellule mucipare: mucipare,

ci sono atre cellule nella tonaca mucosa dette che

producono il muco, che è formata dal punto di vista chimico da mucopolisaccaridi, che

serve a fare un strato protettivo sulla parete della mucosa e separa le cellule della parete

dal succo gastrico, quindi impedisce alla pepsina di aggredire le cellule della mucosa.

- Cellule G: gastrina,

chiamate così perché producono un ormone chiamato questa a sua

volta stimola le cellule delle ghiandole esocrine a produrre il succo gastrico (+ gastrina +

succo gastrico + capacità di digerire le proteine). Le cellule G sono stimolate per produrre

più succo gastrico dal nervo vago e quindi dal SNA parasimpatico; che può fare due cose

per favorire il funzionamento dello stomaco, la prima stimolare la peristalsi (maggiore

capacità di mescolamento del cibo) e la seconda stimolare una maggiore produzione di

gastrina.

- Tonaca sottomucosa

- Tonaca muscolare: c’è una particolarità rispetto all’esofago, è formata da tre strati di cellule,

questi contraendosi in modo ordinato servono a rimescolare il contenuto alimentare introdotto

in modo da permettergli di entrare in contatto molto velocemente con il succo gastrico

- Tonaca avventizia peritoneo,

Lo stomaco è anche rivestito dal una membrana sierosa con la stessa composizione

della pleura.

Intestino tenue

Formando da duodeno e intestino tenue mesenterico.

Duodeno

Primo tratto dell’intestino tenue di circa 20 cm (tenue 7 m). Ha una forma a C, una forma ricurva

con cavità rivolta verso sinistra e descrivendo questa curvatura è come se abbracciasse il

pancreas, con cui c’è uno strettissimo rapporto di vicinanza (non si può asportare il pancreas se

non si toglie anche il duodeno).

Nel duodeno possiamo considerare 4 porzioni:

- Porzione superiore: è immediatamente collegata al piloro

- Porzione discendente: è la porzione più lunga ed

importante. In questa porzione è presente un rilievo, con

papilla duodenale maggiore,

un buco al centro, detto che

sporge perché è formata da un anello di cellule muscolari

sfintere di Oddi,

lisce, detto che serve per chiudere la

papilla (se le stingo) e per aprire la papilla (se le dilato),

questo anello è quindi in grado di regolare la quantità di

fuoriuscita del succo pancreatico. La papilla rappresenta

lo sbocco in duodeno di due condotti che arrivano

contemporaneamente proveniente da due punti diversi:

- Condotto o dotto coledoco: arriva dal fegato e

contiene al suo interno la bile

- Condotto pancreatico principale o dotto di Wirsung:

arriva dal pancreas e porta il succo pancreatico

La bile e il succo pancreatico servono per completare la digestione degli alimenti.

papilla duodenale minore,

Otre alla papilla duodenale maggiore c’è anche una che rappresenta

condotto pancreatico accessorio o dotto di Santorini.

lo sbocco del

- Porzione orizzontale

- Porzione ascendente: è collegata all’intestino tenue mesenterico

Formato da 4 tonache

- Tonaca mucosa: formata da epitelio cilindrico semplice, ma non ci sono le ghiandole tubolari

semplici a differenza dello stomaco

- Tonaca sottomucosa: tessuto connettivo lasso

- Tonaca muscolare: due strati di cellule muscolari lisce come nell’esofago

- Tonaca avventizia: tessuto connettivo lasso

Il duodeno è parzialmente rivestito dal peritoneo e non per tutta la sua estensione.

Intestino tenue mesenterico

È il tratto più lungo dell’intestino tenute, si chiama così perché il mesentere è l’attaccatura

dell’intestino alla parete addominale, questo punto di ancoraggio è dato dai foglietti del peritoneo.

È anche il tratto più lungo del tubo digerente, circa 7 m; è un tubo unico più volte ripiegato

anse intestinali.

formando tante pieghettature, che prendono il nome di

All’apertura della cavità addominale si vede che l’intestino tenue mesenterico è ricoperto da una

grande omento,

struttura che è una piega del peritoneo, detta dove sono contenuti anche tanti

adipociti, quindi tanto tessuto adiposo.

Occupa quindi tutti i quadranti della cavità addominale; inizia come continuazione del duodeno

nel settore del mesogastrio e termina nella regione della fossa iliaca destra collegandosi con

valvola ileo-ciecale.

l’intestino crasso mediante la

Pareti intestino tenue

È formato dalle solite 4 tonache:

- Tonaca mucosa: formata da un epitelio cilindrico semplice. La superficie interna dell’intestino

presenta una serie di pieghettature, queste ci fanno intuire che lo scopo dell’intestino è avere la

maggior superficie possibile (distendendo le pieghettature la superficie aumenta, queste pieghe

sono visibili a occhio nudo). La funzione dell’intestino tenue oltre a quella di completare la

l’assorbimento:

digestione è quella di far avvenire passaggio al sangue dei nutrienti.

Esaminando al microscopio ottico la tonaca mucosa notiamo che non è piatta, ma presenta

villi intestinali,

una serie di estroflessioni chiamate gobbette che aumentano ancora di più la

superficie di assorbimento.

Villo intestinale: asse del villo,

formato da una parte interna (centrale) detta formato da tessuto

connettivo lasso che arriva dalla tonaca sottomucosa, e da un rivestimento di epitelio cilindrico

semplice, che è l’epitelio della tonaca mucosa. Nel tessuto connettivo lasso dell’asse del villo

c’è:

- Capillare sanguigno: che deriva da una diramazione dell’arteriola (proveniente da arteria

mesenterica superiore), e confluirà in una venula fino a andare origine alla vena

mesenterica superiore (si unisce alla vena splenica e alla mesenterica superiore per

formare la vena porta che entra poi nel fegato). In questi capillari sanguigni avviene

l’assorbimento delle sostanze nutritive ormai digerite; ricevono quindi i nutrienti e li

convoglieranno al fegato. Il sangue che passa dai capillari sanguigni arriva al fegato.

- Capillare linfatico: all’interno di ciascun villo, oltre al capillare sanguigno nell’asse del villo

c’è anche un capillare linfatico, che oltre a drenare i liquidi in eccesso della pressione

idrostatica, serve per assorbire i lipidi che non riescono ad entrare nei capillari sanguigni.

Confluiscono in vasi linfatici più grossi fino ad arrivare al dotto toracico (inizia nella cavità

addominale ed è il vaso linfatico più grosso). Il sangue che passa da questi capillari entra

nel dotto toracico, che inizia nella cavità addominale, entra nel torace e sale verso l’alto e

si butta nel sistema venoso, nella confluenza della vena succlavia sinistra e vena

giugulare interna di sinistra dove c’è l’imbocco del tronco venoso brachio encefalico di

sinistra. Destino di questi lipidi è quindi di entrare nella cava superiore, atrio destro,

ventricolo destro, circolo polmonare, vene polmonari, atrio sinistro, ventricolo sinistro,

aorta discendente, arteria epatica comune, fegato.

Se guardiamo le cellule della parete del villo (epitelio cilindrico semplice) al microscopio

elettronico vediamo che la membrana plasmatica di queste cellule presenta varie digitazioni,

microvilli.

estroflessioni e forma i

Microvilli: estroflessioni della membrana plasmatica del villo e servono ad aumentare

enormemente la superficie di assorbimento.

- Tonaca sottomucosa: formata da tessuto connettivo lasso.

