Estratto del documento

PEDAGOGIA

SPERIMENTALE

RICERCA EMPIRICA

ricerca empirica

La si divide in

due grandi filoni:

• la ricerca osservativa: il

ricercatore non introduce

variabili che mutano la

situazione di partenza, ma

osserva e analizza quanto già

esiste, per comprendere,

scoprire o approfondire aspetti

specifici, eliminando il più

possibile fattori di disturbo o di

influenza.

• la ricerca sperimentale: il

ricercatore introduce delle nuove

variabili all’interno della

situazione osservata, avviene

attraverso la manipolazione e il

controllo di variabili, per

analizzare l’impatto che esse

hanno sul fenomeno, se hanno

degli effetti e sono legate da

fenomeni di causalità o con-

causalità con il fenomeno.

RICERCA OSSERVATIVA

La RICERCA OSSERVATIVA viene

condotta su gruppi più o meno

ampi di soggetti e utilizza diversi

strumenti:

1. l’inchiesta, che consiste nella

misura sistematica di una serie di fattori, per effettuare comparazioni, individuare

probabili agenti differenzianti o individuare possibili correlazioni tra fattori #;

insomma, formulare ipotesi e verificarle, si riferisce a grandi campioni di soggetti: è in

tal modo possibile fare delle comparazioni tra gruppi e delle analisi statisticamente

significative # (campione ristretto = indagine).

2. l’osservazione sistematica, prevede la rilevazione diretta dei soggetti presi in

considerazione, tramite l’utilizzo di strumenti strutturati di annotazione dei

comportamenti

3. la ricerca valutativa, serve a valutare l’oggetto di indagine, per poi intervenire e

migliorare la situazione di partenza, usata sia per singoli prodotti che per situazioni

complesse.

4. la ricerca etnografica, ha lo scopo di delineare le caratteristiche sociali e culturali, le

credenze, i saperi impliciti ed espliciti, le convenzioni e i significati di un certo gruppo

sociale, tutto ciò dal punto di vista dei soggetti di quel gruppo, ha lunghi periodi di

sviluppo.

5. lo studio di caso, è un’indagine empirica, condotta su un singolo soggetto,

istituzione o evento.

DIFFERENZA R. SPERIMENTALE E R. OSSERVATIVA #

Le principali differenze riguardano l’introduzione, nel disegno sperimentale, di un

diverso approccio al campionamento, basato su piani sperimentali, e dell’introduzione

di un intervento azione sperimentale, che intende apportare delle modifiche alla

situazione osservata.

RICERCA INTERVENTO

Le RICERCHE INTERVENTO prevedono l’introduzione di un cambiamento, al fine di

verificarne gli effetti, con l’obbiettivo di costruire nuova conoscenza, con le due

varianti dei quasi-esperimenti ed esperimenti sui singoli (ricerca esperimento) o per

risolvere, attraverso l’intervento, la situazione problematica di partenza (ricerca

azione).

RICERCA ESPERIMENTO

= è una riproduzione artificiale di un fenomeno in un contesto controllato, solitamente

un laboratorio, nelle scienze sociali non si può condurre un esperimento in condizioni

totalmente artificiali; in ambito educativo bisogna cambiare almeno un fattore (in quei

casi si fa un quasi esperimento o ricerca azione); si pone l’obiettivo di tenere sotto

controllo, in maniera artificiale, tutte le variabili che concorrono allo sviluppo del

fenomeno esaminato. Qui è il ricercatore a individuare il problema e a esaminarlo

coinvolgendo scuole e operatori nelle fasi di rilevazione dei dati o di realizzazione degli

interventi ( ).

differenza con ricerca-azione

Tale ricerca non consente di asserire con certezza la validità dell’ipotesi, ma solo di

scartare l’ipotesi di non influenza, e quindi che le differenze sia dovute ad altri eventi.

Fasi della progettazione di una ricerca di tipo sperimentale: si scelgono due gruppi

equivalenti in relazione alle caratteristiche che possono influenzare il risultato (gruppo

sperimentale e gruppo di controllo). Se non ci sono variazioni l’ipotesi è nulla.

QUASI-ESPERIMENTO = si utilizza quando non è possibile tenere sotto controllo tutte le

possibili variabili che intervengono nella situazione da studiare.

ESPERIMENTO SU CASO SINGOLO = prevedono che il ricercatore lavori su un solo caso,

il risultato non è generalizzabile ma può permettere all’insegnante di sviluppare nuove

ipotesi da testare, magari, su gruppi più ampi.

