Che materia stai cercando?

Storia delle donne

Appunti delle lezioni di Storia delle donne basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Minesso dell’università degli Studi di Milano - Unimi, facoltà di Scienze politiche, Corso di laurea in scienze politiche . Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia delle donne docente Prof. M. Minesso

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

inserirli nel mondo del lavoro, grazie alla formazione.

Col tempo l'ente espande il campo delle attività, come per esempio nell'edilizia popolare (nascono

quartieri popolari a Milano), nell'aiuto agli immigrati, nella finanza,...

Osvaldo Gnocchi Viani, amico di Moisé Loira e membro della Società Umanitaria dà rilevanza al

ruolo delle donne e alla loro emancipazione; sostiene che donne, operai e minori siano esponenti

della società e che la loro formazione/emancipazione è indice del livello della società.

Le attività si rivolgono quindi anche alle donne in difficoltà; viene aperta una scuola a ciclo

biennale per le ragazze di almeno dodici anni con già il libretto del lavoro per insegnare loro

mestieri e professioni gratuitamente. Il ruolo della donna per la Società è sia quello di madre/moglie

che quello di lavoratrice e soggetto attivo all'interno della realtà produttiva. Nel 1905 viene aperto

un ufficio di collocamento per il personale femminile, anche nel mondo rurale (le mondine).

Con quest'associazione collaborano importanti figure femminili, di spessore anche a livello

nazionale: Alessandra Ravizza (1846-1915) ed Ersilia Majno.

La prima istituisce una cassa del lavoro per i disoccupati di entrambi i sessi, che dura fino al 1913

presso la Società Umanitaria per poi chiudere a causa dell'incompleta efficienza. È una donna colta

e vicina alle spinte emancipazionistiche, porta avanti molte iniziative per venire incontro alle

persone in difficoltà. Crea una sala di allattamento all'interno della sua casa, fa mutuo soccorso per

le lavoratrici, manda avanti una scuola femminile e un ambulantorio medico gratuito.

Ritorna l'idea di un'assistenza non semplicemente caritatevole, ma di riabilitazione.

Grazie ad Alessandra Ravizza nasce l'associazione, un comitato, contro la tratta forzata delle

bianche e la prostituzione delle giovani donne.

Ravizza è in realtà il cognome del marito, il suo è Massini.

Ersilia Majno, una grande riformista, è moglie di uno dei presidenti della Società Umanitaria. Si

occupa di proletariato femminile e sostiene i modelli assistenziale che si discostano dalla mera

beneficenza.

Diventa presidente del Comitato contro la tratta delle bianche.

Nel 1899 costituisce insieme ad altre l'Unione Femminile – di matrice socialista – con l'obiettivo di

tutelare i diritti delle donne anche in ambito lavorativo; l'ente nasce a Milano, ma poi si diffonde e

nel 1905 diventa Unione Femminile Nazionale.

Presto quest'associazione la Majno decide di aprire l'Ufficio di informazione e assistenza che ha lo

scopo di fornire informazioni sulle istituzioni assistenziali presenti in città e aiuto per la

compilazione dei moduli per ricevere i sostegni. L'Ufficio, aperto in collaborazione con la Società

Umanitaria, viene chiuso nel 1912.

L'impegno della Majno continua verso il tema della maternità: fonda infatti l'Asilo Mariuccia (dopo

la morte della figlia Maria), identificato molto con la corrente riformista del PSI. L'obiettivo è

recuperare bambine, giovani e donne dalla strada (anche dalla prostituzione) senza distinzioni

etniche o religiose; in relazione al Comitato contro la tratta delle bianche, l'istituto cerca di

recuperare donne e ragazze vittime di sfruttamento sessuale e/o con cattive condizioni familiari.

L'intento dell'Asilo è quello di formulare un progetto per l'emancipazione della donna in favore al

recupero sociale e alla costruzione di una nuova identità. Il programma è laico: si vuole creare un

ambito familiare attorno alle fanciulle e di insegnare loro un mestiere.

L'istituzione va avanti grazie ai contribuiti pubblici e alle donazioni private; è gestita da un comitato

di 59 persone (25 donne) e da un consiglio d'amministrazione (di maggioranza femminile).

