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Riassunto esame storia e cultura della lingua inglese, prof. Cazzato, libro consigliato "Impero Britannico", P. Levine

Riassunto per l'esame di storia e cultura della lingua inglese , basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal prof Cazzato, "Impero britannico", P. Levine. Gli argomenti trattati riguardano le fasi storiche della formazione dell'Impero britannico dal tardo medioevo alla decolonizzazione, soffermandosi su alcuni aspetti particolari come la distinzione tra... Vedi di più

Esame di Istituzioni, storia e cultura della lingua inglese docente Prof. L. Cazzato

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dell’Australia possiamo riscontrare un altro territorio particolarmente importante

A circa 1600 km a sud-est

per il colonialismo britannico, ovvero la Nuova Zelanda, caratterizzato da terreni agricoli più facilmente

grande disponibilità di legname e da un’attività commerciale portuale già florida.

coltivabili, da Un elemento

particolare che contraddistingue la Nuova Zelanda come una nuova esperienza riguarda la percezione

– –

positiva della popolazione locale i maori poiché dimostravano di possedere una struttura sociale

sviluppata e militarmente progredita, oltre che un utilizzo produttivo della terra. Il primo insediamento

commerciale inglese fu istituito nel 1839 nell’isola del nord. L’anno successivo, l’isola venne annessa

all’impero in qualità di protettorato, ovvero un territorio posto sotto il controllo di un autogoverno

responsabile, in questo caso quello del Nuovo Galles del Sud, sulla base del trattato di Waitingi, che

riconosceva ai maori la proprietà della terra, offrendo loro libertà, protezione e sudditanza in cambio del

diritto esclusivo di acquisto delle terre che essi erano disposti a vendere. I termini piuttosto rigidi del trattato

allo scoppio di rivolte (“guerre maori”

non fecero che inasprire le tensioni fra britannici e maori, portando

che però ebbero come solo effetto quello di portarli all’impoverimento e all’emarginazione come

1845-47)

gli aborigeni. Nel 1861 già 2/3 del territorio neozelandese era di appartenenza britannica, portando

ad un incremento della popolazione bianca, fino all’unione definitiva delle due isole nel 1876,

naturalmente

anno in cui la Nuova Zelanda diviene effettivamente una settler colony.

Oltre ad Australia e Nuova Zelanda, l’avventura coloniale britannica in questi anni passò anche per i porti

asiatici dell’estremo oriente (es, Hong Kong), sud-est –

asiatico (Sumatra, Ceylon, Giava, Singapore

strappati agli olandesi), Africa (Colonia del Capo strappata agli olandesi), Atlantico meridionale (isole

Falkland) e Mediterraneo (Malta e isole Ionie, Egeo).

– Nel grande quadro coloniale delle potenze europee, l’India

CAP.5 LA GRAN BRETAGNA IN INDIA:

ricopriva un ruolo molto importante già nel 600, secolo in cui l’Asia rappresentava terra fertile per i

commerci e gli affari internazionali grazie alle concessioni offerte dai sovrani locali ai mercanti europei

mediante delle imprese commerciali. La principale impresa commerciale britannica fu la Compagnia delle

istituita da un gruppo di finanziatori con l’intento

Indie Orientali, di investire nei commerci a oriente, che

riuscì in poco tempo ad ottenere il monopolio dei commerci, fungendo anche da importante strumento

politico e militare. La Compagnia infatti disponeva di grande libertà nel condurre negoziati diretti con i

governi locali e la sua sola presenza (sempre più schiacciante) nell’area asiatica esercitava un impatto

strettamente legato all’uso sempre più frequente

politico molto forte, delle armi per difendersi i propri

interessi commerciali. Con ingenti capitali a disposizione, la Compagnia potè investire nei commerci

internazionali, favorendo così un espansionismo territoriale pressoché strategico (e talvolta temporaneo) in

l’India rappresentava il fulcro di una fitta rete di commerci che permetteva di unire i singoli avamposti

cui ad esempio l’isola Mauritius (sottratta alla Francia), Giava e Ceylon (sottratte agli

economici satelliti,

olandesi), la Birmania (annessa in seguito ad un conflitto), passando per Singapore, Malta, Città del Capo e i

e giapponesi a estremo oriente. Grazie a queste “frontiere” di protezione a vasto e

fiorenti mercati cinesi

corto raggio intorno all’India, la Compagni delle Indie Orientali divenne una vera e proprietà società

transnazionale con ramificazioni sempre più capillari nei nuovi possedimenti. In particolare, agli inizi del

