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La coscienza degli oppressori è possessiva, tendono a trasformare ogni cosa in

oggetti del loro dominio. Ne deriva una concezione materialista dell’esistenza:

essere è avere e il denaro è misura di tutte le cose. Loro stessi affogando nel

possesso e nella ricerca d’avere finiscono per non essere più.

Avere di più, con esclusività, è per loro un diritto conquistatosi; al contrario degli

invidiosi, incapaci e pigri visti come nemici potenziali e oggetto di controllo.

Tendenza che si identifica con quella sadica.

Quando la liberazione è in corso gli oppressori non si riconoscono in via di

liberazione, qualunque restrizione ai loro privilegi in nome dei diritti di tutti sembra

una violenza al loro diritto di persone (spiegabile sulla base dell’ideologia di

oppressori che portano in loro).

Possono essere: sfruttatori, spettatori passivi, eredi dello sfruttamento.

4. La situazione concreta di oppressione e gli oppressi

Vivono l’ideologia degli oppressori nel: fatalismo relativo alla loro condizione,

nell’aggressione, nell’attrazione irresistibile verso l’oppressore,

nell’autosvalutazione, nella dipendenza emotiva dall’oppressore. Finché non

prendono autocoscienza non possono liberarsi.

5. Liberazione nella comunione

La pedagogia dell’oppresso è uno degli strumenti di questa scoperta critica: gli

oppressi che scoprono sé stessi e riconoscono gli oppressori come tali. Essa è

umanistica e liberatrice. Diviene pedagogia dell’uomo col superamento della

distinzione oppresso/oppressore.

L’oppressore che diventa realmente solidale può aiutare questa presa di coscienza

attraverso il dialogo critico e liberatore. Avere fede nell’uomo oppresso e nella sua

capacità critica. La convinzione degli oppressi di dover lottare deve essere il

risultato della loro coscientizzazione non di slogan. Gli oppressi devono lottare

come persone e non come “cose”.

La pratica deve quindi avvenire attraverso una pedagogia umanizzante in cui il

metodo è la stessa coscienza e non attraverso slogan. Vi deve essere una co-

intenzionalità e una co-partecipazione, un impegno, non una pseudo-

partecipazione.

Capitolo Secondo: l’educazione problematizzante.

1. La concezione “depositaria” dell’educazione

- Rapporti educatore/educando nozionistici e narrativi; Non c’è comunicazione;

l’educando è semplice vaso da riempire.

- Non c’è atto conoscitivo, ma solo memorizzare ciò che l’insegnante narra. Non

esiste trasformazione, creatività, non vi è scoperta del sapere.

- Si basa sull’assolutizzazione dell’ignoranza (che è solo dell’educando) e sulla

rigidità delle posizioni. Mantiene e stimola la contrapposizione in modo

funzionale agli oppressori.

- Non favorisce la riflessione critica e la coscientizzazione ma l’adesione passiva

al mondo, l’immobilismo, la negazione della vocazione all’essere “di più”.

Impedisce di essere anche all’educatore (non si può essere con autenticità

mentre si impedisce che gli altri siano).

- Propone una concezione che separa uomo e mondo, che concepisce il mondo

come statico e gli uomini non come esseri storici ma astratti.

2. La concezione “problematizzante” dell’educazione e la liberazione

- è atto di conoscenza che supera la condizione educatore/educando; è basata

sul dialogo e sull’educazione in comunione, attraverso la mediazione del

mondo dove gli educandi sono ricercatori critici

- Parte dalla storicità degli uomini, dal loro essere in divenire e dalla

consapevolezza dell’incompletezza; recupera il legame uomo-mondo e la

visione del mondo come in mutamento, come sfida e processo per muovere

alla vocazione all’essere di più, al rivoluzionare il futuro.

- ciò che prima era percepito oggettivamente ora è sfida, base per l’azione e la

trasformazione creatrice: pratica la libertà ed è a favore d’essa

Capitolo Terzo: il metodo.

1. Dialogicità e dialogo

Quando si penetra nel dialogo si scopre ch’esso è parola. Suoi elementi costitutivi:

riflessione e azione. Non esiste parola che non sia prassi. Se manca uno degli

elementi: attivismo o verbosità. L’esistenza non può essere muta, ma non può

nemmeno riempirsi di queste due forme vuote di parola. Quindi parlare è diritto di

tutti; e si fa con l’altro. Ecco perché parlare è dialogo. Non c’è dialogo senza:

- Amore per il mondo e gli altri. È impegno per la liberazione altrui. Ma è un

impegno dialogico; non è sostituirsi all’altro o conquistarlo ma a conquistare il

mondo assieme agli altri.