Vengono portati avanti i valori della maternità, dell'infanzia, della famiglia; si propone un diverso

approccio alla sessualità. Ci sono regole rigide e fisse che le ospiti devono seguire per avere

un'impostazione.

Le bambine più piccole frequentano la scuola comunale vicina, mentre le più grandi della scuola

all'interno dell'Asilo. Ci sono anche corsi per imparare i mestieri di casa e non. C'è istruzione e

formazione al lavoro in funzione all'emancipazione; il lavoro è parte integrante dell'identità:

l'ambito domestico e quello extradomestico sono entrambi nella visione della donna.

L'Asilo cerca anche di avere delle commesse da parte di alcune ditte milanesi per far lavorare le

donne e fornire poi i prodotti (non è stato un esperimento di successo a causa dei ritardi).

La Majno cerca sempre di rinnovare e migliorare le attività.

Si fa assistenza alla maternità per le ospiti, ma anche per le esterne: l'Asilo Mariuccia è un punto di

riferimento.

Tra gli scopi c'è quello di far capire tutti i valori dell'associazione, anche se spesso vengono respinti

delle ospiti a causa del loro retroterra culturale: le concezioni legate alla maternità, alla sessualità e

al lavoro sono spesso rifiutate dalle ospiti, che fanno molta resistenza; si sono grosse difficoltà di

rapporto e alcune ospiti cercano di scappare o di farsi espellere.

Negli anni '30, l'Asilo cerca di rintracciare le sue ex ospiti per vedere gli esisti del percorso

dell'interno del lavoro; vengono trovare quasi 500 donne (su 1050 circa):

c'è un elevato tasso di mortalità tra le prime ospiti (1902-1915): una su tre è morta per

– malattia o stenti.

Vi sono molti casi si prostituzione, figli illegittimi, matrimoni falliti, criminalità.

I risultati sono piuttosto negativi; in seguito l'istituto cerca di modificare il tiro e si apre a una

categoria femminile più ampia.

Entrambe le associazioni hanno spesso risultati negativi, ma è importante l'idea di un'assistenza

nuova (non solo caritatevole) e dell'emancipazione della donna: è il messaggio che va sottolineato.

V. La cittadinanza sociale

I diritti sociali riguardano, tra le cose, i temi della maternità, dell'occupazione e del lavoro,

dell'autosufficienza economica. Quello di cittadinanza sociale è un termine che si diffonde in

Europa solo dopo la Seconda guerra mondiale, ma comunque trova dei precedenti in Italia e in

Occidente.

Per quanto riguarda l'Italia, all'interno della fase liberale (1861-1914), durante l'età giolittiana

(1901-1914) il Paese è economicamente più florido e Giolitti applica delle leggi di protezione

sociale molto importanti per le donne in quando madri e lavoratrici.

In questo periodo in Italia donne e bambini vivono in condizioni inimmaginabili nel mondo del

lavoro (turni lunghi, danni alla salute,...); finalmente nel 1902 esce la legge sulla protezione delle

donne e dei fanciulli nel lavoro: è la prima legge italiana che tutela le donne lavoratrici. Si

definiscono così i turni di lavoro e diminuiscono le ore lavorative consentite, si stabilisce che le

madri lavoratrici devono avere un certo periodo di riporto prima e dopo il parto. Il problema è che

la legge ancora non tutela le donne a livello economico e siccome hanno bisogno di soldi molte di

loro non rispettano le norme e vanno a lavorare anche se hanno appena partorito.

Nel 1910 nasce la legge sulla Cassa nazionale per la protezione della maternità e dell'infanzia che

interviene su questo problema e tutela economicamente le madri lavoratrici nei due mesi prima e

dopo il parto, istituendo le camere di allattamento per aiutarle; viene costituito un fondo garantito

per un terzo da un’autotassazione delle donne che devolvono parte della loro retribuzione, per un

terzo dagli imprenditori e per un terzo dallo Stato. È da sottolineare l'intervento dello Stato che per

la prima volta finanzia delle politiche sociali.

Non è ancora il periodo del welfare, l'obiettivo è quello di sostenere le donne lavoratrici madri o

incinta per garantire una buona produzione.

