Filosofia medievale
Prima lezione
Non è possibile definire la filosofia medievale, gli stessi autori medievali avevano concezioni diverse di filosofia, alcuni avevano una visione allargata, altri meno. Un esempio: Isidoro di Siviglia, VII secolo, Spagna, dà 4 definizioni di filosofia: 1- la prima è etimologica, dice che altro non è che l’amore per la sapienza; 2- definisce la filosofia come conoscenza delle cose umane e divine unite allo sforzo di vivere bene, virtuosamente, la filosofia è allo stesso tempo una disciplina teorica unita alla componente pratica ha significare che è un insegnamento a vivere; 3- è definita come l’arte delle arti e la disciplina delle discipline, qualcosa che presiede tutte le altre discipline, la più importante rispetto alle altre; 4- è meditazione della morte, cioè è meditazione sulla fragilità e caducità della riflessione umana.
A queste si aggiunge quelle di qualche secolo dopo da Parigi che è l’abbazia di San Vittore, qui Ugo di San Vittore definisce la filosofia come la disciplina che ricerca i principi di tutte le cose umane e divine. Quindi come in Isidoro la filosofia riguarda l’uomo e Dio, ma riporta i principi ultimi.
Un altro autore sempre di Parigi è Boezio di Dacia, personaggio che si definisce filosofo e per lui la filosofia non è altro che un procedimento rigorosamente razionale che parte da dati certi per arrivare, attraverso ragionamenti rigorosi, a conclusioni altrettanto certe, quindi un pensiero razionale che si applica a tutto ciò che la ragione umana può comprendere. La filosofia di Boezio sarà distinta per metodo e oggetto dalla teologia che ha per oggetto la rivelazione che Dio ha fatto su sé stesso.
Partiremo da un’idea di filosofia intesa nel modo più largo possibile, della quale abbiamo testimonianza che sia avvenuta nel corso dei 1000 anni del medioevo tra il 400 e il 1400 circa. Anche per la definizione storica di medioevo si usa il termine circa perché ci sono incertezze sulla fine del medioevo quindi bisogna partire da una scelta pragmatica. Fare questa scelta vuol dire fare propria l’idea umanistica che il medioevo sia tutto ciò che è compreso tra antichità classica e modernità. Accettare l’idea che il medioevo sia tutto ciò che è compreso tra antichi e moderni non vuol dire accettare il pregiudizio di coloro che consideravano l’età di mezzo come un periodo di oscurantismo religioso, guerre, ecc.
Vedremo che il medioevo non è un periodo di oscurantismo, ma anzi periodo in cui la ragione sarà molto celebrata in varie fasi della storia medievale.
Seconda lezione
Stabilito l’oggetto del corso come tutte le diverse forme del filosofare che si sono succedute dai secoli che vanno dal V a XV, ora dobbiamo chiederci se autori scuole e tradizioni abbiano tra loro qualcosa in comune oltre alla collocazione cronologica. Dobbiamo chiederci se la filosofia medievale è tale perché è avvenuta in quell’arco di tempo o se c’è qualcosa che la individua come tale e qualche tratto che ne fa una filosofia diversa da quelle che l’hanno preceduta e seguita. La risposta a questo è sì e no, nei 10 secoli medievali diverse furono le proposte filosofiche, tuttavia non si può negare che si presentino alcuni tratti unitari del pensiero medievale.
- La maggior parte degli uomini sono di chiesa o come religiosi o come chierici.
- Se sono chierici hanno il compito di diffondere la parola di Dio; se sono religiosi vuol dire che appartengono a quegli ordini religiosi i cui appartenenti sono uomini e donne che hanno scelto l’allontanamento dal mondo per cercare un perfezionamento che li avvicina a Dio.
- La maggior parte dei pensatori di cui parliamo sono uomini che appartengono alla chiesa, che vivono nel mondo o separati dal mondo.
