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perché come

Compito del teologo non sarà domandarsi la divinità sia così, quanto si possa dire ciò che

Sacra Scrittura “sotto il segno della semantica e della dialettica

indubbiamente è. Abelardo pone la ”,

scavo ermeneutico ratio:

attribuendo al teologo il compito di uno che si attenga alla sola risulta allora

inevitabile porre i limiti all’interno dei quali la ragione teologica deve agire.

Scrittura dialettica,

Pur collocando la sotto il ruolo della Abelardo riconosce tuttavia l’insufficienza dei

termini umani al cospetto della verità divina: la nostra mente non ha la capacità di cogliere e vedere

subordinazione dell’azione della ragione teologica alla rivelazione

Dio, ne deriva la necessaria

divina. Il campo d’azione del teologo viene in tal modo circoscritto alla mera indagine sul verosimile

(aliquid verisimile). Viene proposta non una verità, bensì un’ombra della verità, una similitudine di

essa. Solo Dio conosce ciò che è vero e il teologo, in quanto vincolato ai soli mezzi della ragione, non

può cogliere in modo assoluto la verità della natura divina ontologicamente altra e irriducibile. Ci

ratio fides,

troviamo in un campo mediano tra razionalità umana e verità di fede, luogo d’incontro tra e

doppia spada Collationes).

indissolubilmente legate e reciprocamente necessarie (cfr.

Abelardo difende dunque razionalmente il dato rivelato dimostrandone la coerenza sul

piano logico, ma lo assume al tempo stesso come limite invalicabile della ricerca.

La prospettiva ermeneutica assume importanza soprattutto in relazione al rapporto stabilito da

fede filosofia antica

Abelardo tra e : secondo il maestro, allo stesso modo in cui la rivelazione ha

ragione filosofica

parlato agli ebrei per mezzo dei profeti, così si è mostrata ai pagani per mezzo della

che li condusse alla conoscenza dell’unico Dio. Ricomprendendo la sapienza antica all’interno di una

ratio philosophica

economia della salvezza, Abelardo recupera la a sostegno del dibattito teologico. È

necessario nei confronti delle opere antiche un percorso esegetico che colga significati latenti oscuri

teoria dei segni,

al lettore: ecco dunque la necessaria analisi allegorica (cfr. Agostino), volta ad

si ad involucrum deflectamus”),

infrangere il velo degli antichi (“ al fine di cogliere razionalmente una

Sacra Fede anima

verità pagana senza deviare dal trattato della (ad esempio: dottrina platonica dell’

mundi, Spirito Santo).

posta in relazione con lo ratio revelatio

Abbiamo dunque una convergenza fra dato rivelato e ragione filosofica, tra e , ribadita

Lettera ai Romani

attraverso le parole di San Paolo tratte dalla (1,19 – 21).

dell’interpretazione

Abelardo fa suo il suggerimento agostiniano sopra menzionato:

“Sia libro per te la pagina divina affinché tu ascolti queste cose [verità]; e sia libro per

te il mondo intero affinché

queste cose tu le veda. In questi codici leggono tali cose solo coloro che conoscono le

lettere”.

munuds testi dei filosofi antichi,

Il agostiniano si trasforma in Abelardo nei momento imprescindibile

della rivelazione destinato all’inveramento nel cristianesimo e verso il quale esercitare, attraverso la

strumentazione logico-razionale, un lavoro di preciso scavo ermeneutico volto al superamento

dell’involucri figura superficiale.

Sic Non

5.2. et contrasti interni

L’indagine logica circa i alle asserzioni delle auctoritates è interamente racchiusa

“taccuino teologico” Sic et non,

nel del ampio dossier diviso in tre parti, ciascuna costituita da capitoli

sententiae

divisi in contraddittorie tratte dai testi autorevoli.

