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Riassunto esame Pedagogia Sociale e di Comunità, prof. P. Dusi

Appunti di pedagogia sociale e di comunità basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Dusi dell’università degli Studi di Verona - Univr, Facoltà di Scienze della formazione, Corso di laurea in scienze dell'educazione. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Pedagogia sociale e di comunità docente Prof. P. Dusi

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deve essere visibile, anzi gli oppressori devono apparire come i salvatori dai

“pericolosi necrofili” (in realtà unici veri biofili).

2.3 La manipolazione

Con cui si assoggettano le masse ai propri obiettivi. Si fa attraverso: miti, patti fittizi

di collaborazione, tentazioni dei “giri di potere”, leader populisti… È necessità per

mantenere il dominio contro l’effettiva organizzazione delle masse. Distrae le

masse dalle cause e possibili soluzioni dei problemi.

2.4 L’invasione culturale

Gli invasi vedono la realtà con l’ottica degli invasori e non con la loro, si vedono

come inferiori e riconoscono gli oppressori come superiori. Di conseguenza aspirano

ad essere come a loro.

Questa non è sempre deliberata: molto spesso oppressi e oppressori nascono in

contesti di oppressione e divengono oppressi/oppressori inconsapevolmente

acquisendone le modalità attraverso le istituzioni (famiglia, scuola). In società di

questo tipo non c’è sviluppo ma solo modernizzazione o lievi trasformazioni. Perché

ci sia sviluppo è necessaria una rivoluzione culturale, pure soluzioni riformiste non

cambiano la situazione (falsa generosità).

2.5 Compiti della leadership rivoluzionaria

Persona dominante che presa coscienza della realtà la rifiuta e se ne estranea per

entrare con sim-patia e amore a far parte del mondo degli oppressi, in linea coi loro

obiettivi. Se gli oppressi hanno già un grado di riconoscimento del loro stato di

oppressione la cooperazione avviene immediatamente. A volte però può succedere

che gli oppressi siano così dentro ai miti dei dominanti da non riconoscersi in linea

col leader. Compito del leader non è qui pensare di sostituirsi a loro ma

comprendere le ragioni di eventuali diffidenze e cercare la comunione con gli

oppressi.

3. La teoria dell’azione dialogica e le sue caratteristiche

3.1 La collaborazione dare un nome

Soggetti che si incontrano per al mondo in vista della sua

trasformazione. La collaborazione si può realizzare solo nella comunicazione, nel

dialogo (cfr. caratt. dialogo); nella comunione simpatica e amorosa (Guevara:

fusione).

3.2 Unire per liberare

Unione delle masse tra loro e con la leadership.

Unione che comincia con l’io oppresso che era diviso sella situazione di dominio,

che si vedeva in una posizione di aderenza alla realtà e non si conosceva come

“essere”.

Necessaria un’azione culturale che porti a riconoscere il perché e il come della loro

“aderenza” alla realtà che porta a una visione fallace di sé e d’essa

(incapaci/immutabile), che li porti a slegarsi dai miti che li tenevano separati e

divisi.

L’unione implica una coscienza di classe.

3.3 L’organizzazione

L’organizzazione delle masse popolare, contraria alla loro manipolazione, è lo

sdoppiamento naturale della loro unità. Centrale è l’atto di testimonianza;

caratterizzato da coerenza, audacia, radicalizzazione, coraggio di amare e fede.

Implica autorità (nega licenziosità) e libertà (nega autoritarismo).

3.4 La sintesi culturale

Ogni azione culturale incide sulla struttura sociale per mantenerla/trasformarla. La

struttura sociale, per essere, deve essere in divenire. L’azione culturale

antidialogica cerca la sparizione della dialettica permanenza/mutamento che

renderebbe inesistente la struttura. L’azione sociale dialogica, la sintesi culturale,

non nega la dialettica ma aspira al superamento delle contraddizioni per la libertà

dell’uomo.

Nella sintesi culturale non è la cultura dominante che si impone sull’altra ma le due

visioni di leader e massa si conoscono reciprocamente per analizzare criticamente

la realtà, con arricchimento di ambedue. No quindi a invasione della leadership ma

no anche al semplice adattamento alle aspirazioni del popolo; si a ricerca e

confronto critico problematizzante nel dialogo. (cfr Cap.3 Par.4)

Organizzare le case famiglia, M. Saglietti

Capitolo 1: Modelli di Intervento nelle Comunità per Minori

- Contesti e Processi di Socializzazione –

MINORE “FUORI FAMIGLIA”: minorenne oggetto di allontanamento (consensuale o

coatto) dal contesto famigliare.

