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Appunti completi esame pedagogia sperimentale secondo anno

Appunti di pedagogia sperimentale basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. D'Ugo dell’università degli Studi Carlo Bo - Uniurb, facoltà di Scienze della formazione, Corso di laurea in scienza della formazione primaria . Scarica il file in formato PDF!

Esame di Pedagogia sperimentale docente Prof. R. D'Ugo

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ESTRATTO DOCUMENTO

manuali), legislazione e documenti normativi, repertori di notizie, dati e statistiche, bibliografie, biblioteche,

periodici, editoria professionale, fonti di informazione in rete.

. DOCUMENTI; derivano da esperienze specifiche e possono essere sottoposti a diversi tipi di analisi (qualitativa o

quantitativa) al fine di ricavare da essi le informazioni necessarie. Possono essere distinti in:

- Primari; resoconti di testimoni oculari che hanno vissuto un particolare evento o tenuto uno specifico

comportamento

- Secondari; riferiti da persone che non erano presenti alla scena ma che comunque hanno ottenuto informazioni

necessarie per compilare il documento.

I documenti però si suddividono anche in base alla natura dei “dati” in:

- Documenti personali; scritti in prima persona

- Documenti di tipo istituzionale; documenti di carattere pubblico.

I VANTAGGI sono:

. Studiare soggetti non accessibili

. Nessun effetto reattività

. Analisi diacroniche

. Campioni anche molto ampi

. Risparmio

Gli SVANTAGGI sono:

. Distorsione dell’informazione

. Mancanza di standard

. Necessità di codificare i dati

OSSERVAZIONI

L’osservazione è un metodo di tipo qualitativo che serve a descrivere le caratteristiche di un evento nel suo contesto

naturale di svolgimento. NON consente però di isolare e controllare le variabili. Può essere:

- PARTECIPANTE; l’osservatore si immerge e vive nel contesto che osserva, anche se non ne fa parte.

- NATURALISTICA; L’osservatore registra in diretta tutto il comportamento dei soggetti, senza ricorrere a

interpretazioni o categorie a priori e nascondendo la propria presenza per non disturbare i soggetti coinvolti.

- SISTEMATICA; si osserva un certo campo di fenomeni utilizzando schemi di riferimento precisi in relazione ad un

quadro teorico di base che permette la codifica.

- PSICANALITICA; viene condotta sulla diade madre-bambino. Il ricercatore osserva la relazione della diade e registra

a posteriori:

. Ciò che è accaduto (sguardo esterno)

. Proprie sensazioni (sguardo interno)

Le osservazioni possono essere di tipo:

- APERTO: carta e matita, registrazioni, fotografie.

- CHIUSO: griglie di osservazione, check-list.

Le principali problematiche legate all’osservazione sono:

- Effetto reattività dei soggetti

- Difficoltà di sintetizzare i dati

- Campione di dimensioni ridotte

- Soggettività e scarso grado di attendibilità della misura

QUESTIONARIO

É una metodologia che prevede un certo numero di domande precise, organizzate in forma scritta. Possono essere

domande aperte oppure chiuse.

PRIMA di costruire un questionario è necessario:

. Fare uno studio della letteratura per vedere se esiste già uno strumento per analizzare il problema.

. Effettuare un’indagine preliminare per focalizzare che cosa si vuole scoprire e quali sono gli argomenti su cui

concentrare le domande;

. Scegliere le domande: numero, tipologia, numero di domande per ogni informazione (D;

. Stendere le istruzioni.

NORME per la stesura corretta di un questionario:

. In ogni domanda bisogna chiedere una e una sola cosa;

. La formulazione della domanda non deve contenere giudizi o indirizzare la risposta;

. Va curata l’impaginazione e le istruzioni;

. All’inizio vanno messe le domande semplici e interessanti, alla fine quelle difficili e/o imbarazzanti e quella aperte.

