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Riassunto esame Pedagogia sociale, prof. Tramma, libro consigliato Generazione ISIS - Chi sono i giovani che scelgono il califfato e perché combattono l'occidente, Roy

Riassunto per l'esame di Pedagogia sociale basato su appunti personali e sullo studio autonomo del libro consigliato "Generazione ISIS - Chi sono i giovani che scelgono il califfato e perché combattono l'occidente" di O. Roy. I principali argomenti trattati sono: jihadismo e terrorismo, il califfato, i nuovi radicalizzati, il profilo dei terroristi, i convertiti o born again,... Vedi di più

Esame di Pedagogia sociale docente Prof. S. Tramma

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ESTRATTO DOCUMENTO

● fino alla metà degli anni ‘90: jihadisti della 1° generazione - Si tratta di jihadisti

internazionali che, provenienti dalla guerra in Afghanistan e dopo il passaggio per i

loro Paesi di origine, avevano ricercato nuove terre per combattere la jihad. Essi

sono responsabili dei primi attentati “globalizzati” (ad esempio, quelli contro le

ambasciate USA in Africa del 1998);

● a partire dal 1995: jihadisti della 2° generazione - Si tratta degli jihadisti che nei

Paesi occidentali vengono definiti homegrown:

1) sono occidentalizzati, sebbene non tutti siano nati in Occidente;

non hanno legami diretti con i paesi d’origine;

2)

3) un numero crescente è rappresentato da donne;

molti di loro sono dei convertiti all’Islam.

4)

Fondamentale è indagare sul legame tra terrorismo e jihadismo e valutare se tutti coloro che

partono per la jihad in Siria sono da considerarsi dei potenziali terroristi.

Una differenza in linea di massima valida, sta nel fatto che molti jihadisti vengono reclutati

attraverso Internet, mentre i terroristi appartengono prevalentemente a gruppi legati a al-

Qaeda o all’Isis.

Si tratta comunque di una distinzione parziale, infatti alcuni terroristi sono passati per la

jihad, ma sembra che l’Isis compia una selezione per decidere quali combattenti, addestrati

sul fronte di guerra a compiere attentati suicidi, inviare in Occidente per compiere attentati.

Punto in comune tra jihadisti e terroristi è la morte volontaria, cioè la fascinazione per la

morte.

Questo punto di contatto permette di parlare dei terroristi come di un sottogruppo dei jihadisti

e di poterli, almeno in parte, studiarli insieme.

Capitolo 2 - Chi sono i radicalizzati?

Lo studio del fenomeno dei musulmani radicalizzati in Occidente è facilitato dalla

disponibilità di numerosi dati.

La polizia ha infatti schedato tutti i terroristi identificati che hanno agito o progettato di farlo in

Europa e negli Stati Uniti.

L’esame delle loro motivazioni è facilitata dalle parole degli stessi soggetti, ricavabili da

videomessaggi, twitter, chat, ecc.

E’ importante la distinzione dei jihadisti secondo lo stato di provenienza.

Il maggior numero di jihadisti europei proviene dalla Francia (si tratta perlopiù di convertiti

all’Islam) e dal Belgio (in cui si riscontra la presenza di soggetti appartenenti alla “terza

generazione”). 5 dalle “seconde generazioni”. In

I jihadisti tedeschi e inglesi provengono prevalentemente

Gran Bretagna e Danimarca si evidenzia un legame più forte con le moschee.

Il presente saggio fa riferimento alla Francia e ai dati che riguardano un centinaio di

persone coinvolte in atti terroristici sul territorio nazionale o che hanno lasciato la

Francia per partecipare alla jihad globale. Questi dati si riferiscono agli anni dal 1994

al 2016.

Il profilo dei terroristi

Negli ultimi 20 anni il profilo tipico di terroristi e jihadisti non ha subito variazione.

I tratti che prevalgono sono:

● le seconde generazioni: il fenomeno della radicalizzazione è comparso proprio nel

periodo in cui i figli degli immigrati, nati dopo le ricongiunzioni familiari del 1974,

raggiungevano l’età adulta.

● i born again (= convertiti): i radicalizzati dei paesi occidentali sono spesso persone

che, dopo una vita profana, segnata dalla frequentazione di discoteche, da atti di

piccola criminalità, ecc., scoprono la pratica religiosa, individualmente o nell’ambito di

un gruppo ristretto (mai in quello di una grande organizzazione religiosa). Molti

radicalizzati passano all’azione dopo poco tempo dalla loro “conversione” religiosa.