COMUNITA’ PER MINORI: contesti residenziali che

- Ospitano ragazzi/e fino al raggiungimento della maggiore età

- Ospitano minori fuori dalla famiglia per un periodo limitato di tempo

- Hanno come obiettivi la cura e lo sviluppo del bambino

- Sono gestite da personale adulto

- Non offrono servizi scolastici né specificatamente terapeutici; non hanno

caratteristiche psichiatriche, sanitarie, penitenziarie o riabilitative.

Gruppi primari, la cui funzione centrale è la socializzazione dei membri (processo

biunivoco) perseguita attraverso i canali delle routine, del lessico familiare, degli

oggetti e delle attività. - Le Comunità per Minori in Italia –

Anni 60: rinnovamento anti-istituzionale=> prime mosse legislative e nuove

soluzioni d’accoglienza

Legge 149/2001 stabilito il superamento degli istituti (avvenuto anni dopo) e si

stabiliscono delle distinzioni in base a diversi criteri come utenza, variabili

organizzative … per AZIONE EDUCATIVA:

- Comunità educative: dove l’azione ed. è svolta da un’equipe di operatori

professionali che la esercitano come professione (fino a 12/10 bambini)

- Comunità di Pronta Accoglienza: accolgono in caso di emergenza senza un

preventivo piano di intervento. La permanenza è breve

- Comunità di tipo familiare o Case Famiglia: attività educative svolte da adulti

che vivono insieme ai minori affidati, anche coi propri figli, assumendo

funzioni genitoriali (max 8)

- Gruppi appartamento giovani o Comunità Alloggio: presidi residenziali che

accolgono persone avviate verso l’autonomia con un’azione di supporto non

continuativa

2 le dimensioni chiave dell’intervento:

la TEMPORANEITA’ (accoglienza in un tempo definito)

1.

2. la FAMILIARITA’ (gestione e scansione familiare dei tempi e degli spazi di vita):

offrire un clima di protezione e cura

 offrire sostentamento materiale

 migliorare le competenze sociali e comportamentali

 relazione con famiglia d’origine

 fine il reinserimento in società con iniziali supporti economici,

 emozionali, sociali

Le comunità per minori regolano le fasi:

- VALUTATIVA (supplenza del genitore e protezione del minore nella relazione

con questo)

- di AFFIANCAMENTO (relazione orientata a far riassumere al genitore ruolo e

competenze)

Criteri di Valutazione per comunità per minori (vaghi):

esistenza di vita comunitaria e rapporti significativi coi caregivers

1. rapporti reali quotidiani col territorio

2. Piani educativi personalizzati

3. Adeguate forme di coinvolgimento della famiglia d’origine

4. Adeguata formazione degli operatori

5. Metodologia di lavoro definita

6.

7. Positivi e corretti rapporti di collaborazione coi servizi ed enti locali

competenti

Alcuni requisiti minimi (più chiari) adottati a livello nazionale:

1. Vicinanza a mezzi pubblici di trasporto

2. Dotazione di spazi per la socializzazione diversi dalle camere

3. Presenza figure professionali sociali e sanitarie qualificate

4. Coordinatore responsabile

5. Registro degli ospiti

6. Per ogni ragazzo viene predisposto un PEI con obiettivi, contenuti, modalità di

intervento e metodi di verifica

7. Attività organizzate nel rispetto dei normali ritmi di vita

8. Carta del servizio (esporre il proprio servizio alla collettività)

Adeguatezza dal punto di vista amministrativo:

1. Autorizzazione al funzionamento

2. Accreditamento, ingresso nel mercato pubblico

Verifica dell’operato delle comunità (ottenuti dai criteri per l’affido di Martin):

1. Stabilità

2. Clima emotivo intenso

3. Massima espressione del potenziale di sviluppo del bambino

4. Recupero, da parte del minore, di eventuali carenze

5. Mantenimento legami con famiglia

6. Sostegno ai genitori per il recupero delle loro capacità di parenting

… e a lungo termine …

7. Autosufficienza in età adulta

8. Capacità di buone relazioni

9. Socialmente adattivo

Nuovi fenomeni:

- Ritorno in comunità per affidi/adozioni falliti

- > minori stranieri non accompagnati

- > neomaggiorenni fuori famiglia (quanto deve durare l’intervento sociale?)

