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Riassunto di Microeconomia con formulario

Riassunto di microeconomia con formulario basato su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. De Luca dell’università degli Studi di Palermo - Unipa, facoltà di Economia, Corso di laurea in economia e commercio. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Microeconomia docente Prof. G. De Luca

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PARTE 6

La funzione di produzione è la relazione che consente di determinare l'output massimo

che un'impresa può produrre in ragione dei fattori o input disponibili.

Il prodotto medio del Lavoro è il rapporto tra prodotto totale e quantità di lavoro

impiegata. Il prodotto marginale del lavoro indica la variazione del prodotto totale in

ragione della variazione della quantità di lavoro impiegata.

all’aumentare dell’impiego

La legge dei rendimenti decrescenti dice che, di un input, il

prodotto marginale dell’input variabile a un certo punto sarà destinato a diminuire

L’isoquanto mostra tutte le combinazioni di lavoro e capitale che consentono di produrre

la medesima quantità.

Per talune funzione di produzione, gli isoquanti possono risultare crescenti o cambiare la

loro curvatura nel piano. In questo caso si può parlare di aree di produzione inefficiente.

Qui, uno degli input è caratterizzato da un prodotto marginale negativo.

Il tasso marginale di sostituzione tecnica tra capitale e lavoro è il rapporto al quale la

quantità di capitale può essere ridotta per ogni unità in più di lavoro, mantenendo costante

l’output. Il tasso marginale di sostituzione del lavoro al capitale è pari al rapporto tra il

prodotto marginale del lavoro e il prodotto marginale del capitale.

L’elasticità di sostituzione misura la variazione percentuale del rapporto K/L per ogni

variazione percentuale unitaria dal tasso marginale di sostituzione tecnica.

Tre importanti tipologie di funzione di produzione sono: lineare (perfetti sostituti), a

proporzioni fisse (perfetti complementi) e Cobb-Douglas. Ciascuna è esempio della

funzione di produzione a elasticità di sostituzione costante. l’output quando tutti

I rendimenti di scala consentono di determinare di quanto aumenta

gli input sono aumentati di una determinata percentuale. Se, a un dato aumento

l’output aumenta più

percentuale degli input, che proporzionalmente, si hanno rendimenti

l’output

di scala crescenti. Se ad un dato aumento percentuale degli input, aumenta meno

che proporzionalmente, si hanno rendimenti di scala decrescenti. Se ad un dato aumento

l’output

percentuale degli input, aumenta nella medesima percentuale, si hanno rendimenti

di scala costanti.

PARTE 7

Il lungo periodo è un periodo di tempo sufficientemente lungo da consentire all'impresa di

poter variare la quantità di tutti i suoi input.

Il breve periodo è un periodo di tempo nel quale almeno un input è fisso e non può essere

cambiato. dell’isocosto è il

La pendenza il rapporto, con il segno meno davanti, tra il prezzo del

lavoro e quello del capitale. non d’angolo

Nel caso di soluzione interna o al problema di minimizzazione dei costi di

lungo periodo, l'impresa eguaglia il tasso marginale di sostituzione tecnica tra i due fattori

al loro prezzo relativo. Allo stesso modo il rapporto tra il prodotto marginale di un input del

e il suo prezzo è uguale allo stesso rapporto per gli altri input.

Nel caso di una soluzione d'angolo, i rapporti fra prodotti marginali e prezzi dei fattori

potrebbero non essere uguali.

L’aumento del prezzo di un input determina che la sua quantità di impiego ottimale

nell'ipotesi di minimizzazione dei costi diminuisca o rimanga inalterata. Non può derivare

mai un aumento del suo impiego.

Un aumento della quantità di output determina, nell'ipotesi di minimizzazione dei costi un

dell’input

maggiore impiego normale e un minore impiego dall'input inferiore.

La curva di domanda di un input mostra come la quantità ottimale dello stesso varia al

variare del suo prezzo. L'elasticità della domanda di un input misura la variazione

al variare dell’ 1% del l'input.

percentuale della quantità ottimamente impiegata

Nel breve periodo, almeno un input è fisso. I costi variabili sono sensibile a variazioni

dell'output. I costi fissi non variano al variare dei livelli di output.

Tutti i costi variabili sono recuperabili. I costi fissi possono essere recuperabili o non

recuperabili.

La minimizzazione dei costi nel breve periodo implica di scegliere una combinazione di

input quando almeno uno è fisso.

PARTE 8

La curva di costo totale di lungo periodo mostra come il livello minimo dei costi totali

varia al variare della quantità di output.

