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INGEGNERIA EDILE E DELLE COSTRUZIONI Protti Elisa

Ingegneria della sicurezza antincendio 5 Riassunto contenuti del corso

- Categoria A attività semplici a bassa pericolosità, solo con regole tecniche; il solo

professionista determina il progetto antincendio (nel rispetto delle norme tecniche)

- Categorie B e C attività semplici o complesse con grado di pericolosità, le regole

tecniche possono esserci o meno; il progetto antincendio deve essere approvato dai

VVF.

Categorie A B C

  

Predisposizione progetto  

Parere di conformità (approvazione VVF) (60/90 gg) (60/90 gg)

  

Esecuzione   

SCIA per inizio attività (*)

VVF

Controllo VVF (segue verbale favorevole sempre

a campione 

visita tecnica) ( rilascio C.P.I.)

Tempo totale 0 gg 60/90 gg 60/90 gg

Rinnovo conformità antincendio 5-10 anni 5-10 anni 5-10 anni

(*) Nella SCIA si esprime il titolare, nella relativa asseverazione il tecnico abilitato. Documentazione stabilita da D.M. 7.8.2012

Nulla Osta di Fattibilità (N.O.F.)

□ visite in corso d’opera

□ non aggravio di rischio

Sistema sanzionatorio prevenzione incendi

Violazione Sanzione

Codice penale penale

D.LGS. 139/06 penale, amministrativa

D.LGS. 81/08 penale, amministrativa

D.P.R. 37/08 amministrativa

L. 241/92 – 445/00 penale

I rischi di incendio: prevenzione e protezione

Obiettivi della prevenzione sicurezza vita umana/incolumità persone; tutela di beni e ambiente

Rischio = prodotto della frequenza con cui l’evento si verifica per la magnitudo (entità del danno che si

= × > 0

produce; danno inteso a persone e/o cose). 

Prevenzione riduzione della frequenza

(con attenzione ai fattori influenzanti le

cause di incendio)

Protezione riduzione della magnitudo

(contenimento e riduzione delle

conseguenze dell’incendio)

Sicurezza antincendio riduzione del

rischio!!

INGEGNERIA EDILE E DELLE COSTRUZIONI Protti Elisa

Ingegneria della sicurezza antincendio 6 Riassunto contenuti del corso

Elevata ottimale accettabile inaccettabile mortale

Medio-Alta

Medio-Bassa

Bassissima

Probabilità ↑ Trascurabile Modesta Notevole Ingente

Magnitudo

Quindi:

 riduzione di occasioni di rischio con misure preventive

 contenimento conseguenze con misure protettive:

protezione passiva caratteristiche costruttive, geometria vie di esodo, strutture e materiali; non

□ richiedono l’azione di un uomo o l’azionamento di un impianto

- Resistenza al fuoco REI (meccanica, tenuta dei fumi, isolamento termico)

- Reazione al fuoco (classi da 0 a 5)

- Compartimentazione

- Uscite di sicurezza, scale protette o a prova di fumo, vie di esodo opportunamente

dimensionate

- Superfici di sfogo per fumi e calore

- Piani di emergenza

protezione attiva presidi antincendi (impianti e mezzi di spegnimento, dispositivi di sicurezza,

□ illuminazione di sicurezza, squadra antincendio aziendale); richiedono l’azione di un uomo o

l’azionamento di un impianto 2

- almeno un estintore (visibile) ogni 150 m

- se possibile impianto idrico con idranti UNI 45 e UNI 70 e impianto rilevamento fumi

- possibilità di realizzare sistema di spegnimento automatico (acqua, CO , gas)

2

- scelta sistema di spegnimento in funzione dell’edificio

- formazione del personale (per rispettare tutte le prescrizioni da normativa in fase di

gestione)

02 . SOSTANZE ESTINGUENTI. MEZZI IDRICI DI ESTINZIONE FISSI, ESTINTORI DI INCENDIO PORTATILI

INGEGNERIA EDILE E DELLE COSTRUZIONI Protti Elisa

Ingegneria della sicurezza antincendio 7 Riassunto contenuti del corso

← Triangolo di Kinsley

Combustione reazione chimica sufficientemente rapida di

ossidazione di una sostanza combustibile, accompagnata da

sviluppo di fiamma, gas, fumo e luce; sprigiona energia.

+2 → +2

Fasi dell’incendio La durata delle fasi

dipende da:

quantità di

o combustibile

coinvolto;

distribuzione del

o carico di incendio

nel locale;

ampiezza area prima

o ignizione;

altezza combustibile

o fattore di

o ventilazione;

caratteristiche

o termiche locale.

1) Ignizione si differenzia per infiammabilità del combustibile o per possibilità di propagazione della

fiamma 

2) Propagazione si verificano:

Produzione gas tossici e corrosivi

□ Riduzione visibilità (causa fumo)

□ Incremento rapido temperature

□ Irraggiamento termico

□ 

3) Incendio generalizzato

omogeneizzazione della temperatura nel locale

□ aumento emissione fumi

□ propagazione a tutto volume del fronte fiamma

□ 

4) Estinzione si ha graduale attenuazione di tutti i fenomeni.

In alternativa:  

Propagazione e Incendio generalizzato Deflagrazione il fronte fiamma si muove a velocità

□ subsonica (v < 1227 km/h); p ≈ 78 p ;

iniziale

 

Propagazione e Incendio generalizzato Detonazione il fronte fiamma si muove a velocità

□ supersonica (v >> 1227 km/h); p ≈ 40 p .

iniziale

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Ingegneria della sicurezza antincendio 8 Riassunto contenuti del corso

Limiti di infiammabilità (superiori ed inferiori) valori percentuali (sostanza rispetto all’aria) oltre i quali

la sostanza non riesce a bruciare. 

Temperatura di infiammabilità (flash point) temperatura minima alla quale un liquido emette vapori in

quantità tale che questi brucino in aria ambiente.

