Che materia stai cercando?

Anatomia e fisiologia per infermieri

Appunti di anatomia e fisiologia basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. David dell’università degli Studi di Palermo - Unipa, facoltà di Medicina e Chirurgia, Corso di laurea in infermieristica. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Anatomia e fisiologia docente Prof. S. David

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

possono comunicare con un singolo follicolo pilifero per mezzo di dotti escretori. Secondo il dotto

ghiandolare possiamo avere ghiandole alveolari semplici ,in questo caso la ghiandola ha un

adenomero alveolare e un dotto escretore, che andrà a svuotarsi nel fusto del pelo e le ghiandole

alveolari ramificate, rappresentate da una ghiandola che presenta l’adenomero,che può essere

ramificato,con dotti escretori ramificati. Il secreto che viene riversato(sebo) e andrà ad inibire la

crescita batterica e andrà a lubrificare il fusto del pelo ed anche la superficie cutanea circostante.

Oltre a queste ghiandole abbiamo iFollicoli Sebacei che sono grosse ghiandole sebacee che comunicano

direttamente con l’epidermide(ad esempio faccia,schiena,genitali).

2. Ghiandole Sudoripare che possono essere apocrine tubulari con adenomero tubulare secernente che

si continua con il dotto escretore tubulare (apocrina vuol dire che la secrezione comporta la perdita

di frammenti dal citoplasma che contengono il secreto). Questi tipi di ghiandole si trovano nel

capezzolo e nell’inguine.

3. Ghiandole Merocrine Tubulari Spiraliformi si ha il riversamento del secreto con semplice

meccanismo di esocitosi senza perdita di citoplasma e senza morte cellulare ( tubulare significa che

l’adenomero in continuità col dotto escretore,è tubulare e ha andamento spiraliforme,risulta essere

attorcigliato).Questi tipi di ghiandole si trovano nel palmo della mano e pianta del piede. Queste

ghiandole contengono adenomeri e che cellule mioepiteliali(si trovano a livello dei dotti escretori),

sono importanti perché permettono lo svuotamento della ghiandola tramite dotto escretore. La

contrazione di queste cellule comprime il dotto escretore e permette lo svuotamento.

4. Ghiandole Apocrine Tubulari secernano ferormoni(ormoni responsabili dell’affinità sessuale

maschio-femmina). La secrezione delle merocrine è rappresentato dalla sudorazione ( 90% acqua più

restanti ioni,in particolare ioni sodio).

5. Ghiandola Mammaria ha una morfologia che richiama le ghiandole sudoripare apocrine. Queste si

trovano nella cavità toracica (sotto il pettorale). Questa ghiandola termina col capezzolo a livello del

quale si trova l’orifizio di sbocco dei dotti. Si può vedere che il capezzolo risulta essere costeggiato

da un’areola che ha una pigmentazione più scura e ha un aspetto granulare dato dalla presenza di

ghiandole sebacee presenti nel derma; la pigmentazione è data dai melanociti e da un apporto

ematico. Per quanto riguarda il parenchima, risulta essere costituito da lobi, all’interno dei quali ci

sono unità secernenti detti lobuli dai quali si staccheranno dotti ghiandolari globulari. Questi dotti

andranno a conferire in un unico dotto che è il dotto galattoforo,che andrà a svuotarsi nel seno

galattoforo. Questi seni galattofori si aprono sulla superficie del capezzolo. Il secreto è rappresentato

dal latte. La produzione del latte risulta essere prodotta da ormoni (prolattina) che agiscono con un

meccanismo indotto dalla suzione del capezzolo.

6. Ghiandole Ceruminose sono ghiandole sudoripare modificate presenti nel canale uditivo esterno. Il

secreto si andrà a mescolare con il secreto di ghiandole sebacee che si trovano vicine a queste e

prenderà il nome di cerume . Ha una funzione protettiva, impedendo l’ingresso di elementi estranei,

nella membrana timpanica, funzione coordinata insieme ai peli dell’orecchio esterno.

7. Unghia non sono altro che annessi che si trovano sulla superficie dorsale delle falangi distali delle

dita della mano e dei piedi. Hanno una funzione di protezione nei confronti delle dita. Il corpo

dell’unghia ricopre il letto ungueale. Le unghia risultano essere prodotte da una porzione che è la

radice in cui si trova una zona epiteliale. La parte più profonda risulta essere unita al periostio, il

corpo ungueale risulta essere circondato da pieghe ungueali. Per quanto riguarda lo strato corneo,

che ricopre la prima porzione di unghia è detto epomichio o cuticola. Invece il margine più libero

viene chiamato iponichio (ha uno spessore maggiore). Questi due strati sono dati da un processo di

cheratinizzazione. Abbiamo dei vasi ematici sottostanti alle unghia che danno il colorito rosaceo

dell’unghia stessa; questi vasi in prossimità della radice invece possono essere scarsi e possono

andare a costituire una regione chiara detta lunula(data da uno scarso apporto ematico e poca

presenza di calcio.)

Apparato circolatorio

Per parlare di occorre soffermarci sul sistema cardiovascolare, sul sistema

linfatico e sugli organi e i tessuti emopoietici ed emocateretici.

Apparato Cardiovascolare

L’ è costituito da:

2 Atri (superiormente) e 2 Ventricoli (inferiormente). Questi

1. Cuore è costituito da 4 camere:

pomperanno il sangue in un sistema di vasi che dal cuore condurrà ai tessuti periferici, andando ad

innescare il circolo sistemico. I vasi della circolazione sistemica, trasporteranno ossigeno e nutrienti

dal cuore ai tessuti. Il vaso principale prossimo al cuore è l’Aorta.

2. Vasi Sanguigni Ematici che si distinguono:

 in vasi del grande circolo o della circolazione sistemica

 vasi del piccolo circolo o vasi della circolazione polmonare.

Opposto al circolo polmonare che porta il sangue ricco di anidride carbonica dal cuore ai polmoni e

riporta il sangue ricco di ossigeno al cuore.

Circolo Sistemico A livello tissutale si ha uno scambio gassoso di ossigeno e anidride carbonica,

.

mediante i capillari. Per questo motivo i tessuti si caricheranno di ossigeno e nutrienti e andranno a

riversare nel sangue dei capillari anidride carbonica e sostanze di scarto, prodotte a seguito di attività

metabolica cellulare. Successivamente questi capillari trasporteranno il sangue ricco di anidride

carbonica verso un sistema di vasi venoso che convergerà nel cuore. Il ritorno di sangue venoso al cuore

avviene tramite la vena cava superiore e la vena cava inferiore. La vena cava superiore riceverà il

sangue dalle porzioni superiori del corpo e dunque dagli arti superiori dalla testa e dalla regione

toracica. Mentre quella cava inferiore riceverà il sangue dai rami provenienti dai tratti inferiori e quindi

dagli arti inferiori e dalla cavità addominopelvica. Questo sangue venoso è condotto all’atrio destro.

circolo polmonare dove il sangue dal cuore verrà trasportato dal cuore al

Da qui prenderà inizio il

tronco polmonare e da questo, tramite delle ramificazioni di natura arteriosa perverrà nei capillari

polmonari, che si trovano in prossimità delle strutture di scambio gassoso, gli alveoli polmonari. In

particolare i capillari si dispongono a rete attorno all’alveolo polmonare. A questo punto avviene lo

scambio gassoso tra i capillari e gli alveoli. Quindi il sangue si caricherà d’ossigeno e si impoverirà di

anidride carbonica e allo stesso modo l’anidride carbonica verrà ceduta all’alveolo.

Questi sono i due sistemi: sistemico e polmonare. Il circolo sistemico parte dal cuore ed in particolare

dal ventricolo sinistro e termina nel lato destro. Il circolo polmonare, invece, si origina dall’atrio destro,

continua con il ventricolo destro, il tronco polmonare per poi terminare con gli alveoli polmonari.

cuore è una Pompa Cardiaca Muscolare che si trova nella cavità toracica ed in particolare è in una

Il

regione che vien chiamata mediastino anteriore, dietro lo sterno. E’ circondato dalla cavità

pericardica, che si trova tra le due cavità pleuriche, le quali ospitano i polmoni.

Mediastino intendiamo quell’area delimitata:

Per

lateralmente dai polmoni

o anteriormente si trova lo sterno

o posteriormente vi sarà la colonna vertebrale

o inferiormente troveremo il muscolo diaframmatico che separa la cavità toracica dalla cavità addominale

o superiormente si estende fino all’apertura superiore della gabbia toracica.

o Cavità Pericardica è quella cavità in cui si trova il cuore e che è contrassegnata dalla

La

presenza di un pericardio. Il pericardio è la membrana che avvolge il cuore e comprende i

tratti iniziali dei grossi vasi.

Pericardio è costituito da due porzioni:

Il

1. pericardio fibroso che è lo strato più esterno ed è costituito da tessuto connettivale.

2. pericardio sieroso che è lo strato più interno ed è costituito da due foglietti:

 foglietto parietale che è quello strettamente accollato al pericardio fibroso.

 foglietto viscerale che è costituito dalla superficie polipeptidica esterna della parete cardiaca e

viene chiamato epicardio.

Tra i due foglietti vi sarà un liquido, detto liquido pericardico che permette lo scivolamento reciproco

dei due foglietti e che si verifica durante il ciclo cardiaco ed in particolare durante le fasi alternate di

sistole (contrazione) e diastole (rilassamento). Se non vi fosse questo liquido i foglietti sfregherebbero

tra di loro e ciò decreterebbe l’usura del pericardio e di conseguenza della parete cardiaca.

Il pericardio, essendo una sierosa, risulta essere costituito da uno strato cellulare che prende il nome di

mesotelio (che è formato da vari tipi cellulari tra cui i macrofagi, i linfociti e cellule in grado di

differenziarsi, i fibroblasti) e da un tessuto connettivale sottostante, che prende il nome di

sottomesotelio. (che è un tessuto connettivale di varia natura.)

parete cardiaca costituita da vari strati.

Spostandoci dall’esterno verso l’interno, troveremo la

Il primo strato è quello che costituisce il pericardio sieroso viscerale, cioè l’epicardio, che rappresenta

la superficie esterna cardiaca. Addentrandoci troveremo il miocardio che è costituito da vari strati di

tessuto che sono dipendenti gli uni dagli altri. In particolare abbiamo il tessuto muscolare cardiaco cui è

annesso del tessuto connettivale con all’interno vasi sanguigni e nervi.

Il miocardio atriale è costituito da strati di fibre disposte a formare una sorta di 8 (coricato) intorno agli

atri.

Per quanto riguarda quello ventricolare i fasci di fibre si distinguono in superficiali e profondi. Questi

fasci sono organizzati a formare una sorta di spirale dalla base degli atri fino alla base del cuore.

Dunque hanno un andamento spiraliforme. Lo strato più interno è costituito dall’endocardio.

Quest’ultimo è una sorta di continuazione dell’endotelio vascolare, quindi dei due vasi che sono in

continuità con il cuore. Basti pensare che il cuore ha la stessa derivazione embriologica dei vasi. Infatti

esso si forma a partire da una formazione tubulare cava. Questa presenta una cavità centrale e una

parete. La parete di questo tubulo si andrà a differenziare in maniera tale da formare uno strato

endoteliale. In pratica questo tubulo subisce una sorta di espansione della parete, andando a formare il

cuore, mentre l’altra parte che non si è espansa andrà a formare i vasi. Quindi possiamo dire che cuore e

vasi hanno un origine embriologica similare in quanto partono dalla struttura tubulare cava, in cui le

cellule si differenziano nelle cellule dell’endotelio che nel cuore prenderanno il nome di endocardio e

nel caso dei vasi formeranno l’endotelio dell’intima (l’intima

è lo strato più interno del vaso).

La parete cardiaca del cuore è quindi costituita da:

1. Miocardio fatto da fibre muscolari similare a quelle della muscolatura scheletrica

2. Endocardio che è sul versante più interno

3. Epicardio che corrisponde al pericardio sieroso fatto dal foglietto viscerale e il foglietto parietale

tessuto muscolare cardiaco è un tessuto muscolare striato non scheletrico involontario (cioè

Il

la sua contrazione è indipendente dal sistema nervoso centrale o SNC). Dobbiamo ricordare che:

1. La generazione del ritmo è indipendente dal SNC, ma la modulazione del ritmo cardiaco è sotto il

controllo nervoso

2. Le cellule del tessuto cardiaco sono meno allungate di quelle scheletriche, sono mononucleate e

presentano dei ponti di connessione fatti da desmosomi e GAP junctions. Questi ponti di

comunicazione sono fondamentali perché quando una cellula innesca il ritmo cardiaco grazie a

questi ponti comunicativi, questo impulso nervoso viene veicolato a tutte le altre cellule ed il

muscolo si contrae quasi simultaneamente (sincizio funzionale).

3. In prossimità del cuore esiste quello che viene chiamato scheletro fibroso del cuore. È una

struttura che andrà a sostenere il cuore e a stabilizzarne la posizione all’interno del mediastino.

Funzioni dello scheletro fibroso:

1) Svolge la funzione di sostenere fisicamente ogni singola fibrocellula cardiaca

2) Distribuisce le forze di contrazione una volta che sono state generate

3) Previene espansioni eccessive del cuore durante gli eventi diastolici

4) Conferisce un’elasticità al cuore mediante i meccanismi di contrazione e rilasciamento

5) Isola le fibre atriali dalle fibre ventricolari

Lo scheletro fibroso è formato da:

• 4 anelli fibrosi disposti intorno alle aperture cioè agli osti venosi e arteriosi.

• 2 formazioni pressappoco triangolari che prendono il nome di trigoni fibrosi situati tra gli anelli

• Il tendine del cono

• La parte membranosa del setto interventricolare

Gli anelli fibrosi polmonare e aortico sono connessi dal tendine del cono e si trovano in prossimità del

tronco polmonare. Gli altri 2 anelli sono: l’anello fibroso dell’ostio venoso sinistro e l’anello fibroso

dell’ostio venoso destro che sono in prossimità delle valvole cardiache (valvola mitrale e valvola

tricuspide). Il trigono sinistro si trova tra l’anello fibroso dell’ostio venoso sinistro e l’anello aortico.

Il trigono destro si trova tra l’anello aortico e l’anello fibroso dell’ostio venoso destro.

Le fibre hanno un andamento vario:

1) Andamento obliquo

2) Andamento diretto verso l’apice del cuore praticamente longitudinale

3) Andamento di ritorno cioè partono dall’anello e vi ritornano

4) Andamento a decorso trasversale

Per quanto riguarda la struttura del cuore esso sì, si trova nel mediastino della cavità toracica, ma è

leggermente spostato verso sinistra rispetto al piano mediano. Presenterà una base e un apice (la base in

alto e l’apice in basso). Inoltre il cuore presenta una rotazione verso sinistra che permette all’atrio

destro e al ventricolo destro di occupare la maggior parte della faccia anteriore. Questa faccia viene

anche detta sternocostale. La parete posteriore del cuore rappresenta la faccia diaframmatica o

posteriore ed è occupata dal ventricolo sia destro che sinistro e anche dai due atri, in prevalenza

vediamo che vi è però per la maggior parte il ventricolo e l’atrio sinistro.

Il cuore può essere suddiviso in 4 cavità:

1) 2 atri superiormente

2) 2 ventricoli inferiormente

La suddivisione è data dalla presenza di solchi che si approfondano all’interno del cuore formando i

setti. Sulla superficie sternocostale vi è un solco che è il solco interatriale, che si continua con il solco

interventricolare, e andrà in profondità andando a costituire nella profondità dell’organo i due setti:

setto interatriale (che divide 2 atri) e setto interventricolare (che divide i 2 ventricoli).

Possiamo distinguere pure un altro solco. Il solco coronario che va ad approfondarsi all’interno,

andando a dividere, fino a formare il setto atrio ventricolare in corrispondenza del quale vi sono le

valvole bicuspide e tricuspide. Il solco coronario che si trova quindi alla base degli atri, è importante

perché permetterà il passaggio dei vasi coronari che sono responsabili della vascolarizzazione cardiaca.

Questi vasi in particolare le arterie coronarie si distaccano dal tratto ascendente dell’aorta, che emerge

dal ventricolo sinistro.

Il solco coronarico che si trova alla base degli atri permette il passaggio dei vasi coronarici che sono

responsabili della vascolarizzazione cardiaca. Questi vasi, in particolare le arterie coronarie, hanno

origine dall’aorta, nello specifico dal tratto ascendente dell’aorta che è quello che emerge dal

ventricolo sinistro.

Così come esiste il solco interventricolare anteriore esiste anche il solco interventricolare posteriore.

Da entrambi i solchi si diparte il setto interventricolare.

Gli atri hanno una muscolatura che risulta essere meno spessa della muscolatura ventricolare. L’atrio

destro presenta sulla sua superfice posteriore l’orifizio di sbocco della vena cava superiore e

inferiore e si trova in prossimità del seno coronario che ricordiamo essere quella diramazione dei vasi

coronarici. Questa cavità atriale una volta che riceve il sangue dalla vena cava superiore e dalla vena

cava inferiore subisce delle modifiche e inizia così una fase del ciclo cardiaco che viene chiamata

Diastole Atriale: l’atrio si riempie di sangue. Il riempimento non è illimitato perché si riempie fino a

che negli alveoli vi è una tensione tale da garantire l’apertura della valvola che si trova tra l’atrio e il

ventricolo destro.

Il sangue procede per il suo decorso e raggiunge il ventricolo destro: Inizia la sistole atriale

accompagnata dall’aperture della valvola tricuspide e il ventricolo destro entra in diastole (fase di

riempimento). Successivamente avviene anche qui un “gioco” di tensioni di superficie per cui si assiste

alla sistole ventricolare: la valvola atrio ventricolare si chiude per evitare il reflusso del sangue

nell’atrio destro e il sangue viene spinto dalla parete muscolare ventricolare nel tronco polmonare, in

particolare nella porzione più prossimale del tronco polmonare che è il cono arterioso.

Il sangue viene spinto mediante passaggio del trombo polmonare interrotto dalla sistole e quindi dalla

contrazione della parete muscolare ventricolare e accompagnato dall’apertura di un’altra valvola che si

trova in prossimità dell’arteria polmonare che è la valvola semi lunare aortica.

Successivamente dal tronco polmonare il sangue tramite una serie di ramificazioni arteriose raggiunge

gli alveoli mediante una rete capillare che si trova attorno all’alveolo, si ha quindi lo scambio gassoso e

il sangue dai capillari alveolari torna al cuore mediante un sistema venoso di venule e vene, e raggiunge

l’atrio sinistro in particolare dalla superficie posteriore dell’atrio sinistro.

Le vene che sboccano nell’atrio sinistro sono 4 vene polmonari, due per ciascun polmone. Anche in

questo caso vediamo che si assiste a una diastole atriale prima, una sistole dopo, con apertura della

valvola mitrale, detta anche bicuspide, e questo permette che il sangue fluisca nel ventricolo sinistro e

nel frattempo si assiste alla diastole ventricolare (fase di riempimento del ventricolo sinistro). Alla fase

di riempimento segue la sistole ventricolare che è accompagnata dalla chiusura della valvola mitrale,

sempre per evitare il reflusso, e quindi così il sangue non può più fluire in direzione contraria, ovvero,

nell’atrio sinistro, e così il sangue segue una direzione che va verso l’aorta. In particolare si assiste

all’apertura della valvola semi lunare aortica che permette il passaggio del sangue del primo tratto

dell’aorta che è l’aorta ascendente che è quel ramo da cui si staccano i vasi coronarici.

valvole valvole Atrioventricolari e valvole semilunari.

Dobbiamo distinguere due tipi di :

valvole atrioventricolari

Le presentano:

1) Un ostio (apertura) valvolare

2) Dei lembi valvolari che contornano l’ostio che sono costituiti da tessuto connettivale fibroso

3) Delle corde tendinee

4) Muscoli papillari.

L’ostio è l’apertura attraverso cui passerà il sangue dall’atrio al ventricolo. La valvola tricuspide è

costituita da tre lembi di tessuto connettivale fibroso alla quale sono associati delle formazioni tendinee

che sono soprattutto le corde tendinee che si attaccano a dei muscoli che sono delle formazioni protruse

della parete muscolare ventricolare (muscoli papillari). trabecolare Esistono due tipi di trabecole:

I muscoli fanno parte di un sistema che viene definito sistema .

1. Trabecole di I ordine sono delle espansioni della parete muscolare ventricolare che hanno un

margine a contatto con la parete muscolare stessa e un altro margine libero.

2. Trabecole di II ordine sono delle espansioni della parete muscolare che hanno origine e inserzione

sulla parete muscolare stessa e fungono da ponti di connessione tra due punti della parete muscolare

ventricolare.

3. Trabecole di III ordine, delle quali fanno parte i muscoli papillari, presentano un’origine che è la

parete muscolare ventricolare e un’altra estremità che prende connessione con le corde tendinee.

Queste corde tendinee sono alla base del processo di chiusura della valvola in seguito a momenti

funzionali particolari del cuore. Durante la sistole ventricolare si ha la contrazione della parete muscolare

ventricolare, che comporta una contrazione dei muscoli papillari che sono associati alle corde tendinee

che contraendosi si accorciano e tirano le corde tendinee, che sono associate ai lembi valvolari e chiudono

i lembi valvolari nell’ostio venoso che inizia la chiusura della valvola in concomitanza con la sistole

ventricolare per evitare il reflusso nell’atrio. Come avviene a destra avviene a sinistra. Nella valvola

bicuspide però non vi sono tre lembi ma solo due. Questi due lembi sono sempre associati ai muscoli

papillari ed il meccanismo è identico.

La parete muscolare interventricolare risulta essere di maggiore spessore rispetto alla parete muscolare

atriale e soprattutto quella del ventricolo sinistro che risulta essere più spessa di quella del ventricolo

destro perché deve garantire un pompaggio del cuore maggiore perché il sangue deve raggiungere tutta la

circolazione sistemica e tutti i vari distretti tissutali.

valvole semilunari sono delle valvole dette anche a “nido di rondine” e si trovano alla base dei

Le

due tronchi arteriosi: il tronco polmonare e l’aorta. Sono costituite da dilatazioni a forma di sacco e questi

“nidi” sono connessi alle corde tendinee che sono connesse ai muscoli papillari.

L’apertura si verifica a seguito della sistole ventricolare e la pressione ematica che si verrà a creare

andrà a spingere queste “sacche” sulla parete del vaso schiacciandole e permettendo al sangue di fluire

lungo il tronco polmonare o l’aorta. Il sangue fluirà in tutti i distretti tissutali (nel caso dell’aorta) o

tramite le ramificazioni del tronco polmonare ai capillari alveolari.

Nel caso dell’aorta il sangue è spinto dall’aorta e vediamo che il flusso inizialmente è un flusso

intermittente. Sebbene sia la muscolatura cardiaca a sincizio funzionale, che prevede che la

contrazione venga propagata in tutte le cellule muscolari. Il flusso che raggiunge l’aorta è un flusso

intermittente, ma non può essere mantenuto tale perché se arrivasse intermittente al livello dei capillari,

si verificherebbero delle necrosi tissutali perché non avrebbero ossigeno per quelle frazioni di secondo;

per cui il flusso deve essere trasformato in flusso continuo e questo flusso continuo è garantito dalla

parete dei vasi, in particolare dell’aorta, che risulta essere un arteria elastica che presenta nel suo

spessore una buona quota di fibre elastiche che trasformano il flusso intermittente in flusso continuo

perché permette un ritorno del vaso immediato

stetoscopio è uno strumento che permette di ascoltare i rumori cardiaci, cioè quei

Lo

rumori che accompagnano quegli eventi di sistole e di diastole. Questi rumori sono il Lubb

(si legge lab) E il dupp.(dap) dove il lubb segna l’inizio della contrazione ventricolare,

quindi la sistole ventricolare ,ed è accompagnato dalla chiusura delle valvole atrio-

ventricolari per evitare il reflusso ematico e il Dubb risulta essere il rumore che segna

l’inizio della diastole ventricolare, ed è invece accompagnata dalla chiusura delle valvole

semilunari. Siamo quindi nella fase di riempimento e in questa fase la valvola semilunare

deve essere chiusa perché, se così non fosse, il sangue fluirebbe nei due tronchi arteriosi o

polmonare o aortico.

La vascolarizzazione cardiaca risulta essere indotta dai vasi coronarici e in particolare abbiamo le

arterie coronariche, che sono i vasi che si dipartono dalla porzione ascendente dell’aorta e dell’arteria

coronaria dx, che la sx, andranno a decorrere nel solco coronario, che abbiamo detto essere quel solco

che si trova sulla superficie cardiaca che andrà a separare l’atrio dal ventricolo.

arteria coronaria dx segue questo solco coronario e fornirà il sangue all’atrio dx in particolare e

L’

a un sistema di conduzione cardiaco, che è un sistema che sta alla base della generazione del ritmo

cardiaco. L’arteria coronaria dx dà origine, una volta che curva sul solco coronario, ad una serie di rami

che andranno a distribuirsi verso il sistema di conduzione cardiaco. Essa dà origine anche a dei rami

detti marginali che piegano e raggiungono la superficie ventricolare dx e si porteranno con una serie di

ramificazione anche sulla superficie posteriore, vascolarizzando atrio dx e apice del cuore.

arteria coronaria sx decorre lungo il solco coronario nella porzione sx e andrà a vascolarizzare

L’

il ventricolo sx, l’atrio sx e la porzione del setto interventricolare. Una volta raggiunta la superficie

anteriore del cuore dà origine ad un ramo chiamato circonflesso e ad un altro ramo detto

interventricolare anteriore.

Per quanto riguarda il ramo circonflesso, questo curverà a sx verso il solco coronario, mentre quello

interventricolare prosegue il suo cammino lungo il solco e il setto interventricolare.

grandi e piccole vene cardiache queste andranno a trasportare il sangue

Per quanto riguarda le

dai capillari coronarici al seno coronario, in particolare abbiamo dei vasi di grande importanza che sono

i vasi della vena cava superiore ed inferiore, che sgorgano in prossimità del seno coronario.

ciclo cardiaco che

Il periodo compreso tra l’inizio di un battito cardiaco ed il successivo è detto

comprende periodi alternati di contrazione e rilasciamento. Può essere diviso in 2 fasi. Durante la sistole

una camera spinge il sangue nella camera adiacente o in un tronco arterioso. La sistole è seguita dalla

diastole, durante la quale la camera si riempie di sangue e si prepara alla successiva sistole. Il Ciclo

Cardiaco è dato dall’alternanza di due momenti funzionali che sono la sistole e la diastole. Abbiamo

sistole e diastole atriale e sistole e diastole ventricolare. In particolare questi eventi risultano essere

accompagnate da una contrazione o da un rilasciamento della muscolatura cardiaca a seconda se si parla

di sitole o diastole. Quello che si viene a contrarre è il miocardio generico. Questa contrazione del

miocardio generico risulta essere indotta da delle cellule che fanno parte del miocardio specifico dette

anche cellule del sistema di conduzione cardiaco. All’interno del cuore abbiamo due miocardi:

1. quello generico costituito prevalentemente dalle superfici muscolari striate cardiache

il miocardio specifico che permette gli eventi di sistole e diastole (che fanno parte del ciclo cardiaco)

2.

