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• Quali sono i due tipi di ideale?

L’ideale può essere inteso come idea platonica, iperuranica quindi come modello perfetto di ogni

oggetto. Oppure ideale come lo è quello matematico costruito dall’uomo e legittimato dalla

costruzione sebbene sia esterno ad essa, esempio il limite.

• In cosa consiste il misurare?

Preliminare all’azione del misurare vi è necessario il contare. Contare è far corrispondere ad entità

mentali (i numeri naturali) ad oggetti concreti.

Per misurare una grandezza è necessario individuare un’unità di misura e andare a contare

quante volta l’unità di misura è contenuta nella lunghezza da misurare.

• Come nasce il problema dell’irrazionale?

Per la grecità classica nel mondo vi era inscritto un logos, pertanto la natura era ordine e armonia

che si esprimeva attraverso la proporzione. I numeri (naturali e razionali) erano pertanto simulacro

di una corrispondenza tra la ragione umana e la ragione della natura.

Il problema nacque quando la scuola Pitagorica scoprì l’irrazionalità della misura del quadrato di

lato unitario. -> non è possibile esprimere con un numero razionale tale lunghezza.

Ovviamente in una società che elevava la stessa proporzione a canone di bellezza, l’esistenza di

tali lunghezze diede un forte scossone a una simile visione del mondo.

• Come tentarono i matematici greci di superare l’incubo dell’irrazionale?

Con la costruzione di una geometria non-numerica basata sulle grandezze , esse contengono

quantità ma non hanno le stesse proprietà dei numeri. Negli Elementi di Euclide infatti non emerge

un contenuto algebrico, sebbene vi sia, è grazie a Cartesio e Fermat che emergerà

• Come entra in geometria il problema dell’irrazionale?

Il primo a “problematizzare” geometricamente l’irrazionale fu Euclide trasformando l’irrazionale

nell’incommensurabile. Il quale nel suo libro Elementi andò a costruire assiomaticamente una

geometria del finito che si priva dell’algebra.

Due lunghezze sono dette incommensurabili quando non esiste sottomultiplo comune ad entrambe,

in altre parole la scelta di un’unità misura consona ad una delle due “impedisce” di esprime l’altra in

termini di numeri razionali.

• Cosa permise la geometria euclidea riguardo l’irrazionale?

Grazie alla Teoria delle Aree sviluppata da Euclide fu possibile dimostrare il Teorema di Talete che

oltre a permettere un principio di similitudine tra triangoli, permise una “geometrizzazione” di

operazioni algebriche quale la divisione e il prodotto tra lunghezze.

Sebbene non si potevano definire i numeri irrazionali, grazie a tale “geometrizzazione” fu possibile

utilizzarli e “costruirli” geometricamente partendo da proporzioni tra lunghezze tanto è vero che la

sezione aurea (un numero irrazionale) e le figure geometriche che da essa possono costruirsi è

manifesto di una bellezza la cui proporzione è radicata nell’irrazionale.

• Quale rapporto c’è tra algebra e geometria?

Nel 1600 emerse il contenuto “algebrico” degli Elementi di Euclide. In questo si trovò una

corrispondenza fra operazioni algebriche e geometriche come somma, prodotto ma anche

intersezioni tra curve. Anche le stesse forme geometriche sono esprimibili con equazioni algebriche.

• Qual è la pecca del calcolo dei volumi utilizzato dai Greci?

La teoria delle aree è sufficiente a calcolare l’area di una figura piana riconducendola a quella di un

quadrato. Ma ciò non è possibile per quanto riguarda i volumi infatti esistono figure come il tetraedro

la cui scomposizione in solidi più piccoli è infinita e ciò è dovuto al problema dell’irrazionalità.

• In che rapporto stanno il teorema di Talete e di Pappo?

In geometria euclidea Pappo si dimostra a partire da Talete ma nulla impedisce di assiomatizzare

Pappo come fa la geometria proiettiva e di derivare poi altri teoremi come quello di Talete.

In geometria proiettiva sarebbe impossibile dimostrare Pappo senza usare concetti euclidei.

• In cosa consiste la continuità nella visione cartesiana?

Per Cartesio la realtà è suddividibile in res cogitans e res estensa. Alla prima appartengono enti

gli enti matematici (intellettuali) alla seconda la matematica; ma i due mondi non sono separati vi

è infatti una corrispondenza di tipo biunivoco tra i punti del suo famoso piano e i punti reali -> vi è

dunque una continuità.

