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Analisi Costi-Benefici, prof.ssa Vignetti

Appunti del corso "Scienza delle finanze" del prof. Florio - gli appunti sono relativi solo alla parte "Analisi costi-benefici" tenuta dalla prof.ssa Vignetti nell'A.A. 2015/2016. Unimi

Libro consigliato: "La valutazione degli investimenti pubblici. I progetti di sviluppo nell'Unione Europea e nell'esperienza internazionale, Volume I, Principi e metodi di analisi" (Florio)

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Esame di Scienza delle finanze docente Prof. S. Vignetti

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un investimento. Per es. il costo di formazione per il mio personale è un costo di inv

(costo di avviamento), tra i c di avv ci sono anche brevetti e licenze, studio di

fattibilità. Costi operativi sono materie prime, manutenzione ordinaria (pulizia uffici),

energia, spese generali, spese di amministrazione ecc. quello che mi aspetto di avere

è un profilo temporale che parte dal mom in cui termina almeno il grosso della fase di

costruzione. Quindi durante la fase di costruzione mi aspetto che non ci siano voci tra i

c e r di gestione. Se il fabbricato non è ancora costruito, non pago le spese di pulizia

degli uffici. Prima costruisco il fabbricato, poi da un certo momento in avanti, quando

gli uffici diventano agibili inizierò a pagare energia elettrica, pulizia ecc. quindi pari a 0

durante la fase di costruzione, poi c’è una fase di avvio, in genere aumentano prima

pianino e poi si stabilizzano su un profilo di produzione a regime, da un certo mom in

poi si immaginano costanti a meno che uno non preveda delle fasi di espansione

specifiche ben definite. Stessa cosa per i ricavi. Magari i costi operativi iniziano prima,

perché io prima devo iniziare a produrre e poi le venderò da un certo mom in poi. Nella

tipologia dei progetti che vediamo noi non è detto che i ricavi ci siano. I ricavi

comunque possono essere tali da non riuscire a coprire i costi operativi. Ric operativi –

costi operativi = ricavi netti. Quindi posso avere magari dei ricavi operativi, ma

comunque dei ricavi netti negativi. Ultima tabella: fonti di finanziamento: chi copre i

costi, principalmente quelli di investimento. Se da quando inizia la fase operativa il

progetto è in grado di sostenersi (ric netti positivi), quello che devo coprire è tutta o

una parte dei costi d’inv. Se il progetto invece non è in grado di sostenersi, neanche

durante la fase operativa, io devo prevedere non solo delle fdf per la fase di

investimento, ma anche un continuo apporto di fondi durante tutta la vita del progetto

che mi copra i costi operativi. Devo fare un parco urbano dalla riconversione di un ex

area industriale. Quindi ho degli inv iniziali per riconvertire l’area: praticello, alberelli,

panchine. Il parco è aperto, la gente è contenta. Le case del quartiere acquistano

valore. Il parco ha bisogno di manutenzione periodica che deve essere sostenuto anno

dopo anno. Qualcuno deve dire ci mette i soldi e in che ammontare. Tre verifiche:

sostenibilità, rendimento finanziario del progetto, rendimento finanziario del capitale.

Sostenibilità: mette insieme tutti i dati raccolti nelle prime tabelle di input e le divide

tra entrate e uscite, fa un controllo anno su anno, non cerca di aggregare i soldi. Cerca

di vedere se anno per anno c’è eq tra entrate e uscite. Calcolo dei saldi= tot entrate –

tot uscite. Alcuni saldi possono essere positivi, per es quando ho gli inv iniziali prevedo

delle fdf esattamente uguali ai costi d’inv che ho previsto. Se ho dei ricavi invece,

potrebbe essere che certi anni ho saldi positivi e certi negativi. Per es. quando devo

fare degli investimenti extra per rimpiazzare macchinari posso incorrere in un saldo

negativo, negli anni precedenti però devo aver generato sufficiente cassa. La

sostenibilità è andare a verificare anno per anno se c’è sempre eq tra entrate e uscite.

Molto diverso è invece il ragionamento sul rendimento. Io nella sostenibilità finanziaria

metto tutte tre le categorie di dati. Il rend dell’inv non tiene conto delle fdf. Il calcolo

del rendimento vuole verificare se i ricavi netti, se sono positivi, in che misura questi

sono in grado di ripagare l’inv tot, indipendentemente dal modo in cui questo viene

finanziato, cioè non considero le fdf. Altro discorso è vedere in che misura i ricavi netti

sono in grado di ripagare il capitale investito. Operativamente questo vuol dire fare

un’altra tabella. Quindi sulla sostenibilità si calcola solo la CGC. Quindi un’altra tabella

senza fdf e calcolo di nuovo il saldo. Il saldo sarà sicuramente negativo all’inizio

perché ho soltanto costi, d’investimento e non ho le fdf, per cui non ho

compensazione. Da un certo mom in poi, se il progetto genera ric netti positivi, avrà

dei saldi positivi. Quindi la SF: vedo anno su anno se c’è eq tra entrate e uscite o se

per caso il mio progetto in qualche annualità particolare ha bisogno di un’iniezione di

cassa dall’esterno. Qui no. Qui voglio vedere se in questo alternarsi di saldi negativi e

positivi, alla fine il saldo è positivo o negativo, vorrei poter fare una megasomma. Il

problema che sorge è l’attualizzazione. Devo riflettere la preferenza del presente

rispetto al futuro. La preferenza intertemporale in genere privilegia il presente rispetto

al futuro. Prima di sommare i saldi devo trasformarli tutti in moneta corrente, cioè

devo attualizzarli. Come faccio? E’ un’operazione abbastanza semplice in cui io

complico dei coefficienti che moltiplicati per i saldi mi danno un nuovo numero che

esprime quel saldo lì all’anno corrente. Questi coeff devono diminuire nel tempo e

devono essere compresi tra 0 e 1. Quest’op si chiama sconto finanziario. Su excel

esiste una forma per farlo, ma all’esame non possiamo usarlo. il problema è definire

un coefficiente che rifletta un tasso di interesse, il costo opportunità del capitale, cioè

il costo di utilizzare il capitale adesso per questo progetto piuttosto che farci qualsiasi

altra cosa, per es. investirlo in titoli di stato. Dunque, se io non utilizzassi le mie risorse

finanziarie per finanziare questo progetto ma le investissi in titoli di stato, per cui in

un’attività finanziaria poco rischiosa, quanto potrei ottenere in cambio? Quanto più

alto è il mio tasso di interesse, tanto più alta è la mia preferenza del presente per il

futuro. Il tasso d’i per un’att fin è elevato se è molto rischioso, per cui se c’è un costo

legato al fatto che io sto immobilizzando le mie risorse in quell’attività. Il totalone dei

saldi è il VAN. Se lo calcolo sui saldi finanziari ho un van fin, se lo calcolo sui saldi

economici ho un van eco. Io prendo i saldi per ciascun anno, li peso con i coeff perciò li

trasformo tutti quanti in euro attuali, e poi li sommo perché voglio vedere se alla fine il

risultato è positivo o negativo. Se è positivo il progetto è profittabile, se no non lo è.

QUIZ: un progetto può essere sostenibile ma non conveniente? Sì. Nella SF l’aspetto

che prendo in considerazione, che nel rend dell’inv non c’è, sono le fdf, l’altra grossa

differenza è che nella SF io guardo all’eq anno per anno con la CGC, qui invece faccio

un totalone. Il progetto può essere sostenibile finanziariamente se io semplicemente

prevedo un’iniezione di finanziamenti esterni in corrispondenza delle mie voci di costo,

per cui io garantisco che ogni anno ci sia qualcuno che paga il conto. Per es. se il mio

progetto non genera ricavi come ad es. il parco urbano, il progetto non è conveniente,

ad un investitore privato non conviene perché non dà ricavi. Il progetto però si

sostiene se la municipalità decide di accollarsi l’onere finanziario e di coprire ogni

anno i costi di manutenzione. Allora il progetto non è conveniente, però è sostenibile

nel senso che ogni anno i conti vengono pagati con flussi esterni. Può essere un

progetto conveniente/profittabile ma non sostenibile? Sì. Anche un investitore privato

si deve occupare della SF. La SF vuol dire che un giorno arriva una fattura sul banco

dell’amministrazione e qualcuno deve avere i soldi per pagare la fattura e se non ci

sono questi soldi il progetto fallisce, si fa bancarotta e fine della storia. La sf è una

condizione di fattibilità o di realizzabilità. Se il progetto non è sostenibile, il progetto

non si può fare. Il progetto può anche non essere conveniente (capace di sostenersi da

solo), ma ci deve essere comunque qualcuno che paga i conti. com’è possibile che il

progetto sia profittevole ma non sostenibile? Ad es. non c’è accesso al credito. C’è uno

scompenso molto rilevante, dal punto di vista temporale, tra quando si verificano i

ricavi e quando invece ci sono i costi di investimento. Ammettiamo che il progetto sia

in grado di generare ricavi molto consistenti, ma molto in là nel tempo. In questo caso

io ho il problema di finanziare la fase iniziale. Se il progetto ha questa promessa di

generare ricavi io posso indebitarmi nella fase iniziale e dire “datemi un prestito, che

tanto poi il progetto è così capace di generare ricavi che posso ripagarlo”, ma si tratta

di gestire questo scompenso temporale tra il mom in cui si verificano entrate e il mom

in cui si verificano le uscite. Quindi posso avere anche dei saldi che da un certo mom

in poi sono positivi, per cui di fatto dal punto di vista algebrico ripagano i saldi

negativi, ma nel momento in cui si verificano i saldi negativi io devo avere le risorse

per far fronte a questi costi.

Il VAN è un numero sintetico espresso in termini monetari ed è un modo veloce per

dire quanto vale il progetto in euro attuali/correnti. Nel caso di progetti pubblici noi

vorremmo un VAN finanziario al massimo poco positivo. Perché se il van fin è positivo,

in realtà quello è un progetto che può fare un investitore privato perché è appetibile

per lui, non si tratta di un fallimento di mercato. Nell’analisi economica invece voglio

un VAN eco positivo. Criterio di selezione di un progetto pubblico è che il van eco sia

positivo. Cioè vuol dire che il saldo netto tra costi attualizzati e benefici attualizzati è

positivo, cioè sono più i benefici dei costi. Un altro indicatore molto importante è il TIR,

tasso di rendimento interno, è quel tasso di interesse. Quando devo calcolare il van

devo sempre dire qual è il tasso di interesse/di sconto per fare l’attualizzazione,

normalmente utilizziamo il tasso di sconto del 5%. Questa è una scelta relativamente

discrezionale, se voglio dei progetti comparabili devo decidere qual è il tasso di

riferimento e utilizzare sempre quello in maniera coerente. Ammettiamo che il flusso

dei saldi sia di tipo regolare: negativi all’inizio e positivi da un certo mom in poi, con un

solo cambio di segno da negativo a positivo quindi. Solo in quel caso la curva del van

ha questa forma: i

IL TASSO DI RENDIMENTO INTERNO (TRI), È QUEL PARTICOLARE VALORE DI CHE

ANNULLA IL VAN DI UN INVESTIMENTO.

Ho la curva del VAN in funzione della i. Se il flusso di saldi non è fatto in questo modo,

la curva del van non ci viene così. nel caso in cui per es. i saldi sono tutti negativi, il

progetto non genera ricavi, la curva sta sotto. Oppure ci possono venire curve che

hanno più di un’intersezione, se ho un profilo dei saldi un po’ negativo un po’ positivo.

Il grafico sopra mi dice che all’aumentare della i il mio VAN diminuisce. Più i sale e più

pesa il presente rispetto al futuro. Ma con quel flusso di saldi io sto pesando di più i

saldi negativi e di meno i saldi positivi, che si verificano da un certo mom in poi. Più i

sale e più il mio peso sarà così: più peso per i - e meno peso per i +. Allora

semplicemente per la scelta discrezionale di una i, che è il mio tasso d’interesse di

riferimento, il mio VAN può diventare negativo. Questo vuol dire che se io ho una

preferenza spiccata per il presente, la convenienza del mio progetto è meno elevata se

mi costringe ad avere dei saldi negativi molto significativi all’inizio, la convenienza del

mio progetto ne risente in negativo. Se invece io sono più neutrale rispetto al profilo

temporale, allora pesano un po’ meno i negativi all’inizio e un po’ più i ricavi dopo.

Una i pari a 0 cosa vuol dire? Indifferenza tra presente e futuro: io faccio

semplicemente il totalone, è una situazione che non si verifica mai perché c’è sempre

una preferenza tra presente e futuro. Potrebbe capitare all’esame di dover calcolare il

valore del VAN per i pari a 0: faccio la somma dei saldi senza attualizzare. Io posso

volermi chiedere qual è il tasso di interesse limite, qual è il massimo valore della i oltre

il quale il mio VAN diventa negativo. Quel tasso lì si chiama TIR, è un indicatore

finanziario che mi dice qual è il rendimento atteso del progetto.