“Mi sembra opportuno raccogliere, come noi abbiamo fatto, assieme a quelle già

conosciute le diverse affermazioni dei santi padri, che presentandosi alla nostra memoria

tra loro contrastanti hanno determinato qualche problema di interpretazione, cosicché

spingano i giovani lettori al più grande esercizio nella ricerca della verità e li rendano

più sottili nell’indagine”.

sentantiae

La presunta opposizione tra non vuole sottolineare l’ignoranza del lettore in modo da portare

auctoritas;

ad una soluzione di silenzio di fronte all’ bensì è volta alla rivendicazione del dubbio come

Attraverso il dubbio

varco d’accesso alla ricerca della possibile conciliazione tra apparenti opposti: “

giungiamo alla ricerca e per mezzo della ricerca comprendiamo la verità ”.

L’esercizio di questo dubbio metodico è garantita a sua volta dalla circoscrizione del campo d’azione

ragione ermeneutica, teologo

della in piena coerenza con lo spazio designato per il lavoro del sul piano

del linguaggio e della correttezza logica.

Abelardo tuttavia non fa esclusivo affidamento alla ragione logica: di fronte a situazioni controverse e

nulla possit absolui

assolutamente inconciliabili di fronte alle quali la pura ragione si trova disarmata (

ratione), si deve utilizzare l’autorità, precisamente ci si deve affidare all’autorità migliore.

In questo ambito Abelardo realizza un perfetto connubio fra una linea di ricerca di tradizione

agostiniana e gli elementi attinti dalla lunga frequentazione con i testi antichi (soprattutto

aristotelici), realizzando una teoria ermeneutica dai connotati logico-dialettici di grande spessore.

6. KEY-CONCEPTS

*VISIO Collationes

La comprensione del termine utilizzato da Abelardo per introdurre la vicenda nelle si colloca

non colui che

all’interno del campo della profezia. Era stato Agostino a chiarire la natura del profeta:

riceve le visioni, ma chi le sa interpretare capacità di intendere i significati più

. Profetizzare è qui la

profondi Profezia

e misteriosi (a differenza degli ebrei che si fermano invece al senso letterale). e

filosofia ratio divina

sono essenzialmente simili in quanto entrambe rivelazione della medesima : la

filosofia stessa si fa profezia, visione perenne che caratterizza specialmente gli antichi saggi. È in

“visu” “visione”,

questo contesto che traduciamo con e non con “sogno”, poiché il livello è quello della

coscienza, ratio Il lume della ratio è sempre acceso:

della che si rivela al contempo umana e divina. la

ragione umana è in grado di spingersi verso verità sempre più alte, tuttavia può presentare tutto

questo solo sotto forma di visione, poiché la conquista della ragione non è che la rivelazione di

Dio.

Il termine fornisce la chiave di lettura dell’opera, nonché la cifra costitutiva dell’intero progetto

abelardiano.

ALLEGORIA/MITO velato

L’allegoria è la modalità attraverso cui gli antichi hanno le proprie affermazioni in merito alla

natura divina (cfr. 5.1). ermeneutico-

Il processo di sollevamento del velo a cui procede Abelardo non è esclusivamente di tipo

esegetico l’inveramento storico

ma richiede anche del messaggio antico nella rivelazione cristiana.

ALTERITÀ ONTOLOGICA

(longe diversa)

Indica l’alterità di Dio rispetto al mondo e la conseguente necessità di servirsi di un

messaggio traslato, che vada oltre il linguaggio comune: si ricollega al concetto di filosofia come

visione,

profezia, in cui la ragione può rendere la rivelazione divina solo ed esclusivamente attraverso la

verosimile (“vicino all’umana ragione e non contrario alla sacra fede

nel campo del ”) e della

similitudine (strumento che a partire dal visibile ci conduce per quanto può al regno dell’invisibile).

INTENZIONE

Elemento interiore che regola e indica l’animo con cui le azioni vengono realizzate. Abelardo definisce

l’intentio consensum

a partire dal concetto di peccato e di (adesione alla predisposizione del vizio,

lotta interiore

assenza di per dominarlo e conseguente peccato).