Alla beneficenza (basata sulla sensibilità del singolo/gruppo) sta seguendo piano piano l'assistenza

(atto dovuto: chi riceve aiuto ha diritto a riceverlo e a vivere in condizioni migliori).

Con questi due provvedimenti si sancisce l'idea che le donne lavoratrici hanno diritto a condizioni

di vita dignitose; sono legati solo alle lavoratrici, alle operaie.

Emergono quindi le prime politiche di tutela della maternità in tutto l'Occidente.

Nel mondo anglo-americano viene introdotto l'istituto dell'assegno anche per le donne, per la prima

volta nel 1914 nell'Illinois.

In Francia, durante la Terza Repubblica, nel 1909 la legge Engerand (come la nostra del 1902) dà la

possibilità alle donne di assentarsi dal lavoro due mesi prima e dopo il parto conservando il posto di

lavoro; non è però un congedo obbligatorio (al contrario dell'Italia) e chi si assenta non viene

retribuita (al contrario dell'Italia, 1910).

Nel 1912 una legge riconosce alla donna non sposata e madre la possibilità di chiedere la prima

della paternità; è importante sia per la tutela del bambino sia per la tutela economica della donna

che può chiedere contributo al padre effettivo del bambino. Nello stesso anno, un'altra legge dà

sussidi economici alle lavoratrici: assegni durante la maternità alle operaie, alle madri con reddito

basso e alle famiglie con almeno quattro figli anche se non operaie.

La Germania nei primi anni del '900 segue tappe simili all'Italia e alla Francia.

1903-1908-1911: tre provvedimenti su tematiche che modificano lo stato sociale come era stabilito

in precedenza dal cancelliere Bismark; lo Stato deve assumere compiti di natura sociale come la

tutela sociale alla manodopera operaia per quanto riguarda la malattia e la disoccupazione; la

maternità viene considerata una malattia da Bismark e per questo viene protetta e tutelata.

Con le leggi di inizio '900 quelle di Bismark svaniscono e il compenso diviene obbligatorio e viene

dato per i due mesi prima e dopo il parto alla donne lavoratrici e non.

In Norvegia nel 1909 vengono confermate la legge per i sussidi economici per le madri lavoratrici e

la legge per l'infanzia e per le donne madri sole; nel 1915 lo Stato si assume poi maggiori

responsabilità in ambito delle tutele sociale.

In Svezia già all'inizio del secolo vi sono leggi per il congedo per maternità con mantenimento del

posto di lavoro, ma nel 1912 una legge introduce il sussidio economico.

Quindi, i quindici anni che precedono la Prima guerra mondiale sono caratterizzati da norme che

garantiscono assegni e sostegni economici per la fase precedente e successiva al parto (forme di

tutela alla maternità); in alcuni casi per tutte le donne, in altri casi solo per le operaie. In questo

periodo, tutti i Paesi attuano politiche sociali in favori delle donne durante il periodo della

maternità.

Si tratta sempre di norme che comunque presentano dei limiti, sono di varia natura, non omogenee e

chiare: assegni passati al marito invece che direttamente alla donna, sussidi non sufficienti per la

tranquillità economica,... Sottolineiamo comunque il ruolo dello Stato che per la prima volta assume

maggiori responsabilità a livello di politiche sociali.

L'avvento della Prima guerra mondiale segna il passaggio dalla società d'élite a quella di massa e

rappresenta il primo vero momento della storia collettiva del Paese; si mette in evidenza realmente

l'importanza della condizione femminile perché la prima volta si ricorre alla manodopera femminile

(anche per le fabbriche di armi, non più solo nell'industria tessile) perché gli uomini sono impegnati

in guerra. La Grande guerra è per i Paesi come l'Italia quello che la Rivoluzione industriale è stata

per l'Inghilterra a fine '800.

Alla fine della guerra le donne tornano a casa e gli uomini riprendono il lavoro, ma non è più

possibile sottovalutare il ruolo delle donne e accantonarle: non esiste più solo l'immagine

dell'angelo del focolare.

In questo momento storico anche la donna diventa protagonista della società e nuovi diritti sociali le

devono essere riconosciuti → sorgono infatti miglioramenti delle politiche sociali e maggiori

servizi.