Questo sistema di conduzione è costituito da:

• le cellule nodali che si depolarizzano spontaneamente senza il controllo del sistema nervoso centrale

• fibre di conduzione che distribuiscono lo stimolo contrattile al miocardio generico.

Quando si parla di cellule nodali dobbiamo parlare di cellule di due nodi particolari:

le cellule del nodo seno-atriale si trovano in una regione che si trova sulla superficie posteriore

dell’atrio dx. Si depolarizzano spontaneamente e sono dette cellule pacemaker, cioè sono cellule in

grado di generare il ritmo cardiaco. Una volta generato il ritmo cardiaco inviano lo stimolo alle fibre di

conduzione che decorrono alla base dell’atrio fino a raggiungere il nodo atrio-ventricolare (che si

trova a livello della base degli atri, nel punto di inizio del setto interventricolare). Anche il nodo

atrioventricolare è costituito dalle cellule nodali che si depolarizzano spontaneamente trasformando lo

stimolo contrattile in un impulso elettrico che raggiunge il fascio di His che è costituito da fibre di

conduzione che decorrono nella prima parte del setto interventricolare. Il fascio Di His a metà del suo

decorso si biforca, formando due branche: la branca destra e sinistra; che raggiungono l’apice cardiaco.

A questo punto, piegano queste fibre, dando origine alle fibre del Purkinje, che ascendono lungo la

parete ventricolare. Durante il decorso delle branche si stacca un fascio che è il fascio moderatore il

quale si porge ai muscoli papillari. Questo sistema di conduzione è elettricamente connesso ad un

miocardio generico e quindi sta alla base dei meccanismi di sistole e diastole che accompagnano il

ciclo cardiaco.

La registrazione elettrica degli eventi di sistole e diastole del ciclo cardiaco viene chiamata

elettrocardiogramma (ECG) che è costituito da tre organi:

1. Onda P: che corrisponde alla propagazione dell’impulso agli atri

2. Picco Q-R-S che corrisponde alla propagazione dell’impulso ai ventricoli

3. Onda T in cui il ventricolo si decontrae gradualmente.

Frequenza Cardiaca risulta essere indotta dalle cellule pacemaker, ma viene modulata dal

La

sistema nervoso autonomo. Abbiamo il sistema simpatico che fa parte del Sistema Nervoso Autonomo,

che agisce mediante la liberazione di un neurotrasmettitore che é la noradrenalina. Essa tende ad

aumentare la frequenza cardiaca e questo avviene mediante la stimolazione di particolari recettori che

sono presenti sulle cellule nodali, ma anche sulle cellule contrattili: sono i recettori Beta.

L'aceticolina è un neurotrasmettitore rilasciato del sistema nervoso parasimpatico. Essa diminuisce la

frequenza cardiaca attraverso la stimolazione di recettori detti muscarinici, presenti essi sulle cellule

nodali e contrattili.

Nel midollo allungato encefalico vi sono dei centri, detti centri autonomi, deputati al controllo cardiaco;

in particolare, abbiamo il centro cardio acceleratore e il centro cardio inibitore, che possono andare

ad aumentare o inibire la frequenza cardiaca. Questi centri subiscono da parte del sistema dei centri

superiori encefalici che si trovano a livello corticale.

sistema cardiocircolatorio

Il oltre ad essere costituito da una pompa cardiaca è costituito

da un sistema di vasi, si parla principalmente di vasi arteriosi e vasi venosi. strutturali

Le pareti di un vaso hanno le stesse caratteristiche anche se ci sono delle piccole differenze

per quanto riguarda le fibre all'interno di questa parete. Per quanto riguarda le pareti sia delle arterie

interna detta anche tonaca intima che è quella che

che delle vene, queste presenteranno una tonaca che

prospetta verso il lume (Stiamo parlando di un insieme di tubi che presentano una cavità centrale

è il lume). Questa tonaca intima risulta essere costituita da cellule che sono chiamate endoteliali, che

costituiscono quindi l'endotelio. Al di sotto di questo endotelio si troverà uno strato molto sottile di

nome di membrana elastica interna. Andando dall'interno verso l'esterno

fibre elastiche che prende il costituita da due componenti: la

abbiamo un'altra tonaca, la tonaca media che risulta essere

Per quanto riguarda la componente muscolare si

componente muscolare e la componente elastica.

parla di fibre muscolari lisce perché non sono sotto il controllo del sistema nervoso centrale, queste

fibre muscolari sono responsabili del cambiamento del diametro del lume vascolare, quindi sono

vasocostrizione. Anche se non vi è un controllo diretto del

responsabili della vasodilatazione e della della vasocostrizione e della vasodilatazione

sistema nervoso centrale si può dire che la modulazione

ormonali. Oltre le fibre muscolari lisce, abbiamo la

può dipendere da stimoli locali in particolare

componente elastica costituite da fibre elastiche che sono strettamente connesse al ruolo delle fibre

muscolari lisce perché a seguito dei processi di vasocostrizione e vasodilatazione il vaso deve

e questo ritorno avviene grazie alle fibre elastiche.

ritornare nella sua posizione originaria

Esternamente alla tonaca media vi è uno strato di fibre elastiche molto sottile che separa la tonaca

media dalla tonaca esterna; la tonaca esterna è la tonaca avventizia che si trova in posizione più periferica

rispetto alla tonaca media e questa tonaca avventizia è costituita da tessuto connettivale ricco di fibre

le fibre elastiche. A seconda se si parla di

collageniche e tra queste fibre collageniche si possono trovare più spesso che nelle arterie.

vene o arterie, vediamo che nelle vene questo strato di tonaca avventizia è

Invece la tonaca media è più spessa nelle arterie che nelle vene. Possiamo vedere delle differenze tra

arterie e vene. muscolari lisce rispetto alle vene, dobbiamo ricordare

La tonaca media delle arterie contiene più fibre

quota di fibre elastiche maggiore rispetto alle fibre

che nel caso delle arterie elastiche si ha una è notevolmente maggiore rispetto a quella della

muscolari lisce sempre dell'arteria e questa quota

caratteristiche di resistenza alla pressione, alla compressione e

tonaca media delle vene. Questo dà le

alla trazione.

Se noi facciamo la sezione trasversale di un vaso noteremo che il lume delle arterie è circolare e più

ampio rispetto a quello delle vene dove il lume è ristretto e irregolare proprio perché manca la

tonicità data dalle fibre elastiche. Per quanto riguarda le arterie possiamo dire che si distinguono in

composizione della parete e a seconda dello spessore della parete

varie categorie, a seconda della

stessa. Possiamo trovare le arterie elastiche dette anche arterie di conduzione.

• Arterie di conduzione o (elastiche): sono vasi arteriosi di grosso calibro che trasportano grandi

quantità di sangue ai vasi periferici. Vasi di questo tipo sono rappresentati dal tronco polmonare che

dall'aorta che origina dal ventricolo sinistro. Ricevono grandi quantità

origina dal ventricolo destro e

circolo sistemico. In questo caso vediamo che la tonaca media è

di sangue e li conducono al

costituita prevalentemente da fibre elastiche rispetto alle fibre muscolari lisce, questo per quanto

riguarda le arterie elastiche per cui riusciranno a sopportare comportamenti pressori più facilmente

rispetto ad altri tipi di arterie.

• Arterie Muscolari: o (distribuzione) sono delle ramificazioni delle arterie di conduzione, si

continuano con altri vasi per la distribuzione in aree periferiche, nelle arterie muscolari vediamo che

hanno una buona quota di fibre muscolari lisce rispetto a quelle elastiche questo perché devono

sopportare pressioni minori, inoltre alla quota di fibre muscolari lisce questi vasi sono soggetti ai

fenomeni di vasodilatazione e vasocostrizione il sistema nervoso autonomo simpatico può controllare

il diametro di questi vasi, la vasodilatazione e vasocostrizione è indotta e controllata dal sistema

autonomo, inoltre variazioni di diametro dei vasi possono essere indotti anche da attività ormonali.

• Arteriole: Sono dei vasi di medio calibro presenteranno una tonaca esterna non nettamente definita, la

tonaca media avrà fibre muscolari lisce esse si organizzano a formare uno strato incompleto. Questi

vasi sono influenzati dal sistema nervoso autonomo e/o endocrino per via delle attività ormonali che si

possono verificare.

• I capillari: sono dei vasi molto esili, che sono responsabili degli scambi gassosi e di sostanze

nutritive a livello tissutale per questa funzione che svolgono la loro parete risulta essere

estremamente sottile e differente dalle pareti di vasi di grosso calibro. Possiamo dire che i capillari

hanno soltanto l'endotelio che può essere più o meno appiattito e poggiante sulla membrana basale,

mancano tutti gli altri strati cioè tonaca media e tonaca avventizia e le relative membrane elastiche. I

capillari essendo dei vasi deputati allo scambio dei meccanismi di trasporto di gas e nutrienti possono

effettuare o tramite la diffusione (meccanismo che avviene secondo gradiente) o attraverso dei pori,

ricordando che endotelio può essere più o meno continuo dove le cellule sono stipate tra loro oppure

può essere un endotelio discontinuo dove tra le cellule vi sono delle fenestrature che possono essere

più o meno grandi e prendono il nome di pori. I pori permetteranno il passaggio di alcune molecole

tra cui peptidi e permetteranno dei movimenti di trasporto molto rapidi. Alcuni di questi movimenti

si verificano a livello dei plessi corioidei, che sono delle strutture che mediante dei ventricoli

encefalici, che sono i responsabili della produzione del liquido celebro spinale, per cui è necessario

che questi trasporti avvengono velocemente per riorganizzare la composizione del liquido spinale.

• Sinusoidi: sono dei vasi simili ai capillari, ma di calibro più piccolo. Questi vasi hanno pori di

dimensioni più grandi e la membrana basale, su cui poggiano le cellule endoteriali, risulta essere

sottile o meglio in alcuni sinusoidi, come quelli epatici, risulta non esistere. Inoltre questi vasi

tendono a creare delle vere e proprie reti anastomotiche in cui abbiamo un arteriola da una parte e

una venula dall' altra, dove da ciascuna arteriola partiranno più vasi capillari che si intrecceranno tra

di loro e successivamente si andranno a fondere con ramificazioni di capillari adiacenti. Tutti questi

capillari convoglieranno nella venula. Questo sistema di rete capillare si verifica tra un arteriola e una

venula, ma in realtà ci possono essere delle eccezioni perché ci sono delle reti capillari che si trovano

tra due arteriole come il sistema che viene chiamato rete mirabilis e lo possiamo trovare al livello del

corpuscolo renale del nefrone ( il nefrone è un unita morfofunzionale del rene ).

• Vene: hanno una struttura diversa rispetto all' arteria sia per il lume, che si presenta stretto e

irregolare e inoltre presenta una tonaca media meno spessa e una minor quantità di fibre lisce ed

elastiche. Le vene si suddividono in un’ampia gamma di vasi venosi, tra cui abbiamo le venule, le

vene e le vene di grosso calibro.

• le venule: sono i vasi con il più piccolo calibro venoso, e raccolgono il sangue refluo dai capillari.

Queste venule mancano della tonaca media.

• vene di medio calibro: hanno un calibro maggiore e la tonaca media è più presente ma risulta essere

sempre sottile, e conterrà poche fibre muscolari lisce. Per quanto riguarda la tonaca esterna, cioè la

tonaca avventizia, conterrà fascetti longitudinali di fibre collageniche ed elastiche.

• vene di grosso calibro: sono quei vasi che raccolgono il sangue dalle vene di medio calibro e lo

portano al cuore, come ad esempio le vene cave e le vene polmonari. In questo caso tutte e tre le

tonache risultano essere spesse, garantendo il ritorno venoso. Il ritorno venoso e garantito da alcuni

dispositivi chiamati valvole venose. C'è da dire che queste valvole non sono presenti in tutti i vasi

venosi, ma possiamo trovarli nelle vene di medio calibro e nelle venule, poiché queste valvole

devono cercare di vincere la forza gravitazionale, altrimenti il sangue ristagnerebbe al livello degli

arti. al contrario le vene di grosso calibro non hanno bisogno di questo sistema valvolare perché già

possiedono una tonaca media che risulta essere costituita da fibre muscolari lisce e fibre elastiche che

garantiscono la " spremitura del vaso" e quindi l'afflusso di sangue al cuore. Questi vasi si

distribuiscono nei due sistemi che sono i vasi della grande circolazione (sistemica) e vasi della

piccola circolazione (polmonare).

I vasi della grande circolazione derivano da un grosso vaso del ventricolo sinistro che è l'aorta. L'aorta è

cambi pressori

un'arteria elastica questo perché ha un'abbondanza di fibre elastiche che garantiscono dei

permette di modificare

al vaso che danno indipendenza del ciclo cardiaco. L'aorta è fondamentale perché

diastole al millesimo di

il flusso che inizialmente è intermittente (l'alternanza dei vasi di sistole e

secondo) in flusso continuo a livello dei capillari per evitare la necrosi del tessuto. Questo flusso

continuo e garantito dall'elasticità del vaso evitando la mancanza di ossigeno nei tessuti. L'aorta prende

tronco arterioso che continuerà

origine dall'orifizio Aortico del ventricolo sinistro e continua con tutto il

il suo decorso fino alla quarta vertebra lombare. Durante il suo decorso dà origine a dei rami.

Nel primo tratto ascendente si distaccheranno le arterie coronari. Le arterie coronarie di destra e sinistra

decorreranno nel solco coronario che si trova tra gli atri e i ventricoli, durante il decorso daranno origine

varie collaterali sia sulla superficie anteriore (diaframmatica) sia alla superficie posteriore del cuore.

Essi sono gli unici vasi che andranno a vascolarizzare il cuore.

• Nel primo tratto dell'aorta forma un arco detto appunto arco aortico che si dirama

L'arco aortico:

dando origine al tronco brachicefalico.

Il tronco brachicefalico risale dando origine:

All''arteria carotidea comune che tenderà a dividersi in arteria carotide interna ed

-Superiormente:

esterna che andranno a vascolarizzare il cranio e le porzioni annesse al cranio (porzioni encefaliche).

-Arteria succlavia destra darà origine a dei rami diretti superiormente che sono arterie vertebrali

(sia a destra che a sinistra della colonna vertebrale) quella più prossimale che andranno a

vascolarizzare l'encefalo. Inoltre l'arteria succlavia continua il suo decorso con l'arteria ascellare.

inferiore che andrà a vascolarizzare la tiroide e la laringe.

-Arteria tiroida:

-Rami muscolari: che andranno a vascolarizzare tutta la regione del collo e della spalla.

-Inferiormente si formerà l'arteria toracica interna che porta alla parete toracica, in particolare vi

saranno delle collaterali di questa arteria che si porteranno a livello coste e negli spazi intercostali,

l'arteria ascellare.

questa arteria succlavia si continua con

Più distalmente rispetto al tronco brachicefalico (più a sinistra) si dirama un arteria carotidea

comune di sinistra essa ascende dando origine a due rami:

interna che andrà a vascolarizzare l'encefalo e le cavità orbitarie.

-Arteria carotide:

-l'arteria carotide esterna andrà a vascolarizzare il collo, la faccia e le pareti craniche.

Anche qua si staccherà dall'arco aortico l'arteria succlavia di sinistra da cui si staccheranno i vari rami.

In questo caso l'arteria succlavia non si staccherà del tronco ma direttamente dall'arco aortico. I vasi

che a sua volta

degli arti si originano dall'arteria succlavia che continua con l'arteria ascellare

continua il suo percorso nell'arteria brachiale che decorre nel braccio che si divide in due rami

all'altezza della piega del gomito è sono Arteria Radiale e arteria Ulnare che andranno a decorrere

nell'avambraccio, successivamente a livello del polso si andranno anastomizzando tra di loro formando

superficiale e una profonda dette palmari queste arterie andranno vascolarizzare il

delle arcate una

palmo della mano, da queste arterie distaccheranno dei rami detti Arterie Digitali che andranno alle

dita delle mani.

-L'Aorta discendente:Dopo il primo tratto l'Aorta discende attraversando la cavità toracica e la cavità

addominale. L'Aorta discendente prende origine dalla quarta vertebra toracica e poi termina a livello

vertebra lombare fondamentale ricordare che a livello della dodicesima vertebra toracica

della quarta

continua con l'Aorta addominale. Anche in questo tratto darà origine a vari rami: Nell'Aorta

l'Aorta

Toracica si trovano :

-Rami bronchiali che porteranno ai bronchi.

-Rami pericardici che porteranno al pericardio (sia fibroso che sieroso).

-Arterie esofagee che porteranno all'esofago.

-Arterie mediastiniche che vascolarizzeranno tutta la zona del mediastino.

-Rami intercostali che vascolarizzeranno le coste.

-Arterie freniche superiori che andranno a vascolarizzare la porzione superiore del diaframma

Successivamente troveremo i rami della Aorta addominale: Ramo celiaco chiamato tronco celiaco

che si divide in tre grossi rami:

-Arteria gastrica sinistra che porterà allo stomaco

-Arteria splenica che porterà alla milza

-Arteria epatica che porterà al fegato

Inoltre da questi vasi origineranno altri vasi dando origine a ulteriori ramificazioni. Che sono l'arteria

mesenterica superiore e l'arteria mesenterica inferiore, questi due vasi si staccano al disotto dell'origine

del tronco celiaco in corrispondenza della 2°/ 3° vertebra lombare, hanno un decorso anteriore quindi

una volta che si staccano procedono anteriormente ulteriori vasi che si staccano dalla aorta addominale

sono le arterie freniche inferiori che si staccano dalla parete dorsale dell'aorta, poi abbiamo le arterie

surrenali, renali, e genitali si andranno a staccare dalla superficie postero laterale della aorta, e ancora

abbiamo le arterie lombari che si staccano anch'esse dalla posizione dorsale dell'aorta. Il surrene è

quella ghiandola che si trova sul polo superiore del rene, le renali origineranno il rene e le genitali

vascolarizzeranno i genitali, a livello della 4° vertebra lombare si ha una biforcazione porta alla

formazione di due rami che sono l'arteria iliaca comune di destra e iliaca di sinistra queste arterie

continuano in prossimità della regione della coscia formando l'arteria iliaca esterna e l'arteria iliaca

interna naturalmente parliamo di (interna /esterna )coscia dx e (interna / esterna) coscia sx.

Iniziano così i rami inferiori dell'arto inferiore, l'arteria iliaca esterna al livello di un legamento

chiamato legamento inguinale si continua con vaso che prende il nome di arteria femorale che andrà a

vascolarizzare il femore e tutti i tessuti circostanti questa arteria decorrerà anteriormente raggiungendo

un anello muscolare chiamato grande adduttore che si trova nella fossa poplitea del ginocchio, per cui si

porta posteriormente in questa fossa poplitea essendo posta posteriormente al ginocchio essa si

ha un decorso prima anteriore e poi posteriore

continua con l'arteria poplitea. Questa arteria femorale

con l'arteria poplitea posta posteriormente al ginocchio essa decorre in senso verticale o longitudinale

muscolo soleo che andrà a dividersi in due rami abbiamo l'arteria tibiale

raggiungerà l'arcata del

anteriore e la tibiale posteriore, per quanto riguarda l'arteria tibiale anteriore si porta a livello della

caviglia e si ramifica si andrà ad arrampicarsi al livello del dosso del piede.

Per quanto riguarda l'arteria femorale posteriore si ramificherà a livello della caviglia con le arterie

plantari che sono analoghe alle arterie palmari, in questo caso dicevamo si darà origine a rami plantari

laterale e mediale che vascolarizzeranno la pianta del piede, queste arterie plantari si connettono con le

arterie dorsali delle arterie tibiali posteriori formando anche qui delle anastomosi, qui non vi sono

arcate superiori ma le anastomosi dei rami delle arterie tibiali anteriori e posteriori qui si parla di

formare due archi uno dorsale e uno plantare ma non si tratta di vere e proprie arcate come nel palmo

della mano, da queste anastomosi prendono origine le arterie digitali che vascolarizzeranno le dita dei

piedi. Per quanto riguarda la vascolarizzazione encefalica è un po' più particolare rispetto alle

vascolarizzazioni delle altre parti del corpo, essa è supportata da vari vasi che vengono a formare un

vero e proprio poligono

Le arterie vertebrali stanno a livello encefalico sulla superficie infero-ventrale dell'encefalo, quindi

queste arterie entrano e andranno a confluire in un vaso che prende il nome di arteria basilare essa

riceverà sangue delle arterie vertebrali ma riceve sangue anche da altre arterie che sono le arterie

cerebrali posteriori, poi le cerebrali medie, e cerebrali anteriori. L'arteria basilare scenderà e si fermerà

in un punto dove ritroverà sangue cerebrale posteriore, in questo poligono di Willis si vede anche

l'irrorazione sanguigna dalle altre arterie cerebrali medie e anteriori costituendo il poligono di Willis, la

vascolarizzazione risulta essere mediata dalle arterie carotidi, sono dei vasi che prendono connessione

con l'arteria cerebrale media formando uno degli angoli del poligono di Willis che permette una

vascolarizzazione indipendente encefalica; ponendo il caso vi fossero problemi a carico dalle arterie

vertebrali, il poligono di Willis continua la sua vascolarizzazione encefalica grazie a questa serie di vasi

strutturati a forma di poligono, quindi è essenziale per la vascolarizzazione encefalica in caso di lezioni

alle arterie vertebrali. E nel caso in cui ci dovessero essere lesioni a carico sia delle arterie vertebrali che

quelle cerebrali il poligono di Willis avrebbe una serie di problematiche legate alla vascolarizzazione

encefalica.

ritorno venoso dal cranio

Il avviene tramite vasi venosi che possono essere:

1. Vene Superficiali che si andranno a svuotare in cavità venose che prendono il nome di Seni

Durali. Sono detti Seni Durali perché fanno parte della durale e abbiamo: il Seno Sagittario

Superiore, il Seno Sagittario Inferiore, i Seni Trasversi e il Seno Retto.

2. Vene Profonde raccolgono il sangue proveniente dalla superficie più interna degli emisferi

celebrali (Telencefalo) e da plessi coroidei (delle espansioni del terzo ventricolo ovvero cavità

dell’encefalo, quarto ventricolo, l’acquedotto mesencefalico, i 2 ventricoli mesencefalici che

andranno a continuarsi con il canale del midollo spinale) e andranno a formare la grande vena

celebrale che a sua volta drenerà il sangue nel Seno Retto.

3. Vene Celebrali che drenano nel Seno Cavernoso. Queste vene raccolgono il sangue dalle regioni

orbitali e paraorbitali.

Tutti questi Seni sono grandi cavità venose che convergeranno nella Dura Madre in particolare

convergeranno in corrispondenza di una sutura cranica detta sutura amitoidea. La sutura amitoidea è

una sorta di articolazione che si trova tra le ossa parietali e le ossa occipitali.

I seni trasversi sono: Seno Trasverso Destro e Seno Trasverso Sinistro e convergono a livello

dell’osso temporale e vanno a svuotarsi nel Seno Sigmoideo. Il Seno Sigmoideo lascia il cranio in

particolare a livello del Foro Giugulare. Il Foro Giugulare è un foro che si trova tra l’osso temporale

e l’osso occipitale e vicino l’osso sfenoidale. Questo Seno Sigmoideo si trasformerà in Vena

Giugulare Interna. Questa ha un decorso parallelo all’arteria carotide interna (che decorrono

dall’arteria carotide comune).

4. Vene Vertebrali dreneranno il sangue proveniente dalla regione cervicale, più prossima all’osso

occipitale (regione posteriore del cranio). Queste vene hanno un decorso parallelo alle arterie

vertebrali e decorreranno nei fori trasversali (fori a livello dei processi trasversi, delle vertebre

cervicali). Passando attraverso i fori trasversi andranno a riversarsi nelle Vene Brachiocefaliche.

Il Ritorno venoso dalle regioni del collo e della testa interessa la porzione facciale.

1. Vene Superficiali del collo dreneranno il sangue nella Vena Giugulare Esterna.

2. Vene Facciali dreneranno nella Giugulare interna e infine nella Vena Succlavia (affluente delle

vene cave).

3. Anastmosi tra le giugulari interne ed esterne e si verifica al livello dell’angolo mandibolare.

Quest’Anastimosi riceverà ulteriori rami dalla porzione facciale.

Il Ritorno a partire dagli arti superiori si verifica quasi parallelamente alla vascolarizzazione

venosa. Comincia a livello delle vene che si trovano nelle dita delle mani, vene digitali che

confluiscono nelle arcate che sono arcate palmari superficiali e profonde. L’arcata superficiale

continua con la vena cefalica, questa decorre nell’avambraccio lungo il Radio e continua con la

Vena Ante-Brachiale e con la Vena Basilica che decorrono lungo l’Ulna. Queste vene

continueranno a livello del braccio dove si uniranno con la vena Brachiale e si continua con la Vena

Ascellare. L’Arcata Profonda drenerà il sangue nella vena radiale e nella vena ulnare, attraverserà

la regione del gomito e raggiunge la vena Brachiale. Questa vena andrà drenare il sangue nella vena

Basilica per poi formare il cavo ascellare.

La vena Cefalica andrà ad unirsi alla vena ascellare e si unirà formando la Vena Succlavia, che

continua a livello della cavità toracica e durante il suo tragitto incontrerà le vene giugulari. Abbiamo

le Vene Giugulari interne e le Vene Giugulari Esterne. Tra le confluenze di tutte queste vene si

andrà a formare la vena Brachiocefalica detta anche Vena Anonima. Le 2 vene Brachiocefaliche

(quella di destra e quella di sinistra) riceveranno il sangue dalle vene vertebrali e andranno a

sboccare a livello della Vena Cava Superiore che drenerà il sangue da tutte le porzioni

Sopradiaframmatiche. A livello della vena Brachiocefalica, prima di raggiungere la vena cava

superiore, si avrà anche lo sbocco della Vena Toracica Interna.

Abbiamo anche la Vena Azygos (un ramo che si svuota nella vena cava superiore e origina dalla

regione lombare in particolare della regione lombare destra della colonna vertebrale e penetra nella

cavità attraverso il muscolo diaframmatico) e la Vena Emiazygos (è una vena che andrà a drenare il

sangue nelle vene intercostali superiori e andrà a sboccare nella vena Brachiocefalica prima di

raggiungere la vena cava superiore).

La Vena cava inferiore è un vaso di grosso calibro che porterà il sangue refluo da tutta la porzione

sotto diaframmatica (fatta eccezione della v.azygos e emiazygos).

