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Riassunto esame storia dell'educazione, prof. Giallongo, libro consigliato Breve storia delle emozioni, Oatley

Riassunto per l'esame di Storia dell'educazione del secondo anno basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Giallongo Angela: Breve storia delle emozioni di Oatley, dell'università degli Studi Carlo Bo - Uniurb.

Esame di Storia dell'educazione e dell'infanzia docente Prof. A. Giallongo

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BREVE STORIA DELLE EMOZIONI – OATLEY

Il volume di Oatley ha lo scopo di favorire lo sviluppo dell’intelligenza emotiva = capacità di riconoscere le

emozioni proprie e altrui, di imparare a governarle attraverso la conversazione e il diario personale, di

favorire lo sviluppo delle emozioni positive e di contenere quelle negative.

Esistono tre diverse concezioni delle emozioni:

1. Evoluzionista  le risorse del passato sono stata tramandate a noi attraverso i geni

2. Storia personale  analizza il modo in cui le emozioni si sviluppano fin dalla nascita, grazie alle relazioni

che si creano nell’infanzia e poi nel corso della vita

3. Storia delle idee e dei movimenti sociali  come vengono concepite le emozioni nella nostra cultura e

in che modo influiscono oggi su di noi

CAP. 1 – “SIGNIFICATO E AMBIGUITÀ”

LE EMOZIONI

Il termine “emozione” in senso stretto comprende una serie di fenomeni, sui quali l’uomo si interroga fin

dall’inizio dei tempi. Le emozioni coinvolgono mente e corpo e come sostiene James, il padre della

psicologia americana, sono provocate dal nostro modo di giudicare gli eventi, in rapporto a quello che

conta per noi: obiettivi, interessi, aspirazioni. Sono in parte costituite da quel che conosciamo a livello

culturale e da quel che crediamo giusto a livello sociale (cultura + società).

Sono segnali che trasmettiamo agli altri, ma sono guide anche per noi stessi; sono le strutture soggiacenti

ai nostri rapporti (pubblici e privati).

Le emozioni possono essere:

- Reattive  quando un’emozione pervade la nostra coscienza e provoca un cambiamento nel tipo di

1

impegno (es. felicità); sono emozioni istintive, determinate da cause esterne che si presentano quando si

entra a contatto con qualcosa di imprevedibile che può essere sia un evento positivo, sia un evento

negativo.

- Corporee  quando percepiamo un cambiamento corporeo (es. colorito vivo; sorriso; cuore che palpita).

Un’emozione può essere immediata (reattiva) ma comprende a sua volta un insieme di processi o meglio

definiti stati d’animo, che si protraggono a lungo.

- Stati d’animo  possono avere un’origine incerta, poiché apparentemente non sono legati a nulla di

esterno.

- Sentimenti  spesso vengono confusi con il termine “emozione” ma in realtà un sentimento è un’impegno,

un patto, è per tutta la vita.

- Preferenza  emozione silenziosa che aspetta l’opportunità di esprimersi.

- Affetto  emozione più umana, la più fragile, che è alla base delle relazioni e soprattutto dell’amore in

quanto è importante per la sopravvivenza.

Le emozioni sono affascinanti perché riguardano i nostri più intimi interessi:

. Sottolineano ciò che più conta per noi; le emozioni reattive si manifestano quando un rapporto, un

progetto, si risolve in modo peggiore o migliore di quanto ci eravamo aspettati.

. Pongono dei problemi di difficile soluzione; possono andare ben oltre ciò che possiamo semplicemente

pensare e ci permettono di interrogarci sulle ragioni e sulle implicazioni di quanto è successo. Se le

emozioni ci spingono a porci dei problemi, allora mettono alla prova la nostra creatività (es. l’arte è

l’espressione delle emozioni). La soluzione a queste domande è spesso quella di esprimere le emozioni,

perché solo esprimendole queste prendo forma e il loro significato appare chiaro.

Come sono nate e si sono trasformate le emozioni nel corso della storia?

Le emozioni sono state considerate le basi delle poesie, dei romanzi, della musica, etc.

TEORIA IMPLICITA  si serve di una metafora per descrivere l’emozione: “un liquido riscaldato in una

pentola e suscettibile di traboccare”.

. Johan Huizinga ne “Autunno del Medioevo” sostiene che in epoca medievale le persone erano più

espressive di oggi riguardo alle emozioni.

. Norbert Elias ne “Il processo di civilizzazione” sostiene che le emozioni medievali non erano rozze ma con

il processo di civilizzazione e la nascita delle corti vennero posti dei limiti alle emozioni.

. Peter e Carol Stearn hanno coniato il termine “emozionologia” per identificare il controllo delle emozioni

spiacevoli posto dall’America nel 19secolo. Vi era infatti un’ambivalenza, da un parte per la crescente

indulgenza nei confronti dei piaceri edonistici, e dall’altra per gli sforzi nel reprimere le emozioni.

Nell’evoluzione della storia il problema del contenimento delle emozioni o della loro regolazione, è

diventato vitale sia per la società che per i singoli individui.

