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I signori feudali, avvalendosi dell’esercizio del potere e della forza, imponevano ai contadini una

serie di prestazioni di lavoro e di pagamenti in denaro o in natura (rendita feudale). La rendita

feudale permetteva al signore di appropriarsi di una parte della produzione e del lavoro dei

contadini.

A est del fiume Elba, dove la terra è abbondante, permanere della condizione servile fino a fine

‘800.

Monetizzazione della rendita nell’Europa occidentale e il superamento del sistema servile dove la

terra è scarsa: trasformazioni molto lente che andarono a sostituire le prestazioni in lavoro e una

parte del raccolto con pagamenti fissi in moneta.

Nell’Europa occidentale, presenza di uno o pochi contadini ricchi, proprietari delle terre e delle

mandrie, che dominano la vita della comunità; numero ristretto di contadini medi, capaci di vivere

della loro azienda, e un gran numero di contadini poveri, che hanno terra insufficiente o addirittura

ne sono privi del tutto.

Oltre agli esborsi a fronte della rendita feudale, il mondo contadino era soggetto al pagamento

delle tasse locali e soprattutto dell’imposta monarchica.

La rivoluzione agraria

Concime, grande innovazione, utilizzato per restituire la capacità produttiva al suolo e per

migliorarla, incrementando le rese; tra agricoltura e allevamento non c’è concorrenza, ma

complementarietà. (Latte trasformato in formaggio e grana per la sua lunga conservazione).

L’inizio del cambiamento si manifesta lentamente nei Paesi Bassi (Fiandre), e nella pianura

lombarda tra Ticino e Adda.

Gli utili che forniva l’agricoltura rendevano possibile i costosi investimenti finalizzati a creare nuove

terre mediante il drenaggio e la costruzione di dighe per la regolazione dell’acqua.

Produzione flessibile e orientata al mercato, e i prodotti venivano venduti in città. A seconda dei

prezzi, si assegnava più terra alle coltivazioni o ai pascoli.

Agricoltura convertibile (convertible husbandry): progressiva sostituzione di un’agricoltura di

autoconsumo con un’agricoltura per il mercato, che si specializza nei prodotti che possono offrire

maggiori profitti in ogni momento.

In Inghilterra inizio del processo di enclosures, vendita delle terre comuni e recinzioni dei campi

aperti, con conseguente privatizzazione delle terre.

Si creano così grandi proprietà, gestite da affittuari che apportavano capitali, conoscenze agrarie e

capacità di gestione. Adozione di nuove tecniche e incremento degli investimenti.

Processo ampio e lento iniziato a fine Seicento.

Abolizione del maggese. Forte aumento delle rese e delle produzioni per un’agricoltura convertibile

per il mercato.

L’agricoltura inglese del Settecento garantisce derrate a popolazione in crescita e sviluppa

consistenti volumi di esportazioni.

CAPITOLO 2: L’ECONOMIA URBANA PREINDUSTRIALE

Città - campagna

Fino al secolo XI l’attività mercantile a lunga distanza si riduceva a pochi mercanti ambulanti,

venditori di prodotti di lusso (spezie, sete, tessuti, gioielli, profumi) di provenienza asiatica e saldati

in argento.

Commercio scarso e dominato dall’offerta: bisognava comprare quando arrivavano i mercanti e

acquistare quello che portavano.

Commercio lento, pericoloso e caro.

Limiti del commercio via terra: mancanza di strade in buono stato.

Trasporto per vie d’acqua, che permetteva di commercializzare prodotti di minor valore, come vino,

sale, cereali, pesce secco o salato, ma non meno necessari. Bisognava comunque aspettare i

venti favorevoli, oppure navigare lentamente a remi.

Pericoli naturali e di pirateria e banditismo. 2

A partire dal XII secolo grande crescita e importanti trasformazioni: miglioramento di strade e

costruzione di navi più grandi con una migliore disposizione delle vele. Verso la fine del Medioevo

ci fu l’introduzione del timone di poppa e della bussola, che eliminava la convenienza di non

perdere la vista di costa.

I mercati di riferimento

L’Italia e le Fiandre continuarono ad essere i grandi centri commerciali durante tutto il Medioevo,

ma dopo la peste nera del 1348 apparvero anche l’Inghilterra e le città anseatiche.

L’Inghilterra, tradizionale esportatrice di pesca salata e di lana, cominciò ad esportare tessuti a

buon mercato.

La lega anseatica era un’associazione di città mercantili del nord e del centro della Germania.

La Castiglia sfruttò il nuovo continente tramite saccheggio e occupazione del territorio. Il

saccheggio, soprattutto dei tesori degli imperi Azteco (Messico) e Inca (Perù) fu molto redditizio.

