09/03/2020
Lezione 1
Parte 1
Storia della politica estera italiana
Focus corso: ruolo internazionale dell’Italia:
1) Azione compiuta dal chi nel nostro Paese è preposto alle attività di politica estera
2) Comprendere quale sia stata la posizione italiana nel contesto internazionale e come si sono posti gli
altri attori nei confronti dell’Italia. Età dell’Italia liberale: USA durante IGM e dopo II GM
3) Immagine che l’Italia ha dato all’estero di sé e come gli altri attori internazionali hanno percepito
l’Italia.
4) Fornire indicazioni di carattere storiografico. Sono presenti molte note storiografiche circa l’Italia
liberale (dopo unificazione fino a I GM e poco dopo, fino al 1922) e il periodo fascista. L’indagine
storiografica è stata nuovamente possibile a partire dagli anni 70, l’indagine non era possibile negli
anni precedenti in quanto molti documenti erano secretati secondo la regola dei 50 e dei 70 anni). A
partire dagli anni ’70 iniziò a farsi strada un’idea di maggiore trasparenza (a partire dagli USA dopo
lo scandalo Watergate). In USA la svolta fu con l’approvazione del “Freedom of Information Act
(FOIA)”, passò la regola che qualsiasi cittadino potesse appellarsi all’amministrazione per ottenere
la visione dei documenti prodotti dall’amministrazione in qualsiasi momento, naturalmente con una
serie di limitazioni abbastanza naturali. In questo periodo inizia a formarsi la regola dei 30 anni,
ovvero al possibilità di chiunque ad accedere alle fonti archivistiche dopo un periodo di 30 anni.
Negli anni ’70 implica la possibilità di consultare le fonti USA della II GM e subito dopo; ergo scoprire le
ragioni dell’inizio della Guerra Fredda. Questa norma finì per imporsi in quasi tutti i Paesi UE (Gran
Bretagna. Francia, Germania). La regola si impose anche in Italia ma con una serie di problemi determinati
dall’accessibilità materiale delle fonti (che sono quindi visibili se vengono declassificate, ordinate, etc.).
In Italia gli anni ’70 sono gli anni della crescita del partito comunista, e sul perché questo non abbia avuto la
possibilità di andare al governo, si parlava della conventio ad escludendum, tradotto: non poté per ragioni
internazionali (l’Italia apparteneva al blocco occidentale nell’ambito della Guerra fredda). Questo dibattito
suscitò negli storici la volontà di comprendere le origini di tutto questo, quindi individuare nel periodo
appena successivo alla II GM, quindi nell’origine della Guerra Fredda le ragioni di certe situazioni politiche
contemporanee.
Gli storici cambiano metodo di approccio alla storia delle relazioni internazionali:
Prima: storia dei trattati (ergo quella che sarebbe diventata la storia delle relazioni internazionali.
Atteggiamento molto attento all’aspetto formale, all’aspetto politico diplomatico della storia di un
Paese. Gli storici italiani finivano per studiare il periodo dell’Italia liberale, poi, il periodo dell’Italia
fascista e poi si interrompevano con la II GM.
Dopo. Si aprono campi nuovi d’indagine. Inizialmente si studiano: gli anni 40’, i primi anni della
guerra fredda. Come l’Italia si inserisse in questo processo storico, quale fosse l’atteggiamento USA
nei confronti dell’Italia. Successivamente si apre una nuova fase di studio che come focus ha
l’integrazione europea.
Fino agli anni ’90 ci sono diversi studi su aspetti specifici: la posizione nella guerra fredda, nel processo di
integrazione europea. Questi studi erano tuttavia condizionati dal fatto che si basavano sugli archivi di altri
Paesi (americani, inglesi, francesi e poco su quelli italiani). Questo avrebbe condizionato molto gli studi
italiani sul ruolo dell’Italia nel contesto internazionale fino alla fine degli anni ’90 e inizio anni 2000.
Con la fine della I Repubblica si può affermare che ci fu un ulteriore cambiamento nello studio della
collocazione internazionale dell’Italia nel periodo repubblicano.
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Parte 2
Storia delle relazioni internazionali: viene studiata principalmente nelle facoltà di scienze politiche. Queste
nascono negli anni ’20 con una filiazione dalle facoltà di giurisprudenza quindi con forte attenzioni agli studi
giuridici. Per questo si parla di storia dei trattati e politica internazionale, i docenti solitamente erano quelli
di diritto internazionale. I compiti delle facoltà di scienze politiche rientravano nella formazione di coloro
che sarebbero dovuti diventare i futuri quadri nell’Italia fascista (es. carriera diplomatica). I diplomatici
avevano quindi una formazione giuridica, la storia dei trattati rappresentava una delle prove fondamentali del
concorso diplomatico.