● gli obiettivi degli attacchi: trasporti (metro), spazi pubblici (Bataclan), luoghi legati

all’ebraismo, ma non direttamente a Israele, e soggetti ritenuti “blasfemi” (giornalisti

di Charlie Hebdo).

Gli amici, i fratelli, le donne

Obiettivo di questo paragrafo è indagare sui processi di formazione dei gruppi radicali.

Il gruppo si forma in genere secondo due diverse modalità:

1) intorno a una personalità dominante;

2) in maniera più egualitaria, quando alcuni soggetti si recano in Siria, Bosnia,

Afghanistan, ecc. per partecipare alla jihad e per creare il legame tra il gruppo e il

centro (ad esempio, al-Qaeda).

I partecipanti al gruppo sono spesso fratelli o amici, spesso conosciuti in carcere o in un

campo di addestramento.

Prevalgono largamente i rapporti di parentela tra i membri dello stesso gruppo di

radicalizzati: se sono naturalmente assenti, vengono costituiti ricorrendo, ad esempio, al

matrimonio tra una sorella e il proprio amico.

Questa caratteristica è particolarmente interessante: il medesimo gruppo è formato da pari

che condividono la cultura “giovanile” propagandata dall’Isis.

6

l’autorità dei padri e la loro idea di Islam, visto come un lascito

I giovani tendono a rifiutare

dei colonizzatori, a favore di un Islam del combattente e del resistente disposto a tutto.

Si riscontra un’ inversione della relazione generazionale: i figli si sentono investiti del

compito di convertire i genitori alla verità di cui si sentono detentori. Morire prima dei genitori

significa anche assicurare loro la salvezza, la possibilità di entrare in paradiso nonostante i

peccati.

Spesso i terroristi diventano padri poco prima di compiere un attacco, anche suicida, allo

scopo di donare la prole all’organizzazione.

La struttura della famiglia segue un modello moderno. I coniugi si sono scelti

spontaneamente (o sono stati indicati dai pari), quindi la sposa non viene scelta dalla

famiglia dello sposo.

Il legame matrimoniale si fonda sulla condivisione di un progetto ideologico jihadista, di cui le

donne hanno piena cognizione.

L’aumento del numero di donne radicalizzate è anche dovuto al fatto che l’Isis, a differenza

di al-Qaeda, incoraggia la partecipazione familiare alla jihad.

Le donne sono spesso emancipate e moderne, anche se portano il velo e continuano a

rifiutare l’idea dell’uguaglianza uomo-donna.

Queste caratteristiche, che sottolineano una certa dimensione autarchica, evidenzia la

marginalità dei gruppi di radicalizzati rispetto alla società musulmana reale e il loro

riferimento a una controsocietà che è reale solo nelle terre del Califfato e che i membri del

gruppo mirano a ricreare con i propri fratelli e sorelle d’armi.

Cultura giovanile, criminalità e rivolta

Molti radicalizzati sono soggetti immersi nella cultura giovanile contemporanea: usano le

nuove tecnologie della comunicazione, vanno in discoteca, bevono alcolici, fumano,

intrattengono rapporti con più ragazze.

Spesso sono stati protagonisti di episodi di piccola criminalità e finiscono in carcere per

spaccio di droga o per violenze, seguono la moda giovanile sia nell’abbigliamento che nei

gusti musicali. Sono spesso appassionati giocatori di videogiochi violenti.

La lingua dei radicalizzati è quella del paese dove risiedono.

La cultura della violenza trova a volte espressione in ambiti lontani dal terrorismo e dalla

jihad e viene canalizzata dalle istituzioni (ad esempio, attraverso l’arruolamento nell’esercito)

o dallo sport.

Born again o convertito

Dopo ogni attacco, si ripete immancabilmente la sorpresa e l’incredulità delle persone vicine

agli attentatori, a partire dagli stessi genitori. 7

Infatti la radicalizzazione avviene molto spesso al di fuori del contesto sociale a cui il

soggetto appartiene.

I radicalizzati vivono in ambienti non particolarmente religiosi e non hanno rapporti stretti con

le moschee e l’imam locale.