Importante è tenere presente che le figure ecclesiastiche sono diverse tra di loro. Un conto è la proposta teorica del monaco Anselmo D’Aosta, un conto è quella di un monaco francescano. Pur nella loro diversità, chierici e monaci sono tutti uomini di chiesa. Come mai sono tutti ecclesiastici? Con la fine dell’impero romano, i luoghi della cultura sono quasi esclusivamente della chiesa. Con la fine dell’impero e del suo sistema scolastico c’è stata una saldatura tra colui che sa leggere e colui che appartiene alla chiesa perché solo chi apparteneva alla chiesa sapeva leggere e scrivere e produrre libri per trasmettere il sapere. Un’altra saldatura era quella tra colui che non sa leggere e scrivere, cioè il laico.
Questa situazione si è consolidata nei primi secoli dell’epoca cristiana a partire dal V VI secolo, il che vorrà dire che gran parte del pensiero filosofico è stato prodotto da uomini che appartengono alla chiesa. Ci sono eccezioni, una è all’inizio della filosofia medievale che è Severino Boezio che è un laico che ha un suo lavoro e lavora alla corte di re Teodorico. Dopo Boezio sarà difficile trovare altri autori di rilievo che non hanno a che fare con la chiesa se non alla fine del XII secolo quando presso centri laicali si diffondono saperi filosofici, il più famoso è Dante Alighieri che scrive nei primi decenni del XIV secolo il primo testo filosofico in volgare Convivio che è rivolto anche ad altri laici, è un’opera di divulgazione filosofica. Anche se ci sono eccezioni importanti, resta vero che in maggioranza la filosofia è costituita da uomini di chiesa.
La filosofia medievale è un pensiero che prende forma all’interno di scuole, in un primo momento saranno monastiche, poi cattedrali urbane fino al XIII secolo con l’invenzione dell’università. Il filosofo medievale è sempre un maestro in una di queste scuole. Anche qui c’è un’eccezione perché ci sono alcune corti molto importanti, come le carolinge, la corte di Federico II o le corti dei signori italiani.
Un altro tratto specifico è la lingua del medioevo che è la lingua della chiesa, il latino. La maggior parte dei testi sono stati scritti in latino, ma è un latino diverso da quello della latinità classica perché quello che usano non è una lingua parlata, ma è riservata a un’élite culturale che conosce questa lingua che è la lingua della cultura. Imparare a leggere e scrivere vuol dire imparare a farlo in latino. La grammatica nel medioevo è grammatica della lingua latina. Il latino di questi testi sarà particolare e caratteristico di élite culturali però bisogna tener conto che il fatto che la scrittura e l’insegnamento sia affidato al latino ha fatto sì che il pensiero medievale sia un pensiero condiviso da tutti i letterati dell’occidente medievale. Anche qui non mancano eccezioni perché a partire dal 13 secolo in presenza di un pubblico laico in quegli ambienti ci troviamo di fronte a testi filosofici tradotti e composti in lingua francese come il Convivio di Dante. Anche in questo caso il numero in rilievo di testi in lingua volgare è limitato rispetto a quelli in lingua latina.
La cultura filosofica, teologica, scientifica medievale è il risultato di stratificazione di tradizioni diverse. La prima tradizione che decide la varietà della filosofia medievale è la filosofia antica, questo inizia nei primi secoli del cristianesimo. I medievali sapevano che il livello del loro filosofare era minore rispetto agli antichi. Il rapporto con la filosofia classica sarà inizialmente con il platonismo e aristotelismo logico, il resto verrà scoperto dopo la seconda metà del 13 secolo. Altre tradizioni i cui la cultura medievale è fatta è quella ebraica di cui gli intellettuali cristiani condividono l’antico testamento; la cultura poi bizantina vuol dire tornare a conoscere testi dell’antichità classica che erano andati perduti come quelli di Aristotele tradotti dal greco al latino. L’altra cultura è quella islamica con cui entrarono in contatto grazie alla Spagna. Questo vuol dire entrare in possesso di un sapere scientifico arabo che avevano sviluppato, ma anche della cultura filosofica che i cristiani avevano ignorato dal X secolo al XII secolo. Grazie ai rapporti con gli arabi gli intellettuali cristiani rientrano in possesso di tutto il corpus aristotelico.
