Tramma capitolo 1
Con pedagogia sociale si intende il sapere inerente il rapporto tra educazione e società; ha un’area di riflessione incerta per disposizione e non per accidente, perché i suoi contenuti sono modificati da cambiamenti economici, politici e culturali della società e dalla loro influenza sui soggetti.
Elementi di pedagogia sociale
Gli elementi per cui nasce la pedagogia sociale. La peda sociale riflette i movimenti in qualsiasi ambito della società; le esperienze educative “extrascolastiche” sono in difficoltà, non riescono a emanciparsi dall’idea che l’educazione sia solo a scuola e in famiglia. Bisogna associare i termini “pedagogia” ed “educazione” con “sociale”.
Educazione: pratiche che influiscono sul modo di essere del soggetto, intenzionali o no. Pedagogia: riflessi, progetti, teorie… quindi teorizzazione di processi sociali, culturali e individuali che producono apprendimento e formazione professionale, disciplina che ha assunto il ruolo di sapere di riferimento per ogni discorso rigoroso sull’educazione. L’educazione è azione pratica, peda è azione teorica.
Educazione diffusa
L’educazione dei giovani è lo strumento per la sopravvivenza del gruppo e per la crescita della propria cultura. Ogni società ha diversi valori e regole per mantenere il controllo dell’ambiente. La scuola ha assunto un ruolo sempre più importante, ma non racchiude in sé l’esperienza socializzante. Famiglia, mass media, chiesa portano modelli diversi da quelli della scuola, ma insieme ne costituiscono la trama educativa che ha durata tutta la vita.
All’interno di qualsiasi contesto sociale ci sono diversi ambiti educativi che concorrono alla formazione dei soggetti: sono ambiti ritenuti primari o secondari, naturali o artificiali, più o meno efficaci o governabili.
Animazione
L’animazione assume una molteplicità di significati. In senso stretto, l’animazione può essere un insieme di tecniche operative tendenti a stimolare i soggetti con metodi attivi e partecipativi, oppure, allargando il significato, essa può essere vista quasi come una concezione di vita, come un modo di rapportarsi con l’esistenza.
Bertin fa un collegamento fra animazione ed educazione permanente: egli vede l’animazione come un complesso di attività socioculturali necessarie per attivare l’educazione permanente. Per altri, l’animazione diventa pratica educativa finalizzata alla presa di coscienza e allo sviluppo del potenziale represso, latente e rimosso degli individui, dei piccoli gruppi e delle comunità.
Categorie delle esperienze educative
La pedagogia, quando ha ampliato il suo significato andando oltre l’educazione del bambino, è diventata pedagogia di qualcosa. La dimensione sociale ed educazione non sono concetti astratti, ma si collocano sul piano del territorio (luogo materiale e immateriale pieno di esperienze educative); è molteplicità di spazi relazionali in atto in cui avviene un incontro educativo.
Non ci sono spazi di per sé educativi e non educativi. Tutti sono educativi perché i processi di crescita e formazione avvengono ovunque. Il territorio è il campo d’azione della pedagogia sociale, dove si evidenziano gli obiettivi del lavoro educativo territoriale. Il lavoro educativo tende a farsi che il soggetto raggiunga una certa autonomia (essa necessita dell’apprendimento e delle informazioni sulle diverse dimensioni del soggetto: fisica, psichica e relazionale). Salvatori Natoli: il compito educativo è quello di rendere il soggetto padrone di sé stesso, qualunque siano le condizioni in cui si trova.
Capitolo 2
L’origine della pedag., sociale è da ricercare nelle ricerche che si occupano di nessi tra educazione e società. Prima decisione: Carr: pedag sociale non può ridursi a luogo neutro per formare soggetti alla socialità o comunità. Ci sono diversi soggetti, ritenuti oggetto di attenzione per progetti a loro favore.
Negli anni '70 ci sono diversi movimenti che si distinguono fra normalità e devianza, sanità mentale e follia: abbiamo nuove figure professionali, nuovi luoghi educativi, nuovi soggetti educabili (non riconducibili tutti all’infanzia).