Calcolare il van: facciamo la somma attualizzata dei flussi di cassa. Abbiamo a

disposizione la tabella dei coefficienti. All’esame dobbiamo portare solo la calcolatrice

(la tab ce la dà lei). Questa tabella mi fa già il calcoletto, cioè per diversi i mi calcola i

coefficienti (quella a^t). per cui noi dobbiamo moltiplicare ogni saldo per il proprio

coefficiente e poi sommare tutti i saldi che sono usciti. Possiamo approssimare alla

terza cifra decimale. Non avremo mai più di dieci anni. La funzione su excel è =VAN(i e

inserisco il flusso di saldi su cui calcolare il van). Per il tir come facciamo? Scorciatoia:

calcolare il tir con metodo grafico: un po’ a spanne dobbiamo fare un grafico contando

bene i quadretti e dobbiamo tentare di disegnare la curva del van. Per i pari a 5 il

primo valore ce lo abbiamo già e quindi andiamo a segnare un punto. Se per i=5 il van

è positivo, proviamo a calcolare per i=10, se il van è ancora positivo andiamo avanti, a

un certo punto ci verrà un valore negativo. Ricordare che più i sale più van scende, da

formula. Se per i=5 il van è negativo, proviamo a calcolare per i=0. Il TIR dobbiamo

dire solo tra quali valori è compreso, ad es il TIR è compreso tra 5 e 10 se in 5 il van ci

viene positivo e in 10 negativo. Probabilmente nell’analisi finanziaria il van ci verrà

negativo, per poter essere finanziato dal pubblico. I=0 faccio il totalone senza

scontare. Se i negativo è un po’ un concetto controintuitivo: una preferenza per il

futuro rispetto al presente, dunque funziona con dei pesi maggiori di uno che scontano

al contrario. Al 14esimo anno 1 euro del 1° anno vale 2 euro. Stessa cosa per il van

economico, anche se si calcola su un’altra tabella, che come struttura è circa come

quella del rend dell’inv, ma che utilizza dei prezzi corretti, cioè dei prezzi ombra invece

dei prezzi di mercato, e include anche le esternalità, tutti gli effetti esterni, però la

struttura della tabella è simile, alla fine si possono calcolare dei saldi e il tipo di

operazione che si deve fare poi è la medesima.

Differenza tra il rendimento dell’investimento e rendimento del capitale. Il rend dell’inv

mette insieme i ricavi netti con i costi dell’investimento, indipendentemente dal modo

in cui essi sono finanziati. Il rendimento del capitale misura la capacità dei ricavi di

garantire un rendimento sulle risorse finanziarie del progetto, indipendentemente dalle

risorse reali impiegate, cioè non guardo più agli inv tot, non mi interessa più sapere se

compro un macchinario, se devo acquistare il terreno ecc., guardo soltanto quali sono

le risorse finanziarie che devo impiegare nel progetto. Noi abbiamo detto che le fonti

finanziarie possono avere diversa provenienza. Posso avere un sussidio pubblico, cioè

un sussidio in conto capitale, a fondo perduto: io ti pago il 100% di una certa

componente di costo, una specie di regalo. Io regalo al progetto 10 milioni di euro, non

li rivoglio indietro e lo faccio perché penso che questo progetto sia buono. Se il

progetto genera dei ricavi netti, solo in quel caso lì, ci può essere concorso di capitale

privato. Cioè ci può essere un privato che dice: se una parte dei costi iniziali mi viene

coperta da un sussidio pubblico, io posso avere interesse ad entrare con una quota

delle risorse finanziarie e mi approprio di tutto o parte dei ricavi netti generati dal

progetto. Es. infrastruttura che eroga il servizio di raccolta e trattamento dei rifiuti

solidi urbani. Io costruisco un impianto, un inceneritore. Se guardo semplicemente ai

costi di costruzione e poi ai costi op dell’inceneritore, rispetto a quello che posso

chiedere come tariffa per la raccolta di rifiuti, in genere non chiedo un prezzo di

mercato, siccome è un servizio pubblico la cosa funziona con dei prezzi di tipo

tariffario, questi possono non corrispondere al costo marginale del servizio e dunque

sono messi a un livello che non copre tutti i costi, cioè può coprire i costi op ma non

quelli di inv. Per un progetto di questo tipo ci può essere un sussidio pubblico sugli inv

iniziali, es del 60%, sussidio in conto capitale a fondo perduto. La restante parte ce la

metti tu e io in cambio ti do la possibilità di gestire l’infrastruttura per erogare il

servizio e i ricavi te li metti in tasca tu. Allora io ti abbatto il costo d’inv iniziale, ti

chiedo un piccolo canone di concessione per l’infrastruttura, e tu me la operi/gestisci.

Quando c’è il sussidio pubblico, questa collaborazione normalmente si chiama PPP:

partnerariato pubblico privato, private public partnership. Per cui c’è una parte di

capitale data dal pubblico e una data dal privato. Il privato da solo non lo potrebbe

fare perché non ha un flusso di ricavi che gli permette di rientrare nei costi iniziali,

però se il pubblico partecipa con un pezzettino abbattendogli i costi, a questo punto al

privato conviene. Se il progetto non genera ricavi netti, l’unico tipo di provenienza

delle fdf è di tipo pubblico. Poi magari la municipalità può andare in banca a chiedere

un prestito e gestire i flussi di cassa in maniera tale da non dover anticipare tutto

subito, però sostanzialmente si parla di fondi che vengono erogati e non si aspettano

di avere un ritorno. Nel caso di PPP il calcolo del rendimento del capitale ha molto

senso, perché l’investitore privato potrebbe dire: rispetto al capitale che ci metto io,

quanto mi conviene questo progetto? Io ci metto del capitale iniziale, ho un flusso di

ricavi netti da un certo punto in poi, i costi di inv non li pago interamente perché un

po’ mi sono in sostanza regalati, per effetto del sussidio pubblico, quanto mi

conviene? A questo punto, dal punto di vista dell’investitore privato, ric netti sono un

entrata, ma il capitale che lui mette è un’uscita. Il capitale privato, che è una fdf e che

nella tabella della SF è un’entrata perché serve per pagare delle fatture, nel calcolo

del rendimento, dal punto di vista dell’investitore privato, nel calcolo del rendimento

dei mezzi propri è un’uscita. Il conferimento del capitale privato per l’investitore

privato è un impiego di risorse. La tabella che dobbiamo fare per il calcolo del

rendimento del capitale privato è una tabella come quella di prima, dove dal lato delle

uscite, oltre ai costi op, ho il capitale privato. Sia il capitale privato come conferimento

di capitale sociale, sia capitale in termini eventuali di rimborso di un prestito. Io posso

decidere che la quota di investimenti che devo pagare come privato, mettiamo che

devo coprire 40, posso decidere che 20 ce li metto subito come capitale privato, per

gli altri 20 vado a chiedere un prestito in banca, a questo punto la banca mi versa 20

subito e io da un certo mom in poi devo rimborsare e pagarci sopra degli interessi, in

questo modo però posso diluire un po’ le mie uscite nel tempo per la quota di 20.

Allora il costo in termini di capitale privato sono la quota di capitale investito e il

ripago del prestito con gli interessi. QUIZ: per la tipologia di progetto che abbiamo

detto, cioè un impianto di trattamento dei rifiuti con uno schema di PPP, un inv iniziale

che costa 100, di cui 60 pagato dal pubblico a fondo perduto, 40 dal capitale privato in

parte con conferimento del k privato, in parte andando a chiedere un prestito. Il

progetto poi genera un flusso di ricavi netti che viene interamente intascato

dall’investitore privato a fronte di un pagamento di un piccolo canone di concessione

annuale. Per un progetto fatto così come ci immaginiamo sarà il rendimento del

capitale rispetto al rendimento dell’investimento? Più alto. Perché mentre nel rend

dell’inv io avevo una voce in uscita pari a -100 che era il valore dell’inv totale, adesso

sostituisco questo valore di -100 con un valore di -20 per la quota di capitale che deve

mettere il privato, + il rimborso del prestito che sarà 20 + un po’ di interesse, in ogni

caso è – di quello che metterei come rendimento del progetto. Questo perché il

pubblico, che mi regala 60, mi abbatte i costi di inv e mi garantisce quella profittabilità

che mi dà l’incentivo per investire in un progetto del genere. Cioè mi copre quel gap

finanziario che mi disincentiva dall’idea di intraprendere un progetto del genere. Se io

sono un investitore privato, faccio il calcolo del van dell’investimento e mi viene

negativo, pari a 20, chi me lo fa fare?! Ma se viene il pubblico e mi dice: ascolta, a me

interessa questo progetto, perché è importante per la mia municipalità avere un

servizio di raccolta e trattamento dei rifiuti, allora ti vengo incontro, ti do un pezzo e tu

fai il resto, a questo punto lui si rifà i conti e gli viene un van positivo e gli dice “va

bene ok, allora se tu mi dai questo incentivo qua, quest’altro pezzo lo faccio io, perché

a questo punto mi conviene”. Se stiamo parlando di un progetto che non genera ricavi,

il rend del k (ma anche il rend dell’investimento) non ha senso e non lo posso neanche

calcolare perché non ho ric netti, dunque non ho un saldo positivo. Se non ho un saldo

positivo, il tir manco lo posso calcolare. Se all’esame ci chiede di calcolare il tir, prima

cosa da fare: guardare il flusso di saldi, se esso è tutto negativo, il tir non è calcolabile.

Se il flusso ha più di un’inversione di segno, il tir è multiplo, e in questo caso non ha

senso calcolarlo perché quello che mi restituisce quel calcolo non so che cosa mi vuole

dire in realtà. Se il flusso ha al massimo un’inversione di segno: ok, calcolo il tir.

Inversione di segno vuol dire che es. il saldo all’anno 1 2 3 è negativo e all’anno 4

diventa positivo e rimane tale: una inversione di segno.

LEZIONE 5

Progetto di depurazione delle acque: su ariel impianto eolico (alla prof non piaceva

impianto eolico). Parliamo di un’infrastruttura, un impianto di depurazione delle acque

che permette di erogare un servizio, viene realizzato perché nella situazione senza

progetto le acque vengono raccolte e poi scaricate in un fiume senza alcun

trattamento di depurazione, con evidenti danni ambientali. Dunque la situazione senza

progetto è una situazione senza costi e ricavi in sostanza, di tipo do nothing. Questo

semplifica molto perché la situazione con progetto è la situazione incrementale

(approccio incrementale). Nel caso in cui invece il progetto sia l’espansione di un

impianto di depurazione, che ha già dei costi e dei ricavi di gestione, ma ammettiamo

che l’impianto non permetta di trattare tutta l’acqua che viene raccolta, o comunque

non permette di fare dei trattamenti sofisticati che permetterebbero un minore

inquinamento. Ammettiamo che l’intervento si proponga di ampliare la capacità di un

impianto già esistente: in questo caso l’analisi c b si complicherebbe perché io dovrei

considerare sia i flussi già in essere che i flussi nuovi, e dovrei eseguire la mia analisi

facendo la differenza su ciascuna categoria di flusso. Costi op nuovi – costi op vecchi

(senza progetto, situazione inerziale). Potrei avere per es dei costi op negativi. I costi

negativi sono dei risparmi. Ammettiamo che il mio upgrade dell’impianto permetta di

risparmiare dei costi perché utilizzo ad es. una tecnologia più efficiente dal punto di

vista dell’energia che viene utilizzata, io posso anche avere nella situazione

incrementale un risparmio di costi. Costi op nuovi – costi op vecchi = - qualcosa =>

risparmio, ricavo fittizio, guadagno di profittabilità. Nel caso che analizzeremo invece,

la situazione senza progetto ha tutti i valori pari a 0 dunque è più semplice. I valori

della situazione con progetto sono già tutti incrementali. All’esame non ci sarà un

esercizio con espansione, ma nei quiz potrebbe esserci una domanda che chiede come

calcolare lo scenario incrementale data una situazione con progetto e senza fatto in un

certo modo.

Progetto: impianto per la depurazione delle acque, il servizio di depurazione prevede

l’applicazione di un canone che riflette il regime tariffario che copre solo parte del

costo marginale. (Questa considerazione è rilevante per l’analisi e. ma per il momento

non influisce su quella f. Quando faremo l’AE vedremo questo cosa vuol dire.) Il

proponente l’investimento ottiene un prestito dall’istituto di credito e chiede un

sussidio all’autorità pubblica.

Il prestito, voce delle fdf, nelle tab del calcolo degli indici diventa: rimborso e interessi

(questi devono essere dati nell’esercizio). Ricordarsi che nella tabella del rendimento

del capitale ci vanno solo i mezzi propri e il prestito (che diventa appunto

“rimborso+interessi”).

Le tab di partenza sono fatte così: 1) costi di inv e di manutenzione straordinaria. La

manutenzione strao sta nei costi di inv, la manutenzione ord sta nei c e ricavi di

gestione. La manu strao è quella che può prevedere il rimpiazzo di alcuni macchinari o

di componenti di macchinari che accrescono il valore di quell’asset e il valore di

quell’asset viene accresciuto e influisce su periodi successivi, per questo motivo sta

nella tab degli inv. La manu ord invece è: cambio la lampadina, pulisco per terra ecc.

l’ot è di 10 anni (molto corto ma comodo per noi). Normalmente le infrastrutture

ambientali hanno un ot di 25-30 anni. Voci: opere impiantistiche, manodopera (della

fase di costruzione). La manodopera nella fase di costruzione è può essere diversa

dalla manodopera nella fase di gestione, potrebbe capitare poi nell’AE di correggerle.

Potrebbe essere quindi che a queste due voci sono applicati dei fattori di conversione

diversi (tipi di distorsioni diversi) dunque dobbiamo considerarle due voci diverse la

manodopera nei costi d’inv e quella nei c e r di gestione, vanno mantenute separate.