700 essa possedeva già 3 presidenze del territorio indiano: Bombay (ovest), Madras (sud) e Bengala (est),

che si rafforzarono in maniera significativa dopo la sconfitta dei moghul (regno dominante) nel 1757 e dopo

alcune schermaglie di rivolta (spesso incoraggiate dai francesi) represse con la forza. A partire dal 1760 le

tre presidenze assunsero più il ruolo di veri e proprio governi che di imprese commerciali, caratterizzate da

Inoltre, l’imposizione di tributi fiscali nel 1765 trasformò la

grande autonomia politica e militare.

conformazione tipicamente commerciale della Compagnia in una vera e propria articolazione della Corona

britannica. A regolare le attività della Compagnia in India, tuttavia, fu il governo centrale con due

provvedimenti legislativi:

 Regulating Act, 1773, il governo centrale assume il controllo delle operazioni della Compagnia,

(detto anche “vice-re” a causa della sua importanza –

istituendo la carica di governatore generale

Warren Hastings) e conferisce a Calcutta (Bengala) il ruolo di capitale

 India Act, 1784, rafforzava i poteri del governatore e della presidenza di Calcutta

non poche tensioni, poiché la Compagnia avvertiva un’intromissione

Questi provvedimenti suscitarono

troppo netta del governo centrale britannico negli affari dell’India.

Da un punto di vista socio-economico gran parte degli indiani non furono repressi dai britannici, bensì ne fu

favorita l’integrazione attraverso la concessione di terre ai latifondisti indiani (zamindar) che favorì lo

sviluppo di un’agricoltura maggiormente redditizia – seppur a discapito degli agricoltori più poveri,

impoveriti molto anche dalla pesante pressione fiscale. Molti rappresentanti della popolazione rurale

indigena furono impiegati in ambito agricolo, spesso con la formula di indentured presso le risaie della

vicina Birmania o in altri possedimenti vicini. Altri furono impiegati come sepoy, ovvero come soldati al

servizio delle presidenze, che costituivano la stragrande maggioranza delle truppe al servizio della Gran

Bretagna nella zona (trattandosi l’India di una colonia di sfruttamento, la presenza di Britannici sul

territorio era relativa unicamente ai funzionari della Compagnia, mercanti e piccoli contingenti militari).

britannica, con l’introduzione di riforme atte ad

Tuttavia, anche in India si fece sentire la civilizing mission

eliminare i barbari costumi tradizionali della popolazione indigena, come quella del 1829 che dichiarava

ovvero l’auto-immolazione

illegale il suttee, delle vedove indù sulle pire funebri dei mariti in

– riforma del

riconoscimento di fedeltà un gesto ritenuto incivile e primitivo da parte dei britannici; un’altra

ad ogni diritto sull’eredità del coniuge

1856 permise alle vedove indù di risposarsi, rinunciando però

defunto. Da un punto di vista religioso, i britannici preferirono garantire per la religione indù (suddivisa in

caste) tagliando fuori i musulmani e i missionari cattolici, la cui libertà fu spesso intralciata. A partire dal

tentacoli dell’occidentalizzazione

1845 i si allungarono sempre di più, con la costruzione di ferrovie, navi a

vapore e canali di irrigazione, l’istituzione di università indiane e l’introduzione di un servizio postale. Le

rivolte e le proteste furono sempre più frequenti, coinvolgendo principalmente contadini costretti a vivere di

stenti e giovani soldati sepoy; la principale rivolta fu il Great Indian Mutiny (1857), ribellione che fu

repressa in maniera molto violenta e di fatto segnò uno spartiacque molto importante per la storia sia

dell’Impero Britannico sia per l’India. Nel 1858 infatti fu emanato il Government of India Act, atto

Indie Orientali e il governo dell’India (ormai

legislativo con cui di fatto fu sciolta la Compagnia delle

colonia effettiva) fu affidato direttamente al governo di Westminster, che dispiegò sul territorio indiano

molti più contingenti militari rispetto al passato. Verso la fine del secolo si sviluppò il primo movimento

nazionalista indiano; l’economia indiana rimase prevalentemente agricola, rappresentando la principale

piazza di mercato dell’Impero (perla dell’Impero). Possiamo dire che l’anno 1858 rappresenta per la Gran

Bretagna l’inizio dell’apice del proprio dominio sul mondo intero.