Un aumento dei prezzi degli input ruota verso l'alto la curva di costo totale di lungo periodo

facendo perno sull’origine degli assi.

Il costo medio di lungo periodo è il costo unitario, cioè per unità di input, di un'impresa.

E’ pari al costo totale diviso per la quantità.

Il costo marginale di lungo è il saggio di variazione del costo totale di lungo periodo

rispetto alla quantità di output.

Il costo marginale di lungo periodo può essere inferiore, superiore o uguale al costo medio

di lungo periodo. Questo se il costo medio di lungo periodo è decrescente, è crescente o

rimane costante al crescere dell'output prodotto.

L’economie di scala descrivono una situazione in cui il costo medio di lungo periodo

all'aumento dell’output.

decresce

La curva di costo totale di breve periodo misura il costo totale minimo in funzione

dell'output, dei prezzi degli input e del livello dall'input fisso.

Il costo totale di breve periodo è la somma di due componenti :costo totale variabile e

costo totale fisso.

Il costo totale di breve periodo è sempre maggiore del costo totale di lungo periodo.

Il costo medio di breve periodo è la somma di costo variabile medio e costo fisso medio. Il

costo marginale di breve periodo è la variazione dal costo totale di breve periodo rispetto

alla quantità. è l’insviluppo delle curve

La curva di costo medio di lungo periodo di costo medio di breve

periodo.

PARTE 9 hanno quattro caratteristiche: l’industria è

I mercati perfettamente concorrenziali

frammentata, le imprese producono beni indifferenziati, i consumatori sono perfettamente

informati sui prezzi e tutte le imprese hanno uguale accesso alle risorse. Queste

l’output è venduto

caratteristiche implicano che le imprese agiscono come price-taker, che

di entrata nell’industria.

a un unico prezzo, e che vi è Libertà

Il profitto economico è dato dalla differenza tra ricavi dell'impresa e i sui costi economici

totali, inclusi tutti i costi di opportunità.

Il ricavo marginale è il ricavo aggiuntivo che un'impresa ottiene dalla vendita di un unità

un’unità

addizionale, o il ricavo a cui essa rinuncia producendo in meno.

di un’impresa price-taker

La curva del ricavo marginale è una linea orizzontale

corrispondente al prezzo di mercato.

Un’impresa price-taker massimizza il suo profitto producendo un livello di output in

corrispondenza del quale il costo marginale eguaglia il prezzo di mercato, e la curva del

costo marginale è inclinata positivamente.

Se tutti i costi fissi sono non recuperabili, un'impresa perfettamente concorrenziale

produrrà una quantità positiva nel breve periodo solo se il prezzo di mercato eccede il

costo medio variabile. Il prezzo di chiusura corrisponde al valore minimo del costo medio

variabile. l’impresa produce un

Se alcuni costi fissi sono recuperabili, output positivo solo se il

prezzo eccede i costi medi recuperabili. Il prezzo di chiusura corrisponde al valore minimo

del costo medio recuperabile.

Se i prezzi degli input non variano al variare della quantità prodotta nel mercato, la curva

di offerta di mercato di breve periodo corrisponde alla somma delle curve di offerta

individuale di breve periodo delle imprese.

Il prezzo di equilibrio di breve periodo coincide con il punto in cui la curva di domanda di

mercato eguaglia la curva di offerta di mercato di breve periodo.

L'elasticità dell'offerta rispetto al prezzo misura la variazione percentuale della quantità

offerta per ciascun variazione percentuale del prezzo.

Nel lungo periodo, la libertà di entrata porta il prezzo di mercato al punto minimo del costo

medio di lungo periodo. Il numero delle imprese in equilibrio è tale che l'offerta totale di

In un’industria

mercato coincide con la quantità domandata al prezzo di equilibrio. a costi

costanti, l'incremento dell'output del mercato conseguente all'ingresso di nuove imprese

In un’industria

nell'industria non influenza il prezzo di mercato. a costi crescenti,

l'incremento dell'output del mercato conseguente all'ingresso di nuove imprese

nell'industria fa aumentare il prezzo degli input. La curva di offerta di mercato di lungo

periodo è inclinata positivamente.

Il surplus del produttore corrisponde all'area compresa tra la curva di offerta e il prezzo

di mercato. Il surplus del produttore equivale alla differenza tra il ricavo totale e i costi

Se un’impresa non sostiene costi fissi non recuperabili, il surplus del produttore

totali.

coincide con il profitto economico.