RICERCA AZIONE #

L’intervento (variabile indipendente) viene progettato, realizzato e monitorato nel

processo e negli esiti dai ricercatori, a differenza dell’esperimento la ricerca azione

presenta un intervento che è stato concordato e definito insieme ai soggetti della

sperimentazione #, inoltre NON prevede di controllare in maniera precisa tutte le

variabili che intervengono nel processo. Individua i propri obiettivi e domande di

ricerca partendo dalla rilevazione di necessità, bisogni o difficoltà del contesto

concreto, quotidiano della pratica didattica. Mira a saldare il divario spesso importante

predisporre azioni

tra ricerca e pratica pedagogica #, scopo della ricerca azione è

educative funzionali a risolvere specifici problemi # , portando i risultati delle analisi e

della sperimentazione a diretto contatto e in interazione con la pratica educativa,

coinvolgendo gli stessi attori protagonisti dei processi, che diventano operatori più

attivi e partecipi (non hanno un ruolo solo nell’analizzare il problema con metodologie

di osservazione).

Fasi: 1. manifestazione delle difficoltà e problema 2.formazione del gruppo

3.definizione sistematica e analitica del problema con un ricercatore 4.formulazione

degli obiettivi della ricerca 5. individuazione delle possibili azioni 6. scelta delle

modalità per rilevare le informazioni 7. trattamento 8. verifica del trattamento 9.

sviluppo ulteriore.

Fasi della ricerca azione secondo Cunningham # individua 3 sequenze principali dopo

la fase di avvio, la prima relativa alla formazione del gruppo, la seconda alla

progettazione dell’intervento (corrispondenti ai momenti 3-6 dello schema precedente)

e la terza nell’attuazione della ricerca (fasi da 7-9). Ogni sequenza è seguita da un

momento di valutazione delle procedure (fase 10 del precedente schema), per avviare

poi uno sviluppo ulteriore (fase 11).

La ricerca azione ha un andamento ciclico o iterativo, a spirale: la verifica

dell’intervento finale è sempre l’inizio di un intervento più mirato, cioè l'analisi

dell'intervento è un momento iterativo che si ripropone alla fine di ogni fase. #

RICERCA ETNOGRAFICA

La ricerca etnografica è un tipo di ricerca osservativo, ispirato agli studi antropologici.

Parte da una domanda conoscitiva (non ipotesi strutturate), relativa agli aspetti

della cultura di un gruppo che è al centro della ricerca. Si concentra sui significati,

norme, riti, forme di comunicazione, socializzazione ecc. Alcuni fanno un’analisi della

letteratura al riguardo (per alcuni serve a costruire dei concetti sensibilizzanti che

aiutano il ricercatore a orientarsi, un background teorico per evitare dispersività), ma

altri dicono che il ricercatore dovrebbe procedere senza teorie preconcette, definite

osservatore vergine,

anche bias, all’osservazione del gruppo, dovrebbe essere di

senza alcuna idea iniziale o preconcetto da verificare.

Il ricercatore deve vivere con i componenti del gruppo per un periodo relativamente

lungo, porre attenzione a far accettare la propria presenza, fare la negoziazione del

ruolo con le autorità del luogo (formali o informali). Hanno anche un ruolo importante

i mediatori, ovvero coloro che, per la stima che godono nel gruppo, possono

presentare e qualificare il ricercatore, metterlo in comunicazione con i testimoni

privilegiati (gli informatori) e offrirgli preziosi consigli e spiegazioni.

Il tempo permette di comprendere meglio le dinamiche osservate, mutare anche le

prime impressioni ottenute, distinguere gli eventi atipici da quelli normali, e anche di

attenuare le alterazioni all’ambiente portate dalla presenza estranea del ricercatore

nel gruppo.

Fasi - # Il ricercatore condurrà la fase di rilevazione prendendo dettagliati appunti

(note etnografiche, importante che siano di qualità) di quanto osserva, dei colloqui

formali e informali intrattenuti, tenendo traccia accurata degli attori coinvolti nelle

diverse interazioni, delle circostanze, degli aspetti ponderabili e anche delle emozioni

e dei vissuti soggettivi in relazione a tali fenomeni.

