Università telematica Pegaso
Corso di laurea in Scienze dell’educazione e della formazione
Insegnamento di Pedagogia sperimentale
Il laboratorio come dispositivo educativo e formativo.
"La Fata Madrina": laboratorio di cucito creativo per bambini per imparare facendo.
Relatore: Prof. Andrea Giacomantonio
Candidato: Simonetta Piscopiello 0902203812
Anno Accademico 2023/2024
Dedica
A chi c’è sempre stato, a chi ha creduto in me fin dall’inizio e fino alla fine.
A mia madre e a mio padre, perché in ogni mio gesto e in ogni mio respiro c’è una parte di loro.
A Gianluca, Giulia e Pietro, sostanza dei giorni miei.
A me stessa, ai sacrifici che pensavo di non essere in grado di sostenere e alla tenacia che mi ha fatto arrivare in fondo.
Indice
Introduzione 6
Capitolo I Le caratteristiche del laboratorio educativo 1
1.1 Definizione di laboratorio ............................................................................... 1
1.2 Categorie fondative del laboratorio educativo ................................................ 2
1.2.1 L’attività ................................................................................................... 3
1.2.2 La spazialità ............................................................................................ 4
1.2.3 L’oggettualità ........................................................................................... 6
1.3 L’apprendimento laboratoriale ....................................................................... 7
1.3.1 Il pensiero riflessivo................................................................................. 8
1.3.2 L’imparare a imparare ........................................................................... 10
1.3.3 La personalizzazione ............................................................................ 12
1.3.4 L’inclusione ........................................................................................... 13
Capitolo II La progettazione e la valutazione nel laboratorio educativo 17
1.1 Introduzione ................................................................................................. 17
1.2 Il ruolo dell’educatore .................................................................................. 18
1.3 La progettazione del laboratorio .................................................................. 21
1.3.1 Definizione del tema e degli obiettivi ..................................................... 21
1.3.2 Identificazione dei destinatari ................................................................ 22
1.3.3 Individuazione dei contenuti .................................................................. 22
1.3.4 Pianificazione delle attività .................................................................... 23
1.3.5 Pianificazione degli spazi ...................................................................... 24
1.3.6 Scelta delle metodologie didattiche da utilizzare ................................... 24
1.3.7 Individuazione dei criteri di osservazione .............................................. 27
1.3.8 Individuazione dei criteri di valutazione ................................................. 28
Capitolo III Analisi del laboratorio di cucito creativo “La Fata Madrina” 30
1.1 Il laboratorio di cucito creativo “La Fata Madrina” ........................................ 30
1.1.1 Obiettivi ................................................................................................ 30
1.1.2 Destinatari ............................................................................................ 31
1.1.3 Contesto e spazi ................................................................................... 31
1.1.4 Attività ................................................................................................... 31
1.1.5 Risultati e conclusioni ............................................................................ 32
Bibliografia 38
Introduzione
Questa tesi si basa sul laboratorio “La Fata Madrina” realizzato presso la Casa del Quartiere Cascina Roccafranca di Torino e rivolto ai bambini dai 7 anni ai 12 anni per avvicinarli al mondo del cucito creativo.
Il progetto nasce dalla sperimentazione attraverso tre cicli di laboratori di cucito rivolti ai bambini e realizzati all’interno della Cascina Roccafranca a Torino tra ottobre 2018 e febbraio 2020.
L’interesse per il laboratorio di cucito creativo nasce dalla consapevolezza dell’importanza di fornire ai bambini uno spazio in cui esprimere la propria creatività, sviluppare competenze manuali e apprendere un’attività pratica attraverso l’esperienza. Il cucito, con la sua combinazione di precisione e creatività, si presenta come un’attività che va oltre la mera produzione di un manufatto ma che diventa un veicolo per un apprendimento olistico e interdisciplinare.
La base di partenza del presente studio è stata sul ruolo del laboratorio come dispositivo educativo e sull’analisi della sua efficacia nell’offrire un ambiente formativo dinamico e coinvolgente in grado di fornire competenze pratiche e abilità cognitive e sociali.
