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Riassunti esame Strategie di Crescita e Fabbisogni Finanziari

Appunti di strategia e politica aziendale basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Devecchi dell’università degli Studi Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt, facoltà di economia, Corso di laurea in economia e gestione aziendale . Scarica il file in formato PDF!

Esame di Strategia e politica aziendale docente Prof. C. Devecchi

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prima parte

Strategia e politica aziendale riassunti

Grecia: dalla seconda metà del 2009 si sono sviluppati tra gli investitori maggiori timori circa la

capacità del Paese di rispettare gli obblighi, a causa della forte crescita del debito pubblico. Crisi di

fiducia, indicata da un allargamento dello spread.

Il declassamento del merito creditizio da parte delle maggiori Agenzie di rating ha creato allarme

nei mercati finanziari.

2010 approvato un prestito di salvataggio da 110 miliardi di euro. La Grecia non era più in grado di

vendere agli investitori a condizioni di mercato i propri titoli di debito.

2011 seconda tranche di prestiti di salvataggio da 130 miliardi di euro.

Irlanda: investita dallo scoppio della bolla speculativa immobiliare con una fortissima espansione

del settore edilizio causata da un repentino ribasso dei prezzi delle abitazioni tra 2007 e 2008 che

ha gettato in crisi l’intero sistema bancario. Famiglie godevano di un maggior accesso al credito.

Conseguenze della crisi: riduzione del Pil, aumento del tasso di disoccupazione, aumento del

deficit pubblico, impennata degli spread tra titoli del debito irlandese e quelli tedeschi, che ha

rafforzato i segnati di sfiducia del mercato.

Piano di austerità e di contenimento del deficit, con severe riduzioni della spesa sociale, tagli degli

stipendi pubblici e applicazione di nuove imposte.

Portogallo: 2010, le banche portoghesi annunciano di non essere in grado di acquistare in asta i

titoli del debito pubblico, destando la sorpresa del mercato.

Allarme per l’imminente crisi di liquidità dello Stato portoghese.

Spagna: 2009 paese entra in recessione. Disoccupazione + pesante crisi economica. Drastiche

misure di taglio della spesa pubblica avviate per ridurre il deficit.

La crisi del sistema bancario costringe la Spagna a chiedere aiuti al fondo salva stati europeo.

Sistema bancario fortemente indebolito dalla bolla immobiliare. Declassamento del debito sovrano.

Cipro: presenza di un settore finanziario di maggiori dimensioni rispetto all’economia reale,

fortemente esposto verso la Grecia. Dopo gli aiuti dell’eurogruppo è stata necessaria una

ristrutturazione del sistema bancario.

Italia: enorme stock di debito, soprattutto se rapportato al Pil, scarsa o assente crescita

economica, limitata credibilità dei governi e del sistema politico nel perseguimento degli obiettivi di

finanza pubblica. Impossibilità di ricorrere alla svalutazione della moneta per stimolare la

competitività delle esportazioni, forte deficit della bilancia commerciale, enorme quantità di debito

pubblico pregresso. Molti investitori, soprattutto esteri, nutrono sfiducia sulla capacità dell’Italia di

essere solvibile, provocando un deflusso di investimenti (con conseguente impennata dei tassi di

interesse sui titoli di Stato).

Crollo del Pil italiano, aumento del deficit, crollo del settore industriale. Contesto di scarsa crescita

ed economia in stagnazione.

Per oltre dieci anni dall’introduzione della moneta unica l’Italia aveva potuto collocare a tassi

vantaggiosi i propri bond, pur nelle differenze oggettive tra le economie dei Paesi membri.

L’ampliamento dello spread, il differenziale di rendimento tra titoli di stato italiani e tedeschi, ha

contribuito a innescare una crisi di fiducia, provocando il ribasso dei mercati della Borsa di Milano.

La crisi ha anzitutto coinvolto il sistema finanziario, per estendersi all’economia reale e allargarsi

ulteriormente ai debiti sovrani.

