New Media Education per la fascia prescolare
RELATORE: TESI DI LAUREA DI:
ANNO ACCADEMICO
INDICE
INTRODUZIONE ……………………………………………………………………1
CAPITOLO 1. EDUCAZIONE E MEDIA: DUE MONDI CHE SI
INCONTRANO……………………………………………………………………...2
1.1 Media Education…………………………………………………………………
2
1.2 Agenzie Educative……………………………………………………………….5
1.2.1 I contesti educativi e la tecnologia…………….
………………………..6
1.2.2 La famiglia e la tecnologia
……………………………………………...7
CAPITOLO 2. I MEDIA NEL RAPPORTO TRA LE GENERAZIONI…..…...9
2.1 Fasce di età “sociali”………………………………………………………….....9
2.1.1 Immigranti digitali………………………………………………………
9
2.1.2 Nativi Gutenberg……………………………...……………………….10
2.1.3 I nativi digitali e la ricerca New Millennium
Leaners………………….11
2.2 ICT: barriere o
facilitatori?................................................................................14
2.2.1 ICT: una risorsa per tutti………………………………………………
14
2.2.2 New Media Education e fluidità digitale …………………………...…
15
CAPITOLO 3. NEW MEDIA EDUCATION NELLA FASCIA
PRESCOLARE…………………………………………………………………… 18
3.1 Applicazione di New Media Education
……………………………………….20
3.1.1 Touchscreen innovativo………………………………………………..21
3.1.2 I-Theatre……………………………………………………………….23
3.1.3 Paesaggi
digitali……………………………………………………….23
3.1.4 Kindertap: il nido diventa virutale
…………………………………….24
CONCLUSIONE……………………………………………………………………27
BIBLIOGRAFIA……………………………………………………………………28
SITOGRAFIA ………………………………………………………………………31
LISTA DI TABELLE E FIGURE…………………………………………………...31
RINGRAZIAMENTI ……………………………………………………………….32
INTRODUZIONE
L’accostamento media-educazione trova le sue origini appunto nella modernità
quando la stampa ha sancito il passaggio dall’oralità al testo scritto contribuendo alla
conservazione del sapere che viene trasmesso a scuola. In questa cornice, i media
hanno quindi operato nel campo educativo prima come facilitatori alla didattica e
successivamente sono diventati oggetto di studio. Con l’avvento della
globalizzazione i media sono diventati sempre più pervasivi nella società ed è sorto
così l’interrogativo di quali fossero le conseguenze che questo fenomeno poteva
portare al mondo dell’educazione.
La scuola è riuscita ad affermarsi come il luogo d’incontro tra educazione e media
dando vita ad un nuovo insegnamento che prende il nome di Media Education, il
quale ha rivoluzionato il modo di fare educazione, le scelte didattiche e i processi
formativi scolastici. Come in ogni tipo di cambiamento, anche in questo caso sono
sorti dubbi e perplessità, ma sono anche nati interrogativi sulle opportunità che può
offrire. La Media Education costituisce quindi un campo di studi recente e pertanto
alcuni nodi non sono ancora stati sciolti.
Per poter trattare questo tema attuale, il primo capitolo focalizza l’attenzione sulle
rappresentazioni della tecnologia da parte dei diversi soggetti in questione ossia gli
educatori, gli educandi e le famiglie che ad oggi si inseriscono all’interno di questo
tema come protagoniste essendo considerate la prima agenzia di formazione ai
media.
Il secondo capitolo presenta in seguito una panoramica su quelle che sono le fasce di
età “sociali” che hanno già sperimentato o che sono prossime affrontare l’utilizzo dei
media, sottolineando soprattutto le criticità che emergono nel mettersi in gioco con la
tecnologia.
Infine, il terzo capitolo presenta una serie di applicazioni di New Media Education
per definire quali sono alcuni possibili utilizzi di tecnologie appositamente sviluppate
per la fascia prescolare, a dimostrazione del fatto che anche i più piccoli potrebbero
trarre alcuni vantaggi in ambito educativo dai media.
CAPITOLO 1
EDUCAZIONE E MEDIA: DUE MONDI CHE SI INCONTRANO
1.1 Media Education
“L’educazione dei media viene definita come lo studio, l’insegnamento e
l’apprendimento dei moderni mezzi di comunicazione considerati come disciplina
autonoma nell’ambito della teoria e della pratica pedagogica.” (Ranucci, 1973). La
definizione proposta si rifà ai concetti chiave della Media Education, la quale è
un’attività, educativa e didattica, finalizzata a sviluppare nei giovani un’informazione
e comprensione critica circa la natura delle categorie dei media.