- Tonaca muscolare: formata come nel duodeno e nell’esofago da due strati di cellule muscolari

lisce, uno interno circolare e l’altro longitudinale.

- Tonaca avventizia: formata tessuto connettivo lasso

In più è anche ricoperto dal peritoneo.

Intestino crasso

È l’ultima parte del tubo digerente formata da: cieco, colon, retto.

Cieco

È la prima porzione dell’intestino crasso, così chiamato perché è a fondo cieco. Si trova nella

regione fossa iliaca destra, inizia in corrispondenza del punto di collegamento con l’intestino

valvola ileo-ciecale,

tenue che è la questa ha una struttura come quella del piloro formata da

cellule muscolari lisce, che quando sono contratte impediscono al contenuto di passare dal tenue

al crasso e quando sono rilassate ne permettono il passaggio. appendice

Sua caratteristica è di avere un tratto che termina a sua volta a fondo cieco chiamata

vermiforme; questa nella sua parete è molto ricca di linfociti (funzioni tipo la tonsilla), è quindi un

organo del sistema immunitario.

Colon

È il tratto successivo dell’intestino crasso ed è diviso in varie porzioni.

- Colon ascendente: Inizia come continuazione del cieco con un primo tratto detto colon

ascendente perché dalla fossa iliaca destra si porta verso l’alto passando al fianco destro e poi

all’ipocondrio destro. Dopodichè fa una curvatura verso sinistra; questa curva si chiama

flessura colica destra o flessura epatica

- Colon trasverso: poi si porta verso sinistra con decorso orizzontale questo tratto è detto colon

trasverso che arriva in ipocondrio sinistro attraversando da destra a sinistra l’intestino e

fessura colica sinistra o

passando l’epigastrio. Qui piega verso il basso con una curvatura detta

fessura splenica.

- Colon discendente: il colon scende verso il basso sul lato sinistro della cavità addominale e

percorre l’ipocondrio sinistro il fianco sinistro e fossa iliaca sinistra.

- Colon sigmoideo: arrivato in fossa iliaca sinistra il colon fa una doppia curvatura a forma di S.

Con questa curvatura il colon termina a livello della regione ipogastrica posteriore collegandosi

con l’ultimo tratto dell’intestino crasso che è l’intestino retto

Retto

È un tratto verticale e si collega al colon sigmoideo e presenta due porzioni:

- Ampolla rettale: porzione superiore più dilatata

- Canale anale: l’orifizio anale,

tratto più ristretto che termina con che rappresenta il termine del

tubo digerente e la comunicazione con l’esterno

Pareti intestino crasso

- Tonaca mucosa: epitelio cilindrico semplice, senza villi. Nel canale anale l’epitelio non è più

cilindrico semplice ma epitelio pavimentoso stratificato non cheratinizzato

- Tonaca sotto-mucosa: composta da tessuto connettivo lasso

- Tonaca muscolare: formata da due strati di cellule muscolari, uno interno circolare e uno

esterno longitudinale. È sempre presente uno strato interno ed esterno, ma nel colon presenta

degli anellini ristretti e quelli longitudinali compongono delle strisce che non ricoprono tutta la

tenie.

circonferenza, dette A livello del canale anale all’esterno delle cellule muscolari lisce è

presente un anello di cellule muscolari striate scheletriche, questo consente un controllo

volontario della emissione di feci.

- Tonaca avventizia: formata da tessuto connettivo lasso

Ghiandole annesse

Ghiandole salivari

Vedi in cavità orale

Fegato

È un organo indispensabile per la sopravvivenza, è una ghiandola annessa al tubo digerente in

quanto produce la bile, che viene riversata nel duodeno, questa contribuisce alla digestione, e

serve per emulsionare i lipidi (disperdere i lipidi in ambiente acquoso in parti sufficientemente

piccole, facendo in modo che gli enzimi digestivi riescono ad attaccare e scindere i lipidi che

risultano ora circondati dall’acqua); emulsionare i lipidi non vuol dire digerire; per digerire i lipidi

servono due cose:

- Enzimi digestivi: che attaccano i lipidi e li scindono in glicerolo e acidi grassi, questi enzimi sono

prodotti dal pancreas

- Bile: che emulsione i lipidi, li disperde in ambiente acquoso e permette così agli enzimi digestivi

si attaccare i lipidi.

Se manca una di queste due cose i lipidi non vengono assorbiti.

l’albunima:

Altre funzioni è produrre le proteine, come serve per regolare la pressione colloido-

osmotica, che serve per permettere li scambi di sostanze nutritive e sostanze di scarto e tra

sangue e interstizio glicogeno,

Fa anche da accumulo di sostanze di valore energetico: modo in cui il glucosio viene

immagazzinato nel corpo.

È l’organo centrale del metabolismo, dove più di ogni altro organo avvengono reazioni chimiche e

metaboliche.

Si trova nella cavità addominale è un organo parenchimatoso (pieno) ed occupa la regione

dell’ipocondrio destro e dell’epigastrio. È quasi tutto protetto dalla gabbia toracica, anche se è un

organo addominale.

Ha una forma vagamente piramidale in cui possiamo riconoscere:

- Faccia anteriore: è coperta (rapporto di vicinanza) dal diaframma, quindi anche alla gabbia

toracica e alle coste e tranne che per una regione epigastrica in un piccolo punto dove è in

rapporto con la parete addominale anteriore. È divisa in due parti non simmetriche, quella

destra infatti è molto più grossa di quella sinistra, da un legamento, che in realtà è una piega di

lobi epatici

riflessione del peritoneo. Le due parti sono dette (lobo destro e lobo sinistro).

- Faccia inferiore: ilo del fegato

anche nel fegato è presente un (regione di un organo dove

entrano ed escono strutture importanti). Da esso entrano l’arteria epatica, la vena porta; mentre

vie biliari extra-epatiche,

escono le cioè fuori dal fegato, portano infatti la bile fino al duodeno.

dotto epatico destro e sinistro,

Queste iniziano a livello dell’ilo epatico con il nome di il destro

porta la bile fuori dal lobo destro del fegato e quello sinistro dal loro sinistro; questi due dotti si

dotto epatico comune,

uniscono e formano il questo percorre un breve

tratto, dopodiché incontra un sua diramazione che prende il nome di

dotto cistico, cistifellea o colecisti,

ed andrà a finire alla un organo che

fa da sacchetto, come un deposito di bile. Dall’unione del dotto epatico

dotto coledoco,

comune e del dotto cistico origina il si porta verso il

basso, entra nello spessore del pancreas e unendosi al dotto

pancreatico principale termina nella papilla duodenale maggiore.

Come funziona il rilascio e l’immagazzinamento della bile?

La bile viene prodotta in modo continuo dal fegato, ma i lipidi arrivano nel duodeno solo

quando mangiamo. Se noi siamo a digiuno e il cibo non starà transitando dal duodeno lo

sfintere di Oddi è chiuso, la bile un pò riempie il coledoco, ma si fa strada nell’unico dotto

aperto che è quello che va alla colecisti.

Quando lo stomaco si svuota, si apre il piloro il cibo passa dallo stomaco al duodeno che si

riempie, tutti questi sono stimoli che fanno aprire lo sfintere di Oddi e contare la colecisti, quindi

la bile viene spinta nel duodeno in modo che possa svolgere la sua funzione insieme ai succhi

pancreatici. Così i lipidi possono essere digeriti.