Il Portogallo invece organizzò lo sfruttamento delle colonie come un’impresa commerciale: si

trattava di portare in Europa i prodotti dall’India (spezie, tessuti, gioielli), pagati in oro e argento,

poiché le manifatture europee offrivano pochi prodotti appetibili per il commercio orientale. Un

finanziamento sufficiente fu possibile solo con l’arrivo dei metalli preziosi dall’America (oro e

soprattutto argento). Questi erano ottenuti con il saccheggio, ma soprattutto con l’avvio dello

sfruttamento delle miniere.

A partire dal Seicento, aumento dei prezzi per via dell’eccessiva quantità di argento introdotta in

Europa, mentre la sua produzione diventava sempre più cara.

Si ha quindi un declino dei centri tradizionali a favore di Inghilterra e Paesi Bassi.

Nascono le prime società anonime sotto forma di società commerciali inglesi e olandesi.

Nelle colonie si avvia la produzione di piantagioni, coltivazioni dedicate alla monocoltura di un

prodotto con domanda in Europa, realizzate con manodopera schiava o soggetta. I principali

prodotti erano zucchero, cacao e indaco, mentre più tardi anche tabacco e cotone.

In America l’irruzione dei conquistatori aveva provocato una grande diminuzione della popolazione,

per le lotte e le malattie, per cui le piantagioni dipesero dal traffico di schiavi deportati dall’Africa.

La produzione e la vendita di prodotti di lusso mediterranei non potevano competere con il

commercio dei beni di consumo di massa offerti dagli inglesi e dagli olandesi, per cui la

supremazia europea passò definitivamente ai paesi del Nord.

Navigation Acts: politica mercantilistica dell’Inghilterra che consentiva l’accesso ai porti inglesi solo

a navi inglesi o a navi del paese di origine dei prodotti, eliminando così il ruolo dei trasportatori

olandesi.

Gli inglesi stabilirono una serie di colonie di popolamento sulle coste dell’America del Nord (i futuri

Usa), stabilendo un’agricoltura di tipo europeo, prospera grazie alla disponibilità di terra.

Le colonie meridionali, invece, furono sfruttate mediante piantagioni.

La Gran Bretagna divenne anche la potenza dominante in Asia grazie principalmente

all’occupazione di gran parte dell’India. Commercio di oppio in Cina.

A partire dalla fine del Seicento, comparse la cartamoneta, di fatto certificati di deposito emessi

dalle banche.

Mercati: punti di incontro prestabiliti tra venditori e compratori. Hanno un ambito locale e una

periodicità breve, che può arrivare ad essere quotidiana.

Fiere: punti di incontro prestabiliti tra venditori e compratori. Raduni che si svolgono in momenti

determinati.

Fiere finanziarie: luoghi e momenti nei quali si concentravano pagamenti, incassi, e una parte

considerevole del credito.

Il cambista o banchiere era lo specialista che conosceva il valore delle diverse monete e ne

facilitava l’intercambio guadagnandoci una commissione. Essi aggiunsero al cambio, il deposito: il

banchiere disponeva di una cassaforte e accettava che i clienti vi depositassero i loro denari.

Successivamente, utilizzavano una parte dei fondi ricevuti in deposito per prestarli a terzi

ricevendo in contropartita un interesse; è l’attività bancaria.

Fondazione della Banca di Inghilterra nel 1694. 3

Società di accomandita: formata da un socio capitalista e da un socio gestore; il primo apportava

denaro o le merci, il secondo si incaricava di portarle al punto di vendita per tornare con i denari o

altre merci.

Assicurazione, con la quale gli assicuratori ricevevano in anticipo un premio e in contropartita si

impegnavano a pagare il valore delle merci in caso della loro perdita.

Società anonima: nacque agli inizi del Seicento con le grandi compagnie coloniali privilegiate. Fino

alla metà dell’Ottocento, restò limitata alle grandi imprese con supporto statale: in molti paesi,

infatti, la costituzione di una società anonima richiedeva un decreto del Governo. Essa

presupponeva l’uso della contabilità, la forma più avanzata della quale, la partita doppia, apparve

in Italia a partire dal 1300.

La tessitura

Crescita e specializzazione della produzione urbana: tessuti, capi di abbigliamento, attrezzi, armi.

Tessuti: principale attività manifatturiera; principale prodotto del commercio a lunga distanza del

periodo preindustriale.

Industria tessile non fece grossi progressi tecnici; l’innovazione più interessante fu l’apparizione nel

1500 dei nuovi tessuti (new draperies), più variati, più leggeri e più a buon mercato. I nuovi tessuti

richiedevano meno materia prima, meno lavoro e meno attrezzature; erano di qualità inferiore, ma

molto più a buon mercato.