Capitolo 5: modelli e modalità di crescita e sviluppo per l’impresa

Modello di Bruce e Scott

Cinque diversi stadi di crescita:

1. fase di avvio: il problema principale riguarda la ricerca di clientela. Obiettivo di supportare la

nascita di una nuova iniziativa imprenditoriale fin dalle prime fasi. L’imprenditore deve

affrontare ingenti spese per l’acquisto di impianti e attrezzature necessarie a iniziare l’attività

d’impresa; in tale stadio, si genera un cash flow negativo. Si distingue tra:

4 prima parte

Strategia e politica aziendale riassunti

pre seed financing: riguarda le esigenze di finanziamento dell’ancora potenziale

• imprenditore, derivanti dalla predisposizione di un business plan, e, dalle verifiche di

fattibilità. Si tratta di operazioni che non sono particolarmente onerose e possono essere

compiute dal potenziale imprenditore;

seed financing: fasi di sperimentazione, test del prodotto/servizio. I capitali richiesti sono

• ancora limitati, ma la probabilità che l’iniziativa abortisca sono notevoli;

start up financing: copertura dei fabbisogni finanziari che derivano dall’avvio dell’attività

• produttiva. Necessità che possono essere anche cospicue a fronte di un rischio d’insuccesso

dell’iniziativa ancora molto elevato. Le operazioni di start up richiedono grandi competenze

manageriali;

first stage financing: fase di messa a regime dell’impresa;

2. fase di sopravvivenza: obiettivo sono costi e ricavi. E’ sempre l’imprenditore ad avere lo

“scettro del comando”, nonostante inizi a delegare alcune attività;

3. fase di crescita: inizia a incontrarsi la prima concorrenza vera nel settore, aumentano i

prodotti offerti al mercato, con conseguente ampliamento degli impianti aziendali; iniziano le

prime deleghe da parte dell’imprenditore; la generazione dei flussi di cassa diviene positiva e,

insieme all’utile (non distribuito), viene reinvestita in azienda come autofinanziamento;

4. fase di espansione: i manager gestiscono gran parte del business in un’organizzazione che

da centralizzata è divenuta decentralizzata; i sistemi di controllo si basano su budget

previsionali. Vengono effettuati investimenti “importanti” per sviluppare e realizzare nuove unità

operative; in questo caso, si ottengono generazioni di cassa positive e si inizia a distribuire

dividendi, seppur ridotti;

5. fase di maturità: assume importanza il controllo dei costi; la struttura organizzativa è

decentrata e funzionale per prodotto. Investimenti di manutenzione relativi alla struttura

produttiva; cash flow elevato.

Gli autori ritengono che una transizione da uno stadio ad un altro sia caratterizzata da una crisi

che, se conosciuta anticipatamente, può essere gestita dall’imprenditore più facilmente e con

maggiori probabilità di successo.

Il fatturato derivante dalla vendita dei prodotti/servizi dell’impresa inizia a manifestarsi in un

momento temporale successivo a quello in cui si sono realizzati i primi investimenti. Inizialmente, il

cash flow generato dalla gestione caratteristica è negativo; necessari investimenti per

l’acquisizione dei fattori di produzione (costi fissi); scarsa capacità di generare margini operativi

sulle vendite. Solo dopo un certo arco temporale l’impresa è in grado di generare cash flow

positivo della gestione caratteristica.

La crescita aziendale

Tre dimensioni:

dimensionale: misurabile attraverso i tradizionali parametri (fatturato, volumi e numero di

• addetti). Consiste nell’ampliamento dei confini proprietari dell’impresa (investimenti espansivi

della capacità produttiva; creazione di unità produttive, logistiche, commerciali addizionali);

qualitativa: potenziamento delle competenze aziendali esistenti e/o sviluppo di nuove

• competenze interne, con conseguente aumento del livello di specializzazione delle risorse;

relazionale: ampliamento della rete del valore dell’impresa, ovvero dell’insieme di relazioni utili

• per il vantaggio competitivo.

Le tre dimensioni non sono tra loro indipendenti.