. Le coppie di domande analoghe che fungono da controllo di attendibilità vanno separate;

CHECK-LIST

Sono dette anche griglie di controllo. È uno strumento costituito da un elenco di comportamenti descritti in ordine

logico di sviluppo, finalizzati a guidare in modo sistematico e ordinato il ricercatore nella sua osservazione. I

comportamenti osservati variano in base all’obiettivo dell’indagine. In sostanza la check-list si presenta come un

elenco di segni comportamentali di cui è possibile registrare la presenza e l’assenza degli stessi. Il punto di forza di

questo strumento è quello di permettere di focalizzare immediatamente l’attenzione sul tipo di informazioni da

raccogliere. Il punto di debolezza è quello di indurre l’osservatore a trascurare altri comportamenti che potrebbero

essere rilevanti. È consigliabile infatti utilizzare questo strumento insieme ad altri.

INTERVISTE

L’intervista è uno scambio verbale asimmetrico che mira ad ottenere informazioni ed “opinioni” su un determinato

argomento.

Esistono diversi tipi di intervista e la scelta della tipologia da applicare dipende dalla fase e dalla natura della ricerca,

dai dati necessari e dalle risorse a disposizione.

- INTERVISTA STRUTTURATA: è costituita da quesiti a scelta multipla, a domanda aperta, a risposta si/no.

- INTERVISTA SEMI-STRUTTURATA: c’è una traccia da seguire e un certo numero di domande obbligatorie; l’ordine

delle domande può variare a seconda dell’andamento dell’intervista; l’intervistatore può porre ulteriori domande di

approfondimento.

- INTERVISTA LIBERA: si propone una domanda-stimolo a cui l’intervistato può rispondere liberamente; le domande

possono essere dirette, quando si chiede esattamente ciò che si vuole sapere, oppure possono essere domande

indirette, ad esempio domande proiettive, in cui si cercano di esplorare sentimenti ed emozioni dell’intervistato.

La conduzione dell’intervista deve seguire alcune regole:

. Le domande non devono riguardare temi morali o affettivi.

. Le domande devono essere brevi e chiare ed essere poste una volta sola.

. Bisogna aspettare 10-15 secondi la risosta.

. Non bisogna esprimere giudizi o commenti sulle risposte

. Si possono usare tecniche di probing per approfondire la risposta.

. È meglio registrare un’intervista in quanto prendere appunti mette in agitazione l’interlocutore e distrae

l’intervistatore;

FOCUS GROUP

Si tratta di una discussione di gruppo su una serie di argomenti guida, che coinvolge un moderatore/intervistatore e

una serie di soggetti esperti o coinvolti nel tema. L’interazione tra i membri dovrebbe generare una maggiore

profondità di analisi del tema e rappresentare opinioni diverse.

Il ruolo del moderatore è quello di facilitatore in quanto espone gli scopi, spiega i criteri di selezione dei membri,

crea un clima di fiducia e serenità e infine usa un linguaggio semplice e non valutante.

I membri del focus group sono ottimale tra 8 e 12 persone, devono essere competenti sul tema di discussione ed è

meglio se non si conoscono.

Per programmare un focus group occorre seguire alcune TAPPE fondamentali:

. Chiarire gli obiettivi della ricerca;

. Inquadrare la popolazione di riferimento che prenderà parte alle discussioni;

. Prevedere la presenza di un moderatore/conduttore;

. Prevedere la presenza o meno di un assistente (osservatore/co-conduttore);

. Predisporre il setting di svolgimento;

. Strutturare delle domande (o una griglia di discussione).

PROVE DI ATTEGGIAMENTO

Per atteggiamento si intende un insieme di cognizioni ed emozioni che portano ad esprimere una valutazione nei

confronti di un determinato oggetto. È molto difficile misurare gli atteggiamenti perché dipendono da una

molteplicità di fattori e quindi non si traducono necessariamente in comportamenti osservabili.

Esistono diverse scale per misurare l’atteggiamento verso un certo tema/oggetto:

- SCALA DI THURNSTONE; è costituita da un lungo elenco di affermazioni di valore, verso le quali il soggetto deve

esprimere il suo accordo/disaccordo in forma binaria: SI/NO.

