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TRATTATO DI MAASTRICHT (1992) E

TRATTATO DI LISBONA (2009) :

IL TRATTATO DI MAASTRICHT (1992):

Nel 1993, a Maastricht, vengono fissati alcuni paletti, ribaditi e

aggiornati a Lisbona nel 2007, che oggi più che un obbligo,

rappresentano un obiettivo per i Paesi membri dell'UE. Il Fiscal

Compact (patto di bilancio Europeo), poggiato sul precedente

trattato di Maastricht, è entrato in vigore il 1° gennaio 2013 con

l'approvazione di 25 dei 27 Paesi dell'UE, inizialmente bocciato da

Gran Bretagna e Repubblica Ceca, ora ha ricevuto anche la

bocciatura da parte della Francia. Esso, tra le altre cose, prevede

l'obbligo per il paesi con un debito pubblico superiore al 60% del Pil,

di rientrare entro 20 anni.

CRITERI DI CONVERGENZA FISSATI DAL TRATTATO DI

MAASTRICHT :

Gli Stati membri debbano rispettare i seguenti parametri per

partecipare all’UME :

1)Tasso di inflazione non superiore dell’1,5% (rispetto a quello

medio dei tre paesi meno inflazionistici)

2) Disavanzo pubblico non superiore al 3% del PIL

3)Debito pubblico non superiore al 60% del PIL

4)Tassi di interesse nominali a lungo termine non superiori del 2%

(rispetto a quello medio dei tre paesi meno inflazionistici)

5)Rispetto per almeno due anni della banda stretta di

fluttuazione per il tasso di cambio delle monete.

Se un paese non rispetta questi parametri può incorrere in sanzione

ma l'eventuale avvio della procedura viene deciso tenendo conto dei

fattori che influenzano il ciclo economico e valutando 3 parametri, e

si deve essere fuori da tutti e tre: *Deviazione rispetto al Pil

potenziale; *Riduzione rispetto ai tre anni precedenti;

*Prospettive per i tre anni successivi.

A partire dal 2014 il Pil dovrà essere calcolato inserendo anche una

stima delle attività illegali come contrabbando, spaccio e

prostituzione e considerando i costi per ricerca e sviluppo

investimenti e non più costi.

DEFICIT E DEBITO PUBBLICO

Queste 2 variabili sono strettamente legate, poiché all'aumentare

del deficit, sale anche il debito pubblico. Il Deficit misura il

rapporto negativo tra le spese effettuare e le entrate dell'anno,

mentre il Debito pubblico è l'ammontare dei debiti che un paese ha

contratto nella sua storia verso creditori diversi come persone, enti,

imprese o altri paesi.

Qual'è lo scenario attuale? La recessione è già una realtà, i è

assistito al crollo dell'equity, le imprese non investono perchè si sono

ridotti i consumi, e quindi alla violenta discesa delle materie prime e

con la conseguente disoccupazione. Se un Paese riesce a rimanere nel

secondo paletto avendo un rapporto deficit/Pil inferiore al a 3%,

finisce per cadere sul primo (debito/Pil al 60%), oppure se supera i

primi 2 cade sul terzo. Cosa che accade ai virtuosi Canada e

Australia, e non alla Corea del Sud che li supera tutti e 3.

Se nemmeno gli Stati Uniti, la potenza economica del mondo, o gli

Stati che vivono i surplus grazie alle materie prime energetiche

come Arabia Saudita e Russia, rispetterebbero questi paletti dettati

dall'Europa ciò vuol dire che questi trattati sono troppo rigidi opure

che le economie più industrializzate non hanno più le forze per

adeguarvisi.

IL PATTO DI STABILITA' E CRESCITA (1999):

Il patto di stabilità e crescita fu firmato a Amsterdam nel 1997,

come parte integrante di quello dell’Unione europea; questo integra e

corregge i contenuti del Trattato di Maastricht . Il patto di

stabilità e crescita è il principale strumento sul quale si basa

l’orientamento e il coordinamento delle decisioni in campo economico

degli Stati membri. Il patto è stato adottato nel 1999 ,e

ulteriormente rafforzato a partire dal 2011.

I PRINCIPI CARDINE DEL PATTO DI STABILITA' ERANO :

-Rispettare un deficit pubblico vicino al pareggio o in surplus, nel

medio termine.