Tra i principali prodotti che l’India permetteva di piazzare sul mercato possiamo citare i tessuti, le spezie, il

tè, il sale e alcuni manufatti, ma c’è un prodotto che più di tutti permise alla Compagnia di lucrare ed

espandere i commerci in maniera esponenziale: l’oppio. Tale prodotto rappresentava il fulcro del commercio

con la Cina, scarsamente interessata agli altri prodotti provenienti dall’India. La coltivazione di papaveri in

con l’offerta di grandi incentivi ai produttori-coltivatori

India fu incoraggiata (contavano molto sul reddito

e con l’investimento di ingenti capitali nel traffico dell’oppio, a tal punto

proveniente da questa produzione) l’illegalità di questi traffici e il malcontento

da trascurare le altre colture e gli altri mercati. Nonostante

dell’imperatore manciù, il mercato dell’oppio continuò aumentando continuamente i propri profitti, mentre

la Cina stava consumando rapidamente le proprie riserve di argento per pagare la droga. In seguito al

sequestro e alla distruzione di un grande carico di oppio al porto di Canton scoppiò un vero e proprio

dell’oppio

conflitto tra Gran Bretagna e Cina (guerra 1839-42) dove la flotta britannica bombardò i

principali porti commerciali cinesi, ottenendo nuove concessioni economiche e la nuova colonia di Hong

un porto importantissimo che fruttò circa 6 milioni di sterline all’anno, sfruttando il lucroso mercato

Kong,

dell’oppio. Ci fu successivamente un secondo conflitto (1856-60) in seguito al quale il commercio di oppio

fu legalizzato con l’introduzione di dazi doganali. La cosa che più incuriosisce di questo grande traffico

dell’oppio è che a controllarlo non furono organizzazioni criminali e illegali, bensì la più grande impresa

commerciali dell’epoca, con la piena consapevolezza dei governi britannici (centrale e locale).

– nel corso dell’800 la Gran Bretagna ha raggiunto l’apice del suo

CAP.6 CRESCITA GLOBALE:

prestigio internazionale e rappresentava il più vasto impero del mondo, con una superficie di circa 25 mln

km2 e circa 400 mln di sudditi sparsi per il mondo, contando un’enorme varietà di culture e forme politico-

amministrative. Gli studi sulle caratteristiche dell’espansionismo coloniale britannico hanno portato a

diverse visioni storiografiche di tale fenomeno:

 “imperialismo riluttante” – il colonialismo deriva da situazione accidentali e spesso i territori

ad esempio, le isole Figi furono “vendute” alla Gran

venivano annessi controvoglia (Seeley);

Bretagna da parte dei sovrani locali

 “imperialismo del libero scambio” – visione realistica della realtà coloniale britannica, secondo cui

l’annessione formale di un territorio veniva applicata solo in casi di estrema necessità

(Robinson/Gallagher)

Non è sicuramente semplice definire in poche parole il fenomeno espansionistico britannico nell’800.

L’imperialismo del libero scambio rappresenta la visione più concreta che possiamo dare a tale fenomeno,

ma non possiamo limitarci a dire che il fattore economico rappresenti la ragione assoluta

dell’espansionismo. Con la vastità dei territori controllati, era inevitabile per i Britannici far fronte a

– –

situazioni impreviste per proteggere i proprio interessi in primis commerciali, ma anche politici con

risultati quindi alterati rispetto ai piani di Londra. A tal proposito, è interessante notare come già ad inizio

secolo la Gran Bretagna abbia provveduto a rafforzare il suo sistema di gestione coloniale, attraverso

l’istituzione del Ministero per la Guerra e le Colonie nel 1801, diviso poi in due ministeri separati nel 1854.