- Accoglienza di nuclei madri-bambino

- Fare Famiglia in Comunità –

Fare famiglia senza pur essere famiglia significa attuare negli scambi di vita

quotidiani i diversi modi di costruirsi come partecipanti a un sistema di relazioni

affettivamente rilevanti.

Le case famiglia sono impegnate nella costruzione, riproduzione e decostruzione di

attività familiari e al contempo spezzano il dato per scontato su cosa significhi

essere famiglia. - Comunità come spazio di pensiero –

Pensare alle comunità come thinking spaces significa capire se sono in grado di

permettere di creare e negoziare appartenenze, identità, ruoli, imparando a

pensare insieme (per lo sviluppo).

Capitolo 2: Organizzare le Comunità

organizzazione

- Vedi alla voce –

Famiglia: sistema sociale informale ; Casa Famiglia: struttura organizzativa

caratterizzata da impresa comune, impegno reciproco e repertorio condiviso degli

educatori. In essa centrale è la dimensione sistemica e la rete con le agenzie di

finanziamento e le istituzioni.

Parlare di comunità come organizzazioni non significa parlare di istituzioni e

istituzionalizzazioni e tantomeno di aziende o servizi business-oriented senza

attività educativa

La questione organizzativa è centrale. Tuttavia le comunità per minori mostrano

alcune fragilità:

- Inadeguata distribuzione del lavoro (troppo lavoro, basse paghe…)

turn over

- Alto tasso di degli operatori con costi enormi e ricadute negative sul

progetto di affidamento del minore

burn out

- Rischio di

- Scarsità di documentazione organizzativa prodotta

- Chi fa cosa? -

Distribuzione dei compiti: Molto spesso “tutti fanno tutto” quando invece

un’adeguata gestione delle attività e dei ruoli può essere la chiave per spendere

meglio tempo e competenze. Quindi prima capire “che cosa si fa” e poi “chi è

meglio che faccia cosa”.

La funzione di coordinamento: Mito della gestione democratica o su leadership

carismatica che porta a una gestione personalistica scorretta. La realtà invece: il

coordinatore ha un compito complesso e non scontato. Deve tenere le fila di ciò che

succede dentro il servizio e costruire produttivi rapporti con l’ambiente esterno;

deve essere flessibile, deve accreditarsi come figura in grado di creare strategie,

tradurre teoria in pratica, interpretare e dirigere i contesti problematici, promuovere

il linguaggio organizzativo e le pratiche di socializzazione dei novizi.

Il volontario: Figura a cui si deve dedicare tempo (training specifici tenuti da

educatori esperti, monitoraggio…) e dar spazi specifici, “pensati”, di partecipazione

per socializzarlo lavorativamente.

- Gli strumenti di lavoro “ripensati”-

Appr. Psicologia storico-culturale => gli artefatti o strumenti:

- Incorporano obiettivi e teorie sul funzionamento organizzativo ed interattivo

dei contesti

- Producono e riproducono le conoscenze in un’organizzazione e consentono di

documentarle

- Strutturano le pratiche dell’organizzazione

PEI = Piano Educativo Individualizzato contenente dati anagrafici, obiettivi del piano

educativo, data e motivazione dell’inserimento nella struttura, composizione

familiare, situazione sanitaria, scolastica e/o lavorativa.

Esso non è solo educativo in quanto rispecchia anche valenze organizzative e

sociali e riflette le teorie di riferimento e la storia comune degli operatori che

la scrivono.

Artefatti che non sostengono le pratiche sociali ma sovrappongono funzioni diverse

frammentando i ritmi di lavoro => vuoti (es. agenda delle operatrici).

- Gli spazi della comunità: fra vecchi istituti e nuove case famiglia -

Anche gli spazi della comunità e i loro nomi (es. refettorio/cucina) riflettono idee e

modellano le attività che si svolgono. Si possono distinguere: Spazi per educatori

(privati e organizzativi), Spazi comuni, Spazi privati riservati ai minori. Manca uno

spazio organizzativo: manca un pensiero organizzativo.

