U S B A M
NIVERSITÀ DEGLI TUDI DI ARI LDO ORO
DIPARTIMENTO DI RICERCA E INNOVAZIONE UMANISTICA
C L
ORSO DI AUREA DI I LIVELLO IN LINGUE E CULTURE PER IL TURISMO E LA MEDIAZIONE
INTERNAZIONALE
T
ESI DI LAUREA IN
LINGUA E TRADUZIONE INGLESE
YOUTH EXCHANGE : UNA NUOVA NECESSITÀ DI
MEDIAZIONE LINGUISTICO-CULTURALE
Relatrice
Chiar.ma Prof.ssa
Mariacristina Petillo Laureanda:
Claudia Cagnazzi
Anno Accademico 2021-2022
Indice
INTRODUZIONE ....................................................................................................................................................... 2
CAPITOLO 1 .............................................................................................................................................................. 4
LA MEDIAZIONE LINGUISTICO-CULTURALE ................................................................................................. 4
CAPITOLO 2 .............................................................................................................................................................12
POLITICHE E SCAMBI GIOVANILI ...................................................................................................................12
CAPITOLO 3 .............................................................................................................................................................21
ESPERIENZA DI SCAMBIO GIOVANILE ...........................................................................................................21
Il progetto "Jardicipation" ...................................................................................................................................23
Il progetto “Unlocking Memories” ......................................................................................................................25
BIBLIOGRAFIA .......................................................................................................................................................31
SITOGRAFIA ............................................................................................................................................................33
RIELABORAZIONE IN LINGUA INGLESE ............................................................................................................34
RINGRAZIAMENTI .................................................................................................................................................40
1
INTRODUZIONE
Questa ricerca mira a indagare il livello di disponibilità della nostra società, globalizzata e volta al
superamento di ogni tipo di frontiere, a conoscere le identità dei popoli, in modo da costruire un clima
di dialogo e di solidarietà che conduca al rispetto delle identità di ciascuna etnia in generale e di
ciascun essere umano in particolare.
Naturalmente, tale crescita si basa sulla presa di coscienza che, i valori necessari a dare senso alla
Ma quello dell’educazione
nostra vita, si trovano anche nelle altre culture, del presente e del passato.
è un processo lungo e laborioso, e la consapevolezza non la si raggiunge in maniera immediata, ma è
il risultato di una continua interazione che va avviata sin da quando si iniziano ad instaurare i primi
rapporti nel nucleo familiare. Oltre alla famiglia di appartenenza, anche le diverse agenzie educative,
presenti sul territorio, hanno un ruolo determinante nel sollecitare modi di pensare, di agire, di
intervenire sugli altri, di rapportarsi alla società tutta e di cercare un ruolo al suo interno. In tal senso
giocano un ruolo fondamentale le istituzioni scolastiche, le attività ludico-sportive, ricreative, di
oltre ad arricchire l’individuo dal punto di vista personale,
approfondimento. Esse, offrono
opportunità di confronto tra individui che, se ben condotte, possono gettare le fondamenta per
un’apertura interculturale, che è alla base della società moderna e globalizzata. Quanto più questa
maggiore sarà l’apertura “mentale” dell’individuo nei confronti del
educazione sarà incisiva, tanto
“diverso” da sé.
Come già detto, un processo educativo non sempre è veloce e naturale, poiché le varianti che lo
tantissime e talvolta imprevedibili. Pertanto molto spesso c’è bisogno di
determinano possono essere
figure professionali che facilitino l’incontro, lo scambio, la riduzione delle distanze, l’andare incontro
all’altro per eliminare preconcetti e stereotipi che fossilizzano la propulsione verso l’altro e
mortificano l’espansione culturale.
Il presente elaborato, lungi dal voler approfondire processi socio-educativi e culturali dei popoli,
sottolineare proprio l’importanza del mediatore
desidera come strumento professionale
l’inter-azione
imprescindibile per tra popoli, etnie, culture e individui diversi. Nel primo capitolo
verrà analizzata tale figura professionale, la sua nascita, la necessità della sua presenza nelle relazioni
tra individui provenienti da diversi contesti linguistici e culturali e il suo compito di facilitatore
all’interno dell’atto comunicativo.
linguistico che faccia fronte alle difficoltà che potrebbero emergere
2
Una società che voglia dirsi aperta e moderna, ha bisogno di far comprendere che la condivisione
di uno spazio geografico non può restare una sterile e casuale collocazione ambientale, ma deve
necessariamente trasformarsi in un luogo che cresce, divenendo scenario di integrazione, di
compatibili orientamenti valoriali, di condivisione di progetti, di assimilazione culturale.
