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Appunti completi per sostenere l'esame del primo anno di Linguistica italiana I

Appunti di linguistica italiana e sociolinguistica basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. D'Alfonso dell’università degli Studi Carlo Bo - Uniurb, facoltà di Scienze della formazione, Corso di laurea in scienza della formazione primaria. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Linguistica italiana e sociolinguistica docente Prof. A. D'Alfonso

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ESTRATTO DOCUMENTO

- Di ritorno = accezione del prestito. Una parola nasce da una lingua, viene presa in

prestito da un’altra e ritorna alla lingua di partenza nel nuovo significato (es: baguette

deriva dall’italiano ‘bacchetta’)

- Non adattati = li prendiamo nella fonetica della lingua di partenza e non li adattiamo nella

nostra lingua (es: film, sport, match).

- Adattati = vengono adattati al nostro sistema morfologico soprattutto quando utilizziamo

dei verbi inglesi (es: chattare, loggare, linkare)

2. CALCHI:

- Strutturali = copiamo la parola dando un senso alla sua composizione (es: week end 

fine settimana)

- Semantici = si prende il significato che si attribuisce ad una parola in un’altra lingua e si

inizia ad utilizzarlo anche nella propria lingua (es: stella in italiano un tempo aveva solo

significato astronomico, da quando in America hanno iniziato ad utilizzare ‘star’ anche per i

personaggi famosi, lo stesso significato ha assunto anche la parola stella in italiano).

UNITÀ LESSICALI COMPLESSE

Lemmi composti da più parole. Le unità lessicali complesse sono di più tipi:

- POLIREMATICHE = espressione che non ha un significato complessivo corrispondente

alla somma dei significato delle parole che la compongono  significato non

componenziale (es. luna di miele)

- COLLOCAZIONE = espressione stabile dove il significato corrisponde effettivamente alla

somma delle parole che la compongono (es: caffè macchiato)

GRADIT

Lo strumento più completo per cercare le parole è il GRADIT inventato da TULLIO DE

MAURO (Grande Dizionario di Italiano), che non è un semplice dizionario ma raccoglie

tutto il patrimonio lessicale italiano, dove vengono specificati gli ambiti e la frequenza

d’uso delle parole.

Il GRADIT è importantissimo perché nasce da un progetto di 35-40 anni fa dove Tullio De

Mauro e altri hanno studiato il VDB (vocabolario di base, forma scritta e diffusione delle

parole).

Il VDB è definito da 3 marche d’uso del GRADIT:

1. FO = fondamentale; più usate (es: mano)

2. AU = alto uso; diffusione leggermente inferiore alle prime (es: accendino)

3. AD = alta disponibilità

RAPPORTI TRA LE PAROLE

. SINONIMIA = stesso significato o parte di significato di due parole (es. felicità e

contentezza)

. ANTONIMIA = significato contrario di più parole (es. felicità e infelicità)

. MERONIMIA = l’appartenenza di più parole ad una cornice semantica (es. automobile)

. IPERONIMIA = categoria semantica grande utilizzata per definire gli insiemi dei significati

(es. frutta)

. IPONIMIA = categoria semantica inferiore (es. frutta  mela)

FORMAZIONI ENDOGENE ED ESOGENE DELLE PAROLE

NEOLOGISMI = parole di recente introduzione che devono affermarsi nella lingua per un

certo lasso di tempo prima di entrare effettivamente nel vocabolario altrimenti rimangono

solo degli OCCASIONALISMI (es. petaloso)

- Endogeni  vengono create secondo la nostra morfologia

- Esogeni  vengono create prendendole in prestito da altre lingue (FORESTIERISMI)

Per la creazione dei neologismi sono sempre più diffusi:

. Sigle e acronimi (es. CISL)

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. Accorciamento (es. INFO; MOTO)

. Parole Macedonia (es. SMOG  smoking + fog)

GEOSINONIMI = si parla di geosinonimi (geo = terra) ovvero sinonimi che si diversificano

in base al territorio. Si distinguono tra:

- DIALETTALISMI (parole che hanno avuto successo e vengono accolte in tutta Italia)

- REGIONALISMI (parole condivise in una zona più ampia, ovvero regione ma non

varcano i confini della lingua italiana).