- SCALA DI LIKERT; consente di leggere meglio l’intensità di un atteggiamento. È costituita da domande con le quali si

chiede al soggetto di esprimere il suo grado di accordo usando una scala a 5 intervalli (molto d’accordo, d’accordo,

incerto, contrario, molto contrario).

- SCALA DI OSGOOD; permette di rilevare il significato emotivo (positivo, negativo) di una certa affermazione per il

soggetto, attraverso una coppia di aggettivi bipolari tra i quali vi sono una serie di punteggi intermedi.

PROVE SOCIOMETRICHE

Sociometria: scienza che misura l’individuo in quanto atomo sociale.

Le prove sociometriche vengono usate per descrivere le relazioni sociali e di status all’interno di un gruppo. Il

termine è coniato dallo psicologo Moreno. Lo strumento sociometrico più famoso è il TEST SOCIOMETRICO, facile da

applicare e analizzare, esso studia le strutture sociali in base alle attrazioni/repulsioni nel gruppo.

Viene chiesto ad ognuno di indicare, in ordine di preferenza, con che membri nel gruppo vorrebbe o meno svolgere

un’attività; le risposte permettono di rilevare le strutture sociali e di determinare la posizione di ogni membro. Il

tutto è poi riassunto in un sociogramma dove ognuno è rappresentano da un simbolo. I risultati possono essere

usati per progettare interventi finalizzati alla riduzione del conflitto e alla ristrutturazione dei gruppi secondo i

desideri dei membri.

Altre prove sociometriche, oltre al test di Moreno, sono:

- QUESTIONARIO DI PERCEZIONE SOCIOMETRICA; appaiato al test, viene richiesto di indovinare da quali soggetti si è

stati scelti per le stesse attività.

- TEST INDOVINA CHI; si presentano una serie di affermazioni sui comportamenti e si chiede di indicare quale

membro del gruppo ha un comportamento più simile a quello descritto.

I VANTAGGI sono:

Nell’analisi dei dati delle prove sociometriche si possono calcolare i seguenti parametri:

. INDICE DI ESPANSIVITÀ.

. INDICE DI COESIONE.

. INDICE DI CONFLITTUALITÀ.

. INDICE DI STATUS.

Gli SVANTAGGI sono:

. I risultati sono altamente specifici e non generalizzabili

. Le scelte possono essere dettate da opportunismo

. I risultati, se non comunicati in maniera adeguata, possono avere risvolti traumatici per le persone che si scoprono

escluse.

STUDIO DI CASO

È un metodo di ricerca in profondità che si basa sull’uso di molteplici fonti di informazione di diversi strumenti di

misura e rilevazione, come documenti, sondaggi, interviste. Alla fine, è prevista la stesura di un rapporto finale che

riassume i vari approcci adottati e le conclusioni da esse generate. È un approccio multidimensionale utilizzato per

approfondire o esaminare tematiche complesse. Può essere effettuato su un caso unico o su più casi e essere di tipo:

. ESPLORATIVO: per definire alcuni aspetti dell’oggetto.

. DESCRITTIVO: fare una descrizione completa di un fenomeno.

Può avere varie strutture:

. Lineare-analitica

. Comparativa

. Cronologica

. Teorica

. Non sequenziale

SCALE DI VALUTAZIONE

Al pari delle check-list, la scala di valutazione permette di raccogliere una buona quantità di dati e di farlo in un

tempo ragionevole. Inoltre, permette anche il trattamento statistico dei dati emersi, infatti indica il livello con cui

una data caratteristica è presente. L’obiettivo è quello di formulare un giudizio il più valido e attendibile possibile.

Per costruire una scala di valutazione è necessario elencare determinate caratteristiche delle quali si ritiene utili

valutarne l’intensità e la frequenza; una volta identificate, si correlano ad ognuna di esse dei punteggi di una scala

graduata. Queste scale stabiliscono relazioni di maggioranza, minoranza, uguaglianza tra le qualità delle variabili

misurate.