1 Gli “impegni” sono alla base dei nostri rapporti; un sentimento è un impegno mantenuto nel tempo.

. William Reddy ha studiato le emozioni sostenendo che ogni società stabilisce un regime emotivo al cui

interno sono indotte e mantenute un certo tipo di espressioni.

. Lawrence Stone ha studiato la trasformazione della famiglia all’inizio dell’età moderna in Inghilterra.

All’inizio nessuno aveva un’aspettativa di vita lunga quindi non si investiva sui proprio figli; con il passare

del tempo le famiglie iniziarono a educare i bambini con affetto alla sincerità, alla fiducia, all’uguaglianza (=

nascita della democrazia delle emozioni nella vita quotidiana)

In sintesi:

Le emozioni sono strutture sottoposte ai nostri rapporti pubblici e privati. La creatività a cui ci invitano le

emozioni dipende dalla società in cui viviamo e le idee e i concetti di tali società cambiano con il tempo.

CAP. 2 – “EVOLUZIONE E CULTURA: UN’AMBIVALENZA NECESSARIA”

CHARLES DARWIN

Darwin nel 1859 pubblicò la sua opera fondamentale sull’evoluzione: “L’origine delle specie”.

Darwin pensava che le espressioni emotive derivassero dal passato evolutivo della nostra specie

(“abitudine ereditaria”); lo scopo adattivo era quello di garantire che il maschio avrebbe contribuito ad

allevare la prole che gli apparteneva.

Per Darwin l’evoluzione è determinata da tre principi:

1. Sovrabbondanza  La prole generata in ogni specie è molto più numerosa di quella che sopravviverà

fino all’età adulta

2. Variazione  Ogni discendente è diverso dagli altri per certi aspetti che trasmetti a sua volta alla prole

3. Selezione  I discendenti, le cui variazioni di adattano meglio all’ambiente, tendono a sopravvivere, a

riprodursi e a trasmettere le caratteristiche “vincenti” alla prole.

Secondo questi principi alcune specie diventano così diversi dai progenitori da costituire una specie nuova.

Per Darwin le emozioni costituiscono una prova stessa dell’evoluzione.

Nel 1872 pubblicò “L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali” nel quale sosteneva che

l’espressione delle emozioni negli esseri umani adulti moderni si manifestava in ogni modo,

indipendentemente sé questa servisse o meno. Questo suscitò in lui un’osservazione: il comportamento

non deriva dalla “volontà” o dalla “ragione” ma dalle caratteristiche del sistema nervoso, comprese quelle

tipiche delle emozioni.

Questi due scritti di Darwin hanno dato avvio agli studi sull’importanza delle emozioni nella vita degli esseri

umani.

MORALITÀ E AMBIVALENZA

Le emozioni a volte sono utili, altre volte distruttive: di conseguenza siamo ambivalenti nei loro confronti. La

loro ambiguità e la nostra ambivalenza contribuiscono a creare una miscela esplosiva. Le emozioni sono

tra le nostre qualità più importarti, ma sono in conflitto con chi desideriamo di essere veramente.

EMOZIONI E AMBIENTE DELL’ADATTIVITÀ EVOLUTIVA

Il mondo in cui l’essere umano si è adattato, in origine, era soprattutto un universo sociale, costituito da

piccoli gruppi di persone.

Secondo Cosmides e Tooby “Il passato spiega il presente” in quanto le emozioni ci preparano all’azione

mettendo in risalto alcuni eventi che sono in rapporto a obiettivi importanti e che si ripresentano spesso

durante l’evoluzione: successi, ostacoli, minacce, sconfitte, etc.

Le emozioni selezionano sequenze di azioni, in risposta a particolari circostanze.

Es.

In caso di minaccia, viene selezionata dal nostro repertorio emotivo una sequenza di specifiche procedure:

. Interrompere ciò che si sta facendo

. Concentrarsi solo su ciò che interessa

. Eliminare gli altri problemi

. Esaminare l’ambiente per ricavarne un informazione

. Dare un allarme

Queste sequenze sono legate insieme dalla selezione dell’evoluzione e questi legami derivano da ciò che

noi proviamo come una specifica emozione. MA sebbene il repertorio di base di scopi, azioni ed emozioni

derivi dall’evoluzione, l’orchestrazione è diversa da una cultura all’altra (vedi Utku e Yanomano pag. 50-55).

IL GENERE

Tra i fattori culturali del mondo moderno il più importante è il genere. Il genere è l’espressione culturale

della differenza sessuale; è una questione intima. Il sesso è ciò che deriva biologicamente dai geni: XX

femmine; XY maschi.

Secondo i pregiudizi di genere le donne, se paragonate agli uomini, esprimono com maggiore facilità quasi

tutte le emozioni, sono cioè più dotate dal punto di vista emotivo.

Analizzando e valutando l’emotività si individuano tutte quelle differenze tra i generi che ci si aspetta di

trovare, anche se a volte non sono così rilevanti come lo stereotipo vorrebbe farci credere.