In Norvegia, con Moller e Casber nasce una nuova idea di politiche sociali che trasforma i sussidi

per le donne e i loro figli in veri salari; la maternità non è più una questione privata, ma è un

compito sociale e va ricompensata con un vero salario e non un semplice sussidio (che è una

concessione).

In Svezia con una delle legge del '24 sull'assistenza all'infanzia viene introdotta un'assicurazione

verso le malattie, oltre al sostegno per la maternità.

La mentalità dopo la Prima guerra mondiale cambia in tutto il mondo a livello di politiche sociali;

l'Europa diventa il modello per le politiche negli Stati Uniti, che nel '17 introducono – sulla base di

quelli europei - degli assegni di separazione: assegni a favore delle donne separate dai mariti in

guerra e che quindi non possono lavorare. Nasce anche il Children's Bureau.

I tempi sono maturi e gli aiuti vengono rinforzati col finire del conflitto.

Durante la guerra le condizione dell'infanzia erano peggiorate (elevati livelli di malattie,

denutrizione, morte infantile,...) in tutto l'Occidente; questo perché i bambini risentono della povertà

generale e dell'assenza delle cure delle madri che sono al lavoro. Siccome questa situazione va a

incidere sulle generazioni future, emerge la necessità di migliori condizioni igenico-sanitarie per

maternità e infanzia. Inoltre si ha una diminuzione delle nascite perché le donne non riescono a

conciliare lavoro e famiglia, cosa mal vista dai governi sin da fine '800.

Per risolvere la situazione è necessario agire aumentando i sussidi e gli istituti per la maternità.

I problemi però non sono locali e vanno risolti a livello universale.

Alla Convenzionale internazionale sul tema dell'occupazione a Washington nel 1918 partecipa

anche l'ILO (Internation Labour Office) ponendo la questione del lavoro femminile, della maternità

e dei sussidi. L'anno successivo si stabilisce un obiettivo per tutti i paesi occidentali avanzati:

garantire il congedo obbligatorio di maternità, il mantenimento del posto di lavoro e la retribuzione

durante il congedo per un mese e mezzo prima e dopo il parto.

In Germania, la costituzione di Weimae ('19-'33) presenta tutte queste norme per le donne spostate e

non: si fa tutela per la maternità per tutte le donne perché la maternità è una funzione sociale (e non

privata) visto che garantisce la crescita della società.

Quanto avviene in Germania, con il congedo obbligatorio, il mantenimento del posto di lavoro e la

retribuzione, è esplicativo del cambiamento in tutto l'Occidente.

Questo processo di trasformazione è in parte frenato dai partiti di sinistra e dalle associazioni

sindacali perché diffondere sussidi per la maternità e rendere salari maschili e femminili pari può

secondo loro far abbassare i salati maschili. Chi dovrebbe tutelare le donne è dunque molto restio a

farlo.

Per quanto riguarda l'Italia è fondamentale l'Onmi, un istituto nato ufficialmente nel dicembre del

'25 in pieno periodo fascista, ma che trova le sue origini del '22 quando ancora si era in fase liberale.

Nella primavera del '22 la classe dirigente liberale pone tra i suoi obiettivi quello di creare

un'istituzione di tutela per madri e figli sulla base della legge italiana del 1912 e della Conferenza di

Washington del 1918. Con questo obiettivo viene costituita quindi una Commissione in Senato che

elabora dei documenti che sono già pronti all'inizio del fascismo verso la fine del 1922. Mussolini

porta a compimento il progetto attraverso una legge approvata il 25 dicembre del 1925.

L'Onmi è la prima istituzione per donne e bambini nata in Italia; prende vita durante il fascismo, ma

non è un'istituzione fascista perché legata alla precedente fase liberale. L'Italia è qui in linea con gli

altri Paesi europei.

L'Onmi (1925-1975) è un'istituzione fondamentale anche per la fase dell'Italia repubblicana, seppur

sottoposta a modifiche. I suoi scopi sono la tutela igenico-sanitaria delle donne e dei figli per ridurre

la mortalità infantile e femminile.

L'Onmi ha un'organizzazione piramidale: una sede centrale a Roma che dà le direttive, delle sedi

provinciali che ricevono le direttive e le adattano alle esigenze locali e delle sedi comunali che

offrono realmente i servizi. Ogni sede ha la sua classe dirigente.