• Quali sono i due tipi di infinito?

L’infinito dei greci è un infinito potenziale basato sulla costruzione ne sono esempio le varie

tecniche di approssimazione quali il metodo di esaustione (per il calcolo di aree attraverso

approssimazioni successive) o la tecnica delle frazioni continue (dove attraverso una frazione

ricorsiva si approssimano numeri irrazionali con numeri razionali), o ancora il confinare un numero

irrazionale tra due numeri razionali sempre più vicini. -> Non si giunge mai ad una soluzione

definitiva bensì sempre approssimata nonostante sia possibile diminuire a piacere l’incertezza;

solamente ammettendo un numero infinito di passi si giungerebbe ad una certezza definitiva. ->

emerge qui anche la relazione tra irrazionale ed infinito

A tale visione dell’infinito si contrappone quella quattrocentesca di Nicola Cusano: l’infinito attuale

(statico, non basato sulla costruzione) che coincide con l’infinito assiomatica di Hilbert. Ma come

disse quest’ultimo per giungere ad un infinito di questo tipo la mente deve compiere un’impresa

enorme infatti tutta la realtà che ci circonda è finita -> è una negazione totale della finitezza naturale

che ci circonda.

• Perché l’ignoranza per Cusano è dotta?

Dio, l’Uno, è un infinito, un assoluto quindi inattingibile per la mente umana nella sua limitatezza.

Per questo motivo Dio è conoscibile solo negativamente: è solo negandogli ogni qualità finita ed

empirica che ci si può “avvicinare” a Dio.

Per quanto la nostra sapienza può diventare elevata vi sarà sempre una distanza infinita e senza

grado che ci separa da Dio -> la teologia negativa di Cusano è proprio questa, una conoscenza di

Dio che in realtà è ignoranza, ignoranza nel senso di Socrate “io so di non sapere”: una

separazione incolmabile dalla Verità che è infinita e assoluta mentre la nostra mente può conoscere

solo il finito; ma non va dimenticato che un’idea di Dio la abbiamo.

Infatti la mente umana sta a Dio come il poligono sta al cerchio -> vi si possono aggiungere quanti

lati si vuole ma non vi sarà mai coincidenza: Dio è il cerchio di lati infiniti, il poligono non vi sarà mai

lontanamente vicino in quanto sarà sempre possibile aggiungervi lati infinitamente.

• Che tipo di infinito è quello della visione cusanea?

Il Dio di Cusano è un assoluto, un infinito non in potenza ma in atto che è ragion d’essere di ogni

cosa: come l’unità è il principio di ogni numero e in ogni numero viene conservata.

La genialità di Cusano sta proprio nel risolvere il problema teologico dell’infinito divino

“trasformandolo” in un problema che si inserisce nel campo della matematica per poi risolversi nel

simbolo, anticipando di centinaia di anni i problemi che Newton e Leibniz affrontarono nella

formalizzazione del calcolo infinitesimale e le antinomie che questo generò che poi trovarono

soluzione tra Otto e Novecento nella matematica di Dedekind, Cantor e Hilbert.

• In che modo in Dio vi è coincidenza degli opposti?

Dio è assoluto, in esso vengono a coincidere massimo e minimo, ombra e luce in quanto identità e

contraddizione sono concetti applicabili solo al mondo della finitudine e non a quello di Dio.

Non può esserci più e meno in Dio altrimenti non sarebbe il massimo/minimo assoluto.

• In che modo la nostra mente può approcciarsi a Dio?

Il Creatore può essere contemplato come in uno specchio e per enigma. La nostra conoscenza può

essere quindi solo simbolica di Dio, ma quali simboli usare?

I simboli della matematica che sebbene abbiano legami al mondo materiale, se no non potremmo

immaginarli, per noi sono immagini certe e fermissime.

Infatti la matematica è l’unica conoscenza certa che può gettare un ponte tra i due mondi, per

analogia è ciò che in teologia fece la figura di Gesù Cristo, sintetizzando carne (natura umana) e

spirito (natura divina).

Cusano esemplifica mostrando come il cerchio e il triangolo possano diventare linea e la linea,

principio della geometria, diventare sfera -> ogni cosa ritorna al suo principio e il principio è in ogni

cosa.

