Secondo Freud la personalità è equilibrata quando le tre parti si integrano
e si completano senza che una parte prevalga eccessivamente sulle altre.
La follia potrebbe essere quindi definita e come una sovrapposizione della
nostra parte istintuale (Es) su quella razionale (Io). Secondo FREUD nel
momento in cui una delle due parti prevale in maniera eccessiva sull’altra
il nostro comportamento può apparire irrazionale e privo di logica, viene
così alla luce la follia.
Secondo Freud questo comportamento apparentemente irrazionale ha
delle logiche ben precise anche se sono molto difficili da capire e si
origina attraverso la formazione dell’Io e del Super Io che consiste in una
serie di fasi di sviluppo psicosessuale a partire della prima infanzia. Nel
corso di esse il bambino interagisce e realizza una serie di identificazioni
con figure adulte di riferimento, attraverso le quali forma il proprio Io.
La formazione della personalità è in gran parte conclusa nella seconda
infanzia (intorno ai 5-6 anni di vita) e un ulteriore accrescimento verrà
con il periodo successivo fino al raggiungimento della maturità sessuale e
della condizione adulta, in cui chi ha raggiunto una personalità bene
integrata sarà capace di “amare e lavorare” all’interno della società.
LO STUDIO DELLA MALATTIA MENTALE IDENTIFICATA COME
PSICOSI
Le psicosi endogene e le psicosi organiche 7
Nel corso degli studi della malattia mentale sono state identificate come
“vere” le psicosi, che vengono divise in due gruppi distinti
schizofrenia,
Le endogene, ossia che nascono da dentro come la
depressione mania,
e e le organiche ovvero derivate da alterazioni
celebrali quali la demenza e la confusione mentale.
Ciò che accomuna tutte le forme di disturbi mentali è l’interpretazione
della realtà differente e la difficoltà ad avere controllo di se e delle proprie
esperienze.
La schizofrenia
La schizofrenia è il disturbo tradizionalmente identificato come “follia”. Al
contrario di quanto si creda, i pazienti schizofrenici non hanno una
"personalità divisa". Tuttavia, percepiscono la realtà in modo
completamente diverso dagli altri. Spesso, soffrono di sintomi terribili:
sentono voci che provengono dall'interno che nessun altro sente, credono
che gli altri possano leggere il loro pensiero, controllare i loro pensieri o
stiano tramando contro di loro. Poiché vivono in una realtà distorta da
allucinazioni e deliri, possono sentirsi spaventati, ansiosi, confusi e
tendono ad isolarsi.
Possono anche comportarsi in modo diverso in occasioni diverse, a causa
modo distorto in cui vivono la realtà. A volte sembrano distanti, assenti o
preoccupati e possono stare seduti per ore immobili, senza pronunciare
una sola parola. Altre volte, si muovono continuamente, perennemente
impegnati in qualche attività, apparentemente all'erta e vigili.
I soggetti con schizofrenia manifestano generalmente due tipi di sintomi.
Definiti in psicologia positivi e negativi. allucinazioni, deliri e pensiero
I sintomi positivi si possono dividere in
disorganizzato.
allucinazioni
Le sono disturbi della percezione comuni nelle persone
affette da schizofrenia. Si tratta di percezioni che non hanno alcun
riscontro nella realtà. Sebbene le allucinazioni possano interessare
qualsiasi senso (udito, vista, tatto, gusto ed olfatto), la forma più comune
di allucinazione in corso di schizofrenia è data dal sentire le voci. Le voci
possono descrivere le attività del paziente, conversare con lui, avvertirlo
di eventuali pericoli o impartirgli degli ordini.
deliri
I sono costituiti da convinzioni personali irrazionali ed erronee che
non hanno alcun riscontro nella realtà, che vengono mantenute
nonostante l'evidenza di prove contrarie e che non possono essere
spiegate sulla base del background culturale del paziente. I pazienti che
soffrono di sintomi di tipi paranoiche (circa un terzo dei pazienti)
manifestano deliri di persecuzione, o credono irrazionalmente di essere
vittima di inganni, minacce, avvelenamenti o cospirazioni. In alcuni casi
sono presenti deliri di grandezza, a causa dei quali la persona ritiene di
essere un personaggio famoso o importante. Alcuni pazienti manifestano
deliri bizzarri, come credere che un vicino li stia controllando tramite onde
magnetiche o che i personaggi della televisione stiano inviando loro
messaggi o ancora che i loro pensieri vengano divulgati ad altri.