L’organizzazione della produzione

Corporazione: associazione dei maestri di uno stesso mestiere, organizzata, riconosciuta e

regolata dal comune. Monopolio del mestiere (nessuno lo poteva esercitare se non era ammesso

come maestro nella corporazione corrispondente) e controllo dell’attività, attraverso la vigilanza

sulla qualità del prodotto.

Lavoro a domicilio nelle campagne e figura del mercante imprenditore

In Gran Bretagna dopo il 1680 il potere passò ad essere controllato dal Parlamento, che doveva

approvare le nuove imposte. A partire da questo momento, l’azione dei governi tese ad essere

favorevole agli interessi della borghesia (fine dell’assolutismo).

L’abolizione definitiva del feudalesimo e della monarchia assoluta, unitamente alla loro sostituzione

con regimi parlamentari capitalistici, vengono identificate con la Costituzione degli Stati Uniti

d’America (1787) e soprattutto con la Rivoluzione Francese (1789). Nel resto d’Europa

l’affermazione legale del capitalismo fu un processo lento.

CAPITOLO 3: LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE INGLESE (1760/1850)

Il concetto di rivoluzione industriale

Rivoluzione industriale: inizio di un processo irreversibile di crescita forte e autosostenuta nella

produzione di beni generata dall’invenzione e applicazione di nuove macchine, dall’uso di energie

nuove, più potenti, più versatili e più a buon mercato, nonché dall’introduzione di cambiamenti

rilevanti nel trasporto, nei materiali di base della produzione industriale e nell’organizzazione del

lavoro, che si concentra nella fabbrica.

Innovazione: lavoro nella fabbrica, applicazione dell’energia a vapore e uso intensivo del capitale.

Passaggio definitivo dal feudalesimo al capitalismo: il fattore capitale (l’investimento in macchine,

edifici e materie prime) acquista più importanza nel fattore lavoro.

Gran Bretagna: miglioramenti nella produzione agricola e industriale, nel mercato e nelle strutture

politiche.

Vantaggi territoriali: era un’isola, il che le permetteva di assicurare la sua difesa con spese minori;

abbondanza di fiumi navigabili che facilitavano il trasporto. Ricchezza mineraria, specialmente di

carbone e ferro. 4

Innovazione tecnologica data dallo stimolo nell’affrontare i problemi relativi all’estrazione e alla

trasformazione dei minerali.

Disponibilità e basso prezzo degli alimenti: la Rivoluzione Industriale è possibile solo se la

produttività dei lavoratori agricoli è abbastanza elevata da generare un surplus che permetteva di

alimentare una massa crescente di popolazione non direttamente produttrice di alimenti.

Esistenza di un mercato, ampliabile via via che i prodotti possono essere offerti a prezzi più bassi.

Forte grado di urbanizzazione della popolazione britannica.

Commercio estero e dominio di grandi spazi coloniali, che rappresentano un ampliamento del

commercio interno, importanti come fonte di materie prime (specialmente cotone).

Lo stimolo della domanda innesca il processo di produzione, ma la sua continuità e il suo

ampliamento vanno ricercati nell’offerta, nella capacità delle macchine di allargare il mercato

mediante la diminuzione dei prezzi. Espansione del mercato e continuità nel processo di crescita.

Le innovazioni tecniche

Le innovazioni tendono a concentrarsi quando l’aumento della domanda di un prodotto spinge alla

ricerca di cambiamenti che permettano di migliorare la produttività del processo.

Microinvenzioni: migliorie che si apportano a una macroinvenzione per ottenere aumenti della

produzione

Settore tessile cotoniero

Filatura (produzione del filo) + tessitura (incrocio dei fili per formare la tela).

1760: diffusione della spoletta volante (passaggio automatico del filo); essa provocò una scarsità di

filo, soprattutto di lana, che era la fibra tessile più usata all’epoca; le macchine aumentate per

risolvere il problema aumentandone la produzione avevano però movimenti bruschi, per cui il filo si

spezzava spesso. Per questa ragione poterono essere applicate per lungo tempo solo al cotone,

che era una fibra più resistente. Solo quando furono perfezionate fu possibile adattarle alla lana.

Jenny, macchina manuale, mossa dalla forza dell’operaio.

1825 Roberts introduce la macchina automatica, mossa da energia esterna, e richiedeva quindi il

lavoro in fabbrica da parte di un operaio non più specializzato.

Aumento della produzione del filo, e necessità di meccanizzare anche la tessitura per

incrementarne la produzione. Comparsa del telaio meccanico, affiancato dal tradizionale telaio

manuale per i tessuti fini.