5. Le modalità di crescita

Chandler: l’impresa industriale tende a crescere secondo quattro diverse vie:

- l’integrazione orizzontale: attraverso l’acquisizione e/o la fusione con altre imprese che

utilizzino gli stessi processi produttivi per realizzare il medesimo prodotto. Si attua accorpando

più attività che producono il medesimo bene aumentando la propria presenza, in termini

quantitativi. I vantaggi consistono nell’aumentare la propria quota di mercato, migliorare la

propria efficienza operativa, acquisire maggior potere nei confronti dei propri concorrenti, clienti

e fornitori;

- l’integrazione verticale: assorbire imprese che sono coinvolte in attività “a monte” o “a valle”,

per ridurre i costi di transizione; 5 prima parte

Strategia e politica aziendale riassunti

- l’espansione internazionale: consiste nel dirigere il proprio business verso aree geografiche

fisicamente lontane: è volta a ottenere nuovi sbocchi all’estero;

- la diversificazione: è caratterizzata dal voler fabbricare prodotti “nuovi”.

Crescita interna: quando l’impresa possiede un grosso e specifico know-how tale da rendere

difficoltoso un suo trasferimento. Necessità di effettuare ingenti investimenti in attività fisse,

peggiorando il rapporto costi fissi/costi variabili, e il cui ritorno si presenta, normalmente, in tempi

non brevi.

Processo di sviluppo “interno” uno dei modi prevalenti di ingrandimento delle imprese.

Crescita esterna: rapporti “forti” (acquisizioni e fusioni), che perseguono le finalità

dell’integrazione; legami più “deboli”, realizzare accordi senza pesanti investimenti, tramite forme

più o meno coinvolgenti di cooperazione. Le imprese mantengono un notevole grado di autonomia

e indipendenza nei rapporti definibili come “collaborativi”, mentre giungono a una forte integrazione

nelle relazioni “cooperative”, pur mantenendo l’autonomia giudica ed economica. Pertanto, le

relazioni collaborative prediligono rapporti estremamente instabili e limitati nel tempo.

Cooperazione e collaborazione ben si correlano ai concetti di “accordo” e “alleanza”.

Capitolo 7: la matrice dei bisogni e delle fonti di finanziamento

2. Le fonti di finanziamento:

• l’autofinanziamento: è costituito dagli utili non distribuiti e dalle poste di ammortamento o di

costituzione di fondi che non comportano uscite monetarie a breve. “Fenomeno per cui

un’impresa alimenta la propria attività senza il sussidio di mezzi mutuati da terze economie”;

• il capitale di rischio: costituito dagli apporti dei soci rimane, in modo permanente, all’interno

del patrimonio netto dell’impresa;

• il capitale di debito: costituito dai prestiti concessi da soggetti terzi.

Operazioni di capitale per lo sviluppo (expansion o development capital)

Tipologie d’investimento frequenti in Europa. Impresa già consolidata che necessita di capitali per

fare un salto di qualità. L’investitore istituzionale aiuta l’imprenditore a selezionare le opzioni

strategiche migliori.

Operazioni di rinnovamento/rilancio/ristrutturazione aziendale (turnaround financing)

Situazioni d’impresa dove, oltre ad un’iniezione di capitali, è necessaria una vera e propria

ristrutturazione e riconversione aziendale. Azienda in crisi.

Cruciale è far emergere gli elementi di forza ancora presenti e mettere a fuoco gli elementi che

vanno “reimpostati”.

Si tratta di riprogettare l’intera impresa, partendo da elementi già consolidati.

Nelle operazioni di turnaround si individua l’imprenditore portatore del nuovo piano aziendale e gli

si dà fiducia e appoggio, effettuando una vera e propria operazione di ristrutturazione aziendale.

Piano di risanamento.

Operazioni di ristrutturazione azionaria (replacement capital)

Sostituire azionisti non più interessati a mantenere la loro partecipazione in tale azienda. Spesso

problemi relativi al disaccordo tra soci circa le modalità di sviluppo dell’impresa.

Apportare capitali per sostituirsi a uno o più soci che vogliono uscire; operazione di

riorganizzazione della compagine azionaria.

Operazioni di finanziamento ponte (bridging financing - “pre-IPO”)

L’investitore istituzionale accompagna l’impresa in borsa, seguendone il processo dalla fase

decisionale all’IPO (Initial Public Offering).