Poi terreni, altri costi, manutenzione strao e valore residuo. Tipicamente al primo anno

si acquistano i terreni, poi si iniziano a fare le opere impiantistiche, civili ecc. in questo

caso si prevede di realizzare le opere imp soprattutto all’anno 3, all’anno 1 e 2 ci sono

dei lavori preparatori. La manodopera è spalmata in maniera uguale nei primi 3 anni.

Si intuisce che la fase di costr dura tre anni dal fatto che i valori di inv sono

concentrati nei primi 3 a. la manu strao non è annuale ovviamente. Il vr ha un meno

davanti perché è un ricavo, le altre voci sono da considerare delle uscite (non hanno

segno meno). Io posso o evidenziare la voce valore residuo tra le entrate insieme ai

ricavi, quando poi farò le tabelle, oppure posso tenerla qua dentro (costi di inv) e ci

metto un meno davanti. 2 tab: c e r di gestione. Tra i c ci sono: intanto son tutti valori

che partono dal 4 anno in avanti perché il mio progetto diventa operativo al 4 anno, i

primi 3 sono di costr. A partire dall’anno 4 inizio a produrre e dunque ho dei c e dei r.

qua la struttura dei r è molto semplice perché è costante in tutti gli anni, normalmente

la realtà è più complessa e prevede che si inizi ad un certo livello e si arrivi a regime

(costanza) nell’arco di alcuni anni, da un certo mom in poi si assume il flusso costante,

qua invece è assunto costante dall’inizio per semplicità. Quindi ci sono gli acquisti, la

manu ord, manodopera, tot costi d’es. poi abbiamo dei ricavi (il canone elettrico)

sarebbe la tariffa che viene raccolta. In questo caso il progetto è in grado di generare

dei ricavi che coprono ampliamente i costi di gestione: saldo netto positivo. Il costo

degli interessi non è un costo operativo, va messo tra le uscite della SF (convenzione).

Costi di gestione del prestito: uscite. Per la SF possiamo utilizzare le singole voci

disaggregate oppure possiamo utilizzare il totale. Per comodità si può usare il totale.

Gli anni della costruzione non avrebbe senso sovrafinanziare il progetto e far venire il

saldo positivo, è fisiologico che il saldo sia nullo durante gli anni di costruzione.

Commento dei risultati ottenuti nella sostenibilità finanziaria: il progetto genera ricavi

netti a partire dall’anno 4 perché i ric raccolti dall’erogazione del servizio permettono

di ripagare i costi op e di avere un saldo positivo. a questo però si aggiunge il fatto che

ci sono dei rimborsi del prestito in due tranches che vanno ad utilizzare la cassa che si

viene cumulando a partire dall’anno 5. Nella parte iniziale del progetto la sostenibilità

è garantita invece dalle fdf, che ripagano anno su anno l’investimento.

Insomma bisogna dire quali sono le condizioni che garantiscono la sostenibilità del

progetto. Il progetto è sostenibile per via dei ricavi, per via delle fdf, un po’ e un po’?

All’esame c’è poco tempo

Repeat del commento:

il progetto è sostenibile finanziariamente o no? Da cosa si capisce? Quali sono le

condizioni che garantiscono la SF del progetto e cioè, la SF è garantita i primi 3 anni

dal fatto che c’è un’iniezione di finanziamento di tipo diverso, in particolare c’è il

contributo di un sussidio a fondo perduto. A partire dall’anno 4 il progetto è in grado di

raccogliere dei ricavi, che sono tali per cui a regime riescono anche a coprire i costi

operativi, fatto salvo che il 4 anno ho ancora bisogno di una piccola dose di fdf perché

il rimborso del prestito e la mancanza di una cassa generata negli anni precedenti

mette in pericolo la mia sostenibilità finanziaria anche all’anno 4.

Tabella del rendimento dell’investimento/progetto: in che misura i ricavi netti generati

dal progetto riescono a ripagarmi gli investimenti totali, indipendentemente dal modo

in cui son finanziati, cioè non considero le fdf, cioè non mi interessa se ho un sussidio

pubblico, se la banca mi dà un prestito, in che misura contribuisce l’investitore privato,

quello che mi interessa è se quel progetto, per come funziona, è in grado di ripagarsi.

Attualizziamo per i=5%. Posso considerare che l’anno in cui sto facendo l’analisi, oggi,

è l’anno 0. L’anno 1 della mia analisi è domani, perciò inizio ad attualizzare già dal

primo anno, cioè già il saldo 1 lo moltiplico per 0,9.. oppure posso semplificare dicendo

che l’anno in cui sto facendo l’analisi è già l’anno 1 dunque non sconto il primo saldo

perché è già espresso in € attuali e inizio a scontare dal 2° anno in avanti. Sarebbe più

corretto scontare subito dall’anno 1 chiaramente (quello che farò) perché non succede

mai in quel momento dell’analisi, è sempre un po’ spostato in avanti, io faccio l’analisi

oggi, in realtà i primi costi sono l’anno prossimo, però cambia di pochissimo, si parla di

virgole. (Se mettiamo n=0 ci viene 1 il primo coefficiente). Il VAN del rendimento

dell’inv è negativo -> il progetto non è conveniente sotto il profilo finanziario,

l’investimento non rende perché: ok che da un certo anno in poi ho dei saldi positivi, è

vero che i ricavi operativi sono in grado di ripagare i costi operativi, ma non sono in

grado di ripagare completamente gli investimenti, (soprattutto) al netto

dell’attualizzazione. Quel soprattutto tra parentesi vuole intendere: anche se io non

considerassi l’attualizzazione, la somma di questi saldi sarebbe comunque negativa. Il

TIR si fa con metodo grafico. La curva del VAN è decrescente!!! All’aumentare di i, che

sta ai denominatori nella formula del VAN, il VAN diminuisce. i=0 vuol dire neutralità

intertemporale tra presente e futuro: faccio la somma dei saldi senza scontarli. Per dei

coefficienti negativi siamo nella situazione un po’ paradossale in cui il futuro pesa di

più del presente. A questo punto i saldi positivi iniziano a pesare di più e quelli negativi

di meno. Bisogna vedere quanto serve per ribaltare il segno del VAN. Il VAN dipende

dal tasso d’interesse che scegliamo, dunque c’è una certa discrezionalità nel scegliere

un tasso più alto o più basso. Io posso cambiare il van manipolando semplicemente i.

Noi siamo sempre l’agenzia pubblica e dobbiamo decidere quali progetti finanziare,

abbiamo un budget limitato e dei progetti che sono in concorrenza tra di loro e

dobbiamo selezionarli sulla base dei risultati dell’acb. Abbiamo un progetto che mostra

un VAN più elevato di un altro ma ha anche utilizzato un tasso di sconto più basso.

Come comportarci in questo caso? Cosa fare? Le buone pratiche richiedono che i

parametri che influiscono in maniera significativa, che sono fondamentali e che

esprimono una preferenza, per esempio una preferenza intertemportale (tasso), che

possono dare coerenza ad un’analisi comparativa tra diversi progetti, devono essere

suggeriti dall’agenzia di riferimento e bisogna attenersi a quei parametri lì, cioè ci

deve essere coerenza nel modo in cui certi parametri sono scelti, non è che ognuno

può scegliersi il tasso di sconto che fa piacere a lui. Mi aspetto che tutti i progetti

utilizzino gli stessi parametri, o se deviano i parametri raccomandati, che forniscano

una giustificazione al perché in un certo caso potrebbe essere opportuno utilizzare un

tasso di sconto differente. Il TIR dice qual è il rendimento del progetto. Il tasso che

scegli per attualizzare in realtà è il tuo benchmark, cioè il valore di riferimento. Quindi

quando scegli un tasso di sconto per attualizzare, es. 5% sto dicendo implicitamente

che il costo opportunità del mio capitale lo considero pari a 5, cioè io mi aspetto che

se investissi le mie risorse in una qualunque attività finanziaria non rischiosa prendo

come minimo il 5%. Questo vuol dire che il mio progetto per essere conveniente, il tir

deve essere almeno un pochino superiore al 5. Se il van>0 allora tir>i allora il progetto

è conveniente. Cioè il ragionamento è: dimmi qual è il tuo benchmark e io ti dico se il

progetto sta di qua o sta di là rispetto a un tasso di interesse atteso minimo che tu ti

aspetti da un’attività finanziaria paragonabile. Il van e il tir ti danno in modo diverso

questo tipo di informazione. Ci sono casi in cui i tassi di sconto possono essere molto

più elevati del 5, a questo punto ci si aspetta dei tir più alti.

Tabella del rendimento dei mezzi propri.

Ricorda: Se all’esame ci chiede di calcolare il tir, prima cosa da fare: guardare il flusso

di saldi, se esso è tutto negativo, il tir non è calcolabile. Se il flusso ha più di

un’inversione di segno, il tir è multiplo, e in questo caso non ha senso calcolarlo

perché quello che mi restituisce quel calcolo non so che cosa mi vuole dire in realtà.

Se il flusso ha al massimo un’inversione di segno: ok, calcolo il tir. Inversione di segno

vuol dire che es. il saldo all’anno 1 2 3 è negativo e all’anno 4 diventa positivo e

rimane tale: una inversione di segno. Se il saldo è ballerino, in teoria il tir non lo potrei

calcolare, anche se sulla slide l’ha calcolato.

Una parte dei costi di inv viene regalata per il sussidio pubblico dunque io devo coprire

una quota minore dei costi di inv. Se l’analisi è fatta in €, il VAN è in €. Il TIR è un

numero puro, è una percentuale. Il piano finanziario del progetto è tale da riuscire a

garantirmi quel minimo di rendimento da incentivare un eventuale investitore privato

ad intraprendere questo progetto, perché adesso dal punto di vista dell’imprenditore

privato, lui investe questi soldi qua e riceve un flusso pari a 12-2 (ricavi netti)

dall’anno 4 in poi, ed è conveniente, ha una convenienza pari al tir. Con un costo

opportunità del capitale pari a 5, quando ho utilizzato un 5 per calcolare il van, io ho

un rendimento positivo. Posso dire che il progetto così strutturato dal punto di vista

dell’imprend privato è conveniente. Il tir mi calcola il rendimento atteso del progetto,

cioè il tasso di interesse max che io dovrei assumere come costo opportunità del mio

capitale per rendermi il van=0. Nel caso in cui io faccio diventare i=7,38 (van mi

diventa =0)(7,38= tir del rend dei mezzi propri nel ns es) il progetto non è

conveniente, sì che mi dà il 7%, ma il 7 io ce l’ho comunque su un qualunque altro

investimento alternativo non rischioso quindi tanto vale metterli altrove. Non mi

conviene fare il progetto se io mettendo il mio capitale in qualunque altra attività non

rischiosa ottengo già quel rendimento lì, se invece il mio tasso di interesse di

riferimento è inferiore al tir, allora il progetto è conveniente. Analisi di sensibilità:

simulazioni: provare a vedere cosa succede se modifichiamo ad es. le fdf, es.

aumentiamo il sussidio e diminuiamo i mezzi propri. Ci aspettiamo che il rendimento

del capitale salga. Il rendimento dell’inv vale come prima perché è indipendente dalle

fdf. Il rend del cap sale perché quello che prima dava l’investitore privato adesso glielo

dà un sussidio pubblico, ovvio che gli conviene. Se il rendimento del capitale è alto e

siamo l’investitore privato che ci ha messo i soldi siamo contenti, ma se siamo dei

cittadini contribuenti che finanziano il progetto attraverso il sussidio pubblico a fondo

perduto, siamo un po’ meno felici, perché coi ns soldi viene garantito un super profitto

a un investitore privato che magari questo progetto l’avrebbe fatto anche se noi non

gli avessimo dato il sussidio. L’AF è molto utile per capire per es. in questi casi qual è

l’effettivo fabbisogno finanziario del progetto tale da garantire l’incentivo

all’investitore privato, ma quell’incentivo minimo che gli serve per intraprendere il

progetto, e non per avere un’extra rendita dal progetto.

LEZIONE 6

AE. La lezione di gio 16 Gelsomina farà un’esercitazione pratica collegata all’AE,

potrebbe anche lei raccogliere le firme. Potrebbero esserci delle domande legate alla

sua lezione nei quiz. Ci spiegherà come funzionano certe tecniche della valutazione

economica. Ultima settimana: analisi sensibilità e rischio, eventuali dubbi, come

consolidare la conoscenza acquisita.

L’AF ci serve per capire due cose in sostanza: se il progetto è sostenibile

finanziariamente, la SF è una condizione di fattibilità del progetto, cioè se un progetto

non è FS non è realizzabile, sia che sia un progetto pubblico sia privato, è

semplicemente impossibile realizzarlo, perché vuol dire che a un certo punto mancan

dei soldi per pagare i conti: si fa bancarotta (in realtà si dice fallimento). Prima bisogna

accertarsi dunque che qualcuno ci metta i soldi. Secondo: nel caso in cui ci occupiamo

di progetti finanziati o cofinanziati dal settore pubblico, occorre andare a vedere qual è

l’opportunità di garantire una parte dei contributi finanziari del progetto, qual è la

misura in cui il progetto ha un gap finanziario.

Il pezzo dell’analisi che ci dice invece se il progetto è buono dal punto di vista della

convenienza sociale è l’AE. La decisione finale se intraprendere un progetto o no io ce

l’ho con l’AE. E’ l’AE che mi dice: sì il progetto è buono, no il progetto non è buono.

Però l’AF mi serve comunque per capire chi ci deve mettere i soldi, quanti e come si fa

a rendere fattibile un progetto sotto il profilo finanziario.