I soggetti con schizofrenia spesso non presentano una normale fluidità dei
disorganizzati)
pensieri. I pensieri (appunto vanno e vengono
rapidamente, la persona non è in grado di concentrarsi su un unico
pensiero per molto tempo e tende a distrarsi ed a perdere la
concentrazione. I soggetti con schizofrenia possono non essere in grado
di decidere cosa sia importante, e cosa non lo sia, in una situazione. A
volte non riescono a collegare i pensieri in sequenze logiche al punto che 8
questi diventano disorganizzati e frammentari. Questa assenza di
continuità logica dell'ideazione, definita con il termine "disturbo del
pensiero", rende la conversazione con questi pazienti molto difficile e può
provocarne l'isolamento sociale. Se chi lo ascolta non riesce a dare un
senso a ciò che il paziente sta dicendo, si sente a disagio e tende ad
isolarlo.
Per sintomi negativi si intende ciò di cui il paziente si estranea, si
allontana e non riconosce. Si tratta di capacità psicologiche che la
maggior parte delle persone possiedono, ma che i soggetti con
schizofrenia "hanno perso" mancanza di iniziativa isolamento sociale
apatia, insensibilità emotiva (“appiattimento") . Spesso, i pazienti con
schizofrenia manifestano un "appiattimento" dell'affettività. Ciò è dovuto
ad una grave riduzione della capacità di esprimere emozioni. I soggetti
affetti da schizofrenia possono non mostrare i segni caratteristici delle
normali emozioni (parlano con un tono monotono, mostrano una ridotta
mimica facciale e sembrano estremamente apatici). Inoltre, possono
allontanarsi dagli altri evitando ogni tipo di contatto e quando sono
obbligati ad interagire possono non avere nulla da dire, come riflesso del
loro "pensiero impoverito”
La motivazione risulta molto ridotta come l'interesse o la gioia di vivere.
Nei casi più gravi, il paziente può trascorrere giorni interi senza fare
niente ed addirittura senza occuparsi dell'igiene della propria persona.
Questi problemi correlati all'incapacità di esprimere le emozioni o la
propria motivazione, estremamente problematici per familiari ed amici,
rappresentano i sintomi della schizofrenia e non devono essere
considerati difetti del carattere o debolezze personali.
La demenza
La demenza è un disturbo acquisito e con base organica delle funzioni
intellettive che sono state in precedenza acquisite: memoria (a breve e
lungo termine ) e almeno una tra pensiero astratto, capacità critica,
linguaggio, orientamento spazio temporale, con conservazione dello stato
Nel complesso è affetto da demenza oggi circa il 5% della
di coscienza vigile.
popolazione over 65 anni, ma addirittura il 30% degli over 85.
il 5% della popolazione over 65 anni, ma addirittura il 30% degli over 85.
E’ un disturbo caratterizzato dalla progressiva perdita dell’intelligenza e
della memoria per la morte di un consistente numero di cellule cerebrali.
La demenza deriva da cause patologiche (atrofia cerebrale,
arteriosclerosi, traumi, tumori cerebrali ecc.), ma anche dal semplice
invecchiamento, cioè dal fisiologico deterioramento mentale cui va
incontro l’essere umano nel corso della sua esistenza.
Franco Basaglia
Il contributo dello psichiatra Franco Basaglia alla chiusura
dell’orrenda istituzione manicomiale (Anno 1978-1994) 9
Franco Basaglia è lo psichiatra maggiormente conosciuto nel secolo
scorso, per la battaglia condotta negli anni '70 volta a chiudere l'orrenda
istituzione manicomiale.