Temperatura di ignizione temperatura minima alla quale una sostanza combustibile in condizioni di

>

infiammabilità prende fuoco ( ); energia da fornire a temperatura minima per

innescare l’incendio (maggiore dell’energia di attivazione).

Temperatura di combustione temperatura massima raggiunta dal combustibile durante incendio.

Autocombustione incendio senza apporto di energia (carbone, colori ad olio, stracci imbevuti di oli,

fieno…)

Contenuto dei fumi:

ossido di carbonio anidride solforosa perossido azoto

□ □ □

anidride carbonica ammoniaca aldeide acrilica

□ □ □

idrogeno solforato acido cianidrico fosgene

□ □ □

Fuoco su gas

Con velocità di uscita del gas alta si

ha minore velocità di propagazione

della fiamma.

Fuoco su liquido

INGEGNERIA EDILE E DELLE COSTRUZIONI Protti Elisa

Ingegneria della sicurezza antincendio 9 Riassunto contenuti del corso

Fuoco su solido

CLASSIFICAZIONE DEI FUOCHI

Classe A materiali combustibili solidi; combustione si manifesta gradualmente, con produzione

□ di fumo e braci più o meno incandescenti. Estinzione con acqua e alcune polveri.

Classe B liquidi infiammabili; combustione sviluppata da emanazione di vapori da parte di

□ liquidi; sviluppo immediato ed esteso, emissione notevole di fiamma e calore; no braci.

Spegnimento per separazione (tramite copertura) o soffocamento, con schiume, polveri o in certi

casi CO e acqua nebulizzata.

2 

Classe C gas infiammabili; no braci. Spegnimento per soffocamento o

□ separazione/disgregazione, con acqua, polvere, alogenati, gas estinguenti, CO o mezzi

2

meccanici. Prima cosa da fare: togliere l’alimentazione!!

Classe D materiali reattivi con aria e acqua. Spegnimento con polveri speciali.

□ 

Classe E apparecchiature elettriche varie (elementi sotto tensione). Spegnimento non con

□ acqua (a meno che non fortemente nebulizzata) ma con CO , alogenati, gas estinguenti.

2

Classe F apparecchi di cottura, oli, grassi ecc.

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Ingegneria della sicurezza antincendio 10 Riassunto contenuti del corso

AGENTI ESTINGUENTI

Acqua

□ Azione estinguente per: 

raffreddamento potenza teorica di raffreddamento di 2 litri/secondo (UNI 45) = 5.2

o MW; evapora però solo una parte dell’acqua erogata ( nella scelta del mezzo di

erogazione considerare il miglior modo di raggiungere il fuoco col getto e di avere le

condizioni ideali per evaporare in corrispondenza dell’incendio). 1 litro H O = 1640 litri

2

vapore

diluizione vapori infiammabili (che si miscelano col vapore acqueo)

o formazione di emulsioni schiumose (in presenza di certi prodotti liquidi).

o

Forme di utilizzo dell’acqua: 

- nebulizzata (gocce < 0.3 mm) Microdrop, Water Mist System (pressurizzazioni tra 2

bar e 200 bar; gocce tra 20 e 200 μm); Hi-Fog (gocce 50 μm, azione per raffreddamento,

diluizione e bloccaggio calore radiante) (μm = micron)

- frazionata (gocce ≈ 1 mm) erogata dai normali idranti; getti frazionati e non piani,

gocce più piccole vaporizzano più facilmente

- vapore d’acqua abbandonato perché non pratico (non immagazzinabile)

- additivata addizionata con agenti (tensioattivi o agenti bagnanti) tra l’1% e il 10%;

riduzione tensione superficiale acqua (goccia tende ad ellissoide sempre più allungato) e

creazione di micelle incapsulatrici del combustibile.

- schiume

Liquidi schiumogeni (cfr. UNI EN 13565:2009)

□ In base al rapporto tra volume liquido e volume schiuma si ha:

- a bassa espansione (x < 1/30)

- a media espansione (1/30 < x < 1/200)

- ad alta espansione (1/200 < x)

Gittata direttamente proporzionale a densità, inversamente proporzionale all’espansione. A pari

rapporto di espansione, scorrevolezza proporzionale a dimensioni bolle (decresce col rapporto

di espansione).

Azione estinguente per soffocamento (allontanamento comburente e saturazione dei vapori

infiammabili).

Polveri

□ Insieme opportunamente dosato di sali organici/inorganici con additivi; necessaria la

conservazione da secca. Dimensioni particelle da 10 a 75 μm. Estinzione per:

raffreddamento (assorbimento calore da parte della nube di polveri, che offusca inoltre

o l’irraggiamento contribuendo al contenimento dell’incendio e al suo raffreddamento)

anticatalisi (=inibizione della reazione di combustione) tramite cattura di radicali liberi

o

Estinguenti gassosi e vaporizzabili

□ 

Componenti impianto rivelatori (in ambiente), centrale, bombole (per immagazzinamento),

ugello (per erogazione). 

- Halons (idrocarburi alogenati) 1301 (classi A, B, C ed E ad allagamento totale, circa

47%; anche con persone ma con evacuazione immediata); 1211 (classi A, B, C ed E ad

allagamento totale, esclusa presenza di persone, squadra di intervento post-erogazione

con autorespiratori ecc); 2402 (classi B ed E ad uso locale su fiamma)

- N utilizzo a saturazione globale o come gas inerte per abbassamento tenore di O

2 2

- CO più pesante dell’aria, tendenza a stratificarsi. Spegnimento per soffocamento

2

(concentrazione 3050%, permanenza di circa 10 min. per combustibili solidi).

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Ingegneria della sicurezza antincendio 11 Riassunto contenuti del corso

Formazione di “neve carbonica” per il rapido abbassamento della temperatura durante la

3

vaporizzazione (1 kg CO liquida = 500 litri vapore = 0.5 m vapore).