Il percorso di inserimento che sta affrontando la disciplina della Media Education nei
contesti educativi ricorda le tappe che ha dovuto affrontare il cinema nel corso di un
secolo, prima di essere accettato come strumento di educazione per le giovani
generazioni. Infatti, inizialmente, nei contesti educativi era visto come diseducativo,
inibitorio, suggestivo oltre che spersonalizzante e secondo l’impostazione
inoculatoria,” il primo approccio all’educazione dei media doveva svolgere
un’azione igienica e profilattica rispetto alle influenze negative dei mass media,
come una somministrazione anticipata al soggetto di anticorpi per proteggersi dai
germi contagiosi che i mass media avrebbero disseminato” (Halloran e Jones, 1992).
I media sono uno strumento di informazione, di prevenzione alla salute intesa come
benessere individuale, di formazione e sono utili per restare aggiornati su quanto
avviene intorno a noi grazie alla molteplicità dei mezzi di cui disponiamo. Anche
l’ONU riconosce l’importanza della funzione esercitata dai mass media e
raccomanda agli stati membri di vigilare “affinché il fanciullo possa accedere
all’informazione […] per promuovere in benessere sociale […] nonché che la sua
salute fisica e mentale e per il diritto alla libertà di espressione” (ONU, 1989).
Lo scopo della Media Education (ME) è quello di offrire alle nuove generazioni le
chiavi di lettura per la comprensione dei media.
Nella lingua italiana l’espressione inglese Media Education può essere tradotta in tre
modi diversi:
- insegnamento con i media, che considera le nuove tecnologie come
sussidi e strumenti che dovrebbero migliorare in termini di efficacia
l'insegnamento;
- insegnamento sui media, si riferisce a coloro che mirano a fare dei nuovi
media un oggetto di insegnamento;
- insegnamento dentro i media, ossia l’assunzione di un atteggiamento di
coloro che li considerano parte integrante del proprio contesto di vita
(Mantovani, 2008).
Lo studio della Media Education risulta essere motivante per i ragazzi, utile
nell’attività pratica per la cooperazione con i compagni e ha una sua importanza
perché trae spunto dall’applicazione dei principi didattici dell’attivismo e del
“learning by doing” di Dewey, uno dei più importanti esponenti del Pragmatismo
Americano del ‘900 (Dewey, 1963).
Bisognerebbe sviluppare in campo educativo quello che viene definito il senso
critico, ovvero la capacità di reagire attivamente ai messaggi dei mezzi di
comunicazione di massa, esprimendo un parere differente così da non accettare
passivamente ogni informazione persuasiva che ci viene fornita (Felini, 2004). Per
poterlo fare occorre porsi domande su una certa questione e opporsi all’ideologia
comune che si impone. Il mondo educativo fa il suo ingresso in scena per intervenire
in maniera formativa sulle abitudini e sui modi di pensare fornendo “protective
skills” e “preparatory skills”. Con il primo termine si intende l’insieme delle
competenze che, come dice l’espressione stessa, proteggano i giovani contro
l’influenza negativa dei mezzi di comunicazione di massa, invece per preparatory
skills ci si riferisce all’importanza di acquisire altri tipi di competenze che rendano i
ragazzi cittadini responsabili (ibidem).
Il tipo di rapporto tra i media e l’educazione è una questione che ancora presenta
molti punti interrogativi, però è evidente che quella che viene definita “scuola
parallela” (Porcher, 1974), ossia quell’insieme di circuiti grazie ai quali ognuno di
noi ha accesso all’informazione e la “scuola tradizionale”, siano due mondi che
inevitabilmente avrebbero dovuto incontrarsi.
Le ricerche sociologiche hanno portato alla luce altri due concetti chiave, ossia
quello della “tastiera mediale” di cui parla Mario Morcellini (1999) e la
“socializzazione leggera” di Stefano Martelli (1996). Nel primo caso si fa
riferimento al fatto che il consumo culturale è distribuito in una vastità di stimoli e
sollecitazioni diverse, il secondo descrive l’aspetto socializzante dei media come
agenti di trasmissione “da una generazione all’altra […] di atteggiamenti e
disposizioni” (Martelli, 1996). L’aggettivo “leggera” che viene accostato a
socializzazione deriva dal fatto che la principale agenzia educativa attuale è la
famiglia e solo successivamente subentra la scuola.
