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2) LA NEW GROWTH THEORY=

Il modello di Solow porta ad un risultato per certi versi paradossale:

Individua nel progresso tecnologico la chiave della crescita

– Ma, assumendo produttività marginale decrescente dei fattori e

– convergenza, suggerisce che l’intervento di politica economica è

inutile e che si debbano lasciar operare le forze del mercato

Inoltre, ipotizzando che il progresso tecnologico è esogeno, non

– esplora la cruciale questione di come possa essere stimolato il

progresso tecnologico.

Allora, Paul Romer (1986) ha tentato di integrare i modelli neoclassici,

introducendovi il contributo esplicito della tecnologia, nella forma del

“learning by doing”, ovvero della conoscenza accumulata, indotta dalla

creazione di nuovi investimenti in capitale fisico e/o umano, oppure

generata sottoforma di output in un settore tecnologico separato.

Le teorie della crescita endogena cercano di individuare fattori endogeni

(quindi: modificabili) che determinano il progresso tecnologico e dunque la

crescita. A tal proposito quindi , le conoscenze tecnologiche possono

avere diverse forme :– Conoscenze incorporate nel capitale fisico

attraverso il learning by doing ed imitabili da altre imprese (Romer, 1986)

– Capitale umano (Lucas, 1988) – Stock di idee prodotte dall’attività di

R&S (Romer, 1990).

IMPLICAZIONI PER LE POLITICHE PUBBLICHE :

La concorrenza non è sufficiente ad assicurare l’ottimo sociale per via

della presenza di esternalità (le scelte individuali non prendono in

considerazione gli effetti positivi sugli altri agenti economici) •

L’intervento pubblico può (deve) correggere il problema di esternalità

introducendo stimoli all’investimento in conoscenza

• Forme di intervento: – Incentivi all’investimento in capitale fisico e

umano – Protezione dei diritti di proprietà (sia fisici che intellettuali) –

Stabilità del quadro macroeconomico – Stabilità e qualità delle istituzioni

finanziarie – Apertura dei mercati agli scambi (per internalizzare

spillover) – Importanza degli assetti istituzionali (che influenzano le

scelte individuali)

3)LA TEORIA DELLA CRESCITA CUMULATIVA:

La teoria della crescita endogena e l’approccio del gap tecnologico tentano

di ridimensionare l’ottimismo formale della teoria

tradizionale→introducono i possibili ostacoli alla convergenza.

La teoria cumulativa della crescita invece (fin dall’inizio con Kaldor ‘57)

considera come prevalente un processo di divergenza tra i patterns

(modelli) di sviluppo. Questi autori sottolineano il carattere

interdipendente dei fattori della crescita e ipotizzano che i diversi

sentieri di crescita possano portare a circoli virtuosi o viziosi.

Myrdal iniziatore insieme a Kaldor della teoria cumulativa, sostiene che

la crescita del capitale nei paesi più avanzati non porta ad una riduzione

dei prezzi del K e quindi a flussi di K verso il resto del mondo, ma

incoraggia il progresso tecnico proprio nei paesi avanzati, aumentando

ulteriormente la formazione di K. I paesi poveri sarebbero tagliati fuori

da processi di sviluppo.

Le economie tendono a percorrere sentieri di crescita divergenti:

I paesi che riescono a generare un circolo virtuoso cresceranno a

– tassi crescenti;

I paesi intrappolati in un circolo vizioso cresceranno a tassi via via

– decrescenti.

Questo significa che la crescita dei paesi industrializzati tende a di-

ventare più omogenea, mentre a livello globale i pattern di sviluppo

economico sembrano divergere e la distanza tra paesi ricchi e paesi

poveri sembra aumentare .

4)L'APPROCCIO DEL GAP TECNOLOGICO ALLA CRESCITA

ECONOMICA :

tecnology gap approach

All’interno del si possono individuare due varianti:

una è rivolta a sottolineare il carattere cumulativo e “nazionale” del

progresso tecnologico; in quanto tale esso non è dunque automaticamente

esportabile in altri contesti economici.

L’altra giunge alle stesse conclusioni, ma partendo dall’analisi dei

contesti economici e sociali in cui la tecnologia si sviluppa: lo sviluppo

tecnologico, infatti, non è un fatto esclusivamente tecnico, ma richiede il

cambiamento di relazioni sociali e di strutture mentali e culturali , perciò

il traguardo non è affatto automatico poiché specialmente i paesi in

ritardo possono risultare ostili al cambiamento , non solo a livello di

intensità di capitale o di efficiente allocazione delle risorse, ma anche dal

punto di vista delle social capabilities (livello generale dell’istruzione e

della competenza tecnica, le istituzioni commerciali, industriali e

finanziarie che facilitano l’attività economica ).