RATIO

Collationes

Nelle (e in tutto il progetto abelardiano) la ratio nel significato più ampio è ragione

Verbum Dei

universale che pervade il mondo e fonda l’essere. È il di cui la natura è il puro e

Logos

incessante operare, la ragione stessa dell’uomo non è che una manifestazione del divino che

dono di grazia

concede la possibilità di conoscere, è più che facoltà autonoma. Ogni uomo porta innata

in sé una Legge Naturale (che corrisponde in ultima analisi alla stessa ragione) che lo conduce al

bene morale e gli insegna a risalire a Dio percorrendo a ritroso la razionalità del creato. Gli stessi antichi

rivelazione

pagani colsero Dio per mezzo di questa legge naturale innata sotto forma di una

naturale , inverata in seguito nella rivelazione cristiana. Ratio nell’uomo indica poi in particolare la

Logica, espressione rigorosa e chiara dell’ordine delle cose: questa corrispondenza è dovuta proprio

logico metafisico ratio universale,

dal fatto che sia il piano che quello non sono che espressioni della tra

analogia.

cui vige un rapporto di

L’ALTO MEDIOEVO: PUNTI ESSENZIALI

SIMBOLISMO ALLEGORISMO

E NEL MEDIOEVO

significati manifestazioni di Dio nelle cose,

L’uomo medievale vive in un mondo popolato di , rimandi,

Natura linguaggio araldico ogni cosa è manifestazione di

in una che parla continuamente un :

una verità superiore . Per spiegare questa tendenza mitica dobbiamo pensare al simbolismo

fuga dalla realtà:

medievale come ad un parallelo popolare di è possibile che il repertorio simbolico

abbia costituito una reazione immaginativa al sentimento della crisi del tempo. La Natura diviene

dunque l’alfabeto col quale il creatore ci parla dell’ordine del mondo: la speranza, nonostante gli eventi

consapevolezza del volere divino.

avversi, risiede nella

La mentalità simbolista si inserisce nel modo di pensare dell’uomo medievale superando la comune

interpretazione genetica corto circuito dello spirito

dei processi reali (causa-effetto): si parla di , del

pensiero che non cerca il rapporto tra le cose secondo connessioni causali, bensì operando un brusco

salto. Abbiamo così immagini allegoriche che dallo sfondo naturale verranno applicate all’esegesi

allegorismo scritturale Agostino

testuale, attraverso una ripresa dell’ che vede in il suo sviluppo più

maturo. “il segno è ogni cosa che ci fa venire in mente

Nella celebre teoria dei segni, Agostino affermerà che

qualcosa d’altro al di là dell’impressione che la cosa stessa fa sui nostri sensi” (De Doctrina Christiana

II, 1,1). Accanto ai segni prodotti dall’uomo per significare intenzionalmente (linguaggio), sussistono

(storia Sacra)

cose, personaggi ed eventi che possono essere assunti come segni o possono essere

come vada inteso un segno:

soprannaturalmente disposti come tali. Sorge qui il problema di in senso

proprio o in senso traslato? Cosa fare con quelle espressioni che possono avere un senso letterale, ma

tuttavia ispirano un significato allegorico? Agostino asserisce che è necessario subodorare il senso

figurato ogni qualvolta la Scrittura (anche se dice cose che letteralmente hanno senso), pare

(in verbis),

contraddire le verità di fede o i buoni costumi. Oltre che sul piano verbale la Scrittura parla

(in factis), conoscenza enciclopedica

però anche attraverso i fatti richiamando il suo lettore alla : a

questo punto il medioevo inizia a elaborare le proprie enciclopedie, conducendo alla nascita del

allegorismo universale

cosiddetto . Portando alle estreme conseguenze il messaggio agostiniano, il

mondo reale,

medioevo esercita la lettura figurale non solo sul mondo biblico, ma anche sul trovandone

l’esemplificazione e la legittimazione allegorica nei testi sacri.