- Umiltà che nega l’autosufficienza

- Fede negli uomini e fiducia

- Speranza

- Pensiero vero e critico

2. Il dialogo comincia nella ricerca del contenuto programmatico dell’educazione

Questo contenuto non può essere un messaggio salvifico in forma di contenuto da

depositarsi (falsa generosità), non è un’invasione culturale.

Il contenuto deve essere organizzato a partire dalla situazione presente e concreta

del popolo, composto da esseri in situazione. Esso deve mirare a coscientizzare il

popolo circa la sua situazione, porgliela come problema e sfida di cambiamento.

Quindi il contenuto non è una scelta esclusiva dell’educatore ma di lui e del popolo;

va cercato nella realtà mediatrice e nella coscienza che abbiamo d’essa. Qui ha

dell’universo tematico

inizio il dialogo e si realizza l’indagine del popolo, l’insieme

temi generatori.

dei suoi

3. I rapporti uomini/mondo, i “temi generatori” e il contenuto programmatico di

questa educazione

La metodologia è dialogica e coscientizzante. L’oggetto della ricerca non sono gli

uomini, ma il loro pensiero-linguaggio, la loro percezione della realtà, la loro visione

del mondo, in cui si trovano coinvolti i “temi generatori”. Ricercare il tema

generatore significa ricercare il pensiero degli uomini riferito alla realtà.

L’investigazione del pensiero del popolo non può essere fatta senza il popolo, ma

con lui, in quanto soggetto del suo pensare.

[Parentesi circa l’esistenza dei temi generatori: L’uomo si distingue dall’animale

perché essere che non si identifica con la propria attività e col mondo e proprio per

questo ha capacità decisionale e coscienza di questo, può agire per superare le

situazioni-limite che si presentano e modificare il mondo, umanizzarlo.]

L’essere umano con la sua attività non produce solo beni materiali ma anche

istituzioni, idee e concezioni. La rappresentazione concreta di questi idee, valori,

concezioni costituiscono i temi dell’epoca.

I temi sono in relazione e contraddizione dialettica tra loro e di fronte a questo

universo tematico minimo (temi e loro relazioni) gli uomini prendono le loro

posizioni, anche esse contraddittorie, realizzando compiti a favore del

cambiamento/mantenimento delle strutture.

Fino a che i temi si presentano come opachi, ricoperti dalle situazioni-limite;

appaiono come immodificabili e nascondono le possibilità ancora inedite di azione.

L’azione liberatrice deve quindi tener conto non solo dei temi generatori ma anche

della percezione che si ha d’essi.

Nella ricerca del tema generazione se dialogica e collaboratrice inizia una forma

critica di pensiero. Più gli uomini sono attivi nella ricerca della tematica più

prendono coscienza della realtà e se ne appropriano. Nella riflessione la realtà

smetterà loro di sembrare opaca e avvolgente e arriveranno a percepirla come

situazione oggettivo-problematica; comincerà così il loro impegno per la

trasformazione. Dall’immersione in cui si trovano, emergono, rendendosi capaci di

inserimento nella realtà che si va rivelando.

In questo senso ogni ricerca è coscientizzatrice e inizio del dialogo.

4. La ricerca dei “temi generatori” come fattore di coscientizzazione

Compito del ricercatore: elaborare questo universo tematico e restituirlo come

situazione problematica, non come dissertazione. Il ricercatore lavora assieme ad

altri due specialisti e a un’equipe locale in cui partecipa anche il popolo.

1. Accanto alla ricerca comune dei temi, il ricercatore osserva momenti significativi

del popolo e redige una relazione che sarà discussa dall’equipe. Anche qui si ha

una decodifica della realtà codificata: i partecipanti rivedono la loro precedente

maniera di oggettivare la realtà. Ci si avvicina così ai nuclei tematici delle

contraddizioni principali.

2. I ricercatori scelgono alcune di queste contraddizioni e, tenendo conto del grado

di percezione di esse nel popolo, elaborano delle codificazioni problema vicine

alla realtà dei soggetti, non troppo elaborate/semplici, che si aprano a “ventaglio

tematico”; che vengano percepite come sfide da decodificare.

3. Preparate le codificazioni, i ricercatori iniziano nei “circoli di ricerca tematica” le

decodificazioni attraverso il dialogo (alcolismo).

4. Infine, i ricercatori iniziano lo studio delle loro scoperte e organizzano i temi in un

quadro generale di scienze, li delimitano (“riduzione” della tematica) e li

codificano (giornali, rappresentazione teatrale, intervista…). Finalmente si


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione
SSD:
Docente: Dusi Paola
Università: Verona - Univr
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DorotyLisa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia sociale e di comunità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Verona - Univr o del prof Dusi Paola.

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