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Apparati radicali

Appunti di botanica sugli apparati radicali basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Berta dell’università degli Studi del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro - Unipmn, facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Botanica docente Prof. G. Berta

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Nella RADICE A FITTONE vi è una radice principale che è più sviluppata

delle radici secondarie, terziarie, ecc; deriva direttamente dalla radichetta

del seme e durante la crescita dell’apparato radicale essa rimane più

sviluppata delle altre radici che da essa derivano con un sistema di

ramificazione monopodiale. Essa è anche chiamata FITTONE e può in

alcuni casi essere più o meno ingrossata o tuberizzata come nella carota.

L’aspetto generale di un apparato radicale a fittone è quello di un cono

rovesciato. Dal fittone derivano radici laterali di primo ordine sulle quali si

inseriscono radici radicali di secondo ordine, sulle quali si inseriscono radici

radicali di terzo ordine e così via. Le radici laterali si originano dall’interno

della radice cioè dal periciclo.

La ramificazione con un asse principale è detta monopodiale. In certi casi, il fittone può avere

funzione di riserva (come nella radice tuberizzata di carota).

Nelle RADICI FASCICOLATE (dicotiledone e a volte monocotiledoni) si ha un

sistema di ramificazione SIMPODIALE in cui la radice primaria (derivata da quella

embrionale o radichetta) ad un certo momento cessa di accrescersi e non si

distingue più dalle radici laterali a cui ha dato origine e si sviluppano le radici

secondarie; queste a loro volta possono essere superate dalle radici terziarie e

così via. Per cui alla fine l’apparato radicale appare come una massa di radici

affastellate o fascicolate.

Nelle Monocotiledoni prevale un tipo di apparato radicale che non prende

origine dalla radichetta embrionale ma dai nodi inferiori del fusto che formano

delle radici caulinari che sono di origine avventizia (cioè non si sono formate

dalla radice ma dal fusto). Quindi si origina alla base del fusto nel COLLETTO.

Le radici caulinari delle Monocotiledoni vengono chiamate anche radici fibrose.

I principali nutrienti sono i MACRONUTRIENTI e i MICRONUTRIENTI. Tra i primi abbiamo il

fosforo, l’azoto, il potassio e il carbonio. I micronutrienti sono essenziali, alcuni a certe

concentrazioni diventano tossici come lo zinco. Basandosi su questi nutrienti si preparano

soluzioni nutritizie che possono essere utilizzate in vario modo. Per esempio, si possono fare

colture utilizzando sabbia di quarzo che è completamente inerte, cioè non rilascia nulla, in modo

che alle piante non manchi niente. Oltre che lavorare su substrato solido come nel quarzo, si può

lavorare direttamente in liquido  per esempio in Olanda ottengono i pomodori coltivandoli in

liquido. Le culture in liquido sono dette COLTURE IDROPONICHE.

Le radici possono essere modificate. Una delle modifiche maggiormente

diffuse in molte piante è la tuberizzazione, cioè l’ingrossamento parziale

o totale delle radici a scopo di riserva come nel caso della carota, del

ravanello (ingrossamento della radice primaria) o nella dalia e nella patata

americana (ingrossamento delle radici secondarie). Va ricordato che i

tuberi della comune patata (Solanum tuberosum) non sono ingrossamenti

della radice ma di un fusto sotterraneo.

Abbiamo ancora il caso delle “Radici

respiratorie” (pneumatofori) che sono ricche di

parenchimi aeriferi (ambienti lacunari o acquatici

che hanno bisogno di aria) e che in alcuni casi si

accrescono addirittura verso l’alto (geotropismo

negativo) così da fuoriuscire dal terreno e da

facilitare l’areazione delle radici di piante con

l’apparato radicale sommerso, come le

mangrovie (Australia) o il Taxodio.

Le mangrovie del genere Rhizophora, frequenti sulle coste marine tropicali, possiedono radici

fulcranti (di supporto).

Nel cipresso calvo americano Taxodium distichum emergono dal terreno le radici respiratorie

(pneumatofori); viene spesso allevato nei parchi come pianta ornamentale.