L’oggetto dell’AE è valutare il contributo del progetto al benessere economico

nazionale. Il punto di partenza è comunque l’AF, il motivo per cui si fa prima l’AF è che

mi serve la tabella del rendimento dell’investimento per fare l’AE, cioè parto da lì. La

tab FRR/C (financial rate of return of the Investment) ha dalla parte delle entrate i

ricavi, dalla parte delle uscite i costi operativi e gli investimenti totali, cioè è quella tab

che mi dice come funzionano i flussi monetari del progetto, indipendentemente da

quale sia il piano finanziario. Si parte comunque da lì perché lì ci sono tutte le

informazioni rilevanti ad es. che derivano dall’analisi della domanda. Ci sono dei flussi

di ricavi che sono in qualche modo legati alla domanda “a chi serve questo progetto”.

Ci sono informazioni di costo che sono importanti per l’AE. Nell’AE si correggono i

valori di questa tab aggiungendo delle righe perché ci sono certi aspetti che non sono

proprio considerati nell’AF, tutto quello che riguarda per es. le esternalità (se la strada

che vogliamo costruire produce inquinamento, questa è una cosa che influisce sul

benessere economico nazionale e quindi la vogliamo prendere in considerazione prima

di decidere se vogliamo o meno finanziare il progetto). A un certo punto, se rilevante,

avrò una riga in aggiunta “esternalità negative del progetto”. La difficoltà è che in

alcuni casi questi aspetti sono di tipo intangibile che dunque si fa fatica ad esprimere

in termini monetari. Quello che voglio fare io alla fine è avere una tab nuova che ha la

stessa struttura più o meno di quella del FRR/C, e sulla nuova tab voglio poter fare le

stesse operazioni che facevo nell’AF, cioè calcolare i saldi, attualizzare, VAN e TIR, che

questa volta però sono van e tir economici. Da un lato, parte delle correzioni

comprendono l’inserimento di nuove voci che non sono trattate nell’AF, altro tipo di

correzioni possono essere l’eliminazione di alcune voci perché non rilevanti, terzo tipo

di correzioni: correzioni sul sistema dei prezzi: operativamente io aggiungo una

colonna all’inizio, prima dell’anno 1 (tra l’anno 1 e il nome della voce) dove metto

dentro dei coefficienti, i fattori di conversione, che mi trasformano i prezzi di mercato

che ho utilizzato nell’AF in prezzi di conto/prezzi ombra. I prezzi di mercato (non

sempre) possono essere distorti, cioè non mi raccontano in maniera fedele qual è

l’utilità o la disutilità sociale che io voglio misurare e dunque io voglio correggere

questi prezzi, dimunendoli o aumentandoli, in maniera tale da prendere in

considerazione questi aspetti. Come si fa e perché.

Il punto di vista è diverso: nell’AE è la società di riferimento, nell’AF è l’imprenditore o

comunque il punto di vista del progetto. I prezzi sono diversi: prezzi di mercato vs

prezzi ombra. Il tipo di verifica che faccio è diversa: sostenibilità e convenienza

finanziaria vs convenienza economica.

Tradable good -> border price

Non tradable good -> minor item -> SCF

->Major item -> input -> LMC

-> work -> shadow wage

-> output -> preferenze dichiarate -> indagini dirette

-> contingent evaluation

-> choice modelling -> preferenze rivelate -> prezzo edonico

-> costo di

viaggio -> costo della

malattia ->

comportamento difensivo o di sviamento -> benefit transfer

Tipi di correzioni: 1) correzione per la fiscalità: sono cose che tolgo; 2) correzione per

l’esternalità: cose che aggiungo; 3) correzione di prezzi: fattori di conversione che

aggiungo. In alcuni casi le correzioni per la fiscalità possono essere incluse nelle

correzioni sui prezzi.

Correzioni per la fiscalità. Nell’AF ci sono una serie di voci che a volte sono separate, a

volte sono incluse in altre voci, che non rappresentano il pagamento di una risorsa

reale, ma rapp un trasferimento da un gruppo sociale all’altro, perché sono soldi che io

pago per motivi fiscali: le imposte. L’imprenditore alla fine dell’anno deve pagare

l’imposta sui profitti. Oppure quando vendo dei servizi il prezzo include l’IVA, per cui

l’iva la raccolgo e poi eventualmente la riverserò come compensazione di iva che

verso io quando acquisto dei beni. C’è l’iva, ci sono altre imposte, ci possono essere su

prezzi importati o esportati dei sussidi o dei dazi alle importazioni. Il sistema di prezzi

può riflettere delle correzioni necessarie per la fiscalità. Quando io sto pagando le

imposte/l’iva, l’aggravio di prezzo che io ho non mi riflette il fatto che sto beneficiando

di un bene, riflette semplicemente il fatto che la società ha stabilito che per tutta una

serie di motivi è necessario raccogliere le imposte per poter pagare dei servizi pubblici

e altro. Dal punto di vista della società nel suo complesso, le imposte non sono

creazione o distruzione di ricchezza. Se io produco una banana in più, la società avrà

una banana in più. Se io pago l’iva non sto distruggendo/creando niente, sto

semplicemente facendo passare dei soldi dall’imprenditore a chi beneficierà

dell’ospedale pubblico ad es. dunque dal punto di vista della società nel suo

complesso la fiscalità è una cosa neutrale. Non è neutrale da altri punti di vista, ma

dal pdv dell’analisi del progetto sì. Le imposte è vero che dal punto di vista del

progetto/dell’imprenditore privato sono un costo: io a un certo punto devo pagarle e

quindi devo avere i soldi per farlo, però non posso considerare che queste siano un

costo per la società. Le imposte sono dei soldi che trasferisco da una parte all’altra

perché mi serve toglierli di qua che ce n’è di più e metterli di qua che non ce n’è

perché devo erogare dei servizi e altre cose. Dunque tolgo gli aspetti fiscali. Toglierli

vuol dire rimetterli, cioè, se io per es ho come voce in uscita il pagamento degli oneri

sociali sui salari, i salari in genere comprendono una quota che in alcuni casi può

essere molto consistente del pagamento di oneri sociali. E’ un’uscita dal pdv del

progetto ma non da quello della società, dunque io la tolgo nel senso che la reintegro

nel mio sistema di conti. devo prendere in considerazione che se l’imprend paga 100

per il salario di un suo lavoratore, probabilmente non sta pagando 100 per il lavoro,

ma 80 per il lavoro e 20 per debiti sociali, voglio depurare la parte di 20 dunque la

reintegro nella mia analisi. Cioè nella mia analisi avrò sempre un 100 di costo, ma

aggiungerò un 20 di ricavo.

Parliamo ora dei prezzi. Perché i prezzi, quando esistono, possono essere distorti? Ci

sono una serie di motivi per cui i prezzi di mercato sono socialmente inefficienti: tutti i

casi di fallimenti di mercato per es. Ci sono circostanze in cui il pdm non rappresenta il

costo opp per la società di quel bene, allora devo correggere questa distorsione. Un

approccio molto tipico per correggere i pdm è intanto distinguere tra prezzi

commerciabili internazionalmente e non. Es di comm: quelli che posso spedire,

cellulare, banana, riso, alluminio. Es di non comm: casa, terreni, taglio di capelli (non

me lo possono spedire). Ci possono essere dei beni che potrebbero essere comm ma

che di fatto non vengono comm per una serie di motivi. Questa distinzione è nata in

un ambito particolare. Sviluppo di manuali operativi che è stato fatto da agenzie

internazionali che si occupavano principalmente di cooperazione allo sviluppo. Lavoro

che è stato fatto da agenzie come UNIDO, banca mondiale ecc. nel fare la valutazione

dei progetti in paesi in via di sviluppo. Con riferimento a quella particolare esperienza,

quando gli ingegneri andavano a fare l’analisi dei progetti es. di una centrale elettrica

in Namibia, quello che osservavano era un’enorme distorsione dei mercati locali

rispetto ai mercati internazionali. I mercati locali erano molto più distorti per tutta una

serie di inefficienze specifiche di quel mercato lì. Per problemi di tipo logistico,

regolamentare ecc. l’intuizione alla base di questa distinzione tra prezzi internazionali

e prezzi domestici è questa: l’ipotesi che si fa è che i prezzi dei beni commerciabili

internazionalmente sono in genere meno distorti dei prezzi locali, sono prezzi più

concorrenziali, perché mercati più aperti. Il prezzo internazionale è un prezzo meno

distorto. Il ragionamento che devo fare quando devo trasformare i prezzi dall’AF a

quella E è: questo bene che sto utilizzando nella mia analisi è comm intern o no? Se lo

è, qual è il prezzo che osserverei sul mercato internazionale, che è sicuramente un

prezzo molto poco distorto? Utilizzo questo come prezzo per la mia analisi. Per es. se ci

sono delle restrizioni sul mercato domestico tali per cui il bene lo devo importare

dall’estero ma per importarlo mi impongono dei dazi/costi, io quello che sto pagando

in realtà è: un pezzo per il telefonino, un pezzo riflette il fatto che ci sono delle

restrizioni sul mercato domestico all’importazione di quello specifico bene. Però quel

pezzettino in più che io pago in realtà non mi riflette veramente il valore di quel bene

e nella mia analisi io lo voglio depurare. Quello che stiamo facendo è convertire i pdm

in po. Per i tradable goods, utilizzo i border prices (prezzi al confine/internazionali). Per

i non tradable? In alcuni casi si tratta di voci che incidono in maniera poco significativa

sulla mia analisi, allora idealmente quello che io dovrei fare è voce per voce andare a

vede: che prezzo utilizzo per questo bene? Il prezzo è questo. Come si forma questo

prezzo? Com’è suo mercato? Che cosa riflette? Quali sono le possibili distorsioni che

mi riflettono questo prezzo? Dovrei bene per bene, voce per voce fare un

ragionamento/calcolo su come posso fare per escludere eventuali distorsioni, per

capire se questo prezzo è un pochino più elevato del prezzo socialmente opportuno

oppure se è inferiore, dovrei fare un calcolo voce per voce. Questo ragionamento ha

senso per le voci più significative e per quelle che sono più probabilmente affette dalle

distorsioni, che poi vedremo quali sono, ha un po’ meno senso andarlo a fare sulle voci

che incidono di meno su cui anche per una questione di praticità si ragiona un po’ per

delle regolette che a volte sono un po’ delle scorciatoie. Per es. sui tradable goods,

questa cosa di andare a guardare i border prices è una cosa abbastanza semplice da

fare perché esistono dei dati ufficiali che ti dicono quanto è il prezzo delle voci

commerciabili internazionalmente. Per i non tradable, che sono voci minori, quello che

si può fare è calcolare uno standard conversion factor, cioè un fattore di conversione

che calcola sull’economia nazionale il grado di distorsione complessiva dei prezzi

domestici rispetto ai mercati internazionali. È una misura relativamente semplice da

ottenere perché si appoggia alle statistiche ufficiali. Ricordiamo che il problema del

povero analista di progetto che deve trasformare i pdm in po, anche una volta aver

capito la ratio del ragionamento, è quello poi di capire che calcoli deve fare, per cui

l’idea è quella di appoggiarsi a delle regole anche operativamente semplici. Il SCF/FCS

è un coefficiente che ha il vantaggio di appoggiarsi alle statistiche internazionali. FCS=

(M+X)/[(M+TM)+(X-TX)] = sommatoria di qPI / sommatoria di qPN.

Tm e Tx sono dazi e sussidi sulle importazioni (M) ed esportazioni (X). PI= prezzi

internazionali, PN= prezzi nazionali. I PI sono valori corretti per le eventuali distorsioni

dovute a dazi e sussidi. Es. se M+X=100 e (M+Tm)+(X+Tx)=120; allora

distorsione=20. FCS è una misura stndard che approssima il grado medio di

distorsione del sistema dei prezzi nazionali interni rispetto a quelli internazionali. FCS è

come un mega fattore di conversione di tutta l’economia, guardando i prezzi dei beni

commerciabili internazionalmente e quelli interni. E’ un numero semplice da calcolare.

Se FCS<1, dato che pdm*FCS= po, po<pdm. La misura della distorsione è data da 1-

FCS.

Cosa si fa invece per i beni maggiori, cioè quelli più significativi? Dipende da se sono

input o output del progetto. L’output può o può non essere corrisposto dal pagamento

di una tariffa. Output di un parco: beneficio sociale di avere il parco. Come lo valuto?

Esattamente come valuto l’esternalità. Come facciamo a capire qual è il costo sociale

di una risorsa che utilizziamo come input? Costo sociale di comprare l’energia elettrica

e utilizzarla nel mio progetto? Qual è il costo sociale di utilizzare un metro cubo di

acqua che serve per il mio processo produttivo? Quanto costa alla società? Posso

pensare che la tariffa che io pago per l’energia elettrica corrisponda al costo per la

società di rendere disponibile quella kWh per il mio progetto? Il ragionamento che si fa

è in genere quello del long run marginal cost (LMC), cioè qual è il costo di produrre

quella roba lì, qual è il costo per la società di produrre quella roba lì. Il ragionamento è

sempre un fatto di costo opportunità. Se io non acquistassi l’energia elettrica dal

sistema nazionale, come farei ad averla lo stesso? Dovrei avere ad es. un generatore.