Ultimo tratto unificante che distingue la filosofia medievale dalle altre è un tratto discutibile e discusso ed è quello che fa della filosofia medievale una filosofia dominata nel suo complesso di una verità rivelata che sovrasta tutte le altre verità e le sovrasta a sé. Non ci sono dubbi che la Bibbia è il testo sacro e che sia centrale e più importante della biblioteca medievale e questa assodata verità fa sì che il problema del rapporto tra filosofia e teologia e il conflitto tra ragione e fede abbia un ruolo importante nella storia del pensiero medievale ricorrendo più volte. Bisogna tener conto che questo conflitto viene variamente risolto, abbiamo a che fare con una filosofia che si fa ancella della teologia, a volte appare invece come perfezione a cui tende, a volte la filosofia si vuole distinta dalla filosofia. Quindi la filosofia medievale è dominata dai problemi dei rapporti con la teologia, ma non è l’unico tema a cui i pensatori medievali si sono interessati. Il medioevo non è un periodo in cui ci si è interessati solo al tema di Dio.
Periodizzazione
Ci troveremo di fronte a 4 fasi principali:
- IV-IX: Va dal 4 al 9 secolo dove si consuma la transizione dall’antichità al medioevo dominata da alcuni padri della chiesa e alcuni scrittori che assumono il compito di trasmettere ai loro contemporanei la cultura del mondo antico.
- IX-XI: Con il 9 secolo inizia un periodo fino all’undicesimo secolo, i monasteri sono gli unici luoghi che troviamo testi filosofici e scientifici. Avremo a che fare con monaci che si interessano di filosofia e faranno filosofia.
- XII: Occupata tutta dal 12 secolo, secolo del cambiamento che divideva l’alto medioevo al basso medioevo.
- XII-XIV: Pensiero che si propone in ambito filosofico e molti altri verrà chiamata scolastica.
Terza lezione
Agostino è un filosofo dell’antichità e pratica una filosofia eudemonistica che cioè mira alla felicità. Anche Agostino vive in mezzo a discepoli con cui dialoga di temi filosofici, è una forma di scuola in cui il maestro è guida e maestro per i discepoli. Come tutti i filosofi antichi, anche lui nella prima fase della vita utilizza il genere letterario del dialogo filosofico. È un filosofo antico come altri, ma senza questo filosofo non sarebbe possibile comprendere il medioevo. Agostino è una vera e propria chiave ermeneutica del pensiero medievale. La sua presenza nel medioevo è importante, lo ritroviamo in molti ambiti del pensiero medievale.
Torna tutte le volte quando un medievale si porrà il problema tra razionalità e fede. Agostino cercò l’accordo tra fede e ragione, lo riteneva necessario. Il più famoso medievale che si rifà a lui per questo tema è Anselmo D’Aosta. Altro tema che riprenderanno è il rapporto tra libertà dell’uomo e grazia di Dio, il problema è capire quanto è la capacità dell’uomo di emanciparsi dalla sua natura decaduta senza l’aiuto di Dio. Agostino darà una risposta negativa alla questione. Questo problema esploderà con la riforma luterana. Agostino torna anche quando in ambito epistemologico ci sarà l’appello all’interiorità. Questa illuminazione interiore è importante anche in ambito pedagogico che ritiene che l’educazione giusta sia solo quella che il discepolo crede, il discepolo è già maestro, deve solo trovare il modo di farlo uscire. Il vero maestro è colui che ha queste capacità conoscitive che il discepolo già possiede e deve fare uscire.
Interpretazione teologica è una storia che vede in Dio il principale attore dei cambiamenti. Quello che decide degli eventi è Dio stesso, la storia è governata dalla provvidenza.
Storia teleologica è una storia che tende a un fine che è il ritorno al Dio da cui l’uomo si è distaccato all’inizio. La fine dell’umanità sarà la fine dell’esilio di Dio. In ambito etico Agostino lo troviamo nei discorsi del primato etico della volontà dell’intelletto. E il primato della volontà è quella dell’amore. Quando l’amore sarà ordinato ci sarà una volontà che dà via ad azioni buone, ma quando l’amore sarà disordinato ci sarà una volontà che darà inizio ad azioni malvagie.
Altri temi in cui Agostino incombe sono: tempo e memoria; della sessualità, peccato e matrimonio che tratta in relazione alla sua stessa esperienza personale; ogni volta che ci si chiederà come va letta l’interpretazione di Dio; quando si parla di retorica cristiana, cioè un ordine capace di convivere il pubblico della verità e della forza della parola divina. Non siamo solo noi a dire che Agostino fu così importante da doverne parlare per primo, è lo stesso Agostino che presenta le sue posizioni come qualcosa di nuovo rispetto a quelle greche e romane.