Gli storici dei trattati, sia per tradizione di studi sia per questo legame con il MAECI, erano molto attenti
all’aspetto giuridico formale. Erano molto attenti allo studio della formazione dei rapporti tra gli stati, come
questi rapporti si codificavano [cioè nei trattati internazionali].
Passaggio da periodo fascista ad Italia repubblicana: non determina un cambiamento nell’approccio degli
storici dei trattati.
Mario Toscano: cattedratico di storia dei trattati. Nel ’38 perde il posto nel sistema universitario ma mantiene
rapporti con altri studiosi. Durante la II GM trova rifugio in Svizzera, poi ne l’45 ritorna in Italia e riprende
l’insegnamento presso La Sapienza di Roma e successivamente diventa il responsabile del Servizio Storico e
documentazione del MAE [venendo equiparato ad un ambasciatore]. Diventa un consulenti per il ministro e
gli ambasciatori.
È uno dei sostenitori dell’approccio formale ovvero alla storia dei trattati.
1968 muore. Lascia una forte eredità alle facoltà di scienze politiche.
Negli altri Paesi europei, in particolare in Francia negli anni 50/60, viene ad affermarsi un nuovo approccio
alla storia delle relazioni internazionali, con un affermarsi di alcuni storici dell’Ecole de relation
internacional, con l’affermarsi di alcuni storici come Pierre Rubin, Jean de Battist de Rosen e i loro allievi
René Jiron, Robert Franc etc. Scuola storiografica che si afferma a partire dagli anni ’60.
Si afferma una scuola di pensiero secondo cui la storia delle Relazioni Internazionali è un fenomeno molto
complesso che non può essere limitato solamente all’atto formale (al momento “politico diplomatico”) della
conclusione di un trattato ma bisognava studiare anche le forze profonde (quindi analizzare l’impatto di altri
attori e dinamiche)
Forze profonde. Esempi: grandi aziende, grandi banche, uomini d’affari molto importanti, la dimensione
della politica interna (ergo l’influsso dei partiti politici e parlamentari nella determinazione della politica
estera), la dimensione culturale. Quest’ultima è molto importante soprattutto nell’ottica di come gli altri
Paesi percepiscono l’Italia.
Dopo la II GM le relazioni internazionali sono diventate un fenomeno molto complesso in quanto si sono
aggiunti altri attori oltre gli stati. Es. storia dell’integrazione europea: parlamento europeo e commissione
europea non sono attori statuali (hanno carattere sovranazionale); le politiche europee sono sovranazionali.
Esistono poi altri attori come i gruppi d’interesse, le multinazionali.
La storiografia francese finì con imporre anche in Italia l’idea che si dovesse cambiare l’atteggiamento nei
confronti dello studio dal punto di vista storico delle relazioni internazionali. Infatti, tra gli anni 60/70 la
dizione disciplinare storia dei trattati e politica internazionale venne abbandonata a favore della dizione
storia delle relazioni internazionali (anche se si continuava sostanzialmente a fare storia dei trattati).
Suddivisione nel campo della storia delle relazioni internazionali (dopo il cambio di approccio [definito dal
prof. Varsori come “scoperta dell’America”]):
Un settore più tradizionale, legato a Mario Toscano, che studiava la politica estera italiana, il
periodo liberale, l’Italia fascista, lavorava negli archivi del MAECI rappresentate di questa
tradizione: Pietro Pastorelli [sostituì Toscano dapprima come ordinario e poi al MAECI].
2 Un settore più progressista, rappresentato da Ennio Di Nolfo (formatosi a Pavìa, successivamente
ordinario a Padova). Negli anni ’70 compì la cosiddetta “scoperta dell’America”, dedicò una forte
attenzione ad una dimensione più ampia, forte volontà di inserirsi nel dibattito storiografico
internazionale soprattutto nel dibattito storiografico di chi si occupava della Guerra Fredda. Egli
assieme alla storica Elena Aga Rossi, spinsero i propri allievi ad una visione più ampia della storia
delle relazioni internazionali seppure l’approccio fosse prevalentemente di storia diplomatica
[quindi vi era l’analisi degli archivi nazionali e stranieri, vi era il contatto e il dialogo con la
storiografia degli altri paesi].