TECNICISMI

È una parola tipica di un linguaggio settoriale, specialistico (es. “liquidone”). È

caratterizzata dalla MONOSEMIA (un significato specifico), nel linguaggio tecnico non è

infatti ammessa la POLISEMIA (più di un significato) presente invece nelle parole comuni.

Esistono inoltre tecnicismi utilizzati anche come parole comuni.

Le vie attraverso le quali si possono creare tecnicismi sono 3:

1. Prendere in prestito un termine da altre lingue (es.inglese, francese)

2. Coniare un nuovo termine attingendo dalle nostra morfologia lessicale (es. linguaggio

fisico utilizza il suffisso –one; protone, neutrone, ecc.)

3. Si può rideterminare il significato di una parola o di un’espressione già esistente,

attraverso:

. La TECNIFICAZIONE; è Il processo che trasforma parole comuni in tecnicismi;

. La DETECNIFICAZIONE; è il processo che spoglia una parola del suo significato tecnico

e la trasforma in parola comune;

N.B Una parola può essere un tecnicismo appartenente a più ambiti, viene

definita transfer (es. satellite)

SINTASSI

Studia le modalità e i criteri che regolano le combinazioni delle parole in unità maggiori

attraverso l’analisi del testo.

PAROLE  SINTAGMI (parte di frase superiore a una parola)  FRASI SEMPLICI

(proposizione)  FRASI COMPLESSE (periodo)  TESTO

FRASE SEMPLICE VS FRASE COMPLESSA

- Frase SEMPLICE = Ha funzione predicativa; serve a dire qualcosa a proposito di

qualcos'altro

- Frase COMPLESSA = Unione di più frasi semplici per:

. Subordinazione;

. Coordinazione; le frasi sono sullo stesso piano

. Giustapposizione; senza congiunzioni

TESTO

Il testo è una categoria generale, ovvero si intende tutto ciò che è un messaggio che ha

sia un mittente che un ricevente. È sempre legato a un contesto extra-linguistico (deissi) in

quanto senza di esso non avrebbe senso. Un testo scritto o orale è comprensibile se:

- COESO = rispetta le strutture grammaticali

- COERENTE = fa riferimento al significato

Un testo può essere coerente e non coeso per essere capito ma non viceversa 

Competenza testuale

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SOGGETTO (tema) e VERBO (rema)

Il soggetto ha una funzione grammaticale complessa ed è l’elemento che nella frase

compie l’azione. In italiano l’espressione del soggetto è facoltativa, ovvero può essere

omesso, perché è una lingua pro-drop (pro: pronome drop: cadere) ma in alcuni casi Il

soggetto è obbligatorio quando:

. è focalizzato, rappresenta il rema (focus) (es. passo io a prenderla)

. nelle frasi nominali, dove manco il verbo (es. ancora lui!)

. quando è accompagnato da una determinazione (es. noi due faremo grandi cose).

Il verbo indica un’azione che il soggetto compie o subisce e può essere:

. predicativo; ha significato pieno e costituisce il predicato verbale

. corpulativo; mette in relazione il soggetto con il predicato.

. transitivo; l’azione del verbo passa sul soggetto

. intransitivo; non ammettono il complemento oggetto, hanno un solo argomento ovvero il

soggetto.

La DIATESI, serve a dar conto del tipo di azione espressa dal verbo, può essere;

- Attiva; il soggetto ha un ruolo dinamico

- Passiva; il soggetto ha un ruolo semantico di paziente

- Media; condivide parzialmente i tratti di quella passiva ed attiva.

TEORIA DELLE VALENZE

Il meccanismo di una frase semplice, giova del meccanismo delle valenze:

NUCLEO (verbo) + ARGOMENTI

Il verbo cioè il NUCLEO, è il centro della frase si parla quindi di nucleo verbale.

Nella teoria delle valenze vi sono ARGOMENTI, ovvero cose strettamente necessarie in

una frase.

Tutto il resto viene definito come ELEMENTI CIRCOSTANZIALI, ovvero aggiungono

significato ma non sono necessari. Gli elementi nucleari tendono ad occupare

posizioni fisse:

Soggetto + verbo + oggetto + oggetto indiretto

I verbi hanno una diversa portata (capacità) in quanto alcuni necessitano di pochi elementi

altri di un maggior numero di elementi: zero valente; monovalente; bivalente; trivalente

Es. Nonostante tu sia antipatico riconosco che sei bravo!