Quindi prima applichiamo le proprietà delle figure finite a quelle infinite poi per astrazione all’infinito

stesso e semplice privo di figure.

• Che ruolo ha la congettura in Cusano?

Dato che la verità di Dio è inattingibile, ogni nostra congettura (intuizione che si avvicina sempre di

più alla verità) non può che essere parziale e limitata, ma non è qualcosa da scartare o da

disprezzare: nonostante la verità non soggiaci nella congettura, la verità risiede nella tendenza che

la stessa congettura tenda in modo infinito alla verità, motivo per cui nasce la congettura.

Sembrerebbe quasi che l’alterità congetturale tenta un’approssimazione della verità (infinito in atto)

come il poligono (in potenza) lo fa del cerchio.

• Qual è il grande problema che vuole risolvere Cusano?

Per spiegare la trinità Cusano, deve affrontare il passaggio da un infinito di tipo attuale (divino) ad

uno di tipo potenziale (umano, la congettura infatti si avvicina infinitesimamente alla verità) ed

individua la natura ibrida di Cristo come passaggio tra i due infiniti.

• Qual è la novità di Cusano?

Cusano tenta una conciliazione tra la matematica e la teologia, la prima è la via della certezza, la

seconda e la via di Dio, ma i simboli e gli enti matematici possono offrire il raccordo tra queste due

strade.

• In che modo la vacuità diviene conoscenza?

La dotta ignoranza insegna “che la conoscenza di Dio è più vicina al nulla che a qualcosa” come se

la vacuità diventasse una forma di conoscenza. Ciò avvenne anche quando Dedekind formalizzò e

definì i numeri irrazionali dando “sostanza” a quei buchi che separano i razionali.

Egli scrisse che non necessariamente lo spazio debba essere continuo ma che basterebbe un

nostro movimento mentale per creare nuovi punti, ed è ciò che egli fece.

Oppure quando Kant pose a fondamento della sua dottrina un giudizio analitico.

-> una conoscenza del Vuoto

• Cosa sono e a cosa servono le sezioni di Dedekind?

Le sezioni sono un costrutto matematico che permise nell’800 a Dedekind di definire

algebricamente e formalmente i numeri irrazionali senza ricorrere all’intuizione geometrica.

Una sezione è una partizione, in due classi, della retta razionale; se i due sottoinsiemi sono

sprovvisti rispettivamente di massimo e minimo allora la sezione identifica un numero irrazionale.

Grazie a questa nuova definizione la retta reale è completa e dotata di continuità, tanto è vero che

l’assioma che poggia sull’idea di Dedekind è detto di continuità.

L’introduzione di questi numeri andarono ad ampliare il concetto stesso di numero irrazionale che

non è più basato su un rapporto di razionali bensì con raffinamento arbitrario ed infinito, bensì

acquista validità propria al pari di un infinito di tipo attuale.

• Cosa sono i numeri per Dedekind e cosa significa contare?

Creazioni dello spirito umano che permettono di cogliere quantitativamente la diversità delle cose.

L’estensione dei reali agli irrazionali è lecita in quanto non snatura il numero, vi è ancora un

ordinamento ma se ne guadagna in completezza: ora è infatti possibile una corrispondenza

biunivoca fra i punti della retta e i numeri della linea numerica.

L’aritmetica (il contare) per Dedekind è una costruzione sequenziale in cui ogni numero nasce in

maniera induttiva dal precedente.

• Come vede i numeri Cassirer?

Analizzando la definizione di Dedekind, i numeri per Cassirer smettono di essere entità mentali

diventando funzioni. Il numero irrazionale di Dedekind nato dalla sezione è una relazione tra due

classi, perciò una sorta di “collante” tra tutti i punti precedenti e successivi -> ciò che colma il vuoto.

• Da dove nacque l’esigenza di una definizione algebrica?

La scoperta di geometrie non euclidee pose in crisi la visione euclidea pertanto nacque una certa

sfiducia nei confronti dell’intuizione geometrica. La definizione di Dedekind è legittimata dalla logica

mentre in precedenza l’intuizione geometrica non poteva avere una vera legittimazione se non

quella dell’esperienza troppo legata alla contingenza e alla soggettività.

• Esiste un solo tipo di infinito?

No, come dimostrò Cantor con l’argomento diagonale esistono differenti ordini di infinito.