Il laboratorio è inteso come uno spazio di apprendimento attivo e partecipativo, un luogo in cui il sapere si lega al saper fare, un ambiente in cui i discenti sono attivamente impegnati nel produrre, sperimentare e osservare le conseguenze delle proprie azioni (Zecca, 2016, 29). Al quadro teorico sopracitato si può aggiungere che il laboratorio è uno spazio fisico ma anche un ambiente fisico/sociale (De Bartolomeis, 1978, 51) che facilita l’apprendimento attraverso l’interazione e l’esperienza condivisa tra i partecipanti.
Attraverso un approccio globale si sono analizzate le caratteristiche fondative di un laboratorio educativo e le proprietà che un’attività esperienziale all’interno del laboratorio deve avere. L’esperienza è l’attività centrale del laboratorio; attraverso di essa i discenti, oltre a conoscenze e competenze, acquisiscono anche abilità trasversali come l’imparare ad imparare, il problem solving, la collaborazione e la creatività. Ci si è soffermati in particolare sul carattere interattivo dell’esperienza laboratoriale, che non deve limitarsi ad una pura pratica del fare ma che deve comprendere un processo di riflessione sulle azioni svolte e sulle decisioni prese. Per avere un fine educativo un’esperienza deve far parte di un processo di costruzione e ricostruzione, che Dewey chiama principio della continuità, in base a cui ogni esperienza riceve qualcosa da quella che l’ha preceduta e modifica quelle che verranno in futuro (Dewey, 1949, 21).
All’interno dello studio si è voluto definire una linea guida da utilizzare come base per la progettazione di un laboratorio educativo, in quanto si tratta di una fase fondamentale per la riuscita dall’attività laboratoriale. Nella realizzazione del progetto educativo occorre un’accurata azione di ricerca per definire gli obiettivi che si intendono raggiungere con l’attività laboratoriale. Insieme agli obiettivi occorre tenere presente di altri elementi imprescindibili come scelta dei destinatari, scelte metodologiche, selezione di contenuti, modalità di valutazione (De Santis & Bianchi, 2017) ma anche scelta di materiali e strumenti (De Bartolomeis, 1978, 216).
Nella ricerca sulle linee guida si è voluta dedicare una parte anche all’osservazione e alla valutazione, perché è attraverso di esse che si può valutare sia il processo di apprendimento dei discenti sia l’efficacia delle strategie educative promosse all’interno del laboratorio.
La presente ricerca ha portato in seguito ad analizzare il laboratorio di cucito “La Fata Madrina” e il suo carattere educativo. L’interesse per gli effetti che il cucito possa portare dei benefici pedagogici e educativi ha spinto la sperimentazione su come un laboratorio di cucito potesse agire sullo sviluppo cognitivo, motorio e sociale dei bambini.
La sperimentazione ha dimostrato che, a livello cognitivo, lavorare su un progetto artigianale ha aiutato i bambini a sviluppare abilità di problem solving e ad aumentare la fiducia in sé stessi e la consapevolezza delle proprie capacità.
A livello motorio si è rilevato che avere a che fare con strumenti e materiali diversi ha portato i bambini allo sviluppo della coordinazione motoria, della precisione e della sensibilità tattile.
Il laboratorio di cucito si è dimostrato un ottimo ambiente per lo sviluppo sociale e collaborativo; lavorando in gruppo i bambini si sentivano liberi di condividere le proprie idee e di discutere con i compagni imparando l’uno dall’altro.
Nonostante la sperimentazione abbia rilevato numerosi aspetti positivi; al tempo stesso si sono rivelate, anche grazie a questo studio, alcune criticità soprattutto dal punto di vista della progettazione. Il laboratorio La Fata Madrina dovrebbe essere migliorato sotto alcuni aspetti per essere uno strumento ancor più efficace per sviluppare le abilità motorie e per apprendere un’attività pratica che può essere utile per tutto il corso della vita.
Capitolo I
Le caratteristiche del laboratorio educativo
“Dimmi e dimentico. Insegnami e ricordo. Coinvolgimi e imparo.”