La faccia inferiore del fegato è in rapporto di vicinanza con molti organi come la cistifellea, lo

stomaco (faccia anteriore), il pancreas (solo per poco), intestino crasso (colon trasverso e

flessura epatica), rene e surrene di destra.

- Faccia posteriore: vene sovra epatiche,

presenta la fuoriuscita delle che sono degli affluenti

della cava inferiore, e di conseguenza è in rapporti di vicinanza con la cava inferiore e la

colonna vertebrale con l’aorta addominale che scorre vicino alla cava inferiore.

Dal punto di vista microscopico il fegato è formato da tante unità

lobuli epatici.

fondamentali chiamate Il lobulo epatico è una struttura

geometrica molto precisa formata da tante file di cellule disposte a

raggiera verso un centro. Le cellule che formano queste file si

epatociti.

chiamano Tra una fila e l’altra ci sono degli spazi che

sinusoidi epatici,

vengono riempiti da capillari che vengono chiamati il

sangue percorrono i capillari e gli epatociti che sono sulla riva

perdono il materiale, se lo organizzano e lo riversano nuovamente nel

sangue.

Il centro verso cui convergono queste file è il centro del lobulo, dove confluiscono i sinusoidi

vena centro lobulare,

epatici e viene chiamato che occupa quindi il centro del lobulo epatico.

vene

Queste vene confluiscono in vene sempre più grandi fino ad uscire dal fegato con il nome di

sovra epatiche per buttarsi nella cava inferiore. spazi portali,

Ai confini tra lobuli epatici vicini ci sono degli spazi chiamati questo spazio è

importante perché in esso ci sono:

- Ramo di divisone della arteria epatica

- Ramo di divisione della vena porta

- Dotto biliare intra-epatico

Nell’ilo del fegato entra la vena porta, unica in tutto l’organismo, che si comporta come arteria in

quanto da grade si ramifica in vene sempre più piccole; finché a livello dello spazio portale si

presenta una venula minuscola, che danno origine ai sinusoidi epatici, che contengono un misto

di sangue tra arterioso (arteria epatica) e venoso (vena porta), ricco di nutrienti appena assorbiti

dall’intestino.

Gli epatociti tra i loro compiti hanno anche quello di produrre la bile, prodotta nel loro citoplasma.

(canalicoli biliari)

La bile segue un percorso diverso dal sangue, viene fatta uscire in piccoli canali

inizialmente scavati tra una cellula e l’altra ma separati dal sangue e poi confluiscono in un dotto

dotto biliare intra-epatico

biliare più grosso che si trova nello spazio portale detto (dentro al

fegato). Questi dotti biliari intra-epatici confluiscono in dotti biliari sempre più grossi, fanno al

contrario il percorso della vena epatica e della vena porta, e alla fine escono dall’ilo con il nome di

dotto epatico destro e sinistro.

Pancreas esocrino

Il pancreas è un organo dell’apparato digerente (esocrino) ma anche dell’apparato

endocrino, serve sia per produrre enzimi per la digestione, ma anche per produrre

ormoni.

Si trova nella cavità addominale nella regione mesogastrica in profondità ha una

forma allungata disposto orizzontalmente, è circondato dal duodeno e può essere

suddiviso in tre porzioni:

- Testa: porzione più grossa di destra circondata dal duodeno ed è attraversata dal coledoco ed

pupilla duodenale maggiore

è presente il punto di collegamento con il duodeno che è la dove

sbucano il dotto pancreatico principale e il dotto coledoco.

- Corpo: porzione centrale

- Coda: porzione a sinistra più affusolata. Arriva a contatto con la milza nella regione

dell’ipocindrio sinistro

Si possono riconoscere:

- Faccia anteriore: è in rapporto di vicinanza con lo stomaco, colon trasverso e con un piccolo

tratto con il fegato

- Faccia posteriore: è in rapporto di vicinanza con l’aorta addominale, vena cava inferiore,

colonna vertebrale, i due reni, e fra i vasi sanguigni in particolare l’arteria mesenterica superiore

e la vena mesenterica superiore.

Dal punto di vista microscopico il pancreas esocrino ha una struttura tubulo-acinosa o tubulo-

alveolare ramificata. dotto di Wirsung,

Tutto il pancreas è percorso dal dotto pancreatico principale o che raccoglie

tutta la produzione delle ghiandole delle singole cellule esocrine del pancreas, e che unito al dotto

collettore termina nella papilla duodenale maggiore. Il dotto di Santorini o dotto accessorio è una

deviazione del dotto pancreatico principale, che termina nella papilla duodenale minore.

succo pancreatico,

Il pancreas produce un secreto che si chiama che contiene:

- Acqua: H2O

- Bicarbonato: è basico - HCO3-

- Enzimi: importati per la digestione

- Tripsina: secreta in forma inattiva in forma di tripsinogeno che viene attivato in tripsina

solo in ambiente basico. È un enzima per la digestione delle proteine, completa infatti la

scissione degli oligopeptidi per ottenere o singolo amminoacidi o gruppi di amminoacidi

molto piccoli tali da poter sere assorbiti

- Amilasi pancreatica: completa la digestione dei carboidrati che era iniziata nella cavità

orale con l’amilasi salivare

- Lipasi: serve per digerire i lipidi, intesi come composti da glicerolo ed acidi grassi

- Colesterolo esterasi: serve per digerire esteri del colesterolo

Gli enzimi pacreatici servono per completare i processi di digestione che erano stati avviati

nella cavità orale. Grazie a questi enzimi una volta completati i processi di digestione possono

avvenire quelli di assorbimento.

Pancreas endocrino isole pancreatiche

Nel tessuto pancreatico ci sono dei gruppi di cellule detti

o isole di Langerhas, queste in realtà sono cellule endocrine, cioè producono

ormoni, cioè sostanze che riversano direttamente nel sangue.

Tre tipi diversi di cellule:

- Cellule alfa: glucagone.

producono un ormone detto Insulina e glucagone sono due ormoni

fondamentali per il buon utilizzo del glucosio e servono per mantenere la glicemia; hanno due

azioni opposte. È l’ormone della carestia , in condizioni di ipo glicemia, e quindi abbassamento

glicogenolisi

di glucosio il glucagone viene secreto e stimola la cioè la liberazione di glucosio

gluconeogenesi,

dalle scorte dal fegato. È stimola la fa fabbricare glucosio dalle proteine,

anche se in questo modo si indeboliscono i muscoli.

- Cellule beta: l’insulina.

producono Insulina e glucagone sono due ormoni fondamentali per il

buon utilizzo del glucosio; hanno due azioni opposte. È l’ormone dell’abbondanza di glucosio e

ha il compito di far utilizzare al meglio il glucosio che c’è. Stimola a livello del fegato la

glicogenosintesi, cioè a depositare il glucosio sotto forma di glicogeno. Inoltre favorisce

l’entrata di glucosio in tutte le cellule. Quando c’è abbondanza l’insulina blocca la

guconeogenesi. L’insulina è quindi l’ormone del buon utilizzo del glucosio.