In questo caso la convergenza non può essere considerata come la

conseguenza necessaria delle caratteristiche universali dei sistemi

economici capitalistici (raccolte nelle assunzioni neoclassiche a cui prima

si è accennato), ma il risultato di una serie di processi storici: lo

straordinario incremento delle esportazioni, l’ampliamento dei mercati, la

diffusione delle multinazionali, l’aumento degli investimenti pubblici e

privati nella formazione e nella ricerca, che hanno permesso di superare i

gap tecnologici tra le nazioni.

2-CRESCITA ECONOMICA NON VUOL DIRE SVILUPPO

ECONOMICO :

Lo sviluppo economico (fenomeni economici, sociali e culturali )è l’insieme

degli sforzi tesi a migliorare il benessere economico e la qualità della vita

di una Comunità generando mantenendo occupazione e redditi

crescenti.Si riferisce tipicamente ai miglioramenti di una varietà di

tassi di alfabetizzazione, la speranza di vita tassi di

indicatori quali i ed i

povertà .

Lo sviluppo economico comprende tre aree importanti:

1. politiche che i governi intraprendono per conseguire obiettivi economici

di grande portata quali stabilità di prezzi, alta occupazione e sviluppo

sostenibile.

2.politiche e programmi per fornire infrastrutture e servizi quali

autostrade, parchi, edilizia abitativa, prevenzione del crimine e la

formazione;

3.politiche e programmi indirizzati alla creazione e mantenimento di posti

di lavoro, e quindi alle imprese.

La crescita economica è intesa di solito in senso quantitativo ;si riferisce

all’aumento (o crescita) di un indicatore specifico quale il reddito

nazionale reale, il prodotto interno lordo, o il reddito pro-capite. Il

reddito o prodotto nazionale è espresso comunemente in termini di una

misura del valore aggiunto del prodotto aggregato dell’economia

denominata prodotto interno lordo (PIL) . Il PIL è sicuramente una misura

specifica di benessere economico, ma non considera le funzioni importanti

quali tempo libero, qualità ambientale, la libertà, o la giustizia sociale.

Tutto ciò, non è una condizione sufficiente di sviluppo economico.

3-STRUMENTI DI MISURAZIONE DELLA CRESCITA :

-INDICATORE PIL:Il PIL pro-capite in termini reali viene spesso

utilizzato come indicatore del tenore di vita medio individuale di un

Paese . Tuttavia, la crescita presenta diversi fattori critici : innanzitutto

la crescita ha effetti negativi sulla qualità della vita; la crescita

incoraggia bisogni artificiali questo induce alla crescita degli stessi

bisogni come il bisogno di acquistare beni / servizi; la crescita consuma

risorse; la crescita economica non porta ad una migliore distribuzione del

reddito.

Da ciò si evince che il perseguimento della crescita economica di per sé

non basta più, lo sviluppo è reale solo se migliora la qualità della vita in

modo duraturo (dagli anni 70' con l'avvento dei primi disastri ambientali ,

ci si è resi conto che crescita e sviluppo non andavano più di pari passo ,

poiché la crescita economica risultava incompatibile con gli obiettivi di

equità e sostenibilità delle risorse scarse).

-INDICATORE “QUARS” : Il QUARS è un innovativo indice per misurare

e valutare la qualità dello sviluppo e del benessere a livello locale sulla

base di indicatori diversi (ambientali, sociali, di genere, ecc.) da quelli

macroeconomici solitamente utilizzati per valutare lo sviluppo.

Una regione (o in generale, un territorio) caratterizzata da una buona

qualità dello sviluppo è una regione in cui la dimensione economica

(produzione, distribuzione, consumi) è sostenibile e compatibile con i

fattori ambientali e sociali, dove i servizi sociali e sanitari soddisfano in

modo adeguato tutti i cittadini, dove è viva la partecipazione alla vita

culturale, sociale e politica da parte di tutti, dove si realizzano le

condizioni necessarie a garantire i diritti e la parità di opportunità

economiche, sociali e politiche tra tutti gli individui a prescindere dal loro

reddito, sesso o paese di origine, dove l’ambiente e il territorio sono

tutelati.