2

- riduzione di O riduzione tenore di O per cattura di O o per immissione di gas inerti

2 2 2

o per combinazione di entrambe (sotto al 21% di O non è possibile la combustione). Il

2

locale da proteggere deve essere adeguatamente compartimentato; inoltre: posti di

lavoro solo saltuari, accessi controllati o con filtri per mantenimento atmosfera, rete

distribuzione gas sostitutivo, impianto generazione gas sostitutivo e relativo polmone di

raccolta, impianto di cattura O , monitoraggio continuo parametri atmosfera, squadra di

2

pronto intervento a disposizione.

- sostitutivi degli idrocarburi

- alogenati

Aerosol

□ Agente estinguente a saturazione globale, nato in sostituzione degli impianti ad Halon.

Spegnimento:

raffreddamento tramite sottrazione di energia per calore latente

o anticatalisi per cattura dei radicali liberi OH e creazione di idrossido di potassio e

o carbonato di potassio

Per classi A, B, C (con limitazioni legate alla riaccensione dei gas), E (buon dielettrico).

PROTEZIONE

(riferimento: UNI 10779)

Protezione interna = protezione contro incendio attraverso idranti a muro o naspi, per primo

□ intervento da distanza ravvicinata, tali da essere utilizzabili dalle persone operanti all’interno

dell’attività; realizzabile anche con apparecchi all’esterno dell’edificio; riferita ad un singolo

compartimento antincendio.

Protezione esterna = protezione mediante idranti a colonna soprasuolo e/o sottosuolo con

□ relativa attrezzatura di corredo, per consentire la lotta contro l’incendio quando è impossibile

operare da vicino; azione essenzialmente di contenimento; utilizzata da persone specificamente

addestrate; riferita all’edificio complessivo (non ai singoli compartimenti).

Protezione interna Protezione esterna

Idranti a muro, naspi Idranti a colonna

Dispositivi in interno o in esterno Dispositivi in esterno

Distanza ravvicinata Da lontano

Personale anche non specializzato Personale specializzato

Riferimento al compartimento Riferimento all’edificio

APPARECCHI DI PROTEZIONE

Idranti a muro.

□ 3

- UNI 45 portata minima = 0.002 m /s (= 120 l/min), pressione minima residua

all’ingresso 0.2 MPa (2 bar)

(1=manometro, 2=valvola intercettazione, 3=tubazione flessibile, 4=lancia erogazione)

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Ingegneria della sicurezza antincendio 12 Riassunto contenuti del corso

Per l’utilizzo va srotolata tutta la manichetta, facendola scorrere al suolo. Ammissibili

manichette da 25 m.

- USA 45

Idranti a colonna

□ In esterno, soprasuolo o sottosuolo; devono essere antigelo. DN 70

3

- prestazione normale portata minima = 0.005 m /s (= 300 l/min), pressione minima

residua all’ingresso 0.3 MPa (3 bar) 3

- prestazione elevata portata minima = 0.005 m /s (= 300 l/min), pressione minima

residua all’ingresso 0.4 MPa (4 bar) (1=manometro, 2=attacco di uscita, 3=lancia erogazione

con bocchello calibrato, 4=tronchetto di prova)

Naspi. Ammissibili manichette da 30 m.

□ 3

- prestazione normale portata minima = 0.000584 m /s (= 35 l/min), pressione minima

residua all’ingresso 0.2 MPa (2 bar) 3

- prestazione elevata portata minima = 0.001 m /s (= 60 l/min), pressione minima

residua all’ingresso 0.3 MPa (3 bar) (1=manometro, 2=valvola di

intercettazione, 3=tubazione semirigida,

4=lancia di erogazione)

Idranti a muro e naspi posizionati in modo che ogni parte dell’attività e dei materiali pericolosi sia

raggiungibile con il getto di almeno un idrante/naspo; ogni punto dell’area protetta deve distare max 20

m da essi. Idranti/naspi a tutti i piani, presso uscite di emergenza o vie di esodo ma tali da non

ostacolare l’esodo. In caso di filtro, in entrambi i compartimenti.

Idranti a colonna distanza tra loro max 60 m; distanziati da pareti perimetrali (510 m); area di

accessibilità r = 2 m.

UNI 10779 Requisiti costruttivi e prestazionali minimi da soddisfare nella progettazione, installazione

ed esercizio di impianti idrici antincendio permanentemente in pressione, per alimentazione di idranti e

naspi o per reti a secco. Novità introdotte:

Lancia erogatrice dotata di valvola per regolare e dirigere il getto d’acqua; attrezzature

□ permanentemente collegate alla valvola di intercettazione

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Ingegneria della sicurezza antincendio 13 Riassunto contenuti del corso

Attacco autopompa bocche di immissione accessibili in modo agevole e sicuro (anche

□ durante incendio; eventuale pozzetto apribile facilmente). Pressione massima attacco di mandata

= 1.2 MPa. 

Pressione residua misurata in un certo punto del sistema durante l’erogazione di una certa

□ portata.

Impianti – componenti: 

alimentazione idrica deve garantire la portata e la pressione richiesta, assicurare i tempi

□ previsti di erogazione.

- dedicata 

- promiscua quando c’è solo protezione interna o è al servizio di questa; ammessa

come derivazione da sistema alimentazione idrico generale; deve garantire le prestazioni

dell’impianto antincendio in contemporanea alla domanda nominale del sistema idrico.

Importanti: dispositivo di ritegno; indipendenza impianto antincendio dal resto.

rete di tubazioni fisse permanentemente in pressione (preferibilmente ad anello), uso esclusivo

□ antincendio

attacco/i di mandata autopompa

□ valvole di intercettazione

□ idranti e/o naspi

Livelli di pericolosità

Livello 1 quantità e/o combustibilità materiali basse, oppure basso rischio di incendio (in

□ termini di probabilità di innesco, velocità di propagazione, possibilità di controllo da parte delle

squadre di soccorso). Attività: civile abitazione, scuole (tutte), servizi aziendali,

Livello 2 presenza non trascurabile di materiali combustibili, moderato rischio di incendio.