Nessuno dei soggetti osservati risulta aver svolto attività di proselitismo o di predicazione.

L’unica eccezione è rappresentata dalla Gran Bretagna in cui si sono evidenziate delle rete

di moschee militanti.

Eppure coloro che conoscevano i soggetti radicalizzati che hanno partecipato a un attacco

terroristico spesso riferiscono che nel periodo immediatamente precedente essi parlano

spesso di religione.

Ciò significa che la “conversione” si verifica lontano dalle comunità dei credenti, avviene

improvvisamente, poco tempo prima che i terroristi passino all’azione.

Il percorso di conversione è rapido e avviene perlopiù nell’ambito di un gruppo di amici

oppure attraverso Internet.

La radicalizzazione segna una rottura con l’ambiente sociale di appartenenza e il riferimento

all’Islam diventa elemento fondamentale prima del passaggio all’azione. Ciò distingue

nettamente la radicalizzazione e il terrorismo da altre forme di violenza giovanile.

Si può ragionevolmente parlare di islamizzazione della violenza.

L’assenza di cause “oggettive”

Obiettivo di questo paragrafo è cercare di delineare il profilo tipico socio-economico dei

radicalizzati:

● spesso si riscontra la provenienza dalle banlieue (quartieri periferici e problematici)

dei terroristi residenti in Francia. Ciò dipende dal fatto che le seconde generazioni di

vivono spesso nelle periferie. Anche se probabilmente il “malessere delle

immigrati

banlieue” può svolgere un ruolo nel risentimento provato dai radicalizzati verso gli

occidentali, sembra errato islamizzare sistematicamente le rivolte tipiche delle

periferie. Si osserva infatti che i terroristi provengono da gruppi ristretti, chiusi rispetto

alla vita sociale circostante e che difficilmente gli artefici della protesta sociale e

politica si mischiano con i gruppi dei radicalizzati. Non convince nemmeno il

considerare come causa del terrorismo la mancata integrazione nelle società

occidentali degli immigrati, dimenticando i numerosi musulmani che si sono

pienamente integrati e che, spesso, sono in ascesa sociale.

● Considerando i luoghi di residenza, si osserva che spesso i radicalizzati provengono

da piccole città di provincia o, addirittura, dalla campagna; nonché da famiglie senza

problemi economici e occidentalizzate. Sebbene ciò possa capitare, perde

consistenza anche la motivazione legata alla solidarietà ai compagni di disagio.

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● Appare inconsistente anche il richiamo a un profilo psicopatologico del terrorista,

anche se può accadere che uno psicopatico sia attratto dalle narrazioni dell’Isis e se

ne appropri per rivestire il ruolo dell’eroe negativo.

E’ comunque interessante il contributo offerto dagli studi psichiatrici che evidenziano

l’importanza della “ferita narcisistica” nei terroristi e il ruolo svolto dal risentimento.

Siccome il narcisismo riguarda tantissime persone, non è corretto attribuire a questo tratto

una delle cause della radicalizzazione.

Il rapporto con i conflitti del Medio Oriente

Fino al 1995 gli attentati legati ai conflitti mediorientali non avevano nulla in comune col

fenomeno della radicalizzazione islamica.

provenienti dall’estero, che cercavano di sfuggire alla cattura una

Erano compiuti da terroristi

volta portata a termine l’azione.

Questi attentati miravano ad obiettivi identificati con Israele e cercavano di influenzare le

appoggiare l’Iraq contro l’Iran o

scelte del governo francese su punti specifici (ad esempio,

sostenere i militari algerini).

A partire dal 1995, si osserva la tendenza di organizzazioni islamiste radicali straniere ad

arruolare giovani francesi di seconda generazione e si perde ogni legame tra uno specifico

conflitto e la biografia del terrorista o jihadista.

Nessuno di essi lascia l’Occidente per andare a combattere nei Paesi della propria famiglia

o si richiama alle sofferenze delle popolazioni di quei Paesi per giustificare le proprie azioni.

Ciò significa che la radicalizzazione è un fenomeno che precede il reclutamento da

parte di un’organizzazione esterna e che tali organizzazioni (ad esempio, al-Qaeda e

Isis) attingono a una riserva che non hanno contribuito a creare.

L’immaginario dei jihadisti: l’islamizzazione della radicalità

Capitolo 3 -

Quale ruolo svolge l’Islam nella radicalizzazione?