LA SOVASI (Scala per l’osservazione e la valutazione della scuola dell’infanzia)

Questa scala è stata progettata per la valutazione degli ambienti educativi destinati alla fascia 3-6 anni.

Si concentra sull’uso dello spazio, sui materiali, sulle esperienze finalizzate allo sviluppo del bambino, sul programma

giornaliero e infine sulla supervisione degli adulti.

È composta da 37 item raggruppati in 7 aree di interesse:

1. Cure di routine;

2. Arredi e materiali a disposizione dei bambini;

3. Esperienze cognitive e linguistiche,

4. Attività motorie;

5. Attività creative ed espressive;

6. Sviluppo sociale;

7. Bisogni degli adulti.

IL PraDISI (Prassi didattiche dell’insegnante di scuola dell’infanzia)

Lo strumento consiste in una scala di valutazione tesa a monitorare alcune prassi didattiche degli insegnanti

indispensabili per una scuola dell’infanzia di qualità. Da un lato, si ispira ai principi condivisi dai programmi

ministeriali della scuola dell’infanzia, dall’altro lato è frutto di molteplici osservazioni condotte su insegnanti

impegnati in situazioni didattiche. Gli item e le aree di interesse sono:

1. Le routine della giornata educativa;

2. Promozione delle competenze;

3. Scelte di metodo dell’insegnante;

SOMMINISTRAZIONE

La fase della raccolta dei dati, nella quale è sottoposto uno strumento ad un gruppo è definita con il termine:

somministrazione.

Lo scopo di tutte le cautele relative alle modalità di somministrazione di uno strumento è il garantire l’uniformità

delle condizioni di somministrazione per tutti i soggetti coinvolti e, nel caso di prove che coinvolgono diversi

campioni di soggetti, su tutti i campioni. Questo è necessario perché la modalità di somministrazione incide

sull’affidabilità dello strumento.

Un elemento connotativo della somministrazione collettiva è l’assenza, che a differenza di quella individuale,

prevede un’interazione limitata a causa del rapporto numerico e dei limiti imposti dalla standardizzazione delle

istruzioni.

Ambiente, istruzioni, stimoli, tempo, modalità di risposta e atteggiamento di chi somministra le informazioni date

devono essere sempre uguali, poiché variabili interne o esterne al soggetto possono far mutare le prestazioni.

PRIMA

. Contattare i soggetti scelti e spiegare le finalità della ricerca

. Scegliere tempi e luoghi dove effettuare la somministrazione;

. Individuare un somministratore esperto in materia; autorevole; rigoroso.

. Scegliere Luogo, strutture, attrezzature

DURANTE

. Il somministratore si presenta per instaurare un rapporto di fiducia e stima

. Presenta la prova inducendo motivazione

. Distribuisce la prova e fa preparare le postazioni

. Legge o fa leggere le istruzioni ad alta voce e si assicura che tutti abbiano capito

. Durante l’esecuzione della prova, fornisce solo ulteriori aiuti di natura tecnica e si astiene dal dare qualsiasi

informazione aggiuntiva

. Evita di stare vicino a chi esegue la prova per non indurre stati di ansia

. Non somministra la prova a chi è arrivato in ritardo

DOPO

Raccoglie gli strumenti ed annota su un verbale eventuali episodi che potrebbero aver condizionato lo svolgimento

della misura.

CODEBOOK

È un libro codice contenente gli elementi utili a definire le variabili e i loro valori possibili. È doveroso costruire un

codebook di dati in quanto in esso deve essere presente:

. Numero e nome delle variabili

. Tipo di variabile e della scala

. Formato con cui la variabile sarà registrata

. Codifica dei valori che può assumere ciascuna variabile ed eventuali codifiche speciali per casi particolari

Le variabili possono essere anche ricodificate in un secondo momento. In ogni caso il codebook e le modalità di

analisi devono essere progettati nella fase di impianto della ricerca.