Indicazioni delle principali associazioni di comunità per minori:

- Spazi distinti per equipe educativa, comunità e ragazzi

- Locale adeguato come cucina

- Limite massimo di 3 posti letto per stanza

- Locale comune accessibile a tutti

- Almeno 2 bagni (1 accessibile ai disabili)

- Attrezzature accessibili ai disabili

- I tempi delle comunità: dalla parte dei bambini? -

Percezione e strutturazione del tempo non neutra ma plasmata (e che plasma) da

dimensioni d’ordine sociale, educative, di controllo, di esercizio del potere, di

creatività, di esclusione sociale…

Le comunità: funzionano tutti i giorni dell’anno, costantemente accessibili,

accolgono il minore per un periodo limitato, espongono il “tempo privato” di adulti

residenti (vacanze, serate di babysitting) e bambini a numerosi sguardi.

continuum

Gestione tempi su un che va dalla rigidità e fissità temporale (com.

religiosa) a maggior flessibilità (sveglie differenziate). Dipende da: sistemi di

interpretazione della gestione del tempo (funzionale ai bambini o

all’organizzazione?), del progetto educativo e del minore.

+ Conseguenze sociali di turnistica degli operatori (C. staff “lunga/corta”)

Capitolo 3: Comunità e Famiglia d’Origine in pratica

Letteratura psicosociale:

- “un legame costruttivo tra i due soggetti è predittivo di un buon esito del

processo di cambiamento della famiglia e del percorso del figlio” (Paola Milani)

- “la funzione genitoriale sostitutiva ha senso solo in funzione di favorire un

legame rinnovato tra genitore e bambino, la cura del legame e non la rottura

definitiva-esproprio”

- “qualunque intervento influenza inevitabilmente il nucleo famigliare; per evitare

inefficacia/danno dell’azione tener presente che la relazione con l’utente non è

diadica”

=> Necessari interventi da parte dei servizi sociali che si inseriscano in un

continuum in cui ogni momento ci sia il miglior livello possibile di riunificazione, con

obiettivo finale il reinserimento .

1. MODELLO SOSTITUTIVO (com. religiosa e “cellulare dei genitori” a cena):

sistema di rappresentazioni da parte degli operatori nel quale la famiglia è

giudicata inadeguata/dannosa, soggetto da contrastare.

2. MODELLO DELLA COEVOLUZIONE: mantenere i contatti con la famiglia,

strutturare un programma di incontro, incontrare i genitori e offrirgli sostegno

emotivo e aiutarli ad apprendere le abilità di base (utilità della “narrazione del

figlio”), esplicitare la relazione comunità-genitore serve a mettere in grado il

genitore d’occuparsi del figlio.

Capitolo 4: Interazioni in Comunità

Una comunità per minori deve possedere rapporti interpersonali analoghi a quelli di

una famiglia. - Partecipare: adulti e ragazzi a cena -

Cena: è un “noi-evento” che acquisisce importanti funzioni dall’educazione alle

buone maniere alla socializzazione linguistica (spia), al rilancio della coesione

familiare. Nei casi in cui le comunità si configurino come “spazi di pensiero”,

partecipare diviene arena di costruzione del pensiero, di resilienza, appartenenze

sociali e senso d’identità.

Il potere di plasmare e dirigere l’interazione è dell’adulto. In base alla sua

concezione si ha un:

1. MODELLO CENTRIPETO = sistema di comunicazione in cui:

- La struttura degli interventi è da uno a molti, trasmissione unidirezionale

informazioni adulto-bambino che non valorizza la comunicazione tra pari;

- L’adulto è al centro, gestore dei flussi di discorsi, principale destinatario;

- Codice linguistico ristretto;

- Regole comunicative rigidamente imposte;

- Comunità religiosa: “animatori/non autori preghiera”, socializzaz. norme

basata sull’anticipazione dei danni, mancanza spazi di discussione per

l’apprendimento

2. MODELLO APERTO = sistema di partecipazione non rigido che permette

l’elaborazione di attività discorsive e l’assunzione di molteplici ruoli. Qui:

- Orientamento flessibile dei flussi discorsivi e possibilità di più conversazioni

in contemporanea

- Posizione dell’adulto nei discorsi funzionale alla necessità di coordinamento

interattivo

- Diversi tipi di parlato allargato, utili allo sviluppo di elaborate competenze

linguistiche

- Equilibrio imposizione/negoziazione sulle regole conversazionali

- Veicolata l’importanza del saper argomentare e gestire collaborativamente

le conversazioni

- Comunità staff: amico che viene a dormire, Comunità famiglia: lasciatemi

dormire.