I giovani radicalizzati sono credenti sinceri:

● credono che andranno in paradiso grazie alle loro azioni;

● entrano in organizzazioni che hanno lo scopo di creare una società islamica o, come

nel caso dell’Isis, che vogliono ricostruire il Califfato.

Non si tratta però di un credo basato sui testi sacri, nei quali trovare un insieme coerente di

dottrine. Questo aspetto spiazza coloro che analizzano il fenomeno della radicalizzazione

islamica privilegiando l’esame dei testi e ciò per due ragioni fondamentali:

● i testi sono facilmente accessibili per il ricercatore erudito, che concentrandosi su di

di ricostruire l’immaginario del radicale;

essi evita la difficoltà 9

● spesso si riduce la religione ai testi che la riguardano, evitando di considerare la

religiosità, intesa come modo di vivere la fede, che declina elementi teologici,

pratiche e riti per costruirsi una propria trascendenza che, nel caso del jihadista, si

basa sul disprezzo della vita propria e degli altri.

I jihadisti non compiono atti violenti dopo aver riflettuto sui testi, magari a causa di

un’interpretazione errata, ma sono radicalizzati perché decidono di esserlo e perché è la

radicalità di per sé ad attrarli.

Una percentuale molto alta di coloro che sono stati riconosciuti come jihadisti hanno una

conoscenza superficiale dell’Islam, certamente non fondata sulla lettura dei testi in arabo, e

con l’Islam è centrato su un immaginario radicale, basato su eroismo e

il loro rapporto

violenza, e sulla sua collocazione teologica offerta dall’Isis.

L’articolazione tra immaginario e sapere si basa su due fattori:

1) la terminologia: le lingue inglese e francese vengono riempite di parole arabe;

2) l’asserzione brutale di un versetto del Corano o di detti attribuiti a Maometto

(hadith), senza alcuna ricerca di contestualizzazione e di individuazione del senso globale.

Possiamo comunque osservare che:

● per al-Qaeda la diffusione dei testi è secondaria;

● per l’Isis è centrale e assume forme incantatorie e la lettura avviene perlopiù in Rete.

L’eroe vendicatore della comunità musulmana sofferente

Per cercare di comprendere l’immaginario dei terroristi, occorre esaminare ciò che loro

stesso dicono.

I principali riferimenti sono:

l’evocazione delle atrocità commesse dagli occidentali contro il popolo musulmano,

1) genericamente definito;

2) il riferimento al ruolo di eroe-vendicatore;

alla morte (“Noi amiamo la morte come voi amate la vita”) e al paradiso.

3) il riferimento

Il terrorista cancella attraverso la morte i propri peccati e potrà intercedere a favore

dei propri familiari, accusati di aver dimenticato il vero Islam.

● Vendicare la umma (termine coranico che indica il popolo musulmano)

I terroristi fanno riferimento alla generica comunità musulmana, non quindi definita

storicamente, ma solo come dato geografico.

Ogni conflitto locale viene trasformato in metafora di un conflitto millenario prescindendo da

ogni dato storico. Ad esempio, i terroristi bengalesi che hanno compiuto una strage di

occidentali (tra cui molti italiani) a Dacca nel luglio 2016, hanno proclamato di aver ucciso

dei “crociati” anche se non esiste alcun passato coloniale tra l’Italia e il Bengala.

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Su internet sono numerosissimi i video che mostrano una umma globale e sofferente, ma si

tratta di scene che spesso non collimano con le didascalie che le accompagnano e che non

hanno una storicità ben definita.

I radicalizzati ignorano le ragioni dei movimenti politici e religiosi che li hanno preceduti, non

tornano nei paesi dei loro genitori per combattere la jihad, ciò che sembra interessarli è un

Islam globale, non un particolare conflitto.

In base ai dati disponibili, non risulta che alcun jihadista, musulmano dalla nascita o

convertito, abbia militato in movimenti filopalestinesi o che combattono l’islamofobia.

Nei radicalizzati non si riconosce una contestualizzazione storica, ma piuttosto il continuo

riferimento al punto zero, quello in cui era in vita Maometto.

L’assenza di uno schieramento a favore delle lotte dei palestinesi è evidenziato dalle scelte

dell’Isis che ha attaccato obiettivi ebraici, ma mai israeliani.

