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STORIA DEI MOVIMENTI E PARTITI POLITICI

Periodizzazione del corso:

- Periodo Liberale: iniziano a formarsi i primi partiti politici;

- Primo dopoguerra, compreso il fascismo: la militanza politica diventa di massa

dopo essere stata per decenni appannaggio di élite;

- Italia repubblicana: i partiti di massa si pongono come veri e propri corpi

intermedi tra società civile e stato;

Partito politico : associazione volontaria di cittadini che condividono una comune

allo scopo di influire sulla formazione delle

concezione politica e sociale,

decisioni politiche . Il moderno partito di massa:

- Insediato sul territorio; procedure interne codificate

- Presenta organismi e strutture stabili, con per il

funzionamento effettivo;

- Stabilisce, per i suoi associati, vincoli a determinati programmi politici , a

regole comportamentali

determinate (vincoli interni ma anche rivolti all’esterno,

mantenere un certo comportamento anche nei confronti del resto della società

esterna al partito, Ex. Anni ’50 Pasolini espulso dal PC perché omosessuale)) e

vincoli ideologici;

anche a determinati

- Essere portatore di una vocazione pedagogica, vuole essere anche fonte di

istruzione e trasmissione politica, non solo verso l’esterno, l’elettorato, ma

Il partito si intende come una sorta di agenzia formativa

anche all’interno. .

Questa vocazione è probabilmente l’aspetto più evidente ad oggi del declino del

modello del partito moderno;

L’archetipo del partito di massa è il partito socialista.

Movimento politico influire sulla formazione

: stesso obiettivo del partito, ovvero

delle decisioni collettive, tuttavia, movimento può fare riferimento a:

Qualcosa di più ampio del partito

- . In questa accezione con movimento si

le strutturazioni di una determinata cultura politica

intendono e indicano tutte

che si esprime sotto molte forme, non solo attraverso il partito . Ne sono un

movimento socialista e quello cattolico

esempio il , per i quali si intende tutto

l’insieme di fattori appartenenti agli universi associativi, culturali, sindacali e

organizzative di cui può essere parte anche lo stesso partito;

Soggetto politico meno strutturato ed istituzionalizzato di un partito

- , privo di

alcune delle caratteristiche enunciate per il partito inteso in senso moderno,

vale a dire ramificazione territoriale, organizzazione interna, vincoli di adesione

e vocazione pedagogica caratteristica. Ad oggi è la definizione più

a volte è

comunemente adottata. Tuttavia, quella di movimento

un’autodefinizione, per volontà di protesta e polemica

che può essere

antipartitica trasversali o

o per marcare la prevalenza di temi potenzialmente

esterni all’azione dei partiti (Ex. Movimento ambientalista, studentesco, NO-

pone il problema di strutturarsi

TAV). In molti casi per questi movimenti si

stabilmente e dare vita a veri e propri partiti partecipanti alla realtà politica;

distanza e una

Vi sono partiti che si definiscono come movimenti per sottolineare una

critica alle pratiche partitiche e politiche correnti, pur trattandosi a tutti gli effetti di

partiti in senso stretto (Ex. MSI, movimento sociale italiano nato nel 1946 di chiara

derivazione fascista che aveva tutte le strutture proprie di un partito, e l’UMP (Union

pour un mouvment populaire, oggi Les Rèpublicains, eredi del Gaullismo, Generale de

Gaulle che ha sempre teso ad identificare la sua visione politica ben al di sopra di un

partito, vedendosi come un’idea specifica di nazione). Nel panorama contemporaneo

un caso di rilievo è quello del M5S, che ha subito negli anni un’evoluzione piuttosto

particolare. Il M5S rientra in una categoria ibrida di Partito-Movimento, dato che negli

ristrutturazione interna che tende a farlo assomigliare

ultimi anni ha subito una

sempre di più ad un partito. La fluidità del movimento e il basso insediamento

territoriale lo allontanano da un partito in senso stretto . Tuttavia, la struttura attuale fa

presagire un’evoluzione ancora più accentuata verso la forma partitica. È da notare

la presenza in parlamento non è utilizzabile come discriminante tra movimenti e

che

partiti: non tutti i partiti sono in parlamento e non tutte le entità rappresentate in

parlamento sono partiti o si identificano come tali.