Strumenti più utilizzati:

• protocolli di osservazione libera

• interviste non strutturate (per esempio basate su storie di vita)

• questionari a domande aperte

• analisi di documenti e reperti materiali

• focus group

Strategie per scegliere i soggetti:

• studiare tutti i soggetti del gruppo

• studiare soggetti interessanti in base alle suggestioni derivanti dalle teorie e alle

ricerche precedenti

• studiare i casi più estremi e devianti

• studiare i casi più “normali” e tipici

• studiare un gruppo di casi che contiene al suo interno la massima varietà di tipi.

Segue l’analisi del materiale empirico prodotto, un percorso di affinamento

graduale e iterativo del proprio percorso osservativo, una decostruzione del materiale

empirico, per esempio si può fare una griglia di analisi che permette di suddividere il

materiale in categorie o dimensioni, avviene una suddivisione del materiale e una

riaggregazione dello stesso sulla base della classificazione scelta.

I dati raccolti e la loro interpretazione confluiranno nel resoconto finale, che

conclude e pubblicizza il lavoro dell’etnografo, è un’operazione delicata.

Problemi: presenta problemi di generalizzazione dei risultati: i dati raccolti provengono

da piccoli gruppi, non rappresentativi dell’intera popolazione, e la cui selezione è

avvenuta in maniera arbitraria da parte del ricercatore. Per ridurre le interferenze dello

sguardo soggettivo, è possibile effettuare delle triangolazioni tra più fonti o più

ricercatori.

Punti di credibilità: profondità temporale e capacità di impegnarsi per un periodo

prolungato nell’osservazione dei fenomeni.

STUDIO DI CASO

Si sceglie di studiare in profondità un singolo caso (costituito da un singolo soggetto o

da un gruppo molto ben delimitato). Esistono diverse tecniche di conduzione dello

studio di caso:

forme osservative pure, come lo studio comparativo, che prevede il confronto

 fra più soggetti paradigmatici, e la rilevazione degli elementi di distinzione.

forme più vicine alla ricerca azione (prevede l’analisi di un caso per poi

 prevedere un intervento sul gruppo specifico, e l’osservazione dei relativi effetti

di miglioramento) o alla ricerca sperimentale.

Fasi secondo Stenhouse:

definizione dello scopo della ricerca

1. selezione e negoziazione dell’accesso al caso

2. (definizione del caso,

concettualizzazione dell’oggetto di studio, scelta delle fonti) – la sua storia, il contesto

fisico e sociale, storico, economico e psicologico, importante la negoziazione perché

spesso sono info sensibili, concettualizzazione dell’oggetto di studio, ovvero la scelta

dei temi e degli interrogativi, è la fase che gli psicologi chiamano anamnesi, scelta

degli strumenti (osservazione partecipante o non partecipante, interviste, test,

questionari, raccolta di documenti e artefatti, registrazioni, diari, fotografie, rapporti

ecc.)

lavoro sul campo

3. (negoziazione del ruolo, raccolta dati)

organizzazione dei dati

4. (riduzione, indicizzazione e codifica), una progressiva

riduzione, ovvero un lavoro di selezione e di sintesi, e di classificazione dei materiali

triangolazione

5. stesura del rapporto e back talk,

6. deve scegliere quanto esteso (tutto insieme, poi la

parte oggettiva e la parte soggettiva, comparazione con altri casi), attenzione agli

aspetti etici: un giusto equilibrio tra esigenza documentale e attenzione alla privacy

dei soggetti.

INTERVISTA IN PROFONDITÀ

È una forma di conversazione (provocata e guidata dall’intervistatore) in cui il

ricercatore pone una serie di domande orali a un singolo per conoscerne opinioni

atteggiamenti informazioni percezioni esperienze eccetera; è meno standardizzato e

più flessibile del questionario perché puoi modificare le domande in itinere in base a

come risponde il soggetto: l’intervistatore può interpretare la traccia a seconda del

soggetto intervistato e del contesto, ciò permette di esplorare, tramite suggestioni e

spunti, nuove ipotesi, deve tenere alcune domande fisse per permettere la

comparazione. Inoltre il soggetto stesso può esprimersi più facilmente e più

approfonditamente, tuttavia c’è la tendenza a dare di sé un'immagine desiderabile sul

piano sociale, involontariamente causata anche dall’intervistatore stesso.

Ha finalità di tipo conoscitivo (raccogliere informazioni).

Fasi: apertura, fase di benvenuto, …, chiusura, fase di commiato.