Che sei bravo = oggettiva subordinata argomentale

Nonostante tu sia antipatico = subordinata non argomentale

Riconosco = reggente

Le subordinate non argomentali sono solo oggettive e soggettive.

NOMINALIZZAZIONE

Una nominalizzazione è un’evoluzione della frase in senso nominale, ovvero senza verbo.

Là nominalizzazione è molto diffusa nel giornalismo. (es. come si scrive un articolo --->

scrittura di un articolo)

ORDINE DELLE PAROLE

Esiste un ordine delle parole marcato e uno non marcato. Non marcato o naturale non

evidenzia alcuna sfumatura, un ordine marcato, più presente nell’orale, invece evidenzia

alcune parole o dei dati particolari

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L’ordine non marcato è formato da soggetto, verbo, oggetto  lingua SVO o lingua

progressiva

COSTRUTTI MARCATI

Si hanno delle inversioni con messa in evidenza o del tema o del rema. Viene spostato

l’ordine naturale delle frase (SVO) in quanto viene distribuita in modo diverso

l’informazione.

Es. “Io ho lavato i piatti” (SVO)

- Costrutti tematizzanti:

. DISLOCAZIONE A SINISTRA; sposto a sinistra il tema (es. “I piatti li ho lavati io”  OVS)

. DISLOCAZIONE A DESTRA; il pronome e il soggetto si spostano a destra (es. “Li ho

lavati io i piatti”). Si parla di dislocazione quando c’è un pronome in più, di ripresa.

- Costrutti focalizzanti:

. TEMA SOSPESO; il tema non è connesso grammaticalmente con il resto della frase.

. ANTEPOSIZIONE CONTRASTIVA; per focalizzare un costituente che normalmente si

trova a destra del verbo, lo si anticipa alla sua sinistra.

. FRASE SCISSA (es. sono io che ho lavato i piatti)

LA VARIABILITÀ LINGUISTICA

Ogni lingua al suo interno ha una serie di diversificazioni o varietà.

Le lingue si distinguono in base a 5 ASSI DI VARIABILITÀ.

Queste cinque situazioni hanno ovviamente influito nella lingua latina e nella

sua diffusione.

1. VARIABILITÀ DIATOPICA

Una lingua cambia nelle diverse aree geografiche, soprattutto a livello di pronuncia (ampio

ventaglio dell’italiano).

2. VARIABILITÀ DIACRONICA

Una lingua cambia lungo l’asse del tempo; ovvero l’italiano di un secolo fa, non è lo stesso

di oggi.

I mutamenti sono in genere molto lenti, tanto che diventano visibili solo dopo un lungo

periodo.

3. VARIABILITÀ DIAMESICA

Una lingua cambia a seconda del canale (mezzo) utilizzato; differenza molto forte fra lo

scritto ed il parlato. La possibilità di pianificare il discorso è massima nello scritto e minima

nel parlato.

4. VARIABILITÀ DIAFASICA

Una lingua cambia a seconda del contesto, della situazione comunicativa: formale o

informale.

Rientrano in questa dimensione i cosiddetti “registri” e “sottocodici”.

- I tratti tipici dei REGISTRI ALTI sono riassumili in tre termini:

. Livello fonologico; bassa velocità di eloquio e maggiore accuratezza nella pronuncia

. Livello morfosintattico e testuale; massima esplicitezza verbale e scarso ricorso

all’implicito. Uso frequente dei connettivi di vario tipo (es. infatti, quindi, al contrario, ecc.)

. Livello lessicale; variazione spinta e tendenza alla verbosità, ovvero ripetere con altre

parole quanto già detto.

- I tratti caratteristici dei REGISTRI INFORMALI sono ovviamente di segno opposto.

- I SOTTOCODICI servono invece per comunicare in settori circoscritti legati a particolari

attività o ambiti: linguaggio medico, della filosofia, della musica, del diritto, dello sport, ecc.

5. VARIABILITÀ DIASTRATICA

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Una lingua cambia a seconda dello strato o gruppo sociale a cui appartengono i parlanti

(livello di istruzione, professione, reddito, ecc.).