– Non superare il deficit annuale del 3% del PIL ;tranne nei casi di

una recessione eccezionale e improvvisa (maggiore di 0,75% del PIL).

LE SANZIONI PREVISTE PER CHI SFORA IL 3 % ERANO :

-Preavviso di infrazione (early warning) e rientro nell’anno successivo

-Deposito non remunerativo del 0,2% del PIL (più 0,1% per ogni

percentuale in più di sforamento)

I RISCHI :

-Il paese indebitato ha maggiori difficoltà a collocare il proprio

debito (maggiori tassi di interesse):

-Il rischio paese non dovrebbe contagiare gli altri paesi, anche

perché alla BCE non è permesso salvare un paese prossimo alla

bancarotta (no bail-out).

I PROBLEMI :

-I paesi non sono andati verso il pareggio del bilanciO;

–Difficoltà di mantenere elevati saggi di sviluppo del PIL.

IL NUOVO PATTO DI STABILITA' (2005) :

Minore rigidità nel rispetto del 3% del deficit annuale:

– Minore crescita rispetto al potenziale o crescita negativa ;

– Misure temporanee per riforme strutturali (effetti negativi di

riforme, pensioni o sanità) ;

– Rientro più flessibile e contrattato con le autorità europee •

Prescrizioni di medio termine :

– Il rientro del deficit deve tenere presente l’andamento del ciclo

economico e delle misure una tantum ;

– Il rientro può essere dello 0,5% all’anno con un bilancio in pareggio

fissato per il 2011 (per quasi tutti i paesi).

IL PATTO DI STABILITA' PROPOSTO DOPO LA

CRISI (2008-2010) :

Proposto dal Consiglio dei ministri Ottobre 2010

Maggiore rigidità nel rispetto del deficit e debito

pubblico:

-Sanzioni quasi immediate a maggioranza qualificata (voto pesato con

l’importanza economica dei paesi) ;

– Possiblità di sanzioni politiche con esclusione dal diritto di voto su

alcune materie (IN DISCUSSIONE)

Prescrizioni di medio termine :

– Costituzione di un fondo di garanzia di 500 miliardi di euro contro

il default dei singoli paesi

– Richiesta di modifica dei trattati per la costituzione e

funzionamento del fondo.

Il 7 giugno 2010 si è costituto il Fondo europeo di stabilità che

potrebbe e dovrebbe essere fatto intervenire a supporto dei paesi in

situazione di deficit tramite prestiti. Aiutandoli a consolidare la

propria posizione, i prestiti del Fondo rafforzerebbero la stabilità

dell'Uem. Tali prestiti dovrebbero imperniarsi su bassi tassi di

interesse e una severa condizionalità. Un consolidamento riuscito nei

paesi in situazione di deficit contribuirebbe a evitare la

ristrutturazione del debito e una crisi di fiducia nella sostenibilità

dell'Uem

IL TRATTATO DI LISBONA (2009) :

A differenza del Trattato costituzionale, che si proponeva di

abrogare i trattati precedenti, sostituendosi ad essi nella forma di

un unico trattato di codificazione, il Trattato di Lisbona è un

trattato “emendativo” tradizionale, nel senso che – come già i

Trattati di Maastricht, Amsterdam e Nizza - contiene le modifiche

da apportare ai trattati esistenti, ovvero al Trattato che istituisce

la Comunità Europea e al Trattato sull’Unione Europea.

Il nuovo trattato prevede :

1)Ampliamento del campo d’azione:

Istruzione, professionale, e

formazione salute, innovazione

tecnologie, trasporti e comunicazioni, dei

ambiente, protezione

consumatori.

2)Affermazione del Principio di Sussidiarietà:

L’Unione interviene quando gli obiettivi non possono essere conseguiti

in modo soddisfacente dagli Stati membri .ll principio di sussidiarietà

mira a stabilire il livello d’intervento più pertinente nei settori di

competenza condivisa tra l’UE e i paesi dell’UE. Può trattarsi di

un’azione su scala europea, nazionale o locale. In ogni caso, l’UE può

intervenire solo se è in grado di agire in modo più efficace rispetto

ai paesi dell’UE ai loro rispettivi livelli nazionali o locali.