Le vene si suddividono in vasi superficiali e vasi profondi; per quanto riguarda le vene superficiali

queste decorrono nel tessuto sottocutaneo e sono quelle che andranno a localizzarsi principalmente a

livello degli arti, superiori e inferiori, a livello del collo, delle pareti del torace e dell'addome.

Possiamo dire che il sistema venoso utilizza due grossi vasi principali che sono la vena cava

superiore e la vena cava inferiore. La porzione sopradiaframmatica si scarica nella vena cava

superiore e la porzione sotto diaframmatica nella cava inferiore. Questi due vasi andranno a

svuotarsi sulla superficie posteriore dell'atrio destro del cuore, in prossimità del seno coronario, che

è quell'apertura che si trova in prossimità del solco coronario, dove decorrono le arterie coronarie.

Il sistema della vena cava superiore è formato da: vena cava superiore e i suoi affluenti e vediamo

che questa si origina dalle Vene brachiocefaliche che si formano per la confluenza della vena

giugulare interna con la vena succlavia, la vena giugulare interna raccoglie principalmente il

sangue della testa e delle regioni più profonde del collo, porzioni cervicali (oltre alla giugulare

interna possiamo avere anche la giugulare esterna); la vena succlavia raccoglie il sangue degli arti

superiori, infatti risulta essere la continuazione delle vene ascellari che si trovano a livello del cavo

ascellare, queste raccoglieranno il sangue refluo dalle regioni superficiali, in particolare superficiali

della testa e del collo ma anche della parte superiore del torace.

Nei Seni venosi verrà drenato il sangue della regione della testa e del cranio, troviamo:

• il seno sagittale superiore, si trova a decorrere sagittalmente a livello frontale, quindi nello

spessore della dura madre e scende in basso e decorre per tutta la volta cranica;

• il seno retto è quasi in continuità con il seno saggittale superiore;

• il seno sigmoideo che si trova in corrispondenza della regione dell'osso temporale.

• i seni sfeno-parietali sono quelli che decorrono tra l'osso frontale, le ossa parietali e l'osso

sfenoidale e che raccolgono il sangue refluo dalla regione parietale e dalla regione sfenoidale.

• il seno cavernoso, si trova in prossimità della regione cavernosa dell'osso temporale.

Le Vene succlavie, di destra e di sinistra, si continuano con le vene ascellari. Nella giugulare

esterna, vi sono dei rami anastomotici tra i vasi venosi provenienti da essa. La giugulare esterna

parte dai due rami che hanno un decorso quasi trasversale e si anastomizzano quasi fra di loro.

La vena ascellare riceve il sangue sia dalle vene profonde sia quelle superficiali dell'arto superiore.

Le vene profonde dell’arto superiore

Dalle arcate venose palmari originano due vene radiali e due vene ulnari che, a livello della piega

del gomito, confluiscono a formare due vene brachiali. Le due vene brachiali si uniscono a formare

la vena ascellare, per poi continuarsi nella vena succlavia.

Bisogna anche ricordare che dalle arcate del palmo della mano, originano anche la vena cefalica e

la vena basilica che decorrono, nell’avambraccio e nel braccio, rispettivamente in posizione laterale

(cefalica) e mediale (basilica). A livello della piega del gomito, i due vasi sono anastomizzati, cioè

si fondono, dalla vena mediana del gomito. La basilica si continua superiormente nel braccio così

anche la cefalica che sbocca nella vena ascellare, la vena basilica in una delle due vene brachiali. La

vena brachiale a sua volta sarà affluente della vena ascellare, portandosi poi alla succlavia.

Le vene azygos ed emiazygos sono dei rami reflui dalla cavità addominale e retro la porzione

superiore della parete anteriore del torace. Le vene azygos, possono essere anche delle vene che

ricevono un sangue collateralmente dalle vene emiazygos e andranno a sboccare a destra rispetto al

piano mediano, a livello della regione diaframmatica.

La vena cava inferiore si forma a livello della IV vertebra lombare, per la confluenza delle due

vene iliache comuni. Essa risale sul lato destro della colonna vertebrale e, dopo essere passata

attraverso il diaframma, si porterà sulla superficie posteriore dell'atrio destro, sboccando in

corrispondenza del seno coronario. Lungo il suo decorso, riceve rami parietali, quelli che portano il

sangue refluo dalle pareti degli organi viscerali, e rami viscerali che portano il sangue refluo dalla

parete interna e dal lume del viscero. In entrambi i casi si parla di sangue refluo dalla porzione sotto

diaframmatica.

Le due vene iliache comuni, di destra e sinistra, riceveranno ciascuna due rami che sono la vena

iliaca interna e la vena iliaca esterna, questi rami sono dei vasi che provengono da rami degli arti

superiori.

Vena femorale raccoglie il sangue refluo dall'arto inferiore che verrà portato da essa mediante un

sistema venoso che inizia a livello dei piedi, in particolare abbiamo le vene digitali, le quali

andranno a portare il sangue refluo dalle dita dei piedi fino alle arcate, dalle quale hanno origine dei

rami venosi delle vene tibiali anteriori e posteriori, che raggiungono la regione del ginocchio e

andranno a continuarsi a livello della poplitea che si trova nella piega dietro il ginocchio; questa

vena si continua con la vena femorale.

Particolarmente importanti nel drenaggio venoso dell'arto inferiore sono la grande safena e la

piccola safena. La grande safena inizia a livello della porzione mediale della tibia, nel malleolo

mediale tibiale, e risale antero-medialmente nella gamba e nella coscia, per poi raggiungere la vena

femorale.

La piccola safena ha origine a livello del malleolo laterale, questo risale posteriormente e si apre

nella vena poplitea, a livello della piega posteriore del ginocchio.

Per quanto riguarda la circolazione venosa raccoglie il sangue refluo o dagli arti superiori oppure

dagli arti inferiori, ma dobbiamo ricordare che vi è il sistema epatico che drenerà il sangue dalle

porzioni dell'apparato digerente, dall'intestino lo porterà al fegato. Questo sistema avviene mediante

la vena porta, la quale è un vaso che decorre anteriormente alla vena cava inferiore e che risulta

essere dato dalla confluenza della vena lienale (che raccoglie il sangue refluo dalla milza) e la vena

mesenterica superiore (che raccoglie il sangue refluo da varie parti dell'apparato digerente). La vena

porta, può ricevere un altro ramo che è la vena mesenterica inferiore, che può andare a determinare

la formazione della vena porta oppure bypassa la vena porta e raggiunge direttamente la vena

mesenterica superiore.

La vena porta si ramificherà all'interno del parenchima epatico, al livello del fegato e si

verificheranno numerose reazioni metaboliche essenziali per la produzione di proteine plasmatiche

o la liberazione di glucosio e di lipidi.

Per quanto riguarda la circolazione polmonare, entrano in gioco le vene polmonari che sono 4, 2

per ogni polmone e si andranno a svuotare al livello della superficie posteriore dell'atrio sinistro.

Queste vene porteranno il sangue (in questo caso ossigenato) all'atrio sinistro e da qui tramite il

ventricolo sinistro e l'aorta verrà veicolato nei vari distretti. Le vene polmonari sono particolari, in

quanto portano il sangue ossigenato e fanno parte di un sistema di circolazione sistemica. Le arterie

polmonari porteranno invece un sangue deossigenato proveniente dalla circolazione sistemica e lo

porteranno ai polmoni tramite ramificazioni capillari, che si pongono in stretto contatto con gli

alveoli.

Sistema Linfatico

Il è costituito da vasi linfatici, risultano essere dei vasi che porteranno

all'interno la linfa, un liquido tissutale costituito da linfociti e macrofagi. Inoltre hanno inizio dagli

spazi interstiziali, mediante dei capillari a fondo cieco (perché i capillari iniziano senza un'origine

particolare) e andranno a ramificarsi costituendo reti di vasi linfatici. Vediamo che i capillari

linfatici, andranno a confluire in vasi via via di calibro maggiore. Questi si andranno a portare a

livello dei linfonodi locali, i quali risultano essere delle formazioni rotondeggianti. Presentano un

margine convesso (che riceverà i vasi linfatici afferenti) e uno concavo o ilo linfonodale (dal quale

uscirà il dotto linfatico efferente).

Questi linfonodi avranno una forma particolare perché presentano all'interno una struttura

parenchimatosa con una corticale esterna suddivisa in zone: 1.2.3. In queste zone i linfociti sono

distribuiti in maniera particolare in quanto queste zone presentano linfociti B e linfociti T. La zona 3 è

più ricca di linfociti B e sono presenti delle cellule linfocitarie che hanno memorie e plasmacellule,

una midollare interna costituita da linfociti B e T, quelli responsabili della difesa immunitaria (helper)

e linfociti T citotossici che hanno la funzione di distruggere le cellule infette o cellule necrotiche

(natural killer).

In seguito si aprono in vasi collettori principali che andranno a confluire nel circolo sistemico.

Questi sono linfonodi regionali e si trovano in tutto il corpo, quelli palpabili sono quelli della

regione del collo, inguinale, mammaria e ascellare. Organi pieni che si distinguono in: linfatici,

centrali e periferici (timo, midollo osseo, linfonodi e dalla milza).

Il sistema linfatico ha diverse funzioni, tra le quali:

• determinare la circolazione dei fluidi tissutali

• eliminare alcuni frammenti cellulari e sostanze tossiche (mediante cellule specializzate)

• innescare delle risposte immunitarie specifiche

Tra gli organi linfatici periferici abbiamo la MILZA. La milza si trova nella cavità addominale posta

supero-lateralmente allo stomaco e in particolare in una regione o quadrante detto Ipicondrio

sinistro. La cavità addominale è divisa in 9 quadranti segnati da linee entrareali o verticali e linee

sotto costali o trans piloriche. L’ipocondrio destro è rappresentato dal quadrante di destra, invece

l‘epigastrio è la regione superiore della cavità addominale; sia di destra che sinistra. Nella porzione

mediana abbiamo: la regione lombare destra o fianco destro, la regione ventrale detta anche

mesogastrio e la regione lombare sinistra o fianco sinistro. Al di sotto troveremo: la regione iliaca

destra, l’ipogastrio e la regione iliaca sinistra. La milza è un organo parinchematoso posto presso il

margine supero-laterale allo stomaco tra la 9 e l’11 costa. La milza si pone in collegamento con lo

stomaco tramite il LEGAMENTO LIENALE. Quest’ultimo è un derivato del peritoneo.

La milza è un organo linfatico periferico molto vascolarizzato, grazie ai rami dell’arteria lienale.

L’arteria lienale è un ramo del tronco celiaco (posto quest’ultimo anteriormente alla aorta

addominale), che dà origine a molte ramificazioni tra qui l’arteria lienale o splenica; portandosi

presso la nuca. La Milza ha una capsula connettivale di rivestimento, ricca di fibre collagene ed

elastiche. All’interno il parenchima è suddiviso in una porzione esterna e una porzione interna. Nel

parenchima sono riconoscibili la Polpa rossa ricca di eritrociti e una polpa bianca ricca di linfociti.

La polpa rossa è la zona più preponderante e forma degli aggregati centrali nella rete vascolare,

attorno alle quali vi è la polpa bianca. La vascolarizzazione della milza è ad opera della arteria

lienale, che penetra in una depressione mediale del parenchima splenico detta ILO. A livello del

parenchima sono presenti numerosi ramificazioni da cui si hanno origine le arterie Trabecolari. Le

arterie Trabecolari seguono una ramificazione trabecolare della capsula connettivale, portandosi

presso la polpa bianca e successivamente si articolano in arterie di calibro più piccolo cioè le

arteriole, e le arteriole si continueranno con i capillari, che andranno a drenare il sangue nel circolo

venoso della polpa rossa (si passa dalla polpa bianca a quella rossa). La milza è ricca di linfociti e

macrofagi che perseguono una funzione immunitaria; In particolare vi sono dei paleociti

mononucleati; appunto macrofagi, che oltre a svolgere una funzione immunitaria, hanno una

funzione emopoietica cioè contribuiscono alla produzione della materia rossa del sangue, in

particolare gli eritrociti.

Tra gli altri organi parinchematosi linfatici vi sono quelli centrali e sono: Il Midollo Osseo e il

Timo.

Il midollo osseo è responsabile della formazione di tutti gli elementi cellulari ematici sia della serie

rossa che bianca; si parla sia di eritrociti (eusinofili e basofili) che linfociti e monociti. Il midollo

osseo è anche responsabile del processo di differenziamento dei linfociti B e T. I linfociti B sono

responsabili della difesa immunitaria tramite la produzione di anticorpi. Le cellule mature alla

produzione di anticorpi sono dette plasmacellule. Vi sono anche dei tipi di linfociti B dette cellula

memoria che non agiscono immediatamente quando incontrano l’agente estraneo, ma memorizzano

l’antigene e incominciano a trasformarsi diventando mature. Tali cellule memoria B, quando

incontreranno l’antigene per la seconda volta risponderanno alla reazione. Questa è la spiegazione

per cui, la reazione a determinati antigeni avviene secondariamente e non immediatamente

(Immunità Acquisita secondariamente). Analoghi ai linfociti B memoria vi sono i linfociti T

memoria, più vasti rispetto ai linfociti B memoria. I linfociti helper sono coadiuvanti dei linfociti T

infatti aiutano quest’ultimi e inoltre abbiamo quelli citotossici e natural killer. Le natural killer

agiscono andando a distruggere cellule infette o necrotiche e sono il punto cruciale nelle terapie anti-

tumorali. Gli elementi distintivi del midollo osseo sono rappresentate dalle cellule staminali. Le

cellule staminali sono cellule indifferenziate cioè che non hanno un carattere ben determinato. Tali

cellule dopo un primo processo differenziativo danno vita a cellule progenitrici, queste ultime si

moltiplicheranno e si differenzieranno formando le varie linee cellulari (es. globulo rosso che passa

da cellula progenitrice a reticolocita e infine ad eritrocita cioè globulo rosso biconcavo privo di

nucleo). La mancanza di nucleo e di organuli citoplasmatici non permette la rigenerazione da quella

cellula di altre cellule. Il Timo è l’altro organo parinchematoso linfatico centrale, che si trova a

livello del mediastino anteriore, in prossimità della regione inferiore del cuore. Anch’esso come la

Milza è rivestito da una capsula connettivale fibrosa. Questa capsula fibrosa invierà all’interno del

parenchima dei tratti connettivali, suddividendo in due lobi e i due lobi si divideranno in strutture più

piccole globulari, grazie sempre all’inserzione dei tratti connettivali.

La struttura atomico-funzionale è il lobulo. Nel lobulo distinguiamo due zone: la zona midollare

interna e la zona corticale esterna. La zona corticale esterna contiene cellule indifferenziate staminali,

le quali andando incontro a processi differenziativi vanno a formare i linfociti T. Man mano che si

vanno a formare linfociti T, questi migrano nella zona midollare (dalla periferia al centro) e

rimangono inattivi finché non andranno a finire nel circolo ematico (inattivi nel timo, attivi nel

sangue). I capillari Timici al livello del parenchima sono responsabili degli scambi tra il liquido

interstiziale e il sangue. Tali capillari sono importanti perché determinano la barriera ematochimica

al fine di preservare il passaggio a sostanze dannose per il sangue e per il Timo. Nel parenchima,

oltre ai linfociti T, troveremo anche cellule epiteliali che hanno la funzione di produrre ormoni timici,

questi ultimi sono responsabili del differenziamento linfocitario. Tali cellule possono rimaner

all’interno del parenchima isolati o riorganizzarsi in agglomerati di cellule dette CORPUSCOLI DI

HASSAL, producendo gli ormoni.

Il midollo osseo ha una funzione emopoietica mentre la milza ha funzione emopoietica e

emocateretica cioè eliminare detriti cellulari o eritrociti ormai invecchiati.

Apparato Respiratiorio

L' è costituito dalle vie aeree superiori ed inferiori e

dalle superfici respiratorie contraddistinte dalla presenza degli alveoli polmonari. Ha funzione respiratoria,

di scambi gassosi tra ossigeno e anidride carbonica, partecipa alla fonazione, alla percezione di stimoli

olfattivi, stabilizza meccanicamente la gabbia toracica soprattutto durante gli sforzi e svolge numerose

funzioni metaboliche Un'altra funzione è l'eliminazione di agenti patogeni mediante la corrente mucociliare,

rappresentata dalle cellule caliciformi mucipare, e grazie all'aiuto di ciglia che veicolano gli agenti estranei

verso l'esterno o verso l'esofago. La funzione difensiva è aiutata dal tessuto linfoide associato ai bronchi

(balt). Riscalda, umidifica e filtra l'aria grazie ai cornetti nasali detti anche conche o turbinali. Le vie

respiratorie si distinguono in superiori ed inferiori

Le vie superiori sono costituite dalle cavità nasali, rinofaringe e orofaringe (porzioni più prossimali della

faringe) che sono le prime responsabili del filtraggio, riscaldamento e umidificazione dell'aria

Le vie inferiori sono formate dalla laringofaringe che è il tratto terminale della laringe, della laringe, delle

trachee, dei bronchi e delle restanti porzioni intrapolmonari fino ad arrivare agli alveoli.

naso

Il ha una forma piramidale, è costituto da una radice (la base del naso) e una punta (apice o lobulo

nasale). Lateralmente vi sono 2 superfici che convergono dorsalmente e superiormente formando il dorso del

naso e lateralmente si continuano con le ali del naso. Sulla superficie inferiore troviamo degli orifizi ellittici,

ovvero le narici esterne.

La parte superiore è stabilizzata dalle ossa nasali che si continuano superiormente con l'osso frontale e

lateralmente con i processi frontali delle ossa mascellari che si connettono con l'osso frontale. Viene

supportata sia da uno scheletro osseo che da uno scheletro cartilagineo.

 Lo scheletro Osseo è costituito dalle ossa nasali e dai processi frontali delle ossa mascellari.

 Lo scheletro cartlagineo è costituito dalle cartilagini del setto, da quelle laterali e da quelle alari maggiori

e minori.

La cartilagine del setto è interna al naso ed è costituita dall'etmoide e dal vomere nelle loro parti anteriori

che andranno a formare appunto il setto osseo. Le cartilagini laterali si trovano ai lati del naso e sono in

connessione superiormente con le ossa nasali. Si continuano inferiormente con le cartilagini alari maggiore e

minore. Le cartilagini alari maggiori curvano lungo l'ala del naso portandosi in posizione mediana dove

piegano e determinano la formazione del margine mediale della narice destra.

Le cartilagini alari minori sono piccole placche cartilaginee dove quelle superiori si connettono con le

cartilagini alari maggiori e quelle inferiori si trovano nella parte libera dell'ala del naso. Le cavità nasali

sono distinte dalla presenza di cornetti. Le cavità nasali sono 2 e sono separate dal setto nasale che le divide

in 2 emicavità delimitate da una parte dal setto e dall'altra dalla superficie interna della parete laterale del

naso. Dalla parete si staccano i cornetti divisi in superiore, medio ed inferiore che delimitano degli spazi,

chiamati meati, ciascuno sottostante al proprio cornetto. Superiormente è possibile trovare il cornetto

supremo ma non è sempre presente.

Le cavità e i meati sono fondamentali durante l'inspirazione perchè l'aria segue un movimento vorticoso e

slittando sui cornetti passa attraverso i meati per raggiungere le coane (narici interne), che si trovano dietro

le cavità nasali. A questo punto l'aria si riscalda grazie all'energia prodotta dal movimento e viene filtrata

poichè la turbolenza ne prolunga il tempo di contatto con le mucose respiratorie. Le cavità nasali sono

costituite da una porzione di osso frontale, superiormente da una porzione dello sfenoide, una porzione

posteriore dell'osso sfenoidale e nella regione media dall'etmoide.

Faringe

La risulta essere un canale muscolo-membranoso il quale si imbatte dalle coane nasali e termina a

livello dell'adito laringeo (ingresso nella laringe rappresentato dalla glottide); risulta essere caratterizzata da

tre porzioni: rinofaringe, orofaringe e laringofaringe.

Rinofaringe risulta essere quel tratto della faringe che ha origine dalle coane nasali e termina al margine

inferoposteriore del palato molle. Risulta essere caratterizzata da una parete che presenta nel suo spessore, in

particolare nello spessore della mucosa nella parte posteriore, una tonsilla che è la tonsilla faringea cioè un

ammasso di tessuto linfoide che ha una funzione di difesa contro gli agenti estranei (difesa immunitaria);

oltre ad essa sono presenti altre tonsille lateralmente in corrispondenza della tuba uditiva di Eustachio dove

si aprirà l’orecchio esterno (tonsilla tubarica). La parete è costituita da un epitelio che si trova a tapezzare il

versante superficiale della mucosa che è un epitelio respiratorio cioè pseudostratificato cilindrico cigliato

con cellule caliciformi mucipare.

Orofaringe prende origine dal margine inferiore del palato molle e si continua fino alla base della lingua e in

particolare fino al margine superiore dell'epiglottide (che in linea d'aria è in corrispondenza della base della

lingua); Si origina in corrispondenza di un istmo che è l'istmo orofaringeo che connette rinofaringe con

orofaringe. Presenta 2 arcate o meglio emiarcate perchè sono divise dall'ugola (piano inferiore del palato

molle) e sono le arcate del palato glosso anteriore e le arcate del palato faringeo posteriore; tra queste due

arcate sporge lateralmente la tonsilla palatina costituita da un ammasso di tessuto linfoide avente una

capacità di difesa immunitaria. L'epitelio risulta essere diverso in quanto è di continuità della cavita orale ed

è pavimentoso stratificato perchè deve sopportare le sollecitazioni meccaniche del cibo in entrata ed è in

continuità con la laringofaringe.

Laringofaringe: termina nell'adito laringeo, nella glottide che immette nella laringe. La parete di questi

organi cavi è costituita da strati detti tonache. La tonaca si affaccia nel lume e la mucosa è in continuità con

le tube uditive delle fosse nasali della bocca e della laringe e presenta delle differenze.

Posteriormente alla laringe abbiamo l'Esofago.

Laringe

La è il tratto che si continua con la laringofaringe, risulta essere un organo deputato alla

conazione quindi all'emissione dei suoni ed è costituita da un dispositivo a sfintere che regola l'ingresso

dell'aria all'interno di essa. La laringe è supportata da cartilagini pari ed impari, quella più voluminosa è la

cartilagine tiroidea, è a forma di scudo che prospetta in maniera evidente anteriormente e presenta una

prominenza: prominenza laringea che nei maschi è più evidente (e andrà a formare il pomo di Adamo);

continua lateralmente e leggermente posteriormente.

cartilagine cricoide

La è una cartilagine anulare che si trova inferiormente a quella tiroidea

estremamente collegate dal legamento cricotiroideo (legamento intrinseco perchè unisce le cartilagini tra di

loro) gli estrinseci sono quelli che uniscono le cartilagini con porzioni non cartilaginee quindi ossee come ad

esempio il tiroioideo che connette la cartilagine tiroidea con l'osso ioide. La cartilagine cricoidea è il punto

d'inizio della trachea che risulta essere costituita da porzioni cartilaginee incomplete tra di esse; altre

cartilagini presenti a livello della laringe è quella dell'epiglottide (impari) a forma di foglia che sorge

superiormente alle piccole corna dell'osso ioide ed è fondamentale nei processi di deglutizione in quanto si

assiste all’innalzamento della laringe che provoca una piegatura e un abbassamento e chiude l'adito laringeo

(meccanismo di difesa) l'innalzamento è indotto dai muscoli laringei. Il bolo alimentare trova l'adito

faringeo chiuso perchè c'è la cartilagine che lo sovrasta e scivola così nell'esofago. Le cartilagini pari sono:

aritenoidee, corniculate e cuneiformi. Le cartilagini aritenoidi sono le più grandi rispetto alle corniculate

e cuneiformi e si articolano con la cartilagine cricoidea posteriormente. Le corniculate e cuneiformi si

trovano in prossimità delle cartilagini aritenoidi sono più appuntite e piccole; A supportare la laringe

esistono i legamenti (estrinseci, intrinseci, vestibolari e vocali) e i muscoli.

Vestibolari

I si trovano all'interno di pieghe vestibolari, sono poco elastici, proteggono le corde vocali e

sono definiti corde vocali false. I vocali all'interno di pieghe vocali formano le corde vocali vere e sono più

prossime all'adito laringeo (glottide); la tensione di quelle vere è responsabile del suono e del timbro vocale

(minore e maggiore tensione). I muscoli laringei sono intrinseci ed estrinseci.

Gli intrinseci regolano la tensione delle pieghe vocali e controllano l'apertura e chiusura della glottide

agendo sulle cartilagini mentre quelli estrinseci sono di stabilizzazione meccanica della laringe. Quelli

funzionali sono gli intrinseci. Entrambe le tipologie impediscono il passaggio di corpi solidi e liquidi nella

glottide e innalzano la laringe contribuendo al meccanismo di flessione dell'epiglottide sulla glottide.

Mucosa

La è in continuazione superiormente con quella della laringo-faringe e posteriormente con quella

della trachea vi è un tessuto epiteliale pseudo-stratificato e con un tessuto pavimentoso non cheratinizzato.

Questa mucosa conterrà Ghiandole Mucose che si trovano in prossimità dell’Epiglottide ed andranno a

secernere muco che intrappola agenti estranei.

La parete di tutti gli organi cavi è costituita da delle tonache. La Mucosa che è piu vicina al lume è costituita

da un epitelio adiacente al lume, da una lamina propria su cui poggia l'epitelio e da una muscolare costituita

da fibre muscolari lisce della mucosa. Quando si parla di ghiandole mucose si fa riferimento a quelle che si

trovano nella lamina propria. E’ formata da un tessuto connettivale ricco di vasi

Al di sotto della mucosa vi è la Tonaca sotto-mucosa.

sanguigni, sotto abbiamo la tonaca muscolare esterna formata da 2 strati: circolare interno e longitudinale

esterno. Possono esservi 3 strati ad esempio in alcuni organi di svuotamento (vescica, cistifellea etc..):

obliquo, circolare e longitudinale. Esternamente alla tonaca muscolare esterna abbiamo una tonaca sierosa

E’ importante

con rivestimento del peritoneo e una tonaca avventizia senza rivestimento del peritoneo.

ricordare che le ghiandole mucose non si trovano nell' epitelio ma nella lamina propria connettivale.

Trachea

La fa parte dell'apparato respiratorio è un tubo membranoso costituito da un tessuto fibro-

muscolare e cartilagineo caratterizzato dalla presenza di anelli tracheali cartilaginei che sono incompleti

posteriormente infatti nel momento in cui passa il bolo alimentare si dilata solo anteriormente perchè

posteriormente vi è la colonna vertebrale.