- Cellula delta: somatostatina

producono la

[Fisiologia]

FISIOLOGIA DELLA DIGESTIONE digestione meccanica,

La digestione inizia nella cavità orale con una fase detta che consiste nella

digestione chimica

spezzettazione dei cibi, per opera dei denti e contemporaneamente inizia la

l’amilasi salivare

grazie all’azione degli enzimi digestivi, primo fra tutti contenuta nella saliva. Inizia

quindi la digestione dei carboidrati.

deglutizione

Dopo avviene il fenomeno della che è un fenomeno volontario, sequenza di eventi

determinata da contrazioni di muscoli volontari che seguono una sequenza ben precisa

(coordinata dal cervelletto) inizia volontariamente e poi procede in modo automatico:

- Spostamento del cibo dalla cavità orale a orofaringe

- Sollevamento palato molle

- Chiusura aditus laringeo

- Spostamento del bolo nell’esofago peristalsi,

Nell’esofago il cibo viene preso in consegna dalla una sequenza di contrazioni di cellule

muscolari lisce, che fanno progredire il cibo dalle regioni prossimali a quelle distali. Regolate dal

SNA parasimpatico. Il nervo vago è il più importante e con le sue terminazioni controlla la

peristalsi.

Nell’esofago non avvengono fenomeni digestivi, ma solo il passaggio del cibo fino allo stomaco.

succo gastrico

Nello stomaco prosegue la digestione chimica grazie all’azione del e in particolare

pepsina,

grazie alla un enzima contenuto nel succo. È secreta dalle ghiandole tubulari semplici in

pepsinogeno,

forma inattiva, e si trasforma in forma attiva in presenza dell’acido cloridrico. La

pepsina riesce a scindere i legami tra gli amminoacidi (chiamati anche oligopeptidi). Serve quindi

per la digestione delle proteine.

La pepsina e in generale il succo gastrico è prodotto dallo stomaco in seguito ad alcuni stimoli,

come la stimolazione di particolari cellule, le cellule G che si trovano nella regione antrogastrico,

gastrina.

che producono la Il rilascio di gastrina è un fattore di stimolo per la pepsina sulla base di

due meccanismi:

- Stimolazione del nervo vago

- Distensione dello stomaco

Il cibo sta nello stomaco il tempo necessario per farlo venire in contatto con il succo gastrico.

La peristalsi nello stomaco determina oltre alla progressione anche il rimescolamento del cibo,

questo è permesso dai tre strati di cellule muscolari lisce della tonaca muscolare.

Quando la pepsina ha finito di agire si apre il piloro:

- Lo stomaco modifica la sua peristalsi e spinge il cibo dallo stomaco al duodeno

- Il cibo entra nel duodeno, questo provoca una distensione del duodeno

- L’arrivo del cibo nel duodeno fa aprire lo sfintere di Oddi e contemporaneamente fa contrarre la

colecisti.

La colecisti è un organo cavo e fa da deposito della bile. Quando si contrae la bile passa nel dotto

cistico, il dotto coledoco e se lo sfintere di Oddi è aperto entra nel duodeno.

Nel duodeno arrivano bile e succo pancreatico nel momento in cui arriva il cibo (se siamo a

digiuno lo sfintere rimane chiuso).

La bile serve per emulsionare i lipidi, cioè disperderli in ambiente acquoso.

Il succo pancreatico contiene enzimi che continuano la digestione chimica dei costituenti

alimentari:

- Trispina: secreta come tripsinogeno per la digestione delle proteine

- Amilasi pancreatica: per la digestione del carboidrati; riduce le catene di oligosaccaridi in

disaccaridi

- Lipasi e colesterolo esterasi: per la digestione dei lipidi; scindono i lipidi (lipasi in glicerolo e

acidi grassi - colesterolo esterasi stacca il colesterolo degli esteri del colesterolo). La lipasi può

agire solo se questi sono stati emulsionai dalla bile.

Sono necessari sia bile che succo pancreatico per digerire i lipidi.

Lungo tutto l’intestino tenue (transito permesso dalla peristalsi), avvengono il completamento dei

processi digestivi.

Il grosso della digestione finisce con l’arrivo del succo pancreatico, ma anche la cellule dei villi

intestinali possono produrre una piccola quantità di enzimi digestivi, in particolare producono

disaccaridasi

enzimi per la digestione dei carboidrati detti (saccarasi, maltasi, lattasi).

peptidasi

Altri enzimi prodotti sono le che sono in grado di scindere i gruppetti di amminoacidi in

singoli amminoacidi.

Grazie all’azione di tutti questi enzimi come elementi semplici da assorbire abbiamo:

- Monosaccaridi: glucosio, fruttosio,

- Singoli amminoacidi

- Glicerolo, acidi grassi e colesterolo

A livello dei villi intestinali in vicinanza dei capillari sanguigni avviene l’assorbimento dei

monosaccaridi e degli amminoacidi, mentre a livello dei capillari linfatici avviene l’assorbimento

soprattutto dei lipidi.

Destino delle sostanze assorbite è di arrivare a livello del fegato o direttamente tramite la vena

porta o indirettamente tramite i vasi linfatici.

Alla fine dell’intestino tenue rimangono le sostanze di scarto non assorbibili ed entrano

nell’intestino crasso attraversando la valvola ileo-cecale. Durante il transito dell’intestino crasso il

compito è quella di riassorbire l’acqua e di conseguenza le sostanze di scarto si compattano fino

ad assumere la consistenza di feci a livello dell’ampolla rettale che poi vengono espulse con

l’evacuazione.

all’evacuazione

Lo stimolo è involontario dovuto da un riflesso che nasce dalla distensione

dell’ampolla rettale. A livello del canale anale c’è un anello di cellule muscolari striate scheletriche

che controllano questa attività involontaria.

Gli alimenti sono miscele di elementi semplici (acqua, sali minerali, carboidrati, proteine, lipidi,

vitamina). Le vitamine non devono essere digerite, ma sono sostanze già pronte e la bile serve per

essere assorbite.

Le vitamine liposolubili, per poter essere assorbite devono essere emulsionate, la bile serve anche

per permettere l’assorbimento di questo tipo di vitamine.

Per l’assorbimento della vitamina B12 è necessaria una molecola di trasporto il fattore intrinseco,

che è contenuto nel succo gastrico.

APPARATO URINARIO

Serve per produrre l’urina, questa è un liquido che contiene sostanze di scarto del

metabolismo cellulare, prende il nome delll’urea, che è il prototipo delle degli

scarti cellulari.

Gli organi dell’apparato urinario sono:

- Reni: sprono per produrre l’urina, ma anche altre attività importanti

- Vie urinarie: organi con il compito di portare l’urina all’esterno; composte da

- Bacinetti renali o pelvi

- Ureteri

- Vescica urinaria

- Uretra

Reni

I reni sono gli organi più importanti dell’apparato

urinario, sono pari e parenchimatosi e hanno la

forma di un fagiolo.

Si trovano nella cavità addominale dietro al

peritoneo per questo sono considerati come

organi retroperineali. Non ha contatti con il

peritoneo, quindi un infezione di quest’ultimo non

può essere propagata.

In ciascun rene riconosciamo una: faccia anteriore e posteriore, margine mediale e laterale, polo

superiore e inferiore. Ciascun rene ha dei rapporti di vicinanza diversi.

Rene destro

- Faccia anteriore: è in rapporto di vicinanza con il fegato, il duodeno, il colon trasverso e la

fessura colica destra

- Faccia posteriore: è in rapporto con i muscoli della parete addominale posteriore, in particolare

con il muscolo quadrato dei lombi

- Margine mediale: ilo del rene,

è in vicinanza della vena cava inferiore. È presene un nel quale

entra l’arteria renale che è un ramo collaterale dell’aorta addominale, esce la vena renale che è

un affluente della cava inferiore e il bacinetto urinale che è il primo tratto delle vie urinarie

- Margine laterale

- Polo superiore: è in stretto rapporto di vicinanza con il surrene o ghiandola surrenale, ghiandola

endocrina che sta sopra al rene e produce una serie di ormoni tra cui l’aldosterone cheta

ripercussioni sul rene.