Come afferma Failla in “Fondazione IBM” (Mantovani, 2008): “viviamo oramai
circondati da un’infrastruttura digitale costituita da una fittissima rete di tecnologie
della comunicazione e dell’informazione. Tali tecnologie sono sempre più pervasive
e coinvolgono tutti gli ambiti della vita […].”. Se questo per alcuni è motivo di
entusiasmo, per altri è fonte di disagio. Ci troviamo quindi di fronte ad un bivio che
necessita di una riflessione più ampia.
Le nuove tecnologie si sono sviluppate a partire dalla metà degli anni Ottanta e i
primi utenti di questi nuovi strumenti elettronici sono stati coloro che lavoravano
nella produzione, ossia gli impiegati e i manager negli uffici, seguiti dagli addetti alla
pubblica amministrazione e infine più di recente gli insegnanti. Appare quindi
comprensibile la fatica del settore dell’istruzione ad accettare questo nuovo
linguaggio che parlano i Nativi Digitali.
“Il mondo è allo stesso tempo molto più unito quanto più diviso” se consideriamo la
“transizione irreversibile” (Mantovani, 2008 p.18) che stiamo attraversando. A primo
impatto sembrerebbe un’opportunità quella di adattarci, ma alla luce dei fatti siamo
costretti a farlo. Il salto da compiere è quello dall'analogico al digitale e quello che si
chiede agli insegnanti e ai genitori è di ripensare agli strumenti del proprio lavoro e
alla modalità di trasferimento delle esperienze. Per dirla alla Fiedler ci troviamo nel
mezzo della “terza mediamorfosi” (Fiedler, 1997) dove, dopo la nascita dell’oralità e
della scrittura, dobbiamo affrontare il passaggio al linguaggio digitale.
Come sostiene il noto autore statunitense Nelson Goodman nella sua opera “Vedere e
costruire il mondo” (Goodman, 1978) dei bambini, “la tecnologia non può essere
considerata come un semplice moltiplicatore della produttività e dell’efficienza,
bensì come un moltiplicatore di esperienze” (ibidem p.8). È necessario quindi che
insegnanti e genitori abbiano una cultura d'uso della tecnologia e che sviluppino una
comprensione della stessa per sfruttare al meglio le potenzialità che offre.
Da questa cornice risulta che le macchine digitali sono spesso considerate come
strumenti “alienanti e reificanti” (Mantovani, 2008 p.50), solo poche insegnanti
considerano le tecnologie come un mezzo di comunicazione innovativo ed uno
strumento ad uso didattico.
Sono pochissimi invece gli operatori nei contesti educativi che si definiscono
“tecnoentusiasti”, ma talvolta “i bambini a sorpresa per alcuni insegnanti si rivelano
degli eccellenti tutor” (Mantovani, 2008) capovolgendo quello che prevedeva
l'insegnamento tradizionale.
Questo processo, se sostenuto da una buona base di motivazione tecnologica che
caratterizza i giovani d’oggi, condurrà a nuove ristrutturazioni senza togliere spazio
alla priorità degli obiettivi educativi.
1.2 Agenzie educative
“La società umana si riproduce fornendo al nuovo membro di una comunità ciò che è
indispensabile a interagire e a integrarsi con gli altri. Questo processo si realizza
nelle agenzie di socializzazione, le quali possono per questo essere anche definite
“agenzie formative” o educative. Famiglia, scuola, gruppo, comunità, mass-media,
ambienti lavorativi, associazioni, istituzioni locali, costituiscono dunque un ampio
sistema formativo, una rete di interventi sulla formazione sociale dell’individuo.
L’estensione e complessità dell’attività formativa nella nostra società fa sì che le
diverse agenzie formative mescolino talvolta in modo disordinato i loro effetti
sull’individuo.” (Avalle, Maranzana, Sacchi, Serafino, 2012).
Tra le agenzie educative che collaborano per la realizzazione globale dell’individuo
ricordiamo in particolare la famiglia e la scuola, dove è necessaria la presenza
dell’informazione perché, solo conoscendo, possono svolgere il proprio compito d
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