L’orofaringe presenta due arcate, o meglio emi-arcate perché sono divise lungo il piano mediano dall’ugola

che risulta essere il margine inferiore del palato molle. Queste due arcate sono l’arcata palatoglosso e

l’arcata L’arcata palatoglossa anteriore e l’arcata palatofaringea posteriore. Tra queste due

palatofaringea.

arcate lateralmente sporge la tonsilla palatina costituita dal tessuto linfoide avente capacità e difesa

immunitaria. Per quanto riguarda l’epitelio della mucosa dell’orofaringe, l’epitelio risulta essere diverso in

quanto è un epitelio di continuità della cavità orale ed è un epitelio pavimentoso stratificato ma non

cheratinizzato. L’ epitelio pavimentoso stratificato è così perché deve sopportare le (..) meccaniche del cibo

in entrata, dunque deve essere molto resistente. Questo epitelio lo troviamo anche in continuità con la

laringofaringe che presenta questi epiteli. La laringofaringe si continua dall’orofaringe e termina a livello

della cartilagine cricoidea. La parete di tutti gli organi cavi risulta essere costituita da strati che vengono

chiamati tonache. Abbiamo una tonaca che va verso il lume e questa mucosa risulta essere in continuità con

le tube uditive, con quelle delle fosse nasali della bocca e della laringe e presenta una variazione a seconda

se parliamo della laringe, dell’orofaringe o della laringofaringe, quindi una mucosa differente a seconda

della funziona di questi tratti. Per quanto riguarda la laringe è il tratto che si continua con la laringofaringe,

questo risulta essere un organo che riguarda l’emissione di suoni e risulta essere costituito da un dispositivo

a sfintere che regola l’ingresso dell’aria all’interno di essa. La laringe è supportata da cartilagini pari e

impari. La cartilagine più voluminosa è la cartilagine tiroidea che ha una forma a scudo e che prospetta in

maniera particolarmente evidente anteriormente. Presenta una prominenza laringea che è più evidente nei

soggetti di sesso maschile e andrà a formare il pomo di Adamo. Questa cartilagine si continua lateralmente

e posteriormente. Un’altra cartilagine è quella cricoide, si trova inferiormente alla cartilagine tiroidea con

cui è strettamente connessa mediante un legamento intrinseco chiamato CRICOTIROIDEO (vengono

chiamati legamenti intrinsechi quei legamenti che collegano due cartilagini tra loro, i legamenti estrinsechi

sono quelli che connettono una cartilagine con una porzione non cartilaginea). Il legamento cricotiroideo

costituita anch’essa da porzioni cartilaginei

risulta essere il punto di inizio della trachea che risulta essere

anulari incomplete posteriormente. Altre cartilagini presenti a livello della laringe è la cartilagine

dell’epiglottide che è a forma di foglia. Prende attacco sulle superfici posteriori della cartilagine tiroidea e

dell’osso ioide per mezzo di legamenti. Questa cartilagine è fondamentale nei processi di deglutizione in

quanto si assiste a un innalzamento della laringe che provoca un abbassamento della cartilagine

dell’epiglottide. L‘innalzamento della laringe è indotto da muscoli che provocano tale meccanismo. Altre

cartilagini sono quelle pari che si distinguono in:

Le cartilagini aritenoidi sono le più grandi e si articolano posteriormente con la cartilagine cricoidea.

Le cartilagini corniculate e cuneiformi si trovano in prossimità delle cartilagini aritenoidi e sono più

piccole e appuntite.

A supportare la laringe esistono i legamenti e i muscoli. Per quanto riguarda i legamenti sono intrinseci ed

estrinseci e vi sono ulteriori legamenti come quelli vestibolari e i legamenti vocali. I legamenti intrinseci

connettono le cartilagini tra di loro, quelli estrinseci connettono parti cartilaginei con parti non cartilaginee. I

legamenti vestibolari si trovano all’interno di pieghe che sono dette pieghe vestibolari questi sono poco

elastici e andranno a proteggere le corde vocali e sono definiti corde vocali false. I legamenti vocali si

troveranno all’interno di pieghe vocali e questi andranno a formare le corde vocali vere. La tensione di

queste corde vocali risulta essere responsabile del suono e del timbro vocale.

Per quanto riguarda i muscoli laringei si distinguono in muscoli intrinseci ed estrinseci. Quelli intrinseci

andranno a regolare la tensione delle pieghe vocali, andranno a controllare i meccanismi di apertura e di

chiusura della glottide, questi muscoli andranno ad agire sulle cartilagini laringee, i muscoli estrinseci sono

muscoli di stabilizzazione meccanica della posizione della laringe. Entrambi i tipi di muscoli andranno a

impedire l’ingresso di sostanze solide e liquide nella glottide e partecipano al meccanismo di deglutizione.

La mucosa risulta essere in continuazione con quella della laringe e della laringofaringe e inferiormente con

quella della trachea. In realtà possiamo dire che vi è un tessuto epiteliale pseudostratificato ma possiamo

avere in prossimità della laringofaringe un epitelio pavimentoso stratificato non cheratinizzato. Questa

mucosa conterrà ghiandole mucose che si trovano in prossimità dell’epiglottide e sono ghiandole deputate

alla secrezione di muco che intrappola agenti estranei.

parete di tutti gli organi cavi

La è costituita da tonache, quella che va verso il lume è costituita da

un epitelio che è quello adiacente al lume, poi abbiamo una lamina che è detta lamina propria in cui poggia

l’epitelio a da una mucosa muscolare. Le ghiandole mucose si trovano nella lamina propria. Al di sotto della

mucosa abbiamo una tonaca sottomucosa che è costituita prevalentemente da tessuto connettivale in cui si

trovano vasi sanguigni. Al di sotto abbiamo una tonaca muscolare esterna costituita da due strati che sono lo

strato circolare interno e lo strato longitudinale esterno, in alcuni casi ci possono essere tre strati ma solo in

organi come lo stomaco o la cistifellea o la vescica. Esternamente ancora abbiamo la tonaca sierosa nel caso

in cui gli organi sono rivestiti dal peritoneo oppure nel caso in cui non c’è un rivestimento

peritoneale.Vedremo che questo tubulo membranoso cartilagineo risulta essere caratterizzato dalla presenza

di anelli tracheali. Questi anelli tracheali cartilaginei decorreranno attorno al canale ma non risultano essere

completi. L'incompletezza risulta essere posteriore perché si verifica in seguito al processo di de-condizione.

Quindi quando passa il bolo alimentare nell'esofago, l'esofago si dilata e deve trovare il suo spazio per

dilatarsi. Posteriormente non può dilatarsi perché posteriormente all'esofago c'è la colonna vertebrale.

Quindi l'unica valvola di sfogo dell'espansione dell'esofago è quella anteriore e anteriormente vi è la trachea,

per cui vediamo che questi movimenti devono essere aperti posteriormente alla trachea. Ricordiamo che

l'estremità di questi anelli, di questa C che si viene a formare, risulta essere connessa dal muscolo tracheale

che non è particolarmente rigido ma permette l'espansione dell'esofago anteriormente. Gli anelli cartilaginei

sono variabili, possono variare da 10-15-20 e questo è individuale. Vediamo che la trachea si estenderà fino

alla cartilagine carena, che è una cartilagine a forma di V che si trova nel punto di biforcazione dei due

bronchi. Si parla di bronchi principali come bronchi extra-polmonari perché si trovano al di fuori del

polmone. Quindi la carena è la cartilagine che segna la biforcazione della trachea dei due bronchi principali,

quello di destra e quello di sinistra che sono comunque sia extra-polmonari. Vediamo che la struttura interna

risulta essere caratterizzata da una mucosa che tappezza il versante interno della parete che è caratterizzata

da un epitelio respiratorio fino ai bronchi (epitelio respiratorio pluristratificato cilindrico ciliato con le

cellule caliciformi). tonaca sotto mucosa

Al disotto della mucosa troviamo la che risulta essere infarcita di ghiandole che

sono ghiandole tracheali, al disotto di questa tonaca abbiamo piccoli fascetti di fibre muscolari lisce che

sono al di sotto della cartilagine tracheale. Al disotto abbiamo queste ghiandole tracheali che si trovano nella

sotto mucosa, fascetti di fibre muscolari lisce perché separano la zona sotto mucosa dalla cartilagine

tracheale.

Bronchi sono dati dalla ramificazione della trachea in corrispondenza della carena. I bronchi si

I

distinguono in bronchi principali o extra-polmonari e bronchi intrapolmonari. Questi bronchi risultano

avere questi anelli cartilaginei ma via via che ci spostiamo dai bronchi principali all'interno del

polmone, queste cartilagini vanno scomparendo formando le placche cartilaginee fino a scomparire.

All'interno del polmone i bronchi intrapolmonari si distinguono in bronchi lobari o secondari. I bronchi

lobari sono 3 per il polmone di destra e due per il polmone di sinistra perché seguono la suddivisione del

polmone; Il polmone destro è suddiviso in 3 lobi e il polmone sinistro è diviso in due lobi. Questi

bronchi lobari si ramificano dando origine a ulteriori bronchi che sono i bronchi segmentali o terziari.

Questi sono quei bronchi che andranno a ventilare i segmenti bronco polmonari che sono 10 nel

polmone destro e 8-9 nel polmone sinistro.

Un segmento bronco polmonare è una porzione di parenchima polmonare che risulta avere una sua

autonomia funzionale e vascolare. Significa che se uno bronco segmentale è ostruito per un motivo X e

non può portare una ventilazione adeguata a un segmento, intervengono gli altri segmenti che

supportano la funzione di quello che è andato in necrosi. Questi rami continuano a ramificarsi con i

bronchioli terminali e respiratori. Questi bronchioli respiratori poi si porteranno ai lobuli che sono

costituiti da cellette che sono gli alveoli polmonari andando quindi a ventilare gli alveoli.

L'epitelio di rivestimento a livello dei bronchi principali, dei bronchi secondari quindi lobari e i terziari

segmentali risulta essere un epitelio respiratorio e ha le stesse caratteristiche di quello tracheale però

andando nei bronchioli terminali respiratori, l'epitelio cambia e diventa cubico semplice con le ciglia

che iniziano gradualmente a scomparire e anche le cellule calici-formi mucipare e le cellule diventano

cubiche. A livello degli alveoli, che sono le superfici respiratorie che sono servite dai bronchioli

respiratori, l'epitelio diventa piatto, quindi è un epitelio pavimentoso semplice. Deve essere

pavimentoso semplice perché deve garantire una maggiore velocità degli scambi, più la superficie è

sottile e più facile e veloce diventa lo scambio.

Polmoni sono due organi pari, parenchimatosi. Si trovano all'interno della cavità toracica, in

I

particolare sono situati nelle cavità Pleuriche. Queste cavità vanno a costeggiare la regione del

mediastino anteriore, dove si trova il cuore. I polmoni vengono avvolti dalla seriosa che risulta

essere costituita da due foglietti: uno parietale e uno viscerale. Questa seriosa prende il nome di

Pleura.

Il Foglietto Viscerale della pleura aderisce intimamente alla superficie esterna dei polmoni.

Il Foglietto Parietale della pleura tappezzerà la superficie interna del torace e sarà a contatto con: il

corpo vertebrale (costo-vertebrale), la superficie toracica del diaframma (diagrammatica), risale fino

all'apice del polmone (cervicale) e tappezza le formazioni occupanti dalla regione interpolmonare

(mediastinica). La superficie della pleura risulta essere liscia ed è bagnata da un liquido sieroso,

localizzato tra i due foglietti, che ne permette lo scivolamento durante gli atti respiratori evitando

l'attrito, esso viene chiamato Liquido Pleurico.

Possiamo costatare che i due polmoni hanno una struttura diversa tra di loro, hanno una forma

conoidale e sono suddivisi il lobi. La lobatura è data dalla presenza di scissure. Il polmone destro

risulta essere suddiviso in tre lobi: Superiore, Medio, Inferiore suddivisi a loro volta in altre due

scissure, orizzontale e obliqua. Il polmone sinistro è suddiviso in due lobi: Superiore e Inferiore

suddivisi a loro volta da una scissura obliqua. Questa suddivisione lobare richiama la suddivisione

dei bronchi. Inoltre vediamo che ogni polmone presenta una faccia anteriore e convessa chiamata

faccia costale e una faccia detta mediastinica, a contatto con il mediastino anteriore, conterrà una

depressione che viene chiamata Ilo.

L'Ilo permette il passaggio di vasi arteriosi e venosi ma può permettere anche il passaggio di altre

strutture. Per quanto riguarda la componente fibrosa che circonda i polmoni, risulta essere costituita:

da fibre prevalentemente elastiche, dalla muscolatura liscia e dai vasi linfatici. Essa si approfonda

all'interno del parenchima suddividendolo in compartimenti più piccoli, questi prendono il nome di

lobuli, ognuno di esso è vascolarizzato da rami vascolari di arterie e vene polmonari e ventilato dai

rispettivi condotti ventilatori. Possiamo notare che il polmone destro risulta essere più voluminoso

rispetto a quello sinistro, perché il polmone sinistro prende più rapporto con il cuore.

A livello dei polmoni i bronchi si comportano in una determinata maniera. I bronchi da extra-

polmonari diventano intrapolmonari, a livello dell'ilo. A livello intrapolmonare si suddividono

andando a formare i bronchi lobulari che andranno a ramificarsi dando origine ai bronchi

segmentali. I segmenti non sono altro che delle porzioni parenchimatose, che risultano avere

un’autonomia di tipo vascolare e funzionale. I segmenti a livello del polmone sono dieci per il

polmone destro e variabili da otto a dieci per quello sinistro. Questi segmenti a loro volta sono

suddivisi da delle ramificazioni terminali che dividono in bronchioli terminale e bronchioli

respiratori. Questi bronchioli hanno delle caratteristiche differenti rispetto ai bronchi, infatti essi

presentano una parete che risulta essere costituita da un epitelio cubico semplice che inizia a perdere

delle cellule caliciformi mucipare. Questi bronchioli terminano poi in quelli che vengono chiamati

Dotti Alveolari, tubicini a parete sottile che alla loro estremità si aprono negli atri i quali a loro

volta si aprono nei sacchi alveolari. Le pareti dei dotti, degli atri e dei sacchi alveolari sono

caratterizzate dagli Alveoli, formati da epitelio pavimentoso semplice che garantisce gli scambi

gassosi. Le cellule che costituiscono questo epitelio pavimentoso semplice sono tre: i pneumociti di

I e II tipo e i macrofagi alveoalari.

Le pareti dei condotti alveolari degli atri e dei sacchi alveolari sono caratterizzati dagli alveoli, delle

cellette a forma sferica. Gli alveoli sono costituiti dall’epitelio pavimentoso semplice, questo perché

quest’ultimo deve garantire gli scambi gassosi (più l’epitelio è piatto e monostratificato e più

facilmente avvengono gli scambi gassosi).

Nei bronchi abbiamo l’epitelio respiratorio pseudostratificato, cilindrico, ciliato, con interposte le

cellule caliciformi mucipare; nei bronchioli l’epitelio diventa cubico, perde le ciglia e le cellule

caliciformi mucipare, sono presenti delle piccole cellule che hanno dei piccoli granuli di secreto a

livello apicale; nei bronchi abbiamo l’epitelio pavimentoso semplice. Per quanto concerne l’epitelio

pavimentoso è costituito da tre tipi cellulare: pneumociti di I e II tipo e i macrofagi alveolari:

• Gli pneumociti di I tipo sono le cellule più abbondanti e sono le reali responsabili degli scambi

gassosi, partecipano attivamente al processo di ematosi. Affinché si verifichi tale processo que-

sto epitelio deve essere accollato ai capillari, che sono ramificazioni del tronco arterioso.

(L’arteria polmonare che emerge dal ventricolo dx che si andrà a ramificare dando origine a

ramificazioni arteriolari, dalle arteriole si hanno ulteriori ramificazioni fino a dare origine ai ca-

pillari. Proprio questa rete di capillari andrà ad avvolgere gli alveoli polmonari, si viene così a

creare un’interfaccia tra l’epitelio pavimentoso alveolare e l’endotelio capillare, lo spazio com-

preso tra questi due strati è uno spazio che misura circa 0.1 micrometro. Questa struttura prende

il nome di membrana respiratoria.

• Gli pneumociti di II tipo producono il surfattante che è una sostanza oleosa ricca di fosfolipidi

il cui compito è quello di ridurre la tensione di superficie alveolare evitando il collasso del pol-

mone.

• Macrofagi alveolari sono cellule in grado di fagocitare degli agenti estranei che sono riusciti ad

oltrepassare tutte le barriere. Se non svolgono il loro compito si possono riscontare infezioni

gravi a livello polmonare.

Gli alveoli sono associati tra loro a formare una struttura sferica, globosa.

Respirazione Polmonare

La comporta un reclutamento di vari muscoli. I muscoli

scheletrici che sono coinvolti e sono il muscolo diaframmatico, i muscoli intercostali interni ed

esterni. Queste tre componenti muscolari agiscono in maniera differente l’una dall’altra. La

contrazione del muscolo diaframmatico determina un aumento della cavità toracica con l’ingresso

dell’aria fino al polmone (inspirazione); i muscoli intercostali esterni partecipano al processo di

inspirazione con l’innalzamento delle coste; quelli interni hanno una funzione antagonista

abbassano le coste riducendo il volume della gabbia toracica favorendo il processo di espirazione.

Esistono quindi muscoli inspiratori e muscoli espiratori. Ci sono dei muscoli denominati accessori

che intervengono nei casi in cui la respirazione diventa profonda questi determinano una variazione

della cavità toracica in maniera più imponente rispetto ai muscoli espiratori e inspiratori descritto

prima.

I muscoli accessori sono: lo sternocleidomastoideo questo muscolo ha un inserzione sullo sterno e

sulla clavicola e parte da una porzione che viene chiamato mastoide, ha un decorso obliquo dal

mastoide giunge allo sterno e alla clavicola. Questo muscolo ha il compito di collaborare con i

muscoli intercostali interni nel processo di espirazione; il trasverso del torace, i muscoli obliqui e

il retto dell’addome. Sono tutti e tre muscoli della parete addominale antero-laterale. Questi

andranno a cooperare con gli intercostali esterni nel processo di inspirazione.

A seguito del processo inspiratorio si verifica quello espiratorio. L’Eupnea si attua mediante

l’intervento di particolari muscoli come quello diaframmatico. L’eupnea si suddivide in due

tipologie:

• respirazione diaframmatica (respirazione profonda): la contrazione del muscolo diaframmati-

co andrà a determinare variazioni volumetriche della gabbia toracica, e l’aria verrà condotta ai

polmoni (inspirazione); quando il diaframma si deve rilassare, l’aria viene espulsa (espirazione).

• respirazione costale (respirazione superficiale): si ha sempre una variazione volumetrica della

gabbia toracica, ma in questo caso abbiamo un intervento dei muscoli intercostali esterni; la con-

trazione di questi muscoli comporta un innalzamento delle coste, un ampliamento della cavità

toracica (inspirazione); si avrà un successivo rilasciamento (espirazione).

In condizioni di Iperepnea, che risulta essere la “respirazione forzata”. In questo caso sia

l’inspirazione che l’espirazione sono dei processi attivi e non passivi. Nel caso dell’inspirazione

agiscono i muscoli accessori, nell’espirazione intervengono i muscoli intercostali interni. Quando si

ha uno sforzo fisico, nell’inspirazione intervengono i muscoli addominali; la loro contrazione

determina la contrazione dei visceri della cavità addominale e questa compressione spingerà il

viscere sul diaframma, comportando una riduzione del volume della cavità toracica.

Il ritmo del respiro è controllato dal Centro del respiro che è collocato al livello del bulbo (una

formazione dell’encefalo, che è costituito dal telencefalo, il diencefalo, il mesencefalo, cervelletto,

ponte, e bulbo. Il bulbo a sua volta è chiamato anche midollo allungato, e si andrà a continuare col

midollo spinale). Questo centro è suddiviso in due porzioni:

- CENTRO DORSALE (o nucleo dorsale) controlla i neuroni motori in particolare quelli che

regolano i muscoli intercostali esterni e il diaframma.

- CENTRO VENTRALE (o nucleo ventrale) agisce su neuroni discendenti che controllano i

muscoli accessori

Abbiamo ulteriori centri, come il Centro Apneustico e il centro Pneumotassico. Questi centri si

trovano a livello del ponte (struttura encefalica che si trova anteriormente al bulbo, nella porzione

ventrale). Questi due centri controllano il ritmo respiratorio effettuando un controllo sul centro del

ritmo del respiro. Ma per effettuare questa azione devono essere stimolati da stimoli sensitivi

provenienti da centri superiori. Tutto il processo respiratorio risulta essere un processo inconscio e

vi sono tre riflessi che vengono coinvolti in questo processo:

-RIFLESSI MEDIATI DA MECCANOCETTORI, dipendenti dalla variazione del volume

polmonare;

-RIFLESSI MEDIATI DA CHEMIOCETTORI, che agiscono in risposta a variazioni del PH, in

particolari a variazioni di anidride carbonica e ossigeno ematiche;

-RIFLESSI DI PROTEZIONE, che rispondono ad aggressioni meccaniche nell’apparato

respiratorio.

La cavità addominale risulta essere quella regione che si trova al di sotto del muscolo

diaframmatico quindi andrà a separare le due cavità. Superiormente la cavità toracica e

inferiormente quella addominale. La cavità addominale è stata suddivisa in quadranti. Nella

suddivisione classica vi era la presenza di 4 quadranti che si formano per la presenza di due linee,

una orizzontale e una verticale, che si trovano a decorrere e intersecare l’ombelico e formare 4

quadranti simmetrici. Questi 4 quadranti nella visione classica sono:

1. quadrante superiore di destra dove possiamo andare a localizzare il fegato, la colecisti, il rene

destro, la parte più mediale dello stomaco, una parte dell’intestino tenue (in particolare il duode-

no e alcune anse a destra del digiuno e dell’ileo) e una parte dell’intestino crasso.

2. quadrante superiore di sinistra dove troviamo una parte del fegato, in particolare il lobo sini-

stro, lo stomaco, il pancreas, il rene sinistro, la milza e una parte dell’intestino crasso (in partico-

lare una parte del colon trasverso e il colon discendente.

3. quadrante inferiore di destra dove troviamo l’intestino cieco e annesso a esso l’appendice

vermiforme, una parte dell’intestino tenue e le anse digiunali dell’ileo, gli organi riproduttivi e in

particolare l’ovaio destro nei soggetti di sesso femminile e il cordone spermatico destro nel sesso

maschile, e in entrambi i sessi vi sono gli ureteri.

4. quadrante inferiore di sinistra dove vi è una parte abbastanza voluminosa dell’intestino tenue,

parte dell’intestino crasso, il colon sigmoideo che è una parte del colon discendente, uretere sini-

stro, l’ovaio sinistro o il cordone spermatico di sinistra.

Una suddivisione postuma della cavità addominale è la suddivisione in 9 quadranti e tale

suddivisione viene effettuata mediante delle linee e dei piani che sono perpendicolari tra di loro e

sono: le linee emiclaveari che sono parallele tra di loro e si dipartono da metà della clavicola

superiormente, fino a raggiungere la zona pelvica in particolare la spina iliaca superiore dell’osso

iliaco; vi sono anche piani orizzontali e cioè il piano sottocostale che si posiziona sotto la nona

cartilagine costale e decorre trasversalmente, e il piano sottopilorico che decorre parallelamente al

piano sottocostale e va a connettere la cresta iliaca. Nella topografia di organi in particolari

condizioni viene utilizzato un ulteriore piano, il piano transpilorico.

Queste linee e piani vanno a formare 9 quadranti che sono, dalla parte superiore a quella inferiore:

1) regione ipocondriaca destra

2) regione epigastrica

3) regione ipocondriaca sinistra

4) regione lombare destra

5) regione ombelicale o mesogastrio

6) regione lombare sinistra

7) regione iliaca destra

8) regione ipogastrica o sottombelicare

9) regione iliaca sinistra

Si usa tale suddivisione in quadranti poiché molto più precisa per la disposizione dei vari organi.

Si vuole suddividere tale cavità addominale in ulteriori regioni:

1. la regione costale, che si trova al di sotto del piano sottocostale

2. la regione ombelicale che viene delimitato dal piano sottocostale e da un piano basiliaco (è un pia-

no che passa per l’ultima vertebra lombare o la prima vertebra sacrale)

3. la regione ipogastrica che si trova delimitata inferiormente dal piano dello stretto superiore della

pelvi che non è altro che un piano passante per la vertebra sacrale e il margine superiore della sinfi-

si pubica

4. la cavità della piccola pelvi che è delimitata superiormente dal piano dello stretto superiore della

pelvi

cavità addominale

La si riferisce a quella regione che si trova al disotto del muscolo

diaframmatico e che andrà a racchiudere gli organi. A livello della cavità addominale dobbiamo

ricordare che vi è un rivestimento chiamato peritoneo che andrà ad avvolgere i vari organi dell’apparato

digerente, bisogna ricordare che non tutti gli organi possono essere rivestiti dal peritoneo, vi sono infatti

organi intraperitoneali ed extraperitoneali o retroperitoneali.

Il Peritoneo è una sierosa costituita da uno strato chiamato mesotelio e uno strato di tessuto connettivale,

sottostante al mesotelio, chiamato sottomesotelio. Il sottomesotelio è costituito da connettivo al di là del

quale troveremo delle fibre collageniche e possiamo trovare numerosi vasi ematici, linfatici e delle

cellule particolari chiamate cellule fibroblastiche. Quindi i fibroblasti costituiscono la maggior parte della

popolazione cellulare ma si possono trovare anche altre cellule come i macrofagi. Dovete immaginare

questo peritoneo come se fosse una grande sacca e che questa sacca sia colpita da un pugno (in questo

caso il pugno rappresenta l’organo), nel momento in cui il pugno si affonda nel sacco l’organo viene

avvolto, l’avvolgimento comporta una ripiegatura che porta alla formazione di due foglietti: uno parietale

e uno viscerale, essi costituiranno i due foglietti peritoneali.

Il foglietto viscerale è quello interno, adeso alla superficie esterna dell’organo e quello parietale che è

quello più esterno. Quando l'organo affonda all’interno di questa sacca i margini si vanno ad accollare,

prolungandosi formano delle pieghe più o meno pronunciate che possono andare a connettere due

organi limitrofi tra di loro oppure connettere l’organo intraperitoneale con la parete addominale, dove

per parete addominale intendiamo la parete addominale anteriore o la parete addominale posteriore. Si

formano così: mesi, mesenteri ed omenti. Possiamo dire che i mesenteri sono quelle ripiegature del

peritoneo che connetteranno l’organo con la parete addominale, in particolare la parete addominale

posteriore.

Per quel che riguarda i 3 mesenteri che si trovano all' interno della cavità addominale e nella cavità

pelvica sottostante, abbiamo:

• Il mesentere del colon trasverso detto mesocolon trasverso che andrà a connettere il colon trasverso

con la parete addominale posteriore.