- Polo inferiore

Rene sinistro

- Faccia anteriore: è in rapporto con la milza, lo stomaco e la coda del pancreas

- Faccia posteriore: è in rapporto con i muscoli della parete addominale posteriore, in particolare

con il muscolo quadrato dei lombi

- Margine mediale: ilo del rene,

è in vicinanza della aorta addominale. È presene un nel quale

entra l’arteria renale che è un ramo collaterale dell’aorta addominale, esce la vena renale che è

un affluente della cava inferiore e il bacinetto urinale che è il primo tratto delle vie urinarie

- Margine laterale

- Polo superiore: è in stretto rapporto di vicinanza con il surrene o ghiandola surrenale, ghiandola

endocrina che sta sopra al rene e produce una serie di ormoni tra cui l’aldosterone cheta

ripercussioni sul rene.

- Polo inferiore

Sezionando il rene vediamo che la superficie di taglio può essere divisa in due porzioni:

- corticale:

Regione una esterna un pò più chiara

- Regione midollare: parte interna un pò più scura. Questa regione è

formata da una serie di strutture a forma piramidale con la base

rivolta verso la corteccia e l’apice che guarda l’ilo del rene; queste

piramidi renali.

strutture vengono chiamate L’apice, da dove di

fatto esce l’urina che viene raccolta dai bacinetti renali, delle

piramidi è avvolto da una struttura a forma di imbuto, questi sono

diramazioni dei bacinetti renali.

Anatomia microscopica

Nefrone

Anche nel rene si riconosce una unità funzionale che è una struttura che fa

nefrone.

in piccolo quello che il rene svolge come organo: Nel nefrone il

sangue viene filtrato e viene prodotta urina. Il nefrone è formato da:

- Corpuscolo renale: unità dove il sangue viene filtarto e prodotta la

preurina. Formato a sua volta da:

- Glomerulo renale: è una rete capillare arteriosa, è un intreccio di

afferente,

capillari arteriosi, che inizia con una arteriola detta e

arteriola efferente.

termina con una arteriola che prende il nome di

Questa arteriola si ramifica in tanti capillari, ma in questi non

avvengono scambi gassosi per questo si raggruppano non in una

venula ma nuovamente in un arteriola. Questa rete capillare è avvolta da un calice o una

coppa, una struttura che la sostiene che è la capsula di Bowman. Il liquido è sempre in

uscita perché nei capillari glomerulare la pressione idrostatica (sempre più di 60 mmHg,

non essendoci un estremo venoso questa pressione rimane uguale) è sempre maggiore di

quella colloido-osmotica (-25 mmHg)

- Capsula di Bowman: avvolge la rete capillare del glomerulo. Serve ad

accogliere il filtrato (liquido) che viene filtrato nei capillari glomerulari; il

sangue che entra nei capillari viene sottoposto a delle forze (pressione idrostatica e

filtrato glomerulare o

colloidosmitica) e viene filtrato, e producendo del liquido, chiamato

preurina (tutto quello che è più piccolo della molecola di alluminio) che entra nella

capsula. La preurina diventerà urina una volta che attraversa il tubulo contorto

prossimale, l’ansa di Henle e il tubulo contorto distale.

- Tubuli renali: parti del nefrone dove il filtrato (filtarto dal corpuscolo) diventa urina, è una zona di

organizzazione della preurina. Composti da:

- Tubulo contorto prossimale: tubulo aggrovigliato pi vicino al corpuscolo renale

- Riassorbimento glucosio

- Riassorbimento amminoacidi

- Ansa di Henle

- Tubulo contorto distale: tubulo aggrovigliato più lontano dal corpuscolo renale; i tubuli

dotti collettori.

contorti distali di nefroni vicini convergono in un tubulo o più tubuli detti

I dotti collettori raccolgono più tubuli contorti distali di tubuli vicini, quindi fa parte del

nefrone, ma è in comproprietà con i nefroni vicini; ciascun dotto poi si riunisce con altri

dotti collettori e sbuca all’apice delle piramidi renali, il punto dove esce l’urina definitiva.

Il rene è fatto da tantissimi nefroni, in particolare nella regione corticale ci sono soprattutto i

corpuscoli renale (glomeruli) e l’inizio la fine dei tubuli contorti e invece nella regione midollare ci

sono soprattuto le anse di Henle e i dotti collettori.

Vie urinarie

Formate da bacinetti renali, ureteri, vescica urinaria e uretra.

Bacinetti renali

Detti anche pelvi renali, sono il primo tratto delle vie urinarie, hanno

una forma a imbuto o a calice, si collegano all’ilo del rene e hanno

delle propaggini che finiscono in prossimità dell’apice delle piramidi

renali. Sono le prime strutture che raccolgono l’urina definitiva che

esce dalle piramidi. Si collegano all’uretere.

Ureteri

È un organo pari e cavo ed è il secondo tratto delle vie urinarie, dalla sua origine a livello del

bacinetto si porta verso il basso con decorso verticale rimanendo sempre in posizione retro-

peritoneale (come i bacinetti, non è coperto dal peritoneo), in un primo momento scorre stando

davanti alla parete addominale posteriore in particolare al muscolo ileo-psoas e poi in basso

passa davanti ai vasi iliaci (arteria e vena iliaca comune), dopodiché continua il suo decorso

entrando nella regione pelvica (parte bassa della cavità addominale), e la continua a percorre

verso il basso fino ad arrivare nella regione ipo-gastrica piega mediamente che termina

collegandosi con la vescica urinaria (entra con un percorso obliquo).

L’uretere per entrare in vescia attraversa la parete vescicale obliquamente, questo modo

impedisce all’urina di tornare indietro nell’uretere. Questo preserva i reni da infezioni che possono

partire dalle vie urinarie.

Sono organi cavi e hanno la parete suddivisa in tonaca (così come la vescica e l’uretra):

- Tonaca mucosa: strato interno epitelio di transizione che si appoggia su uno strato di tessuto

connettivo lasso

- Tonaca muscolare: formata da cellule muscolari lisce, queste contraendosi fanno progredire il

liquido verso la vescica

- Tonaca avventizia: tessuto connettivo lasso

Vescica urinaria

È un organo di deposito dell’urina, questa quindi cambia forma a

seconda del momento in cui la osserviamo (se è piena ha una

forma rotondeggiante). Molti dei suoi rapporti di vicinanza sono

diversi nei due sessi.

La sede della vescica è la regione bassa della cavità addominale

in regione ipogastrica anteriormente. Se è vuota con l’esame

fisico non si può apprezzare perché è dietro la sintesi pubica, se

è piena si può apprezzare a livello della regione ipogastrica.

- Parete anteriore: anteriormente alla vescica c’è l’osso

dell’anca e se è piena il muscolo retto addominale.