Dal punto di vista politico-amministrativo, data la vastità dei territori battenti bandiera britannica, possiamo

notare una moltitudine di governance a seconda dei territori:

 –

Autogoverno responsabile tipico delle settler colonies, dapprima sperimentato in Canada in

seguito alla perdita delle 13 colonie americane e poi riproposto anche in altre colonie come Australia

e Nuova Zelanda; governi autonomi, con una propria legislatura in materia di politica interna, con i

quali la madrepatria mantiene un rapporto di fiducia per i commerci

 –

Autogoverno rappresentativo costituito nella colonia di Città del Capo, è una forma di governo

simile all’autogoverno responsabile, con la differenza che la madrepatria manteneva un controllo

molto più rigido anche sulla politica interna (Colonial Laws Validity Act, 1865 legge con cui

Westminster poteva invalidare qualsiasi legge locale in conflitto con le norme vigenti in Gran

Bretagna)

 –

Dependent colonies colonie di sfruttamento (India, Caraibi ecc) il cui governo viene affidato

direttamente a Londra, mediante degli amministratori nominati da Westminster, generalmente

connessi ad alcune società commerciali (es. Compagnia delle Indie Orientali e/o British South Africa

Company)

 – sfera d’influenza dell’impero ma non

Protettorati (o con-domini) territori rientranti nella

formalmente colonizzati; il loro governo viene affidato ad altre colonie formali, generalmente quelle

dotate di autogoverni responsabili (se vicine geograficamente). Questa forma di governo è stata

Anche l’India,

impiegata molto in Africa centrale, in modo da garantire spazi liberi per il commercio.

nonostante fosse una colonia di sfruttamento, ebbe un ruolo molto importante nell’amministrazione

di alcuni protettorati nelle regioni più settentrionali della colonia, in modo da difendere i confini

dalle incursioni afghane e dalla pericolosa Russia

 – la sfera di influenza britannica rappresenta una forma di “governo informale”

Sfera di influenza

messa in atto attraverso la stipulazione di trattati di libero scambio, che permetteva di fatto ai

britannici di esercitare non solo un dominio commerciale (dato che l’accordo di libero scambio

nascondeva un effettivo protezionismo monopolio dei commerci internazionali) ma anche politico,

seppur senza istituire organi di governo ufficiali. Questo è il caso di moltissime aree geografiche,

come l’America meridionale (Argentina e Brasile, appena divenuti indipendenti), il Giappone

vicino all’India) e i paesi del Golfo

(importantissima piazza commerciale), la Thailandia (regno

Persico (Bahrein, Kuwait, Oman)

L’impiego di diverse forme di governo rappresentò una strategia ben congegnata nel tempo da parte dei

britannici, consentendoli da un lato di governare in maniera ottimale ogni singolo possedimento riducendo

dall’altro di espandere (acquisizione di importanti piazze come l’Egitto,

di molto i costi (priorità di Londra),

Cipro, il canale di Suez, 1855, e parte della Siria) consolidare il proprio dominio internazionale (sviluppo di

molti protettorati e con-domini) nei confronti della storica rivale Francia e delle potenze emergenti: Stati

dell’espansionismo ottocentesco abbiamo la ripresa della

Uniti, Germania e Russia. Tra i principali incentivi

occidentale, la rivalità con le potenze emergenti, l’interesse

civilizing mission verso nuove voci di mercato

come l’olio di palma, l’avorio, l’oro e i diamanti (presenti in gran quantità in Africa, fino ad allora

l’introduzione –

considerata solo per il mercato umano degli schiavi) e di nuove tecnologie rivoluzionarie il

telegrafo, innovazione nell’ingegneria navale e potenziamento delle armi da fuoco.