Descolarizzazione
La descolarizzazione è un processo molto importante per la pedagogia sociale; in essa sono presenti i riferimenti al rapporto fra educazione e territorio, e i riferimenti alle funzioni, ai limiti e alle possibilità della scuola. Ci sono diverse posizioni critiche nei confronti dell’istituzione scolastica: chi la ritiene incapace di emancipare/liberare sufficientemente i soggetti, se non del tutto non intenzionata a farlo; chi la giudica insufficiente, seppure ben intenzionata ad assolvere i suoi compiti; altri ancora, che più che preoccuparsi della formazione, si preoccupano del fatto che la scuola non sia in grado di preparare i soggetti alle esigenze dei nuovi assetti produttivi e lavorativi. In ogni caso, all’interno di queste posizioni, il territorio assume una funzione centrale, sia come ambiente circoscritto, sia come ambiente ampio.
Descolarizzazione estrema (Illich)
Uno dei più importanti esponenti della descolarizzazione è Ivan Illich. La sua posizione è chiara e netta: per la maggior parte delle persone, l’obbligo di frequenza scolastica è un impedimento al diritto d’apprendere. La scuola, per Illich, è un ostacolo insormontabile al bisogno di apprendimento; è un’istituzione insufficiente e produce sulla società un effetto antieducativo, poiché ritenuta l’unica istituzione specializzata nell’istruzione.
- Assicurare a tutti coloro che sono portatori di una domanda formativa di poter accedere alle risorse disponibili in qualsiasi momento della loro vita;
- Consentire a coloro che sono portatori di un’offerta formativa di poter entrare in contatto con coloro che di tale offerta possono avvantaggiarsi;
- Offrire a tutti quelli che vogliono sottoporre un determinato problema a discussione pubblica, la possibilità di usufruire dei mezzi comunicativi per avvisare tutti di tale intento.
Lo studente, per poter conseguire questi obiettivi, deve poter accedere a un sistema organico di risorse didattiche: servizi per la consultazione di oggetti didattici, centrali delle capacità, assortimento degli eguali, servizi per la consultazione di educatori. La scuola è accusata di porsi come un sistema chiuso. Balduzzi e Telmon dicono che la scuola sia un ambiente artificiale.
Educazione permanente
Essa è in stretto rapporto con la descolarizzazione: hanno gli stessi oggetti d’attenzione, rappresentano un nuovo modo di concepire l’educazione e tendono verso un sistema aperto d’apprendimento che dovrà proseguire per tutta la vita dei soggetto e in cui la scuola sarà solo uno dei possibili canali.
- Eguaglianza: l’educazione dovrà essere estesa a tutti i cittadini indipendentemente dal ceto, dall’età e dalla professione, e dovrà durare per tutta l’esistenza.
- Globalità: ai soggetti impegnati in attività formative deve essere permesso di collegare i diversi aspetti della propria vita, al fine di comprenderli al meglio.
- Partecipazione: intesa come apertura al mondo. Lo scopo dello sviluppo della propria personalità è appunto quello di partecipare attivamente e in modo critico alla vita della comunità.
Capitolo 3
Territorio
Il territorio è un sistema di vita dei soggetti, ambito di riferimento per pedagogia sociale; usato in molte discipline, spazio vissuto dagli individui. Distinzione fra spazio omogeneo e astratto (pensiero filosofico con scopo di razionalizzarlo) e spazio vissuto e concreto (vissuto diverso da ogni soggetto, società e cultura). Ambiente: contesto nel quale si realizzano le esperienze vive delle persone. Processo di conoscenza: include chi conosce (consapevole di interpretare ciò con cui è in relazione).
Territorio: spazio in cui sono presenti elementi materiali e immateriali, antichi e recenti, modificabili e non che interagiscono tra loro.
Le mappe
- Popolazione: struttura (sesso, età, stato civile), più composizione (religione, etnia, lingua). Suddivisa in 3 gruppi (giovani, adulti, anziani) per differenziare la popolazione attiva da quella non attiva. Processo di invecchiamento porta all’attenzione pedagogica nuovi soggetti e nuove prospettive di lavoro educativo.