- Parete superiore: nel maschio è in rapporto con l’intestino tenue e nella femmina con l’utero

- Parte posteriore: nella femmina ancora con l’etero, nel maschio è in rapporto con le vescicole

seminali (strutture dell’apparato riproduttore maschile) e l’intestino retto

Ha tre tonache:

- Tonaca mucosa: strato interno epitelio di transizione che si appoggia su uno strato di tessuto

connettivo lasso

- Tonaca muscolare: epitelio di cellule muscolari lisce; queste sono di due tipi

- Muscolo detrusore: avvolge la vescica per tutta la sua circonferenza

- Muscolo sfintere liscio dell’uretra: forma un anello intorno all’imbocco dell’uretra, ovvero

l’ultimo tratto delle vie urinarie; quando si contrae non fa uscire l’urina. (Ortosimpatico:

blocca la minzione, fa contrarre lo sfintere liscio dell’urina e rilascia il detrusore. -

parasimpatico: favorisce la minzione, rilascia lo sfintere e contrae il detrusore. Questo

movimenti sono involontari). Questo stimolo volontario può essere controllato da:

- Muscolo sfintere striato dell’uretra: lo stimolo della minzione che nasce dalla distensione

della vescica può essere controllate volontariamente dalla contrazione di un altro anello di

cellule muscolari striate scheletriche che avvolge il muscolo sfintere liscio dell’uretra.

Questo muscolo essendo volontario può essere controllato dalla volontà

- Tonaca avventizia: tessuto connettivo lasso

Uretra

È l’ultimo tratto delle vie urinarie e si divide in femminile e maschile, perché

- Femminile: è più corta, usata solo dall’appartamento urinario.

- Maschile: è più lunga, usata sia dall’apparato urinario e riproduttivo.

APPARATO IUXTAGLOMERULARE

È un raggruppamento di cellule specializzate che si trovano in

una zona ben precisa del tubulo contorto distale vicino alla

arteriola afferente.

È la sede della produzione della renina, prodotta da cellule

speciali.

Serve per mantenere costante il più possibile il flusso di

filtrazione del rene, cioè la pressione di filtrazione del rene; è un

modo di autoregolazione della funzione renale.

Sistema renina-angiotensina

I reni per funzionare bene devono avere una adeguata pressione

di filtrazione, se per qualche motivo, la pressione arteriosa

nell’arteriola afferente del glomeruli tende a diminuire, l’apparato

iuxtaglomerulare produce la renina. La renina è un ormone che

va nel sangue e ha una serie di azioni. Nel sangue incontra una

angiotensinogeno,

proteina prodotto dal fegato detto che viene

spezzato e modificato in presenza di renina diventando

angiotensina prima. Quetsa incontra un enzima ace prodotta dai

angiotensina seconda.

polmoni e diventa Questa fa due cose:

- Determina la contrazione delle cellule muscolari lisce delle arteriole, che aumentano le

resistenze periferiche

- Stimola il surrene a produrre l’aldosterone, che aumenta la volemia

Come conseguenza aumenta la pressione arteriosa dell’arteriola afferente e quindi si risolve un

problema che era stato creato dall’abbassamento del potere di filtrazione.

Minzione

- Recettori da stiramento nella vescica: più la vescica si distende più questa distensione viene

percepita dai centri dell’informazione dell’orto e del para simpatico

- Informazioni a orto/parasimpatico: lo stimolo dello svuotamento della vescica è sotto

responsabilità del para simpatico che fa rilasciare il muscolo dello sfintere liscio dell’uretra.

- Muscolo detrusore e sfintere liscio dell’uretra: lo stimolo alla minzione è un processo

involontario che può essere però controllato dalla sfintere striato, mentre la parte involontaria è

controllata dai muscoli e dallo sfintere liscio

- Muscolo sfintere striato dell’uretra: permette il controllo volontario.

[Fisiologia]

FISIOLOGIA DEL RENE

Rene: funzioni

Produzione urina

È solo una delle tante funzioni che svolge il rene.

Equilibrio idrico

Contribuisce a regolare la volemia, cioè della quanità di

acqua contenuta nel sangue.

Equilibrio elettrolitico

La concentrazione degli elettroliti (sodio, potassio, calcio,

fosforo, magnesio), gli elettroliti devono avere un intervallo

di concentrazione nel sangue. Il potassio ad esempio deve

avere una determinata concentrazione perché se è troppo

poco ci possono essere aritmie craniche se è troppo alto ci sono delle anomalie nel cuore mentre

si contrae.

Quando le loro concentrazioni variano si possono verificare conseguenze davvero drammatiche.

Equilibrio acido-base

Il pH del sangue deve essere tra 7,35 e 7,45.

Se è più basso siamo in presenza di acidosi, se è più alto

alcalosi.

Produzione di ormoni

È anche una ghiandola endocrina e produce due ormoni:

- Renina: serve al rene per avere un adeguato flusso di

sangue da poter filtrare, mantiene quindi una adeguata

pressione di filtrazione. Nell’appartamento iuxta-

glomerulare nasce lo stimolo per la produzione di

renina

- Eritropoietina: è l’ormone che stimola il midollo osseo a produrre i

globuli rossi

Corpuscolo renale - glomerulo: filtrazione

Avviene nel glomerulo.

La filtrazione segue le regole della pressione idrostatica e colloido-

osmotica, ma essendo i numeri di diversi si verificano situazioni

diverse.

- Pi capillare: 60 mmHg, perché le arteriole regolano il flusso in modo che rimanga costante

- Pc-o capillari: - 25 mmHg

- Pi capsula di Bowman: 15 mmHg

Nel capillare glomerulare succede solo un’uscita di liquido perché le pressioni hanno numeri che

determinano solo l’uscita di liquido. In ogni punto c’è una forza netta di spinta di liquido in fuori;

preurina.

questa forma la

I capillari glomerulari filtrano il sangue in uscita, lo spingono quindi dentro la capsula di Bowman,

bisogna considerare che anche il liquido nella capsula ha una sua pressione. Quella pressione

tende a spingere verso il glomerulo, è un valore che si oppone alla pressione idrostatica, ma è

comunque meno forte della pressione dei capillari.

Se c’è un ostacolo di tutti i tubuli al deflusso della preurina, la

pressione della capsula aumenterà tanto più quanto è

ostruita la via; in questo caso si può avere un blocco della

filtrazione del rene, non perché quest’ultimo non funziona,

ma si ferma a causa di un aumento della pressione, ma si

crea un’insufficienza renale istruttiva

Tubuli

Hanno il compito di maneggiare la pre-urina e farla diventare

urina definitiva. La maggior parte della pre-urina viene

assorbita da questi ultimi.

Clearance

Capacità di depurare il sangue da parte del rene.

Si definisce clearance di una sostanza la quantità di sangue depurata (da quella sostanza)

nell’unità di tempo.

Cl = Qf – Qr (+Qe)

La clearance si misura con una formula:

Cl= Vol x [U]/[P]

La clearance di una sostanza, quindi la capacità di depurare il sangue da parte del rene per quella

sostanza è data da tre fattori:

- Qf: quota della sostanza che viene filtrata

- Qr: quota della sostanza che viene riassorbita, se all’organismo è utile (es. il glucosio viene

filtrato ma è meglio riassorbirlo, quindi la clearance finale di quest’ultimo è 0, in quanto viene

riassorbito tutto ciò che era stato filtrato)

- Qe: quota escreta (in determinati casi)

La quota finale di clearance di una sostanza è data dunque dalla quota filtrata ma anche

eventualmente da una quota assorbita. Di conseguenza, la clearance dell’urea sarà pari ad un

valore diverso da quella del glucosio, diverso a loro volta da quello di un farmaco.