• Il mesenterio che è il mesentere dell’intestino tenue che andrà a connettere il digiuno e l’ileo alla

parete addominale posteriore (non il duodeno perché esso è retroperitoneale)

• Il mesocolon sigmoideo connetterà il colon sigmoideo alla parete addominale posteriore.

Oltre i mesenteri vi sono altre pieghe peritoneali che andranno a connettere gli organi tra di loro in

particolare: il piccolo omento e il grande omento.

• Il piccolo omento è una piega del peritoneo che connette lo stomaco con la parte inferiore del fegato.

• Il grande omento si stacca dalla grande curvatura dello stomaco, si pone in rapporto con la superficie

anteriore del colon trasverso e con le anse del digiuno e dell’ileo e forma una sorta di grembiule al di

sopra di queste strutture. Il grande omento, dopo aver avvolto lo stomaco, scende formando una

sorta di foglietto con due pagine, pagina anteriore e pagina posteriore del grande omento. La pagina

anteriore scende dalla grande curvatura dello stomaco si porta sulla superficie anteriore delle anse

del colon trasverso, poi delle anse del digiuno e piega formando in risalita la pagina posteriore.

Queste due pagine andranno a circoscrivere una tasca chiamata borsa omentale (o cavità

retroepiploica o retrocavità degli epiploon). Questa pagina posteriore del grande omento andrà a

continuarsi con la parte anteriore del colon trasverso fino a continuarsi in alto col margine superiore

del mesocolon trasverso.

Il limite posteriore è dato dalla parete addominale posteriore, il foglietto superiore anteriore del

mesocolon trasverso detto foglietto supero-anteriore (l' altro foglietto è detto foglietto postero-inferiore)

il quale si andrà a continuare col rivestimento anteriore del colon trasverso e poi con la pagina

posteriore del grande omento.

I margini posteriori della borsa omentale sono dati dal foglietto posteriore del mesocolon trasverso che

si andrà a continuare dalla parete addominale posteriore sul margine posteriore del rivestimento

peritoneale del colon trasverso.

A livello del piccolo omento (costituito da due foglietti) si troverà un foro, chiamato foro epiploico, cioè

un'apertura che mette in comunicazione la cavità addominale (in particolare la porzione anteriore di tale

cavità) con la borsa omentale, quindi con la cavità retro-epiploica. Oltre a questi omenti esistono altri

ripiegamenti del peritoneo; questi ripiegamenti sono rappresentati dai legamenti, in particolare il

legamento falciforme. Il legamento falciforme non è nient'altro che un ripiegamento del peritoneo che si

forma a partire dal mesentere ventrale.

I mesenteri si formano durante la vita embrionale dalla fusione (o accollamento) del mesoderma.

Durante l'embriogenesi si forma una cavità celomatica che risulta essere caratterizzata dai 3 foglietti

embrionali: endoderma, ectoderma e mesoderma. In particolare il mesoderma, in seguito a un processo

di differenziazione, andrà a tappezzare la cavità celomatica dell'apparato digerente primitivo: i due

versanti mesodermici, destro e sinistro, si andranno ad accollare formando dei ripiegamenti chiamati

mesenteri. Avremo dunque il mesentere ventrale ed il mesentere dorsale.

Dal mesentere ventrale, che è dato quindi dalla fusione dei due foglietti che rivestono la cavità

celomatica, si ha la formazione di alcuni organi: in particolare, nello spessore di questo mesentere, si

verrà a formare un'espansione che darà origine al fegato (ma anche la colecisti e il pancreas). Proprio a

livello del fegato (a seguito dell'espansione e quindi dell'accrescimento di tale organo) si avrà poi la

formazione di due residui del mesentere ventrale: il residuo anteriore e il residuo posteriore.

• Il residuo posteriore prenderà il nome di mesogastrio ventrale e andrà a formare quello che viene

chiamato piccolo omento.

• Il residuo anteriore è rappresentato dal legamento falciforme, che tiene unita la superficie anteriore

del fegato alla parete addominale anteriore.

Il legamento falciforme si andrà a continuare superiormente (quindi sul fegato) con altre derivazioni

peritoneali, in particolare con il legamento coronario che darà origine, latero-superiormente al fegato, ai

legamenti triangolari. Il legamento coronario è importante poiché andrà a delimitare un’aerea, a livello

del margine superiore del fegato, che non è rivestita dal peritoneo, questa aerea è detta area nuda. Essa

si trova a diretto contatto con il muscolo diaframmatico.

La porzione più caudale del canale digerente (sempre durante l'embriogenesi), viene chiamata intestino

posteriore quì avvengono delle modifiche a carico del mesentere (dorsale e ventrale).

Nella porzione più caudale risulta essere scomparso il mesentere ventrale, mentre il mesentere dorsale

subisce dei riarrangiamenti e porterà alla formazione di altri mesenteri: il mesocolon trasverso; il

mesenterio; il mesocolon sigmoideo. Il mesentere ventrale andrà incontro a disgregazione ma esisterà

sempre il mesentere dorsale che darà origine ai 3 mesenteri. La formazione del fegato a livello del

mesentere ventrale comporta un coinvolgimento della porzione interiore dell'intestino, dobbiamo

immaginare che durante l'embriogenesi il canale digerente si forma come un lungo tubo e in seguito,

durante l'organogenesi, si formano strutture, in particolare, nel canale digerente, possiamo distinguere

due tratti principali: l'intestino anteriore e l'intestino posteriore. Si può utilizzare anche un'altra

suddivisione che prevede la presenza di un intestino medio.

Durante l' organogenesi avvengono tutti gli stravolgimenti a carico dei mesenteri e si ha la formazione

di una membrana orofaringea che si trova a livello dello stomodeo, cioè la porzione buccale che darà

origine alla cavità orale. A livello posteriore del canale digerente abbiamo la formazione della

membrana cloacale che si trova a livello del proctodeo. Durante l'organogenesi si avrà la formazione dei

vari organi a carico dei mesenteri. Quindi nello spessore dei mesenteri si vengono a formare alcuni

organi, dei ripiegamenti definitivi (che costituiscono i legamenti come il legamento falciforme) e i

mesenteri che tengono adeso l'organo alla parete addominale posteriore.

Nella parte finale dell'apparato digerente, durante l'organogenesi, notiamo la scomparsa del mesentere

ventrale, mentre il mesentere dorsale rimane per subire in seguito delle modifiche che daranno origine ai

vari mesenteri che permangono nell' organismo adulto.

Durante la disgregazione del mesentere ventrale (nell'intestino posteriore) avviene anche l'allungamento

dell'intestino e la formazione di una sorta di ansa. La formazione dell'ansa porta alla divisione

dell'intestino in due porzioni: una porzione craniale e una porzione caudale.

• La porzione più craniale risulta dare origine al duodeno, al digiuno e ad una parte dell' ileo;

• La porzione più caudale darà origine all'ultimo tratto dell' ileo e a tutta la porzione dell' intestino crasso.

Nella porzione più prossimale dell'intestino, a monte di quest' ansa intestinale, si avrà la formazione

dello stomaco. Lo stomaco si forma come una sorta di gemma dal tubo digerente, che si espande

notevolmente, si ha quindi una dilatazione che si espande dalla porzione più craniale dell'ansa e avrà

dapprima un andamento diverso che nell'adulto, in quanto l' organo presenterà una concavità anteriore e

una convessità posteriore, si parlerà quindi di un margine dorsale e un margine ventrale.

Successivamente si assiste alla rotazione di 90° (novanta gradi) dello stomaco, questa rotazione

comporta lo spostamento dello stomaco che assume la sua posizione definitiva, con la curvatura ventrale

(piccola curvatura) che si pone medialmente, mentre la (grande curvatura) curvatura dorsale si pone

lateralmente. Quindi la curvatura che inizialmente era ventrale diventa mediale e la curvatura che

inizialmente era dorsale diventa laterale.

Contemporaneamente a questa rotazione dello stomaco, si assiste alla rotazione dell'intestino intorno all'

arteria mesenterica superiore; quindi la rotazione dell'

intestino comporta ulteriori sconvolgimenti in quanto a

questo punto il duodeno viene spinto posteriormente al

peritoneo.

Il peritoneo quindi andrà ad avvolgere quasi tutti gli

organi dell'apparato digerente, ma saranno esclusi dal

rivestimento peritoneale principalmente il duodeno e il

pancreas che è un organo secondariamente peritoneale,

questo perché il pancreas inizialmente si trova all'interno

del peritoneo e in particolare si forma all'interno del

mesentere dorsale primariamente (perché vi è poi una

piccola porzione si forma invece nel mesentere ventrale),

successivamente tenderà ad uscire dal mesentere dorsale

e si posizionerà posteriormente al peritoneo.

Mentre il mesentere ventrale darà origine al piccolo

omento il mesentere dorsale darà origine, oltre che ai

mesenteri al grande omento, esso è la continuazione del

mesocolon trasverso.

Per quanto riguarda i mesenteri, essi hanno delle radici,

quindi hanno una base da cui prendono origine, si parla di

radici mesenteriali. Esse sono:

• La radice del mesocolon trasverso, che si diparte

dalla flessura colica destra (il ripiegamento destro del

colon) ha un decorso trasversale quindi orizzontale, e

continua a decorrere poco sopra la regione ombelicale del

mesogastrio, sopra la superficie anteriore di un tratto del

duodeno, sopra la (* superficie della) testa del pancreas e

si continua fino ad avere un andamento leggermente

obliquo fino a portarsi al lato sinistro in corrispondenza

della flessura colica sinistra.

• La radice mesenteriale (del mesenterio) parte dalla flessura duodeno-digiunale (quel ripiegamento

del duodeno che andrà a continuarsi nel digiuno) quindi segna il limite tra il duodeno e il digiuno.

Questa radice ha un decorso obliquo dalla flessura duodeno-digiunale si porta in basso attraversa

una parte del duodeno (quarto e parte del terzo segmento duodenale), andrà ad attraversare l' aorta

addominale, la vena cava inferiore e si porterà in anteriormente all'uretere, in prossimità di un

muscolo chiamato grande psoas e infine si porterà fino all'articolazione sacro-iliaca.

• La radice del mesocolon sigmoideo ha una forma di V rovesciata e, dal margine sinistro, si pone

anteriormente all’ arteria iliaca, si porta in prossimità della flessura del colon discendente e colon

sigmoideo (ovvero il punto di passaggio tra colon discendente e colon sigmoideo). Anche questo

margine laterale andrà ad incrociare nel suo tratto più iniziale l’uretere. Per quanto riguarda invece

il margine mediale (margine destro) esso ha un decorso obliquo e raggiunge la regione mediana in

corrispondenza della seconda/terza vertebra sacrale. Siamo a livello della cavità pelvica quindi a

livello sacrale. La radice del mesocolon sigmoideo andrà poi ad incrociare la vena iliaca, la quale si

biforca nella vena iliaca interna ed esterna, la radice in particolare incrocia la vena iliaca comune e

la vena iliaca interna.

Radice del mesocolon trasverso: Root of transverse mesocolon; Radice mesenteriale: Root of

mesentery; Radice del mesocolon sigmoideo: Root of sigmoid mesocolon [Grey's Anatomy]

Gli omenti sono dei ripiegamenti del peritoneo che permettono la comunicazione tra i vari organi.

Il piccolo omento è dato da residuo dorsale del mesentere ventrale durante l’organogenesi. Questo

piccolo omento si andrà a staccare dalla piccola curvatura dello stomaco e si pone in connessione con il

fegato. In particolare si pone in connessione con una regione a forma di L che si trova sulla superficie

postero-inferiore del fegato. Questa superficie andrà a costeggiare il lobo caudato (slide 26) e un

legamento, che prende sede in una piccola fossa che si trova

in prossimità del lobo caudato, detto legamento venoso (slide

21). Quindi il piccolo omento si pone in stretta connessione

col lobo caudato del fegato e con il legamento venoso che si

torva in prossimità del lobo caudato e si andrà ad attaccare a

livello di questa regione.

A livello del piccolo omento esistono dei legamenti che non

sono i classici legamenti che siamo abituati a vedere a livello

muscolare, ma sono dei legamenti derivati dal peritoneo.

Questi legamenti sono rappresentati dal legamento

epatoduodenale e dal legamento epatogastrico.

[Fig. 25-10 Martini Timmons (Stomaco e Omenti)]

• Il legamento epatoduodenale si stacca dal margine

superiore della regione pilorica e del duodeno e raggiunge la

fascia postero-superiore del fegato in corrispondenza dell’ilo

epatico (una depressione dell' organo epatico in cui passano l'

arteria epatica, la vena porta e il condotto epatico comune). Il legamento epatoduodenale che si trova

sul versante destro nel margine mediale, andrà a contribuire alla formazione della parte anteriore del

foro epiploico, ovvero quel foro che mette in comunicazione la cavità addominale con la cavità

retroepiploica della borsa omentale. Quindi il foro epiploico si trova posteriormente al legamento

epatoduodenale.

• Il legamento epatogastrico, situato più a sinistra, si stacca dalla piccola curvatura dello stomaco e va

a costeggiare il margine laterale della porzione addominale dell’ esofago (l’esofago si distingue in:

esofago cervicale, esofago toracico ed esofago addominale). Il legamento epatogastrico quindi è in

rapporto con la superficie mediale e va ad inserirsi a livello della superficie postero-inferiore del

fegato e a livello dell’ilo epatico.

La cavità peritoneale può essere suddivisa in due porzioni fondamentali il cui limite di demarcazione è

dato dal mesocolon trasverso e dal colon trasverso. Esse sono: la loggia sovramesocolica e la loggia

sottomesocolica.

• La loggia sovramesocolica (slide 16) risulta essere delimitata superiormente dal muscolo

diaframmatico e inferiormente sarà delimitata dal mesocolon trasverso e la parte superiore del colon

trasverso. Nella loggia sovramesocolica hanno sede alcuni organi: il fegato; la cistifellea (che si

trova nella superficie postero-inferiore del fegato); lo stomaco; la parte del duodeno più prossimale

al piloro (che è l’ultima porzione dello stomaco); la milza; sul versante posteriore troveremo il

pancreas, poichè il pancreas si trova postero-inferiormente allo stomaco.

• La loggia sottomesocolica è quella regione che si trova sottostante al mesocolon trasverso e colon

trasverso e praticamente si pone come limite inferiore la regione pelvica. Nella loggia

sottomesocolica hanno sede: una parte dell’intestino tenue (in particolare del duodeno); tutto

l’intestino mesenteriale ovvero il digiuno e l’ileo con le sue anse; il colon (rappresentato dal colon

ascendente, colon trasverso e colon discendente); il cieco e il colon sigmoideo il quale rappresenta il

tratto finale del colon che si pone nella regione del sacro in corrispondenza della cavità pelvica.

Inoltre nella loggia sottomesocolica troveremo una parte dei reni, gli ureteri e, più inferiormente, gli

altri organi che fanno parte della cavità pelvica: la vescica e gli organi dell’apparato riproduttivo.

Organi introperitoneali e organi retroperitoneali (slide 15)

Gli organi prendono rapporto in maniera diversa col peritoneo a secondo del loro andamento all’interno

della cavità addominale. Ad esempio: gli organi intraperitoneali sono rappresentati dal fegato, dallo

stomaco e dalla milza. Abbiamo poi delle parti dell’intestino che sono intraperitoneali e parti che non lo

sono. Ad esempio il primo tratto del duodeno, quello in prossimità del piloro, risulta essere rivestito da

peritoneo che riveste lo stomaco. Anche nel caso del colon ci sono delle eccezioni: il colon ascendente

ha un rivestimento peritoneale anteriore ma non ce l’ha posteriormente, così come anche il colon

discendente. Mentre il colon trasverso e il colon sigmoideo hanno rivestimento peritoneale e hanno la

piega peritoneale di connessione con la parete addominale. Inoltre i reni, così come il pancreas, sono

organi retroperitoniale, cioè sono al di fuori del foglietto parietale del peritoneo (il quale, ricordiamo,

è costituito da due foglietti: parietale e viscerale). I reni hanno un’ eccezione che è data dalla loggia

renale che è un derivato peritoneale.

IMPORTANTE : alcune slide mostrate a lezione (in particolare quelle sull' organogenesi) non sono

presenti nel drive. Proveremo ad integrarle appena disponibili.

Apparato digerente

L’ è deputato all’assunzione, alla digestione e all’assorbimento delle

sostanze nutritive, ma oltre a svolgere queste funzioni partecipa anche alla respirazione, in particolare la

porzione iniziale, in quanto alcuni tratti (parliamo della faringe) sono in comunione con l’apparato

respiratorio. Funzioni dell’apparato digerente:

• Assunzione del cibo

• Digestione

• Assorbimento delle sostanze nutritive

• Respirazione cavità orale

La prima parte dell’apparato digerente risulta essere costituita dalla . La cavità orale presenta

una prima regione, posta anteriormente, che è il vestibolo buccale. Esso è una sorta di anticamera della

cavità orale propriamente detta. Infatti posteriormente a questo vestibolo, vi sta la cavità orale vera e

propria.

Il vestibolo risulta essere delimitato anteriormente e lateralmente rispettivamente dalle labbra e dalle guance.

Internamente invece, dalle gengive e dai denti. Questo comunica con l’esterno tramite una fessura posta tra

le labbra, detta rima orale.

Mentre la cavità orale propriamente detta risulta essere delimitata lateralmente ed anteriormente dalle arcate

alveolari, dai denti infissi a livello dell’arcata alveolare e dalle gengive. Invece posteriormente risulta

comunicare con la faringe attraverso una porzione ristretta che viene chiamata istmo orofaringeo. In

particolare comunica con l’orofaringe (il secondo tratto della faringe). Inoltre è delimitato, in prossimità

dell’istmo orofaringeo, da due arcate: l’arcata palatoglossa e l’arcata palatofaringea.

Queste due arcate risultano essere in realtà delle emiarcate, perché sono separate lungo il piano mediano

dall’ugola. L’ugola è la porzione postero-inferiore del palato molle.

Ricordiamo anche che tra l’arcata palatoglossa e quella palatofaringea vi è lateralmente la tonsilla (in realtà

sono due, una per ogni lato) e vengono dette tonsille palatine.

Per quanto riguarda la volta e quindi il tetto della cavità orale è costituita dal palato duro.

Il palato duro è dato dalle ossa mascellari e dalle ossa palatine. In particolare i processi palatini delle ossa

mascellari e la lamina orizzontale delle ossa palatine. Questo palato duro si continuerà posteriormente con il

palato molle, una piega carnosa, che si trova posteriormente al palato osseo.

Il pavimento, è costituito dalla porzione anteriore della lingua. Inoltre troveremo a livello del pavimento

anche una superficie mucosa che andrà a rivestire un muscolo, che si trova in questa regione, il muscolo

miloioideo.

La parte anteriore della lingua, è in connessione con il pavimento vero e proprio della cavità orale mediante

il frenulo linguale. Il frenulo si stacca dalla superficie inferiore della parte anteriore della lingua e si connette

con il pavimento della cavità orale.

A livello del frenulo linguale (lateralmente) troveremo delle papille, quindi dei rigonfiamenti, in cui

abbiamo gli orifizi di sbocco delle ghiandole sottomandibolari.

In prossimità di tali papille vi saranno anche altri orifizi, ovvero gli orifizi di sbocco delle ghiandole

sottolinguali.

La cavità orale è rivestita dalla mucosa, sappiamo che tutte le cavità hanno una parete. La parete in questo

caso è costituita da una mucosa che presenta un epitelio pavimentoso stratificato non cheratinizzato che

ha funzione protettiva rispetto alle sollecitazioni meccaniche dovute all’ingresso del cibo.

Questo epitelio lo ritroviamo nell’orofaringe e nella laringofaringe, dove, allo stesso modo, svolge funzione

protettiva, dato che questi tratti sono soggetti al passaggio del bolo alimentare.

La mucosa a livello della base dei denti, in particolare a livello della superficie alveolare a contatto con la

parte visibile del dente (giunzione denti arcata alveolare), andrà a formare la gengiva. La gengiva presenta

un colore roseo a causa della vascolarizzazione.

La mucosa delle porzioni laterali della cavità orale ed in particolare delle guance, è supportata da tessuto

adiposo. Si parla infatti di un accumulo di tessuto adiposo, detto precisamente “zaffo adiposo”, che è a sua

volta sostenuto dai muscoli buccinatori.

La mucosa si continua con le labbra anteriormente, delle pieghe carnose che andranno a circondare l’orifizio

orale. In questo caso abbiamo un rivestimento costituito da epitelio pavimentoso stratificato cheratinizzato

(siamo in continuazione con la cute). 1

Le funzioni della cavità orale sono:

• partecipa a i processi di deglutizione;

• il rimescolamento del cibo tramite i denti, la lingua e il palato;

• la lubrificazione della superficie della cavità orale stessa e del bolo. Quest’ultima avviene attraverso

delle secrezioni mucose e salivari. Infatti annesse alla cavità orale, vi sono delle ghiandole a secrezione

mucosa e sierosa.

• In ultima analisi la cavità orale partecipa ai processi digestivi.

Consideriamo adesso gli elementi che fanno parte della cavità orale.

Innanzitutto vi è la lingua, la quale è costituita da una porzione detta anteriore o corpo della lingua e una

radice che rappresenta la porzione faringea (è quella posteriore in comunicazione con la faringe).

La regione dorsale della lingua è caratterizzata dalle papille. Le papille sono varie e sono caratterizzate da

un epitelio di rivestimento che fornirà attrito al passaggio del bolo alimentare. Queste possono essere

supportate da strutture a forma di botte, detti calici gustativi. La motivazione per cui vi dico possono è che

non tutte le papille sono provviste di calici gustativi. L’epitelio della lingua questo è umettato dalla

secrezione di ghiandole che si trovano all’interno della mucosa ed in particolare nella lamina propria della

mucosa. Ricordiamo che le mucose sono costituite da epitelio, lamina propria e Muscolaris mucosae. Queste

ghiandole si trovano nello spessore della lamina propria. Queste secrezioni contengono principalmente degli

enzimi, quali la lipasi, fondamentale per la scissione dei lipidi e soprattutto dei trigliceridi.

Vediamo inoltre che lungo la linea mediana, sulla superficie inferiore della lingua abbiamo il frenulo

linguale che andrà a connettere la parte anteriore del corpo linguale con il pavimento della cavità orale.

Ai lati del frenulo vi è lo sbocco delle ghiandole salivari che sono sottolinguali e sottomandibolari.

diverse a seconda della localizzazione sul dorso della lingua. Troviamo:

LE PAPILLE sono

• Papille filiformi: risultano essere molto sottili, sono allungate (cilindriche o coniche) e sono disposte in

file diagonali. Si trovano antero-lateralmente alla lingua.

• Papille fungiformi: sono più arrotondate, hanno come suggerisce il nome la forma a fungo e sono

particolarmente abbondanti sui margini della lingua.

• Papille foliate: sono delle papille a forma di foglia, si trovano sui lati della lingua e in particolare in

prossimità della porzione laterale del solco linguale. Questo solco che si trova nel dorso della lingua,

andrà a separare la porzione faringea dalla porzione anteriore della lingua.

• Papille circumvallate: si dispongono a formare una V rovesciata con l’apice rivolto alla porzione

faringea, seguiranno il solco linguale e si trovano sul contorno di tale solco. 2

Soltanto le filiformi non possiedono i calici gustativi.

I CALICI GUSTATIVI sono delle formazioni a botte costituite da epitelio e al loro interno troviamo delle

cellule che sono chemorecettrici responsabili della ricezione dello stimolo gustativo che verrà veicolato alle

terminazioni nervose sinaptiche che lo porteranno ai nervi gustativi.

I calici gustativi sono prevalentemente annessi alle papille ma se ne possono trovare anche sparsi.

I calici gustativi sono sostenuti dall’epitelio circostante che è un epitelio pavimentoso stratificato.

All’interno del calice gustativo oltre le cellule gustative (allungate con un unico nucleo) ve ne sono altre che

sono le cellule di sostegno, forniscono un sostegno meccanico alle cellule gustative stesse.

esse sono responsabili della secrezione

Associata alla cavità orale vi sono LE GHIANDOLE SALIVARI,

di un secreto che può essere mucoso o sieroso che andrà a lubrificare la superficie boccale. Queste ghiandole

si trovano nello spessore della parete della cavità orale all’interno della mucosa del palato, delle guance e del

pavimento. Le ghiandole sono avvolte da una capsula connettivale fibrosa e presentano una struttura

adenomerica secernente e un dotto escretore perché sono ghiandole esocrine, il secreto verrà trasportato

mediante il dotto escretore che riceverà dei condotti di diametro minore che partono dalla porzione

adenomerica. Il dotto escretore perfora la capsula fibrosa connettivale e andrà ad aprirsi sulla superficie della

mucosa orale dove avverrà l’escrezione. Le ghiandole salivari sono:

• Ghiandole parotidi: la ghiandola parotide è quella di dimensioni maggiori e si trova tra l’arcata zigomatica e

il muscolo sternocleidomastoideo. Andrà ad occupare la regione postero-inferiore dell’osso temporale che

viene chiamata mastoide. Questa ghiandola si estenderà in avanti prendendo contatto (anteriormente e

medialmente) con un altro muscolo che viene chiamato massetere che occupa tutto il ramo mandibolare.

Il dotto escretore viene chiamato parotideo o di Stenone e si andrà ad aprire nel vestibolo della cavità orale

(la parte anteriore). Il secreto è una secrezione sierosa ricca di enzimi, abbiamo l’amilasi salivare che è

fondamentale per la scissione dei carboidrati. (fig 14 vediamo che la parotide si trova inferiormente

all’arcata zigomatica, nella porzione rappresentata dal ramo mandibolare e dall’angolo della mandibola si

trova il muscolo sternocleidomastoideo che decorre un po’ obliquamente; nella porzione posteriore e

superiore la ghiandola entra in connessione con il mastoide che abbiamo detto essere la porzione postero-

inferiore dell’osso temporale)

• Ghiandole sottolinguali: sono rivestite dalla mucosa che riveste anche il pavimento buccale, riordiamo che

tali ghiandole si trovano proprio a livello del pavimento della cavità orale e in prossimità delle arcate

alveolari inferiori dei denti (nella regione mandibolare). I dotti escretori “di Rvinus” si aprono ai lati del

frenulo linguale, sembrano quasi la continuazione del dotto escretore della ghiandola sottomandibolare.

D'altronde dobbiamo dire che alcuni dotti escretori delle ghiandole sottolinguali possono fondersi con il

dotto escretore della ghiandola sottomandibolare ed aprirsi ai lati del frenulo linguale.