Possiamo dividere la storia fascista dell'Opera nazionale maternità e infanzia in tre fasi:

'25-'27: fase faticosa per la carenza delle risorse economiche → si ricercano sempre più

– finanziamenti.

'27-'34: vi sono sedi con compiti specifici in varie parti d'Italia → l'ente diventa nazionale.

– '34-'38: migliorano le condizioni e aumenta la natalità → in questi anni l'Onmi raccoglie i

– suoi migliori successi.

Con la guerra l'Onmi cade in una situazione non soddisfacente, svolgendo anche compiti diversi da

quelli per cui era nata come la cura degli sfollati e la distribuzione di cibo alla popolazione povera.

Inoltre si trova divisa in due, la sede centro-settentrionale e la sede meridionale; questa divisione di

supera poi nel dopoguerra con l'avvento della fase repubblicana che dura circa trent'anni.

L'ente inizia a cambiare obiettivi e principi per adattarsi ai valori della cittadinanza democratica e

all'idea di tutela della maternità e dell'infanzia preponderanti soprattutto dal 1948 in poi.

L'Onmi è diffusa su tutto il territorio con un'organizzazione piramidale, ma la sua storia durante la

fase repubblica è caratterizzata da continui tentativi di adattamento all'idea di cittadinanza

democratica del periodo, che si scosta dagli scopi originari. Questo tentativo è alla fine fallimentare

e viene superato a metà degli anni '70 con il trasferimento delle sue strutture ai nuovi organismi

regionali ai quali verrà delegata la materia dell'assistenza e della sanità.

VI. Il Secondo dopoguerra in Italia e l'associazionismo femminile

Il periodo della resistenza vede la nascita di un associazionismo femminile più marcato e maturo

Le donne giocano un ruolo importante nella battaglia antifascista: assistono i partigiani, fanno da

informatrici, si dedicano al settore assistenziale, raccolgono i viveri, fanno staffette

(collegamenti),... è un modo per le donne per maturare politicamente e socialmente.

Negli anni '43-'44 nascono i “gruppi di difesa della donna”: donne di tutti i partiti si dedicano

all'assistenza, alla battaglia antifascista, alla creazione di un giornale per la lotta al nazifascismo; si

tratta di gruppi attivi soprattutto nel centro-nord Italia con prevalenza di esponenti di sinistra.

Nascono anche due importanti associazioni, che sono legate ai partiti, ma non sono associazioni di

partito: UDI (Unione Donne Italiane) e CIF (Centro Italiano Femminili).

L'UDI nasce nel settembre '44 ad opera di alcune donne comuniste e socialiste (es. Nenni) del

centro-nord Italia e della Campania; c'è il richiamo ad un'organizzazione francese con scopi simili.

È un'organizzazione femminile unitaria, che non fa differenze di fede e politiche, e non è legata ad

un partito o una religione. Comprende al suo interno anche i gruppi di difesa della donna.

L'UDI si occupa di assistenza (ai combattenti e alle loro famiglie), tutela alla maternità e

all'infanzia, attività culturali e ricreative per le donne in modo da sviluppare una coscienza sui

diritti; cerca di stimolare le donne per la vita politica del Paese e fa incontri per sensibilizzare

l'opinione pubblica sull'importanza delle donne e del loro diritto di voto (nasce il comitato pro-

voto).

Si sviluppa in tre livelli:

locale/comunale con circoli con sede propria che organizza attività sul territorio comunale.

– Comitato provinciale

– Consiglio nazionale con sede a Roma

Rita Montagnana, moglie di Togliatti, è la prima segretaria.

Nell'ottobre del '45 si svolge il primo processo dell'Unione; lo scopo è quello di sensibilizzare le

donne sui loro diritti politici e civili.

Il limite dell'organizzazione si palesa con la frattura che si viene a creare tra il vertice e la base: il

vertice organizza attività e battaglie di carattere politico-sociali che la base (le donne) non riesce a

recepire e a cui non dà la giusta importanza: in quel momento sono considerati più importanti altri

aspetti pratici-materiali, come la cura dei figli.

L'obiettivo è di mantenere una struttura unitaria, ma l'UDI col tempo non riesce ad averla e diventa

un'organizzazione di stampo socialista-comunista, non unitaria come avrebbe voluto.