PARTE 10

La quantità scambiata in un mercato concorrenziale massimizza il beneficio economico

netto.

Gli interventi pubblici possono assumere diverse forme, come l'imposizione di tasse e

sussidi, la regolamentazione di prezzi minimi e massimi, quote di produzione.

Per alcune tipologie di intervento pubblico (come tasse e sussidi) il mercato è in grado di

raggiungere l'equilibrio. In altri casi (come per i prezzi massimi e minimi e le quote di

produzione) ciò non è possibile.

Quando viene Imposta una tassa sul mercato, il prezzo pagato dai consumatori di norma

L’incidenza

aumenta. della tassa misura gli effetti della tassa sul prezzo pagato dai

consumatori rispetto a quello ricevuto dai produttori.

Gli interventi pubblici in un mercato concorrenziale conducono di norma una perdita di

benessere sociale netto, o perdita secca. L'intervento pubblico nei mercati concorrenziali

spesso redistribuisce il reddito da una parte all'altra del sistema economico.

Una tassa porta a una perdita di benessere sociale netto. Inoltre una tassa riduce sia il

surplus del consumatore che quello dei produttori.

Quando il governo paga un sussidio su ogni unità prodotta, il mercato produce una

quantità maggiore rispetto al livello efficiente e si verifica una perdita secca. Un sussidio

aumenta il surplus sia dei consumatori che dei produttori, ma in questi guadagni sono

inferiori ai costi sostenuti dal governo per finanziare il programma.

Con l'imposizione di un prezzo massimo vincolante (un prezzo inferiore al prezzo di

equilibrio nel libero mercato), la quantità scambiata nel mercato è inferiore a quella

efficiente, dal momento che i produttori offrono meno. Nel mercato ci sarà un eccesso di

domanda.

Con l'imposizione di un prezzo minimo vincolante (un prezzo superiore al prezzo di

equilibrio nel libero mercato), la quantità scambiata nel mercato è inferiore a quello

efficiente. Nel mercato ci sarà un eccesso di offerta.

Una quota di produzione aumenta il prezzo che i consumatori pagano a causa della

limitazione dell'output nel mercato.

PARTE 11

Un mercato di monopolio è costituito da un unico venditore e da molteplici acquirenti.

Per stabilire il suo prezzo di vendita, il monopolista deve prendere in considerazione la sua

curva di domanda. Maggiore sarà il prezzo che stabilisce, minori saranno le unità di

prodotto vendute.

Un monopolista massimizza i profitti producendo una quantità corrispondente al livello in

cui i costi marginali eguagliano i ricavi marginali.

Per valori di output positivi, i ricavi marginali del monopolista sono inferiori ai suoi ricavi

medi, e la curva del ricavo marginale si trova al di sotto di quella della domanda.

Un monopolista non ha una curva di offerta.

La inverse elasticity pricing rule(IEPR) stabilisce che la differenza tra il prezzo di

dell’elasticità

massimo profitto e il costo marginale è uguale all'inverso della domanda

rispetto al prezzo.

La IEPE implica che un monopolista con costi marginali positivi, quando massimizza il

profitto, produce e vende unicamente nel tratto elastico della sua curva di domanda.

Quando una impresa è in grado di controllare il prezzo di vendita dei suoi prodotti si dice

che ha potere di mercato.

Un'impresa che massimizza il profitto ed è dotata di più impianti dividerà la produzione tra

gli impianti in modo che i loro costi marginali risultino uguali.

Un'impresa che massimizza il profitto, al fine di determinare il prezzo e la quantità dovrà

quindi trovare l’output

inizialmente aggregare orizzontalmente le curve di domanda,

corrispondente al punto di intersezione tra costo e ricavo marginale relativo alla domanda

aggregata. Il prezzo di vendita è pure determinato in base alla domanda aggregata.

In monopolo, la quantità prodotta è inferiore rispetto a quella di concorrenza perfetta.

Questo implica che il monopolio dà origine a una perdita di benessere sociale.

Tra le possibili ragioni dell'esistenza di un mercato di monopolio, vi sono il monopolio

naturale (in cui un unico produttore si trova ad avere costi totali inferiori rispetto a quelli

che avrebbero più produttori) e l'esistenza di barriere all'entrata nel mercato, che non

rendono profittevole l'ingresso di nuove imprese.


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15

PESO

1.50 MB

AUTORE

marekh17

PUBBLICATO

6 mesi fa


DETTAGLI
Esame: Microeconomia
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e commercio
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marekh17 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Microeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof De Luca Giuseppe.

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