- Ambiente geografico – naturale: elementi fisici e ambientali che condizionano l’evolversi e lo stabilirsi degli insediamenti umani; identificazione dei confini (delimitazione dello spazio naturale di una comunità locale); clima, vegetazione, risorse idriche ecc., più degrado e salvaguardia ambiente.
- Ambiente urbanistico: caratteristiche semi strutturali del territorio realizzate per rispondere a esigenze produttive, abitative dell’intera collettività; tipologia delle abitazioni, condizioni socio-economiche degli abitanti e anzianità di insediamento; sistema di comunicazione (strade, ferrovie, porti).
- Situazione socio-economica: risultato di più elementi collegati fra loro: settori e rami di attività produttiva presenti, la collocazione della popolazione all’interno di questi settori, il tenore di vita dei cittadini. Questa mappa richiede un’analisi delle condizioni occupazionali delle persone e tale informazione è importante per capire la qualità della vita di un territorio.
- Mobilità: spostamenti temporanei (quando i soggetti rientrano nel loro periodo). Questa mappa deve comprendere anche la circolazione delle persone, forme di mobilità abituali.
- Situazione aggregativa e relazionale: fondamentale per la conoscenza del territorio, deve essere più dettagliata possibile. Per tracciarla si deve considerare soggetto collettivo qualsiasi aggregato che presenti relazioni continuative e significative.
- Servizi: è l’unità organizzativa attivata per l’esercizio di una o più funzioni aventi carattere di continuità.
- Storia: è importante per cogliere la continuità e la discontinuità, crisi e consolidamenti per capire come un luogo è quello che è. Operazione attuale con prospettive future. Si deve individuare, raccogliere e valorizzare la documentazione esistente.
Capitolo 4
Progettare
Progettare significa trasformare una situazione esistente in una futura, porsi degli obiettivi e operare per raggiungerli. Il coinvolgimento dei destinatari nei progetti, rimanda al concetto di ricerca. Lewin:
- Ricerca intervento: tende alla trasformazione della realtà, stimola l’intervento dei partecipanti.
- Ricerca partecipante: ha come scopo ultimo quello di trasformare la realtà.
Idea di Demetrio: approccio lineare (pedagogia per obiettivi), approccio concertativo (pedagogia per progetti), approccio euristico (pedagogia per ricerca).
Fasi del progetto d'intervento
- Individuazione dei bisogni: distinzione fra problema, bisogno e domanda (problema = distanza tra una situazione esistente e una situazione auspicata. Bisogno = percezione della differenza fra ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere. Domanda = richiesta di azione rivolta a un altro in grado di intervenire nella situazione problematica).
- Analisi della situazione
- Elaborazione del progetto: momento delle decisioni, una sintesi in cui “fotografare” la situazione.
- Attuazione del progetto: deve essere costantemente verificato in itinere, per confermarlo o modificarlo.
- Conclusione e valutazione dei risultati: diverse variabili, riguarda i gruppi.
Educazione di strada
L’educazione di strada è la massima esplicitazione del lavoro educativo territoriale. Essa si presenta come luogo strano, ambivalente, densamente abitato e al tempo stesso desertificato. La strada presenta diversi volti fra il giorno e la notte riguardo a sicurezza, abitanti e comportamenti. Non a caso molti luoghi educativi sono nati per togliere i ragazzi dai pericoli della strada. Lavorare sulla strada significa ribaltare quella concezione meccanica che vede una risposta solo al porsi di un problema. L’intervento di strada muove dalla risposta, cerca il problema, stimola l’espressione del bisogno e tenta di trasformarlo in progetto educativo. Intervenire sulla strada significa uscire dai servizi, sia come atto fisico degli operatori, sia come logica da sportello per andare là dove il disagio è presente.
Capitolo 5
Il lavoro educativo è sempre attuale, si confronta col presente.
Pedagogia dei media – Prof. Felini
Capitolo 1
Louis Porcher, nel 1974, nel volume “L’école parallèle” diceva: “la scuola parallela (insieme dei circuiti al di fuori della scuola, grazie ai quali gli studenti ricevono info) ha strumenti come i mass media: stampa, fumetti, radio… non controllati dagli insegnanti. Questa frase pone il problema del rapporto tra scuola e educazione e mass media. Nei giovani c’è un’abbondante presenza dei media nella quotidianità. Questo elemento lo affrontiamo tramite 2 descrittori: tastiera mediale e socializzazione leggera.