DAI MONASTERI ALLE SCUOLE

Tra il VII e l’XI secolo, durante l’Alto Medioevo, il centro della vita culturale era il monastero, luogo di

conservazione, traduzione commento

e dei testi.

trasformazioni sociali

A partire dal XII secolo le legate alla crescita demografica, l’incremento delle città

centri intellettuali:

e il miglioramento economico determinano la nascita di nuovi ai monasteri si

istituzionalizzazione

affiancano le scuole. Questo processo di porta ad una progressiva evoluzione

magister

del ruolo stesso del : se nelle abbazie il rapporto maestro-studente era basato su legami

personali vincolati dalla preghiera, ora il rapporto didattico assume un più marcato carattere legato al

magister

riconoscimento di un mestiere intellettuale. In breve tempo, quella del diviene la figura di un

professionista licentia ubique docendi,

autentico del sapere, legittimato all’insegnamento dalla

rilasciata dal vescovo. Il nuovo contesto sociale è dunque caratterizzato da una maggiore

consapevolezza professionale, dalla divisione del lavoro e dalla conseguente specializzazione delle

professioni: in ambito culturale possiamo distinguere intellettuali forti e intellettuali deboli,

individuando nei primi l’attività culturale posta in atto in una professione remunerata. (cfr. M. T.

Fumagalli) curriculum

Queste trasformazioni si legano a cambiamenti profondi nel delle discipline: è l’unità stessa

arti del linguaggio (trivio:

dei saperi che inizia a sgretolarsi attraverso la separazione dello studio delle

grammatica, retorica, dialettica) dall’esegesi testuale, in virtù di una più solida autonomia delle prime.

metodo didattico: magister

Altro grande cambiamento riguarda il il non è più solo interprete del testo

altrui, bensì determina (stabilisce dottrinalmente) i problemi da affrontare e come risolverli,

quaestiones

imponendosi come maestro della dialettica. Le vengono ora poste direttamente agli

studenti, i quali sono chiamati a porre strumentalmente e didatticamente delle questioni al testo: nelle

auctoritates

scuole si analizzano i concetti, si risolvono le ambiguità dei termini e si discutono le

confrontandone le opinioni.

LOGICA E TEOLOGIA

Nell’XI secolo, l’esigenza di rinnovamento religioso che si esprime nella riforma del monachesimo

benedettino è accompagnata da una progressiva elaborazione filosofica di questioni teologiche: la

dell’arte che insegna ad argomentare nei

discussione verte sul ruolo , distinguendo il vero dal falso,

confronti della parola rivelata. difesa della fede contro le insidie della

Pier Damiani rappresenta una delle voci più autorevoli nella

cultura profana: dogma

l’incontro con alcuni monaci impegnati nel porre in discussione il

dell’onnipotenza divina Theologia Scholarium,

sulla base di argomentazioni logiche (cfr. Abelardo, utilizzo

pg. 129 libro Rossini), spinge il teologo a denunciare gli esiti ereticali cui può condurre un

spregiudicato della dialettica deve sempre essere posta al servizio della Parola divina

, che . (cfr.

Abelardo, pg. 97, 118… vs pseudodialettici pg. 144)

LA TRANSLATIO E LA CULTURA CITTADINA

La Translatio Transaltio Studii

Tra XI e XII secolo si assiste ad un grandioso processo di trasmissione del sapere: la .

Esso consiste principalmente in un movimento di traduzione e recupero della cultura greca, araba e

bizantina, che verrà progressivamente a scalfire l’egemonia del classico modello epistemologico di

trivium quadrivium, logica nova)

divisione in e grazie all’introduzione dei nuovi testi aristotelici ( e dei

commenti arabi.

Distinguiamo tre fasi:

- Traduzione principalmente di opere scientifiche, magiche e astrologiche

- Traduzione di commentatori e filosofi arabi (al-Farabi, Avicenna, Avicebron, al-Ghazali) +

traduzione di trattati scientifici

- Traduzione di Aristotele (Gerardo da Cremona) + traduzioni aristoteliche dal greco (Aristippo e

Veneto)

Nel XIII secolo si vedono i frutti dell’assimilazione dell’eredità araba nella cultura latina e nelle

università europee (specie a Parigi) si sente l’influenza della lettura averroistica di Aristotele.

via araba

Il sapere greco giunge al mondo occidentale non solo per ma anche grazie a vere e proprie

traduzioni dal greco, corpus

tuttavia il vero contributo della mediazione araba nella trasmissione del

aristotelicum sta nell’orientare la lettura di Aristotele nel XIII secolo: ad esempio, l’interpretazione

Liber de Causis

neoplatonica del è basata sulla lettura avicenniana.