Benjamin Franklin
1.1 Definizione di laboratorio
Il termine laboratorio deriva dal latino medievale laboratorium, derivato a sua volta da laborare, e può indicare sia strutture utilizzate per attività artigianali sia spazi dedicati alla sperimentazione e alla ricerca.
Il termine laboratorio può avere significati diversi a seconda del contesto in cui viene utilizzato; di seguito si elencano alcune tipologie:
- Contesto scientifico: un luogo dotato di strumenti, attrezzature e risorse per condurre esperimenti, test e indagini scientifiche. Esempio: laboratorio di chimica.
- Contesto didattico/educativo: un ambiente progettato per l’apprendimento attivo, l’esplorazione e l’acquisizione pratica di conoscenze. Esempio: laboratorio di cucina.
- Contesto informatico: un ambiente fisico o virtuale in cui si svolgono attività di sviluppo, test e sperimentazione di software o hardware. Esempio: laboratorio informatico. 1
- Contesto medico: reparto specializzato per l’analisi e la sperimentazione di campioni biologici e medici. Esempio: laboratorio di analisi cliniche.
- Contesto artistico: spazio dedicato alla creazione artistica, alla sperimentazione e alla produzione di opere d’arte e manufatti. Esempio: laboratorio di ceramica.
In questo lavoro mi soffermo sul laboratorio nel contesto didattico/educativo, nello specifico come attività esterna alla scuola, in quanto, come afferma Francesco De Bartolomeis, la didattica laboratoriale “può estendersi anche alle istituzioni formative non scolastiche (centri culturali, colonie di vacanze, iniziative di educazione permanente e di riqualificazione del tempo libero)” (De Bartolomeis, 1978, 13).
1.2 Categorie fondative del laboratorio educativo
Il laboratorio educativo è uno spazio dedicato all’apprendimento pratico, all’esplorazione e all’acquisizione di competenze attraverso un’esperienza diretta e interattiva. Questa tipologia di laboratorio può essere presente sia in contesti educativi formali (scuole, università, centri di formazione) sia in contesti educativi informali (musei, ludoteche, spazi sociali).
“Nel laboratorio si realizza attività produttiva attraverso lavoro materiale ed intellettuale, l’attività laboratoriale indica infatti l’operare in uno spazio specifico e specializzato per realizzare un’attività produttiva finalizzata ad un risultato” (Zecca, 2016, 25). Analizzando questa affermazione possiamo dedurre che il laboratorio è composto da due categorie fondanti: l’attività e la spazialità.
La definizione di Baldacci di laboratorio come “spazio attrezzato in cui si svolge un’attività centrata su un certo oggetto culturale” (Baldacci, 2004) ci fornisce un terzo elemento fondativo: l’oggettualità. 2
Di seguito analizzo ognuna delle tre categorie sopradescritte e che caratterizzano un laboratorio; l’analisi fornirà una comprensione dettagliata del motivo per cui il laboratorio può essere considerato un dispositivo educativo e formativo.
1.2.1 L’attività
L’attività dei laboratori è sempre basata sulla pratica del fare, un’operazione in cui l’educando è attivamente impegnato nel fare, sperimentando e osservando le conseguenze delle sue azioni (Zecca, 2016, 29). Educatore e discenti si confrontano in un costante rapporto dialogico in cui l’educando ha un ruolo attivo nella costruzione della propria conoscenza.
In un contesto educativo, scolastico o extrascolastico, l’attività laboratoriale è centrata sull’esperienza, cioè, come riportato sul dizionario, la conoscenza diretta, personalmente acquisita con l’osservazione, l’uso o la pratica, di una determinata sfera della realtà o anche della realtà pratica nel suo complesso.