Tastiera mediale
Oggi i minori guardano meno TV perché ci sono altri stimoli e diversi prodotti culturali. I media sono un sistema sempre più intercomunicante: per questo abbiamo 3 livelli di conferma:
- “Linguaggio dei bit” che permette il trasferimento di informazioni da un supporto all’altro.
- “Content provider”: il mercato delle comunicazioni è nelle mani di major che controllano i giornali, TV.
- Costante richiamo tra i media, una sorta di eco da un mezzo all’altro.
La figura dell’utente è cambiata (si trasforma da recettore di prodotti culturali a consumatore autonomo). I media sono agenti di socializzazione (trasmettitori di norme e valori).
Martelli parla di socializzazione leggera (processo che è compiuto da famiglia, scuola, chiesa): nelle società preindustriali l’integrazione dell’individuo avveniva dalla famiglia attraverso riti di passaggio; nell’età dell’industrializzazione, l’individuo si formava da famiglia, scuola, mondo del lavoro); il postmoderno (distacco tra individuo e istituzioni). Quindi la leggerezza della socializzazione è data da: perdita di prestigio e incisività delle agenzie tradizionali, il fatto che i media favoriscano le relazioni sociali fra i ragazzi. Le 3 fasi della socializzazione leggera a PAG. 20.
Diluvio e carestia dell'informazione
Il tema dell’accessibilità dell’informazione si apre a prospettive di lettura più ampie, declinate in due risvolti apparentemente antitetici ma allo stesso modo problematici: il “diluvio” e la “carestia” delle informazioni. Le autostrade telematiche, Internet, i canali televisivi sono tutti elementi che vanno a comporre la faccia di una stessa medaglia, quella che Pierre Levy ha indicato come il diluvio delle informazioni. Paradossalmente, la crescita esponenziale dell’accesso alle informazioni non fa sì che tutto sia finalmente a disposizione, quanto piuttosto che il tutto sia fuori portata; si avverte così la necessità di addomesticare il caos.
Questa prospettiva del diluvio delle informazioni, però, si coniuga con una situazione opposta, che è pur sempre al centro dell’attenzione. Infatti, se le società tecnologicamente avanzate sono alle prese con un’inondazione del flusso di dati, i paesi in via di sviluppo subiscono invece le conseguenze di un gap informativo che non riescono a colmare e che si traduce in un ampliamento della distanza che li separa dalle nazioni più avanzate. Parliamo di uno squilibrio socio-economico, che è al tempo stesso tecnologico, informativo e culturale.
Teoria dell’evoluzione psico-culturale di Kerckhove
- La comunicazione orale è legata ad una forma di pensiero concreta e situazionale, che non riesce a staccarsi dall’esperienza diretta ed è incapace di ragionamento astratto e logico-deduttivo.
- La tecnologia alfabetica ha sviluppato una forma di pensiero osservativa, attenta ai dettagli, e dunque capace di analisi, che ha conquistato l’astrazione e la concettualizzazione.
- La civiltà dei media elettrici (telegrafo, radio, televisione), ha invece dato origine ad una forma di pensiero chiamata “public mind”, dato che questi media si rivolgono per loro natura alle masse, creando forme di consenso.
- L’epoca dei computer ha contribuito a formare una “accelerated mind”.
- Internet, infine, starebbe mettendo in discussione l’autonomia delle persone, moltiplicando e connettendo le menti in una sorta di comunità pensante o intelligenza collettiva.
Etica dei media
La dimensione dell’etica dei media è in continua evoluzione. Ci sono 4 nodi teorici dell’etica:
- Libertà: libertà di avere accesso ai media, ma anche libertà di farne uso secondo la propria personale coscienza.
- Responsabilità: dove si intrecciano da un lato le coscienze dei singoli utenti nella propria personale esperienza di fruitori dei prodotti mediali e, dall’altro, le responsabilità dei professionisti che operano in questo campo.
- Possibilità: che si sono aperte grazie all’uso dei media.
- Senso: che si dà alle esperienze mediali.
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