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Introduzione

Filosofi come Daniel Dennet hanno sostenuto nel 1980 che una teoria della mente (capacità di attribuire stati mentali agli altri al fine di dare un senso al comportamento altrui e prevederlo) è essenziale per l'interazione e la comunicazione sociale. È importante non perdere di vista che la teoria della mente è completamente slegata dalle capacità cognitive e quindi non ha nulla a che vedere con l'intelligenza. Alla base della sua assenza viene attribuita essenzialmente una causa genetica.

Prima parte. Il bambino autistico ha una teoria della mente?

Premessa

L'autismo infantile è un grave disturbo dello sviluppo che interessa circa 4 bambini su 10.000. I criteri per la sua diagnosi sono di tipo comportamentale e il sintomo principale è un deficit della comunicazione verbale e non verbale. Questo deficit comporta quindi una scarsa capacità di comprensione dell'ambiente sociale. L'autismo inoltre può presentarsi con altri sintomi come il ritardo mentale.

Dalle ricerche di Lord emerge che un intervento psico-educativo può essere d'aiuto ma la capacità di interazione resta comunque bassa. Per spiegare i deficit specifici dell'autismo infantile è necessario considerare i meccanismi cognitivi sottesi indipendentemente dal Q.I. (Quoziente Intellettivo). Ad oggi non abbiamo ancora una definizione precisa di questi meccanismi, ma è possibile fare delle ipotesi come quella derivata da un modello di sviluppo meta-rappresentazionale che illustra un meccanismo chiave delle capacità sociali: capacità di immaginare.

La capacità di immaginare riguarda l'immaginazione degli stati mentali e cioè sapere che gli altri sanno, vogliono e sentono. Per avere questa capacità è necessario possedere una teoria della mente che presuppone la capacità di formare rappresentazioni di secondo ordine. Premack e Woodruff in un loro studio hanno definito la teoria della mente come la capacità di attribuire stati mentali a se stessi e agli altri. La capacità di fare inferenze su ciò che gli altri credono consente di prevedere come gli altri si comporteranno ed è un'abilità essenziale dell'abilità sociale.

Esperimento

In questa sede facciamo riferimento all'esperimento dei due studiosi sopra citati. Per portare a termine il compito i bambini devono essere consapevoli che persone diverse possono avere credenze diverse in una data situazione.

A questo esperimento hanno partecipato:

  • 20 bambini con autismo
  • 14 bambini con sindrome di Down
  • 27 bambini con sviluppo tipico in età prescolare

Le protagoniste dell'esperimento sono due bambole: Anne e Sally. Dapprima si deve verificare che i bambini sappiano i nomi delle due bambole e sappiano riconoscerle. Sally mette una biglia nel suo cestino e poi esce dalla stanza. Anne prende la biglia dal cestino e la mette nella sua scatola. Al ritorno di Sally lo sperimentatore chiede ai bambini di indicare il luogo dove Sally creda sia la biglia.

  • Collocazione iniziale: risposta corretta - la biglia è nel cestino
  • Collocazione finale: risposta sbagliata - la biglia è nella scatola

È importante porre alcune domande di controllo: Dove è davvero la biglia?

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

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