I naturali, i pari, i dispari, i relativi ed i razionali sono dell’ordine aleph-0 -> la parte sta al tutto come

il tutto sta alla parte aleph-0

I reali invece hanno un grado di infinito superiore ovvero 2 (come la cardinalità dell’insieme

delle parti di N).

Come mostra l’esperimento mentale dell’Hotel Hilbert:

aleph-0 + aleph-0 = aleph-0 (infiniti ospiti)

aleph-0 x aleph-0 = aleph-0 (infiniti gruppi di ospiti infiniti)

L’argomento diagonale di Cantor ricorda la dimostrazione utilizzata da Euclide per mostrare

l’infinitezza dei numeri primi.

• Quale conoscenza ricerca il filosofo per Platone?

Il filosofo prova una tensione erotica nei confronti di una conoscenza di quella natura stabile delle

cose -> una conoscenza dell’essenza ideale. Ma essendo un amore disinteressato non sarebbero

così efficienti nel governare, d’altro canto i governanti essendo troppo interessanti ai propri interessi

finiscono all’estremo opposto: è necessaria una mediazione tra le due figure tanto che i filosofi

dovrebbero essere politici e i politici filosofi.

L’idea è una, pura e assoluta, come la verità cusanea: il Bene è Bene, ma nel mondo sensibile le

idee assumono tante sfumatura diverse, l’uomo saggio sa riconoscere il fattore accidentale e

giungere comunque al concetto puro. Per esempio la bellezza è un concetto a cui vi partecipano le

cose belle, ma sono due cose diverse e chi le confonde non è filosofo: il passaggio corretto è

comprendere che esistono cose belle che istanziano l’idea di bello

• Come concepisce la conoscenza Platone, nella Repubblica?

Per spiegare il cammino della conoscenza Platone, nel VI libro, utilizza la metafora della linea.

Separando in due segmenti sproporzionati il mondo noetico da quello sensibile.

Il primo illuminato dall’idea del bene il secondo dalla luce del sole; ed è evidente che vi è una

sproporzione, infatti il mondo sensibile è meno chiaro di quello intelligibile offrendo una conoscenza

appannata e confusa.

Il mondo visibile è a sua volta suddiviso in immagini come ombre e riflessi e in oggetti da cui

nascono ombre e immagini.

Il mondo noetico invece è suddiviso enti mentali ipotetici che sono gli oggetti pensabili ma ancora

condizionati come quelli matematici e in principi assoluti, le idee.

La conoscenza si fonda su un movimento dialettico: è dalla contrapposizione che emerge l’idea

pura; per esempio contrapponendo bianco e nero si giunge all’idea di colore.

La conoscenza è quindi così suddivisa: immaginazione, credenza, pensiero discorsivo, scienza

(episteme).

Quindi il numero matematico per Platone è una sorta di collegamento tra l’idea e il fenomeno. ->

Analogia con Cusano.

• Spiegazione del mito della caverna

Si immaginino in una grotta dei prigionieri che siano stati fin dalla nascita incatenati in modo tale da

poter fissare solo il muro davanti a loro. Dietro di questi vi è un fuoco e prima ancora una strada su

cui passano persone portanti varie oggetti e che talvolta parlano, in questo modo sulla parete della

caverna si proiettano le ombre di tali oggetti e si ode l’eco delle parole pronunciate dalle persone. I

prigionieri pensano che quello che hanno sempre sia la realtà interpretando ciò che vedono e

sentono come oggetti parlanti.

Dopodiché un prigioniero viene liberato e costretto a guardare l’ingresso della caverna rimanendo

abbaglianto dalla forte luce, ma pian piano potrà abituarsi e riconoscere le persone e gli oggetti più

reali delle ombre ma riuscendo a fatica ad osservare preferirà rimanere a fissare le ombre.

Analogamente se venisse costretto ad uscire dalla caverna faticherebbe tantissimo, accecato dal

sole, ad osservare la realtà.

Ma pian piano i suoi occhi si abituerebbero e inizierebbe ad osservare chiaramente, riflessi e ombre

degli oggetti fino ad osservare gli oggetti stessi ed infine direttamente il Sole. Una volta compreso

come la realtà è veramente vorrebbe tornare indietro nella caverna e raccontando la situazione agli

altri prigionieri verrebbe deriso e forse ucciso se provasse a liberarli.