I Liberali

Cultura politica dominante dell’Italia tra unità e ascesa del fascismo. L’ideologia

egemone nel processo di unificazione nazionale

liberale è e nel processo di

idea di progresso graduale ,

costruzione dell’Italia post-unitaria, con la loro

moderato , senza scossoni , un progresso che sia saldamente guidato da loro stessi,

una ristretta élite politica illuminata che si prenda carico di fare a avanzare il

paese e la società su binari controllati. tagliare fuori

Questo implica necessariamente

dalle aree governative le frange estreme , che vorrebbero anch’esse cambiamento ma

non nel modo progressivo dei liberali, in modo radicale, generando quindi opposizione

antisistema. La storia dei liberali può considerare come punto di partenza un momento

connubio Cavour (Centro-destra, moderati più

decisivo dell’Italia preunitaria, il

progressisti) - Rattazzi (Centro-sinistra, progressisti più moderati) , che crea una grande

maggioranza parlamentare in grado di portare Cavour al governo. È una convergenza

escludere le ali estreme

al centro del sistema per . Da questa operazione nasce

destra storica

quella che a tutti gli effetti è la . Questo cambiamento è importante

l’articolo 5 dello statuto albertino non

anche a livello istituzionale-costituzionale:

prevedeva che il governo fosse espressione di una maggioranza parlamentare, non

prevede un voto di fiducia, ma disegna un governo di designazione regia . Con il

prassi parlamentare

connubio impone una tale per cui da lì in avanti, tutti i governi

avrebbero dovuto poggiare su di una maggioranza in parlamento. Il primo governo

Cavour è espressione piena di questa nuova prassi istituzionale. Questo è già un

trasformismo

chiaro esempio di , metodo di governo che consiste nel raggruppare e

considerate compatibili con il sistema

accorpare al centro tutte le forze ,

secondo criteri variabili a seconda del momento storico, creando un’unica

forze da

maggioranza al centro escludendo tutte le forza antisistema. In quegli anni le

escludere erano:

Destra conservatori-reazionari

- : , coloro per cui anche solo statuto era troppo

da accettare, l’autolimitazione del re non era contemplabile. Erano i nostalgici

dell’ancien regime fondamentalmente, e per questo considerati antisistema, in

opposizione quindi all’insieme di regole ed istituzioni proprie del sistema politico

in quel dato momento. Ad essi vanno aggiunti anche i conservatori-cattolici;

Sinistra democratici di stampo repubblicano e mazziniano

- : , che invece

vedevano lo statuto come troppo poco: la costituzione non deve essere

concessa da un sovrano, che di fatto si considera ancora superiore alla nazione

e al suo popolo, ma deve essere partorita da un’assemblea costituzionale eletta

dal popolo. Il modello è la repubblica romana del 1848;

La legittimazione a governare è data dall’accettazione di monarchia e

statuto identificano all’interno del

. Il connubio mira quindi a raccordare coloro che si

sistema caratterizzato da costituzione e monarca e ad escludere coloro che hanno

visioni opposte. Questa tipologia di maggioranza è diversa da quella tendenzialmente

bi-partitica inglese, e questo si manifesta anche nella diversa conformazione delle

camere stesse. Questa modalità di creazione di una maggioranza rende molto più

I confini di questo centro sono suscettibili a

complicata un’alternanza al governo.

cambiare, a seconda di quante forze, singoli deputati e aree siano disposti ad

accettare le coordinate di legittimazione. , i liberali non

Nel loro periodo di dominazione politica del panorama italiano

costituirono mai un vero e proprio partito (Esperimento tardivo nel 1921, Partito

Liberale Italiano). Ma per quali ragioni fu così:

- Si trattava di una classe politica di tipo “ notabilare ”, era una politica di

notabili del paese a decidere le votazioni ed erano i

gentiluomini. Erano i

notabili a finire in parlamento;

- Il sistema elettorale era basato sul collegio uninominale maggioritario a

turno unico;

- Fino al 1882 il corpo elettorale era ridottissimo, circa il 2% della popolazione. Il

sistema era altamente legato a fattori censitari. Questo implica che diventare

parlamentare bastavano poche decine di voto per ogni collegio;

Fedeltà politiche legate a clientele, mediazioni, compromessi, interessi

- locali costruite intorno a leader di carattere provinciale o

di collegio o

regionale , non vi erano fedeltà politiche particolarmente vincolanti;

In un sistema simile la creazione di un partito è superflua . I colti, illuminati e

ricchi si assumevano il compito di indirizzare al progresso che loro stessi ritenevano

più adatto. il termine partito,

Tuttavia, è importante fare attenzione al fatto che benché utilizzato

nell’ambito del liberalismo italiano dell’800 non è riferibile al

dalla stampa dell’epoca, ,

moderno partito di massa, ma a questi gruppi di

rifiutato dagli stessi liberali,

parlamentari su base locale (che tendevano a raggrupparsi intorno alle figure dei vari

leaders locali), e questo indica la frantumazione parlamentare della galassia liberale.

attraverso cooptazioni verso il centro di

Le maggioranze vengono costruite

gruppi e singoli deputati . Non vi sono intese programmatiche chiare stipulate tra

gruppi politici omogenei e nazionali, ma per l’appunto operazioni di tipo trasformistico.