Capitolo 5: Buone Pratiche e Buone Interazioni

Triste notare pratiche istituzionali annidatesi nei dettagli, nei nomi di luoghi…

Da come si interpreta il mandato sociale discendono azioni, esiti e sistemi di

interazione rilevanti (es CR no comunicazione tra pari e no famiglia d’origine per

favorire adozione). Se vi è un’interpretazione stabile e condivisa vi è coerenza negli

interventi.

Indicazioni interessanti:

1. Scrivere il PEI, ripensare e innovare gli artefatti e il loro uso:

prodotto collaborativo, evolutivo, intellegibile ad occhi esterni,

 con termini chiari, fondati scientificamente e sulle azioni, non su giudizi;

 va esplicitato l’apparato teorico che influenza il modo in cui il minore è

 guardato ed il destinatario;

specifica metodi e obiettivi di intervento fondati, partiche, tempi, attori e

 criteri di valutazione

2. Nuovi spazi per grandi e piccoli:

Una “casa”, personalizzabile e che preveda la protezione della privacy e

 dell’essere inaccessibili (bambino e adulto)

3. Orari, turni e stabilità centrati sui bambini:

Più di un adulto a tavola e non troppi in momenti topici

 Gruppo di adulti stabile per stabilità di riferimento degli educatori

 con sulla)

4. Interagire la (e non famiglia d’origine

con

5. Parlare i bambini: crea palestre sociali di apprendimento e interazione

familiare. Discutendo si impara.

Riassunto Dispensa della Docente

PARADA – I RAGAZZI DI STRADA

UN PAESE IN CAMMINO – LA ROMANIA

Regime comunista (1946-1989), in particolare con Ceausescu: politica pro-natalità

che va di passo con l’industrializzazione (vietato l’aborto, pressione psicologica,

limitazioni al divorzio, tassa sul celibato…). Aumentò il tasso di natalità ma, con

esso, i figli istituzionalizzati o abbandonati, la povertà, la mortalità infantile… Solo

nel 2004 viene messo a punto un quadro legislativo adeguato e riparatore che deve

fare i conti però con la politica di disinteresse ancora troppo recente.

La luna che non rischiara (Costantin): Canali, odore, oscurità; poi Fondazione

Parada con Miloud che era un clown, mi hanno fatto sentire la vera idea di famiglia,

aspirare alla perfezione non guardando i limiti, capire che per essere importante

devi essere te stesso.

COS’E’ PARADA

Parada nasce come fondazione nel 1992 con Miloud Oukili. Prima era nata una

famiglia allargata molto identificata con Miloud.

Quando la famiglia si è trasformata in Fondazione sono sorti tanti problemi evidenti

soprattutto per istituzionalizzare il modello di intervento e le eccellenze educative.

L’organizzazione

La struttura operativa è fatta da un Direttore generale, un ufficio amministrativo

(segreteria, relazioni esterne) e tre coordinatori: uno per il centro diurno (che

comprende anche la gestione della equipe stradale), uno per l’intervento sulla

residenzialità (appartamenti protetti e “gazde”, stanze in affitto) ed infine un

responsabile artistico.

L’equipe

Il gruppo che lavora da anni sulle strade di Bucarest è composto da clown, tecnici

della cooperazione internazionale, operatori transculturali (che hanno impostato

un’organizzazione contestualizzata alla cultura Romena), colleghi rumeni, volontari,

artisti, psicologi, operatori sociali. Limite: assenza formale della figura

dell’educatore.

La strada

Tutto è iniziato dai bambini romeni in strada ed anche oggi il fulcro del lavoro di

Parada è in strada. Nelle strade i bambini sono invisibili al mondo e vi è una forma

di ricerca della visibilità aggressiva, realizzata accentuando il degrado. Parada

attraverso la caravana, il servizio stradale, offre visibilità e disponibilità alla

relazione.