Ci sono poi altre sostanze (es. i farmaci) in cui i tubuli si comportano da agenti di escrezione/

eliminazione di altre molecole; in questo caso la clearance finale non sarà solo la quota filtrata, ma

anche un’ulteriore quota escreta.

Una sostanza o viene riassorbita o viene escreta (la penicillina viene filtrata e escreta).

Se una sostanza non viene ne riassorbita ne escreta, la clearance di quella sostanza è solo la

quota filtrata; se si potesse avere una sostanza del genere e si misurasse la clearance si

misurerebbe il potere filtrante del rene, ovvero il volume filtrato glomerulare; ma nella realtà non

esiste una sostanza fisiologica con queste caratteristiche. Esiste una sostanza del genere, che si

chiama insulina ma viene usata solo in laboratorio.

Nel nostro corpo è presente una sostanza che si avvicina a queste caratteristiche ed è la

creatinina; misurare la clearance di questa sostanza permette di capire se i due reni filtrano bene il

sangue. La clearance della creatinina se i due reni funzionano è pari a 125 mL/min.

22 dicembre, Citterio

Noi misuriamo la clearence della creatinina per sapere se il rene filtra bene il sangue o meno;

perché questa sostanza viene sono filtrata e non escreta. Di fatto quindi io misuro la quantità di

sangue che il rene è in grado di filtrare nell’unità di tempo, mi da il potere di filtrazione del rene,

questa informazione che mi da la creatina è indiretta. La clearance della creatinina sarà misurabile

con la formula: Cl=Qf in quanto viene solo filtrata, così facendo misuro il potere di filtrazione del

rene. Se è più bassa di 125 ml/min vuol dire che il rene non funziona bene.

In ambito sperimentale misurare la clearence ci permette di capire come il farmaco è eliminato dal

rene, se solo filtrato, se assorbito

Tubulo contorto prossimale

Avviene il riassorbimento di molte sostanze, essendo piccole sono passate insieme all’acqua, ma

l’organismo le deve recuperare. Compito delle cellule del tubulo contorto prossimale è di

riassorbire il glucosio e degli amminoacidi.

- Riassorbimento glucosio: la clearence del glucosio è 0 in quanto tutta la quota filtrata viene

carico tubolare massimo

interamente riassorbita. Esiste una soglia chiamata che se viene

superato rende le cellule del tubulo contorto prossimale incapaci di assorbire il glucosio (cioè

prenderlo dalla pre-urina e riportarlo nel sangue). La capacità di trasporto di queste cellule ha

una soglia che corrisponde a 200 mg/dL, se superata il glucosio non viene assorbito dalle

cellule. Fin che la concentrazione di glucosio è inferiore a 200, viene assorbito completamente.

La glicemia nel sangue è di solito 100 mg per 100 millilitri (varia tra 90 e 120 mm/dl); ci sarà

anche la stessa concentrazione di glucosio (glicosuria: concentrazione di glucosio nelle urine)

della preurina. Per questo in condizione fisiologiche il carico tubolare massimo non viene

raggiunto.

Diabete mellito: malattia molto diffusa, che è causata dalla carenza assoluta o relativa di

insulina (prodotta dal pancreas); se il pancreas non produce insulina o ne produce troppo

poca, arriva nel sangue una quantità esagerata di glucosio (la glicemia sale), e questo rimarrà

alto; se supera i 200 nel sangue anche nella preurina avrà la stessa concentrazione; se qui la

quantità di glucosio è 300, 200 vengono assorbiti ma gli altri 100 rimangono nella preurina;

glicosuria.

questo carico massimo lo trovo nelle urine e viene detto Se ho del glucosio nelle

urine, che non dovrebbe esserci succedono due cose:

- Spreco enorme di energie frutto dei processi digestivi

- Il glucosio si tira dietro l’acqua per meccanismo osmotico e si crea una condizione detta

poliuria e deve andare molto in bagno; anche se beve normalmente urina molto di più

- Riassorbimento amminoacidi

Ansa di Henle

Riassorbimento di ioni sodio: determina un riassorbimento di molta acqua che va dietro al sodio;

perché è il principale elemento che determina la pressione osmotica del sangue, è quella disciolta

in maggior quantità del sangue. Riassorbire il sodio vuol dire anche riassorbire acqua. Tanto è

vero che i diuretici più potenti sono classificati come diuretici dell’ansa. (Es. riduce il

riassorbimento degli ioni sodio e uno fa un sacco di pipì perché bloccando il riassorbimento di

sodio, blocco anche quello dell’acqua che segue il sodio).

Tubulo contorto distale

- Sede di Aldosterone: aumenta riassorbimento Na+ (scambiando con K+) —> controllo

equilibrio (idro)elettrolitico.

L’aldosterone è un ormone prodotto dalla corticale del surrene ed agisce a livello delle cellule

del tubulo contorto distale facendo in modo che queste cellule prendono il sodio dalla preurina

e lo sbattono nel sangue e prendono il potassio nel sangue e lo sbattono nella preurina;

permette quindi un scambio tra sodio e potassio maggiore di quello che avviene già

normalmente.

Prendere il sodio e portarlo nel sangue, il sodio si porta dietro l’acqua con un conseguente

aumento della volemia. L’aldosterone deve essere quindi prodotto quando devo aumentare la

volemia.

- Secrezione di H+ /HCO3- —> controllo equilibrio acido-base.

Eliminare o risparmiare ioni bicarbonato o ioni idrogeno e quindi contribuire a regolare quello

che si chiama equilibrio acido-base; modificano questo equilibrio modificando la

concentrazione di H+ o HCO3.

L’equilibrio acido-base viene regolato dal rene in collaborazione con il polmone.

pH = pK + [HCO3-]/PCO2

Il pH è direttamente proporzionale alla concentrazione i ioni bicarbonato è inversamente alla

CO2; questa formula spiega come questi due elementi intervengono nella modificazione del pH

del sangue. Ci permette anche di capire cosa può fare l’organismo davanti a una modificazione

del pH del sangue, che sta tra 7,35 e 7,45.

Alterazioni equilibrio acido-base

- Acidosi: il pH è sotto ai 7,35

- Alcalosi: il pH è sopra ai 7,45

- Acidosi metabolica: se diminuisce lo ione bicarbonato la causa dell’acidosi (abbassamento del

pH) è metabolica (azione sullo ione bicarbonato che è un prodotto del metabolismo - es.

produzione nel sangue di corpi chetonici o di tanti acidi). Il polmone per abbassare la pCO2

può determinare una iperventilazione cercando così di riportare il pH in condizioni fisiologiche.

- Alcalosi metabolica: aumento dello ione bicarbonato. Il polmone per compensare può cercare

di far aumentare la pCO2 con una ipoventilazione che però ha un limite perché non posso

smettere di respirare.

- Acidosi respiratoria: se aumenta la pCO2, il pH si abbassa, la causa non è più metabolica, ma

respiratoria (es. patologia respiratoria - SLA dove i muscoli non sono in grado di far avvenire in

modo fisiologico gli atti respiratori e quindi la ventilazione avviene in modo scorretto). In queste

condizioni il rene per cercare di mantenere il più è possibile il pH può aumentare la

concentrazione di ioni bicarbonato nel sangue (tramite il tubulo contorto distale), quindi questa

azione del rene ritarda una situazione che faceva abbassare il pH

- Alcalosi respiratoria: un aumento del pH può avvenire perché la pCO2 si abbassa (es. forte

stato ansioso con iper ventilazione). Il rene in queste condizioni può cercare di abbassare la

quota di ioni bicarbonato nel sangue, lasciandone un numero maggiore nella preurina.