4-IL PARADIGMA DELLA DECRESCITA ECONOMICA :

Il paradigma della decrescita economica sottolinea la necessaria e

vincolante relazione che deve sussistere tra processo economico e

substrato biofisico, il quale essendo per sua stessa natura fisicamente

limitato, rende insostenibile un sistema socio-economico orientato ad una

crescita infinita. Bisognerebbe dunque spostare l'attenzione dalla

crescita quantitativa allo sviluppo qualitativo.

Il paradigma della decrescita economica vuole scindere il miglioramento

del benessere dei singoli individui dall’aumento quantitativo della

produzione materiale, con l’obiettivo di promuovere la riduzione del PIL

e attuare una riduzione del “ben-avere” (misurato dagli indicatori

(trade

economici) e un aumento del “ben-essere” realmente vissuto

off).

L’alternativa proposta dai sostenitori della decrescita è la

dematerializzazione (riduzione in termini globali dell'impronta ecologica e

dello sfruttamento delle risorse naturali sino a livelli compatibili con le

capacità del pianeta) , il cambiamento di preferenze e meta-preferenze.

L'obiettivo prefissato è quello di cambiare le traiettorie tecnologiche in

modo da creare nuovi modelli di produzione e consumo, che devono

essere finalizzati alla difesa, alla preservazione e alla rigenerazione

del capitale naturale (ambiente, non si limita solo alla fornitura di

beni o servizi, ma rappresenta la base della vita e dell'economia

stessa) , abbandonando la falsa concezione secondo cui questo possa

essere sostituito dal capitale artificiale prodotto dall’uomo.

Latouche (2007) evidenzia che se nel contempo si prosegue sulla via di

una crescita forsennata si produce complessivamente degrado.

Parlare di dematerializzazione significa parlare anche di ecoefficienza e

di emissioni zero, ossia di un economia basata sul continuo riciclo.

Ci si sta indirizzando all’imitazione dei processi biologici ed ecosistemici

(bioimitazione), ed al metabolismo altamente efficace della natura, in cui

il concetto stesso di rifiuto non esiste. Eliminare il concetto di rifiuto

significa progettare tutto (prodotti, imballaggi e sistemi) fin dall’inizio in

base al principio che il rifiuto non deve esistere.

Non solo, operare la dematerializzazione significa anche toccare i

cosiddetti “flussi nascosti”, meglio noti come “zaino ecologico” che

rappresenta quella buona parte dell’input di materiali che non arriva alla

sfera economica sotto forma di prodotto ma permane in forma degradata

o addirittura viene scartata.

QUALE STRATEGIA ADOTTARE ?

Il delinking (disaccoppiamento) non è altro che la capacità di creare

benessere umano con una quantità progressivamente decrescente

dell'utilizzo di risorse naturali (creare prodotti/servizi realizzati con

tecnologie che utilizzando meno energia e materia).

CAPITOLO 3 : SOSTENIBILITA' ,CRESCITA ED

INNOVAZIONE TECNOLOGICA

1-CRESCITA ED INNOVAZIONE TECNOLOGICA

Se la questione centrale è rappresentata dalla coevoluzione di preferenze

e dematerializzazione, allora non può essere sottovalutato il ruolo svolto

dall'innovazione tecnologica , dove per tecnologia viene inteso non solo

l'aspetto semplicemente tecnico , ma più in generale il livello di

conoscenza e di organizzazione della società , nonché la complessiva

intensità d'uso delle risorse ambientali . Un’innovazione tecnologica che,

vincolata dal controllo sociale, deve essere finalizzata alla difesa, alla

preservazione e alla rigenerazione del capitale naturale, abbandonando la

falsa concezione secondo cui questo possa essere sostituito dal capitale

artificiale prodotto dall’uomo.

2-LA FORMULA IPAT: CICLO PRODUZIONE

TRASFORMAZIONE IMPATTO RIGENERAZIONE

Prima ancora di introdurre il concetto di IPAT , è utile ricordare che

l'ambiente naturale essendo un ambiente finito, ha una capacità definita

carrying capacity

di carico socio-demografico, chiamata anche . In questo

costante circolo, l'ambiente fornisce input sotto forma di prodotto e

riceve dallo stesso l'output sotto forma di scarto (eliminabile e non

eliminabile) . Affinché il patrimonio ambientale possa essere utilizzato e

conservato anche dalle generazioni future nella stessa misura (se non in

misura maggiore ) in cui lo stiamo utilizzando noi, è necessaria

l'uguaglianza prelievo rigenerazione. Questa uguaglianza può essere

resa possibile solo mettendo a punto diverse azioni:

1- minore quantità di input energetico

2- smaterializzazione dei prodotti (minore imput materiale)

3- aumentare il periodo di utilizzo del prodotto e quindi le qualità

funzionali del prodotto

4-accelerazione della fase di rigenerazione

LO STRUMENTO CHE MISURA L'IMPATTO UMANO SULLA

BIOSFERA : L' IPAT la cui formulazione è :

I= P (popolazione) x A (affluenza) x T (tecnologia)

AFFLUENZA= consumo medio di risorsa per persona

TECNOLOGIA= intesa come “intensità di consumo” delle risorse

ambientali, non tanto quantitativa, ma soprattutto qualitativa

Quello che si vuole sottolineare è che per far diminuire la degradazione

dell’ambiente è possibile sia intervenire separatamente su ciascuno dei

tre parametri P, A e T, sia intervenire sull’insieme.

(È ovvio che la reale chiave di lettura sia il peso che le differenti

popolazioni hanno sull’ambiente: un bambino americano (o europeo, fa poca

differenza) nel corso della propria vita consuma una quantità di risorse

naturali e di merci e inquina il pianeta come cinquanta bambini indiani o

africani. )

3-TECNOLOGIA E CRESCITA ECONOMICA :

“La chiave per una maggiore produzione è una applicazione più ampia e

vigorosa della moderna conoscenza scientifica e tecnica”.

Ma d'altro canto è da sottolineare che l’impatto ambientale dell’attività

economica è da inquadrarsi nel modo in cui questa viene realizzata,

nell’elemento fondamentale che nelle moderne società industriali collega

società ed ecosistema: la tecnologia. La tecnologia non lega

semplicemente società ed ecosistema, ma più specificatamente

inquinamenti e profitti, essendo causa e fonte sia degli uni che degli altri .

Spesso, infatti, le massicce innovazioni tecnologiche (spinte

dall'incessante concorrenza internazionale) sono la causa di distruzioni

ambientali non indifferenti.

Tanto è vero che lo scopo principale delle innovazioni tecnologiche

perseguito dalle aziende e più in generale dalla società è quello di

aumentare costantemente la capacità produttiva e i consumi, non tenendo

conto però del fatto che i costi che si cercano di ottimizzare all'interno

delle imprese, vanno a ricadere esternamente con inquinamento , degrado

ambientale etc , creando cosi esternalità negative e costi per

disinquinare.

4- IL CAPITALE NATURALE E LE TECNOLOGIE

INTELLIGENTI

Poichè come già detto il capitale naturale non può essere prodotto né

tanto meno sostituito da qualche attività umana, è necessario sviluppare

la consapevolezza che questo vada prima di tutto difeso e preservato

affinchè riesca a rigenerarsi e conservarsi nel tempo, poiché il

mutamento tecnologico e l'innovazione oltre ad essere una soluzione, sono

soprattutto parte del problema del degrado odierno (sia esso ambientale

sia esso sociale). E dal momento in cui, ad oggi, anche le più potenti

tecnologie esistenti non sono in grado di sostituire servizi naturali quali :

produzione di ossigeno, mantenimento degli habitat riproduttivi ,

detossificazione dei rifiuti umani ed industriali , regolazione dell'erosione

etc. (d'altro canto però bisogna riconoscere che il benessere degli

individui sia avanzato anche grazie alle innovazioni tecnologiche) , occorre

dunque chiedersi quali siano le tecnologie effettivamente indispensabili

per l'uomo, quelle che contribuiscono al “ben-essere” dell'uomo piuttosto

che al “ben-avere”.

Le “tecnologie intelligenti “ devono avere l'obiettivo primario di

coinvolgere tutto l’ambiente sociale ed istituzionale all’interno del quale il

sistema produttivo è collocato. Inoltre la relazione tra produttore e

consumatore deve mutare verso un’economia di flusso e servizio, al posto

della vecchia economia basata su merce e acquisto.

Noleggio e leasing sono elementi cardine di questa concezione,

attraverso cui sostituire produzione e vendita con la fornitura di servizi.

Una caratteristica fondamentale di questa visione sta proprio nel continuo

ritorno del prodotto presso il produttore che si occupa delle

riparazioni, del riuso e del riprocessamento. Bisognerebbe quindi

attivare un “Sitema del prodotto intelligente” secondo il quale se un

prodotto non può essere reimmesso nei cicli naturali, allora deve essere

riprogettato e reincorporato nel ciclo come nutriente tecnico.