Altrimenti il rischio è quello di adattare i criteri di giudizio ai dati oppure di raccogliere dati inutili o inutilizzabili.

COMUNICAZIONE DEI RISULTATI

Una ricerca è completa solo se i suoi risultati vengono condivisi con la comunità scientifica in maniera formale e

informale.

I dati devono essere diffusi in un tempo non troppo distante dalla fine dell’indagine, altrimenti vi è il rischio per essi

di non essere confermati anche da altre indagini.

La chiarezza nell’esposizione inoltre favorisce la riproducibilità dell’esperienza e il poter ragionare su di essa per

determinare la validità delle conclusioni e affrontare aspetti non trattati, suggerire nuovi problemi e nuove indagini.

Senza un resoconto la ricerca sarebbe incompleta, quindi essa deve terminare con un rapporto diretto al

destinatario primario dell’indagine.

Oltre a descrivere l’area di indagine, la metodologia, gli strumenti, i risultati, le conclusioni, bisogna esporre anche gli

errori, le difficoltà, i punti di debolezza. La trasparenza infatti può essere utile ad altri ricercatori per prepararli su

eventuali errori che possono evitare e perché le difficoltà possono comunque dare info utili.

AMBIENTE MONTESSORIANO

Il metodo Montessori si caratterizza per la progettazione di un ambiente di apprendimento in cui bambini e bambine

siano liberi di scegliere alcune attività tra quelle che trovano proposte negli arredi.

Il modello di ambiente montessoriano è frutto di diverse sperimentazioni che prendono spunto dal lavoro di

Édouard Séguin con bambini aventi deficit cognitivi. La tesi è che alla base dell’apprendimento di livello simbolico e

operativo ci sia l’apprendimento di tipo motorio e senso-motorio.

La Montessori dà vita ad una scuola in cui i bambini possono dedicarsi a:

1. ATTIVITÀ DELLA VITA PRATICA, cioè della cura dell’ambiente e del sé (lavare oggetti, curare le piante);

2. ATTIVITÀ SENSORIALI CON MATERIALI DI SVILUPPO (cilindri degli incastri solidi);

3. ATTIVITÀ DI SCRITTURA E CALCOLO (alfabeti);

4. ATTIVITÀ DI LAVORO MANUALE-ARTISTICO (mattoni per costruire).

In ogni scuola montessoriana si possono distinguere queste aree. La quarta è la più problematica in quanto è legata

all’espressività. Molti autori hanno riscontrato un certo adultismo nel bambino idealizzato dalla Montessori e hanno

indicato una prevalenza del rigore che soffoca la tipica spontaneità infantile. La Montessori infatti non riconosceva

alcun valore espressivo, costruttivo e cognitivo al disegno infantile. L’unico lavoro nelle Case dei Bambini era di

manifattura di vasi di creta rosa e costruzione di muri e casette con mattoncini negli spazi aperti e in giardino.

. In merito alla MUSICA la Montessori sostiene che i bambini sono dell’infanzia sono troppo piccoli per essere

sottoposti a un esercizio d’istruzione formale, piuttosto è importante creare un ambiente musicale in cui fargli

trovare stimoli e riferimenti.

. In merito alle SCIENZE la Montessori prevedere per i bambini dell’infanzia l’instaurazione di un rapporto immediato

e profondo con lo spazio naturale (giardino); ciò non è previsto per i bambini delle scuole elementari, dove

l’attenzione viene rivolta nelle aree di linguaggio, matematica, educazione cosmica, artistica e coreutica.

Le regole fondamentali del dispositivo ambientale montessoriano sono:

. ORDINE STRUTTURALE dell’offerta di attività e materiali educativi selezionati per sviluppare competenze stabilite;

. LIBERTÀ DELLA SCELTA del bambino in un ambiente che favorisce la motivazione all’azione basta sull’interesse

individuale.