LA STORIA DELL’ITALIANO (LINGUA e DIALETTO)

La lingua differisce dal dialetto perché viene condivisa da tutti i membri di una nazione, e

ciò che la rende tale è la sua UFFICIALITÀ, in quanto viene utilizzata nei documenti

scritti.

I dialetti non sono varietà corrette della lingua, ma sistemi linguistici sviluppatisi (al pari del

fiorentino) a partire dal latino. Essi variano a seconda delle zone geografiche (regioni).

Ogni lingua ed ogni dialetto, hanno una grammatica, la differenza è soltanto di

tipo formale; ovvero nella lingua ufficiale la grammatica viene tramandata in forma scritta,

nel dialetto è tramandata oralmente. Ovviamente si può parlare di dialetto, solamente se

esiste il concetto di lingua codificata ed ufficiale.

La storia dell’italiano deriva dal latino, modificato per esempio con la caduta delle “S” finali.

Il latino diffuso nell’Impero Romano, durante la sua massima espansione, era il “LATINO

PARLATO” (volgare) non il “LATINO CLASSICO”(scritto). Quello classico veniva usato

come lingua della scienza ma in un secondo momento quello parlato ha iniziato ad

estendere le sue funzioni anche nello scritto ufficiale, dando così vita ai volgari.

Esso si è diffuso anche in tutti i territori conquistati dai romani come l’attuale Spagna,

Francia e Romania.

Le varie versioni del latino erano differenti fra di loro, sia per le zone geografiche sia per la

temporalità.

Esistono alcune lingue figlie del latino, individuate e considerate dagli studiosi

come facente parti della “Romània”; ovvero la zona delle così dette lingue

romanze o neo-latine. All’interno della Romània, la diffusione del latino volgare ha dato

origine a lingue diverse con i loro rispettivi dialetti. L’italiano è una di queste.

I PRIMI DOCUMENTI IN VOLGARE

Al latino parlato, tradizionalmente è fatta seguire una fase chiamata “volgari”.

Quindi i genitori dei nostri dialetti sono proprio i volgari, che diventano dialetti solamente

nel momento in cui viene definita una lingua.

I primi testi scritti in volgare compaiono in Italia intorno al X secolo.

Si tratta dei Placiti campani, ovvero brevi formule di giuramento inserite in una serie di

sentenze.

La più antica fu emanata a Capua nel 960, nota come “Placito capuano”.

Il testo dell’atto è interamente in latino, il notaio decise poi di inserire al suo interno la

testimonianza di un contadino in volgare (prima in ambito amministrativo).

I più antichi documenti del volgare italiano sono inserti in carte notarili, non in testi

letterali.

Per questo motivo, si dice che nel 960 sia nata la lingua italiana; da lì in poi i volgari

cominciarono la loro ascesa verso lo scritto, sia in testi amministrativi sia in testi

letterari. Questi ultimi portarono alla nascita della letteratura in volgare che ambì a

diventare lingua scritta (amministrativa e letteraria).

In questa parabola di evoluzione del volgare, l’uso letterario è quello che ha avuto la più

influenza sulla nostra storia linguistica.

Occorreva però individuare un unico volgare, una lingua per la letteratura.

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Il fiorentino, all’epoca era uno dei tanti volgari, che ha avuto la fortuna di essere scelto per

alcuni testi letterari dai più grandi scrittori del 300’: Dante, Petrarca, Boccaccio. Grazie al

successo delle

opere il fiorentino divenne a tutti gli effetti il volgare della letteratura.

Il successo letterario, va poi affiancato ad un successo politico ed economico del Gran

Ducato di Toscana; ovvero vengono a crearsi una serie di condizioni per il quale il volgare

fiorentino spopola.

LA QUESTIONE DELLA LINGUA (300, 500 e 800)

Il 300 toscano è il momento chiave per il fiorentino, in quanto in quel periodo si è venuta a

creare la “Questione della lingua”.Essa consisteva nella ricerca della lingua letteraria,

una lingua italiana, ma l’Italia non esisteva ancora.

Il principale dubbio, era riguardo al ruolo del fiorentino.

Nel 500’ si scontrano due principali teorie:

- I sostenitori della TEORIA CORTIGIANA, che non riconoscevano il primato del

fiorentino.