3)Istituzione di un Fondo di coesione:

Per i paesi con reddito pro capite inferiore al 90% della media CEE si

rafforzamento le politiche strutturali e regionali (raddoppio dei

finanziamenti)

4)Accordo sulla Politica sociale:

siglato da 11 paesi (Regno Unito escluso)

LA CRISI DEL DEBITO SOVRANO (2010-

2012):

LA CRISI DEL DEBITO SOVRANO : LE

ORIGINI

GLI ANTEFATTI:

- Alcuni Stati Europei in periodi di forte crisi hanno continuato ad

emettere D.P. Per finanziare la G in deficit senza preoccuparsi di

sostenere la crescita e lo sviluppo con specifiche policy;

- Alcune B.O. (Banche Ordinarie) hanno scelto di investire la maggior

parte della loro liquidità in eccesso acquistando i predetti titoli

pubblici nella falsa consapevolezza di aver effettuato un

investimento sicuro e privo di rischio (A++,A+,......);

- Alcune B.O., per acquistare i titoli pubblici degli stati PIIGS hanno

emesso obbligazioni proprie o preceduto ad aumenti di capitale

(azioni).

I mercati finanziari non hanno condiviso la scelta delle B.O. (crescita

smisurata del portafoglio titoli pubblici). In particolare si è creato

un “pozzo di incertezza” nel quale agiscono almeno 3 spirali negative

che sono collegate a cascata tra loro:

1. Sfiducia nella ripresa economica degli stati PIIGS;

2. Sfiducia nella capacità dei paesi PIIGS di poter onorare i

propri titoli pubblici;

3. La crescente rischiosità di questi titoli pubblici fa emergere la

scarsa qualità dell'attivo delle B.O. che li detengono in

portafoglio facendo aumentare i costi della provvista.

Le B.O. sono sotto attacco per il loro errori e nei mercati finanziari i

loro titoli vengono svenduti indebolendo il loro patrimonio ed

impedendo cosi lo svolgimento della loro attività d intermediazione a

danno dei risparmiatori, delle imprese e della ripresa economica.

Il possibile rimedio a ciò può essere dato da politiche di crescita e

sviluppo sostenibili dei PIIGS tali da recuperare la fiducia dei

mercati sulla loro solvibilità e capacità di onorare i loro titoli

pubblici, che ridaranno cosi anche solidità alle banche.

LE ORIGINI :

La crisi del debito sovrano nell' Area Euro è dovuta alle

preoccupazioni per la sostenibilità del debito pubblico di diversi

paesi europei ed ha origine a fine 2009 in Grecia.

Ad Ottobre 2009 cominciano ad emergere significative differenze

tra le previsioni del governo uscente e la realtà dei conti pubblici.

Il rapporto deficit / PIL per il 2009 non è il 6%, come dichiarato, ma

il 12,7%, stima successivamente rivista fino al 13,6% vengono

rivelate le reali dimensioni del deficit greco (che la crisi importata

dagli USA ha ampiamente contribuito ad aumentare in misura

incontrollata) .

Dal 2001, anno della sua entrata nell Euro, il governo greco ha

stipulato accordi di swap con diverse banche d investimento.

Per anni le statistiche sull andamento del deficit (e

conseguentemente del debito) greco sono state falsate e

sottostimate. A Gennaio 2010 il debito greco era valutato 216

miliardi di euro. Il rapporto debito / P.I.L. superava il 140% alla fine

del 2010, il livello più elevato in Europa.

Il 70% del debito greco è detenuto da investitori esteri.

CRESCE PERTANTO LA PREOCCUPAZIONE DEGLI

INVESTITORI IN TITOLI DI STATO GRECI (poiché la

probabilità che la Grecia diventi insolvente si sta trasformando in

una realtà) : SCOPPIA LA CRISI DEL DEBITO SOVRANO .

Sono necessari interventi che consentano di evitare un default che

avrebbe conseguenze molto negative per la moneta unica.

I paesi dell’area dell’euro hanno quindi istituito il cosiddetto

meccanismo europeo di stabilità, che ha fornito ingenti prestiti ai

paesi più bisognosi; nel 2010 quindi, viene varato un piano di

salvataggio per la Grecia , in seguito anche al'Irlanda e al Portogallo.