Si potrebbe riscontrare un problema, sottolineato da Baldacci, nella libertà di scelta, in quanto vi è una

contrapposizione tra spontaneità infantile e direzione dell’esperienza da parte dell’adulto. La Montessori risolve la

questione utilizzando l’ambiente stesso come dispositivo di regolazione. L’ambiente montessoriano infatti offre ai

bambini solo alcuni tipi di attività, solo alcune classi di oggetti, scelti appositamente. La spontaneità è quindi mediata

dall’indirizzo educativo operato dall’adulto, che favorisce alcuni apprendimenti a discapito di altri.

GIOCO SIMBOLICO

In merito al gioco la Montessori assume un atteggiamento paradossale, soprattutto nei confronti del gioco

simbolico. L’archetipo montessoriano di “BAMBINO PADRE DELL’UOMO”, costruttore dell’umanità, lavoratore

sempre impegnato a imparare autonomamente e a trovare attività intelligenti da portare a termine

spontaneamente, entra in conflitto con l’archetipo di bambino fanciullo puerile, che scopre il mondo nel gioco di

immaginazione e nella spensieratezza.

Per la Montessori il bambino sviluppa determinate abilità e competenze grazie ai PERIODI SENSITIVI (es. movimento

grosso e fine, interesse per i piccoli oggetti), cioè a dei momenti in cui il bambino subisce una spinta biologica verso

alcune tipologie di attività, di oggetti o di comportamenti, proprio per fissare o acquisire alcune abilità che la

fisiologia dello sviluppo prevede dal punto di vista genetico. Le abilità più importanti da acquisire nella prima e

seconda infanzia, secondo la Montessori, sono quelle motorie, sensoriali e il linguaggio parlato. In questo discorso

però la Montessori non ha saputo scorgere l’esistenza di un periodo sensitivo legato al gioco simbolico, pur

presupponendo che i primi sei anni di vita di un bambino rappresentano il periodo creativo per eccellenza della

mente umana. Inoltre, la metafora montessoriana dell’assorbimento (“MENTE ASSORBENTE”; capacità della mente

di operare inconsciamente una fissazione chimica mentale dei tratti ambientali) influenza ulteriormente il modo di

valutare il gioco libero, simbolico e immaginativo. Nel gioco non ci sarebbe nulla da assorbire dall’ambiente, anzi il

bambino è attivo e impegnato a riversare contenuti psichici sul mondo, a creare azioni, relazioni e narrazioni.

RELAZIONE ADULTO-BAMBINO

La Montessori, quando parla del rapporto tra adulto e bambino, utilizza parole particolarmente dure; ritiene infatti

l’adulto un vero e proprio oppressore del bambino, così come Freud, pensa che il bambino non possa sopportare

un’eccessiva esposizione ‘cattiva’ al rapporto con l’adulto, senza che esso comporti una deviazione psichica profonda

nel bambino.

In assenza di una relazione di PACE tra adulto e bambini, essi possono acquisire fin da subito una serie di difetti e

deviazioni. Queste possono scomparire solo se il bambino viene messo in condizione di cercare liberamente

un’occupazione interessante, sotto la vigilanza amorevole e competente di un adulto che non rinuncia ad educare,

ma neanche sopprime le libertà individuali e psichiche del bambino (l’educazione è aiuto alla vita e mai

oppressione).

Questo processo che porta allo sviluppo del carattere è definito dalla Montessori “NORMALIZZAZIONE” e avviene

attraverso due movimenti:

1. Il riconoscimento da parte dell’adulto che il bambino ha una sua specificità psichica e cognitiva, e che egli

necessita di essere riconosciuto nelle sue esigenze costruttive della personalità che si svolgono soprattutto

grazie al secondo movimento;

2. L’applicazione del bambino al lavoro interessante, scelto liberamente. Un lavoro che invece di stancare,

aumenta le energie e le capacità mentali.

RUOLO DEL DOCENTE

Il docente, generalmente, è colui che insegna e favorisce alcuni apprendimenti negli studenti, tenendo conto delle

loro situazioni, caratteri, emozioni, bisogni e padroneggiano tecniche didattiche specifiche.