Anche i jihadisti occidentali che si recano in Siria per salvare i musulmani, trovandosi

immischiati in una guerra civile tra musulmani, uccidono più sciiti che “crociati”.

l’immaginario dei radicalizzati è completamente

Possiamo osservare quindi che

estraneo alla realtà contemporanea.

L’indifferenziazione si riscontra anche in ambito spaziale.

I radicalizzati partono da un mondo reale per andare verso un mondo immaginario, in cui si

sogna di poter vivere in un ambiente autenticamente musulmano.

Tale ambiente può identificarsi in uno stato, ma spesso si tratta di una controsocietà locale,

ad esempio di un quartiere.

Una visione globale e indifferenziata riguarda anche l’individuazione del nemico, che viene

genericamente identificato nei popoli occidentali senza alcuna distinzione.

essere cruciale l’occasione: si passa all’azione quando si hanno a

Sembra allora

disposizione soggetti disposti a compierla.

● L’eroe e l’estetica della violenza

I terroristi sono dominati da uno straordinario narcisismo e desiderano trasformarsi in eroi

l’attacco.

morendo durante

Il modello è quello del supereroe del cinema o dei videogiochi, che viene raggiunto

improvvisamente dalla chiamata che lo solleva da una vita ordinaria e lo trasforma in

personaggio invincibile e onnipotente, destinato a salvare la umma sofferente.

Questa narrazione si fonda su due basi:

1) il riferimento alla prima comunità di credenti e al Califfato che consentono di fare

riferimento ad una generica umma globale. Le riviste dell’Isis contengono numerose citazioni

che annunciano l’avvento del Califfato e la fine del mondo, prive

coraniche e frasi del Profeta

di ogni contestualizzazione e che si prestano ad essere usate per giustificare atti violenti.

11

riferimento a un’estetica moderna dell’eroismo e della violenza.

2) il Sono stati creati

video usando le tecniche dei videoclip e dei reality. Ad esempio, è noto che le scene di

alcune esecuzioni di ostaggi sono state provate più volte prima di essere realizzate.

Queste rappresentazioni si basano sulla legge del gruppo, in base alla quale nessuno può

soddisfare i propri desideri, ad esempio stuprare una donna, in privato; la violenza deve

essere esibita, praticata alla presenza dei membri del gruppo. Colui che agisce al di

fuori del gruppo è considerato un traditore e viene giustiziato.

L’aumento nel numero di jihadisti dopo il 2012 è sicuramente legato anche all’estetica della

violenza. Osservando le immagini e i video, ci si rende conto che l’Isis ha aperto un vero e

proprio spazio di “gioco” basato sulle immagini accattivanti di bandiere sventolate da

guerriglieri che viaggiano nel deserto a bordo di Suv, armi in mano.

La compagna del jihadista appare in chador con la pistola in pugno, mostrandosi decisa e

pronta a tutto.

● La morte e il nichilismo millenarista

I giovani radicali aspirano alla morte che cancella una vita di peccati. Sono persone che

vivono un misticismo (mirano a raggiungere Dio) che comprende una visione nichilista della

vita.

Molti jihadisti ribadiscono il loro ruolo di intercessori e credono che, grazie al loro sacrificio,

riusciranno a salvare anche i propri genitori.

Il rapporto generazionale si ribalta: il figlio muore permettendo la rinascita dei propri genitori.

● Il discorso apocalittico

La prospettiva apocalittica, legata all’imminenza della fine del mondo, è stata introdotta

dall’Isis, mentre, fino al 2015, risultava assente in al-Qaeda e tra i radicalizzati occidentali.

Si evidenzia però una contraddizione tra la prospettiva dell’Isis centrata sulla rifondazione

del Califfato e la prospettiva dell’imminente fine dei tempi: se la fine del mondo è vicina, ha

senso impegnarsi per costituire una società islamica che ricalchi le caratteristiche della

comunità islamica dei tempi di Maometto, credendo contemporaneamente che non ci sarà

alcun nuovo profeta?

L’Isis, con le sue azioni, persegue la distruzione di ogni società umana, anche islamica; il

principio guida è quello del nichilismo: ci si uccide perché presto verrà l’apocalisse a

tutto ciò che l’uomo ha creato.

distruggere

La religione dei radicalizzati: la questione del salafismo

Interessante è indagare sul rapporto tra le rivendicazioni religiose dei jihadisti e dell’Isis e le

principali correnti islamiche.