1793: inventata negli Stati Uniti la sgranatrice meccanica, che consentiva di separare i semi del

cotone dal fiocco. Abbassamento del prezzo del cotone e aumento della produzione americana di

cotone.

Settore siderurgico

Introduzione di nuovi macchinari per rendere più a buon mercato l’ottenimento del ferro mediante

la sostituzione del carbone vegetale con il carbone minerale; aumentare la quantità di ferro

prodotta e diminuire il tempo e il carbone necessari per ogni processo.

Ferro fuso o ghisa: si ottiene direttamente dall’altoforno allo stato liquido e permette di fabbricare i

pezzi desiderati semplicemente versando il metallo fuso negli stampi predisposti. L’innovazione

fondamentale nella produzione della ghisa fu utilizzare carbone minerale come combustibile per

fondere il ferro nell’altoforno. Dal 1750 uso del carbon coke.

Ferro forgiato, usato per reti, travi, attrezzi, ecc., prodotto tramite pudellaggio e laminazione. Nel

pudellaggio il ferro fuso non si lasciava raffreddare, ma si introduceva in un lungo forno mentre

veniva rimescolato. Alla fine del forno di pudellazione il ferro fuso era una massa pastosa, che

aveva perso gran parte delle sue impurità; laminazione: una serie di rulli la comprimevano e ne

estraevano il grosso delle impurità residue per pressione.

La macchina a vapore

Macchina a vapore di James Watt, brevettata nel 1769.

5

L’industria chimica

Passaggio dall’ottenimento di prodotti di laboratorio, in piccole quantità, alla fabbricazione

industriale. Produzione di acido solforico in camere di piombo.

Utilizzo dei sottoprodotti; scoperta di prodotti chimici nuovi, come lo sbiancante per i tessuti di

cotone.

Soda caustica e il gas per illuminare: nel 1807 le fabbriche di Manchester erano già illuminate a

gas, come anche alcune strade di Londra. Le innovazioni successive furono la distribuzione del

gas mediante tubi e l’invenzione del contatore, che consentiva di conoscere la quantità consumata

da ciascun abbonato. Nel 1823 tre compagnie di distribuzione del gas si facevano concorrenza a

Londra.

Il sistema della fabbrica

Sebbene la fabbrica fosse preesistente, con la Rivoluzione Industriale le macchine mosse da

energia esterna (idraulica o a vapore) la resero indispensabile.

Manodopera: sottomessa a lunghe giornate di lavoro non specializzato, monotono e mal pagato.

I tempi della crescita

Rivoluzione Industriale: momento di spinta della crescita autosostenuta.

Solo pochi settori erano meccanizzati, con una distribuzione molto diseguale sul territorio.

Crescita moderata. La produzione si andò meccanizzando progressivamente.

1861: solo un terzo della popolazione inglese lavorava nel settore industriale.

Il fattore lavoro

Il lavoro era un fattore abbondante agli inizi della Rivoluzione Industriale: il fortissimo incremento

della popolazione che si verificò in Gran Bretagna costituì una forza lavoro sufficiente per

soddisfare la domanda delle nuove imprese.

In fabbrica: formazione della classe operaia e mantenimento dei bassi salari, ma i lavoratori erano

attirati dai salari un poco più alti di quelli tradizionali e dalla possibilità di continuità nell’impiego.

Gli imprenditori

In Gran Bretagna gli imprenditori, che avevano capacità di risparmio, erano accettati e l’ambiente

sociale era favorevole.

Grandi successi, frequenti fallimenti.

Caratteristiche: conoscenza del mercato, audacia verso innovazione, morale del diventare ricchi.

Le conseguenze sociali

La Rivoluzione Industriale significa l’inizio di una trasformazione nella produzione.

Grandi possibilità di crescita e forti diseguaglianze, legate alla possibilità di capitale e di

conoscenze. Squilibri sempre più grandi quando si reinvestivano parte degli utili ottenuti.

Comparsa della classe operaia: sottomissione alla disciplina di fabbrica (regole più rigide in tempi

e quantità di lavoro), spostamento verso sobborghi in pessime condizioni di spazio e di igiene.

Rapido arricchimento degli imprenditori.

Permanere di un certo disagio sociale fino al 1850; incremento dei salari reali nel secondo

Ottocento.

Società di mutuo soccorso: strutture in cui ci si associa, creando un patrimonio comune da usare in

caso di bisogno. Soci normali e soci d’onore (ricchi individui che fanno elargizioni).

Risposte al disagio sociale: forme di luddismo, movimento di ribellione di distruzione delle

macchine (represso). 6


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Corso di laurea: Corso di laurea in economia e gestione aziendale (MILANO)
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ziobertoldo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia Economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Besana Claudio.

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