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L'esperienza è immediata, può essere descritta tramite parole quindi è carica di mediazione(Aristotele cerca il modo

di descrivere l'esperienza, Hume non lo affronta). La presenza di elementi mediatori porta Hume allo scetticismo e a

interessarsi del rapporto causa effetto.

L'impressione ci viene data? E' subita dal soggetto? Diventa idea per i meccanismi della mente? Queste sono le

supposizioni avanzate dall'empirismo.

Da Locke e Hobbes deriva il presupposto metafisico, ossia dare per scontato che vi sia una struttura in particelle del

mondo. Hobbes affermava che tutto è corpo, persino dio e l'anima. Si tratta di un recupero dell'atomismo, con una

contraddizione linguistica: il termine atomo deriva dal greco e indica la particella più piccola della materia non

ulteriormente scomponibile, mentre l'atomo del 1800 può essere ulteriormente scomposto in protoni, elettroni e

neutroni.

La materia è costituita da un flusso di atomi (teoria elaborata da seguaci di Aristotele, dai naturalisti e da Telesio) che

ci colpiscono e dall'impatto rimane un segno che è ciò che veramente vediamo. Perciò Hume afferma che se l'uomo

vuole vedere, deve pensare alla natura delle impressioni, ossia un pulviscolo di sensazioni scollegate.

ex. vedo un vaso perchè i meccanismi della mia mente associano i corpuscoli rendendoli la cosa utilma, ossia il vaso.

Perciò la figura, il vaso, non è veramente lì. L'esperienza è uno schermo (Kant, fenomeno) e pensare permette di

capire.

In psicologia è stata elaborata una scuola dell'associazionismo da John Stuart Mill e Hume, che è rimasta in piedi

fino al 1800 quando è stata criticata dalla Gestalt.

La Gestalt è una scuola psicologica nata a Gratz (Austria) da Franz Brentano (studi esoterici, maestro di Husserl). La

parola Gestalt fu usata per la prima volta, come termine tecnico, da Ernst Mach. In seguito Edmund Husserl e

Christian von Ehrenfels ripresero il termine da Mach nelle loro teorie psicologiche a fondamento filosofico. La linea

di pensiero che segue è molto simile a una teoria della forma: non individua un pulviscolo, ossia tante piccoli

elementi che insieme costituiscono un'impressione, ma afferma che siamo noi ad accusare le forme complesse ed è

l'insieme del tutto che costituisce i dati, non un dato unico.

ex. 2 quadretti verdi uguali messi su due sfondi differenti, uno bianco e uno nero, sembreranno caratterizzati da due

intensità diverse.

La percezione è data dall'unione delle parti.

Bisogna guardare, è un empirismo coerente.

Inoltre Hume afferma che il pulviscolo è statico e non ci è permesso vedere il rapporto tra causa ed effetto.

ex. due palle da biliardo che collidono, cosa succederà? Hume divide le percezioni dello "stesso tipo" (quali sono?

Hume non affronta questo interrogativo).

Le percezioni di questo evento sono: moto palla 1, moto palla 2, cosa succederà? Per abitudine l'inviduo è sicuro che

le due palle collideranno e prenderanno due direzioni differenti, in quanto a determinate cause derivano determinati

effetti. Ma la sola causa individuabile secondo Hume è l'abitudine stessa ad associare alle cause dei determinati

effetti.

Si può fare una considerazione: di solito un discorso epistemologico, che si occupa del problema di conoscibilità, non

mette in discussione elementi ontologici, ossia dell'esistenza.

(Elizabeth Hanson scrive diversi articoli contro Hume sulla causalità, uno tra questi afferma che l'esperienza non è

costituita da immagini statiche, ma dal fluire della forza in quanto la palla è causa ancor prima di percepire la forza. A

tali obiezioni si può far riferimento alla paralitica inglese e al concetto di durata di Bergson)

Sezione IV

Hume esprime dei dubbi sul rapporto causa-effetto: alle stesse cause corrispondono gli stessi effetti? Egli non

ammette che non vi sia un metodo razionale per stabilirlo. Far corrispondere alle cause i corrispettivi effetti, secondo

Hume, vuol dire euguagliare la natura del passato alla natura del futuro. Perciò si domanda: come possiamo essere

sicuri in questa presunzione? Come possiamo essere sicuri che il sole domani sorgerà? Che la terra continuerà a girare

e non si fermi?

Allora individua due modi di conoscenza: tramite relazioni di idee e tramite conoscenze di fatto. Hume afferma

che non esiste la contraddizione (per giustificare l'assenza di correlazione tra stesse cause e corrispettivi effetti, nega

persino il principio aristotelico di non contraddizione).

ex. la possibilità che esista un'erba verde non nega che possa esistere un'erba rossa: l'erba verde è conoscibile solo su

impressioni, per il rapporto di causa effetto pensiamo che l'erba possa rimanere per sempre verde; l'erba rossa non

esiste perchè i due concetti non stanno assieme, se esiste un'erba verde non può esistere un'erba rossa, però nulla vieta

che in futuro si ottengano diversi risultati.

A questi interrogativi non c'è una soluzione dimostrata più approfonditamente.

Sezione V

Hume afferma che non c'è un fondamento razionale che corrobori i rapporti causa effetto, allora ci deve essere un

procedimento non razionale che li giustifica: associare ad eventi del primo tipo altri eventi del secondo tipo è una

tendenza irresistibile, l'abitudine.