Il secreto è prevalentemente sieroso ed anche in questo caso è ricco di enzimi, però queste ghiandole

contribuiscono in minima parte alla formazione del secreto salivare

• Ghiandole sottomandibolari: producono la maggior parte del secreto salivare. Si trovano anch’esse a livello

del pavimento della cavità orale, in corrispondenza e poco al disotto della linea miloioidea (cioè quella linea

che si trova sul margine mediale del ramo mandibolare dove si attacca il muscolo miloioideo). I dotti

escretori sono detti di Wharton e si aprono anche essi nelle papille del frenulo linguale. Il secreto è

prevalentemente sieroso anche se vi può essere una piccola percentuale di secreto mucoso.

Normalmente vi è una secrezione basale che andrà ad umettare e a regolare la flora batterica della superficie

della cavità orale. Oltre alla secrezione basale vi è una secrezione non basale, innescata dall’ ingresso del

cibo nella cavità orale. Dobbiamo ricordare che le ghiandole salivari sono innervate dal sistema nervoso

autonomo simpatico e parasimpatico. La secrezione basale risulta essere innescata da questa componente

simpatica e parasimpatica. Una volta che si ha l’ingresso del cibo (del bolo) all’interno della cavità orale si

innesca un riflesso che è il riflesso salivare, questo perché vengono stimolati dei recettori del nervo

trigemino (V paio dei nervi cranici encefalici). Oltre alla stimolazione dei recettori o contemporaneamente si

può avere la stimolazione delle cellule chemorecettoriali presenti all’interno dei calici gustativi che sono

strettamente connessi al VII, al IX e al X paio dei nervi cranici.

Quindi alla fine possiamo avere una stimolazione un riflesso salivare indotto dal V paio di nervi cranici e

una innervazione indotta da chemorecettori dei calici gustativi. 3

La componente parasimpatica andrà a stimolare positivamente la secrezione salivare, producendo una

saliva prevalentemente acquosa. La stimolazione del simpatico avrà una azione antagonista perché andrà a

ridurre la secrezione determinando quella che viene chiamata secchezza delle fauci.

L’inibizione avviene per alterazione della secrezione delle ghiandole, in genere è una situazione patologica,

però la secchezza può anche essere indotta da particolari stress fisiologici ma anche per azioni che

compiamo in maniera ripetuta. Normalmente quando si parla di secchezza delle fauci propriamente detta si

fa riferimento ad un quadro patologico. Il sistema simpatico e il parasimpatico sono antagonisti tra di loro. Il

Sistema parasimpatico ha una funzione eccitatrice, quello simpatico inibitrice.

Denti sono “responsabili” della masticazione, intervengono nel processo di rimescolamento del cibo e

I

della frammentazione e contribuiscono con la loro azione meccanica alla realizzazione della prima fase

digestiva. Il dente ha una composizione ben definita ed è costituito da:

• Radice, ancorata all’alveolo dentale dell’osso mascellare e dell’osso mandibolare attraverso il legamento

paradontale ha la funzione di fissare la radice all’alveolo dentale. Si forma un’articolazione chiamata

“gonfosi” caratteristica della fissazione dei denti.

Naturalmente viene reclutato o l’osso mascellare o l’osso mandibolare, quindi arcata alveolare superiore o

inferiore.

• Colletto dentario: zona di transizione della radice con la corona dentale (parte visibile del dente) e si trova

al confine tra la corona e la radice.

• Corona dentaria: è la parte visibile del dente ed è rivestita da cristalli di calcio (fosfato di calcio) che

andranno a formare lo smalto del dente.

Struttura interna del dente

All’interno del dente troviamo una matrice ricca di Sali, ovvero mineralizzata (Sali di calcio), che viene

chiamata dentina. Al centro del dente troviamo la cavità polpare che è la polpa della dentina costituita da

cellule che hanno prolungamenti citoplasmatici che raggiungeranno la dentina mineralizzata.

La cavità polpare oltre ad avere cellule dotate di prolungamenti citoplasmatici (in particolare le cellule si

trovano nella regione più periferica della cavità polpare) contiene anche all’interno una ricca

vascolarizzazione: sia vasi sanguigni arteriosi e venosi, sia vasi linfatici. Tipologie di denti:

• Incisivi (posti più centralmente in posizione mediana)

• Canini che si trovano più lateralmente e sono i responsabili della lacerazione del cibo e possono essere

più o meno appuntiti (caratteristica soggettiva che varia da specie a specie)

• 2 premolari per ogni emiarcata (sia superiore che inferiore)

• Molari che possono essere 3 o in alcuni casi 4. Sono denti che supportano la masticazione

Il numero dentario deve essere rispettato e nel caso in cui non venga rispettato si ha la dislocazione in avanti

o dell’arcata superiore o inferiore che crea poi problemi alla masticazione e a tutto il resto della colonna

vertebrale. I denti inizialmente non sono quelli definitivi, si parla infatti di denti decidui o denti da latte che

poi verranno sostituiti con i denti permanenti che avranno una mineralizzazione maggiore rispetto alla

mineralizzazione dei denti da latte.

L’ESOFAGO è un canale fibro-muscolare ed è lungo circa 25 centimetri, permetterà la connessione della

faringe con lo stomaco. La sua estensione prevede l’inizio a partire dalla VI vertebra cervicale e termina a

livello della XI vertebra toracica, termina con l’orifizio cardiale dello stomaco che è quell’apertura che

segna il passaggio dell’esofago con la parte più prossimale chiamata Cardias. Dobbiamo considerare che a

livello della decima vertebra toracica l’esofago passa attraverso il muscolo diaframmatico e da toracico

4

diventa addominale; questo è importante perché dovremo scomporre l’esofago in delle porzioni per

analizzarlo meglio. Quindi è questo canale muscolare e fibroso che attraversa il diaframma con una leggera

inclinazione e andrà a terminare a livello del cardias. Dunque il canale dell’esofago ha un andamento

pressoché verticale ma non lo è esattamente perché ha una leggera inclinazione, è un po’ obliquo, raggiunge

uno iato diaframmatico poi piega a sinistra e raggiunge la prima parte dello stomaco, questa porzione che

viene chiamata cardias. Si può distinguere l’esofago in tre porzioni:

• Esofago cervicale si trova posteriormente alla trachea ed è connesso ad essa mediante del tessuto

connettivale molto lasso, le fibre sono larghe non formano una rete stretta. Inoltre si trova in contatto

posteriormente con la colonna vertebrale. Lateralmente troveremo a costeggiare l’esofago cervicale

l’arteria carotide comune che è un vaso che si stacca dall’arteria bracheocefalica in continuazione con

l’arteria succlavia. Si trova anche in connessione con la ghiandola tiroidea

• Esofago toracico si trova a livello della cavità toracica ed è situato in particolare in una regione

chiamata mediastino superiore. Anch’esso, si trova inizialmente tra la trachea e la porzione toracica

della colonna vertebrale, ed è spostato leggermente a sinistra rispetto al piano mediano. Questo tratto

andrà a passare (al di sotto) posteriormente all’arco aortico, e alla fine dal mediastino superiore si porta

nel mediastino posteriore. Naturalmente continuando il suo decorso andrà ad incrociare l’aorta toracica

costeggiandola e poi raggiunge il muscolo diaframmatico attraversandolo a livello della decima vertebra

toracica.

• Esofago addominale inizia a partire dalla decima vertebra toracica a livello del muscolo diaframmatico

e tenderà a piegare notevolmente a sinistra passando attraverso l’orifizio diaframmatico cioè lo iato

esofageo, portandosi in connessione con il cardias dello stomaco.

Andiamo all’ultrastruttura dell’esofago.

La parete esofagea così come tutte le pareti organicali è costituita da:

• Mucosa

• Sottomucosa

• Tonaca muscolare esterna

• Tonaca avventizia o sierosa

Le tonache le distinguiamo a seconda del rivestimento peritoneale. Il rivestimento peritoneale si ha solo a

livello dell’esofago addominale, perché il peritoneo è quel rivestimento sieroso tipico della cavità

che aggetta verso il lume dell’esofago, è caratterizzata da un rivestimento epiteliale

addominale. La Mucosa

che è un epitelio pavimentoso stratificato non cheratinizzato in continuità con quello della laringofaringe che

ha le stesse caratteristiche. A livello della giunzione gastroesofagea l’epitelio cambia in maniera molto

brusca e diventa epitelio cilindrico semplice che è tipico dello stomaco. Il limite di demarcazione è dato da

una stria chiamata Linea Z o linea a zig zag, è il limite di separazione dell’epitelio esofageo pavimentoso

stratificato non cheratinizzato con l’epitelio cilindrico semplice dello stomaco. Inoltre questo epitelio ha una

funzione principalmente protettiva per questo deve essere pavimentoso stratificato non cheratinizzato, ha

funzione protettiva perché deve proteggere la parete non soltanto dalle sollecitazioni meccaniche dovute al

passaggio del cibo ma anche dalla secrezione acida che proviene dallo stomaco. Talvolta si assiste a un

reflusso del succo gastrico a livello esofageo, si verifica in molti individui sia in soggetti normali che in

quelli con ernia iatale. Il reflusso gastroesofageo in condizioni normali viene evitato dalla presenza dello

sfintere esofageo inferiore, lo sfintere è caratterizzato da alcuni dispositivi sfinteriali, in particolare abbiamo

un sistema che è costituito dalla flap valve (la prof dice Fleip Veilv) che è una sorta di valvola che chiude

l’orifizio esofageo e quindi lo sfintere evitando il reflusso.

La flap valve è data dal ripiegamento e dall’approfondarsi dell’incisura cardiale a livello dell’orifizio

cardiale (comunicazione dell’esofago con il cardias). Dovete immaginare che questa espansione che si trova

poco al di sotto dell’incisura cardiale si estende e chiude l’orifizio cardiale.

Vi sono altri meccanismi che evitano il reflusso oltre la flap valve, come quello rappresentato dal legamento

esofagogastrico o gastroesofageo che andrà a supportare la chiusura dello sfintere; un altro meccanismo è la

contrazione del diaframma.

Riassumendo i meccanismi, uno è la flap valve data dall’ingresso del margine sottostante all’incisura

cardiale che chiude così l’orifizio cardiale, oppure il legamento gastroesofageo che si trova in prossimità

della porzione terminale dell’esofago o ancora la contrazione del muscolo diaframmatico che determina la

chiusura dello sfintere, così in condizioni fisiologiche si evita il reflusso gastroesofageo. 5

Quando invece il reflusso gastroesofageo si verifica in casi patologici e nel caso in cui si ha l’ernia iatale si

possono verificare delle alterazioni della mucosa, si può assistere a uno sdifferenziamento dell’epitelio della

mucosa che lo porta ad essere molto simile a quello gastrico ossia diventa cilindrico semplice. Lo

sdifferenziamento viene chiamato mucosa di Barrett.

Nei casi in cui vi è una continua reiterazione del reflusso gastroesofageo si possono verificare fenomeni di

neoplasia degenerativa che portano al carcinoma esofageo. Dobbiamo ricordare che nella mucosa esofagea

in particolare nella lamina propria, troviamo delle cellule con funzione principalmente protettiva e difensiva

denominate cellule di Langherans.

All’interno della lamina propria troviamo anche dei follicoli linfatici che sono ammassi di linfociti e sono

disseminati lungo la parete dell’esofago, però dobbiamo ricordare che sono particolarmente numerosi (più

addensati) a livello della giunzione gastroesofagea.

Nello spessore della lamina propria ci sono alcune ghiandole a secrezione mucosa.

Sottostante alla lamina propria troviamo la Muscolaris mucosae costituita da fibre muscolari lisce con

decorso longitudinale e circolare ,longitudinale esterno e circolare interno, ma nel caso dell’esofago la

porzione muscolare longitudinale è molto più evidente rispetto a quella circolare interna.

Al di sotto della mucosa c’è la Sottomucosa costituita da tessuto connettivale riccamente vascolarizzato e

innervato ,vedremo inoltre che nelle sottomucose saranno presenti anche delle ghiandole Ghiandole

esofagee tubulo-acinose composte, hanno adenomero tubulare e acinoso per lo più ramificato; tali ghiandole

contengono cellule a secrezione mucosa e pochissime cellule a secrezione sierosa quindi il secreto è

prevalentemente mucoso.

A livello della giunzione gastroesofagea queste ghiandole si trasformano in ghiandole più semplici

,somigliano a quelle presenti nella lamina propria della mucosa.

La tonaca muscolare esterna è costituita da due strati, lo strato muscolare longitudinale periferico e lo

strato circolare interno. 6

Caratteristiche generali del Canale alimentare:

-La Parete ha vari strati /tonache

-La parete più a contatto con il lume prende il nome di mucosa/tonaca mucosa

-Al di sotto vi sarà la tonaca sottomucosa e andando dall'interno verso l'esterno la tonaca muscolare

esterna e più esternamente la tonaca avventizia

-Se vi è rivestimento peritoneale vi sarà la sierosa al posto della tonaca avventizia.

Nella Tonaca mucosa vi sono 3 strati:

(Dall’esterno verso l'interno vi sono)

1. Strato epiteliale di rivestimento

Al di sotto vi è la 2. lamina propria costituita da tessuto connettivale e al di sotto vi è la

3. Muscolaris mucosae. (muscolatura liscia)

Le caratteristiche delle varie pareti risultano essere variabili in funzione del tratto analizzato.

Altre due caratteristiche sono la natura (morfologia) e la localizzazione delle ghiandole.

Altro elemento distintivo è l'andamento o orientamento dei fascetti muscolari lisci all'interno della

tonaca muscolare. Altra variabile è che può presentare tonaca sierosa o avventizia.

L' Epitelio dell'esofago è un epitelio pavimentoso stratificato non cheratinizzato e cambia in modo

repentino a livello della linea z o zig zag. Cambia in modo apparentemente graduale a cilindrico

semplice, ma il passaggio non è graduale come sembra perché l'epitelio cambia bruscamente a livello

dello stomaco. Alla linea z si collega l esofago con il cardias che è la prima parte dello stomaco

La lamina propria è sottostante all’epitelio e sono presenti, oltre ai follicoli linfatici, anche ghiandole.

Nella Tonaca sottomucosa si ha un tessuto connettivale in cui vi è la presenza di ghiandole tubulari o

tubulari acinose ramificate e vi è una piccola vascolarizzazione, vi è una buona quota di vasi che

andranno a portare nutrimento all’epitelio sovrastante. Nella tonaca muscolare esterna vi è la

presenza di due fasci muscolari (un fascio circolare interno e fascio longitudinale esterno)

Infine esternamente vi è la tonaca avventizia proprio perché l esofago non è rivestito da sierosa

(peritoneo). Ma c'è un eccezione, perché l'ultimo tratto dell’esofago, cioè il tratto addominale che

penetra nella cavità addominale, è rivestito da cavità peritoneale. Quindi, l’esofago non è rivestito da

sierosa ma risulta essere rivestito da sierosa nel tratto addominale dell’esofago.

STOMACO

Si forma per dilatazione del tubo digerente durante la vita embrionale. Nella vita intrauterina il tubo

digerente si forma come una cavità allungata e questa cavità allungata inizia a differenziare, durante la

vita embrionale, formando intestino anteriore e intestino posteriore. Questa porzione tubulare si

modifica e comporta l'espansione della porzione più prossimale del tubo digerente con la formazione

di questa parte espansa che rappresenta lo stomaco. La parte dello stomaco è la parte espansa della

porzione prossimale del tubo digerente. Lo stomaco si trova tra l esofago prossimalmente e il duodeno

distalmente. Occupa l'ipocondrio sx, la regione epigastrica, occupa una parte del mesogastrio e in

alcuni casi quando lo stomaco è vuoto e le pareti sono più rilassate può estendersi verso il mesogastrio

e quindi la regione ombelicale. Rapporti di continuità:sono con l’esofago prossimalmente e il duodeno

distalmente.

Rapporti di contiguità: cioè vicini ad altri organi. Lo stomaco troverà superiormente il muscolo

diaframmatico che lo separa dalla cavità toracica. È in rapporto medialmente con il fegato mediante

un derivato peritoneale che è il piccolo omento: che è una piega del peritoneo che deriva dal residuo

posteriore del mesentere ventrale. Il piccolo omento si attacca sulla piccola curvatura dello stomaco e

il piccolo omento si va a inserire tra il margine postero inferiore del fegato. Piccolo omento conterrà

dei legamenti. Il legamento epato-duodenale e il legamento epato-gastrico inoltre per quanto riguarda

altri rapporti, lo stomaco presenterà rapporti supero lateralmente con la milza e postero inferiormente

prenderà rapporto con il pancreas. In prossimità dell’esofago troviamo l orifizio cardiale che mette in

comunicazione l esofago con il primo tratto dello stomaco che è il cardias inoltre il margine laterale

dell esofago tende a piegare lo stomaco formando un incisura che è l incisura cardiale. L incisura

cardiale si trova in corrispondenza di quella protrusione della parete dello stomaco che costituisce un

meccanismo anti reflusso, cioè il meccanismo della flap-valve che andrà a chiudere l orifizio. L incisura

cardiale si andrà a trovare in corrispondenza di questa protrusione della parete gastrica a occupare l

orifizio cardiale e si estende fino a occludere l orifizio - - - > flap-valve. Impedisce il reflusso gastro

esofageo in condizioni fisiologiche. Dall’incisura cardiale la parete dell’esofago si continua con il

margine superiore dello stomaco e andrà a determinare una struttura a cupola, che si formerà nel

margine superiore della porzione, che viene chiamata fondo dello stomaco. Questo rappresenta il

tetto margine superiore del fondo gastrico. In questo margine superiore si continuerà lateralmente e

in basso, scenderà e formerà la grande curvatura dello stomaco, ha un decorso inferiore mediale ,si

porta inferiormente e piega medialmente. Sulla grande curvatura dello stomaco si andrà ad attaccare

il grande omento che è anch'esso una piega peritoneale ed è un derivato del mesentere dorsale.

Durante l'embriogenesi si formano i due mesenteri---> ventrale e dorsale. Il grande omento è un

derivato del mesentere dorsale mentre il piccolo omento è un derivato del mesentere ventrale.

Grande omento è costituito da tessuto adiposo che conferisce calore ed energia al corpo e dà una

stabilizzazione fisica e meccanica all'organo stesso. Lo mantiene in situ. Questo grande omento si

estende a mo di grembiule che passa a livello della parete addominale anteriore al di sopra

dell’intestino, sia del colon trasverso e si estenderà sulla superficie anteriore dell’intestino

mesenteriale. L intestino mesenteriale è costituito dalle anse del digiuno e dell’ileo che sono

incorniciate dal colon.

Quali sono le altre porzioni che caratterizzano lo stomaco?

Il corpo. Il corpo è la porzione più voluminosa dello stomaco.

L'ultimo tratto è il tratto pilorico. Il tratto pilorico risulta essere costituito da un canale e una porzione

che rappresenta l'apertura, che risulta essere contrassegnata dalla presenza di uno sfintere muscolare.

Lo sfintere pilorico permette il passaggio unidirezionale del chimo gastrico fino al duodeno. Questo è

l'ultimo tratto dello stomaco. Abbiamo già detto che a livello ultra strutturale lo stomaco nella linea z

l'epitelio cambia e passerà da epitelio pavimentoso stratificato non cheratinizzato a un epitelio

cilindrico semplice. Questo epitelio cilindrico semplice secerne muco, intercalate alle cellule epiteliali

cilindriche vi sono cellule secernenti muco. Inoltre la parete gastrica è caratterizzata da delle fossette e

queste fossette sono costituite da orifizi di sbocco in cui si aprono dei dotti escretori. Quindi, a livello

della fossetta gastrica che si vede a livello della superficie della mucosa dello stomaco, troveremo

ghiandole gastriche.

queste fossette in cui si aprono i dotti escretori delle Queste ghiandole,

fondamentalmente, si trovano a livello della lamina propria e sono prevalentemente ghiandole tubulari

il cui dotto escretore si aprirà a livello della fossetta gastrica. Queste ghiandole possono essere

classificate in:

ghiandole cardiali

• ghiandole principali(del corpo e del fondo)

• ghiandole piloriche

Le ghiandole cardiali si trovano a livello dell'orifizio cardiale e sono ghiandole tubulari semplici; si

possono trovare però, in quantità minore, anche ghiandole ramificate composte. Le cellule prevalenti a

livello di queste ghiandole sono cellule secernenti muco, quindi cellule mucose.

Le ghiandole del corpo e del fondo, o principali, sono costituite da un'eterogeneità cellulare e quindi

presentano diversi citotipi. Le cellule che troviamo in queste ghiandole sono le cellule principali, o

zimogeniche, dette così perché queste cellule sono in grado di produrre gli zimogeni, le versioni

inattive degli enzimi(attivi), come il pepsinogeno, che poi verranno convertite nelle forme attive

enzimatiche ( il pepsinogeno è convertito in pepsina). Poi troviamo le cellule parietali, responsabili

della produzione dell'acido cloridrico e, inoltre, del fattore intrinseco deputato all'assorbimento della

vitamina B12, responsabile del processo di eritropoiesi. La secrezione di acido cloridrico è

fondamentale perché andrà a regolare l'ambiente acido dello stomaco, che deve essere

necessariamente acido per lo svolgimento dei processi digestivi, poiché molti degli enzimi che

intervengono in tali processi sono attivi solo in ambiente acido. Troviamo poi anche le cellule mucose,

che non si trovano tanto a livello dell'adenomero, ma a livello del colletto della ghiandola, cioè quella

porzione fondamentalmente non secernente, che si andrà a continuare con tutto il dotto escretore e si

andrà ad aprire sulla superficie epiteliale. Poi abbiamo anche le cellule staminali, cioè cellule

indifferenziate che si trovano alla base delle ghiandole, ma si possono trovare anche alla base delle

fossette gastriche. Queste cellule, essendo indifferenziate, sono responsabili della proliferazione e del

differenziamento cellulare. Infine, troviamo le cellule enteroendocrine, che si trovano nella parte più

profonda della ghiandola ed hanno il compito di produrre amine e peptidi attivi, che andranno a

controllare la motilità gastrica e l'unidirezionalità del chimo verso il duodeno. Tra di esse vi sono le

cellule G, secernenti la gastrina, e le cellule D, secernenti la somatostatina. In particolare, le cellule G

sono quelle che andranno a regolare l'attività delle cellule principali e parietali. Le ghiandole piloriche si

trovano a livello della regione pilorica e sono ghiandole tubulari che presentano delle ripiegature,

quindi delle circonvoluzioni tubulari, che si trovano a livello della base delle fossette gastriche.

Principalmente, queste ghiandole contengono cellule secernenti gastrina(enteroendocrine

prevalentemente). LA SOTTOMUCOSA

È quello strato che si trova sottostante alla muscolaris mucosae della mucosa ed è costituita da tessuto

connettivale riccamente vascolarizzato. Questo tessuto risulta essere costituito da fibre collageniche ed

elastiche(più abbondanti) che sono alla base dei meccanismi per i movimenti di unidirezionalità del

chimo verso il duodeno. Vedremo che questa componente collagenica ed elastica, presente anche nella

parete dell'intestino tenue e dell'intestino crasso, è fondamentale perché permette un ulteriore

peristalsi del chilo, a livello intestinale, fino all'ano. Importante è la presenza di plessi nervosi ed in

particolare del plesso nervoso sottomucoso che si trova al confine della sottomucosa, nel margine

esterno, e lo strato più interno della tonaca muscolare esterna.

LA TONACA MUSCOLARE ESTERNA

È costituita da tre strati: obliquo, circolare e longitudinale. In questo caso, nello stomaco, abbiamo tre

strati di muscolatura liscia, perché vi deve essere una massiccia contrazione tale da determinare uno

svuotamento gastrico completo ed evitare la rimanenza del chimo all'interno dello stomaco. Per questo

motivo, tale muscolatura deve essere ricca di ulteriori fasci. Il plesso sottomucoso, si trova tra la tonaca

sottomucosa e lo strato obliquo della tonaca muscolare esterna. Questi plessi li ritroveremo in tutto il

resto del canale digerente, però se in questo caso il plesso lo troviamo tra la sottomucosa e lo strato

obliquo della tonaca muscolare esterna, negli altri organi dell'apparato digerente a seguire lo troviamo

tra la sottomucosa e lo strato circolare della tonaca muscolare esterna. Questo plesso è fondamentale,

perché garantisce un'innervazione intrinseca della parete gastrica, perché lo stomaco può essere

innervato sia intrinsecamente, dal plesso nervoso, sia estrinsecamente(un'innervazione estrinseca è

autonoma, cioè viscerale, noi non possiamo contrarre volontariamente lo stomaco). In prossimità di

questo plesso nervoso vi sono delle cellule importantissime, dette cellule di Cajal, che andranno a

regolare la contrazione, stimolata dal plesso sottomucoso, delle fibre muscolari adiacenti. A livello della

tonaca muscolare esterna vi è un altro importante plesso nervoso, particolarmente più sviluppato a

livello degli altri tratti dell'apparato digerente e, quindi, nell'intestino tenue e in buona parte del crasso,

detto plesso mioenterico dell'Howercraft . Questo plesso si trova tra la tonaca muscolare interna

circolare e lo strato longitudinale esterno.

LA TONACA SIEROSA O PERITONEO VISCERALE

Si trova esternamente alla tonaca muscolare esterna. Non è più una tonaca avventizia, ma sierosa,

perché lo stomaco è rivestito dal peritoneo viscerale (il peritoneo è quella sierosa costituita da due

foglietti, quello viscerale e quello parietale; quando si parla di rivestimento peritoneale si tratta di un

organo che è inscritto all'interno della cavità peritoneale e che è rivestito in primis dal foglietto

viscerale e poi dal foglietto parietale). Da questo rivestimento peritoneale si andranno a formare delle

pieghe che sono il piccolo omento, che si stacca dalla piccola curvatura fino alla superficie postero

inferiore del fegato, e il grande omento, che si stacca dalla grande curvatura e si estende al di sopra del

colon trasverso e al di sopra dell'intestino mesenteriale.

REGOLAZIONE DELLA SECREZIONE GASTRICA

La regolazione della motilità e della secrezione gastrica è indotta dal sistema nervoso autonomo, che

può essere modulato ulteriormente da stimoli provenienti dal sistema nervoso centrale, anche se

l'innervazione è autonoma. La regolazione si esplica fondamentalmente attraverso un nervo, cioè il

decimo paio di nervi cranici, detto nervo vago. Oltre al nervo vago, abbiamo anche l'innervazione data

dal plesso celiaco, una rete nervosa che si trova in prossimità del tronco celiaco, un ramo arterioso che

si distacca dall'aorta addominale e, quindi, sale in prossimità dell'orifizio cardiale. Il plesso celiaco darà

origine a tre rami: il più prossimale è l'arteria gastrica di sinistra; l'arteria epatica comune e l'arteria

gastrica di destra, che in realtà non è altro che una continuazione ascensionale dell'arteria epatica

comune. Le due arterie gastriche, di destra e di sinistra, si incontreranno, alla fine, sulla piccola

curvatura e si anastomizzeranno tra di loro; esse sono essenziali, perché andranno a vascolarizzare la

parte più mediale dello stomaco. L'arteria epatica comune andrà a continuarsi con l'arteria

gastroduodenale, che poi diventa epatoduodenale. Da quest'arteria prenderà origine l'arteria

gastroepiploica, che andrà a vascolarizzare la porzione di sinistra della grande curvatura dello stomaco.