□ Attività: settore alimentare, fabbriche acque minerali e birra, prosciuttifici, salumifici, caseifici,

fabbriche gelati, macelli, biscottifici e pasticcerie, pastifici, zuccherifici, impianti estrazione oli,

riserie, produzione caffè-tè-tisane-spezie.

Livello 3 notevole presenza di materiali combustibili ad alto rischio di incendio. Attività:

□ distillerie, reparti verniciatura, lavaggio con infiammabili, produzione oli/vernici, chimica di

infiammabili e combustibili, esplodenti, depositi (anche temporanei) con altezza impilamento

superiore al limite.

Livello pericolosità Protezione interna Protezione esterna Durata

2 idranti UNI 45

oppure ≥ 30

1 generalmente non prevista

4 naspi a prestazione minuti

□ normale

3 idranti UNI 45

□ 4 attacchi DN 70 a prestazione ≥ 60

2 oppure normale minuti

4 naspi a prestazione elevata

□ 4 idranti UNI 45

□ 6 attacchi DN 70 a prestazione ≥ 120

3 oppure elevata minuti

6 naspi a prestazione elevata

ESTINTORI

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Ingegneria della sicurezza antincendio 14 Riassunto contenuti del corso

Presidio principe per azione immediata, all’inizio dell’incendio. Mezzo di estinzione composto di:

contenitore dell’estinguente, propellente /15-16 bar), valvola/valvola di funzionamento, ugello di

diffusione. 

portatili (fino a 20 kg) durata della scarica circa 10-15 secondi

□ 

carrellati (da 20 a 150 kg) durata della scarica fino a 100 secondi; servono due operatori

Agenti estinguenti:

polvere classi A, B, C; spegnimento per soffocamento e anticatalisi chimica

□ 

CO classi B, C; solo soffocamento

□ 2 

acqua classe A; raffreddamento

□ 

schiuma classi A, B; raffreddamento e soffocamento

□ 

Da D.M. 10.3.1998 criteri per scelta estintori per incendi classe A e B:

numero piani

- 

superficie in pianta (distanza massima percorribile per utilizzare estintore 30 m)

- specifico rischio di incendio

-

Capacità di estinzione correlata a entità incendio.

Posizione estintori (in interno):

preferibilmente su vie di esodo prossima a luoghi di pericolo incendio

□ □

a muro, posizione segnalata e di facile all’interno del locale a rischio se

□ □

individuazione presidiato, altrimenti anche esterno

vicino alle uscite e all’inizio di corridoi

□ chiusi

Manutenzioni: 6 mesi per manutenzione periodica +

Tipo estintore revisione collaudo

polvere 36 mesi 144 mesi

□ CO 60 mesi 120 mesi

□ 2

H O (serbatoio in acciaio con estinguente premiscelato) 24 mesi 72 mesi

□ 2

H O (serbatoio in acciaio con acqua o serbatoio inox od alluminio) 48 mesi 96 mesi

□ 2

Halon 72 mesi 144 mesi

03 . TERMINI, DEFINIZIONI E SIMBOLI GRAFICI DI PREVENZIONE INCENDI

 

D.M. Interno 3.8.2015 Approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi riferimento a…

 

D.M. 30.11.1983 Termini, definizioni generali e simboli grafici di prevenzione incendi.

COMPARTIMENTAZIONE = parte della costruzione organizzata per rispondere alle esigenze della

sicurezza in caso di incendio e delimitata da elementi costruttivi idonei a garantire la capacità di

compartimentazione, sotto azione del fuoco e per un dato intervallo di tempo. Se non prevista è l’intero

edificio.

FILTRO A PROVA DI FUMO = vano delimitato da strutture con resistenza al fuoco REI predeterminata

(minimo 60) dotato di 2 o più porte con congegni di autochiusura con REI predeterminata (minimo 60),

2

con camino di ventilazione di sezione minima 0.1 m sfociante al di sopra della copertura oppure vano

con stesse caratteristiche di resistenza al fuoco mantenuto in sovrappressione ad almeno 0.30 mbar (=

INGEGNERIA EDILE E DELLE COSTRUZIONI Protti Elisa

Ingegneria della sicurezza antincendio 15 Riassunto contenuti del corso

2

30 Pa) oppure areato direttamente verso l’esterno con apertura libere di minimo 1 m (esclusione

condotti).

FILTRO = compartimento antincendio avente classe REI minimo 30 minuti, due o più porte almeno E 30

2

con autochiusura, carico di incendio specifico q ≤ 50 MJ/m .

f

USCITA = apertura atta a consentire il deflusso di persone verso luogo sicuro, altezza minima 2 m

LUOGO SICURO = spazio scoperto separato da altri compartimenti mediante spazio scoperto o filtri a

prova di fumo con caratteristiche idonee a ricevere e contenere un predeterminato numero di persone

(statico) o a consentirne il movimento ordinato (dinamico). Può essere anche la pubblica via od ogni altro

spazio scoperto esterno alla costruzione collegato alla pubblica via in ogni condizione di incendio (no

2

pericolo di crolli e irraggiamento massimo 2.5 kW/m ).

PERICOLO DI INCENDIO = proprietà o qualità intrinseca di determinati materiali/attrezzature oppure di

metodologie e pratiche di lavoro/utilizzo ambiente con potenziale di causare un incendio.

RISCHIO DI INCENDIO = probabilità che si raggiunga il livello potenziale di accadimento di incendio e

che si verifichino conseguenze dell’incendio sulle persone presenti.

VALUTAZIONE DEI RISCHI DI INCENDIO = procedimento di valutazione dei rischi di incendio in un

luogo di lavoro, derivante dalle circostanze del verificarsi di un pericolo da incendio.