In particolare, cerchiamo di chiarire il rapporto con il salafismo.

Al salafismo sono attribuibili due responsabilità:

12

1) come altre forme di fondamentalismo religioso, esso rifiuta di condividere i valori

fondamentali delle società europee (ad esempio, il riconoscimento dei diritti degli

omosessuali e il valore attribuito alla libertà di espressione);

2) responsabilità morale tipica del salafismo: sebbene i predicatori salafiti affermino

giustamente che i terroristi non provengono dalla loro parrocchia, è vero che c’è un’evidente

tra le loro affermazioni e i concetti espressi dall’Isis, che mostra particolare cura a

vicinanza

proporre un discorso confessionale conforme alla tradizione colta.

Come già osservato, non bisogna dimenticare che i radicalizzati occidentali hanno scarse

religiose e mostrano poca cura all’ortoprassi, cioè alla messa in pratica dei

conoscenze

principi religiosi.

L’Isis è salafita?

Gli studiosi dell’Islam distinguono spesso tra il salafismo “scientifico” che rifiuta il

jihadismo e le commistioni con la politica e il salafismo jihadista a cui si richiamano al-

Qaeda, l’Isis e i radicalizzati. alcune concezioni tipiche dell’Isis non

Approfondendo la riflessione, notiamo che

possono definirsi salafite, ad esempio quelle relative alla donna e alla morale sessuale

ammessa una relativa autonomia delle donne e approvata una relazione “moderna”

(viene

con le forme perverse della sessualità).

Un’altra differenza si coglie nel trattamento delle schiave sessuali che vengono trattate

senza alcun rispetto del pudore. Ad esempio, vengono mostrate nude ai possibili acquirenti.

Anche i genitori non sono sempre rispettati, soprattutto quando si oppongono alle scelte dei

loro figli.

I salafiti, pur valorizzando la morte in combattimento, osservano che essa non debba essere

cercata volontariamente, in quanto così facendo si usurperebbe la volontà di Dio, inoltre

ritengono che sia possibile annunciare la buona novella agli infedeli, senza però obbligarli

alla conversione.

L’Isis invece pubblicizza il fatto che essere infedeli comporta la condanna a morte, quindi il

combattimento serve soprattutto per convertire all’Islam il mondo intero con la forza.

L’Isis sostiene le proprie tesi attraverso la citazione di pareri di dottori della legge, sebbene

le loro parole non siano mai contestualizzate, in modo da creare un effetto verità che

impressiona il neofita.

I giovani radicalizzati sono salafiti? 13

I terroristi e i jihadisti vivono la loro religiosità in modo normalmente non conforme a quanto

comandato dall’Isis e succede spesso che è solo quando eventualmente si recano in Siria

che si accorgono della rigidità delle norme che regolano la vita nel Califfato.

Osservando l’ortoprassi è possibile percepire la netta distanza tra radicalizzati e salafismo. I

primi non attribuiscono particolare importanza alle norme dell’halal (che indicano tutto ciò

che è permesso nella vita quotidiana), mentre i salafiti praticano un rigoroso rispetto di tali

norme.

Per i salafiti la vita è un dono e serve per preparare ciascuno all’aldilà. Essa non può essere

disprezzata, come mostrano di fare i jihadisti e i terroristi.

Anche nel rapporto con la famiglia, con le donne e con i figli si colgono evidenti differenze.

I radicalizzati spesso rompono i rapporti con i genitori, praticano la promiscuità sessuale, si

vestono spesso seguendo la moda dei giovani occidentali.

Essi si presentano come credenti, ma non possono essere definiti salafiti.

La fonte della radicalizzazione non è il salafismo.

Gli unici punti in comune sono il coinvolgimento delle stesse categorie di persone: le

seconde generazioni e i convertiti, ma non è ravvisabile un legame di causalità tra

salafismo e radicalizzazione.

Deculturazione del religioso e violenza simbolica

La causa principale per cui la radicalizzazione riguarda principalmente le seconde

generazioni e i convertiti è rappresentata dal fatto che queste due categorie di soggetti

hanno perso il radicamento culturale della religione.

Ne consegue che essi si riferiscono a una religione priva di fondamento socio-culturale,

come avviene per i salafiti. l’immigrazione, la

La deculturazione religiosa è legata a numerosi fattori, tra cui

globalizzazione e la secolarizzazione.