- La teoria di PIETRO BEMBO, che nel 1525 scrive le “Prose della volgar lingua”, opera

in tre libri che afferma la superiorità del modello fiorentino.

La teoria di Bembo è una teoria conservatrice, secondo egli infatti, il 300’ è un secolo

importantissimo, sceglie quindi di recuperare la lingua di quel tempo compiendo un grande

passo indietro. Realizza una selezione, delle III Corone del

300 (Dante, Petrarca, Boccaccio) scegliendone due, da utilizzare come modelli:

. Petrarca; modello di lingua per la poesia

. Boccaccio; modello di lingua per la prosa.

L’italiano è quindi una lingua con tre caratteristiche: letteraria, arcaizzante e scritta.

Il modello di Bembo avrà come conseguenza, il fatto che l’italiano stesso verrà, da qui in

poi, tramandato per via scritta e si creerà quindi una differenza sempre maggiore tra

l’italiano scritto e quello parlato.

Un altro secolo chiave per la questione della lingua si rivela essere l’800’. Una figura

importantissima in questo periodo è Alessandro Manzoni. Manzoni scrisse i “Promessi

sposi”, il romanzo più importante dell’800 italiano, ottenendo un successo strepitoso. Per

scrivere questo romanzo impiega una ventina d’anni, in quanto scrive e riscrive

quest’opera perché non soddisfatto della lingua che utilizza. Il poeta infatti si recò più volte

a Firenze per ascoltare la lingua parlata nella città. Decise infine che il fiorentino parlato

nel 1800 era perfetto per la sua opera, un fiorentino contemporaneo parlato dalle persone

colte. Una lingua adatta alla letteratura.

Dopo secoli di scelte arcaiche, di letteratura conservativa occorreva una lingua

contemporanea. È qui che il fiorentino si fa veramente vivo. L’importanza di Manzoni è

quella di essere un modello vincente per la nostra lingua, dopo l’unità d’Italia infatti tutte le

leggi, documenti, ecc. si sono basate sul modello fiorentino toscano.

Con l’affermazione di un’unica lingua ufficiale, si può parlare anche di dialetti.

L’Italia è stato il primo paese in Europa ad avere un vocabolario. A compilarlo è

stata l’Accademia della Crusca nel 1612: “Vocabolario degli accademici della Crusca”.

Questo vocabolario però, nasce anch’esso conservatore, arcaico e non fa altro che

confermare la scelta conservativa riguardante il 300’ letterario, scegliendo parole ed

esempi appartenenti alle III Corone.

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I DIALETTI ITALIANI

In Italia, dopo la sua unità, vi erano vastissime sacche di analfabetismo in quanto quasi

tutte le persone del popolo parlavano dialetto.

Con le riforme scolastiche, dal 1859 in poi, la situazione è lentamente migliorata.

La diffusione dell’italiano è avvenuta per mezzo di diversi fattori:

. La scuola

. Migrazioni interne

. Esercito

. Urbanizzazione

. Mass Media; con la diffusione negli anni 50 dei mezzi di comunicazione, in particolare

della TV, si è riscontrata la diffusione di un modello linguistico fortissimo.

Nei dialetti sono stati individuati dei confini linguistici;

1. Linea la Spezia-Rimini; separa i dialetti settentrionali da quelli centrali

2. Linea Roma-Ancona; separa i dialetti centrali da quelli meridionali.

Questi ultimi sono suddivisi in;

- meridionali

- meridionali estremi (Calabria, Salento, Sicilia).

I linguisti hanno individuato questi confini, considerando dei tratti linguistici ed osservando

poi dove questi erano comuni nelle lingue o al contrario non erano presenti. Esistono

numerosi fenomeni linguistici che variano fortemente da una zona all’altra.

L’ISOGLOSSA, è una linea che delimita i confini di una zona nella quale è stato

individuato un singolo tratto linguistico. Quando più isoglosse si accumulano, si ha allora

il confine linguistico.