In tal senso, il mediatore si colloca come figura imprescindibile anche nel contesto della condivisione
di valori e stili di vita, che è possibile grazie a progetti rivolti ai giovani, di cui si parlerà nello specifico
In quest’ultimo si mette in evidenza l’importanza delle politiche giovanili, ossia
nel secondo capitolo. dei giovani all’interno della società.
quelle politiche interessate ai bisogni e al benessere Il loro
impegno è infatti legato ad azioni alternative, come progetti di volontariato e scambi giovanili che
senz’altro
danno la possibilità ai ragazzi di confrontarsi con i coetanei che posseggono un background
differente dal loro, in modo da ampliare le proprie conoscenze e i punti di vista.
Nell’ultimo capitolo è stato condotto un sondaggio rivolto ai ragazzi che hanno partecipato a queste
con i
iniziative e si sono rivelati entusiasti dall’interazione coetanei europei, ammettendo anche di
aver migliorato le proprie abilità linguistiche proprio grazie a questa esperienza, vissuta in prima
persona. Nonostante spesso si siano create delle divergenze a causa di incomprensioni linguistiche,
la figura del leader del gruppo ha assunto la responsabilità di mediare tra le due parti e rimediare a
possibili fraintendimenti. Egli ha, infatti, svolto il ruolo di mediatore linguistico-culturale che si
colloca come figura imprescindibile anche nel contesto della condivisione di valori e stili di vita.
urge che all’interno
Pertanto, della società caratterizzata dal pluralismo, si dia maggior spazio a
questa figura e ne venga riconosciuta la professionalità.
3
CAPITOLO 1
LA MEDIAZIONE LINGUISTICO-CULTURALE
È ormai sempre più indispensabile, in un mondo così sviluppato e aperto alle diversità, conoscere
le lingue per poter comunicare facilmente ovunque si voglia e ci si trovi. Nel momento in cui, però,
vi è scarsa conoscenza della lingua o della cultura del luogo che si visita, entra in gioco la figura del
mediatore. La figura professionale del mediatore linguistico, così come il fenomeno della mediazione,
è nata dall’esigenza concreta di sopperire alle barriere linguistiche nate dai flussi migratori sempre
che hanno portato all’incontro di più lingue e culture diverse. Il termine appare
più in crescita in Italia,
per la prima volta nel ‘600 per indicare l’intervento di un terzo all’interno di un atto comunicativo al
fine di mediare tra due o più interlocutori che appaiono come soggetti distanti sul piano linguistico-
1
culturale. Coste e Cavalli (2015) offrono una precisazione in merito alla definizione di mediazione,
sottolineando come il suo principale obiettivo è quello di “avvicinare” i due poli che appaiono in una
potenziale situazione di conflitto.
Non bisogna, però, basarsi su due schemi d’analisi che sembrano prevalere. Da un lato, il modello
di “adeguamento sociale” che presuppone l’esistenza di una cultura dominante a cui il “differente”
deve adeguarsi; dall’altro vi è lo schema basato su atteggiamenti del tipo “siamo tutti uguali” che pur
avendo un’ accezione positiva e la volontà di condivisione e accoglienza, spesso potrebbe considerarsi
pericoloso e dannoso poiché così facendo si negherebbero le diversità culturali esistenti, che invece
bisogna in qualche modo valorizzare e che devono contaminarsi con le peculiarità della cultura del
Stefano Castelli sostiene, infatti, che bisogna “prendersi cura” di tali conflitti e
luogo ospitante.
diversità, senza doverli “curare”. Vale a dire che non bisogna eliminare completamente le differenze
linguistico-culturali, ma far in modo di accoglierle e farle convivere senza che nessuna delle due
prevalga sull’altra.