Quanto mi costerebbe produrre l’energia elettrica con un generatore? Oppure quanto

costa alla società che me la vende, produrre l’energia elettrica? Quindi non a quanto

me la vende ma quanto gli costa rendere disponibile l’ee? Qual è l’utilizzo delle risorse

che deve fare per rendere disponibile l’ee? Si fa riferimento al costo marginale di

produzione di lungo periodo. Differenza tra costo di produzione di lungo e di breve

periodo? Di lungo sarà più alto. Es. Prezzo del petrolio, è molto più costoso andare a

pescare il petrolio in mezzo al mare piuttosto che fare un buco nel deserto e tirarlo su:

fare una piattaforma offshore costa di più di fare un buco nel deserto. Una volta fatto il

buco nel deserto e messo il rubinetto, tirare fuori il petrolio costa pochissimo, però c’è

un costo per arrivare ad avere il rubinetto lì, per es. bisogna fare tutta una serie di

studi per capire dove si va a mettere questo rubinetto, e poi ci sono dei costi per fare il

buco e per metterci il rubinetto. Il costo di produz di l/p ingloba anche tutti i costi per

la ricerca per fare la trivellazione e per mettere il rubinetto, il costo di b/p è quello che

pago una volta che c’è il rubinetto, apro il rubinetto e metto sotto la tanica. Per questo

motivo il LC è più alto, perché ingloba tutti i costi di investimento e di ricerca che io ho

fatto. Ad es. anche l’energia elettrica, una volta che c’è un impianto, produrre un kWh

costa di meno che se consideri anche i costi di investimento che hai sostenuto per fare

l’impianto. Poi perché marginal? Marginal: qual è il costo di produrre un’unità

incrementale di quel bene lì. Se io utilizzo energia nel mio progetto, nell’AE voglio

mettere non il valore della bolletta che ho ogni mese, ma un valore (un po’ più elevato

nel caso dell’energia) che mi rappresenta il valore di lungo periodo per la società di

rendere disponibile quel kWh. E’ più probabile che il LMC rifletta le esternalità? Le

esternalità per definizione sono degli effetti esterni a cui non corrispondono degli

effetti monetari. Ci può essere una regolamentazione che richiede in certi casi e in una

certa misura di riflettere nelle tariffe applicate il fatto che la produzione di certi beni

comportino delle emissioni inquinanti, per cui esistono degli schemi che tentano di

ricondurre a un meccanismo di mercato un effetto esterno, per neutralizzare

l’inefficienza di non avere un mercato delle esternalità. Questo però non vuol dire che

quel prezzo che si forma sia necessariamente quello ottimo. Stessa cosa per l’acqua,

se utilizzo un metro cubo di acqua quanto mi costa utilizzarla nel mio progetto? Mi

cosa pochino probabilmente, di certo non copre il LMC per come funziona in questo

momento in Italia e in molti altri posti del mondo. Se io devo valorizzare quella risorsa

devo fare questo calcoletto. In un numero di caso il pdm e il po possono coincidere,

quando il mercato non è distorto. Se però banalmente c’è dentro l’IVA io quanto meno

devo togliere l’iva dall’acquisto di quel bene.

C’è un input molto particolare, che richiede un ragionamento molto particolare. L’input

lavoro. E’ fondamentale capirlo. Il lavoro che viene utilizzato in un progetto abbiamo

visto che sta dal lato dei costi, è un costo. Ma normalmente quando si parla di progetti

pubblici si dice che questi creano occupazione e questo è un beneficio. Dunque il

nostro lavoro come costo nell’analisi non corrisponde all’intuizione normale che invece

è un beneficio. Allora il lavoro è un costo o un beneficio? C’è chi dice: per chi paga il

salario è un costo, per chi lavora è un beneficio. Noi intanto stiamo facendo il pdv della

società. Dunque dal pdv della società, io prendo un operaio e lo metto a costruire una

strada, questa cosa è un costo o un beneficio? L’utilizzo di lavoro in un progetto è

sempre un costo perché io sto usando una risorsa (esattamente come utilizzo

l’acqua o l’energia) e la sto potenzialmente distogliendo da un’attività

alternativa. Allora dobbiamo sempre fare il ragionamento in termini di costo

opportunità. Qual è il migliore utilizzo alternativo di quella risorsa? Cioè il fatto

che io lo stia impiegando in quell’attività lì, vuol dire che lo sto distogliendo da una

possibile alternativa, allora la vera domanda è: a) chi impiego, b) per fare che cosa, c)

dove la impiego. Queste sono due cose da considerare. Dove la impiego: quali sono le

caratteristiche del contesto in cui lo sto impiegando. Es. prendo una persona

disoccupata per cui l’attività alternativa è cercarsi un lavoro o non fare niente, utilizzo

questa persona nel mio progetto per costruire una strada: questo è un bene. Quindi

bisogna pensare in termini di situazione controfattuale, costo opportunità, possibile

utilizzo alternativo della risorsa. Altro test: prendo una persona che non sta facendo

niente e le do dei soldi per scavare una buca che non serve a nessuno, questo pare

che sia un costo. Altro: prendo un premio Nobel per la fisica e lo metto a scavare una

buca che non serve e poi qualcun altro la ricopra, questo è un costo. Il premio nobel

può fare qualcos’altro di molto più utile per la società. Allora è più costoso per la

società impiegare, per la buca che non serve a nessuno, il premio Nobel o un

disoccupato? Costa di più il premio nobel, è sempre un costo, ma nel caso del nobel è

un costo maggiore. Però rimane l’idea che impiegare un disoccupato per fare una

strada che serve è un beneficio. L’abbiamo visto nell’analisi: il lavoro è sempre un

costo. In alcuni casi può essere un costo minore o molto minore di quello che io

considero nell’AF. Questo fa capire che nel caso del disoccupato che fa la strada il

salario ombra sarà probabilmente molto inferiore rispetto al suo salario di mercato.

Ammettiamo che l’imprenditore gli paga 100, nell’AE noi potremmo mettere un

qualcosa tipo 50. Rimane un costo, è comunque una voce in uscita, ma il fatto che sia

un minore costo rispetto all’AF mi cattura quello che normalmente chiameremmo il

beneficio dell’occupazione. Quindi il beneficio in termini di minore costo. Ma è

comunque un costo perché io sto utilizzando una risorsa. Nel caso del nobel che viene

utilizzato per la buca inutile, diremmo che il so è molto maggiore del sdm per cui è un

sovraccosto sociale, occupare una persona che ha delle qualifiche così elevate e che

potrebbe avere delle alternative molto più appetibili, ma non dal punto di vista della

sua retribuzione, dal punto di vista di quello che può fare per la società, contributo alla

società. Ammettiamo di annullare il sistema degli stipendi, il punto è: per cosa utilizzi il

cervello e le abilità di quella persona. Preferisci metterlo a insegnare o a dirigere degli

esperimenti ultra promettenti oppure lo metti a scavare una buca? Il ragionamento da

fare è questo. Il primo aspetto da considerare è: qual è l’utilizzo alternativo di quella

persona, cosa potrebbe fare quella persona se non fosse impiegata nel mio progetto,

dunque una cosa importante è capire se siamo in una situazione di alta o di bassa

disoccupazione, se io un certo progetto lo realizzo in una regione a ritardo di sviluppo

con un’elevata disocc e mi aspetto che il progetto assorbirà risorse soprattutto dai

disoccupati, allora io probabilmente avrò un effetto occupazionale importante che

devo tenere in considerazione, ma in termini di minore costo economico che registro

nella mia analisi. Viceversa, se faccio lo stesso progetto in una regione più avanzata

dove c’è meno disocc e dove probabilmente la persona che impiego in quel progetto

potrebbe avere delle alternative tra cui anche lavorare in un altro progetto, io mi devo

chiedere, ma lavorando in quell’altro progetto lì, lui farebbe una cosa più utile o meno

utile alla società? Perché io lo sto distogliendo, perciò il beneficio di distogliere una

persona da una possibile occupazione alternativa per fargli fare quella cosa lì è la

differenza tra il prodotto marginale di quello che farebbe nel mio progetto rispetto a

quello che farebbe nell’altro progetto. Allora nel caso della disocc è 0, non farebbe

niente. Nel caso di una certa occupazione il delta potrebbe essere positivo o negativo.

Quindi 1) capire se nel nostro contesto la disoccupazione è elevata o no, 2)

nella voce della manodopera, distinguere tra m qualificata e non. Perché

normalmente nei progetti complessi impiego personale con delle qualifiche di tipo

molto diverso, es ho delle persone con qualifiche di base e poi magari posso avere

operai molto specializzati con molte esperienze oppure posso utilizzare ingegneri che

mi devono fare il disegno, architetti, oppure operai semplici, che mi devono

semplicemente costruire l’edificio. Allora mi serve distinguere il livello delle qualifiche

perché il discorso che faccio sul lavoro è molto diverso, perché quello che mi aspetto è

che le persone con più bassa qualifica avranno meno possibili alternative o delle

alternative meno promettenti rispetto alle persone con skills più elevate, come nel

caso del premio nobel. Il fattore di conversione della manodopera ci aspettiamo che

sia <1. FC= fattore di conversione. FC=PO/PDM. PO=PDM*FC. Per l’energia il fattore di

conv sarà >1, in realtà alla società costa molto di più di quello che paga in bolletta.

Nel caso del premio nobel anche il FC >1. Negli altri casi normalmente il FC<1 perché i

prezzi risentono di una certa distorsione che io poi depuro quando faccio la correzione.

Il FC del lavoro ce lo aspettiamo in genere <1, ma quanto minore di uno? In casi

estremi cioè di lavoro non qualificato in contesti a elevata disocc involontaria, questo

valore può anche essere pari a 0,5, come se mi facessero lo sconto del 50% sul valore

del lavoro, vuol dire che il beneficio occupazionale è circa pari a 50.

Riassumendo, il lavoro impiegato nella costruzione e nella gestione di un’opera è un

costo e non un beneficio. Il costo del lavoro dovrebbe essere valutato in base al

prodotto marginale in uno scenario incrementale, di quello che quel lavoratore è in

grado di garantirmi nel caso in cui io lo occupi nel mio progetto rispetto a fare

qualcos’altro. E’ importante la discussione sul lavoro perché i prezzi del lavoro sono

normalmente altamente distorti perché sappiamo benissimo che il mercato del

lavoro non è un mercato perfetto, per tutta una serie di motivi, es. struttura del

mercato, regolamentazione ecc, il prezzo che noi osserviamo non è un prezzo

socialmente utile e dunque sono opportune queste corezioni. L’altro motivo per cui è

importante il disorso sul salario è che in genere in certi progetti la voce del lavoro

conta tanto, cioè non è un minor item (ricordiamo che il lavoro sta nei major item).

Coi minor si può fare velocemente la moltiplicazione per il SCF (standard). Ma il lavoro

è una voce molto significativa in alcuni progetti e dunque va valutata in maniera molto

accurata. Poi, bisogna considerare quanto è la disoccupazione e poi diverse tecniche. Il

fatto di considerare il salario reale= salario ombra viene fatto soltanto in casi molto

limitati in cui siamo in presenza di lavoratori altamente qualificati in situazioni di

bassa disoccupazione, allora in quei casi lì potrebbe essere giustificato un FC

pari a 1. Personalmente la prof è un po’ scettica perché sappaimo che per tutta una

serie di ragioni su come funziona il mercato del lavoro quantomeno il salario riflette il

pagamento di oneri sociali, che sicuramente non vanno a compensare la produttività

marginale del lavoratore, per cui almeno la depurazione degli effetti fiscali dovrebbe

esserci. In alcuni casi quello che si può fare è soltanto la correzione fiscale per cui si

considera un fattore di conversione che elimina quegli effetti lì. se si sta a guardare

solo quelli si sta intorno a 0,7-0,8. Un altro approccio è quello di includere sia le

distorsioni fiscali che quelle di tipo occupazionale. 1.03

Un cattivo esempio:

“The project will create a number of new

construction (nel settore delle costruzioni) jobs during the period of

implementation. These are estimated to a

percentage of about 3.35% of capital (fissi)

investment, during the years of construction

only. The estimated economic benefit is € 8.99

million, equal to 1.08% of the total sum of

benefits from the investment.”

Fonte: Domanda di cofinanziamento alla DG REGIO

di un progetto di trasporto

E’ una domanda molto vecchia, un progetto finanziato molti anni fa. Aeroporto

spagnolo. Hanno preso il costo degli investimenti e hanno detto “beh 3.35 è la parte di

salario” e quello l’hanno tranquillamente sbattuto tra le voci di entrata, cioè tra i

benefici. Un errore tipico della valutazione dei progetti è quello di sbattere i salari

tra i benefici. Per cui non solo li tolgo dai costi, e già è tanto, ma li metto nei

benefici! Questa cosa spara il TIR in una maniera incredibile. Questo modo di trattare il

beneficio occupazionale è sbagliatissimo e gonfia in maniera artificiale il beneficio

occupazionale che è giusto che sia considerato, ma va fatto nella maniera più

appropriata e dunque con la stima di un opportuno FC e salario ombra che mi riflette il

beneficio derivante dall’occupare una persona in una zona con alta disoccupazione. Si

può calcolare l’effetto sulla disoccupazione in due modi: da un lato come beneficio

esterno implicito, dall’altro con il moltiplicatore del reddito. Il molt del reddito è una

cosa un pochino controversa, è un metodo per cui si dice: il fatto che si dia 100 di

stipendio a un lavoratore, in realtà nell’economia genera un effetto moltiplicativo

perché 100, magari non tutti, lui li andrà a spendere consumando qualcosa, e dunque

io ho un effetto moltiplicativo. La possibile obiezione a questo tipo di cosa è “ok, ma

non è che se non lavorava non mangiava”, è molto complicato fare questo tipo di

ragionamento, soprattutto arrivare ad una misura che sia sufficientemente credibile.