Tullio Telmon, censisce ben III tratti fonetici:

a) Varietà settentrionali;

. uso esclusivo del passato prossimo, rispetto al passato remoto

. uso dei pronomi e delle particelle pronominali (es. a me mi piace)

. nomi propri di persona femminili preceduti dall’articolo determinativo (es. La Lucia)

. rafforzamento di alcune congiunzioni o pronomi per mezzo di “che”

b) Varietà centrali;

. “che” enfatico con funzione interrogativa (es. che, vieni a cena stasera? – romano)

. sistema tripartito dei dimostrativi (es. codesto, costì, costà, ecc. – toscano)

. uso della prima persona plurale in forma impersonale (es. noi si va al mare – toscano)

Tratti tipici del dialetto toscano :

. La gorgia; aspirazione delle consonanti in toscano

. Pronuncia fricativa

. Monottongazione; pronuncia monottongata di alcuni dittonghi (es. bono -> buono)

c) Varietà meridionali;

. uso generalizzato del passato remoto (tratto siculo)

. alta frequenza dei verbi pronominali intensivi (es. mi sono mangiato un piatto di

spaghetti)

. uso dell’accusativo preposizionale (es. hai visto a tuo padre?)

. allocuzione inversa, soprattutto con i nomi di parentela (es. hai mangiato a mamma?)

. riduzione delle vocali finali in una vocale indistinta (es. muro –> mure)

. forma enclitica del pronome (es. sorreta –> tua sorella)

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Tratti tipici dei dialetti meridionali estremi:

. vocali aperte, si parla di un sistema vocalico tonico che non prevede le vocali chiuse

. pronuncia retroflessa di alcune consonanti (es. cavallo –> cavaggio, la lingua va più

indietro)

LE PARLATE ALLOGLOTTE

Sono lingue parlate da piccole minoranze, esse sono tipiche di aree geografiche di

confine, come le regioni a statuto speciale (Valle d’Aosta, Trentino Alto-

Adige, Sicilia, Sardegna e Friuli Venezia Giulia)

ITALIANO REGIONALE

È una sorta di lingua di mezzo, una forma italianizzata di dialetto.

L’italiano corretto è un’astrazione, tutti parliamo un italiano influenzato dalla nostra

provenienza regionale.

DIGLOSSIA

Una condizione in cui si ha un codice alto (es. italiano) per situazioni formali e un codice

linguistico basso (es. dialetto) per situazioni informali\familiari.

BILINGUISMO

Quando i codici linguistici utilizzati hanno pari dignità (es. italiano ed inglese).

ITALIANO STANDARD

La storia dell’italiano è una storia di una lingua letteraria.

La grammatica italiana infatti nasce attingendo esclusivamente dalla letteratura.

L’italiano standard è un concetto astratto che consiste nell’italiano corretto che rispetta la

norma grammaticale ma non è l’italiano che viene usato comunemente.

All’interno del sistema linguistico c’è la NORMA (= cosa è normale) che ci permette di dire

quali parole esistono e quali no, quali sono i costrutti che si usano e quali no. All’interno

della norma c’è L’USO che la influenza in quanto consiste nell’uso che si fa comunemente

delle parole.

Possiamo dire che lo standard oggi vive un processo di ristandardizzazione, cioè viene

minacciato dalla pressione dell’uso o risalita dell’uso.

La massima stabilità nella lingua è data dall’ortografia, essendo l’italiano una lingua scritta;

mentre la fonologia è più soggettiva. L’importante è comunque comunicare senza

ambiguità.

STANDARDIZZAZIONE E RISTANDARDIZZAZIONE

L’italiano essendo stato trasmesso per via scritta non ha avuto una codifica delle pronunce

fino a mezzo secolo fa; la fonologia infatti è qualcosa di convenzionale. Il dizionario della

pronuncia (DOP) si basa sulla lingua fiorentina.

Le fasi del processo di standardizzazione della lingua italiana sono:

1. SELEZIONE; il primo a fare una selezione del patrimonio linguistico è stato Bembo

(modello trecentesco  prosa Boccaccio, poesia Petrarca)

2. CODIFICAZIONE; Bembo ha codificato il patrimonio linguistico scrivendo un libro

sull’uso della lingua

3. DIFFUSIONE; la diffusione è partita dai testi letterari di Dante, Petrarca; Boccaccio e il

vocabolario dell’Accademia della Crusca (1612)

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Monicap7

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienza della formazione primaria (laurea a ciclo unico - 4 anni)
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Monicap7 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e sociolinguistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof D'Alfonso Alberto.

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