CAP.7 GOVERNARE UN IMPERO: come abbiamo visto, governare un territorio straniero era una

faccenda seria, e di certo il dover governare un impero enorme come quello britannico non era un compito in

cui affidarsi al caso. Agli inizi del 900, la Gran Bretagna amministrava ben 47 territori diversi in tutto il

mondo, di cui però solo 12 godevano di autonomia governativa. In un così vasto assortimento di territori e

popoli da gestire, mantenere l’ordine fondamentale per l’Impero; per questo motivo

era la prerogativa

furono istituite numerose forme di governo capillari (cap.6) che agivano a livello locale, tuttavia sotto

l’osservazione di Londra. Nel corso della sua lunga storia, sono stati molti i fattori che hanno delineato le

diverse strategie governative: economici-commerciali, politici-strategici, socio-culturali e razziali.

Inevitabilmente, il colonialismo-imperialismo britannico portò ad una visione del mondo nazionalista (molto

simile alle politiche propagandistiche naziste), facendo nascere tra i britannici un senso di supremazia quasi

divino: seconda questa visione infatti, la legislazione e il governo britannico (e dunque anche la sua cultura)

rappresentavano la più alta e nobile espressione di umanità e civiltà esistente. Secondo alcuni testi letterari

(sistema scolastico che esaltava l’imperialismo e il

inseriti nel sistema di educazione imperiale

nazionalismo), i britannici sarebbero particolarmente adatti per natura al ruolo di colonizzatori, poiché

amanti dell’ordine e della giustizia –

perseveranti, intraprendenti, conoscitori dei segreti del governo del

A tal proposito, a cavallo tra 800 e 900, l’Impero Britannico fu definito “l’impero più forte

mondo moderno.

e beneficiario della storia dell’umanità”; questa visione ci viene offerta dalla supremazia esercitata nei

territori coloniali dai britannici, esportatori di civiltà e progresso scienza (scienziati parte integrante delle

esplorazioni dei luoghi esotici), tecnologia (soprattutto in campo militare e nel settore delle comunicazioni,

col telegrafo) e medicina divennero tre pilastri fondamentali della civilizing mission occidentale, sebbene

esse venivano riservate unicamente alle élites locali (da cui spesso venivano esclusi i britannici poveri o

dissidenti, oltre che gli indigeni).

Tuttavia, questo forte senso di orgoglio nazionale fu insidiato da alcune ansie: ad esempio, vi era il timore

culture, il timore che l’essere

sempre più forte della mescolanza tra britannici potesse essere in qualche

modo contaminato dalle culture “inferiori”. A tal proposito ci furono numerose leggi atte a diminuire o ad

impedire i matrimoni tra britannici e donne indigene. Un altro timore particolarmente significativo era il

disordine; in questo senso, i problemi derivavano sia dalla popolazione in tumulto (ad esempio le rivolte

attuate dagli irlandesi, il Great Indian Mutiny degli indiani nel 1857, ecc) che dalla popolazione in esubero

di massa dalla Gran Bretagna verso le settler colonies, principalmente il Canada e gli Stati

(l’emigrazione

Uniti, con circa 26 milioni di migranti). Il timore razziale nei confronti della mescolanza etnico-culturale fu

affrontato con diversi mezzi, in particolare:

 –

Violenza sia fisica che psicologica; i tentativi di ribellione dei colonizzati vennero spesso repressi

nel sangue o mediante la detenzione forzata dei dissidenti. A tal proposito è da sottolineare la netta

distinzione di trattamento tra bianchi e indigeni (non solo neri) sia dal punto di vista giudiziario (le

pene per gli indigeni erano molto più severe) sia per quanto concerne gli interventi delle forze

dell’ordine (la polizia era spesso molto violenta contro manifestanti non bianchi). Dal punto di vista

militare vi è una gerarchia di potere, per cui un bianco (anche se di umili origini) poteva raggiungere

cariche nettamente superiori rispetto ai soldati non britannici.