Esempi di “partiti” così intesi (gruppi) della destra storica sono i Piemontesi di

Quintino Sella, Minghetti,

gli Euliani di Consorteria toscana guidati da Ubaldino Peruzzi.

Anche la sinistra parlamentare resterà suddivisa in gruppi e sottogruppi. Dopo l’unità

inizia a

perderà quei caratteri di opposizione alla monarchia. Progressivamente

costituzionalizzarsi , quindi accettando monarchia e statuto, abbracciando i canoni di

allargare maggiormente le basi dello

legittimazione prima presentati. Cerca di

stato temperare il rigido centralismo Queste due

e si propone di .

caratteristiche allontanano la sinistra dalla destra . Tuttavia, la frammentazione

Crispi,

esiste anche in questo schieramento, con la Sinistra meridionale di la sinistra

Depretis, De Sanctis,

Subalpina di la Sinistra Giovane di Terzo partito di Correnti…

governo di destra Minghetti

1876: cade il a causa della questione della

Depretis al governo

nazionalizzazione delle ferrovie. Questo manda (Cosiddetta”

La

Rivoluzione Parlamentare”). L’impressione di alternanza al governo è solo iniziale.

sinistra con le leggi coppino del 1877 e la legge Zanardelli del 1882 si muove

verso l’allargamento delle basi dello stato , la prima introducendo l’istruzione

elementare obbligatoria, la seconda estendendo il suffragio (Requisito alternativo di

completamento del ciclo elementare d’istruzione), che a seguito di queste due leggi

passa dal 2% al 8% (percentuale che data la natura dei provvedimenti sarebbe

cresciuta). Contemporaneamente però si cautela, perciò avvenne una grande

operazione di aggregazione verso il centro di tutte le forze che si riconoscono nei

valori statuari e costituzionali contro le opposizioni antisistema (1882 venne eletto

Andrea Costa, primo deputato socialista dal collegio di Imola), che ora vedevano la

. La

partecipazione anche dei socialisti insieme a radicali a sinistra e cattolici a destra

sinistra ha fatto le stesse cose della destra , per cui non si può parlare di alternanza al

governo: questo è l’inizio della grande epoca del trasformismo.

Crispi

1887: succede a Depretis, procedendo lungo i due binari prima illustrati,

estremizzandoli:

Ulteriore ampliamento delle basi dello stato

- (Elettività dei sindaci, 1889);

destra e sinistra liberale diventano un

- Trasformismo in grande stile:

unicum quasi indistinguibile (i “Costituzionali”), per cui, anche nella stampa

di allora divenne sempre più difficile parlare di destra e sinistra, utilizzando

caratteristico di riconoscimento il favore alla costituzione e al

come tratto

sistema vigente; contenimento delle opposizioni antisistema , in

A questo va aggiunto un duro

particolare socialisti e anarchici (“Democrazia Autoritaria” di Crispi). Vengono

serie di leggi per limitare le organizzazioni politiche dei

approvate una

movimenti appena citati allargare

. L’idea, per certi versi molto contradditoria, di

ulteriormente le basi dello stato contenendo le nuove forze di opposizione e

derive antisistema ha in Crispi la sua espressione più esasperata.

Crisi di fine secolo “Tornare allo statuto”

(1896-1901): e pulsioni autoritarie. Crispi,

dopo Adua, esce di scena. Dopo il suo abbandono, nel mondo liberal conservatore ci

sono pulsioni autoritarie che vanno in opposizione all’allargamento delle basi. Tornare

abbandonando

allo statuto vuol dire tornare letteralmente al testo dello statuto, quindi

la prassi della fiducia parlamentare e riprendendo l’idea dell’articolo 5 , dando al re e

soltanto a lui la facoltà di nominare il governo. Questo tentativo di torsione dello stato

in senso autoritario finirà a causa della forte opposizione di socialisti, repubblicani e di

una parte non indifferente dell’universo radicale (Tecniche ostruzioniste) e in ragione

dell’attentato ad Umberto I.