L’analisi degli archivi nazionali e stranieri e il contatto con la storiografia straniera divennero le tendenze più
significative a partire dagli anni ’80. In quegli anni vi fu anche l’approvazione della legge 382/1980 la quale
portò alla modifica del sistema universitario (istituendo i dottorati di ricerca; i due più importanti furono
quello istituito a Roma da Pastorelli e quello di Di Nolfo a Firenze).
Queste due scuole furono quelle che negli anni ’80-’90 studiarono il ruolo internazionale dell’Italia, in
particolare:
La scuola romana si focalizzò: Italia liberale e fascista.
La scuola fiorentina si focalizzò: Guerra Fredda e storia dell’integrazione europea.
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Parte 3
Focus: cambiamento di prospettiva circa avvenuto negli studi relativi alla posizione internazionale dell’Italia
con la fine della I Repubblica (ergo anni ‘90). Fino a quel momento gli storici delle relazioni internazionali
non avevano trovato grande spazio nel più ampio quadro della storia contemporanea. A partire dagli anni ’70
si era diffusa la convinzione che gli storici delle relazioni internazionali si occupassero solo di storia
diplomatica (considerata molto conservatrice e delle élite). Gli storici contemporaneisti dimostravano poco
interesse per la storia italiana del periodo repubblicano, l’idea diffusasi era quella che l’Italia, dopo la II GM,
avesse fatto 2 scelte fondamentali: allineamento alle posizioni USA, sostegno alla costruzione europea
(quindi a favore del processo di integrazione europea). Gli storici, altresì, ritenevano che, dopo queste scelte,
la politica estera italiana si fosse appiattita sulle posizioni americane nel quadro della scelta atlantica con la
conseguenza che le posizioni italiane, circa la costruzione europea, fossero limitate ad una serie di petizione
di principio, dichiarazione varie, adesione all’ideale europeo ma senza che alle spalle vi fosse una concreta
attività di natura internazionale.
Per quanto riguarda la scelta atlantica: forte appiattimento alle posizioni americane. L’Italia si “guadagna” il
soprannome di Bulgaria della NATO [un Paese quindi che aveva rinunciato a fare delle scelte di politica
estera autonome allineandosi completamente agli USA]. nei testi didattici delle scuole secondarie fino a
qualche anno fa vi era ampia trattazione delle vicende interne ma era completamente assente la parte di
politica estera, es. dal punto di vista economico non vi era cenno ai trattati di Roma del 1957, in particolare
non vi era alcun cenno alla nascita della Comunità Economica Europea [senza questo elemento difficilmente
si può capire come mai negli anni successivi vi sia stato un “miracolo” economico (dovuto sicuramente alla
crescita dei consumi interni ma principalmente all’ampliamento dell’area di commercio delle merci)].
Anni 90/2000’, iniziano una serie di progetti di ricerca tra storici (delle relazioni internazionali,
dell’economia e contemporaneistici) al fine di comprendere al meglio la I Repubblica. Lo stimolo
chiaramente è “politico”, si voleva capire perché era finita la Repubblica dei partiti. Si voleva capire poiché
l’Italia avesse vissuto un fenomeno che fino ad allora si era manifestato solo nei Paesi dell’Europa centro-
orientale dominati da sistemi comunisti. L’Italia è l’unico Paese occidentale che con la fine della Guerra
Fredda ha visto la fine del suo sistema politico.
Periodi di ricerca: l’Italia del centrismo nel centrosinistra, l’Italia negli anni ’70, 80’, etc.
Tale ricerca venne facilitata dalla disponibilità di molti documenti, salvo la fruibilità degli archivi del
MAECI italiano [i documenti consultabili erano quelli fino agli anni ‘60]. Erano altresì disponibili gli archivi
3
del partito comunista, della Democrazia Cristiana (parzialmente), Partito socialista (poco), disponibilità delle
carte degli uomini politici che avevano svolto un ruolo centrale nella politica interna ed estera del periodo
della Prima Repubblica [quelle quindi di De Gaspari, di Fanfani, Aldo Moro, Mariano Lo Moro Berlinguer,
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Andreotti, Craxi (in parte)] . Gli storici riuscirono quindi ad affrontare temi, eventi, problemi ed episodi
concernenti il ruolo dell’Italia durante la I Repubblica.
Si deve tuttavia notare l’assenza di studi complessivi circa la storia repubblicana (ci sono molti focus ma
niente di complessivo). Es. anni ’70, rapporti Italia-USA: sono presenti molti studi approfonditi ma manca
ancora una visione complessiva.