In questo passaggio Hume è incoerente in quanto in altre parti aveva affermato che la natura fa le cose con saggezza,

perciò risulta contraddittorio che la natura riservi all'uomo un istinto abitudinario solamente per trarlo in inganno.

Secondo gli evoluzionisti l'istinto abitudinario dell'uomo è ciò che gli ha garantito la sopravvivenza rispetto ad altri

individui della stessa specie. Però per Hume non è una giustificazione. Egli vuole esaltare con il suo scetticismo

l'inevitabilità dell'istinto associativo dell'abitudine.

In conclusione afferma che chi crede che domani il sole sorgerà, è più propenso a realizzare di più grazie a quella

credenza (wishful thinking; nel trattato giovanile questo tentativo di giustificare la presenza dell'abitudine viene

abbandonato).

Passa poi ad analizzare la credenza: essa ritiene i contenuti dell'abitudine veri, senza l'ausilio di impressioni certe dal

reale, vi è la sola forza del sentimento a tenerla viva ed è alimentata dall'abitudine. 16 marzo 17

La credenza è un effetto dell'abitudine. L'abitudine è la somma di tante esperienze e si manifesta "se vedo a, credo b",

la credenza è un effetto dell'abitudine.

La natura ci ha dato questi principi che non possiamo dimostrare, sono meccanismi con cui la nostra mente

necessariamente funziona: in questo modo non possiamo sbagliarci, meccanicismo.

ex. imparare a guidare, si pensa a quali marce mettere e si sbaglia; quando viene automatico, non si sbaglia più.

Un naturalista potrebbe dire che le caratteristiche sono vantaggiose al nostro adattamento.

La credenza non può essere una sensazione; credenza vera giustificata: oltre a crederlo, è vero e forniamo

giustificazioni.-->ex. se sai che hai un letto in camera, puoi credere di avere un letto in camera.

Credere è lo stato più persistente di una sensazione, è la disposizione a credere qualche cosa.

Avere una credenza su determinate idee fa sì che diventino un principio regolatore dell'azione. Possiamo capire ciò

che uno crede, vedendo quello che fa rispetto alla tendenza diversa all'azione. Hume ha un approccio

comportamentista, la credenza è osservabile dall'esterno.

La credenza è una disposizione rispetto ad un contenuto e può regolare l'azione.

Quando crediamo delle cose, è facile immaginarle. Però ci può essere credenza anche senza alcuna immagine

mentale. Le immagini e la credenza sono due cose diverse: la credenza è proposizionale (il libro è sul tavolo); di che

colore era il libro? Non mette in discussione che si possa credere che il libro sia sul tavolo. Spesso quando crediamo

possiamo associare la credenza a delle immagini. (pag 77)

pag99-La conoscenza della forza esterna, deriva dalla conoscenza della forza in noi. Però noi non conosciamo la

forza al nostro interno.

pag101-conosciamo la forza in noi guardando gli effetti, non sentiamo mai l'esercizio della forza in noi.

Siamo consapevoli che quando voglio qualche cosa, ordino un movimento del corpo. Ma qual è il legame tra i due?

Non abbiamo l'esperienza delle'esercizio della forza, ho esperienza della volontà e del movimento.

dimostrare: non si ha esperienza della forza

1-Posso conoscere la correlazione, non la connessione, se no conoscerei il rapporto mente materia.

2-Perchè muoviamo il braccio e non il cuore? Il fatto che non si possa rispondere a questa domanda, dimostra la non

conoscibilità stessa della connessione tra volizione e materia.

3- Quando voglio muovere il braccio, la mente ordina un movimento al cervello, non muovo veramente il braccio.

Non conosco il potere della mente. Ci sono una correlazione di cause che si susseguono.

E' supposto un dualismo: secondo il corpurcolarismo non è esatto in quanto sono la stessa cosa; dal punto di vista

empiristico. 17.03.17

Sezione VIII

Hume crede nel determinismo.

Hobbes, libertà: la libertà di agire altrimenti, libertà negativa: assenza di vincoli a realizzare un desiderio, ma non

nella scelta del desiderio.

Discussione: se è tutto determinato, possiamo dire che noi non siamo responsabili, ma l'unico responsabile è

l'architetto che ha fatto partire questa macchina? Hume è meccanicista. Spostamento di problema su dio si chiede se

può essere buono o cattivo rispetto alle cose che ci succedono, allora le cose non possono essere considerate cattive.

In realtà doveva affrontare direttamente cosa sarebbe successo alla responsabilità dell'uomo.

Le azioni che noi reputiamo contrarie alle leggi o giuste, staturiscono dai tratti di carattere della persona. Questi tratti

possono essere determinati da altre cause, ma non possiamo considerarle nei limiti della nostra conoscenza.

Sicuramente non lo reputeremo responsabile se la sua azione è mossa da una causa esterna che si è imposta, e

neanche se la sua azione fosse un prodotto della pazzia. Noi quando giudichiamo, consideriamo alcune cause. Il suo

compatibilismo sarebbe in linea con la morale, se fosse così. Ma è un argomento abbastanza debole.

problema: realtà epistemica e realtà metafisica-->determinismo e sensi, le abitudini non derivano da fatti oggettivi.

Gli empiristi assumono una visione meccanicistica, descrivono l'esperienza in base a questo metodo pensando che sia

vero il meccanicismo. Per Hume l'esperienza è una ricezione di piccoli puntini, perchè pensa che il mondo esterno, il


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze storiche e filosofiche
SSD:
Università: Udine - Uniud
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher federica.velle di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia della scienza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Udine - Uniud o del prof De Anna Gabriele.

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