Nel 2011 un secondo pacchetto di aiuti viene varato per la Grecia.

L intervento dei paesi europei avviene tramite la costituzione di

un fondo salva-Stati (EFSF, European Financial Stability

Facility). L istituzione dell EFSF non implica un impegno finanziario

diretto dei singoli stati. I governi europei offrono delle garanzie in

favore di questa società-veicolo, che a sua volta emette titoli

obbligazionari. Con i proventi di queste emissioni obbligazionarie, l

EFSF finanzia un programma di aiuti finanziari in favore della Grecia

(e in seguito anche di Irlanda e Portogallo).

L'APICE DELLA CRISI IN ITALIA :

Nel corso del 2011 la crisi si estende rapidamente ad altri paesi

europei: Italia (debito elevato e crescita molto bassa)e Spagna .

I tassi d interesse pagati sui titoli di stato dei PIIGS mostrano un

significativo aumento del differenziale di tasso rispetto ai titoli di

stato tedeschi ( spread rispetto al Bund).

Cosa determina la crescita dello spread rispetto ai titoli tedeschi? Il

calo del prezzo dei titoli di stato dei PIIGS rispetto a quelli

tedeschi sul mercato secondario.

Il mercato secondario è quello in cui vengono scambiati titoli di stato

che si trovano nei portafogli di famiglie, banche e imprese: gli

investitori quindi eludono i titoli pubblici di Italia e Spagna

preferendo di gran lunga attività ritenute sicure : i titoli di stato

tedeschi e americani.

A seguito di ciò, I PIIGS rischiano il default: la BCE , vincolata dal

mandato che vieta di farsi carico del debito dei singoli Stati, è

sempre più preoccupata della stabilità dell'euro € ; pertanto in una

lettera ufficiosa, viene richiesto all'Italia di anticipare il

“risanamento fiscale e riforme” in cambio di una promessa di

intervento sul mercato dei titoli pubblici nel caso in cui la crisi

(La BCE ha avviato, a partire dal Maggio 2010, un

dovesse inasprirsi.

programma di acquisti sul mercato secondario di titoli del debito

pubblico (Securities Market Programme):

Il governo italiano promette di varare una manovra che dovrebbe

condurre al pareggio di bilancio entro il 2013, con un anno di anticipo

rispetto ai piani precedenti;

Dal 7 agosto 2011 la BCE inizia ad acquistare titoli di Stato Italiani e

spagnoli nel mercato secondario;

Tra il luglio e l'agosto 2011, l'acuirsi delle tensioni sui mercati e le

forti pressioni europee costringono il governo Berlusconi alle

dimissioni; -Nel novembre 2011 ha cosi inizio il governo Monti.

La Banca Centrale Europea determina la politica monetaria per

N.B:

tutti i paesi dell 'area Euro. Ma le politiche fiscali sono lasciate ai

singoli Governi Da ciò deriva un asimmetria fra politica monetaria

unica e politiche fiscali nazionali.

Tuttavia la BCE, non potendo attuare politiche di quantitative easing,

deve sterilizzare l impatto sulla base monetaria di tali operazioni di

acquisto. Ogni settimana, la BCE attua operazioni di riassorbimento

della liquidità per un importo corrispondente al valore dei titoli

detenuti nel proprio portafoglio. Gli acquisti della BCE sul mercato

secondario possono limitare le tensioni sui mercati, ma non possono

risolvere il problema in modo strutturale.

MA...Sono i Governi nazionali,

responsabili per le politiche fiscali, a dover procedere con rigore

nella riduzione del deficit.!!! Ma i programmi di risanamento fiscale

richiedono un certo tempo e, soprattutto, gli effetti sulla riduzione

del debito si producono dopo diversi anni. ( Inoltre, la vicenda dalla

Grecia ha inoltre mostrato che i paesi più virtuosi (in particolare la

Germania) sono restii ad aiutare i paesi in difficoltà La ragione

principale è la mancanza di fiducia: un paese in crisi ha gestito male i

propri conti pubblici l aiuto (o la garanzia) di un paese virtuoso può

salvarlo dal fallimento d altra parte, una volta ricevuto l aiuto il

paese in difficoltà potrebbe continuare a gestire male i propri conti

pubblici perché la politica fiscale rimane sotto la sua sovranità).