Una scorciatoia è calcolare uno shadow wage come salario di mercato corretto

per due componenti: una parte di oneri sociali e imposte, una parte di tasso

regionale di disoccupazione. Per cui maggiore è la disocc, minore è il salario

ombra; maggiore è la quota delle aliquote e minore è il salario ombra. Sto depurando

dai due effetti: fiscale e presenza della disoccupazione.

Quindi, correzione per la fiscalità, correzione dei prezzi. Beni comm internaz e non.

Adesso vediamo la correzione per le esternalità. Il metodo di valutazione delle

esternalità vale anche per la valutaz dei benefici intangibili, cioè per quei benefici

diretti (non esterni) del progetto che però non hanno un prezzo. Cioè parliamo di tutti

quegli effetti che sono rilevanti per il mio progetto ma che non vengono catturati

nell’AF perché non hanno un mercato. Tipico es: esternalità ambientali: io produco un

aumento di emissioni di CO2, questo non fa bene, quindi devo inglobare questo costo

sociale nella mia analisi. Il problema è che io lo devo inglobare mettendo nella mia

tabella degli €. Come faccio a valutare in € il costo dell’aumento dell’inquinamento?

Come faccio a valutare in € dei benefici di tipo intangibile? Ad es. come faccio a

valutare in € il beneficio di avere un parco pubblico al posto di un’ex zona industriale?

Ci sono alcuni benefici intangibili che sono riflessi nei progetti per i quali anche c’è un

ricavo. Ad es. io ho un autostrada, essa mi permette di viaggiare più veloce e in

maniera più sicura rispetto a strade alternative, pago un pedaggio. Sono sicuro che il

pagamento del pedaggio mi riflette in maniera esaustiva il beneficio di utilizzare

l’autostrada? Cioè in che misura mi riflette il fatto che io per es. sto risparmiando il

tempo? Qual è il valore del tempo? Come faccio a valutare il tempo delle persone?

Come faccio a valutare il fatto che un certo progetto mi consente di risparmiare del

tempo? Dipende dall’attività alternativa che dobbiamo svolgere. Coloro che sono in

coda per la congestione stradale che dovevano andare a lavorare stanno perdendo lo

stipendio. Qualcun altro doveva andare al mare, è comunque più bello andare al mare

che stare chiuso dentro una macchina. Questo è uno dei casi in cui c’è un effetto che

non viene catturato da un effetto di mercato, dunque nella mia AF io non la registro,

però nel mio progetto è utile averlo. Altro es. io vado a Parigi, rimango alcuni giorni,

uno dei quali visito il Louvre (è gratis per gli studenti). Possiamo dire che siccome non

paghiamo niente il ns beneficio nell’andare al Louvre è 0? No. Come trasformiamo in €

il piacere della visita del Louvre? Si parla di valore economico totale. Il valore

economico di certe risorse, per es. delle risorse ambientali. La balena. Oppure beni

culturali: Colosseo, Duomo di Milano, la mia bella Madunina. Qual è il loro valore

economico? [MANCA!@°*#!]

Io ad es. non sono mai stato alle cascate del Niagara, ma penso che esse abbiano un

valore. Se domani mi dicessero che le cascate non ci sono più a me dispiacerebbe,

penso che sarebbe una perdita sociale. C’è un valore di non uso: non la uso io ma

magari la usa qualcun altro, quindi altruismo, magari per le future generazioni. Valore

di uso: uso effettivo oppure uso futuro. Ma ammettiamo che io non ci vado alle

cascate, né oggi né mai, non me ne frega che gli altri lo vedano e non mi interessa

delle future generazioni perché non avrò figli, però c’è anche un valore di esistenza! Ci

sono certe cose che hanno un valore semplicemente perché esistono, io sono proprio

felice che esistano le cascate del Niagara! Ci sono certe cose che sono proprio felice

che esistano, indipendentemente da qual è l’utilizzo effettivo, opzionale, futuro o di

altri che se ne può fare.

Questo discorso si fa molto spesso e serve per fare una serie di calcoli a cui alla fine si

agganciano degli euro. Il giorno in cui il governo deve decidere quanto stanziare per

un programma di protezione di una specie in estinzione, si deve fare un discorso di

questo genere. Perché devo investire dei soldi per proteggere l’esistenza dello

scarafaggio esotico del Niagara? Interessa a qualcuno? Magari un panda con gli

occhioni lo vogliono difendere in tanti, lo scarafaggio schifoso magari no. Allora come

faccio io a decidere quanto devo investire in un programma di salvaguardia della

balena? Quanto devo investire nei parchi nazionali? Io non sono mai stata al parco di

Yellowstone ma mi piace pensare che il governo USA ci investa dei soldi. Magari fa

piacere ai contribuenti statunitensi, che finanziano queste cose con le loro tasse. Fino

a che misura è giustificato sotto un profilo di utilità sociale spendere soldi in questo

tipo di modi. Se c’è una ristrutturazione del Duomo, quanti soldi ha senso spendere? Io

dico: il valore del panda è inestimabile e la perdita del panda non potrei sopportarla,

vuol dire che sono pronta a spendere fino all’ultimo centesimo per salvaguardare la

vita del panda, e chiaramente non è così, perché c’è un livello massimo che noi

riterremmo accettabile che il nostro governo pagasse per finanziare certi tipi di

progetti. Esistono diversi approcci di valutazione. La lezione con Gelsomina è un

esperimento su di noi, che ci farà vedere come funzionano alcune di queste tecniche.

LEZIONE 7

Ripassino. L’AE è il cuore dell’ACB, serve a capire se il progetto è buono o no sotto il

profilo della convenienza sociale. se AE dà un risultato negativo il progetto sarebbe da

scartare, se no idealmente il progetto dal punto di vista del settore pubblico potrebbe

essere buono da intraprendere. Dal punto di vista operativo, parto dalla tab del

rend dell’inv: quella struttura e quell’insieme di dati, faccio delle correzioni,

identificate in tre macro categorie (fiscalità, esternalità, prezzi) per arrivare a includere

tutti gli effetti che non erano stati inclusi nell’AF perché non sono legati ad un flusso

monetario e che quindi ai fini dell’AF, che utilizza i DCF, non sono rilevanti, ma per l’AE

sono importanti, es. Esternalità ambientali, benefici di tipo intangibile come il

risparmio del tempo o la diminuzione di incidenti nelle opere di trasporto. Per cui

voglio includere degli effetti che non hanno nessun tipo di registrazione nell’AF. Poi per

quello che l’AF riesce a catturare, devo capire se sono necessarie delle correzioni al

sistema di prezzi, che abbiamo detto che per tutta una serie di motivi legati

sostanzialmente alle condizioni che generano il fallimento del mercato, è possibile che

i prezzi di mercato utilizzati nell’AF non siano quelli corretti, cioè non ci stiano dando il

segnale più opportuno sul loro valore sociale, quello che devo fare è modificare il mio

sistema di prezzi.

Ci sono tre grosse categorie di correzioni che voglio fare: correzioni per la fiscalità ad

es. Dal punto di vista della convenienza sociale, le voci legate agli aspetti fiscali sono

da considerare dei trasferimenti da un gruppo sociale ad un altro e non rapp la

creazione o l’utilizzo di una risorsa reale. Motivo per cui si pagano le imposte è perché

il settore pubblico decide di trasferire delle risorse da attività che generano entrate ad

attività che è necessario sostenere. Dunque elimino tutte le voci che hanno a che

vedere con la fiscalità. Introduco voci che hanno a che fare con effetti esterni rilevanti.

Introduco effetti che non sono esterni ma che non hanno un mercato, per cui non

danno origine a un flusso mercato. Altro tipo di correzione: pdm->po. Dunque anche

quello registrato nell’AF, come il prezzo di un certo macchinario/input/output, esso può

avere un prezzo che non riflette il suo effettivo valore sociale.

Come faccio a fare la correzione dai pdm ai po? 1)commerciabile internazionalmente o

no?

se sì: prezzi alla frontiera, che sono meno distorti e che riflettano in maniera più

appropriata un regime di libero scambio e di concorrenza perfetta, di quanto non siano

invece i mercati interni.

Se no: divido tra i beni per i quali voglio fare dei ragionamenti specifici e calcolare dei

FC ad hoc, che sono quelli più significativi, che influiscono in maniera più rilevante

nella mia analisi, e quelli che invece sono delle voci marginali, che non influiscono in

maniera fondamentale, che magari suppongo abbiano delle distorsioni di tipo lieve o

che si possono anche trascurare. Nel caso dei minor item, vado per lo SCF, cioè un

numerino relativamente semplice da calcolare perché si appoggia alle statistiche

ufficiali del commercio internazionale, esiste una formuletta che io posso applicare in

maniera abbastanza meccanica che in qualche modo mi approssima il grado di

distorsione del sistema di prezzi interno rispetto ai prezzi internazionali, è come se

fosse il fattore di conversione di tutti i beni commerciabili internaz. in quel paese. È un

FC medio in sostanza, che misura la distorsione media dei prezzi interni rispetto a

quelli internazionali e lo posso applicare come scorciatoia ai minor item. Per i major

item input ci si riferisce al LMC di quell’input, perché il discorso che si fa è sempre

quello in termini di costo opportunità. Nel caso dei tradable, border price perché se

non ce l’ho disponibile con quel progetto io quantomeno l’input lo posso importare

dall’estero. Per i major non tradable, il discorso che posso fare è: se non è già

disponibile sul mercato me lo posso fare io, es. l’energia elettrica non la compor dal

sistema nazionale ma ho un generatore e me la faccio io. Il ragionamento è: quanto

costa alla società rendere disponibile un’unità aggiuntiva di quell’input, allora in alcuni

casi i prezzi sono fissati in maniera tale che siano in qualche modo riflessivi del LMC. In

alcuni casi, per es. in regime di monopolio, i prezzi sono un po’ più alti, a volte anche

molto più alti del LMC. Al contrario, in caso di regimi tariffari, è comune avere delle

tariffe che siano fissati a un livello inferiore al LMC, in genere nelle utility è così.

Energia, acqua. Se faccio il conto di quanto costa alla società rendere disponibile

queste cose, mi viene un valore che è in generale superiore a quello che

effettivamente si paga in bolletta. Questo vuol dire che le correzioni andranno, nel

caso di input acquistati in mercati dove esiste il monopolio, il po sarà ridotto, viceversa

il po sarà aumentato. Il costo opp sociale di un’utility equivale al costo marginale di

l/p. un discorso a parte più approfondito va fatto per il fattore lavoro. Il lavoro è

sempre un costo e non un beneficio, perché la risorsa lavoro viene utilizzata nel

processo di produzione allo stesso modo in cui si utilizza una materia prima. Il fatto

che sia un costo riflette la considerazione che utilizzare la risorsa lavoro nel progetto

vuol dire distoglierla da ogni possibile utilizzo alternativo, e dunque per capire qual è il

valore sociale del lavoro occorre capire quali sono i potenziali utilizzi alternativi di

quella risorsa rispetto ad investirla nel mio progetto. Dunque abbiamo detto che

aspetti rilevanti per valutare il valore sociale del lavoro è capire se la risorsa è per es.

altamente qualificata o scarsamente perché si considera che quella altamente q. abbia

una più elevata probabilità di avere un migliore utilizzo alternativo rispetto ad essere

utilizzata nel nostro progetto. il contrario per quella meno qualificata. Allo stesso modo

pensare di impiegare delle persone in un contesto di elevata disoccupazione

involontaria è legato alla considerazione che probabilmente, soprattutto in casi di <

qualificazione, l’alternativa di queste risorse è in un n. elevato di casi la

disoccupazione. Dunque il fatto che si distolgono risorse dalla disocc e si impiegano

per un progetto socialmente utile che contribuisce al benessere sociale è un po’ meno

un costo. E’ comunque un costo ma un po’ meno un costo. Dunque la correzione dal

salario di mercato al salario ombra va nella direzione di abbassare il costo sociale della

risorsa, cioè riconoscere un beneficio sociale, l’effetto benefico dell’impiegare una

risorsa in un progetto.