Aspetti che influenzano l’intervista & caratteristiche:

clima psicologico •calore e disponibilità emotiva •assenza di atteggiamenti

o moralistici e normativi •astensione da pressioni o coercizioni),

presentazione e informazioni •Spiegazioni preliminari, chiarire gli scopi

o dell’intervista •chiarire come verranno utilizzate le informazioni •esplicare ciò

che ci si aspetta dall’intervistato

accorgimenti non verbali • abbigliamento, postura, prossimità, cinesi, ecc.

 apertura della conversazione • usare le parole adatte e tono giusto •mostrare

 effettivo rispetto

stabilire un rapporto • atmosfera di reciproca fiducia •incoraggiare l’intervistato

 alla profondità dell’analisi e franchezza •mantenere la comunicazione a fuoco

sull’obiettivo

ottenere informazioni • aspettative/difficoltà/successi/risultati •

 lasciar parlare l’intervistato

 saper prendere appunti •registrazione dati

 scelta delle parole • linguaggio: comprensibile empatico appropriato • sistema di

 riferimento: domande pertinenti rilevanti accessibili •

scelta domande aperte o chiuse • aperte: stimolano risposte ampie, basate sulla

 propria esperienza • chiuse: focalizzano l’attenzione sul tema, forniscono

informazioni puntuali

scelta tra domanda diretta o indiretta • dirette: stimolano risposte ampie, basate

 sulla propria esperienza • indirette: evitano di affrontare argomenti delicati,

permettono associazioni diverse •

domande primarie • servono ad introdurre un nuovo tema o aprire un nuovo

 interrogativo •

domande secondarie • approfondiscono l’argomento introdotto.

 successione delle domande • domande d’apertura • a imbuto (dal generale al

 particolare) • domande multiple (sullo stesso tema, per approfondire o riportare sul

tema)

tecniche di scandaglio • domande supplettive • tecnica retrospettiva (evocazione)

 • stimolo all’immaginazione

pause e silenzi • da gestire senza ansia • attendere che l’intervistato raccolga le

 idee e ricominci a parlare • se il silenzio si protrae, provare a riassumere quanto

detto fino a quel momento, rilanciare o porre domande quando l’intervistato si

interrompe o non sa continuare il discorso

Comportamenti positivi: • Cercare informazioni • Riformulare • Verificare

comprensione • Capire il punto di vista dell’altro • Chiedere

proposte/idee/suggerimenti • Verificare consenso • Riassumere • Concludere;

utilizzare formule di questo genere: • capisco perfettamente • è preferibile

considerare il problema sotto un aspetto differente • fa bene ad attirare la mia

attenzione su questo punto • sono perfettamente d’accordo con lei, ma…

Comportamenti negativi ed errori: • Esprimere giudizi valutativi/opinioni personali

• Si, però…. • Banalizzare/squalificare/escluder e • Esprimere disaccordi • Rifiutare

proposte/idee/suggerimenti • Attaccare/criticare • Difendere opinioni •

Convincere/“spiegare” • Raccogliere risposte volontariamente o involontariamente

false • Differenze di cultura o di competenza linguistica fra intervistati e intervistatori

• Distorsioni dovute alle differenti caratteristiche socio-demografiche o sociali degli

attori • Prevalenza del sé ideale dell’intervistato • Effetto alone • Pregiudizio •

Empatia positiva o negativa • Influenza di giudizi precedenti • Standardizzazione /

appiattimento; evitare di dire: • no • lei ha torto • lei si sbaglia • mi lasci provare

che…

Altro: • tono di voce • rigidità o vivacità di espressione • sguardo (sfuggente o

diretto) • mimica • silenzio (adeguato o non adeguato al momento) • gestione delle

pause • abbigliamento (adeguato o non adeguato al contesto) ESEMPI •testa in avanti:

sono interessato •mani incrociate: attesa •mani che si muovono: curiosità •gomiti

appoggiati: attesa •mani e braccia in avanti: attesa paziente e recettività

Decisione di concludere: a) sono stati raccolti per ora tutti gli elementi prestabiliti b) il

colloquio è diventato improduttivo

Preparazione della chiusura • situazione rilassata • riepilogo dei punti essenziali •

chiedere se ci sono dubbi e fornire chiarimenti • informazioni sulle successive fasi

Congedo vero e proprio

L'intervista semi-strutturata prevede domande pianificate, ma è a

 discrezione del ricercatore la formulazione e l'ordine con le quali vengono poste.

L'intervista strutturata prevede domande pianificate nella formulazione e

 nell'ordine, simile a un questionario, ma le risposte sono tutte di tipo aperto.