LA RISPOSTA DELL'EUROPA ALLA CRISI :

Risposta coordinata da parte dei governi nazionali dell’UE, della

Banca Centrale Europea e della Commissione Europea:

•Impegno nei confronti dell’Euro e della stabilità finanziaria

•Nuovi mezzi per la gestione della crisi e riforma delle

normative: Meccanismo Europeo di Stabilità: fondi per le maggiori

difficoltà economiche in tutta l’UE, autorità di supervisione

finanziaria, nuove leggi per la stabilità delle banche

•Migliore governance economica;

Semestre europeo: procedura annuale per il coordinamento dei

bilanci pubblici Patto Euro Plus, trattato "Fiscal compact“: impegno

reciproco per la solidità delle finanze pubbliche.

LA RIFORMA DELLA GOVERNANCE :

Poichè la crisi economica ha evidenziato i limiti del Patto di Stabilità

e crescita (1-il patto non rende immune la stabilità finanziaria ed

economica dell'UE dagli squilibri macroeconomici e finanziari di un

singolo paese ; 2-non ha incentivi che permettono di ridurre il debito

diventa URGENTE attuare un cambiamento di

pubblico),

governance a livello europeo.

La nuova governance mira a :

-fornire una risposta valida alla crisi economica e finanziaria;

-promuovere l'attuazione della nuova strategia per la crescita e

l'occupazione (Strategia Europa 2020).

QUALI SONO LE RIFORME DELLA GOVERNANCE?

1)SEMESTRE EUROPEO (2011): creato nel 2010 come ciclo annuale

di coordinamento delle politiche economiche e di dialogo tra le

istituzioni europee, i governi e i parlamenti nazionali dell’UE. Nel

quadro di tale esercizio la Commissione svolge ogni anno una verifica

dello stato di salute delle economie e delle finanze dei paesi dell’UE

(«analisi annuale della crescita») e pubblica i relativi risultati a

novembre, che vengono poi discussi in maniera approfondita dalle

autorità nazionali e dell’UE. A maggio-giugno dell’anno successivo, la

Commissione formula delle raccomandazioni sulla politica economica e

di bilancio per ciascun paese (le «raccomandazioni specifiche per

paese»), che vengono successivamente discusse e adottate da tutti i

leader e ministri delle Finanze dell’UE. Le raccomandazioni servono a

rilanciare la crescita, promuovere la creazione di posti di lavoro,

migliorare le opportunità di istruzione, formazione e apprendistato,

aiutare le piccole e medie imprese ad accedere ai finanziamenti,

stimolare la crescita, promuovere la ricerca e l’innovazione e molto

altro ancora.

Sinteticamente , il semestre europeo ha l'obiettivo di :

-realizzare il coordinamento ex ante e in itinere delle politiche

economiche e di bilancio ;

-garantire la sorveglianza economica degli stati membri.

2)PATTO EURO PLUS (2011): Questo si propone di consolidare il

pilastro economico dell’UEM ampliando ulteriormente il

coordinamento delle politiche economiche a settori che ricadono

nella competenza nazionale, riguardanti soprattutto la competitività,

l’occupazione e la sostenibilità a lungo termine delle finanze

pubbliche. Il patto incorpora gli strumenti esistenti di

coordinamento delle politiche economiche, in particolare la strategia

Europa 2020, ed è coerente con il mercato unico.

3)SIX PACK (2011):"Six-Pack"si definisce il pacchetto di riforme

approvato dal Parlamento Europeo ad ottobre 2011 ed entrato in

vigore a partire dal 12 dicembre dello stesso anno. In estrema

sintesi si tratta di questo:per gli Stati che non si adegueranno

all'austerity, scatteranno multe europee pesantissimeche, a

seconda dei casi, sono nell'ordine dello 0,2% o 0,1% del Pil.

4)TWO PACK (2011):Il cosidetto Two Pack, nuovo pacchetto di

norme finanziarie introdotte il 30 maggio 2013, porta a

compimento il piano.