Età Giolittiana neutrale ai conflitti

(1901/03-1914): lo stato, per Giolitti, deve essere

sociali dello stato (Economici però, in quelli politici si sente autorizzato ad

intervenire). Ci fu un ulteriore allargamento del suffragio (Universale maschile nel

1912 per chi avesse svolto il servizio militare o perlomeno avesse 25 anni). L’epoca

l’apoteosi del trasformismo, spingendosi ai confini del sistema

Giolittiana è .

Nel 1903 tenta di far entrare il leader socialista Turati, al rifiuto volta l’attenzione ai

cattolici, arrivando ad ottenere una sospensione del Non-Expedit in quegli anni.

L’ambiguità tra allargamento delle basi e cautela c’è anche in Giolitti, con il controllo

sapiente della macchina elettorale . Nel 1913 per esempio, consapevole che

l’allargamento del suffragio avrebbe garantito tantissimi voti ai socialisti, stringe il

patto Gentiloni (patto reciproco, sostegno in cambio di agevolazioni, tra cui non

approvazione del divorzio) con i cattolici per tutelarsi. Anche in Giolitti perdura il

rifiuto del partito come strumento per la lotta politica organizzata, anche le

aperture verso cattolici e socialisti sono frutto di manovre di vertice, non certo

basate su intese programmatiche solide: Giolitti entra in contatto con Turati come

persona, non come rappresentante di un movimento. Mancano le basi e le

disposizioni culturali nei liberali per concepire in questo modo la politica

moderna, la società è troppo più complessa rispetto al passato per essere trattata

attraverso metodi notabilari, per cui l’appuntamento con la modernità politica, quindi

la politica di massa, imposta dal cataclisma generale della WWI, venne

drammaticamente mancato dai liberali italiani. Il metodo classico dei liberali non può

più bastare.

Le Opposizioni

La forma-partito in Italia si sviluppa nelle correnti e nelle culture politiche

alternative a quella egemone liberal-moderata Giuseppe Mazzini:

. Il precursore è

La Giovine Italia

- (1831) già distaccata dalle visioni e concezioni delle classiche

organizzazioni segrete, è considerabile a tutti gli effetti come un salto di qualità,

un vero proto-partito:

programma definito e pubblico

Ha un (anche se l’organizzazione è

o clandestina con un programma nazionale e insurrezionale);

organizzazione stabile, ramificata sul territorio

Ha una (Congreghe) e

o coordinata da appositi organismi;

selezione interna dei dirigenti;

Ha un processo di

o autofinanziamento;

Ha un sistema di

o proselitismo e l’educazione politica dei militanti

Pratica con cura il ;

o funzione pedagogica e morale nei confronti dell’intera

Vuole svolgere una

o nazione;

Questi sono tutti tratti che si presentano nei moderni partiti politici. Mazzini crede nel

valore in sé dell’associazione, la forza non sta solo nei numeri ma anche nella

coesione e nella concordia dei membri , l’associazione politica come valore da

perseguire con forza. Si tratta di un’associazione composta da giovani studenti e

limite anagrafico di 40 anni a simbolo di un’idea di rinnovamento

artigiani, con un , una

mentalità scevra dall’influenza di vecchi schemi. La concordia morale di questa

ristretta cerchia è testimoniata dal coraggio con cui i suoi membri affronteranno dure

condanne:

- Nel 1834 la Giovine Italia viene sostanzialmente smantellata dalle polizie dei

vari stati italiani;

- Poi, dopo il fallimento dei moti insurrezionali del 1848 e dell’esperimento della

Partito d’azione

repubblica romana, Mazzini fonderà il (1853–1867), forse il

primo partito nel senso moderno del termine, ancorché privo di democrazia

interna (Cooptazione interna dei dirigenti, non venivano eletti da assemblee

quanto nominati da Mazzini stesso); organizzazioni e associazioni

- Accanto ed intorno al partito vi era una galassia di

di carattere sociale ed economico (Mazzini aveva manifestato esplicitamente la

necessità di dare attenzione al mondo del lavoro per favorire la strada alla

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Scienze politiche e sociali SPS/03 Storia delle istituzioni politiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fra.Giuliano2912 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dei movimenti e dei partiti politici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pavia o del prof Ziglioli Bruno.
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