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Averroè: il "commentatore" per eccellenza

Averroè è egli stesso qadi a Siviglia e Cordova, e non un filosofo di professione: Averroè non ha mai insegnato effettivamente filosofia, se non ad una cerchia privata e ristretta di discepoli. La sua fama è legata alla composizione di un’impressionante serie di commenti a tutte le principali opere di Aristotele che faranno di Averroè il “Commentatore” per eccellenza. A quanto pare, Averroè si dedicò a questa impresa su invito del califfo almohade Abu Yaqub Ysys: il che testimonia ancora una volta l’interesse dei califfi arabi per la promozione degli studi filosofici.

L’ammirazione di Averroè nei confronti di Aristotele è incondizionata: più che un semplice uomo, Aristotele è un dono della provvidenza divina, che ci è stato dato affinché potessimo apprendere tutto ciò che è possibile conoscere; è un modello a cui bisogna ispirarsi, perché ha raggiunto la verità in praticamente tutti i campi del sapere, senza che nessuno sia stato in grado di aggiungere nulla di decisivo alle sue conoscenze.

Decisioni interpretative di Averroè

Commentando Aristotele, Averroè prende delle decisioni interpretative molto personali: è il caso della dottrina dell’intelletto e della questione del soggetto della filosofia prima. Per Averroè esso non coincide con l’ente in quanto ente, come aveva sostenuto Avicenna, ma con Dio e le altre sostanze separate (le intelligenze). La metafisica è dunque per Averroè non un’ontologia generale, ma una teologia filosofica. Non è questo l’unico punto di distacco da Avicenna; quest’ultimo si è allontanato troppo spesso dalla lettera del testo aristotelico, inserendovi elementi tratti da altre tradizioni (soprattutto quella neoplatonica) e istanze di tipo religioso (sia pure reinterpretate in chiave strettamente scientifica o razionale).

Critica a al-Ghazali

Averroè è critico nei confronti di al-Ghazali: all’attacco portato da quest’ultimo contro la filosofia nell’Incoerenza dei filosofi, Averroè risponderà con uno scritto intitolato L’incoerenza dell’incoerenza. La posizione di Averroè è molto chiara: se si rinuncia alla filosofia per far posto a pretese teologiche non sufficientemente fondate, si distrugge ogni fiducia nelle possibilità conoscitive dell’uomo e si cade così in uno scetticismo totale, che non è affatto di giovamento alla fede, ma la distrugge. Se si nega la validità dei nessi causa ed effetto, il mondo diventa incomprensibile e privo di certezze.

Ma non per questo si deve concepire la filosofia come nemica dell’Islam: filosofia e religione sono “sorelle di latte”: non solo sono perfettamente compatibili, ma si completano a vicenda.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/08 Storia della filosofia medievale

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