In sintesi, la figura del docente può essere riassunta in due costrutti:

A. PUNTO DI VISTA PRAGMATICO; il docente è una figura complessa che si occupa di favorire apprendimenti e

istruzione ma anche di curare e guidare le persone che gli sono affidate (Kant). Deve essere quindi

competente nel gestire le tecniche didattiche, gli ambienti, intrattenere relazioni efficaci comunicativamente

e nell’incarnare un modello positivo per i bambini.

B. TRE MODELLI EDUCATIVI; esistono ameno tre grandi modelli educativi che vengo riconosciuti al ruolo del

docente:

1. MODELLO TECNICO O DELL’ESPERTO: trasferisce saperi e intende la conoscenza in maniera patrimoniale

e depositaria (Sofisti).

2. MODELLO INTELLETTUALE COLLABORATIVO: considera il sapere come un bene comune che deve essere

ricercato e condiviso all’interno di un gruppo, in cui l’apprendente è attivo e il docente facilita i suoi

apprendimenti con metodi dialettici e maieutici (Socrate).

3. MODELLO SPIRITUALE: intende il docente come mentore, che guida moralmente il giovane, gli propone

un modello in cui riconoscersi e gli apre alcuni visioni sul mondo (Gentile).

Il docente per Maria Montessori assomma in sé i tre modelli sopra citati: esperto, maieutico, spirituale.

MAESTRA MONTESSORIANA

Solo l’adulto che sa valutare adeguatamente il bambino come costruttore dell’uomo e dell’umanità e che sa

riconoscersi in tutti e tre i modelli di insegnante, potrà aspirare a diventare un docente. La formazione professionale

delle maestre deve essere una formazione complessiva al contempo scientifica, tecnica e spirituale.

L’aiuto che l’adulto rivolge al bambino è determinato da due azioni principali:

1. Dare al bambino ciò di cui ha bisogno per comprendere qualsiasi difficoltà o caratteristica del mondo;

2. Evitare di dare al bambino insegnamenti superflui o parole inutili.

Tutto ciò che sostiene l’apprendimento e che si trova intorno al bambino, è chiamato a svolgere una funzione

educativa di supporto, impalcatura e sostegno alle naturali capacità intellettuali e cognitive del bambino. Questo

concetto si può riassumere meglio in quello di scaffolding di Bruner, il quale non richiede al docente di essere visto

dall’alunno come un tecnico esperto, infatti agisce in maniera attiva ma indiretta sul bambino.

Il docente è più attento a curare la presentazione e l’allestimento degli oggetti di confine e a favorire la libera scelta

e il lavoro concentrato con essi, piuttosto che fare lezioni verbali.

La maestra montessoriana in breve mostra ai bambini una particolarità del mondo, di un oggetto, di un materiale,

ecc. e attende che essi, con l’esercizio che segue alla lezione, apprendano. Controlla come svolgono il lavoro i

bambini e in caso interviene ripresentando il materiale o rifacendo la lezione. Dunque il lavoro dell’insegnante è un

lavoro di dimostrazione e di guida.

GESTIONE DEL CONTROLLO DELL’ERRORE

La differenza sostanziale tra le scuole con metodo Montessori e quelle tradizionali sta proprio nella gestione del

controllo dell’errore. Non è necessario correggere l’alunno in quanto i materiali con cui i bambini si esercitano sono

autocorrettivi e li spingono a esercitarsi in maniera controllata, senza che l’adulto debba intervenire. Il materiale

favorisce un atteggiamento riflessivo e meta-cognitivo nell’apprendente.

QUALITÀ

In campo educativo e didattico per qualità si intende una scuola caratterizzata da categorie specifiche e positive a

favore dello sviluppo dei bambini. La qualità di una scuola è data da più livelli di eccellenza: nelle cure, nella

promozione di esperienze cognitive, nella definizione del curricolo, ecc. Questi livelli sono eccellenti solo se realistici,

misurabili, misurati e migliorati. La qualità non è una caratteristica universalmente riconosciuta, ma può sempre

mutare nel tempo e nello spazio. Una valutazione della qualità presenta sempre una dimensione micro, legata alla

riprogettazione e al cambiamento delle singole sezioni/scuole, e una dimensione macro, connessa ad uno sguardo

esterno sulla qualità e alle ricadute (scelte pedagogiche e politiche) di chi commissiona un’indagine di questo tipo.