Abbiamo detto che la regolazione del simpatico avviene tramite queste due componenti, il nervo vago

e il plesso celiaco, in prossimità del tronco celiaco. Vedremo che anche se non si ha l'ingresso del cibo

all'interno dello stomaco, il solo pensiero del cibo può determinare una stimolazione nella secrezione

gastrica, tramite il nervo vago. Ciò determina anche un incremento dell'acidità e una diminuizione del

pH. Una volta che viene ingerito il cibo, si ha la stimolazione di recettori, detti anche recettori da

stiramento, che sono intramolari, cioè si trovano a livello della parete gastrica. Inoltre, oltre alla

stimolazione di recettori da stiramento, che sono recettori meccanici, possiamo avere la stimolazione

dei chemiorecettori. L’arrivo del cibo stimola anche recettori da stiramento (recettori meccanici) che si

trovano a livello della parete gastrica e chemorecettori , questa stimolazione determina la contrazione

riflessa della tonaca muscolare e la secrezione della gastrina, che andrà a regolare l’affinità delle cellule

principali e parietali. Per quanto riguarda la stimolazione del sistema nervoso simpatico , questo induce

inibizione dell’attività gastrica al contrario di quello parasimpatico che invece determina un incremento

dell’attività gastrica. E’ importante anche un controllo da parte dell’intestino tenue (è in grado di

produrre la colecistochinina e la secretina che andranno a stimolare il pancreas ) e principalmente da

parte del fegato (che inibirà l’attività e la modalità gastrica).

INTESTINO TENUE

E’ una porzione tubulare che si estende dal piloro fino alla valvola ileocecale, questa segna il passaggio

dell’ultimo tratto dell’intestino tenue ( ileo ) e del primo tratto dell’intestino crasso (cieco).

Ha una lunghezza di circa 7 m e tende il diametro a diminuire gradualmente andando verso l’ileo.

Occupa la porzione mesogastrica (ombelicale) ma si può anche estendere nell’ipogastrio.

Tratti distintivi dell’intestino tenue :

Duodeno ( tratto prossimale più vicino al piloro ),

• Digiuno,

• Ileo (tratto più esteso dell’intestino tenue ).

• DUODENO

Risulta avere una configurazione a C con una convessità laterale e una concavità mediale, è lungo circa

20-25 cm. E’ un organo retroperitoneale accollato alla parete addominale posteriore , la restante

porzione dell’intestino tenue invece non è accollata alla parete addominale posteriore ma è connessa

a quest’ultima mediante un mesentere ( per questo motivo la parte del digiuno e dell’ileo viene

chiamata porzione mesenteriale ). E’ costituito da vari tratti, tra i quali possiamo riconoscere :

Una parte superiore , lunga di 5 cm , risulta essere la parte più mobile. Anteriormente è rivestita dal

peritoneo, superiormente è in rapporto con la superficie postero-inferiore del fegato , si pone anche in

rapporto con la cistifellea , con il condotto coledoco e con la vena porta che raccoglie il sangue refluo

da tutte le porzioni dell’apparato digerente (sangue venoso , ricco di sostanze nutritive ) a livello

mediale si pone in rapporto con la testa del pancreas ( che si estende orizzontalmente dal margine

mediale del duodeno e infine passerà postero-inferiormente allo stomaco ). Questo tratto discendente

discende dal collo della cistifellea , costeggia la colonna vertebrale , in particolare il margine laterale

destro e si estenderà fino alla 3° vertebra lombare , decorrendo in questa direzione si pone anche in

rapporto con la testa del pancreas. Il margine mediale riceverà dei dotti che sono il dotto coledoco e il

dotto pancreatico ,in realtà si parla di due dotti , un dotto pancreatico principale e un dotto

pancreatico accessorio , entrambi si aprono sul margine mediale del duodeno , l’apertura è segnata da

una dilatazione che prende il nome di ampolla detta duodenale o di Vater , questa è contrassegnata da

uno sfintere , costituito da fasci di muscolatura liscia e viene chiamato di Oddi. Questo sfintere

contraendosi regola il passaggio del secreto pancreatico e della bile , fisiologicamente permette il

passaggio della bile ma a volte la bile non viene convogliata nel duodeno ma ritorna a livello della

cistifellea ( parte postero-inferiore del fegato) , il passaggio alla cistifellea avviene tramite un altro

condotto chiamato dotto cistico , questo si verifica quando la bile non è particolarmente concentrata

quindi è necessario , affinché si verifichino i normali processi digestivi , che la bile abbia

un’abbondante concentrazione e quindi sia ricca di sali biliari fondamentali per svolgere la digestione

in generale ma soprattutto dei lipidi. Una parte orizzontale decorre trasversalmente , si origina dal

corpo della 3° vertebra lombare e arriva fino al margine inferiore della 2 vertebra lombare. Questa

porzione prenderà contatto con la testa del pancreas superiormente , inferiormente con le anse del

digiuno e dell’ileo e con la parte antero-inferiore del il colon trasverso. Dopo che attraversa la cavità

addominale tenderà a incrociare trasversalmente altre strutture tra cui quelle vascolari :

Aorta addominale,

• Vena cava inferiore.

Questo tratto continua con la parte ascendente, raggiunge il margine superiore della 2 vertebra lombare.

Questa parte piegherà in avanti e di poco inferiormente andando a formare una fessura chiamata

flessura duodeno-digiunale, risulta essere supportata da legamenti che la rendono stabile e fissa.

A livello della sottomucosa esclusivamente duodenale vi sono delle ghiandole, dette ghiandole del

Brunner, deputate alla secrezione di tamponi basici che andranno a neutralizzare l’acidità gastrica

proveniente dallo stomaco. Esse si trovano del duodeno proprio perché è il tratto più prossimale allo

stomaco.

Per quanto riguarda la tonaca muscolare esterna è costituita dai fascetti muscolari lisci che risultano

avere due andamenti, il circolare interno e il longitudinale esterno. Anche qui si possono trovare i plessi

enterici.

Soltanto la parte dell’intestino mesenteriale è rivestito in toto da peritoneo con un mesentere che

connetterà l’intestino mesenteriale con la parete addominale posteriore. La porzione supero anteriore

del duodeno ha una porzione intraperitoneale.

DIGIUNO

Si estende per tutto il mesogastrio, prende origine dalla flessura duodeno- digiunale , è rivestito dal

peritoneo ed è connesso alla parete addominale posteriore dal mesentere.

Ha una parete molto vascolarizzata , inoltre a livello della lamina propria e della sottomucosa

troveremo (a differenza del duodeno ) degli addensamenti linfatici che prendono il nome di

noduli linfoidi aggregati dette anche placche di Peyer che hanno una funzione difensiva. Questi

aggregati si possono trovare soltanto a livello del digiuno e dell’ileo ( a seconda del soggetto possono

essere maggiori in uno piuttosto che nell’altro) , nel duodeno troviamo invece dei follicoli linfatici sparsi

non formano aggregati. ILEO

L’ileo è l’ultimo tratto dell’intestino tenue e si trova principalmente nella regione pubica e nella

regione pelvica. Il suo diametro risulta essere più assottigliato rispetto agli altri tratti e la parete risulta

essere più sottile. La parete intestinale è costituita da una tonaca mucosa, una tonaca sottomucosa,

una tonaca muscolare esterna e una sierosa o avventizia (a seconda che vi sia o meno il rivestimento

peritoneale). La mucosa risulta essere particolarmente vascolarizzata e la vascolarizzazione si verifica a

carico dei vasi presenti nella lamina propria della mucosa. Nella parete della sottomucosa vi sono dei

sollevamenti che spingono la mucosa al livello del lume in delle pieghe circolari intestinali, dette

valvole di kerkring, quindi si ha il sollevamento della mucosa che porta alla formazione di queste

pieghe che andranno ad aumentare la superficie della parete e quindi dell’intestino tenue. La

principale funzione delle valvole di kerkring e quella di trattenere il contenuto presente all’interno del

lume più a contatto con la parete intestinale (maggiore contatto del contenuto addominale

dell’intestino con la parete).

La superficie risulta essere caratterizzata dalla presenza di villi intestinali, questi sono delle

estroflessioni a carico della lamina propria della mucosa che la sollevano ulteriormente.

All’interno dei villi intestinali troveremo un vaso linfatico che origina a fondo cieco (un vaso che non

origina da ulteriori vasi ma che origina dallo stroma). Questi vasi linfatici sono importanti poiché

permettono il veicolamento di particolari sostanze dette chilomicroni (lipidi associati a proteine). Se

non vi fossero questi villi intestinali non si potrebbe verificare il trasporto di questi lipidi, che viaggiano

nei vasi linfatici principali e vengono annessi alle proteine formando i chilomicroni.

Quindi la combinazione proteine-lipidi forma il chilomicrone che possono viaggiare liberamente nel

vaso poiché composti da lipidi e quindi non sono idrosolubili. Questi chilomicroni vengono trasportati

nei vasi linfatici sottostanti che si trovano nella lamina propria, fino ad essere veicolati ai vasi di calibro

via via maggiore che si trovano nella tonaca sottomucosa. A questo livello vi saranno delle connessioni

anastomotiche dei vasi linfatici, la linfa si pone in connessione con il sangue che viaggia lungo i vasi

ematici quindi questi chilomicroni verranno trasportati poi scomposti e scissi a livello ematico. Sistema

linfatico e sistema vascolare sono quindi strettamente interconnessi a livello della sottomucosa. Vi è

un ritorno vascolare perché vi deve essere la capacità dell’organismo di assorbire lipidi, le proteine e le

sostanze utili per l’organismo. E’ quindi fondamentale che vi sia questa commistione fra sistema

linfatico e vascolare. A livello dei villi intestinali vi sono particolari fibre provenienti dalla lamina

propria, queste sono principalmente fibre collageniche e inoltre troviamo a questo livello delle cellule

che sono simil fibroblastiche che decorrono per tutta la lunghezza del vaso linfatico ed hanno il

compito di spremerlo. Richiamano in un certo senso le strutture delle cellule muscolari vere e proprie

poiché è come se si contraessero determinando la spremitura del vaso e quindi il passaggio

unidirezionale del contenuto del vaso chilifero fino a livello dei vasi linfatici della lamina propria. La

struttura del collagene connettivale è fondamentale perché da un’impalcatura a questi vasi chiliferi del

villo. Queste cellule simil fibroblastiche hanno inoltre una funzione contrattile. La mucosa risulta

essere tappezzata da un epitelio cilindrico semplice che richiama strutturalmente l’epitelio gastrico,

anche se vi saranno delle variabilità per quanto riguarda i citotipi. cilindriche

Le cellule principalmente abbondanti all’interno di questa mucosa sono gli enterociti ,cellule

assorbenti dotate di una specializzazione apicale che è rappresentata dai microvilli.

I microvilli sono fittamente stipati uno all’altro a formare un orletto a spazzola che è fondamentale

perché va ad aumentare notevolmente la superficie di assorbimento. A livello apicale di questi

microvilli si trova il glicocalice, questo è una struttura che ha la capacità di resistenza agli enzimi (in

particolare alle proteasi) ed ha quindi una funzione di protezione contro gli enzimi prevalentemente

pancreatici. Tali cellule sono ricche di mitocondri poiché adempiono alla funzione metabolica di queste

cellule, sono quindi cellule attive metabolicamente.

Oltre agli enterociti abbiamo le cellule caliciformi mucipare, cellule a forma di calice che presentano

una base ristretta e quindi una porzione apicale più allargata. A livello apicale presentano dei granuli di

secreto che andranno a liberare mediante un processo di esocitosi degli enzimi ma anche

principalmente delle mucine, che a contatto con l’ambiente acquoso diventeranno muco. Questi

granuli infatti contengono principalmente mucine. A livello basale sono in grado di captare degli

anticorpi delle immunoglobuline che sono principalemente le IgA, queste IgA andranno a viaggiare

insieme ai granuli di secreto (prodotti dalle mucine) verso il lume, quindi verranno escocitate mediante

questi granuli. Sono quindi alla base di una parziale difesa immunitaria.

Poi vi sono le cellule M, tali cellule si trovano nell’epitelio che andrà a rivestire degli accumuli di

tessuto linfoide (che si trova nella lamina propria). Esse si trovano in genere al di sopra di questi

accumuli, e sono deputate al trasporto antigenico, captano quindi gli antigeni del lume intestinale e li

portano ai vasi linfatici e prima ai vasi ematici portandoli ai tessuti circostanti. Questo antigene captato

al livello dei vasi presenti nella lamina propria verrà veicolato poi ai vari distretti tissutali mediante la

rete vascolare.

Alla base dei villi vi sono delle aperture, ovvero gli orifizi di sbocco delle ghiandole intestinali, che

prendono il nome di cripte di Lieberkuhn. Queste ghiandole si trovandosi preferenzialmente nella

lamina propria della mucosa sono quindi ghiandole mucose. Esse sono ghiandole tubolari

perpendicolari alla superficie sulla quale andranno a svuotarsi mediante i dotti escretori. L’orifizio di

sbocco di tali ghiandole si trova alla base dei villi. Queste ghiandole sono costituite da cellule staminali

(=indifferenziate) che migrano dalla regione basale fino a quella apicale. Migrando proliferano e si

differenziano dando origine ai vari citotipi che si andranno a continuare con le cellule dei villi

intestinali, il dotto escretore si andrà ad aprire al livello della base del villo.

Per quanto riguarda la sottomucosa essa risulta essere costituita da tessuto connettivale riccamente

vascolarizzato (da vasi linfatici e vasi ematici) presenta anche dei follicoli linfatici che possono essere

più o meno isolati o aggregati a formare le placche del peyer. (esse in realtà sono presenti anche nel

digiuno). PER RIEPILOGARE….

L’intestino crasso è quella parte di intestino che fa seguito all’intestino tenue, esso ha una lunghezza di

1,50 m circa; inoltre la sua estensione va dall’ileo fino all’ano. Rispetto all’intestino tenue presenta delle

differenze: il diametro è maggiore rispetto all’intestino tenue, la struttura della parete risulta essere

leggermente diversa sotto alcuni aspetti ad esempio: se si considera la tonaca muscolare esterna risulta

essere costituita oltre che da fascetti di fibre muscolari circolari, anche da fascetti di fibre muscolari

longitudinali, che si organizzano in maniera diversa rispetto all’intestino tenue, infatti formano delle

banderelle longitudinali sulla parete intestinale, queste banderelle prendono il nome di tenie, TENIE DEL

COLON . Queste tenie sono di tre tipi:

-la tenia libera;

- la tenia omentale, che è quella che prende contatto con il grande omento; (che abbiamo detto essere la

piega peritoneale, che si stacca dalla grande curvatura dello stomaco, questo grande omento scende sul

colon trasverso e prende contatto con la tenia omentale)

- la tenia mesocolica (opposta diametralmente alla tenia omentale) è quella che prende contatto con il

mesocolon trasverso (piega peritoneale che permette di tenere legato il colon trasverso alla parete

addominale posteriore).

Queste tenie andranno a contornare delle depressioni all’interno della parete, che andranno a delimitare

delle gibbosità chiamate AUSTRACOLI, che sono dei ripiegamenti della parete dell’intestino crasso dovuti a

queste tenie. Nel momento in cui si recidono queste tenie, la parete si distende, quindi le tenie sono

responsabili della formazione di questi sollevamenti della parete. Le gibbosità si ripercuotono

sull’introflessione della parete interna, quindi della tonaca mucosa, a sua volta questa introflessione

permette la formazione di fossette tubulari a livello della tonaca mucosa. Inoltre a livello della parete sono

presenti depositi di tessuto adiposo, che vengono chiamati APPENDICI EPIPLOICHE, che sono dei derivati

peritoneali. L’intestino crasso origina dalla parte terminale dell’ileo, dove vi è una giunzione, chiamata

giunzione ileo-ciecale, che è contraddistinta dalla presenza di una valvola ileo-ciecale, che andrà a segnare

il passaggio tra l’ileo e il primo tratto dell’intestino crasso, che è rappresentato dal cieco, esso prende

origine nella regione iliaca destra. Dal cieco prende origine il colon, in particolare il colon ascendente, che

decorre dalla regione iliaca destra, continua nella regione lombare e raggiunge la superficie postero-

inferiore del fegato, andando a formare una flessura chiamata flessura colica destra, quindi non è altro che

un ripiegamento del colon. Dalla superficie postero -inferiore del fegato inizia il colon trasverso, che ha un

andamento trasversale, che permette una sorta di curvatura, che ha una convessità inferiore e una

concavità superiore.

A questo punto il colon trasverso si continua con un andamento leggermente obliquo superiormente, fino

a raggiungere la porzione lombare superiore sinistra e formerà una flessura, che è la flessura colica di

sinistra. Questa flessura risulta essere spostata leggermente sul piano superiore rispetto alla flessura di

destra e prende rapporto con la MILZA, che si trova lateralmente, superiormente. Dalla flessura colica

sinistra il colon diventa discendente, attraversa tutta la regione lombare sinistra, piega a livello della

regione iliaca sinistra e andrà a formare il colon sigmoideo. Il colon sigmoideo è quella porzione che ha la

forma del sigma greco e si porta posteriormente nella regione pelvica e prende contatto con l’osso sacro in

posizione mediana. A partire dalla terza vertebra sacrale si continua poi con il retto, che discende

seguendo la curvatura dell’osso sacro, quindi ha un andamento con convessità posteriore e concavità

anteriore, poi andrà a continuare a livello del coccige, con il canale anale. Il canale anale si continua e si

apre a livello dell’ano.

Il colon risulta presentare dei rivestimenti o meno peritoneali, quindi possiamo dire che risulta essere

variamente peritoneale nei vari tratti. Per quanto riguarda il colon ascendente e discendente il

rivestimento è anteriore, mentre nel colon trasverso abbiamo anche un rivestimento posteriore dovuto al

meso-colon trasverso. Quindi possiamo avere un rivestimento intra o retro-peritoneale.

Il primo tratto è rappresentato dal CIECO, contrassegnato dalla presenza di una valvola, ILEO-CIECALE, che

segna il passaggio dall’ileo al cieco. Tale valvola si trova in genere posteriormente e risulta essere costituita

da due lembi, uno superiore e l’altro inferiore, il lembo superiore è in continuità con la parete del colon

ascendente, il lembo inferiore risulta essere in rapporto con l’ileo. Inferiormente alla valvola ileo-ciecale,

troveremo un orifizio, che è in comunicazione con l’APPENDICE VERMIFORME. Questa appendice risulta

staccarsi dalla superficie posteriore del cieco, in genere, ma si è visto anche che può trovarsi in posizione

infero-ciecale (inferiormente al ceco), altre volte può staccarsi dalla superficie anteriore. (Può quindi avere

un recesso posteriore o anteriore o inferiore, ma in genere si trova posteriormente)

La valvola ileo-ciecale è costituita da fibre muscolari, che sono la continuazione delle fibre muscolari lisce

longitudinali delle tenie del colon ascendente (tenie rudimentali) , tali fibre vanno a formare una sorta di

manicotto intorno alla valvola. Oltre a queste fibre muscolari lisce, abbiamo anche delle fibre circolari, che

sono la continuazione della tonaca circolare muscolare del colon ascendente, formando un vero e proprio

sfintere. Questa valvola risulta essere mantenuta in uno stato di contrazione tonica (cioè una contrazione

basale), data da una innervazione da parte del sistema nervoso simpatico. La valvola ha la funzione di

impedire il reflusso dal cieco all’ileo, garantisce quindi un flusso unidirezionale.

Il colon risulta essere contraddistinto in:

-colon ascendente

-colon trasverso

-colon discendente

-colon sigmoideo

Durante questo percorso, questo colon andrà ad incorniciare le anse del digiuno e dell’ileo, quindi

l’intestino mesenteriale. La struttura delle tonache della parete del colon è identica a quella dell’intestino

tenue, fatta eccezione per le Tenie muscolari, per le appendici epiploiche e le austracoli, ma la parte

infrastrutturale è essenzialmente identica.

Il colon sigmoideo ha la caratteristica di porsi in cavità addomino-pelvica, mentre le altre porzioni sono

nella cavità addominale. Esso si pone in posizione mediana, ha sempre le stesse caratteristiche degli altri

tratti del colon. Il colon sigmoideo prende contatto con la parete posteriore mediante un ripiegamento

peritoneale, detto meso-sigmoideo, (mesentere del colon sigmoideo) . Tale mesentere si continua sulla

parte superiore del retto, con un derivato peritoneale detto meso-retto, che tiene adesa la parte superiore,

posteriore del retto con la parete addomino-pelvica posteriore.

Abbiamo quindi:

Meso-colon trasverso

- Meso-colon sigmoideo

- Meso-retto

-

Il retto (le caratteristiche strutturali sono identiche a quelle dell’intestino tenue), ha una lunghezza di 12-15

cm e si continua con il canale anale. Risulta essere caratterizzato da delle curvature:

Una curva superiore laterale dx

- Una curva mediana laterale sx

- Una curva inferiore laterale dx

-

Questo retto presenterà una porzione inferiore che viene chiamata ampolla rettale, che risulta essere una

camera molta dilatata in cui si ha l’accumulo del materiale fecale. In realtà l’ampolla rettale è divisa in due

regioni, da un solco che viene chiamato solco medio, cioè una piega della mucosa che prospetta verso il

lume e che suddivide l’ampolla in una porzione superiore e una inferiore. La porzione superiore è quella

realmente deputata all’accumulo del materiale fecale, quella inferiore è una zona di transito per

raggiungere il canale anale.

Il canale anale risulta essere molto più ristretto rispetto all’ampolla e questo canale risulta essere costituito

internamente da delle colonne, dette colonne rettali. Tali colonne risultano essere caratterizzate da degli

spazi che sono dati dal sollevamento della mucosa, in cui si trovano dei seni, detti seni rettali. Il seno

rettale rappresenta la zona di accumulo del materiale fecale, i seni costeggiano le sopracitate colonne. Al

livello dei seni si trovano numerosissime ghiandole tubulari, inoltre l'epitelio a questo livello risulta essere

diversificato rispetto a tutti gli altri tratti del colon: inizialmente si trova (nella parte più prossimale delle

colonne) un epitelio cilindrico semplice, tipico dell'intestinale -il medesimo che abbiamo visto nell'intestino

tenue successivamente a livello della base di tali colonne l'epitelio risulta diventare pavimentoso,

stratificato e non cheratinizzato: tutto ciò perché deve resistere alle sollecitazioni meccaniche del

passaggio massiccio del materiale fecale, deve dunque essere un epitelio parecchio resistente.

Questa zona si estende sino ad una linea trasversale denominata linea alba, essa segna il passaggio dal

precedente epitelio ad uno nuovo che andrà a comporre la cute anale, esso sarà un epitelio pavimentoso,

stratificato cheratinizzato.

Questo epitelio si trova iscritto in una tonaca mucosa con una lamina propria dotato di particolari

ghiandole: importanti le ghiandole sudoripare e sebacee (sempre in prossimità della cute anale)

Al livello rettale riconosciamo inoltre un'ampia muscolatura, contrassegnata dalla presenza di sfinteri: lo

sfintere anale interno e sfintere anale esterno.

Quello interno è dato da una tonaca muscolare inspessita in particolare circolare data dal tono superiore, il

tono sigmoideo. Lo sfintere anale esterno risulta essere costituito da una porzione profonda, una

superficiale e una sottocutanea

la porzione profonda è quella che mantiene rapporti con lo sfintere interno.

la porzione superficiale risulta trovarsi un po' più inferiormente rispetto a quella profonda e si continua con

la sottocutanea.

In particolare, la porzione superficiale prende rapporto in maniera molto intima con la tonaca longitudinale

(è una tonaca muscolare con fibre longitudinali) continuazione di una porzione del muscolo elevatore

dell'ano che viene chiamata ''porzione mediale'' o ''pubo-rettale'' -esso risulta essere la porzione più

mediale del muscolo elevatore dell'ano-.

Questo muscolo si continua formando tale tonaca longitudinale, la quale prende rapporto con lo sfintere

anale esterno (parte superficiale) e prenderà anche rapporto con lo sfintere interno.

Alcuni fasci di tale muscolo tendono a decorrere superiormente e a continuarsi con i fasci muscolari

longitudinali del retto e poi del cono sigmoideo.

la porzione sottocutanea è quella che si trova a diretto contatto con la cute anale, vediamo che tale

porzione è in stretto rapporto con un plesso vascolare denominato plesso emorroidario esterno, oltre a

questo riconosciamo il plesso emorroidario interno che si trova in profondità rispetto allo sfintere anale

interno, in particolare nello spessore della tonaca sottomucosa nella parete del canale anale.

Una vasodilatazione eccessiva di questi vasi può determinare la malattia emorroidaria, le cosiddette

''emorroidi'' non consistono nella patologia vera e propria poiché la patologia è la malattia emorroidaria.

Lo sfintere interno è costituito da fibre muscolari lisce, lo sfintere esterno invece presenta una prevalenza di

fibre muscolari striate e una minore quota di fibre muscolari lisce, è fondamentale la presenza di tale

commistione, tutto ciò va infatti a stimolare lo stimolo defecatorio, che si origina autonomamente,

mediante il SNA (Sistema Nervoso Autonomo) che determina l'innesco dello stimolo. Poi lo stimolo verrà

continuato da un controllo volontario, mediante la presenza di fibre muscolari striate.

Al livello dell'intestino crasso, la parete risulta essere caratterizzata da vari strati che abbiamo visto per

l'intestino tenue.

Le fossette sono date dalla presenza di ghiandole che hanno la loro sede al livello della lamina propria e si

aprono al livello degli orifizi di sbocco presso la mucosa. Altra cosa importante da ricordare è che la parete

intestinale è interessata dalla presenza della flora batterica: si parla di una flora batterica commensale,

fondamentale per espletare lo svolgimento delle funzioni di assorbimento (digestive ultime), quindi di

compattazione del materiale fecale, in assenza di tale flora, moltissime reazioni non si potrebbero

verificare, venendo meno la compattazione del materiale fecale.

Altra importante funzione della flora batterica è la sintesi di sostanze fondamentali per il nostro organismo,

quali ad esempio le vitamine, queste vitamine una volta sintetizzate verranno poi riassorbite grazie alla

rete vascolare presente al livello della parete intestinale.