Manca anche uno studio su ciò che è accaduto al ruolo internazionale dell’Italia dopo la fine della I
Repubblica (ergo dagli anni ’90 ad oggi). Le ragioni dell’assenza di questi studi è da ricercarsi nell’assenza
di fonti archivistiche (primarie), vi sono solo fonti secondarie.
Le fonti della ricerca:
2
Archivistiche: sia interne sia di enti esterni (es. quelli dell’ENI ci dicono molto sulla politica
energetica italiana e internazionale).
Ufficiali: previlegiate dagli storici italiani (si intendono quelle degli archivi del Presidente della
Repubblica, del Presidente del Consiglio dei ministri, del Parlamento).
Aperte
Stampa (circa l’opinione pubblica).
Partiti politici: dibattito al loro interno e atti dei congressi.
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Parte4
Testi: Mammarella, Giuseppe; Cacace, Paolo, <<La politica estera dell'Italia dallo Stato unitario ai giorni
nostri>> Giuseppe Mammarella, Paolo Cacace. Roma: Bari, GLF editori Laterza, 2010.
Bentivoglio, Giulia; Varsori, Antonio, Realtà e immagine della politica estera italiana dal centro-
sinistra al pentapartito a cura di Giulia Bentivoglio, Antonio Varsori. Milano: Franco Angeli, 2017.
Varsori, Antonio; Urbano, Annalisa, Mogadiscio 1948un eccidio di italiani fra decolonizzazione e
guerra fredda, Annalisa Urbano, Antonio Varsori. Bologna: Il Mulino, 2019.
In alternativa al3° volume possono essere proposti dei temi di interesse personale su cui il prof. Ci suggerirà
dei testi. Esempi di altre tematiche: l’ENI di Enrico Mattei o la politica americana nei confronti della crisi
italiana degli anni ’70 (e relative inferenze più o meno note) o processo di costruzione europea.
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Lezione 2 10/03/2020
Parte 1
Il Ruolo internazionale dell’Italia nel periodo antecedente l’età repubblicana.
Periodi:
1 Arginando quindi la difficoltà d’accesso alle carte del MAECI.
2 ENI= Ente Nazionale Idrocarburi.
4 Italia liberale
I GM
Periodo fascista
Italia Liberale
Il processo di unificazione italiano:
Databile a partire dal periodo di Cavour (anni ’50 dell’800’): II guerra di indipendenza del 1859,
spedizione dei 1000 del 1860, III guerra di indipendenza del 1866, presa di Roma 1870.
È stato caratterizzato da giochi prevalentemente diplomatici (rispetto ad esempio al processo di
unificazione tedesco che occorse all’incirca negli stessi anni).
Esempi dell’importanza della diplomazia:
II Guerra di indipendenza del 1859:
Dovrebbe essere definita come una guerra franco-austriaca. Infatti, se il Regno di Sardegna
si fosse confrontato con le sue semplici forze contro l’Austria avrebbe sicuramente perso
(era una lotta impari).
L’intelligenza di Cavour fu quella di aver compreso la necessità di inserire la questione
italiana dell’unificazione in un contesto internazionale più ampio. In questo modo sarebbe
stato possibile raggiungere l’obiettivo che Cavour e re Vittorio Emanuele II si erano prefissi.
Antefatti, Aspetti fondamentali del gioco diplomatico di Cavour:
Impose la questione italiana alle grandi potenze europee, al cosiddetto concerto delle grandi potenze.
Da ciò derivò la
Partecipazione italiana, assieme a Francia e GRAN BRETAGNA, alla guerra di Crimea (1855-
1856).
Permise il rafforzamento del rapporto con l’Impero britannico e un rapporto di collaborazione con
l’impero francese guidato da Napoleone III (molto sensibile alle questioni di indipendenza nazionale,
all’ottenimento dell’indipendenza da parte dei popoli soggetti).
Pose la questione dell’unificazione italiana alla Conferenza di Parigi svoltasi al termine della guerra
di Crimea. Egli sostenne che l’unificazione del Paese era necessaria, ed era necessario che questa
fosse guidata da una monarchia come quella Sabauda [Regno di Sardegna] (caratterizzata da un
sistema moderato-liberale, da una monarchia costituzionale). In questo modo si sarebbe evitato che
l’unificazione avesse un’origine di tipo rivoluzionario guidato dai Repubblicani (ergo mazziniani e
garibaldini).
Alla Conferenza di Parigi: non ottenne risultati concreti. Riuscì tuttavia a portare all’attenzione dei
leader delle altre potenze il problema. Pose all’attenzione di Napoleone III e dell’opinione pubblica
ingl
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