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Riassunto esame Pedagogia sociale e di comunità, prof. Dusi, libro consigliato Organizzare le case famiglia

Riassunto per l'esame di pedagogia sociale e di comunità della prof. Dusi, basato su appunti personali e studio autonomo del libro consigliato Organizzare le Case famiglia. Strumenti e pratiche nelle comunità per minori. M. Saglietti. Scarica il file in PDF!

Esame di Pedagogia sociale e di comunità docente Prof. P. Dusi

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Appr. Psicologia storico-culturale => gli artefatti o strumenti:

- Incorporano obiettivi e teorie sul funzionamento organizzativo ed

interattivo dei contesti

- Producono e riproducono le conoscenze in un’organizzazione e

consentono di documentarle

- Strutturano le pratiche dell’organizzazione

PEI = Piano Educativo Individualizzato contenente dati anagrafici, obiettivi del

piano educativo, data e motivazione dell’inserimento nella struttura,

composizione familiare, situazione sanitaria, scolastica e/o lavorativa.

Esso non è solo educativo in quanto rispecchia anche valenze

organizzative e sociali e riflette le teorie di riferimento e la storia comune

degli operatori che la scrivono.

Artefatti che non sostengono le pratiche sociali ma sovrappongono funzioni

diverse frammentando i ritmi di lavoro => vuoti (es. agenda delle operatrici).

- Gli spazi della comunità: fra vecchi istituti e nuove case famiglia -

Anche gli spazi della comunità e i loro nomi (es. refettorio/cucina) riflettono

idee e modellano le attività che si svolgono. Si possono distinguere: Spazi per

educatori (privati e organizzativi), Spazi comuni, Spazi privati riservati ai

minori. Manca uno spazio organizzativo: manca un pensiero organizzativo.

Indicazioni delle principali associazioni di comunità per minori:

- Spazi distinti per equipe educativa, comunità e ragazzi

- Locale adeguato come cucina

- Limite massimo di 3 posti letto per stanza

- Locale comune accessibile a tutti

- Almeno 2 bagni (1 accessibile ai disabili)

- Attrezzature accessibili ai disabili

- I tempi delle comunità: dalla parte dei bambini? -

Percezione e strutturazione del tempo non neutra ma plasmata (e che plasma)

da dimensioni d’ordine sociale, educative, di controllo, di esercizio del potere, di

creatività, di esclusione sociale…

Le comunità: funzionano tutti i giorni dell’anno, costantemente accessibili,

accolgono il minore per un periodo limitato, espongono il “tempo privato” di

adulti residenti (vacanze, serate di babysitting) e bambini a numerosi sguardi.

continuum

Gestione tempi su un che va dalla rigidità e fissità temporale (com.

religiosa) a maggior flessibilità (sveglie differenziate). Dipende da: sistemi di

interpretazione della gestione del tempo (funzionale ai bambini o

all’organizzazione?), del progetto educativo e del minore.

+ Conseguenze sociali di turnistica degli operatori (C. staff “lunga/corta”)

Capitolo 3: Comunità e Famiglia d’Origine in pratica

Letteratura psicosociale:

- “un legame costruttivo tra i due soggetti è predittivo di un buon esito del

processo di cambiamento della famiglia e del percorso del figlio” (Paola

Milani)

- “la funzione genitoriale sostitutiva ha senso solo in funzione di favorire un

legame rinnovato tra genitore e bambino, la cura del legame e non la rottura

definitiva-esproprio”

- “qualunque intervento influenza inevitabilmente il nucleo famigliare; per

evitare inefficacia/danno dell’azione tener presente che la relazione con

l’utente non è diadica”

=> Necessari interventi da parte dei servizi sociali che si inseriscano in un

continuum in cui ogni momento ci sia il miglior livello possibile di riunificazione,

con obiettivo finale il reinserimento .

1. MODELLO SOSTITUTIVO (com. religiosa e “cellulare dei genitori” a cena):

sistema di rappresentazioni da parte degli operatori nel quale la famiglia è

giudicata inadeguata/dannosa, soggetto da contrastare.

2. MODELLO DELLA COEVOLUZIONE: mantenere i contatti con la famiglia,

strutturare un programma di incontro, incontrare i genitori e offrirgli

sostegno emotivo e aiutarli ad apprendere le abilità di base (utilità della

“narrazione del figlio”), esplicitare la relazione comunità-genitore serve a

mettere in grado il genitore d’occuparsi del figlio.

Capitolo 4: Interazioni in Comunità

Una comunità per minori deve possedere rapporti interpersonali analoghi a

quelli di una famiglia.

- Partecipare: adulti e ragazzi a cena -

Cena: è un “noi-evento” che acquisisce importanti funzioni dall’educazione alle

buone maniere alla socializzazione linguistica (spia), al rilancio della coesione

familiare. Nei casi in cui le comunità si configurino come “spazi di pensiero”,

partecipare diviene arena di costruzione del pensiero, di resilienza,

appartenenze sociali e senso d’identità.

Il potere di plasmare e dirigere l’interazione è dell’adulto. In base alla sua

concezione si ha un:

1. MODELLO CENTRIPETO = sistema di comunicazione in cui:

- La struttura degli interventi è da uno a molti, trasmissione

unidirezionale informazioni adulto-bambino che non valorizza la

comunicazione tra pari;

- L’adulto è al centro, gestore dei flussi di discorsi, principale

destinatario;

- Codice linguistico ristretto;

- Regole comunicative rigidamente imposte;

- Comunità religiosa: “animatori/non autori preghiera”, socializzaz.

norme basata sull’anticipazione dei danni, mancanza spazi di

discussione per l’apprendimento


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4 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione
SSD:
Docente: Dusi Paola
Università: Verona - Univr
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DorotyLisa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia sociale e di comunità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Verona - Univr o del prof Dusi Paola.

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