Piuttosto che cercare incentivi a disinvestire sul capitale naturale,

bisgonerebbe adottare una logica del tutto opposta , poiché l'abuso dei

servizi ecosistemici è un prezzo che paga l'intera società .

5- LA FISCALITA' INTELLIGENTE A SOSTEGNO DEL

CAPITALE “NATURALE”

Il sistema fiscale e il sistema degli incentivi i sono mezzi mediante i quali

orientare l’economia verso la decrescita della distruzione naturale e in

favore di una crescita dello stock di capitale naturale. Bisognerebbe

ristrutturare i sistemi di tassazione con il fine di aumentare il carico su

tutte quelle attività che danneggiano l’ambiente sociale e naturale , lo

sfruttamento spropositato di risorse, l'inquinamento , i rifiuti.

ESEMPI SU COSA DOVREBBE ESSERE TASSATO (tasse verdi):

-si potrebbe innanzi tutto partire dai gas serra, perché l’atmosfera non è

gratis e appartiene oggi a più di 6 miliardi di persone ;

-L’energia atomica dovrebbe essere pesantemente tassata, così come

petrolio, benzina, oli, ossidi di azoto, produzione di pesticidi, fertilizzanti

sintetici, ecc.

-I rifiuti avviati a discarica e agli inceneritori.

Un tale percorso di tassazione potrebbe spingere il sistema verso la

ricerca delle tecnologie del futuro, le tecnologie “dolci” e non invasive che

emulano la natura.

Le tecnologie del futuro ci consentiranno di far funzionare gli impianti a

ciclo chiuso ovvero di abolire i processi lineari e trasformarli in processi

ciclici, come ci insegna la natura, che non spreca nulla perché i rifiuti di un

organismo sono il nutrimento di un altro. L’obiettivo per le nostre

fabbriche sarà quello di non inquinare più: la nostra azienda riciclerà

le materie prime derivate dal petrolio facendone nuova materia e

utilizzerà come input energetico la luce del sole. Non ci saranno più

rifiuti creati dai nostri prodotti e le emissioni saranno a zero.

CAPITOLO 4: SOSTENIBILITA' AMBIENTALE E

CRESCITA ECO-NOMICA

1-IL PARADIGMA DELL'ECONOMIA VERDE :

La sostenibilità della crescente domanda di energia richiede l'adozione di

green economy

un nuovo modello economico , chiamato , basato su un

utilizzo più efficiente dell'energia , sull'utilizzo di fonti rinnovabili e sullo

sviluppo di tecnologie intelligenti.

La transizione a un'economia verde richiede ingenti investimenti,ma

comporta anche rilevanti benefici fondamentali per lo sviluppo e la

crescita delle generazioni future , oltre al fatto che le attività legate allo

sviluppo delle fonti rinnovabili potrebbero portare alla creazione in

Europa, nell’arco di un paio di decenni, di quasi 3 milioni di posti di lavoro.

Proiezioni analoghe per gli Stati Uniti indicano che nel prossimo

trentennio circa il 10 per cento dei nuovi posti di lavoro sarà creato nei

settori della green economy.

Perché tutto ciò si realizzi, occorre definire un quadro regolamentare

appropriato e stabile, che faciliti gli investimenti di lungo perio- do

necessari allo sviluppo dell’economia verde.

CARBON LEAKAGE

2-SVILUPPO TRADIZIONALE, E

SVILUPPO SOSTENIBILE

La regolamentazione esercita un peso rilevante sulle scelte di

investimento delle imprese e sulla loro competitività, tant'è vero che le

imprese con elevati consumi energetici si sono mostrate titubanti alla

sfida, anzi hanno cercato di “aggirare” l'ostacolo mettendo in atto il

carbon leakage (fuga del carbonio)

fenomeno del , il fenomeno per cui le

imprese pressate da vincoli troppo stringenti in termini di emissioni di gas

serra, tendono a spostare le proprie produzioni in aree del mondo libere

da tali vincoli regolamentari (i cosiddetti “paradisi dell'inquinamento”). Il

binomio COMPETITIVITÀ/REGOLAMENTAZIONE AMBIENTALE può

avere effetti positivi non solo sull'ambiente ma anche sulla competitività

poiché le imprese vengono stimolate ad adottare tecniche produttive più

efficienti che permettono di far guadagnare vantaggio competitivo nel

tempo .


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria.quartarone di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Basilicata - Unibas o del prof Lombardi Roberto.

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