Come si fa a valutare esternalità, es. effetti ambientali, ma anche output del progetto,

soprattutto quelli di tipo intangibile. Nella prima lezione abbiamo visto il modo in cui è

nata l’ACB, il primissimo lavoro che si può considerare un paper che ha a che vedere

con l’ACB. Charles Dupuis, ingegnere francese che si occupava di progettare,

realizzare, studiare opere pubbliche, quali strade e ponti. In particolare lui ha scritto

questo paper in cui si chiedeva quale fosse l’utilità sociale di costruire un ponte per il

quale non veniva chiesto un pedaggio. Allora c’è un ponte, ci sono delle risorse

pubbliche che devono essere investite per costruirlo, il beneficio del ponte è per es.

che si risparmia del tempo, o che ci sono le due sponde dei fiumi più facilmente

collegate. Dunque da un lato ho dei costi espressi in termini finanziari, dall’altro lato

ho un beneficio che posso raccontare a parole ma che non mi permette di comparare

in un’unità di misura coerente il costo di quel ponte. Se io dico che il ponte è utile

perché collega le due sponde, questo non riesce a catturare fino a quanto è

giustificato spendere soldi per quel ponte. Posso fare un ponte che costa 2 milioni

oppure uno ricoperto di oro che ne costa 100. Se diciamo che quella cosa è utile, ma

non riesco a quantificare il beneficio, non riesco ad avere un termine di paragone per il

costo che invece è valutato in termini di euro, è precisamente identificabile e dunque

non posso sapere se spendere 10 100 1000 è sempre ugualmente giustificabile, e

dunque quello che vorrei fare per avere un sistema di valutazione coerente è poter

esprimere anche i benefici intangibili o comunque non collegati a un flusso monetario,

in termini monetari. A suo tempo Dupuis parlò del concetto della WTP (willingness

to pay), cioè della disponibilità a pagare. Il metodo della WTP è quello che ancora si

utilizza adesso per valutare un output intangibile o un’esternalità del progetto. il

concetto di WTP è: io non sto pagando effettivamente per il ponte, ma idealmente io

sarei disposto a pagare qualcosa per averlo, se ho una preferenza positiva ho una

WTP>0. La WTP equivale praticamente al valore economico totale di un bene (che si

divide in valore di uso e di non uso…). La WTP mi cattura da un lato il valore di uso,

dall’altro quello di non uso. Magari il ponte ha un valore simbolico es. quello di

Brooklyn, quello di San Francisco, hanno dei valori di non uso, opere simboliche per le

città di appartenenza. Il valore di non uso può essere collegato all’idea che non lo uso

io ma lo usa qualcun altro oppure ad un valore di esistenza (valore simbolico). Lo

stesso tipo di discorso si fa per gli effetti ambientali o per i beni culturali.

Questo discorso sembra ragionevole, ma il problema poi è che numero ci metto? Ci

sono diversi approcci di valutazione. Tre metodi diversi per stimare il valore

monetario di un effetto esterno o di un beneficio intangibile. Ci sono metodi che hanno

a che vedere con le preferenze dichiarate, quelli che hanno a che vedere con le

preferenze rivelate o quelli che si chiamano benefit transfer. Vediamoli uno per

uno.

Preferenze dichiarate. Il punto è capire o modellizzare le preferenze della

popolazione, cittadini, contribuenti rispetto all’avere il panda piuttosto che il parco di

Yellowstone o la balena. Le preferenze dichiarate: io non so qual è la preferenza di un

individuo, gliela chiedo attraverso indagini dirette.

Qual è il beneficio di avere un servizio di treni per pendolari più efficiente perché

metto più treni? Quello lo posso fare con il valore del tempo, calcolo quanti utenti ci

sono, quanto tempo si risparmia in una giornata, in un anno, per tutti gli utenti stimati

e abbiamo visto che un modo per valutare il tempo è fare riferimento al reddito medio

pro capite nell’area, l’idea è il costo opp del tempo legato al fatto che se io non sto lì

sul treno posso andare a lavorare prima e di più, quindi in una certa misura il valore

del tempo è legato al reddito che percepirei nel tempo che in effetti perdo/guadagno.

Ma come faccio a valutare il beneficio che avrei di avere dei treni più comodi? Treni ad

es. con l’aria condizionata. Quanto in più del biglietto o dell’abbonamento saresti

disposto a pagare per avere l’aria condizionata nei treni? Si possono fare indagini

dirette. I metodi su come farle, che si chiamano valutazioni contingenti/choice

modelling, ci sono biblioteche intere che raccontano di come si dovrebbero disegnare

delle indagini di contingent evaluation/chioce modelling, perché ovviamente bisogna

stare attenti a non porre la domanda in maniera banale o sciocca, cioè non si può fare

semplicemente la domanda “quanto sei disposto a pagare?” “X” e allora uso X come

valore. NO. L’idea è intanto di modellizzare le preferenze degli individui. Dall’altro lato

uno deve anche considerare le possibili distorsioni che derivano da un metodo di

questo tipo per es. legati al fatto che le persone sanno benissimo che possono anche

rispondere al questionario “quanto saresti disposto a pagare per” ma poi domani non

è che mi vengono a chiedere i soldi, e dunque non è che mi costa tanto dire

“10,100,1000” se tanto so che nessuno mai poi me li verrà a chiedere

veramente. Ci sono poi dei filoni di ricerca che vanno ad indagare per es. qual è la

capacità cognitiva dell’individuo che risponde a un questionario fatto in questa

maniera di fare un ragionamento ipotetico. Nel caso in cui effettivamente ci fosse una

politica di sostituzione dei treni scassati con dei treni di più elevata prestazione,

quanto saresti disposto a pagare? Di quanto saresti disposto a pagare in più? La

reazione psicologica potrebbe essere: non sono disposto a pagare un centesimo in più

perché tu mi devi dare un servizio all’altezza, quando in realtà in effetti mi fa ben

comodo che il treno permetta un viaggio un pochino più confortevole. Oppure l’altra

reazione potrebbe essere: io sono talmente disperato dall’idea di viaggiare in queste

condizioni che ti pago 1000 all’anno, tanto so benissimo che non li pagherei mai ma è

per darti il messaggio “per cortesia metti a posto i treni”. Allora queste indagini

dirette devono essere disegnate in maniera non banale. Allora a volte vengono

fatte in maniera tale che le domande vengono poste con dei metodi di controllo,

cioè prima ti faccio la domanda chiedendoti una cosa poi te ne faccio un’altra

chiedendo la stessa cosa sotto un altro aspetto, poi ti chiedo delle caratteristiche

personali, per esempio il livello di educazione, il livello di reddito della famiglia, per

capire se c’è una certa relazione tra certe tue caratteristiche e il modo in cui tu mi stai

rispondendo. Poi ci sono delle tecniche abbastanza sofisticate che tentano di

modellizzare la preferenza degli individui in maniera tale da calcolare la disponibilità a

pagare di diverse tipologie di utenti. Per es. altri metodi di choice modelling per cui

pongo l’indagine per modellizzare può chiedere di scegliere tra due o più alternative,

oppure di fare una classifica tra diversi scenari, di fare dei punteggi, oppure un’azione

combinata in cui appunto certi tipi di aspetti vengono richiesti da più prospettive in

maniera tale da controllare per possibili contraddizioni e per arrivare a capire qual è la

modellizzazione di quella preferenza. Il metodo delle pref dichiarate si utilizza molto

anche negli studi empirici. Esistono paper su contingent evaluation e WTP. Possiamo

trovare il valore stimato per es. del Grizzly del parco di Yellowstone, o l’orso polare,

l’orso bruno, oppure dei beni culturali, architettonici, monumenti, questo è un tipo di

analisi che si fa. Esistono studi su queste cose qua. Esistono esempi di stima della wtp

con degli studi empirici fatti in questo modo, ci sono vantaggi e svantaggi. Vantaggi: si

fanno delle indagini specifiche per quel progetto lì e si chiede una preferenza agli

interessati. Svantaggi: c’è un certo incentivo a non dire la verità o a interpretare in

maniera un po’ opportunista le domande che vengono fatte.

Un’altra famiglia di metodi sono quelle delle preferenze rivelate. A volte gli individui

non sono pienamente consapevoli delle proprie preferenze finché non sono chiamati a

fare una scelta che in qualche modo le riveli. L’idea delle pref rivelate è che in realtà

tu capisci qual è la preferenza del consumatore semplicemente davanti allo scaffale

del supermercato decide di comprare un biscotto piuttosto che un altro, in realtà se

glielo chiedi non lo sa nemmeno lui, è soltanto quando si trova lì davanti allo scaffale

che capisce qual è la sua preferenza. Allora l’idea di andare a guardare alle preferenze

rivelate si appoggia all’idea che invece di pensare di andare a ricreare un mercato per

qualcosa che non c’è. Perché in sostanza l’idea delle pref dichiarate è: facciamo finta

che esista il mercato del Grizzly, tu quanto pagheresti? Cioè qual è il prezzo del

Grizzly? Facciamo finta che esista un mercato per una cosa che un mercato in pratica

non ce l’ha, su questo mercato quale sarebbe il prezzo? Le pref rivelate dice: ok il

prezzo di quella cosa lì non esiste perché non esiste un mercato, io non vado a fare

finta di costruire un mercato di quella cosa lì, ma vado ad osservare dei prezzi reali di

cose che secondo me in una certa misura riflettono anche quell’aspetto lì che voglio

catturare. Es. gli individui hanno la preferenza per avere una bella vista quando si

affacciano alla finestra piuttosto che avere una brutta vista. Questa preferenza è in

qualche modo riflessa nel prezzo che per es. si paga per una camera con vista mare

piuttosto a una camera con vista ferrovia quando si va a fare la prenotazione

dell’hotel, oppure quando si va a comprare una casa, se la casa ha una vista sul

mare vale di più di quella che ha la vista sulla discarica. Allora l’intuizione è: a

mercati che esistono, vado a vedere i comportamenti effettivi delle persone, per cui ci

sono delle persone che acquistano case o che scelgono di pagare un tot per la camera

con la vista mare e io vado a vedere qual è il comportamento effettivo, qual è il prezzo

effettivo e cerco di capire in che misura per es. certe differenze di prezzo mi

catturano l’aspetto che io voglio valutare. Se in una certa zona, in un certo

contesto, in un certo periodo temporale noto che sistematicamente il prezzo al m

quadro degli appartamenti è superiore di un X% rispetto ad altre semplicemente per la

presenza di un parco, io posso dire che il valore economico di quel parco è

l’incremento di prezzo complessivo delle case in quell’area. Questa è la metodologia

dei prezzi edonici (che ha rapporto con il piacere) e fa riferimento da un lato ai

mercati immobiliari, che è un caso tipico di valutazione dei prezzi edonici e dei mercati

del lavoro, perché per es. nelle scelte che gli individui fanno a proposito del salario e

del lavoro da svolgere, a volte ci sono considerazioni legate ad es. a possibili fonti di

rischio. Allora ci sono alcuni lavori che prevedono un certo livello di rischio, per es.

rischio ambientale. Il fatto che uno lavora in certe condizioni giudicate rischiose dal

punto di vista per es. dell’esposizione a degli effetti ambientali negativi è compensato

dal fatto che per quel lavoro vengono sistematicamente offerti stipendi più elevati, in

qualche modo a compensare il fatto di essere esposti a delle condizioni negative.

Altro metodo: costo di viaggio, metodo che si utilizza spesso per la valutazione dei

beni culturali. Es. andare a parigi. Motivi per cui si va a fare un viaggio a Parigi? Ci

vado tre giorni, spendo per il biglietto del viaggio, hotel, cibo, gadget, shopping.

Perché scelgo proprio Parigi? Magari ho degli amici a Parigi, magari perché mi piace

Parigi, mi piacciono le sue strade, perché penso che ci siano delle cose interessanti da

visitare, per es. il Louvre (gratis per noi studenti). Qual è il beneficio che traggo dal

passare un pomeriggio al Louvre? E’ sicuramente positivo se scegliamo di andarci.

L’idea è: se noi scegliamo di andare a Parigi e spendiamo in tutto ad es. 500€. Un

pezzo di questi 500 riflettono il valore che per noi ha spendere una giornata al Louvre.

Si può pensare che nella motivazione di scegliere Parigi c’è un pezzettino che si può

attribuire all’idea di andare al Louvre e che del totale che noi spendiamo un pezzettino

in realtà riflette quel valore anche se poi non paghiamo il biglietto effettivamente.

Esistono degli studi che fanno ad es. questo genere di calcolo e che vanno a vedere

quanti turisti vanno al Louvre, da dove arrivano, qual è la loro destinazione, quanto si

spende in media per arrivare lì. oppure quando decidiamo di fare una gita fuori sede,

qual è il beneficio di trascorrere una giornata al mare? Andiamo in liguria,

andiamo la mattina e torniamo la sera, la spiaggia è libera. Il fatto che c’è del mare lì

evidentemente per noi vale almeno quello che spendiamo nell’arco di quella giornata.

Es. prezzo del treno, panino, gelato. Questo vuol dire che per noi il beneficio di

godere di una giornata al mare vale ALMENO 50€. Dunque se io devo finanziare un

intervento di ripristino di certe spiagge o di certi km del litorale ligure, posso fare un

calcolo del tipo: quante persone visitano quel tratto in un anno? Chi ci va? Che

caratteristiche hanno le persone che ci vanno? Da dove arrivano? Qual è la

motivazione per andare lì? quanto è attribuibile al loro costo di viaggio il fatto di avere

una spiaggia fatta in un certo modo? E dunque esistono studi che fanno questo tipo di

cose.

Costo della malattia. Es. il mio bimbo si ammala sempre, vado dal pediatra e mi

dice: l’unica cosa che può fare è trasferirsi al mare. –ok no grazie, gli do l’antibiotico.