Fa riferimento alla sua conversione totale che comporta un cambiamento generale. La stessa operazione è fatta da altri padri della chiesa, ma Agostino di questa conversione è uno dei più consapevoli ed è quello che più ha lasciato il segno.
Quarta lezione
Come ha operato Agostino la conversione culturale? Lui si poneva questa domanda: i cristiani hanno ancora bisogno della filosofia dopo l’avvento del Cristo e la sua rivelazione e se sì possono convertire ai loro fini i testi dei filosofi? La risposta si trova De doctrina christiana in un brano nel secondo libro nel che contiene poche pagine ma che hanno deciso il destino degli studi filosofici in era cristiana.
De doctrina christiana è un’opera che scrive dopo essere diventato vescovo nel 396 e lo finisce nel 426, 4 anni prima della morte. In una prima fase scrive i primi 4 libri e nell’ultima fase scrive il libro quarto. Il titolo del testo, tradotto con l’espressione l’istruzione cristiana, indica quale sia il contenuto del testo. Il libro tratta di tutto quello che un cristiano deve fare e poi insegnare; tratta cioè dell’educazione che un cristiano deve ricevere e poi insegnare.
Agostino sente la necessità di scrivere questo testo da vescovo perché è quando diventa vescovo che ha a cuore l’educazione, si rende conto paideia che la classica non è più proponibile dopo il cristianesimo e con la centralità del testo sacro nella biblioteca dei cristiani. Si compone di antico e nuovo testamento, cioè quella rivelazione che Dio ha fatto agli uomini e che è legata all’incarnazione di Dio nella figura di Gesù. Il testo sacro di cui parla Agostino non è uguale ad altri, è un testo ispirato direttamente da Dio che ha ispirato tutti i libri della sacra scrittura ed è riconosciuto dai cristiani come il depositario di una verità in grado di garantire la salvezza, cioè la felicità perfetta a cui avevano aspirato i libri dei filosofi pagani. È un testo che se ben seguito può garantire la perfetta felicità. La centralità di un libro con simili pretese comporta un nuovo ordine di valori e una nuova organizzazione del sapere e all’interno di questa una nuova concezione di filosofia e delle sue finalità. Gli obiettivi che vuole raggiungere sono 2:
- È definire come si debba leggere e interpretare questo libro, come interpretare quelle parole umane che Dio ha affidato agli uomini che non sono subito comprensibili.
- Una volta compreso in tutti i sensi il significato divino, bisogna capire come trasmettere le conoscenze agli altri.
La prima parte allora non può che essere un testo di ermeneutica biblica. La seconda parte sarà invece un testo di retorico che insegna le tecniche con cui predicare le verità acquisite che devono essere predicate in modo efficace agli altri per spingere il mondo dei fedeli a comportarsi come il libro insegna.
Lettura de doctrina
Le pagine sono tratte dal secondo libro in cui Agostino sta cercando di capire quali sono i libri che i cristiani possono continuare a leggere, passa in rassegna arti, scienze e discipline di cui è fatta la biblioteca degli antichi. Il criterio con cui valuta l’utilità per i cristiani di studiare i libri dei pagani è quello dell’utilità di quei libri al fine di una maggiore comprensione del testo sacro. Tra le discipline che dirà essere utili ci sono la storia, geografia che spiegano dove stanno i paesi, quelli di scienze naturali perché conoscere bene la natura di una pianta può aiutare a capire le parti del testo con un linguaggio metaforico, come la malvagità rappresentata dal serpente. Dove nel testo sacro si trova un linguaggio metaforico è bene che si conosca bene il secondo termine al fine di poter capire bene le metafore.
In questa rassegna delle varie discipline di cui i cristiani si devono in relazione alla comprensione del testo sacro che ne è della filosofia? I testi dei filosofi pagani possono continuare ad essere consultati? La risposta che Agostino dà è positiva. XL 60 sta dicendo che la filosofia va accetta dai cristiani purché siano compatibili con quelle della fede, e c’è una filosofia che più di ogni altra è compatibile con queste verità.
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