 –

Deculturazione fenomeno sociologico che tende ad annullare completamente un modello culturale,

Promemoria sull’Educazione,

sostituendolo con quello di chi detiene il potere. Ad esempio, nel suo

MacAuley (1830) auspica la formazione di una classe d’élite in India seguendo il modello educativo

britannico. Anche i missionari ebbero un ruolo determinante nella deculturazione, attraverso la

conversione degli incivili al cristianesimo, sottolineando il passaggio culturale verso la civiltà con il

tipicamente “cristiano” o occidentale.

battesimo con un nuovo nome

– l’idea di libertà è sempre stata molto cara alla politica e alla cultura

CAP.8 ESSERE GOVERNATI:

britannica, e negli anni dell’imperialismo questo concetto si congiunse sempre di più con quello di

degli indigeni. Durante

civilizzazione, dato che i colonizzatori si attribuivano il merito dell’emancipazione

tutta l’epoca imperiale, l’idea che i popoli autoctoni avessero bisogno di una “figura materna” che li

educasse e li preparasse a godere un giorno dei benefici della libertà divenne il leit-motiv dei giornalisti e dei

politici europei. Questo perché i nativi, ritenuti impreparati ed incapaci di fruire dei benefici della libertà,

avrebbe dovuto guadagnarsela. Gli effetti del colonialismo furono profondi ed invasivi, toccando ogni

i ruoli chiave dell’amministrazione dei

aspetto della vita dei nativi. Da un punto di vista socio-politico,

della giustizia e delle forze dell’ordine erano ricoperti unicamente da cittadini britannici, raramente

territori, –

da esponenti locali (appartenenti a forti élite sociali non eletti dal popolo ma scelti dai colonizzatori, come

ricchi commercianti e sovrani locali fiancheggiatori). In tutte le settler colonies (fatta eccezione per i maori

della Nuova Zelanda e per i neri del SudAfrica) nessuno dei nativi godeva del diritto di voto né tantomeno di

una propria rappresentanza nei governi locali (autogoverni responsabili, per di più nominati dai piani alti

dell’Impero). Il fattore economico è stato senz’altro quello che ha causato le conseguenze più tangibili:

assistiamo infatti ad un vero mutamento dei paesaggi, grazie al forte fenomeno di urbanizzazione che ha

coinvolto la Gran Bretagna a cavallo tra 700 e 800 e successivamente le colonie, portando alla nascita di

(importante porto caraibico, in decadenza dopo l’abolizione della

grandi centri urbani come Kingston

schiavitù poiché la maggior parte della popolazione bianca abbandonò le colonie atlantiche) e

Johannesburg (in seguito alla scoperta delle miniere di oro e diamanti, si trasformò in pochi anni da

squallido villaggio di minatori a centro metropolitano). In questo nuovo ambiente urbanizzato si

svilupparono nuove opportunità di lavoro, nuovi modelli sociali, nuove classi e una maggiore attenzione

verso il benessere e la sicurezza pubblica. Un elemento particolare delle metropoli coloniali fu la distinzione

la capitale dell’India,

tra white town e black town: Dehli, agli inizi del 900 era suddivisa in due città quasi

distinte tra loro, una parte vecchia, povera e priva del benessere occidentale destinata alla popolazione

locale (Old Dehli) e una parte nuova e benestante, con uno stile architettonico moderno e strade ampie (New

Dehli) riservata ai coloni bianchi. Inoltre, tra i cittadini britannici più facoltosi si diffuse la moda di passare i

più caldi dell’anno in veri e propri

periodi villaggi costruiti sulle alture più fresche, dove i colonizzati si

recavano unicamente in veste di servi. Oltre a questo isolamento (come avviene anche per quanto concerne

le riserve) i nativi erano sottoposti anche ad un rigido coprifuoco e alle cosìddette Pass Laws, secondo cui

ognuno di essi era tenuto a registrarsi presso un albo delle autorità locali e portare sempre con sé il proprio

documento. Anche la fauna e la flora delle colonie risentirono pesantemente delle azioni coloniali: con

l’urbanizzazione in atto, molte foreste furono abbattute per far spazio a nuovi insediamenti, le tecniche di

lavorazione terriera importante dall’Europa in Asia e Africa portarono ad un mutamento della formazione

stessa del terreno, la fauna tipica delle zone conquistate fu spesso cacciata in massa e/o rimpiazzato con

bestiame tipicamente europeo. Un esempio del forte mutamento del paesaggio si ebbe in Egitto, dove la

costante necessità di irrigare le piantagioni di cotone favorì lo sviluppo di un batterio acquatico che causava

cecità. Da un punto d vista sociale, nella realtà coloniale possiamo notare come le relazioni di genere siano

invertite. Infatti, nelle colonie, il ruolo di domestici era affidato quasi esclusivamente a nativi maschi, in

modo da simboleggiare il potere del colonialismo britannico. Da un punto di vista giuridico, sulla base del