Translatio Studii

I centri della più fertili sono, durante l’XI-XII secolo, la penisola iberica e l’Italia

musulmani, mozarabi ebrei

meridionale. Toledo, grazie alla compresenza di (cristiani arabizzati), e

cristiani, milieu

vede il fiorire di un vivace dialogo interculturale, rappresentando un vero e proprio

culturale particolarmente propizio allo scambio e al contatto diretto con la sapienza araba. In Italia

meridionale si mantiene il trilinguismo latino-greco-arabo soprattutto in Sicilia, cuore propulsivo delle

traduzioni dal greco e dall’arabo. Con la corte di Federico II l’interesse si sposta specialmente sul

mondo arabo: al servizio del monarca lavorerà l’astrologo Michele Scoto, a cui dobbiamo, grazie alla

cospicua traduzione averroistica, l’ingresso in Occidente del nuovo Aristotele e del suo commentatore

arabo per eccellenza.

La trasmissione del sapere

Data simbolica dell’inizio della trasmissione araba del sapere in Occidente è il 1106.

Personalità di spicco della prima grande ondata di traduzioni è Adelardo di Bath, il quale traduce gli

Elementi Quaestiones Naturales,

di Euclide e compone le in cui indirizza una famosa lode al sapere

arabo.

Nel contesto della Spagna riconquistata, dove i musulmani avevano parità giuridica con cristiani ed

ebrei, l’opera apostolica necessitava di un lento lavoro di ricerca e assimilazione dei fondamenti della

necessità di conoscenza

cultura conquistata: questa spingerà Pietro il Venerabile (in collaborazione

traduzione di opere religiose islamiche

con altri traduttori) ad un’intensa opera di , in primo luogo

lotta

del Corano, poiché solo una conoscenza adeguata dei testi poteva permettere il confronto e la

efficace all’eresia musulmana.

Altri casi di collaborazione sono legati al nome di Domenico Gundislavi, il quale rappresenta il

falsafa

principale tramite della trasmissione della all’Occidente latino, attraverso la traduzione di opere

di al-Ghazali e al-Farabi. Dobbiamo altre celebri traduzioni a Gerardo da Cremona (traduzione

sistematica dei testi aristotelici), Giacomo Veneto (traduzione dal greco), Burgundio Pisano,

(corpus averroisticum)

Michele Scoto e Roberto Grossatesta (completa la trasmissione del corpus

aristotelicum via greca).

Alle diverse tipologie di traduzione corrispondono altrettanti metodi traduttivi: uno di questi è la

mediazione vernacolare lingua volgare

(traduzione in due tempi) corrispondente all’utilizzo della

come tramite mediatico tra arabo e latino.

Dalla fine del XII secolo si assiste alla diffusione progressiva delle nuove traduzioni: trionfa il modello

filosofico e scientifico aristotelico, in grado di meglio soddisfare la necessità culturale dell’epoca.

NON NOVA SED NOVE

IL RAPPORTO TRA AUCTORITAS ED INTERPRETAZIONE :

In un clima di assoluta deferenza sia verso i testi sacri che verso il pensiero degli antichi filosofi, il

problema del pensatore medievale sembrerebbe quello di non essere originale, bensì di rimanere fedele

auctoritates

al pensiero delle . In realtà lo sguardo all’autorità degli antichi procede di pari passo

non nova

all’innovazione: se non vi è la volontà di dire cose nuove, vi è quella di dirle in modo nuovo (

sed nove “l’autorità è un naso di cera che può essere torto a proprio

). Come asseriva Alano di Lilla,

piacimento”: se la lettera del discorso veniva categoricamente rispettata, ci si riservava però il diritto

alla libertà dell’interpretazione. siamo come nani sulle spalle dei

In quest’ottica si colloca anche il celebre detto secondo cui noi “

giganti”, la cui grandezza e sapienza ci permettono di vedere un maggior numero di cose arrivando più

lontano rispetto a loro.