In chiave metaforica viene qui descritto il cammino di conoscenza che percorre il filosofo destandosi

dall’oscurità del mondo sensibile sino a giungere allo splendore della verità rappresentata dal sole.

Il percorso è un percorso di arduo e doloroso che necessita di abituare gli occhi alla luce uscendo

dal doppio ordine di falsità delle ombre per giungere agli oggetti reali da cui derivano grazie al

fuoco, un falso sole ed infine per passare dalle ombre degli oggetti illuminati dal sole alla luce reale

e pura del sole stesso.

Ma il filosofo non si accontenta della verità e come un bodhisattva mosso da compassione, vuole

destare anche i suoi compagni dall’oscurità rischiando tuttavia di essere deriso ed ucciso.

• Spiegazione della figura paradigmatica

La figura paradigmatica rappresenta la fusione e tra i due mondi: quello dell’unità, della luce¸ in

contrasto con quello dell’alterità, dell’ombra. Tra luce e ombra vi è un rapporto di simultaneità

kantiana, infatti una emerge grazie al contrasto con l’altra. Quindi non vi deve essere una

separazione tra i due mondi ma una partecipazione infatti il mondo si pone nella loro intersezione.

Pertanto la contrapposizione tra luce e ombra platonica si risolve in una conciliazione nella figura

paradigmatica.

• Quale importanza riveste il numero 10 in Cusano?

L’anima per Cusano si divide in quattro momenti: la verità pura, l’1, l’intelligenza, il 10, la ragione,

il 100, e il corpo, il 1000.

La verità più pura, l’1, è indivisibile, senza parti, e scendendo verso stadi più bassi della

conoscenza ci si allontana sempre di più dall’unità ma in un certo senso essa è sempre conservata.

Infatti nel momento dell’intelligenza si è 10 volte lontani dall’unità ma l’unità nel 10 compare ancora.

Quindi ogni livello implica il successivo e conserva in qualche modo il precedente.

• Qual è l’analogia con l’animo platonico?

Anche l’animo platonica si divide in quattro momenti, tanto è vero che si parla di schema del 4:

immaginazione (ombre e riflessi), opinione (degli oggetti) , conoscenza discorsiva (e Platone ha

in mente la geometria) ed infine il pensiero puro (dell’idea).

• Che importanza riveste il numero in Cusano?

Il numero per Cusano ha la stessa struttura della verità infatti il numero sviluppa l’alterità in unità e

l’unità può regredire ad alterità: nei pari emerge si più l’alterità nei dispari invece l’unità infatti se si

provasse a dividerli per 2 rimarrebbe sempre un’unità fuori. Quindi l’alterità dei numeri conserva

l’unità dalla quale si sviluppano e l’unità ha in sé il potenziale per divenire alterità sommandosi a se

stessa.

Ogni numero è sempre più lontano dall’unità ma in qualche modo la conserva.

• Che analogia vi è tra il pitagorismo e l’atomismo democriteo?

L’unità pitagorica è in un certo senso l’”atomo” indivisibile del pensiero come l’atomo democriteo per

la realtà.

Ma per l’atomismo il problema dell’irrazionale è un problema enorme: se la materia è costituita di

atomi di lunghezza finita come è possibile che la diagonale di un quadrato abbiamo lunghezza

irrazionale?

• Quale ruolo ha la matematica nella dottrina platonica?

Attingendo dal pitagorismo Platone sposa l’idea dell’armonia numerica: il calcolo algebrico, nella

sua astrazione, fondato sui rapporti tra numeri è fondamentale all’armonia musicale. La geometria

invece oltre ad essere un valido aiuto per scopi pratici è fondamentale all’astronomia che descrive

l’armonia delle sfere celesti.

La matematica è il cammino della certezza e Platone ne assume il metodo per applicarlo alla sua

ricerca della verità, infatti la verità non si comunica ma il metodo per giungervi è insegnabile.

La matematica, e dunque il cammino verso la verità, si muove per ipotesi e attraverso un

movimento dialettico di conferma e smentita -> vi è un’analogia funzionale con la congettura di

Cusano.

• Parallelo tra la visione geometrica e l’alterità?