L’intervista libera, il ricercatore ha prestabilito soltanto il tema e i punti

 fondamentali da toccare, presenta una notevole difficoltà di analisi successiva

che richiede molta esperienza per poter codificare i risultati.

L’intervista di tipo biografico, basata sulla ricostruzione della esperienza di

 vita in relazione a un determinato contesto o esperienza.

FOCUS GROUP

Una delle interviste di gruppo, è una discussione incentrata su un tema, in cui si

interagisce con un numero limitato di persone, dura circa 2 ore. È uno strumento

basato sulla discussione di gruppo di argomenti predefiniti particolarmente efficace

per raccogliere dati qualitativi in un tempo limitato, viene usato maggiormente per

avere feedback, valutazioni, giudizi, opinioni espressi da professionisti, esperti o

utenti/clienti su prodotti, servizi, argomenti. La situazione ideale è in cerchio in cui tutti

si possono vedere.

L’obiettivo è generare discussione tra i soggetti partecipanti: in questo modo è

possibile osservare non solo le opinioni statiche, ricostituite dei soggetti, ma anche la

loro evoluzione dinamica durante la discussione e il confronto con soggetti con punti di

vista diversi (si scelgono così apposta), si tenta di rilevare le opinioni nel loro divenire

dinamico, emergono le motivazioni, le condizioni, le argomentazioni dietro specifiche

opinioni, il consenso, i bisogni, gli atteggiamenti. Si lancia la domanda stimolo, tutti

dicono la loro, è importante condurre la discussione in modo equilibrato. Le risposte

emergono dall’interazione di gruppo e dai rimandi tra le diverse persone, fondamentali

sono la condivisione e il confronto, l’interazione tra i partecipanti.

Modalità: la discussione deve essere registrata per iscritto con dati “autentici”,

I partecipanti: # normalmente non sono più di 10 e non meno di 7, selezionati perché

legati in qualche modo all’argomento, quindi omogenei ma anche eterogenei,

partecipano in modo volontario e motivato,

può avere complicanze sia il fatto che ci sia tra loro una conoscenza pregressa, sia che

siano estranei.

Ci sono due soggetti a condurre il lavoro:

un ricercatore si occupa di condurre/moderare la discussione facendo le domande,

o conduttore, moderatore

non è un intervistatore – -, buon clima, atteggiamento

neutrale, si rivolge ai partecipanti in modo indiretto, contrasta le deviazioni.

osservatore

un altro invece osserva la situazione # – -, si occupa della

o registrazione, registra chi dice cosa, le emozioni, l’espressione, le dinamiche

relazionali, fa delle sintesi e chiede conferma delle posizioni dei partecipanti.

Problema #: aumenta l'effetto di desiderabilità sociale: alcuni soggetti non si

sentiranno liberi di esprimere opinioni considerate sconvenienti. #

Fasi: • la pianificazione e la definizione dell’intervento, • la conduzione del gruppo, •

l’analisi delle informazioni ricevute, • la stesura del report finale. Oppure:

riscaldamento, relazione, discussione, conclusione.

Effetti: effetto valanga (una risposta innesca altre che portano fuori dal focus),

sinergia (gli stimoli reciproci fanno emergere nuove idee e un’ampia gamma di

posizioni).

Dinamiche del gruppo:

• l’accoppiamento: il dialogo tra due individui con la complicità degli altri, con

conseguente difficoltà del gruppo di sviluppare le proprie opinioni;

• spostamento del conflitto: i partecipanti spostano la discussione su aree tematiche

neutrali per evitare la gestione del conflitto tra posizioni differenti;

• formazione di sottogruppi in competizione e in discussione tra loro;

• confusione del ruolo: sostituzione della figura dell’intervistatore da parte di qualche

personalità particolarmente carismatica;

• personalità carismatiche in conflitto tra loro;

• dipendenza passiva del gruppo dall’intervistatore;

• dipendenza del gruppo da figure dominante;

• dimostrazioni di supremazia del gruppo.

• il prevaricatore: interviene continuamente e “monopolizza la discussione”, la

soluzione è arginare la situazione, togliere il contatto visivo e ignorare.

il timido/evitante: atteggiamento particolarmente restio a esprimersi e ruolo defilato,

valorizzare i suoi interventi, coinvolgerlo.

• il divagatore: introduce elementi tropp

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/04 Pedagogia sperimentale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LisiBisi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia sperimentale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Rosa Vanna Piacenza Susanna.
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