USCITA DI PIANO = consente alle persone di non essere ulteriormente esposte al rischio diretto

dell’incendio; può essere

- uscita direttamente su luogo sicuro

- uscita su percorso protetto verso uscita immettente su luogo sicuro

- uscita su una scala esterna

VIA DI USCITA (per emergenze) = percorso senza ostacoli al deflusso che consente agli occupanti di

raggiungere un luogo sicuro

AFFOLLAMENTO = numero massimo ipotizzabile di lavoratori/persone in un luogo di lavoro o una sua

determinata area.

PERCORSO PROTETTO = percorso con adeguata protezione contro gli effetti di un incendio; può

costituito da corridoio protetto, scala protetta oppure scala esterna.

SPAZIO CALMO = luogo sicuro statico contiguo/comunicante con via di esodo, tale da garantire la

permanenza di persone con ridotte o impedite capacità motorie in attesa dei soccorsi, senza costituire

intralcio alla fruibilità delle vie di esodo o all’esodo stesso.

CORRIDOIO CIECO = corridoio o porzione di corridoio dal quale è possibile l’esodo in un’unica

direzione; lunghezza calcolata dall’inizio del corridoio fino all’incrocio con un corridoio dal quale sia

possibile l’esodo in almeno due direzioni, o fino al più prossimo luogo sicuro/via di esodo verticale

(contare anche percorso d’esodo in unica direzione all’interno dei locali serviti dal corridoio cieco stesso).

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Ingegneria della sicurezza antincendio 16 Riassunto contenuti del corso

ESODO ORIZZONTALE PROGRESSIVO = modalità di esodo che prevede lo spostamento dei degenti in

un compartimento adiacente che li contenga e protegga fino all’estinzione dell’incendio/esodo in un

successivo compartimento.

PERCORSO ORIZZONTALE PROTETTO = percorso di comunicazione orizzontale o sub-orizzontale

protetto da elementi con caratteristiche di resistenza al fuoco adeguate, con funzione di collegamento

tra compartimenti o adduzione verso luogo sicuro.

PIANO DI USCITA DALL’EDIFICIO = piano dal quale sia possibile l’evacuazione direttamente su luogo

sicuro all’esterno dell’edificio, anche tramite percorsi orizzontali protetti.

PIANO DI RIFERIMENTO = esodo direttamente all’esterno dell’edifico; solitamente piano della strada

(pubblica o privata).

PERCORSI ALTERNATIVI = da un dato punto se formano tra loro angolo minimo 45°.

MALL = galleria interna coperta, anche su più piani; uscite in posizione contrapposta, h = 7 m e

min

2

√7H;

larghezza = carico specifico di incendio ≤ 50 MJ/m . Altezza = h massima misurata dal piano

minima

accessibile ai VVF fino all’estradosso del soffitto del più elevato locale per attività commerciale.

CARICO DI INCENDIO = potenziale termico netto della totalità dei materiali contenuti in uno spazio,

corretto in base ai parametri indicativi della partecipazione alla combustione; espresso in MJ (1 MJ =

0.054 kg legna equivalente).

RESISTENZA AL FUOCO = strategia di protezione riguardante la capacità portante in caso di incendio

per una struttura, una parte della struttura o per un elemento strutturale, nonché la capacità di

compartimentazione rispetto all’incendio per elementi di separazione sia strutturali che non strutturali.

Dal 18 ottobre 2013 Nuova segnaletica di sicurezza (da UNI EN ISO 7010:2012)

SEGNALETICA DI SICUREZZA = riferita ad un oggetto, ad un’attività o ad una situazione determinata,

fornisce un’indicazione o una prescrizione concernente la sicurezza o la salute sul luogo di lavoro e che

utilizza: 

Cartello mediante una combinazione di forma geometrica, di colori e di un

□ simbolo/pittogramma fornisce un’indicazione determinata, la cui visibilità è garantita da

illuminazione sufficientemente intensa.

- segnale di divieto vieta un comportamento potenzialmente pericoloso

- segnale di avvertimento avverte di un rischio/pericolo

- segnale di prescrizione prescrive un determinato comportamento

- segnale di salvataggio/soccorso indicazioni su uscite di sicurezza e mezzi di

soccorso/salvataggio

- cartello supplementare

Colore di sicurezza colore cui è assegnato un significato determinato

□ 

- rosso divieto, pericolo, alt, dispositivi di interruzione di emergenza, materiale ed

attrezzature antincendio (identificazione ed ubicazione)

- giallo avvertimento, attenzione, verifica

- azzurro prescrizione, azione/comportamento specifico, obbligo di un mezzo di

sicurezza personale

INGEGNERIA EDILE E DELLE COSTRUZIONI Protti Elisa

Ingegneria della sicurezza antincendio 17 Riassunto contenuti del corso

- verde salvataggio/soccorso, porte, uscite, percorsi, postazioni, locali, situazioni di

sicurezza, ritorno alla normalità

Simbolo/pittogramma immagine che rappresenta una situazione o che prescrive un

□ determinato comportamento, usata su un cartello/una superficie luminosa

Segnale luminoso

□ Segnale acustico

□ Comunicazione verbale

□ Segnale gestuale

□ 

Quando il datore di lavoro fa ricorso alla segnaletica di sicurezza rischi che non possono esser evitati

o sufficientemente limitati, anche a seguito della valutazione.

Accorgimenti su segnaletica:

no altre segnaletiche/fonti emittenti che turbino visibilità o udibilità;

□ no troppi cartelli vicini tra loro;

□ non usare in contemporanea segnali luminosi confondibili;

□ non usare in contemporanea segnali sonori;

□ non usare segnale sonoro se rumore di fondo troppo intenso.

04 . CLASSIFICAZIONE DI REAZIONE AL FUOCO ED OMOLOGAZIONE DEI MATERIALI AI FINI DELLA

PREVENZIONE INCENDI

D.M. Interno 26.6.1984 Classificazione di reazione al fuoco ed omologazione dei materiali ai fini della

prevenzione incendi 

D.M. Interno 3.9.2001 Modifiche ed integrazioni al decreto 26.6.1984 concernente classificazione di

reazione al fuoco ed omologazione dei materiali ai fini della prevenzione incendi.