Le radici “Aeree” si trovano in molte piante epifite (piante che vivono sopra altre

piante) che sono così facilitate nell’assorbimento di acqua in ambienti particolarmente

umidi come quelli delle foreste tropicali “nebbiose”. Dato che assorbono umidità sono

utilizzati anche come bio-indicatori per valutare l’inqunamento della aria. Si trovano in

America centrale, del Sud, in Messico. Nella foto: Tillandsia usneoides

In alcune Angiosperme parassite esse sono trasformate in austori, apparati che si insinuano nei

tessuti della pianta parassita, dove entrano in contatto con i tessuti conduttori dell’ospite da cui

ricavano le sostanze nutritive. Ad esempio la Cuscuta è una pianta parassita.

Molto diffusa è la produzione di radici avventizie, cioè la produzione di radici non

da altre radici, ma dal fusto o dalle foglie. Sono radici avventizie per esempio,

quelle dell’EDERE che si formano lungo i fusti rampicanti e che servono

prevalentemente a tenere la pianta aggrappata al substrato. A loro volta le radici

possono costituire un sistema di riproduzione per certe piante in quanto su di esse

si possono formare delle specie di gemme che riformano dei germogli.

La struttura e la forma dell’apparato radicale è determinata geneticamente, pertanto è fortemente

determinata dalla specie di appartenenza.

Le principali caratteristiche radicali che mostrano variazioni sistematiche sono diametro, colore e

superficie di assorbimento.

Per quanto riguarda il diametro radicale, radici più spesse possono essere in grado di esercitare

forze maggiori sul suolo e quindi avere una maggiore capacità di penetrazione nel suolo stesso.

Radici più spesse persistono e si diramano più facilmente e contribuiscono maggiormente allo

sviluppo a lungo termine dell’apparato radicale. Tuttavia radici più fini si ricostituiscono più

rapidamente rispetto a radici più spesse e questo può dare un maggior costo alla pianta. Il

diametro radicale varia sia all’interno di ciascuna specie che tra specie differenti: ad esempio in

molti gruppi tassonomici come nelle Poaceae, Juncaceae e Cyperaceae, il sistema radicale ha

branche terminali molto fini. Le Graminacee (come l’erba dei prati) hanno radici fini. All’altro

estremo, famiglie come Alliaceae e Magnoliaceae hanno tipicamente porzioni terminali della radice

molto spesse, spesso intorno allo 0,5-1 mm di diametro. Le cipolle, il porro, l’iris hanno radici

consistenti.

Il diametro radicale determina la lunghezza della radice che la pianta può produrre.

Le radici variano sorprendentemente in base al colore. Normalmente le radici più vecchie possono

avere varie sfumature nel marrone mentre le radici giovani sono di solito non pigmentate o

variamente colorate di rosa-rosso. Radici di alcune piante come Lemna, Datura e Triticum sono

capaci di sintetizzare clorofilla quando esposte alla luce; radici aeree di orchidee epifite possono

anch’esse essere verdi.

La superficie di assorbimento varia in funzione dell’estensione dell’apparato radicale.

Le radici sono molto plastiche perché rispondono alle condizioni ambientali determinate da fattori

biotici e abiotici.

Se noi abbiamo un insieme radicale di dicotiledone, quindi un apparato radicale a fittone non

tuberizzato come quello della Cannabis sativa e lo mettiamo a crescere in condizioni di carenza di

acqua, il suo sviluppo cambia: cerca di crescere in altezza per trovare acqua. Ciò avviene anche in

carenza di nutrienti. Se invece i nutrienti sono abbondanti, devono aumentare le zone pilifere (dove

l’assorbimento è maggiore), quindi l’apparato radicale deve ramificarsi, dare origine a tante radici

laterali FATTORI ABIOTICI. Per quanto riguarda i FATTORI BIOTICI, abbiamo gli organismi del

suolo, come i funghi simbionti.

Due piantine di porro  hanno la stessa età. Le prime si sono allungate perché sono in carenza di

nutrienti, mentre le seconde si stanno ramificando poiché ci sono nutrienti.


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AUTORE

choco97

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Esame: Botanica
Corso di laurea: Corso di laurea in biologia
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher choco97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Botanica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Piemonte Orientale Amedeo Avogadro - Unipmn o del prof Berta Graziella.

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