Operazioni di buy out

Leverage buy out (LBO): acquisizione di impresa che lasci l’azienda acquisita con un rapporto di

indebitamento più elevato di quanto non fosse prima.

6 prima parte

Strategia e politica aziendale riassunti

Prima fase: creazione di una società (holding) nella quale alcuni imprenditori versano una certa

somma a titolo di capitale proprio.

Fase due: uno o più finanziatori concedono un prestito alla “holding” per un importo tale da

corrispondere, sommato a quanto già versato in conto capitale dai soci, il prezzo di acquisto delle

azioni della società “target”. Tale finanziamento viene effettuato sulla base di un progetto di

acquisizione ben strutturato. Con la liquidità a disposizione, la “holding” sarà ora in grado di

acquistare le azioni della società “target” pagando l’importo pattuito ai suoi azionisti (fase 3).

Effettuata l’acquisizione, la “holding”, che presenta ora tra le sue attività le azioni della società

“target”, si fonde con la “target” stessa (fase 4).

Ingente utilizzo di mezzi finanziari di terzi, pertanto l’indebitamento della società “target” risulterà,

dopo la fusione, considerevolmente più elevato.

Le operazioni di LBO consentono di acquisire imprese da parte di soggetti meritevoli, i quali

possono anche non essere in possesso di mezzi sufficienti.

Capitolo 8: il business plan

Il business plan è il documento che sintetizza i contenuti e le caratteristiche di un progetto

imprenditoriale. Funzione interna di “guida” per il management.

Il progetto imprenditoriale verifica e sviluppa su documenti cartacei la business idea che si vuole

porre in essere. Visione globale e organica del prodotto.

Capitolo 9: il capitale di debito e il capitale di rischio

Economia italiana: tessuto imprenditoriale composto per la maggior parte da imprese di dimensioni

famigliari. Tale prerogativa ha condizionato lo sviluppo del sistema finanziario domestico.

Capitalismo famigliare: sovrapposizione tra l'impresa stessa e la famiglia dell'imprenditore.

Vincoli legati alla mancata possibilità di reperimento dei capitali di rischio sul mercato. Chiusura

all'ingresso di manager esteri in quanto i ruoli decisionali vengono mantenuti all'interno della

famiglia. Il passaggio generazionale rappresenta un'occasione di cambiamento radicale.

Sistema produttivo italiano caratterizzato dalla presenza di micro imprese (con meno di 10 addetti)

e rappresentano il 47,5% del totale. Quadro in cui la presenza di grandi imprese appare limitata.

Fino agli anni Novanta l'espansione di imprese famigliari è stata sostenuta dall'autofinanziamento

e dal credito bancario, con un conseguente modesto accesso al mercato finanziario.

L'utilizzo del credito bancario come fonte di finanziamento principale è stato per lungo tempo in

Italia più elevato che in altri Paesi, con la conseguenza che il rapporto tra mezzi propri e

indebitamento finanziario è aumentato più che altrove creando così una forte dipendenza verso il

canale bancario.

Mondo anglosassone: netta separazione tra investement banks e banche tradizionali (alle quali è

demandato l'esercizio del credito). Mercato italiano sviluppo dell'attività di investement banking

all'interno degli istituti di credito.

Pressione fiscale, storicamente molto elevata, vincolo alla crescita del mercato.

2. Capitale di debito

Acquisto leveraged: si perviene all'acquisizione di un'impresa ricorrendo prevalentemente al

capitale di terzi (capitale di debito) e con un contenuto ricorso al capitale di rischio (capitale

proprio).

Si parla di Leverege Management Buy-out per ogni acquisizione d'impresa che lascia l'entità

operativa acquisita con un rapporto di debito più elevato di quello preesistente.

Mercato italiano caratterizzato da una scarsa propensione all'investimento in capitale di rischio.

Imprese italiane contraddistinte per lo più da una struttura proprietaria fortemente accentrata nelle

mani del nucleo famigliare imprenditoriale.