Definizioni 

Materiale componente/componenti variamente associati che può/possono partecipare alla

□ combustione a seconda della propria natura chimica e delle effettive condizioni di messa in

opera per l’utilizzazione.

- Materiale isolante = manufatto commercializzato come tale

- Componente isolante = nei materiali isolanti è l’elemento con specifica funzione di

isolante

- Materiale isolante in vista (ricoperto anche solo da tappezzeria/tinteggiatura)

- Materiale isolante non in vista (non suscettibile di essere direttamente investito dalla

fiamma; anche isolamento a cappotto).

Reazione al fuoco grado di partecipazione di un materiale combustibile al fuoco al quale è

□ sottoposto; classi da 0 a 5 all’aumentare della partecipazione alla combustione. La classe di

reazione al fuoco è strumento prescrittivo di protezione passiva (per ridurre velocità

propagazione incendio e aumentare i tempi di evacuazione).

Omologazione di materiale ai fini della prevenzione incendi procedura con la quale viene

□ provato il prototipo di materiale, certificata la classe di reazione al fuoco ed emesso dal Ministero

il provvedimento autorizzante la riproduzione del prototipo (prima dell’immissione su mercato).

Il produttore fa domanda allegando scheda tecnica. Se la prova è eseguita da Laboratori le

procedure devono essere le stesse del C.S.E. e al C.S.E. deve essere inviata copia della scheda

tecnica e del certificato di prova e campionatura testimone.

INGEGNERIA EDILE E DELLE COSTRUZIONI Protti Elisa

Ingegneria della sicurezza antincendio 18 Riassunto contenuti del corso

Certificato di prova rilasciato da Centro Studi ed Esperienze (C.S.E.) del Ministero dell’Interno o

□ da altro Laboratorio riconosciuto dal Ministero; viene certificata la classe di reazione al fuoco del

componente, il cui modello deve essere conforme a quanto predisposto da C.S.E..

Produttore fabbricante o chiunque apponga marchio o segno distintivo, chi importa e/o

□ commercializza il materiale.

Marchio di conformità indicazione permanente ed indelebile apposta dal produttore; riporta

□ - nome/segno distintivo produttore;

- anno di produzione;

- classe di reazione al fuoco;

- estremi dell’omologazione.

Dichiarazione di conformità dichiarazione del produttore attestante la conformità del

□ materiale al prototipo omologato. Riporta anche gli estremi di omologazione.

Campionatura testimone materiale contrassegnato e conservato presso il laboratorio di prova,

□ eliminabile dopo 5 anni dal rilascio del certificato di prova.

Metodi di prova 

UNI ISO 1182 prove al fuoco – prodotti edilizi – prove di non combustibilità

□ 

UNI 8456 materiali combustibili investiti da fiamma su entrambe le facce; reazione al fuoco

□ mediante applicazione di piccola fiamma

UNI 8457 materiali combustibili investiti da fiamma su una sola faccia; reazione al fuoco

□ mediante applicazione di piccola fiamma

UNI 9174 reazione al fuoco di materiali sottoposti a piccola fiamma d’innesco in presenza di

□ calore radiante

UNI 9175 reazione al fuoco di mobili imbottiti sottoposti a piccola fiamma

Parametri di prova

Prova di non combustibilità:

velocità di combustione

□ tempo di post-combustione

□ tempo di post-incandescenza

□ zona danneggiata

□ gocciolamento

□ posizione (parete/pavimento/soffitto/sospeso ecc.)

□ preparazione (es. cicli di lavaggio)

□ 

D.M. 14.1.1985 elenco materiali non combustibili (classe 0) che non necessitano di atto di

omologazione e quindi di prova di non combustibilità

materiali da costruzione a base di ossidi metallici o composti inorganici privi di

- legamenti organici

materiali isolanti con fibre minerali privi di legamenti organici

- materiali costituiti da metalli con o senza finitura superficiale inorganica

-

Per ogni materiale c’è uno specifico metodo di prova per la sua classificazione. Organizzazione elenco

per: elementi strutturali, materiali di completamento, installazioni tecniche, materiali di arredamento,

materiale scenico.   

PROCEDURA: domanda del produttore prova rilascio certificato di prova domanda al Ministero,

 

con allegati certificato di prova omologazione (validità 5 anni) rinnovo su domanda del produttore

INGEGNERIA EDILE E DELLE COSTRUZIONI Protti Elisa

Ingegneria della sicurezza antincendio 19 Riassunto contenuti del corso

(ripetizione prova solo se ci sono state modifiche; in caso di modifica l’omologazione decade

automaticamente)

Revoca se viene riscontrata errata attribuzione della classe di reazione al fuoco o difformità dal

prototipo omologato (segue divieto di apposizione marchio di conformità).

Procedure analoghe per materiali da classificare ma non ai fini dell’omologazione (ad esempio già in

opera) scheda tecnica sostituita da scheda descrittiva.

Controlli a campione presso le sedi di produzione e/o deposito pre-commercializzazione

verifica idoneità apparecchiature di prova

□ verifica riproducibilità dei risultati di prova

□ verifica di certificati di laboratorio (con ripetizione prove presso C.S.E.)

Commercializzazione

Da D.M. 5.8.1991 disposizioni sulla commercializzazione in Italia di materiali omologati in Stati membri

Unione Europea

Direttiva per i Prodotti da Costruzione (CPD) per facilitare la libera circolazione dei prodotti da

costruzione nel mercato interno attraverso ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e

amministrative relative. criteri uniformati per valutazione rischio incendio, sulla base delle esigenze di

tutti gli stati membri.

Materiale da costruzione = qualsiasi prodotto fabbricato al fine di essere permanentemente incorporato

in opere da costruzione (edifici e opere di ingegneria civile).