Quanto più le relazioni sociali e interpersonali si moltiplicano e si complicano, tanto più la
mediazione risulta necessaria e inevitabile: nella vita quotidiana e nelle interazioni fra i soggetti, come
nei rapporti istituzionali, le occasioni di esercitare negoziazioni di significati, di prevenire ed
Coste, D. e Cavalli, M. [2015], Education, Mobility, Otherness: The Mediation Functions of School, Strasbourg,
1
Council of Europe, DGII- Directorate General of Democracy, Language Policy Unit.
4 2
attenuare piccoli o grandi conflitti sono praticamente infinite. Le società multiculturali e multietniche
rappresentano i nuovi contesti all’interno dei quali dovranno interagire e formarsi le identità sia
individuali, sia collettive, che si troveranno a doversi orientare tra i molteplici valori, spesso tra loro
in contrasto, presenti nello stesso spazio vitale e dovranno riuscire a trovare nuove vie che consentano
loro di integrarsi, evitando frammentazioni ed esclusioni. Conoscere l'altro, la sua realtà storica,
culturale e religiosa, valorizzare e rispettare le diversità è sicuramente uno degli aspetti fondamentali
per la realizzazione di una convivenza pacifica e per una buona gestione del fenomeno
dell’immigrazione al fine di prevenire possibili atteggiamenti discriminatori. 3
La funzione del mediatore nei vari servizi riguarda un intervento linguistico culturale a più livelli,
quindi una comunicazione molto complessa. Il mediatore si pone come interfaccia nella relazione fra
gli interlocutori. Deve sapere riconoscere e “accettare” che esistono delle differenze irriducibili, da
non ricondurre per forza a soluzioni armoniche. Il mediatore, in questi casi, interviene nella
costruzione di un linguaggio comune, condiviso da entrambi i partner della relazione. Il passaggio
traduzione alla comprensione non sempre è lineare. All’interno del processo mediativo i
dalla
malintesi non sono reprimibili, per cui una volta spiegati e superati diventano contenuto della
4
comunicazione stessa. Il problema del linguaggio infatti, non è riducibile esclusivamente ai suoi
aspetti linguistici, ma concerne l’intero mondo di sensazioni, esperienze e valori che stanno dietro al
significato delle parole, per cui una traduzione letteraria può essere causa di fraintendimento. La
mediazione culturale, in questo senso, ha a che fare con quel complesso processo secondo cui persone
provenienti da contesti linguistici e culturali diversi sono in grado di comunicare, di rendere partecipi
e condividere con “altri” il proprio mondo culturale. 5 Nonostante ciò, non esiste ancora una
definizione accurata che riconosca il mediatore come una figura professionale. Anche il Common
European Framework of Reference for Language, Learning, Teaching, Assessment (CEFR), ossia il
europea del Consiglio d’Europa, ha aumentato una
più importante documento di politica linguistica
serie di errori nel momento in cui si parlava di mediazione, considerato termine analogo a quello di
traduzione scritta e orale e anche di interpretazione (Diadori 2012a; 2012b).
2 S. Castelli, La mediazione. Teorie e tecniche, Milano, Raffaello Cortina Editore, 1996, p. 5.
3 Terranova C.S., Pedagogia Interculturale, Guerino Studio, Torino, 1997.
Antropologia dell’incontro,
4 F. La Cecla, Il malinteso. Roma-Bari, Laterza, 2003.
5 Belpiede A., La mediazione culturale nei servizi sociali, da Animazione sociale n. 3/98, Torino
5
Di seguito ci soffermeremo, infatti, sulla necessità di distinzione tra questi tre fenomeni che spesso
vengono considerati uguali e rispondenti ad un'unica definizione. La mediazione viene definita una
macrocategoria che ingloba al suo interno le attività di traduzione e interpretariato:
Traduzione: L’utente/apprendente riceve un testo da chi lo ha prodotto in forma scritta, che non è
1. fisicamente presente, in una lingua o in un codice (Lx) e produce un testo parallelo, in una lingua o
possa essere recepito da un’altra persona, come ascoltatore
codice diverso (Ly), per far sì che il testo
o lettore a distanza.