Master and Servant Act, il servo nativo necessitava di molti più controlli rispetto ai britannici ed in caso di

inadempienze ai suoi compiti poteva essere punito più o meno severamente dal suo datore di lavoro (vigeva

la “regola del bastone” – uso massiccio della violenza). Atti illegali commessi da bianchi venivano

“uno di loro”; viceversa, gli atti commessi dai

generalmente ignorati dai tribunali, per evitare di danneggiare

nativi venivano puniti in maniera molto dura. Significativo fu poi la diffusione della formula di lavoro

indenture soprattutto nei paesi nell’area asiatica dell’impero. Molti indentured erano cinesi, ma anche

indiani o isolani del Pacifico. Tuttavia, nonostante lo stato di lavoratore indentured fosse storicamente

diverso da quello di schiavo, molti datori da lavoro sfruttarono pesantemente la nuova manodopera

indentured asiatica, costringendoli a lavorare per tante ore al giorno, con scarsa retribuzione e in condizione

pessime. Lo stabilimento di un numero sempre più ampio di indentured liberi in territori lontani dalla loro

terra natìa (i contratti di lavoro indentured costringevano i lavoratori ad abbandonare la propria terra, la

propria famiglia e le proprie usanze) portò all’aumento di forti tensioni tra le comunità locali autoctone dei

luoghi di lavoro e i nuovi insediati, approfondendo così il solco razziale dell’Impero e generando un vero e

proprio conflitto tra subalterni. Anche dal punto di vista medico ed educativo, i nativi erano distinti in

maniera netta dai cittadini bianchi britannici. Infatti, molti nativi rifiutavano le cure di medici occidentali

delle epidemie. D’altro canto, i medici nativi con le loro cure

poiché li ritenevano essi stessi responsabili

non convenzionali venivano visti di cattivo occhio dalle loro controparti europee. In conclusione, possiamo

dire che l’impero britannico fu permeato da una profonda disuguaglianza tra colonizzatori e colonizzati: ad

eccezione di alcuni piccoli gruppi élitari, essi furono privati delle loro terre, condannati a ruoli subalterni,

limitati nella loro libertà di movimento, mentre le loro comunità vennero ridimensionate e talvolta

dai loro territori di origine. Anche se l’impresa coloniale fu presentata dai

letteralmente allontanate

britannici come una forza benefica, una missione civilizzatrice, le sue realtà furono molto spesso fatte di

costrizioni, privazioni e oppressioni verso i più deboli. Questa disparità nella distribuzione della ricchezza,

del potere e dei privilegi ebbero un ruolo cruciale nell’alimentare i movimenti anticolonialisti che si

fine dell’800, per

svilupperanno (seppur in maniera minima) già alla poi sfociare nella vera e propria

decolonizzazione del 900.

– GENERE E SESSUALITA’:

CAP.9 oltre alla delicata questione della subalternità tra colonizzati e

colonizzatori, un altro tema particolare della storia dell’Impero britannico riguarda le distinzioni di genere e

Nell’ambito imperiale si sviluppò

la sessualità. una visione del mondo prevalentemente maschilista, in

quanto le donne erano ritenute incapaci di reggere l’intrepida missione colonizzatrice, fronteggiando climi

talvolta estremi, popolazioni indigene dalle usanze barbare e malattie ancora sconosciute agli occidentali.