Sistema europeo di classificazione della prestazione al fuoco di prodotti da costruzione

RESISTENZA AL FUOCO Eurocodici

□ 

REAZIONE AL FUOCO Euroclassi

□ Regolata da UNI EN 13501-1-:2009. Necessaria comunque omologazione nazionale in Italia (a

meno che sia obbligatoria la marcatura CE). Classi per prodotti da costruzione, pavimenti,

prodotti di forma lineare per isolamento termico di condutture, cavi elettrici.

- Classi A1 e A2 materiali incombustibili

- Classi da B a F bruciano, F = non classificato

- Classificazione dei fumi, da s0 (assenti) a s3

- Classificazione gocciolamento, da d0 (assente) a d3 (elevato)

  

- Lettere aggiuntive: nessuna impiego a parete e soffitto; FL a pavimento; L

installazioni tecniche a prevalente sviluppo lineare.

Parametro misurato Metodi di prova italiani Metodi di prova europei

 

infiammabilità 

velocità propagazione fiamma 

produzione fumo 

sviluppo calore  

gocciolamento 

Indice di crescita dell’incendio FIGRA

La conformità alle specificazioni tecniche armonizzate consente l’apposizione della marcatura CE.

Sostituisce inoltre ogni marcatura nazionale obbligatoria con scopo analogo. Comprende:

- lettere CE + informazioni addizionali

INGEGNERIA EDILE E DELLE COSTRUZIONI Protti Elisa

Ingegneria della sicurezza antincendio 20 Riassunto contenuti del corso

- indicazioni su caratteristiche varie del prodotto (nella documentazione di

accompagnamento)

 

Marcatura CE su prodotto; dichiarazione CE e certificato CE di conformità in possesso del

fabbricante, che deve garantire la disponibilità su richiesta delle autorità nazionali.

LOCALI DI PUBBLICO SPETTACOLO:

classe 0 e classe 1 per al massimo 50% sup. totale in atri, corridoi, disimpegni, rampe, passaggi e

□ vie di esodo;

rivestimento pavimenti classe 2, rivestimenti restanti classe 1;

□ materiali suscettibili di prendere fuoco da entrambe le facce max classe 1;

□ mobili imbottiti massimo classe 1;

□ mobili non imbottiti massimo classe 2;

□ materiali isolanti in vista con componente isolante direttamente esposto massimo classe 1;

□ rivestimenti in materiale combustibile massimo classe 1, omologati secondo effettive condizioni di

□ impiego;

rivestimenti in legno a parete e soffitto con verniciature omologate di classe 1;

□ pavimento in legno se su struttura rivestite in materiale classe 0 o non combustibili;

□ lucernari in vetri retinati, vetrocemento o materiali combustibili classe 1;

□ legno consentito per serramenti interni ed esterni;

□ isolamenti in intercapedini incombustibili, se combustibili delimitati da struttura incombustibili

□ almeno REI 30;

scenari fissi e mobili massimo classe 2, se scena integrata nella sala massimo classe 1.

ALBERGHI:

classe 0 e classe 1 per al massimo 50% sup. totale in atri, corridoi, disimpegni, rampe, passaggi e

□ vie di esodo (non vale per gli arredi);

rivestimento pavimenti classe 2, rivestimenti restanti classe 1;

□ rivestimenti combustibili posti in aderenza a strutture di classe 0 senza intercapedini;

□ materiali suscettibili di prendere fuoco da entrambe le facce max classe 1;

□ mobili imbottiti e materassi massimo classe 1 e omologati;

□ rivestimenti in legno con verniciature omologate di classe 1;

□ isolamenti in intercapedini incombustibili, se combustibili delimitati da struttura incombustibili

□ almeno REI 30.

IMPIANTI SPORTIVI:

classe 0 e classe 1 per al massimo 50% sup. totale in atri, corridoi, disimpegni, rampe, passaggi e

□ vie di esodo (non vale per gli arredi);

per pavimentazioni zone dove si praticano attività sportive non necessaria classificazione; no cavi

□ elettrici o canalizzazioni potenzialmente problematiche al di sotto di esse;

lucernari in vetri retinati, vetrocemento o materiali combustibili classe 1;

□ legno consentito per serramenti interni ed esterni.

05 . CARICO DI INCENDIO

Fasi dell’incendio e loro peculiarità

INGEGNERIA EDILE E DELLE COSTRUZIONI Protti Elisa

Ingegneria della sicurezza antincendio 21 Riassunto contenuti del corso

1. IGNIZIONE instabilità del fuoco; temperature diverse da punto a punto. Velocità di

combustione 0.2-1 kg/min, in crescita.

2. PROPAGAZIONE 

- all’aperto controllati dal combustibile (aria disponibile >> aria necessaria); nella fase

iniziale la quantità di ossigeno necessaria è sempre ben inferiore all’ossigeno

effettivamente a disposizione; la velocità di combustione dipende da forma e porosità

combustibile

- al chiuso controllati da ventilazione (aria disponibile < aria necessaria); al progressivo

aumento di necessità di ossigeno cui corrisponde un incremento dell’aria disponibile; la

velocità di combustione e l’andamento delle temperature dipendono dal fattore di

ventilazione, mentre crescono al crescere del carico di incendio solo in maniera modesta.

Col passare del tempo il locale si schematizza in due zone: accumulo prodotti caldi

combustione e zona sottostante con temperature relativamente basse.

Termine con il raggiungimento del flash over (600700°C).

3. INCENDIO GENERALIZZATO combustione generalizzata di tutti i materiali presenti nel locale;

temperature uniformi e in crescita ( raggiungimento massima temperatura e corrispondente

tempo di durata dell’incendio; segue progressivo raffreddamento). Locale non più suddiviso in

due spazi: una sola zona. Velocità di combustione 10-15 volte quella iniziale. Potenza termica

generata: 

- 60% gas combusti (si disperdono all’esterno) E (entretenir);

- 10% irraggiamento fuori dal locale (volume di riferimento);

- 30% accumulo nell’edificio I (isolament).