Il focus si pone dunque sul problema dell’autorità e della relativa interpretazione: contro una

generazione che riteneva accettabile esclusivamente il sapere antico si scaglierà Adelardo di Bath,

auctoritas

mentre un secolo più tardi Sigieri di Barbante dirà che la sola non è sufficiente, noi siamo

uomini esattamente come coloro a cui ci ispiriamo e siamo dunque legittimati a far uso dei nostri

De Doctrina Christiana,

strumenti razionali. Alla stregua dell’invito di Sigieri è quello di Agostino nel

ripreso in seguito da Ruggero Bacone: se si trovano buone idee negli infedeli non per questo vanno

respinte, poiché sicuramente derivanti da Dio e dunque conformi alla verità cristiana. L’introduzione di

idee nuove nel dibattito teologico e filosofico era dunque incoraggiata.

IL DIALOGO FILOSOFICO

Lezioni e manuale forma letteraria

Con dialogo filosofico intendiamo l’uso di una e/o di un modo di filosofare

spazio comune di riflessione

che determinano uno polemica, critica e discussione tra credenze

argomentazione razionale.

religiose regolato dalle norme e dalle procedure dell’

Caratteristiche del dialogo nei secoli medievali :

dato storico

- Attestazione di un

Indagine sui fondamenti dimostrare gli

- per affermare il proprio credo religioso e

errori degli altri terreno comune

- Definizione di un sul quale le dottrine religiose si incontrano

- Natura polifonica, meticcia e stratificata della cultura medievale

(razionale rivelato)

- Duplicità di accesso e al vero

Inferiorità

- della ragione (umana) rispetto alla forza argomentativa della credenza

religiosa (divina)

Fallibilità

- e limiti della scienza umana

- Disamina delle teorie filosofiche alla luce delle verità di fede

coscienza critica

- Uso della filosofia antica per una dei processi coi quali possiamo

apprendere la verità, anche nel caso della credenza religiosa

DISPUTE TRA CRISTIANI E PAGANI

difesa dei principi:

I primi dialoghi cristiani sono in i cristiani inizialmente vengono infatti percepiti come

setta dell’ebraismo. Seguiranno dialoghi ad intento apologetico e polemico contro l’ebraismo e il

paganesimo.

Passaggi cruciali:

- Dialogo con Trifone

Discorso Vero Contra Celsum

- (di Celso) e risposta di Origene nel

- Disputa tra Ambrogio e Simmaco sull’Altare della Vittoria

- Editto di chiusura delle scuole filosofiche di Atene da parte di Giustiniano

Dialogo con Trifone apologeta

Giustino nasce in Giudea ed è considerato un che non ebbe formazione cristiana passando

per diverse scuole filosofiche fino al neoplatonismo (anticamera della spiritualità cristiana) e

successivamente al Cristianesimo.

Dialogo con Trifone

Nel viene affermata la legittimità filosofica del Cristianesimo come filosofia:

apologia invettiva

- Contro i Pagani: ed (filosofia considerata un inutile affannarsi alla ricerca

della verità) esegetico,

- Contro gli Ebrei: problema incomprensione del significato dell’Antico Testamento che

porta a stereotipi

Il Cristianesimo è considerato come rivelazione sovrastorica che comprende e assorbe tutte le altre

(“Tutto ciò che è stato detto di vero ci appartiene”).

Nella critica ai pagani Giustino attacca il paganesimo attraverso i suoi stessi procedimenti

argomentativi: un paradosso apparente che però permette la disputa sullo stesso livello.

Nella critica agli ebrei viene operata invece una distinzione: da un lato il cristianesimo riconosce la

nell’Antico Testamento

propria radice che ne è pilastro essenziale (per essere figli del nuovo Dio occorre

essere figli del vecchio); dall’altro si cerca invece una disgiunzione da qualsiasi prospettiva ebraica.