Le caratteristiche degli ambienti educativi (SpAMM) e dell’insegnante montessoriano (SMeMo) sono strumenti che

hanno, come propria direzione, un’idea di qualità che prevede la necessità di garantire a tutti coloro che vivono

quell’ambiente uno “star bene” in senso montessoriano, atto a promuovere la miglior crescita di ciascun individuo.

L’esigenza di promuovere e applicare nel campo le due scale di osservazione SpAMM e SMeMo, è giustificata da

un’idea di valutazione che si delinea come principio guida della qualità professionale degli insegnanti montessoriani.

EDUCATIONAL EVALUTION

Il campo dell’evaluation è caratterizzato da una raccolta sistematica di dati e da una loro interpretazione nella realtà

educativa. È dunque un campo pensato e agito di fatti da rilevare e valori da perseguire: ricerca.

All’interno di questo approccio Bondioli e Ferrari evidenziano che “valutare in senso educativo” significa:

- Usare strumenti scientificamente rigorosi per raccogliere informazioni su di un evento;

- Attivare un processo dinamico che interpreta i dati sulla base degli strumenti appositi e mira ad un

miglioramento/cambiamento.

L’EDUCATIONAL EVALUATION RESEARCH consente di riflettere e agire sull’innovazione educativa sia all’interno di

micro contesti, sia in vista di possibili applicazioni su larga scala. Questa doppia esigenza richiama l’interesse per gli

approcci cosiddetti di deliberative democratic evaluation che affermano la possibilità di tenere insieme sia le

proposizioni di valore, sia le proposizioni di fatto. All’interno di tali approcci, al valutatore compete la responsabilità

di ascoltare le diverse posizioni, e trovare concetti di sintesi che garantiscano rigore metodologico.

La FASE DI RESTITUZIONE DEI DATI si svolge secondo tre momenti:

1. Presentazione sintetica al team docenti dei punteggi rilevati nella specifica scuola/sezione (utilizzo dei

grafici);

2. Promozione di una valutazione partecipata dei punteggi rilevati e conseguente riflessione collegiale

all’interno dei team;

3. Proposta di evidenziare i punti di forza e di debolezza della scuola/sezione al fine di orientare la

riprogettazione collegiale.

SpAMM E SMeMO

SpAMM e SMeMO vogliono collocarsi all’interno delle scuole montessoriane come una vera e propria proposta di

formazione degli insegnanti in servizio. Ovviamente non si pongono come la soluzione, ma come una delle

possibilità.

Gli OBIETTIVI delle due scale sono:

1. Dare RAZIONALITÀ E SCIENTIFICITÀ alla programmazione degli ambienti di apprendimento montessoriano e

alle scelte di metodo dell’insegnante (no improvvisazione);

2. Dare CENTRALITÀ AL BAMBINO al fine di garantire il suo diritto all’educazione e all’apprendimento

montessoriano;

3. Dare un FORTE CONTENUTO ALLA PROFESSIONALITÀ DIDATTICA dell’insegnante montessoriano.

Le FINALITÀ dell’evaluation e delle scale sono:

1. Stilare un profilo diagnostico relativo alla qualità educativa e didattica degli ambienti delle singole sezioni,

delle scelte di metodo degli insegnanti nelle scuole montessoriane.

2. Comparare l’evoluzione di questi profili nei diversi anni scolastici e verificare l’eventuale miglioramento della

qualità (fase della restituzione e riprogettazione).


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Monicap7

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4 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienza della formazione primaria (laurea a ciclo unico - 4 anni)
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Monicap7 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia sperimentale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof D'Ugo Rossella.

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