4. ESTINZIONE graduale abbassamento delle temperature fino all’estinzione delle sorgenti

termiche; temperature differenziate, schema a due zone applicabile.

Fattori da cui dipende l’incendio: 

quantitativo e tipologia combustibile

□ - tipo (potere calorico, infiammabilità, temperatura di ignizione, stato, attività chimica ecc.)

- porosità

- densità e compattezza

- distribuzione nel locale

- presenza di altri combustibili

superficie di ventilazione

□ inerzia termica e conduttività compartimento

□ condizioni climatiche interne ed esterne

L’innalzamento della temperatura abbatte significativamente le resistenze meccaniche (con T =

500600°C si perde più del 50% della capacità portante).

Calcolo del volume dei fumi

Potere calorico del legno 4400 Kcal/Kg

oppure 18.51 MJ/kg

INGEGNERIA EDILE E DELLE COSTRUZIONI Protti Elisa

Ingegneria della sicurezza antincendio 22 Riassunto contenuti del corso

Fattore di ventilazione

×√ 1/2

= (m ) ∑ ×

ℎ =

con h = media ponderale delle altezze di tutte le aperture di ventilazione e vale .

Carico di incendio specifico

= potenziale termico netto della totalità dei materiali combustibili contenuti in uno spazio corretto in

base a parametri indicativi della partecipazione alla combustione dei singoli materiali. (1 MJ = 0.054 Kg

legna equivalente) ∑ × × × 2

=

Da D.M. 9.3.2007 (MJ/m )

g = massa i-esimo combustibile (kg) = fattore di limitazione della partecipazione alla

o o

i

H = potere calorifico inferiore quindi con acqua combustione dell’i-esimo materiale, pari a 0 per

o i

liquida (MJ/kg) materiali in contenitori progettati per resistere al

m = fattore di partecipazione al fuoco, pari a 0.85 per fuoco, 0.85 per materiali in contenitori non

o i

legno e materiali a natura cellulosica altrimenti pari a 1 combustibili e non progettati per resistere al fuoco, 1

2

A = superficie in pianta lorda compartimento (m ) per il resto

o

In base a parametri indicatori del rischio di incendio del compartimento e alle misure di protezione

= × × ×

presenti, correzioni a q carico di incendio specifico di progetto:

f ,

=

= fattore di rischio di incendio in relazione alla = fattore delle i misure di sicurezza

o o adottate

dimensione del compartimento

= fattore di rischio relativo all’attività svolta nel

o compartimento  

Carico di incendio Classe di resistenza al fuoco tempo durante il quale il compartimento

antincendio garantisce la capacità di compartimentazione

Il carico di incendio si calcola per poter conoscere il comportamento degli elementi costruttivi nei

confronti di un possibile incendio, comportamento stimabile attraverso una curva di temperatura-tempo.

 STIMA DELL’INCENDIO

Ipotesi semplificative:

incendi in luoghi chiusi

□ 2

C.d.i. = 1852314 MJ/m

□ ambiente limitato con pareti in muratura

□ indeterminatezza delle coordinate spaziali

□ uniformità di distribuzione del combustibile

□ combustibile di tipo solido

□ 

Curve tempo-temperatura in base a curva inviluppo: curva ISO 834, curva standard di incendio.

Durata dell’incendio

= tempo misurato in minuti da quando inizia fino allo sviluppo della massima temperatura (tralasciata la

fase di raffreddamento fino all’estinzione, superiore al precedente).

INGEGNERIA EDILE E DELLE COSTRUZIONI Protti Elisa

Ingegneria della sicurezza antincendio 23 Riassunto contenuti del corso

( )> . .( ), × = . .

Vale ossia (con k<1 = coefficiente

riduttivo).

Altre curve ipotizzate:

seconda curva, per presenza di combustibili liquidi (andamento più rapido ed elevato di ISO

□ 834). ( ) ( )

. .

= 1080 × 1 − 0.325 × 2.718 − 0.675 × 2.718 + 20

terza curva, per fuochi con sviluppo lento (caso degli edifici civili).

□ < 21 → = 154 × + 20

> 21 → = 345 × log[8( − 20) + 1] + 20

quarta curva, andamento in tunnel stradali e ferroviari; considera l’adiabaticità del compartimento

□ e la presenza di materiali combustibili sia solidi che liquidi).

< 5 → = 0.000047 + 399.67 − 34.3333

5 < < 60 → = 110469 + 9.20649 − 0.0855

> 60 → = 1300 + 2.5 − 0.02777

quinta curva, comportamento in presenza di forti cessioni termiche verso ambiente esterno

□ (comportamento di un muro aggredito dall’esterno).

( ) ( )

. .

= 660 × 1 − 0.687 × 2.718 − 0.313 × 2.718 + 20

Valutazione realistica della temperatura tramite carico di incendio

La curva ISO 834 fa riferimento ad un incendio pienamente sviluppato, mentre nella realtà c’è una fase

iniziale di lenta crescita dell’incendio.

Comunità Europea più curve di comportamento in base alle condizioni di sviluppo. Fasi:

insorgenza propagazione estinzione

□ □ □

Ipotesi di calcolo:

temperatura uniformemente distribuita istante per istante nell’intero compartimento (modello ad

□ una zona);

condizione di ventilazione costante fin da inizio incendio (si considera che il vetro sia già rotto in

□ partenza, anche se in realtà si rompe a incendio avviato);

partecipazione di tutto il materiale combustibile presente, uniformemente distribuito nel

□ compartimento (su tutto il pavimento).

Procedura scrittura equazione bilancio termico in funzione del calore rilasciato (metodo RHR, Rate of

Heat Release) sulla base della tipologia di compartimento

A. pareti in muratura


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in ingegneria edile - architettura (LECCO) (a ciclo unico)
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elisaprotti96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Ingegneria della sicurezza antincendio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano - Polimi o del prof Luraschi Davide.

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