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Boezio e la filosofia antica

Boezio, vissuto nel VI secolo, studiò alla scuola di Atene e conobbe Simplicio. Sentì la necessità di conservare le opere greche fino a quel momento. La filosofia per lui è conoscenza di tre tipi di esseri: intellettibili (esseri immateriali, concepibili senza l'ausilio dei sensi, come Dio, angeli e anima - teologia). La fisica è conoscenza di sette discipline: il quadrivium, l'aritmetica, la geometria, la musica e l'astronomia, più il trivium: grammatica, logica e retorica.

La logica di Boezio è un commento alla logica di Aristotele, con categorie che affiancate servono per specificare. Egli si chiede se le categorie esistano davvero come gli individui oppure se lo spirito umano le abbia concepite per necessità di linguaggio. Esistono oggetti della mente che non possono essere conosciuti sensibilmente. La natura è vista come predicato di tutte le cose che esistono, di tutte le sostanze corporee e incorporee, come differenza specifica che dà forma a qualsiasi realtà. Tutto ciò che è tende al bene.

De consolatione philosophiae

Il De consolatione è scritto durante la carcerazione di Boezio. È un dialogo nel quale la filosofia viene rappresentata da una donna venerabile nel volto, con occhi sfavillanti e acuti più delle normali capacità umane. Tutto è governato dalla provvidenza divina. L'opera è divisa in cinque libri, ognuno dei quali tratta di un tema di ordine filosofico. L'autore immagina un topos letterario diffuso nel Medioevo e si chiede perché esiste il male e quale sia la sua natura. Paragona la sua morte a quella di Anassagora, Socrate, Seneca e Zenone: morti sotto un tiranno o esiliati.

La filosofia è vista come una consolazione provvidenziale, una donna che caccia le sgualdrinelle di teatro, l'unica dea degna di essere amata.

Agostino

Agostino nasce in Algeria e la sua famiglia ottiene la cittadinanza romana. Inizialmente manicheista (lotta fra bene e male), nel 384 ottiene la cattedra di eloquenza a Milano e conosce Ambrogio che gli parla della Bibbia. Nel 387 viene battezzato da Ambrogio. Dal 396 è Vescovo di Ippona. La sua conoscenza è mossa dalla sete di Dio. Per lui, la scienza deve essere sottomessa alla saggezza, e la ricerca speculativa è integrata da un'esperienza vitale. Tutto dipende da Dio, creatore di tutto. È consapevole della vastità dei limiti umani. Fuori dalla fede c'è solo disperazione. Dio, con la sua misericordia, aiuta ogni uomo a risollevarsi dal peccato (teologia della grazia).

Scritti e pensiero

Agostino afferma che Dio si manifesta con improvvise illuminazioni che sta a noi cogliere e sviluppare. Forte è il dualismo luce-tenebre. Nei suoi scritti antipelagiani, parla della miseria della natura umana, conseguenza del peccato originale. Il battesimo sana questa colpa ma non la cancella, e perciò siamo inclini al male. La predestinazione contamina dalla concupiscentia carnalis; l'uomo fa parte di una massa dannata fino all'intervento divino. Dio decide chi si salva, e la grazia perderebbe senso se fosse fatta a chiunque.

Contro i manichei, Agostino sostiene che il male non può venire da Dio ma dalle scelte umane, non è un principio sostanziale ma una mancanza. La ragione ci porta verso la fede, cui poi serve l'atto di fede. Agostino si oppone agli ecclesiastici che credevano di non aver bisogno di alcun metodo per trasmettere agli altri la fede.

Le confessioni

Le confessioni sono la storia dell'anima di Agostino, dove Dio è sempre presente fino alla salvezza. Si articolano in tre momenti: passato (itinerario fino al battesimo), presente (esame dell'anima attuale) e futuro (nella chiesa come annunciatore divino). Il tempo è soggettivo, misurato nello spirito dell'individuo. La verità si ritrova dentro di noi, col silenzio interiore.

De civitate Dei

In De civitate Dei (22 libri), Agostino dichiara che i cristiani devono vivere in questo mondo rispettando le istituzioni civili e sopportando le ingiustizie perché poi verranno accolti nella città di Dio.

Scoto Eurigena

Originario dell'Irlanda, Scoto Eurigena scrisse Sulla predestinazione, in cui si chiedeva cosa si potesse dire o meno su Dio, ritenendo assurdo pensare che predestinasse qualcuno al male. Per Agostino, il male è non-essere, il nulla e quindi non avrebbe senso parlare di una predestinazione a qualcosa che non è. Scoto, però, osserva che nella Bibbia anche Dio parla di nulla e tenebre e perciò ad essi deve corrispondere qualcosa di reale. Diceva poi che il libero arbitrio ha senso se l'uomo può peccare e la giustizia divina ha senso se l'uomo può sbagliare, altrimenti non avrebbe meriti o colpe.

Le quattro nature

  • Prima natura: Non è creata e crea. Non è creato da nulla essendo principio superiore ma crea, e dato che crea si può conoscere attraverso le sue creature (accuse di panteismo).
  • Seconda natura: È creata e crea. Articolati in generi e specie, realtà autentiche. La prima natura sono idee universali e non dagli esseri empirici accidentali che possono mutare e perciò dopo le idee sopraggiungono i generi e le specie.
  • È creata e non crea: Il corpo è dell'uomo ma non è l'uomo, significa che prima Adamo viveva nel mondo intellegibile e poi nel sensibile. Ossia la mente può arrivare e tornare a Dio ma non il corpo.
  • Non è creata e non crea: Si conosce meglio non sapendo, coincide col primo punto ed è un ritorno mistico.

Anselmo d'Aosta

Anselmo scrisse il Monollogio (soliloquio), ossia un esempio di meditazione. Qui affronta il problema dell'esistenza di Dio e parla di intelletto e non di ragione. L'intelletto è uno strumento intuitivo, mentre la ragione è un'arma discorsiva. La sua prova dell'esistenza di Dio è a posteriori fino al dato sensibile. Nel Prosologion, invece, Anselmo parla della prova ontologica dell'esistenza di Dio. Credo ut int...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/08 Storia della filosofia medievale

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