Quindi, per quanto riguarda la parete dell'intestino crasso (con caratteristica principale uno spessore

diverso rispetto all'intestino tenue, la parete è infatti relativamente sottile rispetto al calibro del diametro

dell'intestino: il diametro è maggiore nell'intestino crasso rispetto all'intestino tenue) inoltre la parete è

caratterizzata dalle tenie del colon che sono le fascette di fibre muscolari lisce che si organizzano in nastri

(nastriformi), si nota inoltre la presenza di appendici epiploiche che sono accumuli di grasso che derivano

dal peritoneo e anche le austracoli che sono date appunto dalla presenza di queste tenie nastriformi, altra

caratteristica di tale parete è che rispetto all'intestino tenue non troviamo villi, perché nell'intestino crasso

non abbiamo prevalentemente funzioni di assorbimento (che comunque non mancano totalmente per

come abbiamo infatti visto per le vitamine), però le principali azioni sono quelle di secrezione e

compattazione del materiale fecale.

Le cellule caliciformi sono molto più abbondanti rispetto all'intestino tenue: esse sono deputate alla

secrezione del muco fondamentale per la compattazione del materiale fecale, -il nome completo è cellule

caliciformi mucipare- e le ghiandole presenti all'interno dell'intestino crasso sono ''infarcite''(=composte) di

questo tipo di cellule.

Inoltre, nella lamina propria, sono presenti degli accumuli linfatici, proprio per garantire una difesa nei

confronti di sostanze e agenti estranei, questo è importante perché buona parte della parete intestinale è

particolarmente esposta ad agenti infettivi e patogeni.

Per quanto riguarda il passaggio del materiale fecale lungo l'intestino crasso, tale passaggio si deve

necessariamente svolgere con una certa lentezza, tutto ciò avviene perché:

1)deve essere garantita tale compattazione del materiale fecale e quindi è necessaria una maggiore

superficie di contatto con la superficie epiteliale

2)per garantire una maggiore secrezione di sostanze che andranno a far parte del contenuto fecale.

Tale lentezza viene controllata dal SNA ed è associata ad una serie di movimenti di peristalsi (già visti nello

stomaco e nell'intestino tenue)

peristalsi: movimenti unidirezionali garantiti da movimenti della tonaca muscolare sia circolare che

longitudinale esterna

in questo caso le onde peristaltiche risultano essere particolarmente massicce grazie alle tenie del colon, il

cui aspetto nastriforme è fondamentale perché garantisce una maggiore peristalsi.

Per quanto riguarda il peritoneo è una continuazione delle pieghe peritoneali strettamente connesse con

stomaco e fegato.

IL FEGATO

E’ una ghiandola molto voluminosa della cavità addominale, prevalentemente nella regione dell’ipocondrio

dx e occupa una buona parte dell’epigastrio. Inoltre una piccola parte del fegato si può estendere nella

regione lombare destra. funzioni metaboliche, digestive e di sintesi di proteine plasmatiche (alla

Il fegato svolge numerosissime

base dei processi di trasporto di numerose sostanze, ad esempio quelle deputate alla formazione della

bilirubina).

Esso è inoltre responsabile della degradazione di alcuni ormoni e della disattivazione delle sostanze

tossiche (tossine). bile,

Una delle sue funzioni principali è quella di produrre la pigmento essenziale per la digestione, ed è

anche responsabile nel metabolismo del glucosio(che viene accumulato sotto forma di glicogeno e poi

viene scisso mediante glicogenolisi).

Il fegato prende rapporto con vari organi:

superiormente muscolo diaframmatico;

postero inferiormente e medialmente stomaco (mediante il piccolo omento);

postero inferiormenteprimo tratto duodenale e rene destro.

RAPPORTI CON ALTRI ORGANI ADDOMINALI

A. COLON TRASVERSO

B. RENE DESTRO

C. SURRENE

D. STOMACO

E. DUODENO

F. CAVA E AORTA

G. ESOFAGO quattro

ASPETTO ANATOMICO DEL FEGATO: Il fegato risulta essere caratterizzato dalla presenza di

lobi. lobo destro lobo sinistro.

2 LOBI ANTERIORI: e Questi due lobi sono suddivisi anteriormente dal

legamento falciforme legamento ombelicale(residuo

che si collega inferiormente con il della vena

legamento coronario(collegato

ombelicale atta alla circolazione fetale)e superiormente con il alla

legamento

superficie inferiore del diaframma). Questo legamento coronario andrà a continuarsi con il

triangolare destro legamento triangolare sinistro.

e il I legamenti falciforme, coronario e triangolari

permettono l’adesione della superficie anteriore e superiore del fegato con la parete addominale

anteriore e con il diaframma. Questa adesione con il diaframma lateralmente darà origine ai due

legamenti triangolari.

2 LOBI POSTERIORI: superiormente vi saranno il lobo dx e il lobo sx, inferiormente invece vi sono il

lobo caudato lobo quadrato

e essi sono diametralmente opposti. Il lobo quadrato nella parte che

fossa cistica

prospetta in avanti della faccia postero inferiore è adiacente alla che ospita la cistifellea.

La cistifellea è a sua volta costeggiata lateralmente a destra da delle impronte per alcuni organi. In

duodenale colica

particolare l’impronta e l’impronta che prendono rispettivamente rapporto con il

renale

duodeno ed il colon. Inoltre troviamo lateralmente a queste due impronte l’impronta che

prende rapporto con la superficie superiore e posteriore del rene.

Il legamento coronario che si trova sulla faccia anteriore si continua postero inferiormente formando il

legamento triangolare. Dall’unione con il legamento triangolare si formerà un foglietto che decorre

fossa della

trasversalmente sulla faccia postero inferiore. Questo legamento andrà a costeggiare la

vena cava inferiore che ospiterà la vena cava inferiore dove andranno a sboccare le vene epatiche di

derivazione del parenchima epatico. Questo foglietto del legamento coronario costeggerà anche il

lobo caudato. legamento venoso,

Il lobo caudato sarà costeggiato dal legamento coronario e dal esso è ospitato

fossa del legamento venoso,

nella e non è altro che la continuazione da una parte del legamento

legamento del piccolo omento.

coronario e dall’altra del Tutti questi derivati peritoneali sono delle

continuazioni, poiché il peritoneo si ripiega più volte formando questi legamenti, quindi non vi è un

legamento rotondo,

distacco vero e proprio. Poi vi è il una proiezione del legamento falciforme sulla

faccia postero inferiore che rappresenta la continuazione del legamento venoso. Legamento rotondo e

legamento venoso sono i corrispettivi posteriori del legamento falciforme. Il legamento venoso è il

residuo di un vaso della circolazione fetale che viene chiamato dotto d’Aranzio. Tra il lobo caudato e il

peduncolo vascolare.

lobo quadrato si troverà quello che viene chiamato

Anche il legamento venoso praticamente è un vaso,un residuo obliterato di un vaso della circolazione

fetale,che viene chiamato condotto d’aransio .

Tra il lobo caudato e il lobo quadrato si troverà il peduncolo vascolare.

Il peduncolo vascolare risulta essere costituito dai vasi, principalmente sono l’arteria epatica e la vena

porta.

Nel peduncolo vascolare però viene iscritto anche un condotto che viene chiamato condotto biliare

che e il condotto che riceve la bile dai condotti ematici a livello del parenchima epatico, quindi l’ilo

ripresenta questi vasi.

La vena porta infatti è un vaso che raccoglie il sangue refluo è un sangue venoso, refluo dall’ apparato

digerente, inoltre non è soltanto un sangue venoso ma è anche ricco di sostanze nutritive.

Peduncolo vascolare andrà a penetrare a livello del parenchima epatico andando a formare delle

strutture che sono chiamate triadi (triade portali) che si trovano iscritte nel parenchima in particolare

nell’unità morfofunzionale nel fegato rappresentato dal lobulo epatico.

Lobulo epatico ha una forma poligonale quindi presenterà dei lati e degli angoli questo è il lobulo

epatico classico.Risultata essere costituito da un porzione centrale rappresentata dalla vene centrale

lobulare e degli angoli in cui si trovano gli spazi portali. Gli spazi portali al interno risulterà esserci la

triade portale.

La triade portale è dato da un ramo della vena porta, un ramo dell’arteria epatica e il condotto biliare.

(Vedremo lobulo classico, lobulo classico portale e acino portale)

Dallo spazio portale prenderanno origine i sinusoidi in particolare si parla di sinusoidi epatici sono dei

capillari modificati a parete più sottile provengono si dal ramo dell’arteria epatica e sia dal ramo della

vena porta.

Questi sinusoidi hanno un decorso parallelo andranno a decorrere parallelamente anche alle cellule

degli epatociti. Gli epatociti sono disposti a formare una sorta di cordone cellulare, fra questi cordoni si

trovano i sinusoidi epatici che hanno anche esso un andamento parallelo.

Si ha una sorta di scambio tra questi sinusoidi epatici e gli epatociti. Questo scambio avviene mediante

delle fenestrature che si trovano a livello della membrana epatocitaria.

Gli epatociti oltre ad avare un polo che e detto polo vascolare perché permette gli scambi con i vasi in

particolare con i sinusoidi epatici presenteranno anche un altro polo, polo biliare che è a stretta

connessioni con i capillari piliferi, poi veicolerà la bile prodotta dagli epatociti e andranno nei canali

che sono via via di calibro maggiore.

Questi condotti continuano il loro decorso e andranno a formare quelli che vengono chiamati

colangeli.

I coliangeli sono condotti via via di maggior calibro che continueranno con il condotto billiare dello

spazio portale (spazio della triade portale).

Dal condotto biliare la bile procede e raggiungerà i condotti epatici,che sono il condotto epatico destro

e il condotto epatico sinistro.

Questi condotti andranno a confluire all’ interno dell’ileo epatico e andranno a formare il condotto

epatico comune,che successivamente diventa extra epatico e si continua con il coledeco.

Il Coledeco andrà a veicolare la bile a livello del duodeno in particolare nel margine mediale del

duodeno che è l’ampolla duodenale,risulta veicolare la bile a livello della papilla duodenale in

particolare della papilla duodenale maggiore.

L ampolla duodenale risulta essere veicolato da uno sfintere di oddi che permette l’ingresso, l’ingresso

della bile nella ampolla quando è decontratto,la sua contrazione determina la chiusura.

La contrazione si verifica 2 casi: nel caso in cui non si hanno fenomeni digestivi per cui il cibo non è

entrato e non si ha digestione,o nel caso in cui la bile non risulta essere concentrata vi e un

meccanismo di regolazione diversa che permette la bile di risalire dal coledoco andando al blocco

cisteo e poi alla cistifellea.

Nella cistifellea si ha una concentrazione della bile (quindi Sali biliali) che così possono ulteriormente

passare nel coleduco e raggiungere mediante la contrazione dello sfintere di oddi l’ampolla duodenale.

Se la bile ha un andamento centripedo i vasi sanguigni hanno un andamento di tipo centrifugo questo

nel lobulo epatico classico.

Il lobulo portale invece ha una forma triangolare, e data dagli angoli sono rappresentati dalle vene

centro lobulari al centro invece lo spazio porto biliare che è il meccanismo inverso rispetto al lobulo

epatico classico.

In questo caso i capillari hanno un andamento centrifugo mentre la bile avrà un andamento opposto.

Nell’acino portale abbiamo una forma romboidale in cui abbiamo un asse minore che è teso tra i due

spazi porto biliari e un asse maggiore che risulta essere teso tra le due vene centrocolubulari e si avrà

un andamento su per giù ciclico del acino portale.

pancreas

Il è una ghiandola che si trova all'interno della cavità addominale ed occupa una parte

dell'ipocondrio sinistro, occupa anche una porzione dell'epigastrio e del mesogastrio, prevalentemente

dell'epigastrio. Si trova in posizione postero inferiore rispetto allo stomaco

e prende contatto latero superiormente con la milza e medialmente con il duodeno, infatti la sua testa

risulta essere incuneata nell'ansa duodenale, qui nel duodeno il secondo tratto, quello discendente al

duodeno, forma una sorta di "C" che andrà ad ospitare la testa del pancreas. Abbiamo anche dei contatti

inferiormente con la porzione dell'intestino, in particolare con la porzione delle anse dell'intestino

mesenteriale. Il pancreas si forma da un mesentere, a partire dal mesentere ventrale però una parte del

pancreas si formerà anche dal mesentere dorsale. Quando ha parlato dell'organogenesi ha parlato della

formazione dei mesenteri ventrale e dorsale. Quello ventrale era quello che dava origine al fegato, darà

origine al legamento falciforme e al piccolo omento che si trova postero inferiormente al fegato. Inoltre da

questo mesentere ventrale si origina, come una sorta di gemma, il pancreas. Si viene a formare l'abbozzo

ventrale. Dal mesentere dorsale si formerà il pancreas dorsale come una sorta di gemma che prenderà il

nome di bozza dorsale. Durante l'embriogenesi si assiste ad una rotazione, sia una rotazione dello stomaco

che praticamente risulta essere con la concavità anteriore e la convessità posteriore poi rotando avrà una

concavità mediale e una convessità laterale. Con la rotazione dello stomaco che quindi porta alla rotazione

dell'intestino abbiamo che l'abbozzo ventrale si pone in prossimità dell'abbozzo dorsale. Quindi ruota e si

pone inferiormente all'abbozzo dorsale del pancreas. A questo punto si assiste alla fusione di questi due

abbozzi (dorsale e ventrale) che portano alla formazione delle strutture pancreatica definitiva. Durante

questo meccanismo di rotazione si assiste ad uno spostamento del pancreas poichè il pancreas inizialmente

intraperitoneale si retroperitonalizza quindi viene spostato al di fuori del peritoneo parietale e quindi si

troverà tra il peritoneo parietale anteriormente e la parete addominale posteriormente.

l'evoluzione durante l'organogenesi inizia al 30° giorno durante l'embriogenesi fino al 42° giorno.

Il pancreas, che inizialmente era intraperitoneale viene spinto posteriormente e diventa retroperitoneale,

per questo viene detto che in pancreas viene chiamato un organo secondariamente peritoneale.

Possiamo dire che il pancreas risulta essere costituito da alcune porzioni:

TESTA

• L'UNCINO che si distacca dalla testa e dal margine inferiore della testa del pancreas e piega a

• formare una sorta di uncino lateralmente.

COLLO che si trova prossimamente alla testa e dal collo si parte il corpo del pancreas che è la parte

• più voluminosa che ha un andamento trasversale.

CODA porzione terminale che si pone in rapporto con la milza supero lateralmente

Possiamo dire che dall'abbozzo dorsale del pancreas prende origine la porzione cefalica, in particolare la

testa del pancreas il corpo e la coda. Mentre dall'abbozzo ventrale prenderà origine la parte più caudale

della testa e prenderà origine il processo uncinato. La testa è incuneata nell'ansa del duodeno, quindi il

segmento discendente duodenale. però a livello della testa vi è una porzione, la porzione superiore, che

prende rapporto con il primo tratto del duodeno. Quindi la porzione superiore della testa del pancreas

risulta essere quasi totalmente ricoperto dal primo tratto prossimale del duodeno. Inoltre per quanto

riguarda la coda rappresenterà non solo dei rapporti con la milza ma anche con lo stomaco in particolare

mediante dei legamenti LEGAMENTO GASTRO SPLENICO che si distacca dal margine laterale e raggiunge

l'ilo splenico. Poi questo legamento si smisterà e darà origine ad altri legamenti. Dobbiamo ricordare, per

quanto riguarda l'uncino, che è la porzione che può essere presente o che non può essere presente, quindi

è una presenza facoltativa e quindi non tutti noi abbiamo il processo uncinato. Nel caso in cui vi fosse

vediamo che sottrae i rapporti con il terzo segmento, cioè il segmento trasversale del duodeno e una

piccolissima parte prenderà rapporto con il tratto ascendente, prima della flessura del duodeno digiunale.

Invece nel caso in cui non vi fosse sarà direttamente la superficie inferiore della testa a prendere rapporto

con il terzo segmento duodenale. Vi è una presenza di una radice, cioè la radice del mesentere, in questo

caso possiamo vedere la presenza dei margini della radice del mesocolon trasverso sulla faccia anteriore

della testa e sul corpo del pancreas. Questa radice risulta porre in rapporto la parete addominale posteriore

con il mesocolon trasverso, ma il pancreas è estremamente accollato con la parete addominale posteriore.

La radice ha un andamento obliquo che decorre sulla testa e sul corpo del pancreas e andrà a costeggiare la

flessura duodeno digiunale.

Il pancreas dal punto di vista ultrastrutturale è una ghiandola sia esocrina che endocrina, cioè che è in

grado di produrre un secreto enzimatico che sarà responsabile di processi digestivi che si verificano a livello

duodenale e sarà anche in grado di produrre ormoni. La componente esocrina, risulta essere costituita da

delle formazioni chiamati acini pancreatici, che sono delle formazioni acinose che presentano una piccola

cavità centrale e sono rappresentati da cellule organizzate in delle strutture piramidali. Questi acini sono tra

di loro associati a formare quella struttura di lobulo pancreatico che è dato dall' insieme degli acini

pancreatici. questi acini hanno una funzione secernente, la cui secrezione degli enzimi avvini ad opere di un

sistema di dotti escretori. Questi dotti si trovano a livello intra acinosi e sono i dotti intercalari che sono

degli esili dotti che hanno un calibro molto piccolo e convogliano il secreto in dotti di calibro maggiori che

sono detti intralobulari. In questi dotti a loro volta sposteranno il secreto in dotti con calibro ancora

maggiore chiamati interlobulari. Questi dotti si trovano tra i lobuli. Da qui in poi il secreto verrà convogliato

nel dotto pancreatico principale è un dotto che ha una lunghezza molto estesa e parte dalla coda sino a

raggiungere la testa del pancreas. Questo dotto riceverà i vari dotti interlobulari e andrà a scaricarsi nel

margine mediale del duodeno in una regione che verrà chiamata ampolla duodenale, dove andrà a

sboccare anche il dotto coledoco. L'apertura dell'ampolla duodenale risulta essere regolato dallo sfintere di

dotti, che è uno sfintere muscolare che regola l’apertura ma può anche determinare in particolari

condizioni il ritorno della bile nel coledoco. L'ampolla duodenale si trova sul margine mediale posteriore del

duodeno. Per quanto riguarda il dotto pancreatico principale, si andrà a svuotare in una regione che viene

chiamata papilla duodenale maggiore, che si trova in prossimità al livello del secondo segmento duodenale.

Inoltre al livello della testa del pancreas a confine tra testa del pancreas e collo pancreatico , si ha la

biforcazione del dotto pancreatico principale, che inizialmente scende inferiormente e successivamente si

andrà a staccare un altro dotto , chiamato dotto accessorio del santorini, che ha un percorso che decorre

nella porzione superiore della testa del pancreas , e andrà ad incrociare il coledoco e successivamente

andrà a sboccare nel margine mediale del secondo segmento del duodeno ma in una regione che è

chiamata papilla duodenale minore. Questa papilla è una formazione dilatata che si trova poco al di sopra

della papilla duodenale maggiore. Possiamo anche vedere che il dotto accessorio del santorini presenta

delle anastomosi con il dotto pancreatico principale. Possono essere anastomosi più o meno ramificate, ma

in genere c'è una stretta comunicazione tra i due dotti. Quello che verrà in veicolato sarà il succo

pancreatico, costituito dagli enzimi pancreatici che andranno a contribuire alle funzioni digestive a carico

del duodeno. Qui vi fa vedere la struttura microscopica della componente esocrina in particolare abbiamo i

dotti intercalari, con la formazione di strutture secernenti visibili in scuro. Nel Pancreas abbiamo anche la

componente endocrina che risulta essere del 1% del parenchima pancreatico e sono costituite dalle isole di

langerhans che sono delle formazioni quasi sferiche presentano cellule specializzate per la secrezione di

ormoni sono caratterizzate da cellule Alfa Beta e Delta e cellule PP che sono state scoperte da poco.

- Le cellule Alfa sono cellule che producono e secernono il glucagone che è un ormone che ha un’azione

iperglicemizzante cioè andrà ad innalzare i livelli di glucosio nel sangue stimolando la scissione del glico-

geno che liberare il glucosio alterando i livelli ematici aumentandone il livello di glucosio nel sangue

- Le cellule Beta sono cellule che producono l'insulina ipoglicemizzante, andranno ad abbassare il livello di

glucosio nel sangue andando a stimolare la formazione del glicogeno cioè accumulo di glucosio sotto forma

di glicogeno

-Le cellule Delta sono cellule che andranno a regolare l'attivata delle cellule Alfa e Beta producendo la so-

matostatina controlla l'attività di queste cellule

-Le cellule PP sono cellule responsabili della funzione di un ormone polipeptidico pancreatico (per questo

PP). Il ruolo di queste cellule non è stato ancora ben riconosciuto probabilmente collaborano con le cellule

Delta ma la vera funzione non e stata ancora stabilita.

Le strutture delle isole pancreatiche cioè distribuzione di queste cellule in queste isole. Le cellule Alfa si tro-

vano più perifericamente nell'isola di Langerhans mentre le cellule Beta sono si provano più centralmente.

Invece le cellule Delta sono sparse e più periferiche e più vicine alle cellule alfa, infine le cellule PP molto

rare anch'esse periferiche sono considerate un punto interrogativo. Queste cellule sono strettamente con-

nesse ai vasi ematici perché il secreto deve essere immediatamente veicolato a livello dei vasi. Inizialmente

ai capillari fino ai vasi arteriosi in particolare le arteriole vi è un intreccio di queste cellule con i capillari

pancreatici.

Per quanto riguarda il meccanismo dell'insulina cioè meccanismo di alzamento o abbassamento di glicemia

e un meccanismo ATP dipendente regolato da moltissimi meccanismi di trasporto in particolare, il tra-

sporto di ioni calcio all'interno della cellula che andranno a stimolare il rilascio dell'insulina tramite un mec-

canismo esocitotico. La stessa cosa riguarda il meccanismo di produzione del glicogeno anch'esso forte-

mente APTasico e dipendente dalle varie pompe ATPasiche. La vascolarizzazione del pancreas avviene tra-

mite il tronco celiaco che è quel vaso arterioso che si stacca dalla Aorta addominale dando origine a dei

rami che sono l'arteria splenica (vi ricordate il dotto epatico comune che darà origine all'arteria pancreatica

propria) e l'arteria gastrica sinistra. Oltre al tronco celiaco c'è un’altra arteria particolarmente importante

per la vascolarizzazione del pancreas è arteria mesenterica superiore che un altro vaso che si stacca dalla

superficie anteriore dell'aorta addominale poco inferiormente del tronco celiaco.

Particolarmente importante per quanto riguarda il tronco celiaco vediamo che una volta che emerge da

origine a i tre rami tra qui il dotto epatico comune o arteria epatica comune (a stessa cosa)

Sara l'arteria epatica comune darà origine a dei rami che arteria gastro duodenale andrà a vascolarizzare la

porzione più cefalica della testa del pancreas.

Dall'altra parte dobbiamo anche dire che vi è un’altra arteria, arteria pancreatica duodenale inferiore che si

andrà a staccare d'arteria mesenterica superiore oppure si andrà a staccare d'arteria mesenterica inferiore

che si trova poco al di sotto d'arteria mesenterica superiore. Qua vi fa vedere poi che da queste arterie, in

particolare dall'arteria gastro duodenale superiore, prenderanno origine ulteriori ramificazioni che sono le

arterie pancreatiche duodenali superiore anteriore, anteriore perché si trova nella faccia anteriore del pan-

creas e sul margine mediale, segue la curvatura del duodeno. Stessa cosa per l'arteria pancreatiche duode-

nali inferiore che si continua con il ramo anteriore, anch'esso decorre anteriormente.

Questo è importante perché dall'arteria pancreatica duodenale prenderà origine l'arteria posteriore.

Quindi si avrà l'arteria pancreatica duodenale superiore posteriore che decorre sulla faccia posteriore del

pancreas. Stessa cosa per quella l'arteria pancreatica duodenale inferiore sarà anch’esso un ramo poste-

riore. Qua vi fa vedere i rami posteriori, quelli in verde. Un altro ramo che si stacca dal tronco celiaco, oltre

l’arteria epatica comune, è l’arteria lienale. L’arteria lienale è un’arteria splenica che ha un percorso partico-

lare perché andrà a decorrere sul margine superiore ed anteriore del corpo del pancreas, raggiungendo la

coda. Da qui raggiungerà anche la milza perché la coda del pancreas è in stretto collegamento con essa.

Inoltre c’è da considerare che dalla porzione più distale del tronco celiaco si dipartono ulteriori arterie che

sono l’arteria pancreatica dorsale e l’arteria pancreatica magna. In realtà l’arteria pancreatica magna può

partire direttamente dal tronco celiaco ma può anche partire (come nella maggior parte dei casi) dall’arte-

ria lienale. Queste andranno a vascolarizzare la porzione dorsale posteriore del corpo del pancreas, mentre

l’arteria pancreatica magna andrà a vascolarizzare la porzione posteriore dell’ultimo tratto del corpo del

pancreas e della coda. Per quanto riguarda l’arteria pancreatico dorsale andrà a continuarsi sulla superficie

posteriore del pancreas andando a dare origine o meglio a continuarsi con l’arteria pancreatica inferiore,

che si trova a decorrere sulla superficie inferiore del corpo del pancreas. Quindi si avranno delle anastomosi

tra l’arteria pancreatica dorsale e l’arteria pancreatica inferiore. L’arteria magna si continua con un ramo

che è l’arteria della coda del pancreas che andrà a vascolarizzare la coda pancreatica. Questa è la vascolariz-

zazione arteriosa.

DRENAGGIO VENOSO

Per quanto riguarda invece il drenaggio venoso, questo si attua mediante la vena pancreatica duodenale

superiore anteriore e la vena pancreatica duodenale inferiore anteriore. Questi sono dei vasi di drenaggio

venoso della parte anteriore della testa del pancreas, i quali si andranno poi a scaricare in dei vasi di calibro

maggiore, quali le vene mesenteriche superiore ed inferiore.

Poi vi sono sul versante dorsale, quindi nella testa del pancreas, ulteriori vasi che sono la vena pancreatica

duodenale superiore posteriore e la vena pancreatica duodenale inferiore posteriore che si andranno a

scaricare nei vasi mesenterici e nella vena porta.

Poi abbiamo i vasi di raccolta del corpo e della coda, quindi il drenaggio venoso si verifica mediante questi

vasi lungo tutta l’estensione del corpo e della coda del pancreas. Questi vasi si andranno a scaricare sulla

vena lienale che poi confluirà insieme alla vena mesenterica superiore andando a formare la vena porta.

Quindi la vena porta è data dalla confluenza della vena lienale, la vena mesenterica superiore e nei casi

eccezionali può essere data anche dalla confluenza della vena mesenterica inferiore; in questo caso


PAGINE

122

PESO

4.95 MB

PUBBLICATO

6 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in infermieristica
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher andyandry di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Anatomia e fisiologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof David Sabrina.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!