L’emotività è comunque strettamente collegata ai ruoli:

Donna  espansività affettiva; pudore; paura; protezione; cura; affiliazione

Uomo  orgoglio; solitudine; disprezzo; indipendenza

COSTRUIRE SU FONDAMENTA EREDITARIE

Tutti gli esseri umani sono dotati dello stesso repertorio emotivo che deriva dai geni. I geni forniscono un

programma iniziale che si realizza nelle interazioni con il mondo esterno, in base alla cultura in cui viviamo

e ai significati che ogni società vi attribuisce. È da sottolineare comunque che ciò che si eredita sono i geni,

non il Sé emotivo o il carattere.

La conclusione biologica della scoperta di Darwin sull’evoluzione e della genetica è il fatto che: gli

organismi guidati da menti fungono da veicoli per i geni. Il nostro universo umano non è nato per noi, ma

per i geni.

Per risolvere l’ambiguità tra l’essere persone e l’essere semplici veicoli per i geni bisogna considerare quali

valori arricchiscono l’umanità e non sono semplicemente genetici. Per il nostro bene e quello dell’umanità

intera dobbiamo capire chi siamo, come funzioniamo e comprendere le nostro emozioni e il mondo in cui le

affrontiamo.

CAP. 3 – “MEDICINA PER L’ANIMA”

La filosofia era considerata uno strumento per condurre una vita esemplare, una vera e propria “medicina

per l’anima”. Tra i primi filosofi Democrito, sosteneva che la filosofia liberasse l’anima dalle emozioni;

Platone sosteneva che per vincere la vulnerabilità umana bisogna perseguire il bene in una vita

contemplativa; Aristotele sosteneva che le emozioni sono solo delle valutazioni, cioè valutano gli

avvenimenti che hanno rilevanza sulla nostra esperienza personale, quindi rappresentano una mappa dei

nostri valori.

Spinoza sosteneva che non bisogna controllare le emozioni perché così facendo si diventa ancora più

schiavi di esse, bisogna quindi accettarle per poi essere liberi di governarle (base della psicoterapia).

Freud, che nasce come psicoterapeuta, sosteneva che molti desideri nascessero dall’inconscio e

influenzassero negativamente la personalità di ciascun individuo, la soluzione per Freud era quella di

affrontare a livello conscio le emozioni al fine di riuscire a governarle.

EPICUREISMO E STOICISMO

L’epicureismo (Epicuro) e lo stoicismo (Zenone) sono due correnti di pensiero filosofico che servono per

comprendere e governare le emozioni, al fine di condurre una vita esemplare nel rispetto e nell’attenzione

degli altri.

Un’emozione è una forma speciale di pensiero sul modo in cui interpretiamo un evento.

Gli stoici e gli epicurei pensavano che le emozioni fossero origine di grandi turbamenti e che per vivere vite

razionali bisognasse governarle.

L’epicureismo si basa su una serie di concetti cardini:

. Per diventare umani bisogna liberarsi dalla “tirannia” delle emozioni in quanto spingono all’irrazionalità;

. Le emozioni emergono quando desideri, interessi, scopi, aspirazioni sono soddisfatti o frustrati.

. Il piacere è importante ma deve essere rivolto alla cose semplici (es. stare con gli amici)

. Bisogna distogliere l’attenzione dai piaceri innaturali e non necessari.

Lo stoicismo suddivide un’emozione in due movimenti distinti:

1. Riflesso involontario  geni

2. Reazione ponderata rispetto all’agitazione data dal riflesso involontario

Il secondo movimento rappresenta l’emozione vera e propria in quanto permette di decidere cosa è

davvero importante. Per gli stoici nessun fattore esterno al soggetto è importante. Eliminando i desideri

sbagliati si sopprime il secondo movimento, grazie al quale assecondiamo un impulso e lo trasformiamo in

un’azione deliberata. Per gli stoici non si può identificare il Sé emotivo con il corpo, ma con qualcosa di più

mentale. Ciò che permette di valutare cosa è degno di desiderio è il carattere, con le sue virtù, la razionalità

e la gentilezza. Coltivando la virtù si è disposti a osservare le emozioni e lasciarle andare, piuttosto che

farsi prendere dai loro vortici.

Oggi l’insensibilità generata dagli stoici verso ciò che era esterno al soggetto viene visto come

un’indifferenza sconcertante per qualsiasi cosa che non sia se stessi. Nella mente moderna chi non si

indigna per un’ingiustizia sociale è definito disumano e meschino.

In sintesi:

Prendendo a modello gli stoici e gli epicurei, invece di isolarci da tutto ciò che è eterno, è meglio serbare

qualcosa dalle loro analisi e nello stesso tempo dare priorità alle emozioni di affetto e reciproca fiducia.


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Monicap7

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9 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienza della formazione primaria (laurea a ciclo unico - 4 anni)
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Monicap7 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'educazione e dell'infanzia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Giallongo Angela.

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