S. Tommaso D'Aquino Opuscoli Politici
De regno ad regem Cypri – Epistola ad Ducissam Brabantie – De emptione et venditione ad tempus
Introduzione
Parte prima: L’opera
Il titolo “come i principi devono governare”. All’epoca con il termine principe si intendeva chiunque avesse una qualsiasi autorità. Dedica al Re di Cipro. Cipro era importante militarmente e politicamente e il re era adolescente, in formazione; Tommaso vuole guidarlo come fosse un regalo.
L’Opuscolo è stato scritto a Roma e forse in parte a Viterbo. Le fonti, citate da Tommaso stesso, sono l’Autorità della Scrittura divina, l’insegnamento dei Filosofi, gli esempi degli uomini di governo famosi (Bibbia, Seneca, S. Agostino, Alessandro Magno, Tito ecc). Non è un trattato di filosofia né teologico né politico. È pedagogico. L’opera però è dedicata a tutto il pubblico. Buon latino scritto ma poco rifinito nello stile. Lo scritto diviso dagli studiosi in due parti: una teorico-dottrinale e una pratica (è stata criticata questa suddivisione troppo netta). Alla fine Tommaso dice che l’uomo deve anche divertirsi.
Parte seconda: Bartolomeo da Lucca
Nasce da famiglia di mercanti verso il 1236 e muore nel 1327. Domenicano, studiò con Tommaso. Studi teologici + storici e politici. Fonti da lui citate sono la Bibbia, S. Agostino, Aristotele ecc. L’opera viene datata 1300 (lui ha continuato l’opera di Tommaso che l’aveva lasciata incompleta). Non si sa perché l’ha continuato. È totalmente indipendente da Tommaso. Quest’ultimo aveva un linguaggio più accurato e classico.
Parte terza: papato e impero, potere spirituale e potere temporale
Lo scritto tratta del rapporto tra i due poteri. È una questione più antica di ciò che si pensa (già terzo secolo). Nelle lotte si discuteva di podestà diretta e indiretta, di legittimazione, peccati e varie teorie del vangelo. Tommaso dice che il tiranno deve essere eliminato dalla massa non dal singolo. Ogni autorità viene da Dio ma non necessariamente attraverso il papa. Bartolomeo, diversamente da Tommaso, articola la dialettica su due livelli: uno laico ed uno ecclesiastico. I sovrani sono ministri di Dio in terra e l’autorità papale è duplice (sacerdotale + regale). Il potere temporale deriva per lui da quello spirituale (si basa sull’anima, ecco perché spirituale). La critica è che se le due prospettive sono legate e fluiscono l’una nell’altra, questa netta suddivisione non è corretta. Tommaso si limita a descrivere il problema. Tolomeo pone il problema all’interno della storia attuale e alla sua esperienza diretta.
Conclusione
Opera con rapido e duraturo successo. È stata la prima opera di Tommaso tradotta in altre lingue moderne. Il contributo di Tolomeo non va sottovalutato, non solo perché politico. Era un rivoluzionario vivace e scaltro, profondamente religioso. Lo scritto, i due stili anche, aiutano a risaltare il valore pratico dell’opera. La morale del testo è che non è poi così difficile poter governare ma serve una forte componente spirituale. Il testo inizia con un prologo dove Tommaso afferma che stava pensando a un regalo per sua altezza reale e che ha appunto scelto un libro sul regno condito da spiritualità.
Libro Primo
Non bisogna vivere in solitudine per garantire la propria vita e realizzare i propri ideali. Il pericolo è sempre la tirannide. Il sovrano ha un compito nobile e quindi troverà salvezza presso Dio. Il re crea ordine. Il re deve onorare e seguire i valori cristiani. Ogni Stato deve confrontarsi con la chiesa.
Capitolo 1: La comunità politica e la sua guida
Si dà per scontato che l’uomo sia inserito in un meccanismo con un fine che però non può raggiungere da solo. Gli animali se la cavano meglio in questo. Il principe deve unificare. Il principio-guida è pratico e reale.
Il significato del termine “re”. L’uomo deve seguire dei fini per natura ed ha quindi bisogno di un re che lo indirizzi nelle giuste vie e verso il giusto fine. L’uomo è dotato di ragione ed è animale sociale e politico. Gli animali hanno ricevuto dalla natura degli aiuti (corna, pelo, artigli, velocità...) l’uomo solo la ragione. Da solo però non serve a nulla. Deve esistere il gruppo. L’uomo non possiede l’istinto animale ma solo una conoscenza generica. Può fare delle scoperte specifiche ma mai da solo. A sostegno di questa tesi è il linguaggio, l’uomo è comunicativo. Nel gruppo sorge l’esigenza di qualcuno che governi la comunità. C’è una differenza tra “proprio” e “comune”. Ciò che è proprio è principio di differenziazione e ciò che è comune implica l’unificazione. Il corpo umano è retto dall’anima. Tra tutti gli organi ne emerge uno, il cuore o la testa.
Capitolo 2: Governare per il bene comune
Viene indicato il fine della comunità politica. L’onestà sta nel promuovere il bene della comunità. Anche la famiglia ha un capo ma essa non è autosufficiente.
Anche nel governo della società esiste il bene e il male (sempre in relazione ad un fine). Il fine di una comunità libera è diverso da quello di una comunità di schiavi. Il fine del sovrano non può essere personale, Dio lo punirebbe. Se il regime diventa ingiusto nasce il tiranno che non governa per giustizia ma per potere. Se il regime viene attuato da pochi diviene oligarchia e da molte persone democrazia (in essa il popolo intero è tiranno). Se però i fini sono giusti e governa una moltitudine definita si chiamerà politia o, se pochi e virtuosi, aristocrazia. Se il fine è giusto e c’è solo una persona si parla di re. Esso deve essere uno, avere il comando e comportarsi come un pastore. I padri di famiglia presentano analogie con i re.
Capitolo 3: L’unità della pace
Bisogna specificare il “bene comune; l’unità; tutto è governato dall’uno; è più utile alla società il governo di più persone oppure quello di una sola? Il bene e la salvezza della comunità si chiama pace, che è un’unità. L’unità può essere realizzata al meglio da un’altra unità. Ecco perché il governo di una sola persona è più utile.
-
Storia Della Filosofia Medievale - Tommaso d'Aquino e il "De ente et essentia"
-
De veritate, S.Tommaso - Appunti
-
Tommaso D'Aquino
-
Riassunto Tommaso d'Aquino