Nelle strade vi sono spazi degradati e spazi vissuti: canali organizzati, puliti, dove

è proibito sporcare con escrementi; luoghi con tappeti, musica, corrente elettrica,

luoghi abitati da volti vivi e attenti.

LA STRADA COME STRUMENTO DI RIABILITAZIONE: OPPORTUNITÀ, LIMITI ED

EQUIVOCI

L’approccio

Osservazione partecipata; approccio dell’intervista “al contrario”

L’adulto, il clown, gioca due carte:

- Diventano uno di loro, immedesimazione, salvaguardano l’identità propria

della strada

- Aprono varchi che introducono altri mondi possibili, porre il desiderio di

diventare un abitante dell’altro mondo attraverso lo studio, l’ottenimento

della carta d’identità, il progetto assistenziale, l’inserimento lavorativo, il

reinserimento nella famiglia d’origine.

Pensiero riabilitativo particolare: pensiero Itinerante. Non si parla di progetti

educativi, ma attivazione di processi evolutivi. I ragazzini che dopo esperienze

educative e opportunità ritornano sulla strada vi ritornano con un bagaglio nuovo.

Rientro nella strada non vuol quindi dire rientro nel vuoto.

Eccellenze dell’intervento di Parada:

- Disponibilità e capacità di relazione

- Tolleranza sui comportamenti: poche regole ma rigide; (Vietati gli “Scandal”)

importante permettere ai ragazzi di capire il valore profondo delle regole

- Superamento del modello del patto (io do una cosa a te e tu una a me): Miloud

parlava di rispetto, legato alla relazione affettiva e non a quella contrattuale

- Capacità di fare un’offerta globale più interessante delle offerte della strada

Aspetti che legano alla strada:

1. Il sostegno economico: rubare, elemosina

2. La libertà: no obblighi adulti

3. L’aurolac e altre droghe

4. L’identità forte nel clan

5. L’identità personale come personaggio riconosciuto dal clan

6. Libera esercitazione della sessualità

Parada deve quindi fare un’offerta forte, con una seduzione al cambiamento:

1. In un primo momento è necessario un sostegno economico e una proposta

di aiuto nei bisogni primari (cibi vestiti, documenti d’identità)

2. In un secondo momento si possono offrire alternative sempre più

complesse, ma senza soffocare; mettere delle regole ma senza imporle.

Gestendo: il richiamo della libertà

 paura del cambiamento, paura di integrarsi e di non essere in

 grado di farlo

il rifiuto della società che li ha rifiutati

 lo sgretolamento dell’identità personale legata al clan e la rinuncia

 della parte di libertà relativa alla sessualità

Difficoltà e loro gestione

Aggressività e vissuto del tradimento: come gestirli. Il sostegno del gruppo

mimesis

attraverso lo spostamento improvviso dell’attenzione ( della reazione

aggressiva con un terzo, trasformazione in azione teatrale), l’accoglienza fisica

dell’aggressività.

Il Centro diurno

Luogo di accoglienza che da subito deve rispondere ad una domanda di aiuto,

anche se generica. Ha pochissime indicazioni e regole; l’aspetto assistenziale è

presente ma in modo essenziale, non è l’obiettivo principale.

Due principali attività:

- preparazione circense agli spettacoli (+ psicodramma informale)

- educazione informale (sia nel “sgrossare i comportamenti” sia

nell’insegnamento di rudimenti che consentono di frequentare le scuole con

successo).

Oltre a ciò, qui l’assistente sociale si occupa dei problemi legati all’ottenimento dei

documenti, del possibile ricongiungimento familiare, degli aspetti sanitari. Una

psicologa cerca di redigere una scheda diagnostica e imposta psicoterapie di

sostegno.

Centrali la presenza (l’esserci nella quotidianità, la vicinanza) e l’ascolto educativo.

Dopo un periodo adeguato di conoscenza è possibile pensare a progetti

personalizzati: autonomia economica, formazione scolastica, reinserimento

familiare, questione residenziale.

La residenzialità

Oggi è un continuum e tappa finale del lavoro svolto da Parada; dalla strada, al

centro diurno all’appartamento sociale.


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6 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione
SSD:
Docente: Dusi Paola
Università: Verona - Univr
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DorotyLisa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia sociale e di comunità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Verona - Univr o del prof Dusi Paola.

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