Come scrisse Leibniz, la verità suprema è una e può apparire come tale solo agli occhi di Dio. La

visione che può avere l’uomo è solo prospettica quindi una verità mediata, e alterata dallo stesso

occhio umano. Osservando gli oggetti noi ne abbiamo una visione prospettica infatti la verità

geometrica è un’altra: per esempio un cubo, non appare mai cubo all’occhio umano è solo

attraverso l’intuizione geometrica che può apparirci tale. In questo consiste l’alterità di Cusano, ogni

uomo ha una propria visione, una sua prospettiva e l’intelletto umano non può essere unico

pertanto ogni intelletto ha il proprio approccio alla verità attraverso la congettura.

Mentre la visione in pianta è unica il disegno prospettico è molteplice.

• Qual è la visione intellettuale suggerita da una visione prospettica?

Nonostante le immagini che abbiamo del mondo siano prospettiche, la nostra mente può concepire

figure geometriche euclidee. La geometria proiettiva porta l’immagine bidimensionale alla terza

dimensione grazie ad un punto che non esiste (matematicamente) ( e nemmeno per l’intelligenza)

ma che l’occhio, tuttavia, vede: il punto di fuga ove si incontrano all’orizzonte le rette parallele. ->

Avviene pertanto una conciliazione tra finito e infinito.

Il problema di tale conciliazione fu molto sentito in epoca rinascimentale e ne sono testimonianza

numerose raffigurazione pittoriche per esempio Lo sposalizio della Vergine di Botticelli in cui una

rappresentazione sacra viene rappresentata in uno spazio prospettico che ha tutta l’aria di essere

reale -> l’infinito del sacro posto nel finito del sensibile.

Furono diversi gli artisti che utilizzarono escamotage per rendere tale concetto: sproporzioni, “errori”

prospettici voluti, oggetti che si muovono il tutto a simboleggiare una frattura nella realtà sensibile

che accoglie quella divina.

• Come cambia il Rinascimento il rapporto tra scienza e arte?

Cassirer sostiene che fu la visione libera della fantasia ad instradare l’astrazione scientifica che

magari talvolta sfocia in qualcosa che non ha riscontro reale ma che ritrova validità nella sua

costruzione. Per esempio nel Divina Proporzione di Pacioli, Leonardo realizza illustrazioni di solidi

che non hanno un riscontro empirico ma che sono realizzati legittimamente per “induzione” sui lati

dai poliedri conosciuti. (Interessante il fatto che si scoprì poi che l’icosaedro è la forma molecolare

che assume il fullerene un composto chimico intermedio tra il micro e macrocosmo).

L’incontro tra scienza e arte avviene con l’invenzione della prospettiva che in un primo momento fu

d’interesse per i pittori e dunque per l’arte e poi richiese una formalizzazione geometrica tanto è

vero che fu costituita la geometria proiettiva la quale modellizza i concetti di prospettiva ed

orizzonte.

Questo si pone a favore della visione di Leonardo secondo cui l’arte e la scienza si fondino una

nell’altra di modo tale che la fantasia apra la strada all’intelletto. Su questo non sarà d’accordo

Galilei sostenendo invece che la fantasia non deve assolutamente entrare nella scienza o si

potrebbe ricadere nella superstizione.

È come se a scienza diventa arte e l’arte scienza. -> costruire uno spazio non più basato sulla

misura euclidea bensì sulla prospettiva.

• Qual è il pensiero di al-Kindi riguardo la visione dei “raggi”?

Sebbene segua la teoria ottica di Euclide non concorda con la sua visione geometrica. Infatti

sostiene la necessità di una geometria ottica che possa spiegare adeguatamente i raggi che non

sono vuote entità matematiche bensì qualcosa che ha la forza di operare.

Quindi già nella matematica araba del IX secolo era presente la necessità di una geometria più

naturale.

Al-Kindi desiderava una “naturalizzazione” dei raggi al pari dei punti e delle rette perché se non

fossero determinati allora non sarebbero percepibili.

• Vi è un disegno matematico nella natura?

La domanda può essere formulata anche così: la matematica è una scoperta oppure una

costruzione dell’intelletto umano? E che ruolo gioca la filosofia in tutto ciò?

Per i greci essendovi un logos nella realtà vi è una corrispondenza d’ordine tra la natura e la mente

umana, pertanto può esservi comprensione: per esempio Platone sostiene che il Demiurgo plasmi

la kora secondo logos. Analogo per il Dio della Genesi.


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Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MichaelTosi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia della scienza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Lupacchini Rossella.

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