Quest’ultimo aspetto è particolarmente evidente nelle società europee, in cui il religioso in

ambito pubblico è accettato solo in termini di identità (ad esempio, quando si fa riferimento a

“le radici cristiane dell’Europa”), ma sempre meno in termini di fede e soprattutto come

pratica pubblica.

I “cristiani identitari” sono sempre meno “cristiani confessanti” e la laicità, da principio

giuridico riguardante la neutralità dello stato, si è trasformata in principio di esclusione

della religione dallo spazio pubblico.

Le società di cultura francese sono quelle in cui la religione è maggiormente distinta dal

legame sociale.

L’espulsione del religioso, quindi anche dell’Islam, dallo spazio pubblico, implica che di esso

si approprino i radicalizzati e gli autodidatti. 14

La religione, confinata nel privato, viene percepita come qualcosa di strano, e finisce per

attrarre i soggetti che ricercano percorsi di rottura, piuttosto che di integrazione.

Essi sono attratti dai segni religiosi che incutono paura e allarme sociale (ad esempio, il

burqa, i coltelli e le sciabole) e diventa assurda la pretesa di “redimerli” conducendoli alla

pratica di un Islam moderato perché essi ricercano la radicalità in quanto tale.

La violenza dei giovani: ribelli alla ricerca di una causa

La deculturizzazione religiosa serve a spiegare il radicalismo religioso, ma di per sé non

giustifica il terrorismo. Occorre analizzare una serie di altri fenomeni, partendo dalla violenza

giovanile che caratterizza le società contemporanee.

La continuità del radicalismo generazionale e rivoluzionario

La contestazione giovanile, a partire dagli anni Sessanta, è stata espressione dell’estrema

Novanta) si è fatto strada l’islamismo radicale.

sinistra, in seguito (a partire dagli anni

In generale, le rivolte generazionali hanno l’obiettivo di cancellare la memoria, di proporre

una verità diversa da quella dei propri genitori.

Sia la contestazione della sinistra estrema che quella dell’islamismo radicale rimprovera alle

generazioni precedenti di aver “tradito” una giusta causa, la rivoluzione, la democrazia,

l’Islam. La contestazione è globale, riguarda l’ordine del mondo e non prende la forma di

movimento di liberazione nazionale.

La rivolta avviene richiamandosi ad una comunità di oppressi globale e virtuale: il

“proletariato internazionale”, la “umma musulmana” anche se normalmente il legame tra i

contestatori e le comunità a cui essi si riferiscono è pressoché assente.

La rottura con il passato e l’ordine presente è totale, senza l’accettazione di alcun

compromesso.

Volendo indagare il perché la sinistra estrema ha lasciato spazio all’Islam radicale, notiamo

che:

● l’estrema sinistra occidentale ha preso la strada del terrorismo provincializzato

(Brigate rosse in Italia, Action directe in Francia), rinunciando al progetto

universalista, a causa del mancato incontro con un proletariato internazionale;

● il radicalismo islamico prende la guida della rivolta giovanile a partire dalla

(vedi voce nell’approfondimento)

rivoluzione iraniana del 1979 che ha assunto i

connotati di una rivolta antimperialista. Probabilmente anche il radicalismo islamico

si estinguerà per non essere stato in grado di coinvolgere la umma globale.

Lo spazio alla rivolta generazionale viene offerto dall’Isis e da al-Qaeda e la scelta tra le due

organizzazioni viene fatta soprattutto in base alle prospettive offerte per la trasformazione

e l’Isis in questo è fortissima.

dei radicalizzati in supereroi 15


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Pedagogia sociale basato su appunti personali e sullo studio autonomo del libro consigliato "Generazione ISIS - Chi sono i giovani che scelgono il califfato e perché combattono l'occidente" di O. Roy. I principali argomenti trattati sono: jihadismo e terrorismo, il califfato, i nuovi radicalizzati, il profilo dei terroristi, i convertiti o born again, l'immaginario dei jihadisti, il nichilismo millenarista, il salafismo, la jihad globale, la rottura tra Isis e al-Qaeda, la geostrategia mediorientale, l'Islam delle moschee, il radicalismo generazionale, la debolezza dell'Isis.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher assuntarappi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Tramma Sergio.

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