Dal lato dell'attivo le imprese italiane di maggiori dimensioni sono caratterizzate da una maggiore

incidenza delle immobilizzazioni sul totale delle attività nette. Le realtà di minori dimensioni si

caratterizzano, invece, per strutture in cui le risorse immobilizzate assumono un peso leggermente

superiore rispetto a quelle di dimensioni intermedie per via dell'esistenza di una soglia minima di

investimenti fissi. 7 prima parte

Strategia e politica aziendale riassunti

La composizione dell'attivo appare pertanto speculare nelle piccole e nelle grandi imprese; al

crescere delle dimensioni il peso delle immobilizzazioni materiali decresce, aumentando per contro

la quota percentuale corrispondente alle immobilizzazioni immateriali e attività finanziarie.

In merito alla struttura del passivo, maggiore disponibilità di mezzi propri delle grandi imprese

rispetto alle Pmi.

Natura del capitalismo italiano, caratterizzato da un numero elevato di piccole e medie imprese; il

47% dell'occupazione si concentra in imprese con meno di 10 addetti.

3. Capitale circolante

Il capitale circolante netto costituisce un’informazione utile a leggere la liquidità e il grado di

copertura degli investimenti.

Un capitale circolante netto positivo indica che l’azienda ha un buon grado di liquidità, poiché le

passività a breve termine sono interamente coperte da attività a breve termine.

Il mantenimento di una struttura finanziaria bilanciata è necessario in quanto le fonti di

finanziamento non sono sempre di facile reperimento.

6. L’autofinanziamento

Gli utili non distribuiti rappresentano una fonte duratura di autofinanziamento. Si evita così il ricorso

all’indebitamento o al nuovo capitale di rischio.

L’autofinanziamento non è altro che l’insieme dei “finanziamenti che provengono dalla gestione

stessa dell’azienda, in virtù del conseguimento di utili netti di esercizio e del loro mancato

prelevamento”.

Attraverso l’autofinanziamento, quindi, l’impresa è in grado di coprire in modo autonomo parte del

proprio fabbisogno finanziario. Si parla di autofinanziamento in senso stretto - ossia di utili

conseguiti dall’impresa e non distribuiti - e autofinanziamento in senso ampio, rappresentato da

utili non distribuiti aumentati degli accantonamenti che non danno luogo ad uscite finanziarie (es.

ammortamenti e accantonamenti).

Il vantaggio nell’utilizzo di tale tecnica si rileva soprattutto perché permette di favorire lo sviluppo

dell’impresa anche quando non è possibile ampliare il ricorso ai finanziamenti esterni.

Capitolo 10: il private equity e il venture capital

1. Gli aspetti definitori e le tipologie di investimento

Il private equity è un’attività finanziaria tramite la quale un investitore rileva una quota di una

società. Tale attività concerne le società quotate su mercati regolamentati.

Il venture capital si concentra in investimenti riguardanti le prime fasi del ciclo imprenditoriale.

2. Il ruolo dell’investitore

L’obiettivo dell’investitore è quello di realizzare, nel medio termine, un capital gain attraverso la

cessione della partecipazione acquisita. Egli diviene pertanto un socio temporaneo. Ciò che conta

per l’investitore è che la società si sviluppi e aumenti il suo valore per poter realizzare un capital

gain.

8. Le Pmi in Italia

La struttura delle PMI, soprattutto in Italia, appare caratterizzata da una ridotta quantità di mezzi

propri e da un forte indebitamento verso terzi.

La quotazione in Borsa presuppone il rispetto di numerosi requisiti formali strettamente connessi

con la trasparenza e l’informativa societaria.

Capitolo 11: la quotazione in borsa

Il mercato mobiliare, specie nei Paesi dotati di sistemi finanziari evoluti, costituisce uno dei più

rilevanti canali di finanziamento delle imprese.

Il mercato deve essere inteso come canale di finanziamento stabile e duraturo.

Vantaggi:

- afflusso di capitali;

- aumento della notorietà e del prestigio dell’impresa per via dell’aumentata visibilità sui mercati

finanziari che permette, inoltre, di attrarre un management più motivato e qualificato.

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e gestione aziendale (MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ziobertoldo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Strategia e politica aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Devecchi Claudio.

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