Interpretariato: L’utente/apprendente agisce come intermediario in un’interazione faccia a faccia tra
2. due interlocutori che non condividono la stessa lingua o codice, recependo un testo in una lingua (Lx)
e producendo un testo corrispondente in un’altra lingua (Ly). (…) In aggiunta alle attività di
interazione e di mediazione, così come precedentemente definite, esistono molte attività in cui
all’utente/apprendente è richiesto di produrre risposte in forma di testo a stimoli testuali (Council of
6
Europe 2001, 97)
La mediazione risulta essere un processo essenziale senza cui né l’interpretariato, né la traduzione
potrebbero avere luogo. La mediazione mira a ristabilire il dialogo tra le parti per raggiungere un
obiettivo comune: la realizzazione di un progetto di ristabilimento delle relazioni, che risulti il più
possibile soddisfacente per tutti. Perciò è evidente come quella del mediatore sia una figura che possa
garantire la risoluzione delle difficoltà e che possa garantire le relazioni e la comunicazione tra i vari
partecipanti dell’atto comunicativo. La difficoltà nella definizione del ruolo e delle competenze di
questa figura sono da attribuire alla grande varietà di ambiti nei quali viene richiesto il suo operato e
che vanno dai servizi sociali a quelli scolastici, sanitari, giuridici e aziendali.
La definizione di un profilo professionale giuridicamente formalizzato a livello nazionale è
un’importante premessa per garantire la necessaria credibilità ad operatori che agiscono in settori
delicati, a stretto contatto con target molto spesso socialmente vulnerabili. Nel caso contrario, questa
figura rischia di rimanere ambigua, debole e poco chiara rispetto sia al proprio ruolo deontologico sia
al proprio profilo contrattuale. La centralità posta sul concetto di standard professionale, e un
adeguato servizio di formalizzazione e certificazione delle competenze, consente quindi di intendere
la qualifica non più come titolo formativo, bensì come titolo professionale formale.
6 Council of Europe [2011], Common European Framework of Reference for Languages. Learning, Teaching,
Assessment, Cambridge, Cambridge University Press. 6
Una ulteriore distinzione è quella tra “mediazione culturale”, “linguistico-culturale”,
“interculturale” e altre, essenziale poiché sono etichette utilizzate in base alle possibili situazioni in
cui possa avvenire la mediazione, soprattutto per la comunicazione con i cittadini stranieri, per evitare
idee, usanze o credenze. Evidenziando il termine “culturale”
disagio dovuto a differenze culturali, di
si vuol far riferimento principalmente a quelle situazioni in cui vi è un divario nello status dei
partecipanti alla conversazione e dove è necessaria la figura del mediatore che possa affiancare
credenze, convinzioni e interessi molto lontani tra loro.
Bochner (1981) aveva definito diverse competenze utili per ricoprire il ruolo di mediatore culturale
tra cui: conoscenza della “società”, capacità tecniche e comunicative e capacità sociali.
Ciò che contraddistingue la figura del mediatore è che egli non è solo chiamato a interpretare e
comunicativo tra due persone, ma gli viene affidato il compito di “mediare” tra due
tradurre l’atto
culture diverse. Per cui il suo ruolo non si limita solo a trasferire il messaggio da una lingua all’altra,
ma egli deve essere in grado di confrontarsi con consuetudini, norme e visioni politiche di entrambe
le culture Come sappiamo, il mediatore non deve avere, e non ha, nessun potere; le sue capacità e
7 .
possibilità sono legate all’ascolto, all’imparzialità e alla neutralità. D’altra parte, egli deve restare
di fronte alla perdita di senso della conversazione. Tuttavia, c’è chi sostiene, come Gian
impassibile
Vittorio Pisapia o Stefano Castelli, che il mediatore, proprio per il fatto di essere in possesso di un
sapere, di un saper fare e di un saper essere, debba essere considerato un soggetto dotato di potere,
poiché grazie al suo intervento certi rapporti sociali diseguali possono subire un cambiamento in
positivo.
Altre definizioni sono quelle di:
Della Corte (2004, p. 75) che considera il mediatore:
<< […] uno dei principali agenti di
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Conflitti nei gruppi sociali e processi di mediazione - il conflitto e la mediazione
-
Riassunto esame apprendimento linguistico, prof. Maffia
-
Riassunto esame Tecniche di intervento nella mediazione culturale, prof. Villano, libro consigliato Pregiudizi e st…
-
Riassunto esame Mediazione Culturale, prof. Villano, libro consigliato Libro Fuori dai Giochi