Infatti, persino nelle settler colonies, il numero di donne che emigravano dalla madrepatria era nettamente

inferiore rispetto a quello degli uomini; inoltre, ai funzionari dell’impero, così come alla stragrande

maggioranza di mercanti e soldati che partivano per le colonie, era proibito portare con sé la propria moglie

e/o famiglia. Questa visione del mondo prevalentemente maschilista rappresentava un’idea ben radicata nel

modello sociale britannico, tendenzialmente suddiviso in due mondi:

 –

Mondo pubblico riservato agli uomini, il mondo della politica, degli affari, del lavoro

 –

Mondo privato riservato alle donne, relegate al ruolo di domestiche e allevatrici dei figli

Nonostante la mascolinità dell’impero, il maltrattamento delle donne veniva riconosciuto come un dato

distintivo delle società primitive degli indigeni e quindi come ragione sufficiente a giustificare la necessità

in un determinato territorio di un’autorità coloniale superiore. Tra le principali barbarie denunciate dagli

occidentali troviamo il fenomeno delle spose-bambine, il mercato di giovanissime ragazze come serve o

prostitute e la soppressione di bambine appena nate (poiché i costi per la crescita ed il mantenimento

sarebbero stati superiori rispetto agli effettivi benefici che poteva portare). Le più fortunate passavano la

loro vita recluse e assoggettate ai loro uomini (spesso poligami). Nonostante le accuse mosse dai britannici

c’è da dire che anche le donne

nei confronti delle usanze degli uomini neri rispetto alle donne nere,

britanniche non navigavano in acque più tranquille: anche loro, infatti, risultavano vittime di segregazioni,

limitazioni all’attività sociale, violenze e carenza di diritti. Ciò rendeva la donna britannica l’incarnazione

della natura gerarchica ed intollerante del fenomeno colonialista. La presenza femminile nelle colonie infatti

– –

non fu vista di buon occhio, poiché le donne inadatte al contesto coloniale rappresentavano delle

probabili distrazioni per gli uomini, nonché dei pesi da dover sopportare. Questo sentimento viene espresso

molto bene da Kipling in un suo romanzo, con protagonista Kim (ambientato in India), dove il ragazzo è

costantemente tormentato dalle donne poiché distanti dalla sfera maschile esse erano una seccatura.

Successivamente, l’incoraggiamento da parte dei funzionari britannici ad una maggiore emigrazione

femminile nelle settler colonies era prettamente a titolo strategico, poiché nella maggiore accortezza e

delicatezza femminile fu vista la soluzione per addolcire società rudi come quelle che si erano sviluppate in

Canada o Australia. Inoltre, un maggior traffico di migranti avrebbe significato una migliore produttività e

rendimento economico per colonie. Il ruolo della donna fu determinante anche in relazione alla sessualità:

infatti, nella concezione britannica/occidentale il sesso era qualcosa appartenente unicamente alla sfera

l’allontanamento delle donne dalla

privata, al contrario della cosìddetta ipersessualità degli indigeni. Inoltre,

vita sociale in ambito coloniale per molti anni ebbe effetti piuttosto significativi sulla sessualità degli uomini

britannici: da un lato vi era l’infedeltà coniugale, molto diffusa anche in madrepatria, ed effettuata

principalmente con donne locali (generalmente prostitute); un altro tema scottante riguardava la crescente

omosessualità tra i britannici, costantemente oscurata e negata dai piani alti per evitare di “provare”

un’inferiorità. La sessualità è stata inoltre materia di molti provvedimenti giuridici, sia in Gran Bretagna che

nelle colonie: un esempio è il Contagious Diseases Act, provvedimento legislativo che cercò di limitare la

diffusione di malattie veneree tra soldati e marinai attraverso l’istituzione di bordelli autorizzati, dove le

prostitute venivano sottoposte periodicamente a visite mediche. La sessualità rappresentò anche un altro

pretesto per farne materia razzista, attraverso una particolare osservazione dello scienziato Edward Long a


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Riassunto per l'esame di storia e cultura della lingua inglese , basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal prof Cazzato, "Impero britannico", P. Levine. Gli argomenti trattati riguardano le fasi storiche della formazione dell'Impero britannico dal tardo medioevo alla decolonizzazione, soffermandosi su alcuni aspetti particolari come la distinzione tra i possedimenti coloniali, le varie forme di governo applicate, i conflitti relativi all'espansionismo coloniale, l'indipendenza degli Stati Uniti, dinamiche storiche dell'Impero nei conflitti mondiali e le dinamiche di decolonizzazione e disfacimento dell'Impero.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Maximilian21_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni, storia e cultura della lingua inglese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Cazzato Luigi.

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