Fu direttore dal 1961 dell' dell'Ospedale Psichiatrico di Gorizia dove vi fu
un forte impatto con la realtà manicomiale: c'era la massima
segregazione dei malati mentali, la contenzione, la camicia di forza e
l'elettroshock. Basaglia sosteneva che "Un malato di mente entra nel
manicomio come ‘persona’ per diventare una ‘cosa’
Il malato, prima di tutto, è una ‘persona’ e come tale deve
essere considerata e curata. Noi siamo qui per dimenticare di
essere psichiatri e per ricordare di essere persone".
Prima della riforma i manicomi erano poco più che luoghi di
contenimento fisico dove i applicava ogni metodo di contenzione e
pesanti terapie farmacologiche e invasive.
Ed ancora: "La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste
ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società,
per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la
follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la
follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la
sua ragion d' essere".
La legge 180 del 1978 alla quale Basaglia ha dato il nome (legge
Basaglia) nasce con l’intenzione di ridurre le terapie farmacologiche,
instaurando rapporti umani rinnovati con il personale e la società,
riconoscendo appieno i diritti e la necessità di una vita di qualità dei
pazienti, seguiti e curati da ambulatori territoriali.
Da allora i malati mente devono essere trattati come uomini, persone in
crisi, non più come individui pericolosi da nascondere in manicomi.
Di fatto solo dopo il 1994 si completò la chiusura effettiva dei manicomi e
la relativa trasformazione in ospedali psichiatrici. 10
Nonostante critiche e proposte di revisione della suddetta legge la 180 è
ancora oggi la legge quadro che regole l’assistenza psichiatrica in Italia
Conseguentemente alla luce di nuovi approcci e a seguito di studi,
accadimenti e nuovi modelli terapeutici la legge 180 è ancor oggi oggetto
di discussione.
Secondo numerose associazioni di familiari va migliorata, mantenendone
fermi i principi antimanicomialisti e il riferimento al territorio come luogo
principale di cura e accoglimento della persona affetta da disturbo
mentale.
Da ricordare L’articolo 32 della Costituzione Italiana
“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e
interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se
non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i
limiti imposti del rispetto della persona umana.”
Follia e cultura 11
Luigi Pirandello e il tema dell’identità dell’individuo, delle
maschere e della follia.
Pirandello nasce a Grigenti (in provincia di Agrigento) nel 1867.
Viene avviato dal padre agli studi tecnici; ma fin da piccolo si appassiona
alla letteratura tanto che a 12 anni scrive una tragedia e la mette in atto
con gli amici.
Con l’appoggio della madre può iscriversi alla facoltà di lettere prima a
Palermo, poi a Roma per laurearsi a Bonn (in Germania) nel 1981 con una
tesi su dialetti siciliani.
Tornato in Italia si sposa con una donna psicologicamente fragile, e si
stabilisce a Roma dove si inserisce negli ambienti letterari.
Nel 1901 scrive il suo primo romanzo “L’esclusa” e inizia a pubblicare
novelle su alcune riviste. Viene chiamato a insegnare alla Facoltà di
Magistero. L’anno successivo lo scrittore è colpito da due gravi disgrazie.
Una solfare crolla allagandosi e questo provoca la rovina economica della
famiglia. Ora insegnare e scrivere su giornali e riviste diventa per
Pirandello una vera e propria necessità. In più la moglie Antonietta rivela i
primi sintomi di una malattia mentale che negli anni peggiorerà, fino al
ricovero in manicomio che diventerà definitivo nel 1919.
Tuttavia per pirandello si apre per Pirandello una stagione creativa ricca e
fu Mattia
fortunata. Già nel 1904 esce il suo romanzo più famoso. Il
Pascal. Sei anni più tardi, nel 1910 alcuni capocomici cominciarono a
chiedere a Pirandello testi da mettere in scena che egli ricavò dalla sue
novelle. Si apre così la sua lunga e fertilissima carriera teatrale
caratterizzata da testi appositamente scritti per il teatro siciliano recitati
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