Rene e polmone collaborano.

Dotto collettore

Sede di azione di ADH —> regolazione volemia

L’ormone antidiuretico rende le cellule del dotto collettore più permeabili all’acqua, come

conseguenza l’acqua passa dalla preurina all’interstizio e quindi al sangue, perché lo spazio

interstiziale ha una pressione osmotica maggiore di quella della preurina. In presenza di questo

ormone passa più acqua.

APPARATO ENDOCRINO ormone

È formato dalle ghiandole endocrine, che producono ormoni; un è una

sostanza prodotta una ghiandola che viene riversata nel sangue e determina la

modificazione di determinate funzioni corporee a distanza rispetto alla sede di

produzione; modifica delle azioni solo quando si lega ad appositi recettori situati su

organi bersaglio. Un ormone è una sostanza che esercita i suoi effetti solo a livello

dell’organo bersaglio, cioè organo che contiene recettori specifici per quell’ormone.

È formato da organi molto diversi tra loro che svolgono anche diverse funzioni.

L’ormone si lega solo con le cellule che esprimono sulla superficie plasmatica lo

specifico recettore.

Es. Ormone antidiuretico rende le cellule del dotto collettore più permeabili

all’acqua.

Feedback negativo: un ormone è in grado di autoregolare la propria concentrazione, concetti che

spiega come mai è possibile per molti ormoni fare in modo che la loro concentrazione del sangue

rimanga costante. Se tende ad abbassarsi, ne viene prodotto ancora e se aumenta lui stesso

inibisce la ghiandola che lo dovrebbe produrre. Molti ormoni hanno questo sistema di

autoregolazione, ma non tutti.

Es. Ormoni della tiroide; compito della tiroide è produrre gli

ormoni tiroidei (T3 e T4) e non li può produrre se non riceve il

comando dall’ipofisi. Anche l’ipofisi non può produrre il TSH

(ormone che stimola la tiroide) se non è lei stessa

comandata dall’ipotalamo, il quale produce TRH (ormone di

rilascio per il TSH). Gli ormoni tiroidei vanno a inibire le

azioni dell’ipotalamo, inibiscono quindi la produzione di

TRH, con questo sistema la concentrazione degli ormoni

tiroidei mantengono sempre un certo equilibrio nel sangue;

se T3 e T4 si abbassano, l’ipotalamo comanda l’ipofisi, la

quale stimola la tiroide che ne produce altri.

Le ghiandole che descriveremo sono l’ipofisi, tiroidi, ghiandole paratiroidi, timo, surrene, pancreas

endocrino e gonadi.

Ipofisi

Si trova nella cavità cranica e comanda altre ghiandole endocrine. Ha una

forma a grossomodo rotondeggiate a goccia, è alloggiata nel neurocranio

a livello della sella turcica, ed è strettamente unita all’ipotalamo da una

peduncolo ipofisario.

propaggine che si chiama

Può essere divisa in due parti, una anteriore e una posteriore.

Adenoipofisi o ipofisi anteriore

È la parte anteriore e più grossa. Produce improprio gli ormoni; è la vera parte

ormonale dell’ipofisi, è qui che ci sono cellule che producono ormoni e li

rilasciano.

- GH o ormone della crescita o ormone somatotropo o STH: questo ormone ha

come organi bersaglio le cartilagini di accrescimento presenti a livello delle

metafisi delle ossa lunghe, compito di questo ormone è quella di stimolare le

cellule della cartilagine di accrescimento, il risultato è quello di far crescere le

ossa in lunghezza. La sua azione secondaria e meno importate è quella di collaborare con

l’insulina per il buon utilizzo del glucosio

- TSH o tiroido-stimolante: ha come organo del sangue la tiroide, risultato è la sua stimolazione

che rilascia gli ormoni tiroidei

- ACTH o adreno-cortico-tropo: ha come organo bersaglio la regione corticale o corteccia del

surrene e la stimolerà per produrre gli ormoni del surrene

- FSH o follicolo stimolante: insieme al LH formano le gonado-tropine, che colpiscono le gonadi

(femminile: ovaio - maschile: testicolo). Il nome descrive ciò che avviene nelle gonadi femminili,

ma c’è anche nelle gonadi maschili con funzioni diverse

- LH o luteinizzante: gonado-tropine,

insieme al FSH formano la famiglia delle che colpiscono le

gonadi. Nelle gonadi femminili determina la formazione del corpo luteo, e in quelle maschili

stimola il testosterone

- Prolattina o PRL: favorisce la produzione di latte dalla ghiandola mammaria; quest’ultima esiste

in tutti e due i sessi, ma è organo bersaglio di ormoni specifici nel sesso femminile (estrogeni)

per questo non si sviluppa in quello maschile, ma solo in quello femminile. Per produrre il latte,

necessita di un’altro stimolo, quello della prolattina, che viene prodotto solo al momento

dell’allattamento

Neuroiposifi o ipofisi posteriore

È la parete posteriore e più piccola. È la sede di rilascio nel sangue di ormoni che in realtà sono

prodotti nell’ipotalamo (ossitocina e l’ormone antidiuretico o ADH).

Tiroide

Si trova nella regione del collo anteriormente davanti alla cartilagine tiroidea della

laringe al di sotto del piano cutaneo; in condizioni fisiologiche non si può toccare.

lobi tiroidei,

Ha una forma a farfalla ed è composta da due parti laterali chiamate

istmo.

uniti sulla linea mediana da un tratto di congiunzione dello È molto ricca di

vasi sanguigni; viene vascolarizzata da rami collaterali della arteria carotide

esterna e da origine a vene che poi confluiscono nella vena giugulare interna.

Guardando la tiroide posteriormente vediamo che arriva in vicinanza all’ipofaringe

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e l’inizio dell’esofago. Posteriormente ai lobi tiroidei ci sono due per lato le

ghiandole paratiroidi.

Dal punto di vista microscopico la tiroide ha una struttura

follicolare, troviamo tante sfere che sono i follicoli

immerse in una abbondante quantità di tessuto

connettivo lasso con numerosi vasi sanguigni. Con

follicolo si intende una struttura sferica che è formata

come parete da un singolo strato di cellule, queste sono

le cellule che producono gli ormoni tiroidei. L’interno del

colloide o sostanza

follicolo contiene un liquido detto

colloide, in questa sostanza sono contenuti i precursori

degli ormoni tiroidei. Le cellule della parete sono organo

bersaglio per il TSH; questo arriva nel sangue, stimola le

cellule delle pareti dei follicoli con recettori appositi a

lavorare e produrre gli ormoni tiroidei; le cellule

riassorbono parte della sostanza colloide, la trasformano


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti completi per l’esame di Anatomia e Fisiologia presi durante le lezioni (frequentate tutte) del Dottor Citterio con aggiunta di immagini e riferimenti al libro consigliato Anatomia Umana, Monduzzi Editore.
Descritti: apparato muscolo-scheletrico, cardiocircolatorio, nervoso, respiratorio, digerente, urinario, riproduttivo, iuxtaglomerulare, tegugumentario e la loro fisiologia. Con introduzione iniziale sui vari tipi di tessuti.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in infermieristica
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elisavanini98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti morfologici e funzionali della vita e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Vita Salute San Raffaele - Unisr o del prof Citterio Giovanni.

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