Si tratta di due ulteriori regolamenti (da cui il nome“Two Pack”) che

mirano a completare e rafforzare ilSix Pack, rendendo più efficaci

sia la procedura del semestre europeo sia la parte preventiva e

correttiva del Patto di stabilità e crescita; e precisamente:

-un regolamento sul rafforzamento della sorveglianza economica e

di bilancio degli Stati membri minacciati da serie difficoltà per la

propria stabilità finanziaria nell’eurozona;

-un regolamento recante disposizioni comuni per il monitoraggio e la

valutazione dei progetti di bilancio e per assicurare la correzione

dei disavanzi eccessivi degli Stati membri nell’eurozona.

FISCAL COMPACT = PATTO DI BILANCIO EUROPEO

(2012):

si tratta di un accordo intergovernativo europeo , sottoscritto da 25

Stati membri, che prevede una serie di norme comuni e vincoli di

natura economica che hanno come obbiettivo il contenimento del

debito pubblico nazionale di ciascun paese; sostanzialmente è

diventato sinonimo dell’austerità.

Il trattato prevede diverse cose, le più importanti sono :

-Inserimento del pareggio di bilancio(vale a dire un sostanziale

equilibrio tra entrate e uscite) di ciascuno Stato in «disposizioni

vincolanti e di natura permanente, preferibilmente costituzionale»

(in Italia fu inserito nella Costituzione con una modifica all’articolo

81, approvata nell’aprile del 2012);

-uno specifico “criterio di convergenza” , verso un valore di

riferimento per il rapporto debito/PIL (60%).

Il Patto di bilancio si incentra anzitutto nel vincolo sancito dal par. 1

dell’art. 3 del Trattato Fiscal Compact, che prescrive, alla lettera a),

che “la posizione di bilancio della pubblica amministrazione di una

parte contraente è in pareggio o in avanzo”. Ai sensi della lett. b),

essa “si considera rispettata se il saldo strutturale annuo della

pubblica amministrazione è pari all'obiettivo di medio termine

(OMT) specifico per il paese, quale definito nel patto di stabilità

e crescita rivisto, con il limite inferiore di un disavanzo

strutturale dello 0,5% del prodotto interno lordo ai prezzi di

mercato”. La norma prevede dunque un meccanismo incentrato sulla

fissazione di obiettivi di saldo specifici per Paese, ad ogni modo

soggetti a un limite generale di disavanzo fissato nello 0,5% del PIL.

Dunque non necessariamente un pareggio di bilancio, quanto piuttosto

il rispetto di un “equilibrio di bilancio”, da individuarsi nel rispetto di

un saldo prefissato che può, entro i limiti prestabiliti, essere anche

in lieve disavanzo.

A tal proposito, i saldi di finanza rilevanti ai fini delle valutazioni

sono :

-Indebitamento netto della PA (nominale): calcolato dall'ISTAT

sulla base del criterio della competenza economica. E' il saldo tra le

entrate e le spese finali, al netto delle operazioni finanziarie. Deve

essere inferiore al 3% del Pil.

-Indebitamento netto della PA (strutturale): calcolato dal MEF, si

ottiene sottraendo all'indebitamento netto nominale gli effetti del

una tantum;

ciclo economico e quelli delle misure

-Saldo primario: differenza tra l'indebitamento netto e la spesa per

interessi.

IL VINCOLO SULL'INDEBITAMENTO NETTO NOMINALE:

L’indebitamento netto è la differenza tra le entrate e le uscite

consolidate della pubblica amministrazione, calcolate secondo il

criterio di competenza economica, definita dal sistema europeo dei

conti nazionali. Tra le uscite sono conteggiate anche le spese per gli

interessi passivi (il servizio del debito) . Se il rapporto tra

l’indebitamento netto e il Pil supera il 3%, la Commissione Europea

propone l’apertura di una procedura per deficit eccessivi , che

comporta l’assunzione di impegni ben precisi su un percorso di

rientro.

L’Italia è già incappata per due volte nella procedura per disavanzi

eccessivi, nel 2005 (chiusa senza sanzioni nel 2008) e nel 2009.

L’ultima procedura si è conclusa con il 2012, anno in cui il rapporto

deficit/Pil è stato ricondotto al 3%, lo stesso valore conseguito

anche nel 2013 secondo le più recenti stime fornite dall’Istat .


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Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria.quartarone di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Basilicata - Unibas o del prof Lombardi Roberto.

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