C’è un costo nel vivere in una città inquinata, soprattutto se uno è bambino che

cammina ad altezza tubo di scappamento, piuttosto che vivere in un posto dove l’aria

non è inquinata. C’è un costo, che è non solo quanto si spende di medicine, ma anche

il disagio di essere ammalati, di stare a casa da scuola, del fatto che qualcuno deve

stare a casa per curarti e così via. Parlando per es. dei vaccini. C’è una politica di

vaccini che ha un certo costo, io finanzio il vaccino gratuito per tutte le persone che si

vaccinano il morbillo. Qual è il beneficio sociale di evitare il morbillo? In rarissimi casi il

morbillo può essere mortale. C’è anche un modo con cui si calcola il valore della vita

statistica che io riesco a salvare con una politica di vaccini. A volte si creano delle

complicazioni molto serie e che magari mi comportano delle menomazioni anche

rilevanti che influiscono sul resto della mia vita. Anche in questo caso si può capire

qual è il valore della diminuzione dell’incidenza della morbilità di una certa patologia

(In statistica, la morbilità è il numero dei casi di malattia registrati durante un periodo

dato in rapporto al numero complessivo delle persone prese in esame). In altri casi

uno semplicemente si ammala di morbillo, gli vengono tutte ste cose rosse, deve stare

a casa 15 giorni e poi guarisce e torna a scuola. Ma anche in quel caso lì c’è un costo:

intanto lui ha un disagio, i suoi genitori devono prendere giorni di vacanza dal lavoro,

prendere una baby sitter, se anche poi guarisce e non ha nessun tipo di ripercussione,

c’è comunque un costo da sostenere in termini di disagio e in termini di prendersi cura

della persona malata, per cui ci sono delle spese effettive osservate, quantità di euro

che vengono spesi che in qualche modo sono relativi all’effetto che io voglio catturare.

Comportamento difensivo o di sviamento. In alcuni casi quando io voglio evitare

un effetto negativo, sono disposto a spendere dei soldi per difendermi da una certa

cosa che mi dà fastidio, per es. il rumore. Chi abita vicino ad una fonte di rumore e ha

l’appartamento sopra l’autostrada, è disposto a spendere dei soldi per

insonorizzare o per avere i doppi vetri: comportamento difensivo. Cioè io mi difendo da

un qualcosa che per me è un disagio. Il fatto che io sono disposto a spendere almeno

200€ per insonorizzare il mio appartamento vuol dire che per me evitare il disagio

di un appartamento rumoroso vale almeno 200. Magari non ne pago 1000, cioè quello

che mi costerebbe il trasloco, che a sto punto soffro per il rumore. Però in effetti metto

in atto un comportamento reale effettivo e osservabile, io posso dire che almeno quei

200e lì sono attribuibili al fatto di riuscire ad evitare almeno un pochino quel rumore.

Oppure un altro es. la prof aveva fatto una valutazione ex post di un progetto di

ammodernamento dell’acquedotto di Palermo. Nel 93 esso ha ricevuto un grosso

finanziamento dall’UE per ripristinare il sistema di ridistribuzione dell’acqua potabile

che aveva dei problemi dovuti a delle grosse perdite lungo il sistema di distribuzione

perché era un sistema molto antico, tubi pieni di buchi e dunque non si riusciva a

garantire una pressione costante nel sistema e garantire la distribuzione dell’acqua

24/7. Quello che si osservava è che in particolari momenti dell’anno nell’arco della

giornata l’acqua non c’era. Il sistema municipale di distribuz dell’acqua potabile non

era in grado di pompare l’acqua nel sistema. Chiaramente è un disagio se non

abbiamo l’acqua corrente 24/7. Allora il comportamento difensivo messo in atto dagli

abitanti di Palermo era quello di dotarsi di taniche, serbatoi. A quel tempo tutti i

condomini avevano un serbatoio sul tetto. In alcuni posti il problema tutt’ora esiste. In

genere questi serbatoi sono azzurri, per cui spiccano anche. C’è un costo nel

sopportare il disagio di non avere l’acqua corrente 24/7, questo disagio vale almeno i

soldi e il tempo che io spendo per comprare il serbatoio, installarlo e operarlo, perché

io devo mantenere il serbatoio pieno di acqua, per cui per es. devo spendere ad es.

energia elettrica per pompare l’acqua e poi mi devo informare su quando mi verrà

tolta l’acqua. Devo accertarmi che il serbatoio sia sempre pieno d’acqua. In questo

modo quando l’acqua non viene erogata dal servizio io la posso pompare direttamente

dal serbatoio. Allora come abbiamo fatto a valutare il beneficio dell’intervento? Era

estremamente costoso perché andava a sostituire le tubature, ha completamente

ristrutturato il sistema di distribuz dell’acqua. Come si valuta il beneficio di un

intervento di questo genere? Intanto grazie a questo intervento i cittadini di Palermo

hanno avuto garantita la distribuz dell’acqua potabile 24/7. Per cui tutti questi serbatoi

su tutti i condomini non erano più necessari. Il beneficio di avere l’acqua corrente

sempre e continua è stato valutato facendo un calcolo grezzo un po’ a spanne di quali

sono stati i quartieri, i condomini, la popolazione interessati, quanti sono i serbatoi

dismessi e quanto costava per un certo periodo di tempo operare tutti questi serbatoi.

Le barriere acustiche che vengono messe per evitare i rumori su certi tratti di

autostrada hanno un costo. Quando io decido di intraprendere un intervento del

genere io sto sopportando un costo. Se faccio questi interventi vuol dire che c’è una

preferenza per avere un’autostrada meno rumorosa che equivale almeno a quanto io

sto spendendo per le barriere acustiche.

Ultimo metodo: benefit transfer. È semplice. Ci sono un sacco di studi disponibili,

dunque quello che io posso fare, invece di rifare l’analisi, vado a vedere cos’hanno

utilizzato gli altri che magari si sono trovati nella situazione di dover valutare lo stesso

beneficio che devo valutare io adesso. Per cui detto brutalmente: copio. E’ chiaro che

non posso copiare dei valori presi da uno studio magari fatto molti anni prima in un

contesto molto diverso dal mio, per un progetto che magari non era proprio lo stesso.

Esistono dei database che mettono a disposizione in maniera classificata e sistematica

tutta un serie di studi in certi temi, divisi per sottotemi, che hanno già fatto il lavoro

empirico in passato in certi contesti per certe tipologie di progetto, per cui l’analista si

ritrova con una ricerca abbastanza immediata magari una 50ina di studi che si sono

ritrovati a dover utilizzare lo stesso beneficio che a noi serve quantificare.

Questo ci può dare un’indicazione: se qualcuno in passato ha già fatto il lavoro

empirico, può essere utile provare, magari con degli aggiustamenti, ad utilizzare dei

valori, anche per non sparare dei numeri che sono completamente fuori dallo

standard. Allora se mi viene fuori che magari 50 studi in passato hanno utilizzato dei

valori per una certa cosa che voglio valutare che sta tra il 10 e il 30, già mi dà

un’indicazione, e poi magari posso andare a vedere, considerando ad es. l’anno in cui

sono stati fatti gli studi, il contesto di riferimento, per cui se è un Paese circa uguale al

mio o se non c’entra niente, per cui ci possono essere una serie di considerazioni di

fattori che mi possono determinare dei possibili aggiustamenti ai valori di riferimento

che io ho. Database disponibili: www:evri.ca; GEVAD database. Evri: iniziativa

canadese. Ci può essere un certo grado di discrezionalità nella mia analisi, io devo

riuscire ad arrivare ad una quantificazione/valorizzazione monetaria per degli aspetti

che magari nel senso comune non sono immediatamente riferibili a dei valori

monetari. Come regola di base è preferibile avere un approccio di tipo conservativo,

che dice che se io faccio per es. una ricerca sui benefit transfer e viene fuori che in

50 studi passati il valore che io voglio stimare è compreso tra 10 e 30 sarebbe

preferibile utilizzare sempre il valore più basso. Gli analisti sono affetti

dall’optimism byast, cioè distorsione da ottimismo. C’è un certo entusiasmo quando

il proponente il progetto redige la sua analisi, questo ottimismo affligge le stime del

progetto nel senso che le valutazioni ex post hanno mostrato che c’è una sistematica

sottovalutazione dei costi e sopravvalutazione dei benefici. C’è una certa tendenza,

che ha origini diverse, da un lato psicologiche perché uno è esaltato dall’idea di

proporre il progetto oppure semplicemente c’è una questione di opportunismo, io sono

il proponente il progetto e ti voglio proprio mostrare che il progetto è bello e tu me lo

finanzi. Le analisi di progetto hanno il rischio di essere affette da una certa distorsione

da ottimismo, allora questo si può tenere a bada se si adotta un approccio sempre di

tipo conservativo e prudenziale, questo vuol dire che se in tutte le stime io cerco di

prendere il valore più sfavorevole per i costi e per i benefici e la mia analisi regge

comunque, vuol dire che l’analisi è abbastanza solida. Quindi nel fare delle stime è

sempre preferibile questo approccio: stare basso di benefici e alto di costi, in maniera

tale che se l’analisi regge vuol dire che è abbastanza solida.

Tradable good -> border price

Non tradable good -> minor item -> SCF

->Major item -> input -> LMC

-> work -> shadow wage

-> output -> preferenze dichiarate -> indagini dirette

-> contingent evaluation

-> choice modelling -> preferenze rivelate -> prezzo edonico

-> costo di

viaggio -> costo della

malattia ->

comportamento difensivo o di sviamento -> benefit transfer

Questa per es. è una tabella che fa una meta analisi, cioè un’analisi delle analisi. Il

testo tratta della valutazione economica degli effetti ambientali. E’ una tab che è

andata a vedere in tutta una serie di studi (quelli nella prima colonna) qual è stato il

metodo utilizzato, qual è stato il tipo di rischio sulla vita umana che è stato valutato e

quali sono i valori adottati in milioni di dollari del VOSL (value of statistical life).

Allora molte volte i benefici dei progetti (es.) sanitari sono in termini di

numero di vite salvate, allora per far rientrare questo beneficio nella mia

analisi ho bisogno di trasformare questo indicatore in termini monetari, quello che

faccio ovviamente non è dare valore alla vita umana, che sappiamo essere

inestimabile, però se io assumessi questo nella mia analisi, questo equivarrebbe a

dire che allora ha senso spendere fino all’ultimo centesimo del budget

nazionale per salvare la vita di un’unica persona. Questo chiaramente non viene

fatto. Il valore della vita statistica equivale a dire: quanto si sarebbe disposti a pagare

di risorse pubbliche per riuscire a garantire la vita di un cittadino in più, per cui è un

indicatore di tipo statistico, il valore della vita statistica. Quello che a volte fanno le

assicurazioni, che si occupano di stabilire delle indennità o per morte o per invalidità, è

proprio questo tipo di discorso. La ratio per quest’analisi ha a che vedere con la

capacità dell’individuo che viene salvato di contribuire al benessere della

società, approssimato in qualche modo con la probabilità di generare del

reddito, per questo motivo per es. il valore di un bambino è più alto di quello di un

adulto. Gli approcci sono diversi. Ci sono anche approcci che considerano invece che il

valore di un adulto è maggiore perché ha più esperienza e la capacità di contribuire è

diversa. Gli approcci possono essere diversi, però l’intuizione sottostante è questa. Per

cui ci sono per es. stime della vita statistica, stime sulla salute.

Queste stime ad es. provano a valutare gli impatti sulla sanità, per es. gli impatti in

termini di mortalità. Questa è la differenza tra un adulto e un bambino. VSL= value of

statistical life. VOLY= value of a life year. A volte gli impatti sanitari, non solo in termini

di vita salvata, ma valore di un anno in aggiunta che ti do. Quel fatto che certe cure mi

garantiscono un anno o dieci anni di sopravvivenza in più rispetto ad altre cure si

appoggiano a considerazioni di questo tipo: quanto vale il fatto che io riesca a

garantirti un anno in più. Per es. approcci di questo tipo li abbiamo utilizzati in una

recente valutazione che abbiamo fatto per un centro di adroterapia, terapia

alternativa alla radioterapia che serve per curare i tumori, soprattutto quelli molto

resistenti e posizionati in punti del corpo difficili da trattare con le radiazioni. Gli adroni

sono delle particelle elementari molto pesanti e il fatto di bombardare un tumore con

degli adroni invece che con dei raggi X ha il vantaggio di garantire una migliore

precisione e un numero minore di effetti collaterali. Fantastica. C’è un problema: è una

terapia molto costosa perché ha bisogno di un sincrotrone, cioè di un acceleratore di

particelle per riuscire a bombardare il tumore (es. occhio, cervello) con un fascio di

particelle che ha una precisione molto particolare. Il sincrotrone costa un sacco di

soldi, sia costruirlo che operarlo. A Pavia c’è il CNAO, che è stato fondato grazie agli

studi che sono stati fatti al Cern a Ginevra, dove c’è il mega generatore del LHC, quello

dove hanno trovato il bosone di Higgs. Mentre gli scienziati erano lì che facevano

scontrare particelle elementari e che studiavano il comportamento di queste, per fare

chissà cosa, dunque ricerca di base e non direttamente finalizzata a risolvere un

problema concreto. Però mentre erano lì che facevano questa cosa hanno studiato

anche il comportamento degli adroni, e nel farlo, a qualcuno è venuta l’idea che

poteva esserci un’applicazione dell’utilizzo degli adroni per es. in campo sanitario.

Allora uno ha una terapia all’avanguardia di tipo innovativo come quella

dell’adroterapia, che è molto efficace in alcuni casi selezionati, ma è molto costosa. E

poi c’è una terapia convenzionale come per es. la radioterapia che è molto meno


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7 mesi fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti del corso "Scienza delle finanze" del prof. Florio - gli appunti sono relativi solo alla parte "Analisi costi-benefici" tenuta dalla prof.ssa Vignetti nell'A.A. 2015/2016. Unimi

Libro consigliato: "La valutazione degli investimenti pubblici. I progetti di sviluppo nell'Unione Europea e nell'esperienza internazionale, Volume I, Principi e metodi di analisi" (Florio)

Programma: analisi finanziaria, analisi economica, analisi del rischio.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e management
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher blueice19 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza delle finanze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Vignetti Silvia.

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