Caratteristiche:

- Centralità del testo (il dialogo parte a partire dal riconoscimento di una fonte testuale comune)

- Negazione del carattere assoluto e universale dei riti ebraici (valore storico e legato alla

specificità del popolo ebraico e del suo ruolo nella storia della Salvezza)

- Rifiuto di attribuire carattere sacro a rituali storicamente determinati (non necessarie

mitzvot, shabbat, kasherut)

le lo la circoncisione, la

“Israel spirituale” “Israel letterale e rituale”

- Distinzione tra un e un (divergenza

sull’interpretazione e sull’uso delle Scritture)

Il testo sacro accomuna entrambe le religioni, gli ebrei tuttavia lo hanno mal interpretato soffermandosi

ad un livello puramente letterale.

L’atteggiamento di Giustino è tollerante nei confronti delle altre religioni, ha l’obiettivo di convertire

Trifone ma allo stesso tempo accetta le altre dottrine.

Discorso Vero

Diverso è l’atteggiamento del mediofilosofo platonico Celso, il cui dialogo è andato perduto ma

Contra Celsum

ricostruito attraverso il . Celso è consapevole che lo scontro non è più tra scuole

filosofiche bensì tra Filosofia e Cristianesimo.

Dialogo

Il di Celso segnala un mutamento di paradigma: i testi cristiani sono considerati barbari e

non devono rientrare tra i testi filosofici. Quella che viene discussa è l’incoerenza della nuova fede

cristiana.

La verità per Celso è ciò che è condiviso: egli riconosce nella tradizione storica un unico superiore

Logos, di legge naturale universale che come un fiume carsico sotterraneo talvolta emerge.

fede rozza

Il cristianesimo al contrario non è portatore di verità, anzi si delinea come una che ebbe

successo tra persone rozze, in quanto non converte per forza argomentativa ma per pura semplicità ed

universalismo,

incoerenza. Il cristianesimo manca di concentrandosi invece sulla particolarità contro

fanciulla” “vergine”)

ogni tipo di coerenza logica (ad esempio traducono “ con e carattere sociale (non

res publica).

come i romani che condividono la La religione viene dunque confutata con argomenti

filosofici.

Contra Celsum

Composto da Origene tra la fine del II e la metà del III secolo, in Alessandria d’Egitto su sollecitazione di

Ambrogio.

Strategia argomentativa

1° mossa: Contestare l’antichità e la priorità storica del politeismo: incoerente che i Molti vengano

prima dell’Uno

2° mossa: Identificare il Cristianesimo con il monoteismo, e questo con l’Unità Originaria di Celso

3° mossa: Denunciare l’incoerenza, rispetto al principio posto da Celso dell’Unità, delle divinità

intermedie del neoplatonismo

4° mossa: Affermazione della trascendenza come segno di un monoteismo perfetto

5° mossa: Dislocazione del Vero/Dio oltre tempo e spazio = ubiquità divina propria del cristianesimo

(non estraneità o

trascendenza semplice)

6° mossa: Tutti sono egualmente vicini e lontani da Dio: così rende inefficace la critica di Celso,

perché la pone su un piano

meramente storico rispetto a quello assoluto del divino

La verità non è nella storia ma è il punto da cui origina la storia ed ogni punto del tempo è equidistante

dall’Assoluto.

Il Dio cristiano è:

- In relazione alla dottrina: Eterno, Universale, Ubiquo, Uno, Necessario

- In relazione alla capacità umana di accoglierlo e capirlo: Temporale e storico, Contingente,

Molteplice

Il cristianesimo esplica nella storia e nel tempo il suo ruolo universale se le singole verità

sono in grado di accoglierlo: le apparizioni e le rivelazioni divine sono epifanie di uno spirito

immanente e universale, recepite però secondo i modi del conoscere e le capacità di ognuno.


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Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher silviapaglia6 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Fedriga Riccardo.

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