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Numero e realtà: tra conoscenza ed infinito

“Nihil certi habemus in nostra scientia nisi nostram mathematicam ”.

Queste le pregnanti parole con cui Cusano definisce essenzialmente il carattere della

conoscenza umana. Siamo nel XV secolo, epoca di incontro tra diverse correnti

filosofiche, nonché di importanti svolte culturali destinate a condizionare la stessa

mentalità moderna. L’indagine del reale è sempre stata un punto cruciale nello sviluppo

del pensiero filosofico, punto di partenza e di arrivo per l’uomo di ogni epoca: è proprio in

questo periodo che inizia a farsi strada l’idea di una conoscenza esatta della realtà,

attraverso la riconsiderazione della scienza matematica. Il numero diviene qui il mezzo

simbolico per l’indagine dell’alterità sensibile: costruzione fittizia della mente, esso

soltanto, secondo Cusano, sarebbe in grado di elevare l’uomo al livello divino, innalzando

con esso la molteplicità del reale. In quanto principio della costruzione razionale, scrive

Le Congetture,

l’autore ne il numero è ragione esplicata, nulla può esistere prima di esso

e nessuna composizione sensibile risulta intellegibile a prescindere da esso: dal numero

provengono infatti l’alterità e la diversità delle parti.

Il filosofo di Cusa, riprendendo temi platonici, riunisce finalmente in unità sistematica i

problemi fondamentali dell’epoca: partendo dal presupposto della coincidenza degli

opposti, egli individua nel numero il ponte di scambio tra unità assoluta, immagine

originaria, e alterità, riproduzione sensibile. Come illustra Weyl, riprendendo i concetti

La Dotta Ignoranza,

cusaniani de ogni cosa visibile è infatti immagine dell’invisibile, che

noi possiamo scorgere solo per immagini riflesse ed enigmi: i simboli devono dunque

esser dotati di coerenza sistematica e determinatezza, la cui possibilità risiede nella

matematica. E’ importante sottolineare come per Cusano l’assoluto si ponga al di là di

Finiti et infiniti

ogni conoscenza, in quanto immune da ogni comparazione e misura (“

nulla proportio”), tuttavia l’intelletto umano, in costante slancio verso l’infinito, può

cogliere l’incondizionato attraverso una visio intellectualis, ovvero attraverso un atto

autonomo della mente, individuato nella matematica. La tradizionale logica aristotelica si

rivela qui insufficiente: è necessaria una nuova logica matematica: l’essere divino

incondizionato, inaccessibile alla conoscenza discorsiva mediante il solo concetto, esige

un nuovo modo e una nuova forma di conoscenza, la quale non esclude la coincidenza

degli opposti, ma anzi la esige, ritrovando nel numero la compenetrazione di

infinitamente grande ed infinitamente piccolo. E’ dunque necessaria una cesura tra unità

e alterità, ed è proprio questa cesura che permette il continuo slancio mentale verso

l’infinito. Riprendendo il concetto kantiano di “noumeno in negativo”, il nostro sapere ha

dei confini, limiti che non può oltrepassare, ma che tuttavia nel proprio ambito gli

garantiscono un’espansione illimitata. L’unica verità, inattingibile nel suo essere assoluto,

si può presentare solo nella forma del molteplice sensibile; ma d’altra parte non si

darebbe alcuna alterità che in qualche modo non rimandi all’unità e non partecipi ad

essa. E’ dunque la separazione che, permettendoci di scorgere finito ed infinito l’uno

nell’altro, garantisce la possibilità di un’autentica partecipazione del sensibile all’ideale.

In questo modo, ogni nostro sapere che muove dall’esperienza si riduce a non più d’un

ipotesi, una supposizione destinata sin dal principio ad essere superata da altre teorie più

vere e più corrette. Si parla allora di “conjectura”, concetto in cui il principio dell’eterna

alterità tra idea e fenomeno si unisce immediatamente a quello della partecipazione del

fenomeno all’idea. Il concetto cusaniano di sapere empirico si rivela possibile

“conjectura est (…) positiva assertio in

esclusivamente attraverso questa unione:

alteritate veritatem uti est participans”. Ciò che viene posta in rilievo è dunque

l’importanza dello slancio mentale umano, dell’atto creativo: come asserisce Ficino,

l’uomo può accertarsi dell’esistenza di una forma e struttura del mondo sensibile soltanto

se dà progressivamente forma lui stesso al mondo. Se Dio crea la realtà delle cose,


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher silviapaglia6 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia della scienza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Lupacchini Rossella.

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