L’esperienza richiama il concetto di learning by doing (imparare facendo), collegato alle idee di John Dewey, fondatore dell’attivismo pedagogico, e ai suoi studi nella Scuola di Chicago. Il filosofo e pedagogista americano ha sottolineato l’importanza dell’apprendimento basato sull’esperienza; secondo la sua opinione la scuola-laboratorio può facilitare un apprendimento più significativo in quanto gli studenti, al suo interno, hanno l’opportunità di connettere le conoscenze teoriche con le esperienze pratiche di vita reale. Tuttavia, egli afferma che “credere che ogni educazione autentica proviene dalla esperienza non significa già che tutte le esperienze siano ugualmente educative. Esperienza e educazione non possono equivalersi. Ci sono difatti delle esperienze diseducative” (Dewey, 1949, 11).
Le attività di laboratorio trascendono la mera conoscenza, questo perché l’obiettivo 3 non è l’apprendimento in sé, ma la costruzione di competenze attraverso la pratica, la riflessione e l’interiorizzazione dell’esperienza. Quindi l’esperienza da sola non basta, occorre anche il pensiero sull’azione che permette di rendere l’esperienza riflessiva, cioè “la fase in cui nell’indagine interviene intenzionalmente la riflessione per cogliere le connessioni tra l’azione e le conseguenze” (Dinoi, 2016), che porta alla comprensione dell’azione compiuta.
Le attività esperienziali fanno parte di un continuum educativo che porta gli educandi a crescere, a svilupparsi e ad acquisire competenze passo dopo passo. L’esperienza e l’educazione devono ruotare in un processo continuo e progressivo, quello che Dewey chiama principio della continuità in base al quale “ogni esperienza riceve qualcosa da quelle che l’hanno preceduta e modificano in qualche modo la qualità di quelle che seguiranno” (Dewey, 1949, 21).
Quindi, l’esperienza è un processo con una natura interattiva, per mezzo dell’azione e della riflessione, e con un dinamismo ciclico, che si costruisce e ricostruisce a ogni nuova esperienza.
1.2.2 La spazialità
Il laboratorio è uno spazio definito, “un’aula attrezzata con volumi, documenti, strumenti, materiali e sussidi multimediali, a cui si aggiunge la produzione che via via viene elaborata durante l’attività didattica” (Appari, 2009). È considerato uno spazio fisico e sociale, un palcoscenico per le attività di cui è oggetto.
Lo spazio fisico riguarda le configurazioni e gli strumenti che rendono il laboratorio caratteristico e funzionale e che lo distinguono dall’aula.
Francesco De Bartolomeis, autore de “Il sistema dei laboratori”, ha affermato che i laboratori sono spazi fisici e sociali che fungono da condizionatori e da mediatori delle 4 attività che si svolgono in essi. “Essi sono istituzionalmente avversi alla lezione, allo studio libresco, al distacco dalle cose e dai problemi, ai rapporti formali tra docenti e studenti, a norme disciplinari estrinseche” (De Bartolomeis, 1978, 47).
Pertanto, lo spazio è un condizionatore e un mediatore dell’attività e, come tale, il suo ambiente deve essere funzionale, organizzato e distintivo. Il laboratorio deve disporre delle attrezzature e degli strumenti necessari per svolgere le attività previste; lo spazio di lavoro deve essere flessibile per essere adattato alle diverse situazioni, inoltre dovrebbe facilitare la collaborazione tra educandi perché è un luogo fisico, ma anche un luogo sociale.
I laboratori sono spazi sociali perché promuovono la comunicazione e la socializzazione. In un laboratorio, l’interazione costante avviene non solo tra discenti e educatore, ma soprattutto tra i discenti stessi. Le attività che si svolgono in questo spazio non avrebbero modo di esistere se non ci fossero alla base la comunicazione e le relazioni interpersonali. Infatti, il laboratorio è uno spazio di comunicazione in cui hanno un ruolo sia i linguaggi verbali che non verbali (Appari, 2009). Attraverso diversi modi di comunicazione si costruiscono conoscenze e si sviluppano abilità e competenze in una danza dialogica di costante scambio culturale.
De Bartolomeis afferma che la socializzazione è uno degli obiettivi fondamentali della metodologia laboratoriale e che quindi essa si concentra soprattutto sul lavoro di gruppo (Certo, 2022). Il laboratorio è uno spazio di socializzazione all’interno del
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