Quindi l'UDI finisce per essere legata al partito comunista e non un'organizzazione plurale con

donne con interessi politici diversi. Nonostante non avesse una struttura unitaria, le donne sono

comunque riuscite ad avere solidarietà d'intenti e a portare avanti un denominatore comune, un

obiettivo comune.

Nel '45 l'Unione è l'organizzazione femminile più grossa. Rivolge tanta attenzione all'assistenza,

alla tutela dei diritti delle donne lavoratrici e all'emancipazione delle donne a livello politico.

All'inizio degli anni '80 si ha una ridefinizione totale dell'UDI che riorganizza la sua forma, cambia

struttura e si slega dal forte legame con la sinistra diventando un'organizzazione autonoma.

Nel novembre del 2003 la denominazione cambia in Unione Donne in Italia per comprendere non

solo le donne italiane, ma anche le donne straniere presenti in Italia.

Nell'autunno del '44 nasce anche il CIF come un'organizzazione legala all'ala avanzata del mondo

cattolico (la DC).

Insieme all'Azione cattolica e al Movimento femminile della Democrazia Cristiana “forma”

l'associazionismo femminile cattolico del dopoguerra; queste organizzazioni lavorano insieme per

conquistare le masse femminili sull'importanza delle democrazia.

Il CIF è un soggetto laico che dà molta attenzione all'impegno politico della donna. Il primo

presidente è Maria Federici.

Negli anni '70 il CIF non riesce ad essere in sintonia con i movimenti radicali e contestatari di

quegli anni perché è un'organizzazione ancora tradizionalista.

Il Centro cerca anche di cambiare la sua struttura organizzativa e da struttura federativa diventa una

vera e propria associazione per cercare di adattarsi a quel periodo storico; è una modifica che non

basta, perché ci vuole cambiamento nei pensieri, non nella struttura organizzativa.

Col referendum sul divorzio e sull'aborto si ha una grande frattura tra il mondo cattolico e la società

italiana.

Differenze tra CIF e UDI

Differenza organizzativa: l'UDI è una vera e propria organizzazione, mentre il CIF è una

– struttura federativa, un insieme di organizzazioni considerata migliore per riuscire a

coinvolgere le donne nella democrazia.

Differenza politica: il CIF dopo un iniziale legame con la DC riesce a mantenere autonomia

– dalle forze politiche, mentre l'UDI è più legata alle forze comuniste e socialiste.

L'UDI è legata alle donne lavoratrici e non al ruolo delle donne in famiglia, mentre il CIF dà

– importanza anche alle donne casalinghe (tutela della donna come lavoratrice e madre:

doppia realizzazione femminile).

Nilde Iotti

Nata nel 1920 in una famiglia benestante e cattolica, mette poi in discussione la sua fede e diventa

definitivamente un membro del Partito comunista, dove inizialmente non è molto amata e viene

eletta con pochi voti.

Mette molto impegno nella battaglia sul divorzio (seconda metà anni '60), in un PCI diviso, ma che

al momento del referendum si schiera apertamente a favore del divorzio.

Nel giugno '79 Nilde Iotti diventa presidente della Camera dei deputati (fino al '92). Si batte per la

riforma dei regolamenti parlamentari per combattere l'ostruzionismo parlamentare e per le riforme

istituzionali per rendere il processo legislativo più veloce; è contro il bicameralismo perfetto

italiano che rende il processo legislativo lento.

Nell'87 è la prima donna che riceve il compito di sondare se ci sono le giuste condizioni per andare

alle elezioni; deve verificare se c'è possibilità che cada la maggioranza.

Si dimette nel '92.

Nilde Iotti ha un ruolo importante e determinante nell'Italia repubblicana per le donne e per le

riforme istituzionali.


PAGINE

15

PESO

35.52 KB

PUBBLICATO

9 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher noeeeee95.music di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle donne e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Minesso Michela.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in scienze politiche

Riassunto esame Scienze Politiche, prof. Martinelli, libro consigliato L'Occidente allo Specchio
Appunto
Filosofia socratica e contrattualismo
Dispensa
Riassunto esame Scienza Politica, prof. Pasini
Appunto
Riassunto esame Politica pubbica, prof. Regonini
Appunto